CassazionesentenzaSezione 1Decisione del 30 maggio 2025
Cassazione n. 15671/2025
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
25 CC ha pronunciato la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n. 12159 R.G.anno 2022 proposto da: [OSCURATO:PERSONA] s.p.a., rappresentata e difes a dall’avvocato [OSCURATO:PERSONA] e dall’avvocato [OSCURATO:PERSONA] hi ori , domiciliat a presso l’avvocato [OSCURATO:PERSONA]; ricorrente contro [OSCURATO:PERSONA], rappresentato e difes o dall’avvocato [OSCURATO:PERSONA]; controricorrente e nei confronti di [OSCURATO:PERSONA] s.p.a. inliquidazione coatta amministrativa; intimata avverso la sentenza n.2808/2021 depositat a l’8 novembre 2021 del la Corte di appello di Venezia. Sez. I–RG 12159/2022 camera di consiglio30.5.2022 Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del30 maggio 2025 dal consigliere relatore [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] 1. ― [OSCURATO:PERSONA] ha convenuto in giudizio [OSCURATO:PERSONA] s.p.a. deducendo di aver intrattenuto con la stessa due rapporti di conto corrente in esecuzione dei quali la stessa aveva percepito indebitamente interessi usurari ed anatocistici. Il giudizio di primo gradoè stato riassunto nei confronti di [OSCURATO:PERSONA] s.p.a. d opo che la convenuta , che aveva resistito alla domanda attrice,è stata posta in liquidazione coatta amministrativa. A seguito della riassunzione si è costituita si a [OSCURATO:PERSONA] che la procedura. Il T ribunale di Treviso ha condannato [OSCURATO:PERSONA] al pagamento della somma di euro 39.994,66, oltre interessi. 2. ― Con la sentenza di appello, pubblicata l’8 novembre 2021, la Corte di Venezia ha anzitutto escluso che il procedimento si fosse estinto innanzi al Tribunale di Treviso : ha infatti reputato valida la riassunzione operata nei confronti della predetta [OSCURATO:PERSONA], da considerarsi, quale cessionaria,alla stregua di un successore a titolo particolare dell’originaria convenuta. [OSCURATO:PERSONA] del gravame ha poi evidenziato che sia il d.l. n. 99 del 2017, sia il contratto di cessione concluso dalle [OSCURATO:PERSONA] 26 giugno 2017 « indicano come criterio discretivo tra le passività in contestazione cedute e quelle non cedute quello della pendenza o meno di una controversia al momento dell'apertura della liquidazione coatta, a prescindere dal fatto che detta controversia si riferisca a rapporti ancora pendenti o al rapporti già estinti». Ha precisato che diversa conclusione non era desumibile dal riferimento contenuto all’art. 3.1.2, lett. b) , del contratto , ai debiti derivanti da «rapporti inerenti e funzionali all'esercizio dell'impresa bancaria»: ciò in quanto l'espressione non era stata utilizzata nel senso Sez. I–RG 12159/2022 camera di consiglio30.5.2022 di ricomprendere nel perimetro della cessione quelle sole passività attinenti a rapporti inerenti e funzionali all'esercizio dell'impresa bancaria da parte di [OSCURATO:PERSONA](categoria in cui non avrebbero potuto essere ricompresi i rapporti già chiusi alla data della messa in liquidazione coatta amministrativa di [OSCURATO:PERSONA]),ma nel senso di «individuare categorie di rapporti che abbiano generato quelle passività», come ad esempio i mutui bancari e i rapporti di conto corrente. Nel merito, la Corte di appello ha ritenutoesistente il credito restitutorio, basato anche sul riconoscimento di un’usura sopravvenuta, ma ha rettificato l’importo capitale oggetto della condanna, individuandoloin euro 38.179,30. 3. ― Per la cassazione della sentenza della Corte di appello di Venezia ricorre [OSCURATO:PERSONA], che fa valere due motivi di impugnazione. Resiste con controricorso [OSCURATO:PERSONA]. La liquidazione amministrativa di Ven eto Banca , intimata, non ha rassegnato difese. [OSCURATO:PERSONA] 1.― Col primo motivo si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 2 e 3 d.l. n. 99 del 2017 e degli artt. 1362 e 1363 c.c.. Viene censurato l'errore in cui sarebbe incorso il Giudice distrettuale nell'affermare essere stati trasferiti a [OSCURATO:PERSONA] anche i rapporti, già estinti da anni al momento della cessione,soltanto perché oggetto di un contenzioso già pendente. Col secondo mezzosi lamenta la violazione o falsa applicazione degli artt. 1815, comma 2, c.c. e degli artt. 2 l. n. 108/1996e 1, comma 1, d.l. n. 394 del 2000. La doglianza ha riguardo al riconoscimento dell'usura sopravvenuta ; s i lamenta che la banca ricorrente sia stata condannata al pagamento degli interessi eccedenti il tasso soglia c on riferimento a undici trimestri, in contrasto col principio, enunciato da Cass. Sez. U.19 ottobre 2017, n. 24675, secondo cui, allorché il tasso degli interessi concordato superi, nel corso dello svolgimento del Sez. I–RG 12159/2022 camera di consiglio30.5.2022 rapporto, la soglia dell'usura non si verifica la nullità o l'inefficacia della clausola contrattuale di determinazione del tasso degli interessi stipulata anteriormente all'entrata in vigoredella l. n. 108 del 1996 o della clausola convenutasuccessivamente per un tasso non eccedente tale soglia. 2. ― La questione affrontata dai Giudici di merito, riproposta avanti a questa Corte, è se lecessioni di azienda del 26 giugno 2017 postein essere tra le liquidazioni coatte amministrative di [OSCURATO:PERSONA] s.p.a. e [OSCURATO:PERSONA] di [OSCURATO:SOCIETA]., quali cedenti, e [OSCURATO:PERSONA] s.p.a., quale cessionaria, abbiano interessato anche i debiti litigiosi delle dette [OSCURATO:PERSONA] di giudizi pendenti in essere a quella data, magià estinti. 3. —Come è noto, il d.l. n. 99 del 2017, convertito dalla l. n. 121 del 2017 ha disciplinato l'avvio e lo svolgimento della liquidazione coatta amministrativa di [OSCURATO:PERSONA] di [OSCURATO:SOCIETA]e di [OSCURATO:PERSONA] s.p.a., nonché le modalità e le condizioni delle misure a sostegno di queste ultime in conformità con la disciplina europea in materia di aiuti di Stato(art. 1, comma 1). In tale quadro è stato previsto che i commissari liquidatori provved essero a « cedere ad un soggetto » individuato nell'ambito di una procedura di selezione aperta, concorrenziale e non discriminatoria , volta a individuare l'offerta di acquisto più conveniente, avendo anche riguardo agli impegni da assumersi ai fini del rispetto della disciplina europea sugli aiuti di Stato (art. 3, comma 3),«l'azienda, suoi singoli rami, nonché beni, diritti e rapporti giuridici individuabili in blocco, ovvero attività e passività, anche parziali o per una quota di ciascuna di esse, di uno dei soggetti in liquidazione o di entrambi» (art. 3, comma 1). Da detta cessione dovevano essere esclusi le passività indicate all'articolo 52, comma 1, lettera a), punti i), ii), iii) e iv), del d.lgs. n. 180 del 2015, i debiti delle banche nei confronti dei propri azionisti e obbligazionisti subordinati― in particolare quelli derivanti dalle operazioni di commercializzazione di Sez. I–RG 12159/2022 camera di consiglio30.5.2022 azioni o obbligazioni subordinate delle banche o dalle violazioni della normativa sulla prestazione dei servizi di investimento riferite alle medesime azioni o obbligazioni subordinate― e le controversie relative ad atti o fatti occorsi prima della cessione, ma sorte successivamente ad essa, e le relative passività(ancora art. 3, comma 1). Il comma 2 dell'art. 3 ha chiarito, poi, che «[i]l cessionario risponde solo dei debiti ricompresi nel perimetro della cessione ai sensi del comma 1». 4. — Posto che il nominato decreto - legge contempla espressamente il trasferimento di debiti, la relativa disciplina si discosta, sul punto, da quella contenuta, per il fallimento, nell’art. 105, comma 3, l. fall., secondo cui in caso di vendita del complesso aziendale o di rami dello stesso, è esclusa la responsabilità dell'acquirente per i debiti relativi all'esercizio delle aziende cedute sorti prima del trasferimento, salvo diversa convenzione. Al contempo,in coerenza col disegno normativo complessivo, deputato a tratteggiare i contorni di quella che la Corte costituzionale ha definito una vera e propria «manovra di ‘salvataggio pubblico’»di [OSCURATO:PERSONA] di Vicenza e di [OSCURATO:PERSONA],sul presupposto della sussistenza del dissesto o rischio di dissesto, accertato dalla Banca centrale europea, ai sensi dell'art. 32, par. 1, lettera a), della direttiva 2014/59/UE (così Corte cost. sent. n. 225 del 2022),sono state rese inoperant i non solo le regole circa la cessione in blocco dell’azienda, di rami di azienda, di attività, passività e rapporti giuridicibancari che sono previst e dall’art. 58 t.u.b. (salvo il comma 3, relativo alla conservazione, in capo al cessionario , delle garanzie prestate), ma anche le prescrizioni dettatedall’art. 90, comma 2, t.u.b.con riguardo alla cedibilità delle stesse entità patrimoniali da parte dei commissari liquidatori in sede di liquidazione dell’attivodella procedura concorsuale(art. 3, comma 1, d.l. n. 99 del 2017). 5. —Nel definire l’interazione tra il decreto-legge e il contratto di cessione la Corte costituzionale ha evidenziato che quest’ultimo richiamava in premessa la manifestazione di un interesse di [OSCURATO:PERSONA]. I–RG 12159/2022 camera di consiglio30.5.2022 Intesa, documentata da una precedente lettera del 21 giugno 2017, limitata all'acquisto «di certe attività, passività e rapporti giuridici facenti capo a BP Vicenza e [OSCURATO:PERSONA]» e condizionata alla sussistenza e alla permanenza di «alcuni presupposti essenziali», in ragione dell'aspettativa della banca cessionaria di non caricarsi di passività non gradite, secondo la logica di convenienza economica che è propria del contratto.Ne ha desunto che le disposizioni dettate dal d.l. n. 99 del 2017, possano ess ere « qualificate come ‘ norme - provvedimento’: esse si occupano di un singolo contratto, in quanto incidono sulla sola convenzione di cessione tra i commissari liquidatori delle due [OSCURATO:PERSONA] LCA e il soggetto individuato ai sensi dell'art. 3, comma 3, disciplinano un numero limitato di fattispecie e rivelano un contenuto concreto, ispirato da particolari esigenze, ponendo per tale singolo evento regole specifiche innovative nel sistema legislativo vigente». 6. — Emerge, così, la peculiarità del complesso congegno in esame, tale da comportare, appunto, l’introduzione di «regole specifiche innovative nel sistema legislativo vigente», articolatosi, secondo l’ordine cronologico, ed in un ristrettissimo arco temporale, attraverso: i) gli «accordi già intercorsi» e le «pregresse pattuizioni» tra le parti,di cui dà espressamente atto il contratto di cessione ; ii ) il decreto legge, che di tali accordi e pattuizioni ha tenuto conto, devolvendo al contratto la delimitazione dell’ambito della cessione, nel rispetto dei paletti fissati dalla norma; iii) il contratto che, sulla scia, ha disegnato, con efficacia verso i terzi, i confini della cessione. 7. — I n tale quadro di sistema si colloca un dato, ai nostri fini essenziale: quello per cui il d.l. n. 99 del 2017 ha devoluto all’autonomia privata l’individuazione delle attività e passività da cedersi, pur vietando che l’operazione di cessione includesse specifiche poste. Infatti,l'art. 3 del d.l. n. 99 del 2017 non regola direttamente la cessione: esso «rimetteva ai commissari liquidatori e al cessionario Sez. I–RG 12159/2022 camera di consiglio30.5.2022 individuato di determinare l'oggetto della cessione, e cioè se si dovesse trasferire l'azienda, suoi singoli rami, ovvero beni, diritti e rapporti giuridici individuabili in blocco, oppure attività e passività, anche parziali o per quote, ponendo però ai contraenti un limite oggettivo e inderogabile, in forza del quale dovevano restare ‘in ogni caso esclusi’ dal trasferimento le passività e i debiti elencati nelle lettere a), b) e c)»; in tal senso, la riferibilità a [OSCURATO:PERSONA] della titolarità sostanziale della posizione giuridica cui inerisce la pretesa che si faccia valere in giudizio «non discende[…] dalla necessaria e immediata applicazione delle norme di legge su cui cadono i dubbi di legittimità costituzionale, quanto dall'ambito oggettivo del programma obbligatorio regolato dalle parti del contratto di cessione» (Corte cost. sent. n. 225 del 2022, cit.). Nell’intrecciarsi del dato normativo con quello negoziale occorre cosìprendere atto che l’ambito della cessione, che pure è per taluni aspetti definito già in sede di decreto-legge, è per quanto rileva in questa sede fissato in via esclusiva dal contratto. E cioè, basta già il decreto-legge ad affermare, ad esempio, che sono escluse dalla cessione «le riserve e il capitale rappresentato da azioni, anche non computate nel capitale regolamentare, nonché dagli altri strumenti finanziari computabili nel capitale primario di classe 1» (art. 52, comma 1, lett. a, punto i, d.lgs. n. 180 del 2015, richiamato dall’art. 3 qui in esame); a stabilire, invece, quale sia la sorte dei rapporti estinti alla data della collocazione delle due banche in liquidazione coatta amministrativa non basta il decreto-legge, ma occorre il contratto; e ciò perché, alla luce del congegno come sopra delineato, che ha attribuito alle parti il potere di determinare l’ambito della cessione, entro limiti normativamente fissati, riconoscendo che «il cessionario risponde solo dei debiti ricompresi nel perimetro della cessione», è evidentemente da escludere che la previsione secondo cui sono escluse dalla cessione, ai sensi del cit. art. 3, «le controversie relative ad atti o fatti occorsi prima della cessione, sorte successivamente ad essa, e le Sez. I–RG 12159/2022 camera di consiglio30.5.2022 relative passività» possa essere intesa nel senso che, a contrario, sono viceversa incluse nella cessione le medesime controversie qualora sorte anteriormente ad essa: questo è un ragionamento che in modo piano avrebbe potuto svolgersi, ubi lex voluit dixit ubi noluit tacuit, se si fosse trattato di interpretare l’art. 3 sulla base delle regole di interpretazione normativa, ma il dispositivo che abbiamo dinanzi si riassume all'opposto in ciò, che il decreto-legge individua con efficacia cogente taluni rapporti, i quali «restano in ogni caso esclusi dalla cessione», ma rimette ai contraenti, la cui volontà va interpretata secondo le regole di ermeneutica contrattuale, l’individuazione di quanto ulteriormente escluso e per converso ricompreso nella cessione. È corretto affermare, quindi, che, per individuare ciò che in concreto è stato ceduto e, pertanto, verificare la sussistenza, o meno, della legittimazione passiva di [OSCURATO:PERSONA] s.p.a., occorre guardare al contratto di cessione. 8. —Ciò posto, è necessario tornare sull a sottolineata peculiarità dell’articolato congegno sottoposto all’esame di questa Corte, realizzato in sintesi, attraverso gli «accordi già intercorsi» e le «pregresse pattuizioni» di cui si è detto, con la successiva adozione del decreto- legge, che, per un verso, ha delegato al contratto medesimo di determinare quanto rientrante nel perimetro della cessione e, per altro verso, ha reso esso contratto efficace nei confronti dei terziattraverso la semplice pubblicazione dell’operazione sul sito della Banca d’Italia (art. 3, comma 2 del decreto - legge ) , ed infine attraverso la vera e propria stipulazione a cascata del detto contratto. Tale congegno, che ha dato vita alle richiamate «regole specifiche innovative nel sistema legislativo vigente», rende manifesto che il decreto-legge ha inteso impiegare il contratto quale strumento di attuazione del programmato intervento normativo, rendendolo così implicitamente ma ineluttabilmente suscettibile di diretta interpretazione da parte della Corte di cassazione. Sez. I–RG 12159/2022 camera di consiglio30.5.2022 Alteris verbis, quello stipulato il 26 giugno 2017 dai commissari liquidatori delle menzionate [OSCURATO:PERSONA] s.p.a. è sì un contratto, e non una fonte normativa, ma è nondimeno un contratto sui generis, che si intreccia con il dato normativo, il quale riflette a propria volta i pregressi accordi e pattuizioni e conferisce al contratto efficacia rispetto ai terzi, affidando ai contraenti di stabilire cosa rientri, o non, nel perimetro della cessione: il contratto intercorso tra i commissari liquidatori ed [OSCURATO:PERSONA] s.p.a. costituisce così espressione dell’autonomia negoziale degli stipulanti, e dunque rientra nella nozione di contratto accolta dall’art. 1321 c.c., suscettibile di interpretazione secondo i criteri dell’interpretazione contrattuale, ma incide altresì sulla regolamentazione di un’ampia pluralità di rapporti, tra l’altro numericamente elevata, quelli che in precedenza intrattenevano le [OSCURATO:PERSONA], con conseguente esigenza ― al pari, può dirsi a fini esplicativi, di quanto accade per i contratti collettivi cui si riferisce il numero 3 dell’art. 360, comma 1, c.p.c. ― dell’adozione di modalità interpretative tali da garantire uniformità applicativa, necessaria affinché il congegno adottato non fallisca il suo compito di fondare la compiuta regolazione di detti rapporti. 9. — La sentenza impugnata, come in precedenza ricordato, ha reputato che il contratto di cessione si estendesse ai rapporti in precedenza estinti: ha conseguentemente affermato che [OSCURATO:PERSONA] dovevarispondere di una passività della cedente , relativ a a contrattidi conto corrente oramai chiusi, il cui saldo era stato oggetto di ricalcolo stante l’accertata applicazione di condizioni negoziali illegittime. Per pervenire a tale conclusione la Corte di merito ha preso in considerazione l’art. 3.1.2, lett. b), del contratto di cessione, il quale include nelle «passività incluse», oggetto di trasferimento a [OSCURATO:PERSONA] «i singoli debiti, passività, obbligazioni e impegni di [OSCURATO:PERSONA] di [OSCURATO:PERSONA] […]che derivano da rapporti inerenti Sez. I–RG 12159/2022 camera di consiglio30.5.2022 e funzionali all'esercizio dell'impresa bancaria, sono regolarmente evidenziati nella contabilità aziendale e sono individuati e precisamente indicati per categoria nel prospettoqui allegato sub D». In proposito, il Giudice distrettuale ha rilevato che l’espressione impiegata non è stata « utilizzata nel senso di ricomprendere nel perimetro solo quelle passività che attengano a rapporti inerenti e funzionali all'esercizio dell'impresa bancaria da parte di [OSCURATO:PERSONA] s.p.a. (di talché evidentemente tali non potrebbero essere i rapporti già chiusi a tale data della messa in liquidazione coatta di [OSCURATO:PERSONA]), bensì è diretta a individuare le categorie di rapporti che abbiano generato quelle passività, nel senso, cioè,che deve trattarsi di ‘rapporti inerenti e funzionali all'esercizio dell'impresa bancaria’, quali sono ad esempio i mutui bancari, i rapporti di c/c, le operazioni di investimento compiute per conto del cliente etc. e non invece, per esempio, i rapporti relativi alle utenze e alle forniture»; la Corte di appello haprecisato che «[d]iversamente le parti non avrebbero fatto riferimento sic et simpliciterall'esercizio dell'impresa bancaria ma, invece, all'esercizio dell'impresa bancaria di [OSCURATO:PERSONA]». 10. —Ora, lalocuzione « rapporti inerenti e funzionali all'esercizio dell'impresa bancaria» è di contenuto non del tutto univoco, e per questo ha condotto la giurisprudenza di merito ad opposte opzioni ermeneutiche. La detta relazione di inerenza e funzionalità è stata difattiintesa avendo ora riguardo alla categoria generale e astratta dei rapporti bancari, come relativa all’esercizio del credito e alla raccolta del risparmio, ora avendo riguardo al singolo rapporto contrattuale , valorizzandosi la funzionalità del rapporto stesso rispetto all’attività bancaria che il cessionario è chiamato a svolgere in ragione del trasferimento in blocco. In realtà, solo la seconda opzione ermeneutica trova giustificazione sul piano logico ed è da considerarsi maggiormente rappresentativa dell’intenzione dei contraenti (art. 1362 c.c.). Sez. I–RG 12159/2022 camera di consiglio30.5.2022 Deve difatti considerarsi che la previsione contrattuale ha riguardo non all’«attività bancaria» e cioè a quella speciale attività tipologicamente integrata dalla raccolta di risparmio tra il pubblico e dall’esercizio del credito (art. 10 t.u.b.), ma all’impresa bancaria: e l’impresa in questione si identifica, sul piano oggettivo, con l’azienda (in quella parte dell’azienda) oggetto di cessione. Tutti i rapporti che fanno capo all’impresa, indipendentemente dal fatto che siano riferibili alla tipica attività bancaria, risultano «inerenti e funzionali» ad essa, nel senso che rientrano nell’azienda, intesa come universitas comprendente beni materiali e immateriali, diritti, obblighi e rapporti giuridici unificati dalla destinazione al fine comune dell’esercizio dell’impresa: da questo punto di vista è priva di fondamento l’idea per cui un rapporto di conto corrente sia compreso nella cessione dell’azienda bancaria e un rapporto di fornitura di beni strumentali allo svolgimento dell’attività bancaria invece non lo sia; entrambi sono rapporti aziendali e, come tali, risultano essere inerenti e funzionali all’esercizio dell’impresa bancaria intesa nella sua tipicità. La soluzione interpretativa che fa leva sull’inerenza e funzionalità delle passività alla categoria dei rapporti bancari non può dunque seguirsi: essa trascura di valutare che le parti non hanno considerato l’attività bancaria, quanto piuttosto l’impresa bancaria, e omette pure di tener presente che la dimensione oggettiva di questa, l’azienda, è per definizione (art. 2555 c.c.) comprensiva di tutti i rapporti che sono inerenti e funzionali all’esercizio dell’impresa stessa. In altri termini, la previsione,nella richiamata accezione di significato, risulterebbe inutile, in quanto iterativa della norma che definisce in termini generali l’azienda, vale a dire il plesso di cui è stato programmato il trasferimento. Si deve allora credere che con la locuzione più volte ricordata le parti abbiano inteso far riferimento a quei rapporti che, oltre ad essere inclusi nei rapporti aziendali, rilevino finalisticamente per lo svolgimento Sez. I–RG 12159/2022 camera di consiglio30.5.2022 della specifica attività di impresa della cessionaria: che cioè le passività oggetto di trasferimento debbano inscriversi in rapporti che, per non essersi esauriti alla data della cessione, debbano per tale ragione reputarsi funzionali all’esercizio dell’impresa bancaria di [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:SOCIETA] conclusione è del resto coerente con l’interesse manifestato da [OSCURATO:PERSONA] nei confronti dell’operazione di «salvataggio» delle [OSCURATO:PERSONA]: interesse consistente nel suo rafforzamento quale realtà operativa sul mercato creditizio, come si desume dalle premesse del contratto di cessione, ove è spiegato che l’obiettivo della cessionaria è quello di assicurare una maggiore sua presenza sul territorio e di «estrarre valore dall’acquisizione […] attraverso l’applicazione delle best practice del Gruppo ISP in tutti gli ambiti di attività, anche recuperando la fiducia nella clientela nei confronti della ‘nuova’ realtà bancaria operativa», contribuendo alla salvaguardia dei livelli occupazionali. 11. — Ribadito, pertanto, che il contratto lasciava all’autonomia delle parti contraenti di accordarsi in relazione all’ambito della cessione (con il solo limite di cui all’art. 3, comma 1, del d.l. n. 99 del 2017, del cui significato si è detto in precedenza), è palese che il riferimento a debiti che « derivano da rapporti inerenti e funzionali all’esercizio dell’impresa bancaria», non può che essere interpretato nella prospettiva dell’istituto di credito cessionario, privilegiando, cioè, non già un concetto astratto di inerenza e funzionalità del rapporto all'attività bancaria, bensì, una funzionalità all'effettivo e concreto svolgimento dell'esercizio dell’impresa bancaria del cessionario medesimo. Diversamente, del resto, nemmeno si spiegherebbe il motivo per cui dalla cessione sono stati esclusi i rapporti in sofferenza[art. 3.1.4, lett. a) i)]: sarebbe poco coerente, invero, che, nella specie, la cessionaria, non subentrata nei rapporti in atto in cui il debitore non era un buon pagatore, rapporti che è difficile dire non ineriscano all’esercizio Sez. I–RG 12159/2022 camera di consiglio30.5.2022 dell’impresa bancaria (tutte le banche, infatti, hanno rapporti in sofferenza), lo sia, invece, nelle obbligazioni restitutorie dell’indebito e/o risarcitorie concernenti rapporti già estinti al momento della cessione medesima. 12. — Da ultimo, la definitiva conferma del fatto che qualsiasi contenzioso avente ad oggetto rapporti estintiti deve ritenersi escluso dalla cessione si trae anche dal comportamento delle parti successivo al contratto di cessione, la cui mancata, o comunque inesatta, considerazione integra una violazione dell’art. 1362, comma 2, c.c.. In quello che è denominato «secondo a ccordo r icognitivo » — accordo concluso in data 17 gennaio 2018— l’esclusione dalla cessione dei contenziosi relativi a rapporti estinti (sancita al punto 4 dell’Allegato 1.1) è stata ribadita dai commissari liquidatori delle due [OSCURATO:PERSONA] in liquidazione coatta amministrativa e da [OSCURATO:PERSONA] s.p.a. con efficacia, appunto, meramente ricognitiva(e, proprio per tale ragione, munita della medesima efficaciaverso i terzi attribuita dall’art. 3 del d.l. n. 99 del 2017 al contratto di cessione) degli accordi già sanciti e desumibili dall’interpretazione del contratto di cessione qui considerata conforme a legge Tale accordo,recependo i risultati a cui era pervenuto un collegio di esperti quanto ai «criteri di ripartizione del contenzioso e degli oneri di difesa» previsti nel contratto di cessione, ha chiarito che il contenzioso passivo pendente al 26 giugno 2017 relativo ai rapporti estinti rappresenta «contenzioso escluso»[espressione, questa, con cui si designa, in contratto, il contenzioso rientrante nelle «passività escluse», che non si trasferiscono a [OSCURATO:PERSONA]: cfr. art. 3.1.4, lett. b), vi)]. Si tratta di un atto che, pur non avendo valenza negoziale, collocandosi sul piano della selezione dell’accezione semantica da riferire a precisi dati linguistici, è in grado di orientare l’interprete, in quanto rientrante nel comportamento complessivo delle parti anche posteriore alla conclusione del contratto, cui l’art. 1362, comma 2, c.c., assegna una specifica valenza sul piano ermeneutico. Al riguardo, è da Sez. I–RG 12159/2022 camera di consiglio30.5.2022 sottolineare, in termini generali, che il giudice del merito non può reputare assorbente l’elemento letterale a scapito del canone interpretativo di cui alla richiamata disposizione. Come è stato osservato, il comportamento complessivo delle parti non costituisce un canone sussidiario, ma un parametro necessario e indefettibile, essendo le disposizioni degli artt. 1362, comma 1, 1363 e 1362, comma 2, c.c., fondate sulla stessa logica che, esprimendo l'intrinseca insufficienza della singola parola (e del suo formale significato: come, in diverso campo ed in diversa misura, segnala l'art. 12, comma 1, delle preleggi), prescrive la più ampia dilatazione degli elementi di interpretazione (Cass. 12 dicembre 2023, n. 34687). 13. — R itiene dunq ue questo Collegio che, correttamente applicando i principi di ermeneutica contrattuale, l’unica lettura possibile del contratto di cessione de quosia quella per cui la pendenza della lite non può ritenersi un criterio sufficiente, da solo, per reputare un rapporto incluso nel perimetro della cessione ad [OSCURATO:PERSONA] s.p.a., in quanto una passività, benché oggetto di un contenzioso pendente al 26 giugno 2017, ben potrebbe non integrare il requisito della inerenza e funzionalità all’impresa bancaria della odierna controricorrente. A tale conclusione nemmeno osta il rilievo ― svolto in alcune decisioni di merito ― che [OSCURATO:PERSONA] abbia percepito somm e dallo Stato in relazione alla cessione di cui si discute e tanto non si giustificherebbe ove quei rapporti estinti fossero davvero fuori della cessione. Trattasi, invero, di un argomento chiaramente suggestivo, destinato a cadere, tuttavia, di fronte alla constatazione che, come si è cercato di spiegare, l’ambito della cessione deve essere desunta dal contratto, riguardo al quale quella considerazione non ha alcuno spazio, nel senso che non si colloca nell’ambito delle norme di cui agli artt. 1362 e ss. c.c.. 14. —Merita aggiungere che non può darsi seguito alla pronuncia resa da Cass.21 giugno 2023, n. 17834, le cui conclusioni sono state sostanzialmente confermate dalla più recente Cass.4 febbraio 2025, n. Sez. I–RG 12159/2022 camera di consiglio30.5.2022 2785: c iò sia per la peculiarità delle concrete fattispecie che ne costituivano l’oggetto (la successione ex latere debitorisin titoli esecutivi formatisi contro [OSCURATO:PERSONA] s.p.a. o [OSCURATO:PERSONA] di [OSCURATO:SOCIETA].), sia, soprattutto, per l’essere mancato, in quelle sedi, l’esame della disciplina del contratto di cessione intercorso tra i commissari liquidatori di [OSCURATO:PERSONA] s.p.a. e [OSCURATO:PERSONA] di [OSCURATO:SOCIETA]. con [OSCURATO:PERSONA] s.p.a. sotto il particolare profilo della inerenza e funzionalità all’esercizio dell’impresa bancaria dei rapporti in relazione ai quali si erano formati quei titoli esecutivi. 15. —In conclusione, la sente nza impugnata, che ha considerato non rilevante, sul piano interpretativo, il dato dell’anteriorità dell’estinzionedei rapporti di conto corrente dedotti in lite ri spetto alla cessione,merita cassazione. Il primo motivo è dunque accolto, mentre il secondo resta assorbito. La causa è rinviata alla Corte di Venezia, che giudicherà in diversa composizione e provvederà a regolare le spese del giudizio di legittimità. 16. —[OSCURATO:PERSONA] di rinvio si atterrà al seguente principio di diritto: «In tema di controversie intraprese da o contro [OSCURATO:PERSONA] s.p.a. o [OSCURATO:PERSONA] di [OSCURATO:SOCIETA]., poi sottoposte a liquidazione coatta amministrativa durante i rispettivi giudizi, non si verifica il subentro di [OSCURATO:PERSONA] s.p.a. nella posizione sostanziale e processuale delle banche suddette nelle liti pendenti alla data (26 giugno 2017) del contratto di cessione stipulato dai commissari liquidatori di quelle banche con [OSCURATO:PERSONA] s.p.a., giusta il d.l. n. 99 del 2017 (convertito dalla legge n. 121 del 2017), ed aventi ad oggetto rapporti bancari già estinti alla data predetta, atteso che tali rapporti r