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CassazionesentenzaSezione 2

Cassazione n. 10014/2024

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a pronunciato la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n. 31272/2018 R.G. proposto da: [OSCURATO:PERSONA] S.R.L., elettivamente domiciliatain ROMA, VIA G. B. TIEPOLO, N. 4, presso lo studio dell’avvocato [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:CODICE_FISCALE]), rappresentato e difeso dall'avvocato [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:CODICE_FISCALE]); -ricorrente – contro [OSCURATO:PERSONA]' GABRIELE, [OSCURATO:PERSONA], elettivamente domiciliati in ROMA,[OSCURATO:PERSONA], N. 34 - B, presso lo studio dell’avvocato [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:CODICE_FISCALE]), rappresentat i e difes i dall'avvocato [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:CODICE_FISCALE]); -controricorrenti - avverso la SENTENZA d ella CORTE D'[OSCURATO:PERSONA] n. 1517/2018,depositata il 23/03/2018 ; udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 05/10/2023dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA]

1. [OSCURATO:PERSONA] s.r.l. proponeva appello avverso la sentenza del Tribunale di Milano con la quale era stata condannata al risarcimento dei danni a favore degli acquirenti di un'unità immobiliare inserita in una corte oggetto di ristrutturazioniad essa affidate .

1.1. La vicenda giudiziaria era stata avviata da [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], i quali adivano il Tribunale di Milano deducendo: di aver stipulato con [OSCURATO:PERSONA] s.r.l., in data [OSCURATO:DATA_NASCITA],un preliminare di compravendita di un immobile in fase di ristrutturazione sito in [OSCURATO:PERSONA], in vista della loro unione matrimoniale prevista per giugno 2010; di avere pattuito un prezzo di acquisto di €145.000,00, con contestuale impegno della promittente venditrice all'esecuzione di opere sulle parti esterne dell'edificio da ultimare entro il 30.04.2010: impegno a fronte del quale [OSCURATO:PERSONA] s.r.l. riconosceva alla controparte il diritto di trattenere €30.000,00 sino all’ultimazione delle opere; di aver stipulato il rogito il 09.10.2009 in cui il termine di immissione degli acquirenti nel possesso materiale dell'immobile veniva posticipato al 31.10.2009, con previsione di una penale giornaliera di €100,00 per ogni giorno di ritardo.

Sulla base dell'asserita mancata ultimazione dei lavori indicati in rogito, relativi al rifacimento delle parti comuni e agli allacciamenti dei servizi essenziali, [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] chiedevanoal Tribunale di Milano, con ricorso sommario ex art. 702 - bis cod. proc. civ.: l'accertamento del grave inadempimento di [OSCURATO:PERSONA] s.r.l., con conseguente decorrenza, ai fini risarcitori , della penale giornaliera stabilita dalla dalle parti, quantificata in € 70.000 ,00 ; il rimborso dei costi sostenuti per opere eseguite in luogo della promittente venditrice, quantificati in €15.000,00; la condanna della promittente venditrice all'ultimazione delle opere contrattualmente pattuite,nonché al rifacimento di quelle non effettuate a regola d'arte; il rilascio del certificato di agibilità dell'immobile.

2. La Corte d'appello di Milano accoglieva parzialmente l'appello disponendo che: - la somma a titolo di penale d eve essere corrisposta dagli appellanti sino alla data di completamento degli interventi, previsti in contratto e non eseguiti, non già come aveva previsto il Tribunale fino al rilascio del certificato di abitabilità dell'immobile; - è da rigettare, invece, la domanda di riduzione della penale, ritenendo giustificato l’importo convenuto in contratto; -il riconoscimento dell'importo di €14.498,00 va confermato, quale risarcimento dei danni per spese sostenute dagli appellati per ovviare alla mancanza di alcuni servizi essenziali, stante l’assenza di contestazione delle singole voci dei lavori da parte degli appellanti; -è da rigettare la richiesta di compensazione con le somme dovute dagli appellati dell'importo di €30.000,00 per il saldo, ritenuto dagli acquirenti a fronte dell’inadempimento degli appellanti.

3. Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per c assazione [OSCURATO:PERSONA] s.r.l.,affidandolo a cinque motivi e illustra ndolo con memoria. [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] depositando controricorsoillustrato da memoria. [OSCURATO:PERSONA]

1. Con il primo motivo si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 1362, 1363 e 1382 cod. civ., con riferimento all’art. 360, comma 1, n. 3) cod. proc. civ.

Rileva la ricorrente che la penale per il ritardo di cui all'art. 4 del contratto di vendita accede esclusivamente all'obbligo di consegna e di trasmissione del possesso materiale del cespite immobiliare oggetto di vendita libero da persone e cose, non ha alcunché da spartire né con il rilascio del certificato di abitabilità, come ritenuto dal Tribunale in prime cure, né con l’esecuzione delle opere previste dall’art. 6 del contratto di vendita, né con quelle elencate dal giudice di prime cure nel secondo capo del dispositivo, come ritenuto dalla Corte d'appello.

2. Con il secondo motivo si deduce violazione degli artt. 112 e 115 cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione degli artt. 1382 e 1453 cod. civ., in relazione all'art.360, comma 1, nn. 4) e 3) cod. proc. civ.

Lamenta la ricorrente che la stessa controparte nelle proprie domande correlava la domanda di pagamento della penale giornaliera per il ritardo unicamente alla consegna materiale dell'immobile libero da persone e cose, svolgendo separate domande di condanna all'adempimento mediante esecuzione delle opere non eseguite e consegna del certificato di abitabilità,oltre a chiedere che dagli importi delle condanne pecuniarie fosse sottratta la somma di €. 30.000,00 trattenuta sul prezzo a garanzia dell'ultimazione dei lavori.…

3. I primi due motivi possono essere trattati congiuntamente, in quanto entrambi sollevano la questione deldies ad quem della penale, ed entrambi sono fondati.

Come emerge dagli atti del giudizio di merito, puntualmente riprodotti dalla ricorrente in ossequio ai principi di specificità ed autosufficienza, l’art. 4dell’atto notarile di vendita così recita: «[OSCURATO:PERSONA] convengono a carico della parte venditrice una penale pari ad Euro 100,00 (cento) per ogni giorno di ritardo nella consegna».

Alla luce del noto principio in claris non fit interpretatio,ha errato la Corte d’Appello nel ritenere «riduttiva» una lettura del testo contrattuale che non rispettasse la natura abitativa dell’immobile, ampliando la nozione di «consegna» fino a compren de re in essa i servizi che la società venditrice si era impegnata a realizzare (fornitura di energia elettrica, gas, acqua, sistema fognario) ; così in parte avvalorando l’interpretazione già fornita dal giudice di prime cure, il quale addirittura spingeva l’individuazione del momento in cui poteva dirsi effettivamente intervenuta la consegna alla data di rilascio del certificato di abitabilità.

Tale operazione interpretativa tradisce la corretta applicazione dei criteri ermeneutici di cui agli artt. 1362 e ss. cod. civ., governati da un principio di gerarchia interna in forza del quale i canoni strettamente interpretativi prevalgono su quelli interpretativi/integrativi, tanto da escludere la concreta operatività dei secondi quando l'applicazione dei primi risulti da sola sufficiente –come nel caso che ci occupa -a rendere palese la «comune intenzione delle parti stipulanti»(Cass. Sez. 3, n. 4923 del 02.03.2018 , in motivaz. ; Cass. Sez. 3, Sentenza n. 14432 del 15/07/2016).

A corroborare la sufficienza del testo negoziale interviene il ricorso ex art. 702- bis cod. proc. civ. notificato dagli acquirenti alla società venditrice, ove si fa espresso riferimento al pagamento della penale in relazione alla consegna materiale dell’immobile alla data del [OSCURATO:DATA_NASCITA].

La sentenza non si è attenuta ai suddetti principi.

4. Con il terzo motivo si deduce violazione degli artt. 115 e 132, n. 4) cod. proc. civ. - violazione e falsa applicazione degli artt. 1223 e 2697 cod. civ., in relazione all'art. 360 nn. 4) e 3) cod. proc. civ.

La ricorrente si duole del fatto che i giudici di merito hanno riconosciuto agli attori il risarcimento di danni per circa €. 15.000,00nonostante la contestazione specifica delle allegazioni avversarie, nell' an come nel quantumdelle pretese, la mancata deduzione di prove al riguardo e il mancato esperimento di alcuna istruttoria, trattandosi di lavori prevalentemente non dovuti dai venditori e non indicati neppure dalla CTU esperita e posta a base della condanna di eseguire le opere.

4.1. Il motivo è fondato, poiché si è in presenza di una motivazione apparente: la costante giurisprudenza di legittimità ritiene che tale vizio ricorre quando la motivazione, benché graficamente esistente, non renda, tuttavia, percepibile il fondamento della decisione, perché recante argomentazioni obbiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio convincimento, non potendosi lasciare all'interprete il compito di integrarla con le più varie, ipotetiche congetture (v. tra le tante: [OSCURATO:PERSONA].

U, Ordinanza n. 2767 del 30/01/2023, Rv. 666639 – 01; Cass. Sez.

U, Sentenza n. 22232 del 03/11/2016, Rv. 641526; Cass. Sez.

U, Sentenza n. 16599 del 2016; Cass. Sez. 6 - 1, Ordinanza n. 6758 del 01/03/2022, Rv. 664061; Cass. Sez. 6 - 5, Ordinanza n. 13977 del 23/05/2019, Rv. 654145; Cass. Sez. 3, Ordinanza n. 23123 del 28/07/2023, Rv. 668609 -01).

Rispetto alla questione della prova del risarcimento dei danni, il giudice di seconde curesi è limitato ad avallare l’argomentazione del Tribunale, sovrapponendo le voci dei lavori eseguiti dagli acquirenti , benchécontrattualmente garantiti dalla società venditrice , ai costi da essi effettivamente sostenuti per realizzarli (v. sentenza p. 3, 3° capoverso), senza invece riesaminare criticamente la questione alla luce delle censure che erano state mosse e senza adeguatamente esaminare le risultanze istruttorie in merito alla documentazione delle spese asseritamente sostenute.

5. Con il quarto motivo si deduce violazione degli artt. 112, 115 e 132, n. 4) cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione dell’art. 1382 e 1453 cod. civ., in relazione all'art. 360 nn. 4) e 3) cod. proc. civ.

Deduce la ricorrente l'erroneo rigetto della domanda riconvenzionale proposta da [OSCURATO:PERSONA] s.r.l. per ottenere il pagamento del saldo del prezzo di €. 30.000,00,nonostante gli attori stessi avessero in origine chiesto di compensare tale importo con le maggiori somme.

In ogni caso, avendo gli attori agito per l'adempimento e per il risarcimento del danno, le prestazioni sinallagmaticamente dovute rimanevano ferme ed intatte, salvo appunto il risarcimento del danno.

5.1. Ilmotivo è fondato, per la medesima ragione espressa al punto

3.1. (motivazione apparente).

La Corte d’Appello non ha spiegatoquali siano le ragioni per cui non ha condiviso l’interpretazione suggerita dall’appellante società in merito alla ritenzione dell’importo di €. 30.000,00, trattenuto dagli acquirenti alla data del rogito a garanzia del completamento delle opere che la venditrice si era impegnata a realizzare.

Né ha verificato se effettivamente le opere di cui all’art. 6 del contratto (richiamato dall’allora appellante) fossero state effettivamente eseguitedalla venditrice, sì da non poter giustificare la ritenzione della somma a garanzia.

6. Con il quinto motivo si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 1384, 1218 e 1343 cod. civ., con riferimento all’art. 360, comma 1, n. 3) cod. proc. civ.

I giudici di merito hanno omesso di esaminare il presupposto alternativo stabilito dalla legge per la riduzione della penale, consistente dell'avvenuto adempimento tardivo della prestazione principale di consegna dell'immobile.

Non hanno, poi, tenuto conto della ratiodell'istituto, che è quella di impedire che l'autonomia delle parti si spinga a consentire risarcimenti indebiti ed esorbitanti, come avvenuto nel caso di specie, in cui a fronte di un prezzo di vendita dell'immobile di €. 145.000,00 sono stati corrisposti ai venditori solo €115.000,00, mentre controparte pretende, a titolo di penale , una somma di oltre €. 300.000,00.

6.1. Anche il quinto motivo è fondato.

A prescindere dai risvolti punitivi, o comunque sanzionatori , rimarcati in più riprese e sotto diverse prospettive da attenta dottrina, la causa della penale (patto accessoriodotato di propria funzione e di proprio oggetto, collegato al contratto costitutivo dell'obbligazione) rimane pur sempre una causa risarcitoria: precisamente, la ragion pratica è quella del definire in anticipo e di vincolare la riparazione dovuta al creditore, così rafforzando la posizione creditoria.

L'esigenza che la penale assolva la sua funzione di preventiva determinazione del danno senza convertirsi in uno strumento di pena per il debitore, e di indebito arricchimento per il creditore, è espressa da l potere di riduzione riconosciuto al giudice dall’art. 1384 cod. civ., se l'obbligazione principale sia stata eseguita in parte, ovvero se l'ammontare della penale sia manifestamente eccessivo: potere funzionale a un interesse generale dell'ordinamento (Cass. Sez. 2, Ordinanza n. 33159 del 16/12/2019, Rv. 656304 -01).

6.1.1. Sotto il diverso profilo del bilanciamento degli opposti interessi delle parti, l’effetto di limitazione del diritto al risarcimento previsto dalla disciplina della clausola penale risponde all'interesse di certezza del debitore in ordine all'ammontare della prestazione accessoria di danno; interesse, a sua volta, limitato dalla possibilità consentita dalla legge al creditore di chiedere l'ulteriore danno rispetto alla penale, purché previamente convenuta tra le parti.

6.2. Nella pronuncia impugnata,la Corte distrettuale ha privilegiato l’aspetto di«remora all’inadempimento» rappresentata dalla penale in discussione, così giustificando non solo la sua misura ma anche la non necessitàdi una sua riduzione (v. sentenza p. 3, penultimo capoverso).

A tal proposito, questa Corte ha avuto occasione di stabilire che nell'esercizio del potere di riduzione della penale, i l criterio di riferimento per il giudice non è la valutazione della prestazione in sé astrattamente considerata, ma l'interesse che la parte ha, secondo le circostanze, all'adempimento di essa, tenendo conto delle ripercussioni dell'inadempimento sull'equilibrio delle prestazioni e della sua effettiva incidenza sulla situazione contrattuale concreta ( Cass. Sez. 3, Ordinanza n. 26901 del 20/09/2023, Rv. 669054 – 02 , richiamata in memoria dalla ricorrente).Più approfonditamente: ai fini dell'esercizio del potere di riduzione della penale, il giudice non deve valutare l'interesse del creditore con esclusivo riguardo al momento della stipulazione della clausola -come sembra indicare l'art. 1384 cod. c iv ., riferendosi all'interesse che il creditore «aveva» all'adempimento -ma tale interesse deve valutare anche con riguardo al momento in cui la prestazione è stata tardivamente eseguita, poiché anche nella fase attuativa del rapporto trovano applicazione i principi di solidarietà, correttezza e buona fede, dicui agli artt. 2 Cost., 1175 e 1375 cod. civ., conformativi dell'istituto della riduzione equitativa, dovendosi intendere, quindi, che la lettera dell'art. 1384 cod.civ., impiegando il verbo avere all'imperfetto, si riferisca soltanto all'identificazione dell'interesse del creditore, senza impedire che la valutazione di manifesta eccessività della penale tenga conto delle circostanze manifestatesi durante lo svolgimento del rapporto (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 11908 del 19/06/2020, Rv. 658162 –01).

6.3. Nel caso di specie, risulta agli atti che gli acquirenti aveva no ovviato essi stess i alla realizzazione dei servizi essenziali, rendendo così abitabile l’appartamento; inoltre, essi non vivono più nell’appartamento di cui è causa(come dichiarato nel controricorso, p. 19, 2° capoverso, circostanza non contestata in memoria), sì che dovrà essere valutata dal giudice di rinviola sussistenza ovvero la portata di un interesse attuale al completamento dei lavor i e. soprattutto la dedotta eccessività della caparra.

7. La sentenza merita, pertanto, di essere cassata, con rinvio per nuovo esamealla medesima Corte d’Appello in diversa composizione, che decider

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
a pronunciato la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n. 31272/2018 R.G. proposto da: [OSCURATO:PERSONA] S.R.L., elettivamente domiciliatain ROMA, VIA G. B. TIEPOLO, N. 4, presso lo studio dell’avvocato [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:CODICE_FISCALE]), rappresentato e difeso dall'avvocato [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:CODICE_FISCALE]); -ricorrente – contro [OSCURATO:PERSONA]' GABRIELE, [OSCURATO:PERSONA], elettivamente domiciliati in ROMA,[OSCURATO:PERSONA], N. 34 - B, presso lo studio dell’avvocato [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:CODICE_FISCALE]), rappresentat i e difes i dall'avvocato [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:CODICE_FISCALE]); -controricorrenti - avverso la SENTENZA d ella CORTE D'[OSCURATO:PERSONA] n. 1517/2018,depositata il 23/03/2018 ; udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 05/10/2023dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] 1. [OSCURATO:PERSONA] s.r.l. proponeva appello avverso la sentenza del Tribunale di Milano con la quale era stata condannata al risarcimento dei danni a favore degli acquirenti di un'unità immobiliare inserita in una corte oggetto di ristrutturazioniad essa affidate . 1.1. La vicenda giudiziaria era stata avviata da [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], i quali adivano il Tribunale di Milano deducendo: di aver stipulato con [OSCURATO:PERSONA] s.r.l., in data [OSCURATO:DATA_NASCITA],un preliminare di compravendita di un immobile in fase di ristrutturazione sito in [OSCURATO:PERSONA], in vista della loro unione matrimoniale prevista per giugno 2010; di avere pattuito un prezzo di acquisto di €145.000,00, con contestuale impegno della promittente venditrice all'esecuzione di opere sulle parti esterne dell'edificio da ultimare entro il 30.04.2010: impegno a fronte del quale [OSCURATO:PERSONA] s.r.l. riconosceva alla controparte il diritto di trattenere €30.000,00 sino all’ultimazione delle opere; di aver stipulato il rogito il 09.10.2009 in cui il termine di immissione degli acquirenti nel possesso materiale dell'immobile veniva posticipato al 31.10.2009, con previsione di una penale giornaliera di €100,00 per ogni giorno di ritardo. Sulla base dell'asserita mancata ultimazione dei lavori indicati in rogito, relativi al rifacimento delle parti comuni e agli allacciamenti dei servizi essenziali, [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] chiedevanoal Tribunale di Milano, con ricorso sommario ex art. 702 - bis cod. proc. civ.: l'accertamento del grave inadempimento di [OSCURATO:PERSONA] s.r.l., con conseguente decorrenza, ai fini risarcitori , della penale giornaliera stabilita dalla dalle parti, quantificata in € 70.000 ,00 ; il rimborso dei costi sostenuti per opere eseguite in luogo della promittente venditrice, quantificati in €15.000,00; la condanna della promittente venditrice all'ultimazione delle opere contrattualmente pattuite,nonché al rifacimento di quelle non effettuate a regola d'arte; il rilascio del certificato di agibilità dell'immobile. 2. La Corte d'appello di Milano accoglieva parzialmente l'appello disponendo che: - la somma a titolo di penale d eve essere corrisposta dagli appellanti sino alla data di completamento degli interventi, previsti in contratto e non eseguiti, non già come aveva previsto il Tribunale fino al rilascio del certificato di abitabilità dell'immobile; - è da rigettare, invece, la domanda di riduzione della penale, ritenendo giustificato l’importo convenuto in contratto; -il riconoscimento dell'importo di €14.498,00 va confermato, quale risarcimento dei danni per spese sostenute dagli appellati per ovviare alla mancanza di alcuni servizi essenziali, stante l’assenza di contestazione delle singole voci dei lavori da parte degli appellanti; -è da rigettare la richiesta di compensazione con le somme dovute dagli appellati dell'importo di €30.000,00 per il saldo, ritenuto dagli acquirenti a fronte dell’inadempimento degli appellanti. 3. Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per c assazione [OSCURATO:PERSONA] s.r.l.,affidandolo a cinque motivi e illustra ndolo con memoria. [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] depositando controricorsoillustrato da memoria. [OSCURATO:PERSONA] 1. Con il primo motivo si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 1362, 1363 e 1382 cod. civ., con riferimento all’art. 360, comma 1, n. 3) cod. proc. civ. Rileva la ricorrente che la penale per il ritardo di cui all'art. 4 del contratto di vendita accede esclusivamente all'obbligo di consegna e di trasmissione del possesso materiale del cespite immobiliare oggetto di vendita libero da persone e cose, non ha alcunché da spartire né con il rilascio del certificato di abitabilità, come ritenuto dal Tribunale in prime cure, né con l’esecuzione delle opere previste dall’art. 6 del contratto di vendita, né con quelle elencate dal giudice di prime cure nel secondo capo del dispositivo, come ritenuto dalla Corte d'appello. 2. Con il secondo motivo si deduce violazione degli artt. 112 e 115 cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione degli artt. 1382 e 1453 cod. civ., in relazione all'art.360, comma 1, nn. 4) e 3) cod. proc. civ. Lamenta la ricorrente che la stessa controparte nelle proprie domande correlava la domanda di pagamento della penale giornaliera per il ritardo unicamente alla consegna materiale dell'immobile libero da persone e cose, svolgendo separate domande di condanna all'adempimento mediante esecuzione delle opere non eseguite e consegna del certificato di abitabilità,oltre a chiedere che dagli importi delle condanne pecuniarie fosse sottratta la somma di €. 30.000,00 trattenuta sul prezzo a garanzia dell'ultimazione dei lavori.… 3. I primi due motivi possono essere trattati congiuntamente, in quanto entrambi sollevano la questione deldies ad quem della penale, ed entrambi sono fondati. Come emerge dagli atti del giudizio di merito, puntualmente riprodotti dalla ricorrente in ossequio ai principi di specificità ed autosufficienza, l’art. 4dell’atto notarile di vendita così recita: «[OSCURATO:PERSONA] convengono a carico della parte venditrice una penale pari ad Euro 100,00 (cento) per ogni giorno di ritardo nella consegna». Alla luce del noto principio in claris non fit interpretatio,ha errato la Corte d’Appello nel ritenere «riduttiva» una lettura del testo contrattuale che non rispettasse la natura abitativa dell’immobile, ampliando la nozione di «consegna» fino a compren de re in essa i servizi che la società venditrice si era impegnata a realizzare (fornitura di energia elettrica, gas, acqua, sistema fognario) ; così in parte avvalorando l’interpretazione già fornita dal giudice di prime cure, il quale addirittura spingeva l’individuazione del momento in cui poteva dirsi effettivamente intervenuta la consegna alla data di rilascio del certificato di abitabilità. Tale operazione interpretativa tradisce la corretta applicazione dei criteri ermeneutici di cui agli artt. 1362 e ss. cod. civ., governati da un principio di gerarchia interna in forza del quale i canoni strettamente interpretativi prevalgono su quelli interpretativi/integrativi, tanto da escludere la concreta operatività dei secondi quando l'applicazione dei primi risulti da sola sufficiente –come nel caso che ci occupa -a rendere palese la «comune intenzione delle parti stipulanti»(Cass. Sez. 3, n. 4923 del 02.03.2018 , in motivaz. ; Cass. Sez. 3, Sentenza n. 14432 del 15/07/2016). A corroborare la sufficienza del testo negoziale interviene il ricorso ex art. 702- bis cod. proc. civ. notificato dagli acquirenti alla società venditrice, ove si fa espresso riferimento al pagamento della penale in relazione alla consegna materiale dell’immobile alla data del [OSCURATO:DATA_NASCITA]. La sentenza non si è attenuta ai suddetti principi. 4. Con il terzo motivo si deduce violazione degli artt. 115 e 132, n. 4) cod. proc. civ. - violazione e falsa applicazione degli artt. 1223 e 2697 cod. civ., in relazione all'art. 360 nn. 4) e 3) cod. proc. civ. La ricorrente si duole del fatto che i giudici di merito hanno riconosciuto agli attori il risarcimento di danni per circa €. 15.000,00nonostante la contestazione specifica delle allegazioni avversarie, nell' an come nel quantumdelle pretese, la mancata deduzione di prove al riguardo e il mancato esperimento di alcuna istruttoria, trattandosi di lavori prevalentemente non dovuti dai venditori e non indicati neppure dalla CTU esperita e posta a base della condanna di eseguire le opere. 4.1. Il motivo è fondato, poiché si è in presenza di una motivazione apparente: la costante giurisprudenza di legittimità ritiene che tale vizio ricorre quando la motivazione, benché graficamente esistente, non renda, tuttavia, percepibile il fondamento della decisione, perché recante argomentazioni obbiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio convincimento, non potendosi lasciare all'interprete il compito di integrarla con le più varie, ipotetiche congetture (v. tra le tante: [OSCURATO:PERSONA]. U, Ordinanza n. 2767 del 30/01/2023, Rv. 666639 – 01; Cass. Sez. U, Sentenza n. 22232 del 03/11/2016, Rv. 641526; Cass. Sez. U, Sentenza n. 16599 del 2016; Cass. Sez. 6 - 1, Ordinanza n. 6758 del 01/03/2022, Rv. 664061; Cass. Sez. 6 - 5, Ordinanza n. 13977 del 23/05/2019, Rv. 654145; Cass. Sez. 3, Ordinanza n. 23123 del 28/07/2023, Rv. 668609 -01). Rispetto alla questione della prova del risarcimento dei danni, il giudice di seconde curesi è limitato ad avallare l’argomentazione del Tribunale, sovrapponendo le voci dei lavori eseguiti dagli acquirenti , benchécontrattualmente garantiti dalla società venditrice , ai costi da essi effettivamente sostenuti per realizzarli (v. sentenza p. 3, 3° capoverso), senza invece riesaminare criticamente la questione alla luce delle censure che erano state mosse e senza adeguatamente esaminare le risultanze istruttorie in merito alla documentazione delle spese asseritamente sostenute. 5. Con il quarto motivo si deduce violazione degli artt. 112, 115 e 132, n. 4) cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione dell’art. 1382 e 1453 cod. civ., in relazione all'art. 360 nn. 4) e 3) cod. proc. civ. Deduce la ricorrente l'erroneo rigetto della domanda riconvenzionale proposta da [OSCURATO:PERSONA] s.r.l. per ottenere il pagamento del saldo del prezzo di €. 30.000,00,nonostante gli attori stessi avessero in origine chiesto di compensare tale importo con le maggiori somme. In ogni caso, avendo gli attori agito per l'adempimento e per il risarcimento del danno, le prestazioni sinallagmaticamente dovute rimanevano ferme ed intatte, salvo appunto il risarcimento del danno. 5.1. Ilmotivo è fondato, per la medesima ragione espressa al punto 3.1. (motivazione apparente). La Corte d’Appello non ha spiegatoquali siano le ragioni per cui non ha condiviso l’interpretazione suggerita dall’appellante società in merito alla ritenzione dell’importo di €. 30.000,00, trattenuto dagli acquirenti alla data del rogito a garanzia del completamento delle opere che la venditrice si era impegnata a realizzare. Né ha verificato se effettivamente le opere di cui all’art. 6 del contratto (richiamato dall’allora appellante) fossero state effettivamente eseguitedalla venditrice, sì da non poter giustificare la ritenzione della somma a garanzia. 6. Con il quinto motivo si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 1384, 1218 e 1343 cod. civ., con riferimento all’art. 360, comma 1, n. 3) cod. proc. civ. I giudici di merito hanno omesso di esaminare il presupposto alternativo stabilito dalla legge per la riduzione della penale, consistente dell'avvenuto adempimento tardivo della prestazione principale di consegna dell'immobile. Non hanno, poi, tenuto conto della ratiodell'istituto, che è quella di impedire che l'autonomia delle parti si spinga a consentire risarcimenti indebiti ed esorbitanti, come avvenuto nel caso di specie, in cui a fronte di un prezzo di vendita dell'immobile di €. 145.000,00 sono stati corrisposti ai venditori solo €115.000,00, mentre controparte pretende, a titolo di penale , una somma di oltre €. 300.000,00. 6.1. Anche il quinto motivo è fondato. A prescindere dai risvolti punitivi, o comunque sanzionatori , rimarcati in più riprese e sotto diverse prospettive da attenta dottrina, la causa della penale (patto accessoriodotato di propria funzione e di proprio oggetto, collegato al contratto costitutivo dell'obbligazione) rimane pur sempre una causa risarcitoria: precisamente, la ragion pratica è quella del definire in anticipo e di vincolare la riparazione dovuta al creditore, così rafforzando la posizione creditoria. L'esigenza che la penale assolva la sua funzione di preventiva determinazione del danno senza convertirsi in uno strumento di pena per il debitore, e di indebito arricchimento per il creditore, è espressa da l potere di riduzione riconosciuto al giudice dall’art. 1384 cod. civ., se l'obbligazione principale sia stata eseguita in parte, ovvero se l'ammontare della penale sia manifestamente eccessivo: potere funzionale a un interesse generale dell'ordinamento (Cass. Sez. 2, Ordinanza n. 33159 del 16/12/2019, Rv. 656304 -01). 6.1.1. Sotto il diverso profilo del bilanciamento degli opposti interessi delle parti, l’effetto di limitazione del diritto al risarcimento previsto dalla disciplina della clausola penale risponde all'interesse di certezza del debitore in ordine all'ammontare della prestazione accessoria di danno; interesse, a sua volta, limitato dalla possibilità consentita dalla legge al creditore di chiedere l'ulteriore danno rispetto alla penale, purché previamente convenuta tra le parti. 6.2. Nella pronuncia impugnata,la Corte distrettuale ha privilegiato l’aspetto di«remora all’inadempimento» rappresentata dalla penale in discussione, così giustificando non solo la sua misura ma anche la non necessitàdi una sua riduzione (v. sentenza p. 3, penultimo capoverso). A tal proposito, questa Corte ha avuto occasione di stabilire che nell'esercizio del potere di riduzione della penale, i l criterio di riferimento per il giudice non è la valutazione della prestazione in sé astrattamente considerata, ma l'interesse che la parte ha, secondo le circostanze, all'adempimento di essa, tenendo conto delle ripercussioni dell'inadempimento sull'equilibrio delle prestazioni e della sua effettiva incidenza sulla situazione contrattuale concreta ( Cass. Sez. 3, Ordinanza n. 26901 del 20/09/2023, Rv. 669054 – 02 , richiamata in memoria dalla ricorrente).Più approfonditamente: ai fini dell'esercizio del potere di riduzione della penale, il giudice non deve valutare l'interesse del creditore con esclusivo riguardo al momento della stipulazione della clausola -come sembra indicare l'art. 1384 cod. c iv ., riferendosi all'interesse che il creditore «aveva» all'adempimento -ma tale interesse deve valutare anche con riguardo al momento in cui la prestazione è stata tardivamente eseguita, poiché anche nella fase attuativa del rapporto trovano applicazione i principi di solidarietà, correttezza e buona fede, dicui agli artt. 2 Cost., 1175 e 1375 cod. civ., conformativi dell'istituto della riduzione equitativa, dovendosi intendere, quindi, che la lettera dell'art. 1384 cod.civ., impiegando il verbo avere all'imperfetto, si riferisca soltanto all'identificazione dell'interesse del creditore, senza impedire che la valutazione di manifesta eccessività della penale tenga conto delle circostanze manifestatesi durante lo svolgimento del rapporto (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 11908 del 19/06/2020, Rv. 658162 –01). 6.3. Nel caso di specie, risulta agli atti che gli acquirenti aveva no ovviato essi stess i alla realizzazione dei servizi essenziali, rendendo così abitabile l’appartamento; inoltre, essi non vivono più nell’appartamento di cui è causa(come dichiarato nel controricorso, p. 19, 2° capoverso, circostanza non contestata in memoria), sì che dovrà essere valutata dal giudice di rinviola sussistenza ovvero la portata di un interesse attuale al completamento dei lavor i e. soprattutto la dedotta eccessività della caparra. 7. La sentenza merita, pertanto, di essere cassata, con rinvio per nuovo esamealla medesima Corte d’Appello in diversa composizione, che decider
Sentenza Cassazione n. 10014/2024 — Fons Iuris — Fons Iuris