CassazionesentenzaSezione 5
Cassazione n. 04769/2024
Testo disponibile della fonte
Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
onunciatola seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n. 24072/2022R.G. proposto da: AGENZIA DELLE ENTRATE ([OSCURATO:CODICE_FISCALE_SOCIETA] ), in persona del direttore pro tempore, rappresentata e difesa ex lege dall’Avvocatura Generale dello Stato, elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12 –ricorrente – contro [OSCURATO:PERSONA] (C.F. [OSCURATO:CODICE_FISCALE] ) , titolare dell’ impresa omonima, rappresentato e difeso, in virtù di procura speciale allegata al ricorso, dall’Avv. [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA](C.F. [OSCURATO:CODICE_FISCALE]) in virtù di procura speciale allegata al controricorso, elettivamente domiciliatopresso il domicilio digitale [OSCURATO:EMAIL] –controricorrente – Oggetto: tributi – onere della prova - presunzioni N.24072/22 R.G. Est. F. D’Aquino avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Calabria n. 1300/02/22, depositata in data 14 aprile 2022. Udita la relazione svolta dal [OSCURATO:PERSONA]Aquino nella camera di consiglio del 24gennaio 2024. [OSCURATO:PERSONA] 1. Il contribuente [OSCURATO:PERSONA] ha impugnato un avviso di accertamento, relativo al periodo di imposta 2010, con il quale – a seguito di PVC - venivano recuperate maggiori IRPEF, IRAP e IVA a seguito del disconoscimento di costi ascrivibili a quattro fatture di acquisto dall’impresa [OSCURATO:PERSONA], in quanto operazioni oggettivamente inesistenti, essendo l’impresa Fortino priva di organizzazione. 2. La CTP di Cosenza ha accolto il ricorso. 3. La CTR della Calabria, con sentenza qui impugnata, ha rigettato l’appello dell’Ufficio. Ha ritenuto il giudice di appello che l’Ufficio non avesse fornito un quadro indiziario pregnante, avendo fondato la prova unicamente sulle dichiarazioni del fornitore Fortino, non corredate da ulteriori elementi, nonché di tenore non inequivoco, tenuto conto del fatto che il giudice penale aveva disposto trasmettersi le dichiarazioni del Fortino alla Procura della Repubblica perché procedesse per il delitto di calunnia. 4. Propone ricorso per cassazione l’Ufficio , affidato a due motivi ; resiste con controricorso il contribuente. 5. E’ stata emessa in data 5 luglio 2023 proposta di definizione anticipata, ritualmente opposta dallaricorrente. [OSCURATO:PERSONA] 1. Con il primo motivo si deduce, in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3 cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione degli artt. 39, primo comma, lett. d) e 32 d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, dell’art. 54 d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, nonché degli articoli 2697 N.24072/22 R.G. Est. F. D’Aquino e 2729 cod. civ., nella parte in cui la sentenza impugnata ha ritenuto che l’Ufficio non avrebbe assolto all’onere della prova. Si duole, in particolare, laricorrente, del fatto che le dichiarazioni rese dal fornitore non fossero state valutate di valore confessorio pieno, nonché del fatto che l’Ufficio avesse indicato ulteriori elementi indiziari, quali la circostanza che le fatture del fornitore risultavano distrutte, che il fornitore non avesse esibito alcun registro contabile, elementi tutti indiziari della natura di «cartiera» del suddetto fornitore e della natura fittiziadelle fatture da lui emesse, in assenza di operazioni sottostanti, tra cui le quattro fatture emesse nei confronti dell’impresa controricorrente. 2. Con il secondo motivo si deduce, in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ., violazione e/o falsa applicazione dell’art. 20 d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, dell’art. 654 cod. proc. civ. e dell’art. 7,comma 4 d . l gs. 31 dicembre 1992, n. 546 , per non avere il giudice di appello valutato il «complessivo materiale probatorio acquisito agli atti», nonché per avere valorizzato in sede tributaria la sentenza di assoluzione pronunciata in sede penale, anziché valutarla nel complesso degli ulteriori elementi acquisiti agli atti del giudizio. 3. I due motivi, i quali possono essere esaminati congiuntamente, sono infondaticondividendosi la proposta di definizione anticipata. La proposta, valutando separatamente i motivi, ha ritenuto infondato il primo motivo per avere l’Amministrazione finanziaria «effettivamente fondato l’atto impositivo esclusivamente sulle dichiarazioni, del tutto generiche, rilasciate dal terzo ([OSCURATO:PERSONA]); la CTR le ha valutate e ha ritenuto le stesse, correttamente in quanto sfornite dei requisiti di gravità, precisione e concordanza » , nonché infondato il secondo motivo, avendo il giudice di appello «valutato criticamente il contenuto delle risultanze del giudizio» penale « ed anche la circostanza che in quella sede le dichiarazioni ivi rese sono state ritenute costituenti N.24072/22 R.G. Est. F. D’Aquino notizie del reato di calunnia) ritenendole inidonee a ribaltare l’onus probandi anche in quanto contraddette dalla relazione di perizia con allegata documentazione, redatta da un consulente del contribuente». 4. Al fine diritenere inesistenti le operazioni sottostanti l’emissione delle quattro fatture oggetto di contestazione,la ricorrente ha addotto adulteriori presunzioni il fatto che il fornitore aveva emesso una « mole notevole di fatture» e che non ave va fornito per il periodo 2010 (oggetto dell’accertamento impugnato) alcun documento contabile (pag. 7 ricorso), in quanto oggetto di distruzione della contabilità. Da tali elementi la ricorrente ha dedotto che «non aveva senso cercare riscontri esogeni alle dichiarazioni autoaccusatorie del [OSCURATO:PERSONA] perché, prima e ancor meglio di lui, ‘parlavano’ le numerosissime fatture rinvenute in sede di verifica e oggetto di disamina in ambito fiscale, oltre che penale» (pag. 11 ricorso). Tuttavia , il giudice di appello ha espressamente preso in esame l’elemento indiziario della «mole notevole di fatture», ritenendola aspecifica e ha accertato in fatto – tenuto conto della perizia di parte in atti e degli esiti del procedimento penale - che non fosse stata addotta alcuna altra circostanza oggettiva in grado di confermare le dichiarazioni rese dal fornitore.Non è pertanto stata omessa la valutazione complessiva del quadro indiziario addotta dall’Ufficioe acquisito agli atti del giudizio. 5. Né la ricorrente ha dedotto in quali termini la valutazione della circostanza indiziaria, in fatto , della distruzione della contabilità avrebbe sortito un diverso esito della controversia, rendendo carente il ricorso sotto questo specifico aspetto per difetto di specificità. 6. Inammissibile si rivelano, poi, le censure, in relazione all’omessa valutazione delle dichiarazioni confessorie del fornitore e alla ponderazione dell’elemento costituito dalla sentenza penale di assoluzione del medesimo, in quanto censura attinente alla valutazione del materiale probatorio, spettante al giudice del merito. Il ricorso va, N.24072/22 R.G. Est. F. D’Aquino pertanto, rigettato in conformità alla proposta di definizione anticipata, con spese regolate dalla soccombenza e liquidate come da dispositivo. 7. Al rigetto del ricorso in conformità alla proposta consegue l’applicazione delle disposizioni di cui agli artt. 380-bis, terzo comma, 96, commi terzo e quarto cod. proc. civ. (Cass., Sez. U., 22 settembre 2023, n. 27195; Cass., Sez. U., 27 settembre 2023, n. 27433). La condanna alle somme di cui al terzo comma dell’art. 96 cod. proc. civ. consegue alla conferma della proposta di definizione anticipata, essendo tale norma volta, al pari delle disposizioni relative alla colpa grave (Cass., Sez. V, 24 novembre 2022, n. 34693),a contemperare le esigenze di deflazione del contenzioso con la tutela del diritto di azione (Cass., Sez. U., n. 27195/2023, cit.); si reputa di quantificare equitativamente tale somma in relazione alla liquidazione delle spese legali (Cass., Sez. U., 28 novembre 2022, n. 32001; Cass., n. 34693/2022, cit.), somma che viene liquidata come da dispositivo, così come viene equitativamente determinata la somma di danaro di cui al quarto comma del medesimo articolo, anch’essa come da dispositivo. P. Q. M. La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali in favore del controricorrente, che liquida in complessivi € 5 . 8 00,00, oltre € 200,00 per esborsi, 15% rimborso spese generali e accessori di legge; condanna, altresì, il ricorrente al pagamento dell’importo di € 3.000,00 a termini dell’art. 96, terzo comma cod. proc