CassazionesentenzaSezione LDecisione del 12 gennaio 2022
Cassazione n. 06711/2022
Testo disponibile della fonte
Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
a seguente ORDINANZA sul ricorso 27280-2019 proposto da: [OSCURATO:SOCIETA], in persona del legale rappresentante pro tempore,tempore, domiciliata in [OSCURATO:PERSONA] presso [OSCURATO:PERSONA] CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall'avvocato [OSCURATO:PERSONA]; - ricorrente - contro 2022 [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], 38 elettivamente domiciliati in ROMA, [OSCURATO:PERSONA] 72, presso lo studio dell'avvocato [OSCURATO:PERSONA], rappresentati e difesi dall'avvocato [OSCURATO:PERSONA]; - controricorrenti - avverso la sentenza n. 757/2019 della CORTE D'APPELLO di PALERMO, depositata il 08/07/2019 R.G.N. 1259/2018; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 12/01/2022 dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA]. RG 27280/2019 [OSCURATO:PERSONA] 1. La Corte di appello di Palermo, con la sentenza n. 757/2019, in riforma della pronuncia emessa dal Tribunale della stessa sede il 18.10.2018, previa declaratoria di illegittimità del licenziamento intimato, all'esito della procedura di mobilità 1'[OSCURATO:DATA_NASCITA], dalla [OSCURATO:SOCIETA], ha dichiarato risolto, a far data dal recesso, il rapporto di lavoro e ha condannato la società al pagamento, in favore di [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], di una indennità per ciascuno pari a diciotto mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto. 2. Per quello che interessa in questa sede, i giudici di seconde cure hanno rilevato che la [OSCURATO:SOCIETA] non aveva ritualmente osservato le prescrizioni comportamentali dettate dall'art. 4 co. 9 legge n. 223/1991 in tema di rituale e tempestiva comunicazione all'[OSCURATO:PERSONA] del lavoro e della massima occupazione competente, alla Commissione regionale per l'impiego e alle associazioni di categoria, dell'elenco dei lavoratori licenziati. In particolare, la Corte territoriale ha evidenziato che: la comunicazione del 7.8.2017 (rubricata "legge 23 luglio 1991 n. 223. Informativa delle modalità e dei criteri di attuazione dei licenziamenti ex legge n. 223/91 art. 4 comma 9°"), che era stata inviata peraltro un giorno prima dei licenziamenti, conteneva la graduatoria dei lavoratori coinvolti senza però specificare il numero ed il nominativo dei soggetti licenziati; con successiva nota del 14.9.2017, "per quanto previsto dall'art. 4" era stata trasmessa per la prima volta l'elenco nominativo dei primi 42 dipendenti in mobilità con risoluzione del rapporto di lavoro con effetti dalla data indicata per ciascuno di essi (8.8.2017); la iniziale graduatoria era stata poi rettificata con successive note del 9.10.2017 e del 20.10.2017 senza alcun chiarimento in ordine alle ragioni di tale rettifica; con nota del 4.12.2017 la [OSCURATO:SOCIETA] aveva trasmesso un ulteriore elenco di 80 dipendenti, in aggiunta a quelli già comunicati, posti in mobilità. La Corte di merito ha ritenuto, pertanto, che la comunicazione del 7.8.2017 non poteva configurare il reale provvedimento della procedura di mobilità collettiva in quanto carente dell'indicazione dei lavoratori licenziati e oggetto di successive rettifiche e ,I RG 27280/2019 ha concesso la tutela indennitaria forte respingendo l'eccezione dell'aliunde perceptum. 3. Avverso la decisione di secondo grado proponeva ricorso per cassazione la [OSCURATO:SOCIETA] affidato ad un solo motivo, cui hanno resistito con controricorso [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] 1. Con l'unico articolato motivo la ricorrente denuncia la violazione dell'art. 4 co. 9 della legge n. 223/91, ai sensi dell'art. 360 co. 1 n. 3 cpc, per avere la Corte di appello erroneamente ritenuto che la comunicazione finale di cui alla norma citata potesse essere inviata solo dopo l'invio delle lettere di licenziamento e che non fosse sufficiente l'allegazione della graduatoria di tutti i dipendenti della [OSCURATO:SOCIETA], con l'indicazione dei punteggi attribuiti a ciascuno di essi, ma si dovesse immediatamente indicare anche i lavoratori in concreto licenziati. 2. Ciò premesso, deve darsi atto che, nelle more, è stata depositata rinuncia al ricorso per cassazione, da parte della società, debitamente accettata da [OSCURATO:PERSONA]: rinuncia ed accettazione risultano sottoscritti, oltre che dalle parti, anche dai loro difensori. 3. Vedendosi in ipotesi di rinuncia ex art. 390 cpc con conseguente accettazione, non resta che dichiarare l'estinzione del giudizio, nulla disponendo in ordine alle spese processuali ai sensi dell'art. 391 comma quarto cpc. 4. Venendo allo scrutinio della censura di cui al motivo, relativamente alla posizione del solo [OSCURATO:PERSONA], ritiene il Collegio che la stessa sia infondata. 5. In sede di legittimità, invero, è stato affermato il principio, cui si intende dare seguito, secondo il quale, in tema di licenziamento collettivo, la comunicazione, ai sensi dell'art. 4, comma 9, della I. n. 223 del 1991, anche dopo le modifiche apportate dall'art. 1, comma 44, della I. n. 92 del 2012, per assolvere alla funzione cui è normativamente preordinata, non può essere parcellizzata in tante comunicazioni - ciascuna limitata ai lavoratori fino a quel momento licenziati ed effettuata entro sette giorni dai singoli licenziamenti - ma deve essere unica, cioè tale da esprimere l'assetto RG 27280/2019 definitivo sull'elenco dei lavoratori da licenziare e sulle modalità di applicazione dei criteri di scelta (Cass, n. 23034/2018). 6. La Corte territoriale si è correttamente attenuta a questo principio rilevando che, nella fattispecie, nel provvedimento conclusivo ex art. 4 co. 9 legge n. 223/1991, non erano stati indicati il numero e i nominativi dei lavoratori da licenziare che non corrispondevano con tutti i soggetti trascritti nell'elenco allegato alla prima nota del 7.8.2017; inoltre, ha specificato che a questa comunicazione, a prescindere dal fatto che fosse stata inviata prima dei licenziamenti, ne erano seguite altre due contenenti rettifiche della graduatoria che privavano, quindi, la prima comunicazione del carattere di definitività e di esaustività richiesto dalla legge. 7. Correttamente, quindi, i giudici di seconde cure hanno precisato che la comunicazione del 7 agosto 2017 risultava inidonea, sotto i profili di trasparenza informativa, completezza contenutistica e di rispetto della rigida scansione procedimentale, a consentire un adeguato controllo alle parti sociali e alle amministrazioni interessate ed essendo data comunicazione dei recessi soltanto con le suindicate note successive, ben oltre il termine perentorio di sette giorni. 8. Alla stregua di quanto esposto il ricorso, proposto nei confronti di [OSCURATO:PERSONA], deve essere, pertanto, rigettato. 9. Al rigetto segue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità che si liquidano come da dispositivo. 10. Ai sensi dell'art. 13, comma 1 quater, del DPR n. 115/02, nel testo risultante dalla legge 24.12.2012 n. 228, deve provvedersi, ricorrendone i presupposti processuali, sempre come da dispositivo. PQM La Corte dichiara estinto il processo relativamente a [OSCURATO:PERSONA]; rigetta il ricorso nei confronti di [OSCURATO:PERSONA] e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in euro 5.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in euro 200,00 ed agli accessori di legge, con distrazione in favore del difensore dichiaratosi RG 27280/2019 anticipatario. Ai sensi dell'art. 13, comma 1 quater, del DPR n. 115/02 dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma del comma i bis dello stesso art. 13, se dovuto. Così deciso in Roma, nell'Adu