CassazionesentenzaSezione 1
Cassazione n. 36057/2023
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da [OSCURATO:PERSONA], nato il [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso l'ordinanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA] del Tribunale di Velletri visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; udita la relazione svolta dal [OSCURATO:PERSONA]; lette le conclusioni del Pubblico ministero, in persona del [OSCURATO:PERSONA] Procuratore generale [OSCURATO:PERSONA], che ha concluso chiedendo l'inammissibilità del ricorso. [OSCURATO:PERSONA] 1. Con ordinanza del 28 novembre 2022 il Tribunale di Velletri, quale Giudice dell'esecuzione, rigettava l'istanza avanzata da [OSCURATO:PERSONA], finalizzata a ottenere il riconoscimento della continuazione, ai sensi dell'art. 671 cod. proc. pen., in relazione ai reati giudicati dalle sentenze irrevocabili di cui ai punti 1-3 del provvedimento impugnato, ritenendo ostativa all'applicazione della disciplina invocata l'eterogeneità esecutiva che connotava le condotte illecite oggetto di vaglio. 2. Avverso questa ordinanza [OSCURATO:PERSONA], a mezzo dell'avv. [OSCURATO:PERSONA], ha proposto ricorso per cassazione, deducendo la violazione di legge e il vizio di motivazione del provvedimento impugnato, conseguenti all'omesso riconoscimento della continuazione in sede esecutiva, che si imponeva tenuto conto della correlazione esistente tra i fatti di reato giudicati dalle decisioni irrevocabili presupposte. Questa correlazione era stata svalutata dal Tribunale di Velletri, che, attraverso un percorso argomentativo incongruo, aveva disatteso il collegamento esecutivo esistente tra le condotte illecite controverse, attestato dal fatto che le ipotesi di reato presupposte apparivano connesse e risultavano connotate da una contiguità temporale e tipologica, pur incontroversa, della quale non si era tenuto conto in executivis. Le considerazioni esposte imponevano l'annullamento dell'ordinanza impugnata. [OSCURATO:PERSONA] 1. Il ricorso proposto da [OSCURATO:PERSONA] è fondato nei termini di seguito indicati. 2. Osserva il Collegio che la giurisprudenza di legittimità, da tempo consolidata, con specifico riferimento al vincolo della continuazione invocato da [OSCURATO:PERSONA], ha individuato gli elemenl:i da cui desumere l'ideazione unitaria da parte del singolo agente di una pluralità di condotte illecite, affermando che le violazioni dedotte ai fini dell'applicazione della continuazione ex art. 671 cod. proc. pen. devono costituire parte integrante di un unico programma criminoso, che deve essere deliberato per conseguire un determinato fine, per il quale si richiede l'originaria progettazione di una serie ben individuata di reati, già concepiti almeno nelle loro caratteristiche essenziali (Sez. 1, n. 11564 del 13/11/2012, Daniele, Rv. 255156 - 0:1; Sez. 1, n. 44862 del 05/11/2008, Lombardo, Rv. 242098 - 01). Questo programma delinquenziale, al contempo, non deve essere confuso con la sussistenza di una concezione di vita fondata sulle attività illecite del condannato, perché in tal caso «la reiterazione della condotta criminosa è espressione di un programma di vita improntata al crimine e che dal crimine intende trarre sostentamento e, pertanto, penalizzata da istituti quali la recidiva, l'abitualità, la professionalità nel reato e la tendenza a delinquere, secondo un diverso ed opposto parametro rispetto a quello sotteso all'istituto della continuazione, preordinato al "favor rei"» (Sez. 5, n. 10917 del 12/01/2012, Abbassi, Rv. 252950 - 01). La verifica di tale preordinazione criminosa, infine, non può essere compiuta sulla base di indici meramente presuntivi ovvero di congetture processuali, essendo necessario dimostrare che le condotte illecite che si ritengono avvinte dal vincolo della continuazione invocato in favore dal condannato siano state concepite ed eseguite nell'ambito di un programma criminoso che, quantomeno nelle sue linee fondamentali, risulti unitario (Sez. 1, n. 37555 del 13/11/2015, Bottari, Rv. 267596 - 01; Sez. 5, n. 49476 del 25/09/2009, Notaro, Rv. 245833 - 01). 3. Tenuto conto di questi parametri ermeneutici, l'ordinanza impugnata non soddisfa i requisiti indispensabili per ritenere compiuta la verifica sulla sussistenza dell'unicità del disegno criminoso dedotta da [OSCURATO:PERSONA] nella sua richiesta ex art. 671 cod. proc. pen., non risultando esplicitati gli elementi processuali che giustificavano il rigetto dell'istanza presentata dal condannato. Si consideri, in proposito, che, per giustificare il rigetto, il Tribunale di Velletri si limitava ad affermare, in termini assertivi e generici, che le condotte illecite di [OSCURATO:PERSONA] non potevano ritenersi espressive di un disegno criminoso preordinato e non erano unificabili, nonostante l'astratta omogeneità dei titoli di reato oggetto di vaglio esecutivo, non essendo stai:i acquisiti elementi processuali dimostrativi dell'unicità del programma delinquenziale invocato dal condannato. [OSCURATO:PERSONA] dell'esecuzione, invero, non dava esaustivamente conto del fatto che le condotte illecite presupposte si connotavano per la loro, apparente, omogeneità esecutiva e riguardavano un contesto di possibile contiguità cronologica, con cui il provvedimento impugnato non si confrontava, risultando le ipotesi delittuose contestate a [OSCURATO:PERSONA] commesse in un arco temporale obiettivamente contenuto. Basti, in proposito, considerare che i furti aggravanti giudicati dalle sentenze irrevocabili di cui ai punti 1 e 2 del provvedimento impugnato erano stati commessi nelle date del 10 luglio 2012 e del 30 luglio 2012. Su questi, univoci, dati circostanziali, dunque, si imponeva una verifica giurisdizionale analitica, finalizzata a escludere che la contguità, tipologica e temporale, che connotava le ipotesi di reato giudicate dalle decisioni irrevocabili di cui ai punti 1-3 del provvedimento impugnato - che non venivano richiamate nemmeno per relationem -, non consentiva di prefigurare la preordinazione criminosa dedotta nell'interesse del ricorrente. Ricostruito in questi termini il percorso argomentativo seguito dal Tribunale di Velletri nel respingere l'istanza avanzata da [OSCURATO:PERSONA], finalizzata a ottenere il riconoscimento della continuazione ex art. 671 cod. proc. pen., non è dubitabile che, in assenza di indicazioni provvedimentali, anche solo generiche o per relationem, ci si trovi di fronte a una motivazione apparente, per inquadrare la quale occorre richiamare il principio di diritto, secondo cui la motivazione apparente è ravvisabile «quando sia del tutto avulsa dalle risultanze processuali o si avvalga di argomentazioni di puro gene-e o di asserzioni apodittiche o di proposizioni prive di efficacia dimostrativa, cioè, in tutti i casi in cui il ragionamento espresso dal giudice a sostegno della decisione adottata sia soltanto fittizio e perciò sostanzialmente inesistente» (Sez. 5, n. 24862 del 19/05/2010, Mastrogiovanni, Rv. 247682 - 01). 3. Per queste ragioni, l'ordinanza impugnata deve essere annullata, con il conseguente rinvio al Tribunale di Velletri per un nuovo giudizio, che dovrà essere eseguito in conformità dei principi di diritto che si sono enunciati. P.Q.M. Annulla l'ordinanza impugnata con