CassazionesentenzaSezione 1
Cassazione n. 24402/2023
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
a seguente SENTENZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA] nato il [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso l'ordinanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA] del TRIBUNALE di MILANOudita la relazione svolta dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]; lette/sentite le conclusioni del PG 4 . Co c_cm-Gt.QA-10, 4-424-k. (-43-41C-CV >43 rx. i:e _,c; ott X i 3x43 / Ritenuto in fatto 1. Con ordinanza del 28 gennaio 2022 il Tribunale di Milano, quale giudice della esecuzione, ha respinto l'istanza di [OSCURATO:PERSONA] di applicazione della disciplina della continuazione tra i fatti oggetto delle seguenti decisioni irrevocabili: a) sentenza del 5 marzo 2019 del Tribunale di Milano, per il reato di cui agli artt. 110, 56, 624 e 625 nn. 2 e 5 cod. pen. commesso il 15 giugno 2013 in Milano ed il reato di cui agli artt. 110, 624 e 625 nn. 2 e 5 cod. pen. commesso il 25 giugno 2013 in Milano; b) sentenza del 6 marzo 2015 del Tribunale di Milano, per reato di cui agli artt. 110, 624 e 625 nn. 4, 5 e 7 cod. pen. commesso il 20 settembre 2013 in Milano; c) sentenza del 7 maggio 2013 del Tribunale di Milano, per il reato di cui agli artt. 110, 624 e 625 cod. pen. commesso il 6 maggio 2013 in Milano; d) sentenza del 21 gennaio 2014, per il reato di cui agli artt. 110, 56, 624 e 625 cod. pen. commesso il 15 gennaio 2014 in Milano. In particolare, nel respingere l'istanza, il giudice dell'esecuzione ha ritenuto non vi fossero elementi tali da integrare la priva della programmazione unitaria dei reati, evidenziando in particolare che gli stessi erano stati commessi a distanza di tempo l'uno dall'altro, sì da rappresentare, in fatto, una abitualità criminosa. 2. Avverso il predetto provvedimento ha proposto ricorso per cassazione [OSCURATO:PERSONA], per il tramite del difensore, deducendo violazione di legge in relazione all'art. 81, comma 2, cod. pen. e vizio di motivazione. 2.1 Secondo la difesa, il Tribunale ha erroneamente ritenuto sussistente un profilo di abitualità criminosa, lì dove le condotte di reato (del tutto omogenee) sono state commesse in un arco di tempo alquanto contenuto, in ragione (come prospettato nella istanza) di un contingente periodo di difficoltà di tipo economico. Le diverse modalità di consumazione non contraddicono, peraltro, la prospettata esistenza di una deliberazione - di massima - unitaria.Considerato in diritto 1. Il ricorso è fondato, per le ragioni che seguono. 2. Va premesso che in tema di riconoscimento della continuazione il giudice di merito - attraverso un concreto esame dei tempi e delle modalità di realizzazione delle diverse violazioni commesse - deve apprezzare l'esistenza o meno di indici rivelatori tali da consentire - ove rinvenuti - la qualificazione delle condotte in termini di unicità del disegno criminoso. Per tale va intesa la rappresentazione unitaria sin dal momento ideativo delle diverse condotte violatrici - almeno nelle loro linee essenziali - da parte del soggetto agente, sì da potersi escludere una successione di autonome risoluzioni criminose ed in tal modo giustificandosi la valutazione di ridotta pericolosità sociale che giustifica il trattamento sanzionatorio più mite rispetto al cumulo materiale (ex multis Sez. I n. 40123 del 22.10.2010, rv 248862) . Ciò perchè la ricaduta nel reato e l'abitualità a delinquere non integrano di per sé il caratteristico elemento intellettivo (unità di ideazione che abbraccia i diversi reati commessi) che caratterizza il reato continuato. 2.1 La ricostruzione del processo ideativo di una serie di episodi è - per natura - indiziaria, atteso che trattandosi di accertamento relativo ad atteggiamento psicologico lo stesso può alimentarsi esclusivamente dall'apprezzamento di nessi esteriori - tra le diverse condotte poste in essere-, che non siano però espressivi di una indefinita adesione ad un sistema di vita. Va riaffermato dunque che la unicità di disegno criminoso, richiesta dall'art. 81 c.p., comma 2, non può identificarsi con una scelta di vita che implica la reiterazione di determinate condotte criminose o comunque con una generale tendenza a porre in essere determinati reati. Al contempo la nozione di continuazione neppure può ridursi all'ipotesi che tutti i singoli reati siano stati dettagliatamente progettati e previsti, in relazione al loro graduale svolgimento, nelle occasioni, nei tempi, nelle modalità delle condotte, giacché siffatta definizione di dettaglio oltre a non apparire conforme al dettato normativo, che parla soltanto di "disegno" porrebbe l'istituto fuori dalla realtà concreta, data la variabilità delle situazioni di fatto e la loro prevedibilità, quindi e normalmente, solo in via approssimativa. Quello che occorre, invece, è che si abbia una visibile programmazione e deliberazione iniziale di una pluralità di condotte in vista di un unico fine.La programmazione può essere perciò ab origine anche di massima, purché i reati da compiere risultino previsti almeno in linea generale, con riserva di 'adattamento' alle eventualità del caso, come mezzo per il conseguimento di un unico scopo o intento, prefissato e sufficientemente specifico (in tal senso Sez. I n. 12905 del 17.3.2010, rv 246838). 2.2 Tali principi sono stati ribaditi, con specifico riferimento ai contenuti della valutazione da compiersi in sede esecutiva, da Sez. Un. n. 28659 del 18.5.2017, rv 270074, che si è espressa nel modo che segue : il riconoscimento della continuazione, necessita, anche in sede di esecuzione, non diversamente che nel processo di cognizione, di una approfondita verifica della sussistenza di concreti indicatori, quali l'omogeneità delle violazioni e del bene protetto, la contiguità spazio-temporale, le singole causali, le modalità della condotta, la sistematicità e le abitudini programmate di vita, e del fatto che, al momento della commissione del primo reato, i successivi fossero stati programmati almeno nelle loro linee essenziali, non essendo sufficiente, a tal fine, valorizzare la presenza di taluno degli indici suindicati se i successivi reati risultino comunque frutto di determinazione estemporanea. 2.3 Nel caso in esame vi sono obiettivi indicatori logici di una deliberazione unitaria, il cui esame da parte del Tribunale non può dirsi adeguato. Il periodo di consumazione degli illeciti (specie per le prime quattro violazioni, intervenute tra maggio e settembre del 2013) è effettivamente contenuto e il bene giuridico aggredito è il medesimo. Non può dunque affermarsi - in modo assertivo - che le condotte risultino indicative di abitualità criminosa (con ricorrente ideazione), posto che la sequenza di comportamenti ben può trovare spiegazione logica (lì dove non vi siano condotte similari antecedenti e successive) in una scelta correlata ad una condizione transitoria. Va pertanto disposto nuovo esame della domanda, con annullamento della decisione impugnata. P.Q.M. Annulla l'ordinanza impugnata con rinvio per nuovo giudizio al Tribunale di Milano. Così deci