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CassazionesentenzaSezione 2

Cassazione n. 08003/2024

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la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA] DI TORINOnel procedimento a carico di: [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] [OSCURATO:PERSONA], nato ad Asti il [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso l'ordinanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA] del Tribunale di Torino visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; lette le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del [OSCURATO:PERSONA] Procuratore Generale [OSCURATO:PERSONA], la quale ha concluso chiedendo l'annullamento dell'ordinanza impugnata, con rinvio per nuovo esame al Tribunale di Torino; lette le conclusioni dell'Avv. [OSCURATO:PERSONA], difensore di [OSCURATO:PERSONA], il quale ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso; udita la relazione svolta dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA]

1. Con ordinanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA], il Tribunale di Torino, in sede di riesame ex art. 309 cod. proc. pen., per quanto qui interessa, annullava l'ordinanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA] del G.i.p. del Tribunale di Asti che aveva applicato ad [OSCURATO:PERSONA] e a [OSCURATO:PERSONA] la misura della custodia cautelare in carcere in quanto gravemente indiziati, rispettivamente: a) il Bonanno: a.1) del reato di rapina pluriaggravata in concorso (con [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], quest'ultimo già giudicato) commesso in [OSCURATO:PERSONA] il [OSCURATO:DATA_NASCITA] nell'abitazione della famiglia Santero, segnatamente, ai danni di [OSCURATO:PERSONA] e di [OSCURATO:PERSONA] (capo 17 dell'imputazione provvisoria); a.2) del reato di rapina pluriaggravata in concorso (con [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA]) commesso in Bosio il [OSCURATO:DATA_NASCITA] nell'abitazione della famiglia Ghio, segnatamente, ai danni di [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] (capo 18 dell'imputazione provvisoria); b) il [OSCURATO:PERSONA], anch'egli di questa seconda di rapina pluriaggravata in concorso (con [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA]) commessa in Bosio il [OSCURATO:DATA_NASCITA] nell'abitazione della famiglia Ghio (capo 18 dell'imputazione provvisoria); Il Tribunale di Torino annullava l'ordinanza del G.i.p. del Tribunale di Asti in quanto riteneva insussistenti, a carico sia del Bonanno sia del [OSCURATO:PERSONA], i gravi indizi di colpevolezza dei reati a loro contestati.

2. Avverso l'indicata ordinanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA] del Tribunale di Torino, ha proposto ricorso per cassazione il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torino, affidato a un unico, articolato, motivo, con il quale deduce, in relazione all'art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen., la manifesta illogicità della motivazione «a tratti carente e contraddittoria».

2.1. Tali vizi motivazionali dell'ordinanza impugnata sussisterebbero, in primo luogo, con riguardo all'esclusione, da parte del Tribunale di Torino, dei gravi indizi di colpevolezza del reato di rapina pluriaggravata in concorso di cui al capo 17 dell'imputazione provvisoria a carico di [OSCURATO:PERSONA].

Il ricorrente lamenta che il Tribunale di Torino: a) avrebbe omesso di «traccia[re] argomenti che possano porsi a base di ipotesi alternativa, diversa e superiore a quella proposta»; b) avrebbe male interpretato, in modo meramente letterale, il contenuto delle intercettate telefonate del giorno successivo alla rapina, ritenendo che gli indagati, in esse, avessero fatto effettivamente riferimento a un dehor da smontare, atteso che gli stessi indagati non erano «addetti alla costruzione di gazebi» e che - come sarebbe risultato dal testo integrale delle conversazioni, del quale il Tribunale di Torino avrebbe estrapolato solo una parte - il riferimento allo smontaggio del dehor si doveva intendere nel senso che «Giastin (Stendardo) e Bonanno si trovavano proprio in oreficeria quando è effettuato il richiamo lessicale citato», con la conseguenza che tale richiamo «si spiega, invece più logicamente e coerentemente, con gli sviluppi organizzativi del colpo realizzato, in concorso, il giorno prima, atteso che i dialoghi [...] sono tra gli stessi indagati»; c) avrebbe inteso in modo illogico l'elemento che, iI giorno dopo la rapina, il Bonanno si trovava (con lo Stendardo) in un'oreficeria non a vendere ma ad acquistare un bracciale, atteso che, «per logica e comune ragionare», il provento di una rapina non è venduto in oreficeria, tra i gioielli indicati nel capo d'imputazione provvisorio non è indicato un bracciale e che l'elemento de quo dimostrerebbe piuttosto la disponibilità di denaro contante, provento della rapina, che costituiva la provvista per sostenere la spesa nell'oreficeria, «in concorso e concerto tra i correi»; d) non avrebbe considerato che «[l]a logica evoluzione dei fatti spiega anche l'incontro documentato a distanza dalla rapina tra Bonanno e i correi» - incontro documentato alle ore 23:42 del 11/10/2018, mentre la rapina sarebbe avvenuta intorno alle ore 20:00 dello stesso giorno - dovendosi considerare come le ore 20:00 costituivano il momento iniziale della rapina, il «tempo per riunire i correi, con ruoli diversi, ed avere consentito loro di recarsi ad Asti», nonché il «contesto nel quale è stato possibile registrare la presenza di Bonanno, unitamente a [OSCURATO:PERSONA], Cestari e Stendardo, vale a dire l'avaria del veicolo di Cestari che ha reso necessario il ricorso a Bonanno e Stendardo, il che certifica il momento esatto del dialogo delle ore 23.42 ma non necessariamente che quello sia l'attimo a far data dal quale, i tre si trovassero insieme.

Il tipo di evento che li raccoglie congiuntamente è la base logica per dimostrare che fossero insieme dopo la rapina, in tardissima serata, circostanza che va letta unitamente agli altri dati sorretti da un argomentare razionale»; e) avrebbe interpretato illogicamente l'intercettato dialogo del [OSCURATO:DATA_NASCITA] tra [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] - nel senso che il Bonanno avrebbe fornito a [OSCURATO:PERSONA] informazioni sulla rapina per averle apprese dagli autori piuttosto che per avervi partecipato - atteso che il dato costituito dal contenuto di tale dialogo andrebbe «letto con gli altri, appena citati e decontestualizzarlo genera un argomentare illogico e contraddittorio»; f) non avrebbe considerato l'elemento costituito dal «contatto», la mattina del 12/10/2018, tra lo Stendardo e il Bonanno «allorquando la moglie del primo per mettersi in contatto con il coniuge contatta Bonanno per dissertare "in diretta" della disponibilità di denaro contante avuta la sera prima [...]; ciò avviene il 12 ottobre 2018 mattina, alla presenza dello stesso Bonanno».

2.2. I denunciati vizi motivazionali dell'ordinanza impugnata sussisterebbero, in secondo luogo, con riguardo all'esclusione, da parte del Tribunale di Torino, dei gravi indizi di colpevolezza del reato di rapina pluriaggravata in concorso di cui al capo 18 dell'imputazione provvisoria a carico di [OSCURATO:PERSONA] e di [OSCURATO:PERSONA].

2.2.1. Quanto alla posizione di [OSCURATO:PERSONA], il ricorrente lamenta che il Tribunale di Torino: a) avrebbe illogicamente ritenuto non sufficientemente dimostrativo della probabilità di colpevolezza l'indizio costituito, da un lato, dal fatto che la rapina di cui al capo 18) dell'imputazione provvisoria era caratterizzata da un modus operandi del tutto simile a quello della rapina di cui al capo 17) della stessa imputazione e, dall'altro lato, dell'assenza, «comunicat[a] all'ultimo momento da tutti», alla cena di compleanno di [OSCURATO:PERSONA] il giorno della rapina - cioè «ad un impegno conviviale condiviso» -, oltre che del Bonanno e di [OSCURATO:PERSONA], anche di [OSCURATO:PERSONA], dato, questo, che non era stato considerato; b) avrebbe illogicamente valutato la portata indiziaria del dato relativo al riconoscimento fotografico, «decontestualizzandolo [...] e privandolo della precisazione relativa all'assenza di elementi distonici di natura antropometrica e fisiognomica, frutto di una attività di individuazione fotografica compiuta mostrando i volti effigiati di profilo».

2.2.2. Quanto alla posizione di [OSCURATO:PERSONA], il ricorrente lamenta che il Tribunale di Torino: a) avrebbe illogicamente svalutato i riconoscimenti fotografici del [OSCURATO:PERSONA] che erano stati effettuati, in termini di certezza, il 22/07/2019, dalle persone offese [OSCURATO:PERSONA] e dalla figlia di lei [OSCURATO:PERSONA], senza considerare che detti riconoscimenti «vanno lett[i] sulla scorta di una preventiva descrizione del soggetto caratterizzato da peculiarità fisiognomiche non ordinarie - peraltro riportate da tutti i presenti -», che la visione della fotografia del [OSCURATO:PERSONA] «di profilo» «valorizza a dismisura l'individuazione compiuta» e che, diversamente da quanto ritenuto dal Tribunale di Torino, gli stessi riconoscimenti non potevano essere ritenuti meno affidabili per il fatto che [OSCURATO:PERSONA] aveva affermato di avere ricercato su internet l'indagato del quale conosceva il nome, atteso che «solo dopo tale certo riconoscimento la vittima ha specificato di conoscere il nome dell'uomo additato per averlo cercato su internet», che «Dia valenza, prescindendo dal nome dell'uomo, dimostrativa dell'atto compiuto è l'esito certo del riconoscimento» e che «la ricerca è abbinata dalla donna solo al nome del soggetto e non alla portata dimostrativa della certezza ricognitiva che tale rimane, senza condizione»; b) avrebbe illogicamente svalutato l'elemento costituito dal fatto che, dopo la carcerazione del [OSCURATO:PERSONA], il [OSCURATO:DATA_NASCITA], la sorella di lui [OSCURATO:PERSONA] aveva contattato [OSCURATO:PERSONA] per chiederle di parlare con il marito ([OSCURATO:PERSONA]) «per risolvere una questione di mio fratello», atteso che detto contatto, diversamente da quanto ritenuto dal Tribunale di Torino, «non può ragionevolmente essere spiegato [•..] dai pregressi rapporti tra [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], di cui tuttavia non dà conto», né con il fatto che il [OSCURATO:PERSONA] aveva commesso con il [OSCURATO:PERSONA] la rapina del [OSCURATO:DATA_NASCITA] nell'abitazione della famiglia Santero - in quanto il 25/10/2018 è «data sicuramente intempestiva, anche a causa della sua intrinseca imprevedibilità, rispetto all'evento del 19 ottobre 2018, ma non a quello realizzato il giorno 11 ottobre» - , che lo stesso contatto non fu isolato e non si esaurì nella frase citata dal Tribunale di Torino «ma ve ne sono stati tre, ravvicinati, funzionali, in modo esclusivo, alla ricerca di un contatto voluto dalla sorella di [OSCURATO:PERSONA] con [OSCURATO:PERSONA] (e solo con lui), per una risposta che la ragazza è chiamata a fornire a terzi», con la conseguenza che «[l]a tesi alternativa irragionevolmente introdotta dai Giudici del Riesame circa i rapporti pregressi dai tra i due per "più ragioni" di cui non è fornita alcuna fonte informativa, o per i fatti del 11 ottobre 2018 pare dotata di inverosimiglianza e di scarsa razionalità, nel contesto generale della ricostruzione indiziaria tracciata, che ha come punto di partenza la piena sovrapponibilità oggettiva e soggettiva dello svolgimento degli accadimenti, peculiari, caratteristici, distintivi e, perciò, individualizzanti, in un ristretto arco temporale e spaziale». [OSCURATO:PERSONA]

1. L'unico motivo è inammissibile per carenza di interesse perché non opera alcun riferimento al tema delle esigenze cautelari.

La Corte di cassazione ha infatti statuito che il pubblico ministero che impugni l'ordinanza che, in sede di riesame, abbia escluso il presupposto della gravità indiziaria deve indicare, a pena di inammissibilità per carenza di interesse, le ragioni a sostegno dell'attualità e concretezza delle esigenze cautelari che, tuttavia, possono ritenersi implicitamente sussistenti nel caso in cui la misura sia stata richiesta con riguardo ai reati per i quali opera la presunzione di cui all'art. 275, comma 3, cod. proc. pen. (Sez. 6, n. 46129 del 25/11/2021, Marcus, Rv. 282355-01).

2. Nel caso in esame, si deve osservare che, mentre il G.i.p. del Tribunale di Asti aveva ravvisato i presupposti per l'adozione della misura cautelare nei confronti di [OSCURATO:PERSONA] e di [OSCURATO:PERSONA], il Tribunale di Torino, in sede di riesame, si è limitato a escludere, con riguardo a tali due indagati, la gravità indiziaria, senza esaminare il tema delle esigenze cautelari, che ha ritenuto evidentemente assorbito dall'accoglimento dei motivi relativi alla gravità indiziaria.

Orbene, come è stato chiarito dalla citata Sez. 6, n. 46129 del 25/11/2021, qualsiasi impugnazione deve essere assistita da uno specifico e concreto interesse, di cui deve essere apprezzata l'attualità, interesse che, in materia cautelare, con riguardo alla posizione del pubblico ministero, deve essere correlato alla possibilità dell'adozione o del ripristino della misura che lo stesso pubblico ministero aveva richiesto.

Ciò significa che il pubblico ministero deve in linea di massima fornire elementi idonei a suffragare l'attualità del suo interesse, in relazione ai presupposti per l'adozione della misura, anche se il provvedimento impugnato non abbia esaminato taluno di quei presupposti.Peraltro, ove tale provvedimento abbia specificamente escluso sia la gravità indiziaria sia le esigenze cautelari, l'impugnazione non può essere riferita a uno solo dei due presupposti, ma dovrà articolare specifiche e argomentate censure con riferimento a entrambi, giacché non si può ravvisare l'interesse del pubblico ministero ad affermazioni astratte, in specie in materia di gravità indiziaria, e si deve inoltre escludere che il pubblico ministero abbia un interesse contrario a quello dell'indagato a vedersi riconosciuta la riparazione per l'ingiusta detenzione ex art. 314 cod. proc. pen. (Sez. 6, n. 2386 del 24/6/1998, Machetti, Rv. 212898-01).

Nel caso in cui il provvedimento impugnato abbia escluso un presupposto, pregiudizialmente rilevante, ritenendo assorbita l'analisi del profilo cautelare, l'impugnazione del pubblico ministero dovrà esporre specifiche censure con riguardo al tema esaminato e dovrà inoltre rappresentare elementi idonei a suffragare la persistenza dell'interesse alla decisione in ragione dell'attualità delle esigenze cautelari.

3. L'onere rappresentativo del pubblico ministero può essere, nondimeno, diversamente modulato, a seconda che i presupposti per l'applicazione della misura siano stati espressamente esclusi ab origine ovvero solo in sede di impugnazione di merito, ben potendosi in questo secondo caso, ove il provvedimento impugnato non faccia espresso riferimento alle esigenze cautelari, richiamare e aggiornare il quadro cautelare al fine di suffragare l'interesse.

4. Proprio sulla base di considerazioni corrispondenti a quelle appena richiamate, la Corte di cassazione ha affermato che è inammissibile, per difetto di interesse, il ricorso per cassazione del pubblico ministero, proposto nei confronti dell'ordinanza di reiezione dell'appello avverso l'ordinanza di rigetto della richiesta di misura cautelare, con cui lo stesso si limiti a contestare unicamente il mancato riconoscimento della sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, atteso che l'accoglimento del ricorso in ordine a tale profilo non potrebbe comunque condurre al ripristino della misura, quale unico oggetto dell'interesse giuridicamente tutelato del pubblico ministero (Sez. 6, n. 12228 del 30/10/2018, [OSCURATO:PERSONA], Rv. 276375-01.

Più di recente, in senso analogo: Sez. 3, n. 13284 del 25/2/2021, Acanfora, Rv. 281010-01).

5. Alla stregua di quanto sin qui osservato, posto che, nei casi di specie, non viene un rilievo uno dei reati per i quali opera la presunzione di cui all'art. 275, comma 3, cod. proc. pen. - con la conseguenza che il motivo incentrato sui vizi dell'ordinanza impugnata, inerente alla gravità indiziaria, non si può ritenere evocare l'operatività della predetta presunzione -, si deve rilevare che il ricorso del pubblico ministero non rappresenta alcun elemento idoneo a suffragare la persistenza dell'interesse alla decisione in ragione dell'attualità delle esige

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA] DI TORINOnel procedimento a carico di: [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] [OSCURATO:PERSONA], nato ad Asti il [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso l'ordinanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA] del Tribunale di Torino visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; lette le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del [OSCURATO:PERSONA] Procuratore Generale [OSCURATO:PERSONA], la quale ha concluso chiedendo l'annullamento dell'ordinanza impugnata, con rinvio per nuovo esame al Tribunale di Torino; lette le conclusioni dell'Avv. [OSCURATO:PERSONA], difensore di [OSCURATO:PERSONA], il quale ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso; udita la relazione svolta dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] 1. Con ordinanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA], il Tribunale di Torino, in sede di riesame ex art. 309 cod. proc. pen., per quanto qui interessa, annullava l'ordinanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA] del G.i.p. del Tribunale di Asti che aveva applicato ad [OSCURATO:PERSONA] e a [OSCURATO:PERSONA] la misura della custodia cautelare in carcere in quanto gravemente indiziati, rispettivamente: a) il Bonanno: a.1) del reato di rapina pluriaggravata in concorso (con [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], quest'ultimo già giudicato) commesso in [OSCURATO:PERSONA] il [OSCURATO:DATA_NASCITA] nell'abitazione della famiglia Santero, segnatamente, ai danni di [OSCURATO:PERSONA] e di [OSCURATO:PERSONA] (capo 17 dell'imputazione provvisoria); a.2) del reato di rapina pluriaggravata in concorso (con [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA]) commesso in Bosio il [OSCURATO:DATA_NASCITA] nell'abitazione della famiglia Ghio, segnatamente, ai danni di [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] (capo 18 dell'imputazione provvisoria); b) il [OSCURATO:PERSONA], anch'egli di questa seconda di rapina pluriaggravata in concorso (con [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA]) commessa in Bosio il [OSCURATO:DATA_NASCITA] nell'abitazione della famiglia Ghio (capo 18 dell'imputazione provvisoria); Il Tribunale di Torino annullava l'ordinanza del G.i.p. del Tribunale di Asti in quanto riteneva insussistenti, a carico sia del Bonanno sia del [OSCURATO:PERSONA], i gravi indizi di colpevolezza dei reati a loro contestati. 2. Avverso l'indicata ordinanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA] del Tribunale di Torino, ha proposto ricorso per cassazione il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torino, affidato a un unico, articolato, motivo, con il quale deduce, in relazione all'art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen., la manifesta illogicità della motivazione «a tratti carente e contraddittoria». 2.1. Tali vizi motivazionali dell'ordinanza impugnata sussisterebbero, in primo luogo, con riguardo all'esclusione, da parte del Tribunale di Torino, dei gravi indizi di colpevolezza del reato di rapina pluriaggravata in concorso di cui al capo 17 dell'imputazione provvisoria a carico di [OSCURATO:PERSONA]. Il ricorrente lamenta che il Tribunale di Torino: a) avrebbe omesso di «traccia[re] argomenti che possano porsi a base di ipotesi alternativa, diversa e superiore a quella proposta»; b) avrebbe male interpretato, in modo meramente letterale, il contenuto delle intercettate telefonate del giorno successivo alla rapina, ritenendo che gli indagati, in esse, avessero fatto effettivamente riferimento a un dehor da smontare, atteso che gli stessi indagati non erano «addetti alla costruzione di gazebi» e che - come sarebbe risultato dal testo integrale delle conversazioni, del quale il Tribunale di Torino avrebbe estrapolato solo una parte - il riferimento allo smontaggio del dehor si doveva intendere nel senso che «Giastin (Stendardo) e Bonanno si trovavano proprio in oreficeria quando è effettuato il richiamo lessicale citato», con la conseguenza che tale richiamo «si spiega, invece più logicamente e coerentemente, con gli sviluppi organizzativi del colpo realizzato, in concorso, il giorno prima, atteso che i dialoghi [...] sono tra gli stessi indagati»; c) avrebbe inteso in modo illogico l'elemento che, iI giorno dopo la rapina, il Bonanno si trovava (con lo Stendardo) in un'oreficeria non a vendere ma ad acquistare un bracciale, atteso che, «per logica e comune ragionare», il provento di una rapina non è venduto in oreficeria, tra i gioielli indicati nel capo d'imputazione provvisorio non è indicato un bracciale e che l'elemento de quo dimostrerebbe piuttosto la disponibilità di denaro contante, provento della rapina, che costituiva la provvista per sostenere la spesa nell'oreficeria, «in concorso e concerto tra i correi»; d) non avrebbe considerato che «[l]a logica evoluzione dei fatti spiega anche l'incontro documentato a distanza dalla rapina tra Bonanno e i correi» - incontro documentato alle ore 23:42 del 11/10/2018, mentre la rapina sarebbe avvenuta intorno alle ore 20:00 dello stesso giorno - dovendosi considerare come le ore 20:00 costituivano il momento iniziale della rapina, il «tempo per riunire i correi, con ruoli diversi, ed avere consentito loro di recarsi ad Asti», nonché il «contesto nel quale è stato possibile registrare la presenza di Bonanno, unitamente a [OSCURATO:PERSONA], Cestari e Stendardo, vale a dire l'avaria del veicolo di Cestari che ha reso necessario il ricorso a Bonanno e Stendardo, il che certifica il momento esatto del dialogo delle ore 23.42 ma non necessariamente che quello sia l'attimo a far data dal quale, i tre si trovassero insieme. Il tipo di evento che li raccoglie congiuntamente è la base logica per dimostrare che fossero insieme dopo la rapina, in tardissima serata, circostanza che va letta unitamente agli altri dati sorretti da un argomentare razionale»; e) avrebbe interpretato illogicamente l'intercettato dialogo del [OSCURATO:DATA_NASCITA] tra [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] - nel senso che il Bonanno avrebbe fornito a [OSCURATO:PERSONA] informazioni sulla rapina per averle apprese dagli autori piuttosto che per avervi partecipato - atteso che il dato costituito dal contenuto di tale dialogo andrebbe «letto con gli altri, appena citati e decontestualizzarlo genera un argomentare illogico e contraddittorio»; f) non avrebbe considerato l'elemento costituito dal «contatto», la mattina del 12/10/2018, tra lo Stendardo e il Bonanno «allorquando la moglie del primo per mettersi in contatto con il coniuge contatta Bonanno per dissertare "in diretta" della disponibilità di denaro contante avuta la sera prima [...]; ciò avviene il 12 ottobre 2018 mattina, alla presenza dello stesso Bonanno». 2.2. I denunciati vizi motivazionali dell'ordinanza impugnata sussisterebbero, in secondo luogo, con riguardo all'esclusione, da parte del Tribunale di Torino, dei gravi indizi di colpevolezza del reato di rapina pluriaggravata in concorso di cui al capo 18 dell'imputazione provvisoria a carico di [OSCURATO:PERSONA] e di [OSCURATO:PERSONA]. 2.2.1. Quanto alla posizione di [OSCURATO:PERSONA], il ricorrente lamenta che il Tribunale di Torino: a) avrebbe illogicamente ritenuto non sufficientemente dimostrativo della probabilità di colpevolezza l'indizio costituito, da un lato, dal fatto che la rapina di cui al capo 18) dell'imputazione provvisoria era caratterizzata da un modus operandi del tutto simile a quello della rapina di cui al capo 17) della stessa imputazione e, dall'altro lato, dell'assenza, «comunicat[a] all'ultimo momento da tutti», alla cena di compleanno di [OSCURATO:PERSONA] il giorno della rapina - cioè «ad un impegno conviviale condiviso» -, oltre che del Bonanno e di [OSCURATO:PERSONA], anche di [OSCURATO:PERSONA], dato, questo, che non era stato considerato; b) avrebbe illogicamente valutato la portata indiziaria del dato relativo al riconoscimento fotografico, «decontestualizzandolo [...] e privandolo della precisazione relativa all'assenza di elementi distonici di natura antropometrica e fisiognomica, frutto di una attività di individuazione fotografica compiuta mostrando i volti effigiati di profilo». 2.2.2. Quanto alla posizione di [OSCURATO:PERSONA], il ricorrente lamenta che il Tribunale di Torino: a) avrebbe illogicamente svalutato i riconoscimenti fotografici del [OSCURATO:PERSONA] che erano stati effettuati, in termini di certezza, il 22/07/2019, dalle persone offese [OSCURATO:PERSONA] e dalla figlia di lei [OSCURATO:PERSONA], senza considerare che detti riconoscimenti «vanno lett[i] sulla scorta di una preventiva descrizione del soggetto caratterizzato da peculiarità fisiognomiche non ordinarie - peraltro riportate da tutti i presenti -», che la visione della fotografia del [OSCURATO:PERSONA] «di profilo» «valorizza a dismisura l'individuazione compiuta» e che, diversamente da quanto ritenuto dal Tribunale di Torino, gli stessi riconoscimenti non potevano essere ritenuti meno affidabili per il fatto che [OSCURATO:PERSONA] aveva affermato di avere ricercato su internet l'indagato del quale conosceva il nome, atteso che «solo dopo tale certo riconoscimento la vittima ha specificato di conoscere il nome dell'uomo additato per averlo cercato su internet», che «Dia valenza, prescindendo dal nome dell'uomo, dimostrativa dell'atto compiuto è l'esito certo del riconoscimento» e che «la ricerca è abbinata dalla donna solo al nome del soggetto e non alla portata dimostrativa della certezza ricognitiva che tale rimane, senza condizione»; b) avrebbe illogicamente svalutato l'elemento costituito dal fatto che, dopo la carcerazione del [OSCURATO:PERSONA], il [OSCURATO:DATA_NASCITA], la sorella di lui [OSCURATO:PERSONA] aveva contattato [OSCURATO:PERSONA] per chiederle di parlare con il marito ([OSCURATO:PERSONA]) «per risolvere una questione di mio fratello», atteso che detto contatto, diversamente da quanto ritenuto dal Tribunale di Torino, «non può ragionevolmente essere spiegato [•..] dai pregressi rapporti tra [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], di cui tuttavia non dà conto», né con il fatto che il [OSCURATO:PERSONA] aveva commesso con il [OSCURATO:PERSONA] la rapina del [OSCURATO:DATA_NASCITA] nell'abitazione della famiglia Santero - in quanto il 25/10/2018 è «data sicuramente intempestiva, anche a causa della sua intrinseca imprevedibilità, rispetto all'evento del 19 ottobre 2018, ma non a quello realizzato il giorno 11 ottobre» - , che lo stesso contatto non fu isolato e non si esaurì nella frase citata dal Tribunale di Torino «ma ve ne sono stati tre, ravvicinati, funzionali, in modo esclusivo, alla ricerca di un contatto voluto dalla sorella di [OSCURATO:PERSONA] con [OSCURATO:PERSONA] (e solo con lui), per una risposta che la ragazza è chiamata a fornire a terzi», con la conseguenza che «[l]a tesi alternativa irragionevolmente introdotta dai Giudici del Riesame circa i rapporti pregressi dai tra i due per "più ragioni" di cui non è fornita alcuna fonte informativa, o per i fatti del 11 ottobre 2018 pare dotata di inverosimiglianza e di scarsa razionalità, nel contesto generale della ricostruzione indiziaria tracciata, che ha come punto di partenza la piena sovrapponibilità oggettiva e soggettiva dello svolgimento degli accadimenti, peculiari, caratteristici, distintivi e, perciò, individualizzanti, in un ristretto arco temporale e spaziale». [OSCURATO:PERSONA] 1. L'unico motivo è inammissibile per carenza di interesse perché non opera alcun riferimento al tema delle esigenze cautelari. La Corte di cassazione ha infatti statuito che il pubblico ministero che impugni l'ordinanza che, in sede di riesame, abbia escluso il presupposto della gravità indiziaria deve indicare, a pena di inammissibilità per carenza di interesse, le ragioni a sostegno dell'attualità e concretezza delle esigenze cautelari che, tuttavia, possono ritenersi implicitamente sussistenti nel caso in cui la misura sia stata richiesta con riguardo ai reati per i quali opera la presunzione di cui all'art. 275, comma 3, cod. proc. pen. (Sez. 6, n. 46129 del 25/11/2021, Marcus, Rv. 282355-01). 2. Nel caso in esame, si deve osservare che, mentre il G.i.p. del Tribunale di Asti aveva ravvisato i presupposti per l'adozione della misura cautelare nei confronti di [OSCURATO:PERSONA] e di [OSCURATO:PERSONA], il Tribunale di Torino, in sede di riesame, si è limitato a escludere, con riguardo a tali due indagati, la gravità indiziaria, senza esaminare il tema delle esigenze cautelari, che ha ritenuto evidentemente assorbito dall'accoglimento dei motivi relativi alla gravità indiziaria. Orbene, come è stato chiarito dalla citata Sez. 6, n. 46129 del 25/11/2021, qualsiasi impugnazione deve essere assistita da uno specifico e concreto interesse, di cui deve essere apprezzata l'attualità, interesse che, in materia cautelare, con riguardo alla posizione del pubblico ministero, deve essere correlato alla possibilità dell'adozione o del ripristino della misura che lo stesso pubblico ministero aveva richiesto. Ciò significa che il pubblico ministero deve in linea di massima fornire elementi idonei a suffragare l'attualità del suo interesse, in relazione ai presupposti per l'adozione della misura, anche se il provvedimento impugnato non abbia esaminato taluno di quei presupposti.Peraltro, ove tale provvedimento abbia specificamente escluso sia la gravità indiziaria sia le esigenze cautelari, l'impugnazione non può essere riferita a uno solo dei due presupposti, ma dovrà articolare specifiche e argomentate censure con riferimento a entrambi, giacché non si può ravvisare l'interesse del pubblico ministero ad affermazioni astratte, in specie in materia di gravità indiziaria, e si deve inoltre escludere che il pubblico ministero abbia un interesse contrario a quello dell'indagato a vedersi riconosciuta la riparazione per l'ingiusta detenzione ex art. 314 cod. proc. pen. (Sez. 6, n. 2386 del 24/6/1998, Machetti, Rv. 212898-01). Nel caso in cui il provvedimento impugnato abbia escluso un presupposto, pregiudizialmente rilevante, ritenendo assorbita l'analisi del profilo cautelare, l'impugnazione del pubblico ministero dovrà esporre specifiche censure con riguardo al tema esaminato e dovrà inoltre rappresentare elementi idonei a suffragare la persistenza dell'interesse alla decisione in ragione dell'attualità delle esigenze cautelari. 3. L'onere rappresentativo del pubblico ministero può essere, nondimeno, diversamente modulato, a seconda che i presupposti per l'applicazione della misura siano stati espressamente esclusi ab origine ovvero solo in sede di impugnazione di merito, ben potendosi in questo secondo caso, ove il provvedimento impugnato non faccia espresso riferimento alle esigenze cautelari, richiamare e aggiornare il quadro cautelare al fine di suffragare l'interesse. 4. Proprio sulla base di considerazioni corrispondenti a quelle appena richiamate, la Corte di cassazione ha affermato che è inammissibile, per difetto di interesse, il ricorso per cassazione del pubblico ministero, proposto nei confronti dell'ordinanza di reiezione dell'appello avverso l'ordinanza di rigetto della richiesta di misura cautelare, con cui lo stesso si limiti a contestare unicamente il mancato riconoscimento della sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, atteso che l'accoglimento del ricorso in ordine a tale profilo non potrebbe comunque condurre al ripristino della misura, quale unico oggetto dell'interesse giuridicamente tutelato del pubblico ministero (Sez. 6, n. 12228 del 30/10/2018, [OSCURATO:PERSONA], Rv. 276375-01. Più di recente, in senso analogo: Sez. 3, n. 13284 del 25/2/2021, Acanfora, Rv. 281010-01). 5. Alla stregua di quanto sin qui osservato, posto che, nei casi di specie, non viene un rilievo uno dei reati per i quali opera la presunzione di cui all'art. 275, comma 3, cod. proc. pen. - con la conseguenza che il motivo incentrato sui vizi dell'ordinanza impugnata, inerente alla gravità indiziaria, non si può ritenere evocare l'operatività della predetta presunzione -, si deve rilevare che il ricorso del pubblico ministero non rappresenta alcun elemento idoneo a suffragare la persistenza dell'interesse alla decisione in ragione dell'attualità delle esige
Sentenza Cassazione n. 08003/2024 — Fons Iuris — Fons Iuris