CassazionesentenzaSezione 5
Cassazione n. 10015/2022
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
o la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n. 992/2018 R.G. proposto da [OSCURATO:PERSONA], rappresentata e difesa dall' avv. [OSCURATO:PERSONA], con domicilio eletto in Roma, via Conca d'Oro n. 206; ricorrente - contro Agenzia delle entrate, in persona del Direttore pro tempore, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12, presso l'Avvocatura generale dello Stato, che la rappresenta e difende; - controricorrente - Agenzia delle entrate-Riscossione - intimata - avverso la sentenza della Commissicne tributaria regionale della Campania n. 4673/6/17, depositata il 24 maggio 2017. Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 26 gennaio 2022 dal [OSCURATO:PERSONA]. Rilevato che: Con la sentenza impugnata la Commissione tributaria regionale della Campania rigettava l'appello proposto da [OSCURATO:PERSONA] avverso la sentenza n. 59.5/2/16 della Commissione tributaria provinciale di Benevento che ne aveva respinto il ricorso contro la cartella di pagamento per II.D ed IVA 2007. La CTR osservava in particolare la sentenza appellata meritava piena conferma, non sussistendo i vizi dell'atto della riscossione impugnato quali eccepiti dalla contribuente. Avverso tale decisione ha propo -sto ricorso per cassazione la Nicolella deducendo sette motivi. Resiste con controricorso l'Agenzia delle entrate. L'Agenzia delle entrate-Riscossion3 è rimasta intimata. Considerato che: Con il primo motivo -ex art. 36C, primo comma, n. 4, cod. proc civ.- la ricorrente denuncia la nullità della sentenza impugnata per violazione/falsa applicazione degli artt. 47, 52, d.lgs 546/1992, poiché la CTR non ha fissato l'udienza Der la discussione camerale dell'istanza di sospensione della sentenza appellata e comunque poiché non ha pronunciato sull'istanza medesima. Con il secondo motivo -ex art. 360, primo comma, n. 4, cod. proc. civ.- la ricorrente denuncia la nulli .:à della sentenza impugnata poiché la CTR non ha rilevato la mancata costituzione dell'agente della riscossione nel primo grado del giudizio, omettendo di trarne le correlative conseguenze processuali. Le censure sono inammissibili. Va ribadito che: -«Il ricorso per cassazione - per il principio di autosufficienza - deve contenere in sé tutti gli elementi necessari a costituire le ragioni per cui si chiede la cassazione della sentenza di merito e, altresì, a permettere la valutazione della fondatEzza di tali ragioni, senza la necessità di far rinvio ed accedere a fon:i esterne allo stesso ricorso e, quindi, ad elementi o atti attinenti a, pregresso giudizio di merito, sicché il ricorrente ha l'onere di indicarr e specificamente, a pena di inammissibilità, oltre al luogo in cui ne è avvenuta la produzione, gli atti processuali ed i documenti su cui il ricorso è fondato mediante la riproduzione diretta del contenuto che sorregge la censura oppure attraverso la riproduzione indiretta di esso con specificazione della parte del documento cui corrisponde l'indiretta riproduzione» (Cass., n. 14784 del 15/07/2015, Rv. 636120 - 01); -«La deduzione con il ricorso per cassazione "errores in procedendo", in relazione ai quali la Corte è anche giudice del fatto, potendo accedere direttamente all'esEinie degli atti processuali del fascicolo di merito, non esclude che preliminare ad ogni altro esame sia quello concernente l'ammissibilità del motivo in relazione ai termini in cui è stato esposto, con la conseguenza che, solo quando ne sia stata positivamente accertata l'ammissibilità diventa possibile valutare la fondatezza del motivc medesimo e, dunque, esclusivamente nell'ambito di quest'ultima valutazione, la Corte di cassazione può e deve procedere direttamente all'esame ed all'interpretazione degli atti processuali» (Cass., Sez. 3 - , Ordinanza n. 6014 del 13/03/2018, Rv. 648411 - 01). I mezzi in esame sono chiaramente elusivi dei primo principio di diritto, il che implica l'applicabilità del secondo, posto che non è in alcun modo precisato, per un verso, se, dove e come l'istanza di inibitoria sia stata effettivamente propcsta in grado di appello, per altro verso, in quali esatti termini la costituzione dell'agente della riscossione in tale grado sia stata lesiva della previsione processuale speciale evocata, non risultando nem -neno indicato quali difese abbia assunto l'agente della riscossione medesimo avanti alla CTR. Con il terzo motivo -ex art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ.- la ricorrente lamenta l'insufficienza e la contraddittorietà della sentenza impugnata su vari punti assi:- ritamente controversi della causa di merito.Trattandosi di appello proposto dopo 1'11 settembre 2012 concretizzandosi un'ipotesi di "doppia conforme" di merito, trova pertanto applicazione l'art. 348 ter, cod. proc. civ., sicchè la censura per vizio motivazionale non è proponibilla. Con il quarto motivo -ex art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.- il ricorrente lamenta la violazione/falsa applicazione dell'art. 115, comma 8, dPR 917/1986, poiché la CTR non ha considerato la propria eccezione di infondatezza dell'avviso di accertamento prodromico della carte la esattoriale impugnata a causa dell'erroneo riferimento alla disposizione legislativa evocata. La censura è inammissibile. Va infatti ribadito che i motivi di ricorso per cassazione devono avere stretta pertinenza alle rationes. decidendi delle sentenze impugnate (cfr. tra le molte, Cass., n. 20910/2017), mentre la critica de qua non ne investe alcuna, benì, addirittura, deduce un vizio dell'atto impositivo presupposto dellia cartella di pagamento impugnata. Peraltro va anche ribadito che xIn materia di ricorso per cassazione, l'articolazione in un singolo motivo di più profili di doglianza costituisce ragione d'inammissibilità quando non è possibile ricondurre tali diversi profili a specifici motivi di impugnazione, dovendo le doglianze, anche se cumulate, essere formulate in modo tale da consentire Lfl loro esame separato, come se fossero articolate in motivi diversi, senza rimettere al giudice il compito di isolare le singole censure teoricamente proponibili, al fine di ricondurle a uno dei mezzi d'impugnazione consentiti, prima di decidere su di esse» (Sez. 2 - , Sentenza n. 26790 del 23/10/2018, Rv. 651379 - 01). L'articolazione della censura col ide radicalmente con tale - consolidato- arresto giurisprudenziale, prospettando in modo rinfuso le più varie critiche alla sentenza impugnata. Con il quinto motivo -ex art. 360, primo comma, n. 4, cod. proc. civ.- il ricorrente denuncia la nullità della sentenza impugnata per carenza strutturale radicale della sua motivazione e per extrapetizìone in violazione degli artt. 36, comma 2, d.lgs 546/1992, 112, cod. proc. civ., 118, disp. att. cod. proc. civ., poiché la CTR ha affermato la validità del'atto della riscossione impugnato sulla base della fondatezza delle pretese erariali contenute nel prodromico avviso di accertamento. La censura è infondata. Anzitutto devesi rilevare che la motivazione della sentenza impugnata sicuramente è al di sopra dei "minimo costituzionale" (v. SU 8053/2014). In secondo luogo il giudice tributario di appello ha risposto ad una questione, sui crediti portati dElla cartella di pagamento impugnata, pacificamente posta con il gravame dalla contribuente, sicchè non si ravvisa alcuna violazione dell'art. 112, cod. proc. civ. E' peraltro evidente che quanto in merito statuito dalla CTR campana non è ulteriormente sindacabile in questa sede. Con il sesto motivo -ex art. 360, 3rimo comma, n. 3, cod. proc. civ.- la ricorrente si duole della violazione/falsa applicazione degli artt. 11, 116, 167, cod. proc. civ., 23, d.lgs 546/1992, poiché la CTR non ha posto a fondamento della propria decisione le prove che aveva offerto a sostegno delle sue eccezioni e comunque non ha tenuto conto della mancata contestazione dei fatti che aveva allegato non contestati dall'Agenzia delle entrate. La censura è inammissibile. Va ribadito che: -«Il giudizio di cassazione è un giudizio a critica vincolata, nel quale le censure alla pronuncia di merito devono trovare collocazione entro un elenco tassativo di motivi, in quanto la Corte di cassazione non è mai giudice del fatto in senso sostanziale ed esercita un controllo sulla legalità e logicità della decisione che non consente di riesaminare e di valutare autonomamente il merito della causa. Ne consegue che la parte non può limitar.si a censurare la complessiva valutazione delle risultanze processuali contenuta nella sentenza impugnata, contrapponendovi la propria diversa interpretazione, al fine di ottenere la revisione degli accertamenti di fatto compiuti» (Sez. 5, Sentenza n. 25332 del 28/11/2014, Rv. 633335 - 01) -«La proposizione, con il ricorso per cassazione, di censure prive di specifiche attinenze al "decisum" de la sentenza impugnata è assimilabile alla mancata enunciazione dei motivi richiesti dall'art. 366 n.4) c.p.c., con conseguente inammissibilità del ricorso, rilevabile anche d'ufficio» (Cass., n. 20910/2017); -«La proposizione, mediante il ricorso per cassazione, di censure prive di specifica attinenza al "decisurr" della sentenza impugnata comporta l'inammissibilità del ricorso per mancanza di motivi che possono rientrare nel paradigma norrnativo di cui all'art. 366, comma primo, n. 4 cod. proc. civ.. Il ricorso per cassazione, infatti, deve contenere, a pena di inammiss bilità, i motivi per i quali si richiede la cassazione, aventi carattere il specificità, completezza e riferibilità alla decisione impugnata, il che comporta l'esatta individuazione del capo di pronunzia impugnata e l'esposizione di ragioni che illustrino in modo intelligioile ed esauriente le dedotte violazioni di norme o principi di diritto, ovvero le carenze della motivazione, restando estranea al giucizio di cassazione qualsiasi doglianza che riguardi pronunzie diverse da quelle impugnate» (Cass., n. 17125/2017). Dalla censura non è dato comp-endere esattamente quale specifico profilo della sentenza impugnata viene aggredito, sicchè contrastando radicalmente con detti arresti giurisprudenziali risulta intrinsecamente inammissibile. Va peraltro anche ribadito che: -«In tema di ricorso per cassazione, una questione di violazione o di falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. non può porsi per una erronea valutazione del materiale istruttorio compiuta dal giudice di merito, ma, rispettivamente, solo allorché si alleghi che quest'ultimo abbia posto a base della decisione prove non dedotte dalle parti, ovvero disposte d'ufficio al di fuori dei limiti legali, o abbia disatteso, valutandole secondo il suo prudente ,Epprezzamento, delle prove legali, ovvero abbia considerato come facenti piena prova, recependoli senza apprezzamento critico, elementi di prova soggetti invece a valutazione» (Cass., n. 27000 del 27/12/2016, Rv. 642299 - 01); -«In tema di valutazione delle prove, il principio del libero convincimento, posto a fondamento degli artt. 115 e 116 c.p.c., opera interamente sul piano dell'apprezzamento di merito, insindacabile in sede di legittimità, sicche la denuncia della violazione delle predette regole da parte del giudize del merito non configura un vizio di violazione o falsa applicazione di norme processuali, sussumibile nella fattispecie di cui all'ad 360, comma 1, n. 4, c.p.c., bensì un errore di fatto, che deve essere censurato attraverso il corretto paradigma normativo del difetto di motivazione, e dunque nei limiti consentiti dall'art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c., come riformulato dall'art. 54 del d.l. n. 83 del 2012, conv., con modif., dalla I. n. 134 del 2012» (Sez. 3 - , Sentenza n. 23940 del 12/10/2017, Rv. 645828 - 02); -«Nel processo tributario, nell'ipotesi di ricorso contro l'avviso di accertamento, il principio di non contes:azione non implica a carico dell'Amministrazione finanziaria, a fronte dei motivi di impugnazione proposti dal contribuente, un onere di allegazione ulteriore rispetto a quanto contestato mediante l'atto irr positivo, in quanto detto atto costituisce nel suo complesso, nei limiti delle censure del ricorrente, l'oggetto del giudizio» (Cass., n. 19806 del 23/07/2019, Rv. 654953 - 01). Risulta del tutto evidente in ogni cEiso che le critiche mosse alla sentenza impugnata sono in contrastc con il perimetro del giudizio di legittimità quale disegnato dai citati -consolidati- principi di diritto. Con il settimo motivo -ex art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.- la ricorrente denuncia la violazione/falsa applicazione dell'art. 2697, cod. civ., poiché la CTR ia considerato assolto l'onere probatorio dell'agenzia fiscale in assenza di una adeguata correlativa attività processuale. La censura, che si presenta inammissibile per le medesime carenze di specificità già sopra riscontrate relativamente ad altri mezzi, è comunque infondata. Va infatti ribadito che «La violazione del precetto di cui all'art. 2697 c.c. si configura nell'ipotesi in cui il giudice abbia attribuito l'onere della prova ad una parte diversa da quella che ne era gravata in applicazione di detta norma, non anche quando, a seguito di una incongrua valutazione delle acquisizioni istruttorie, abbia ritenuto erroneamente che la parte onerata avesse assolto tale onere, poichè in questo caso vi è un erroneo apprezza -nento sull'esito della prova, sindacabile in sede di legittimità solo per il vizio di cui all'art. 360, n. 5, c.p.c.» (Cass., n. 17313 del 19/08/2020, Rv. 658541 - 01). E' evidente che la formulazione del mezzo non rispetta il canone di critica (violazione di legge) utilizzato, secondo tale, consolidato, principio di diritto. In conclusione il ricorso va rigettaito. Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate come in dispositivo. PQM La Corte rigetta il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento alla controricorrente delle spese del giudizio di legittimità che liquida in euro 1.500 oltre spese prenotate a debiii:o. Ai sensi dell'art. 13, comma 1 quater del d.P.R. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente dell'ulteriore importo a titolo di cont