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CassazionesentenzaSezione 6Decisione del 13 luglio 2021

Cassazione n. 35232/2021

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la seguente ORDINANZA sul ricorso 5500- 2019 proposto da: MINISTERO DELL'ISTRUZIONE DELL'UNIVERSITÀ' E DELLA RICERCA, in persona del Ministro pro tempore, domiciliato ope legis in [OSCURATO:PERSONA] 12 presso gli uffici dell'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO dalla quale è rappresentato e difeso - ricorrente - contro [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA] - intimati - avverso la sentenza n. 276/2018 della CORTE D'APPELLO di VENEZIA, depositata il 3/08/2018; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 13/07/2021 dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA]

1. la Corte d'Appello di Venezia, adita con appello principale dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e con impugnazione incidentale da [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Treviso che aveva accolto la domanda di riconoscimento a fini economici dell'anzianità lavorativa maturata sulla base di contratti a termine, ha limitato il riconoscimento stesso, quanto alla posizione di [OSCURATO:PERSONA], ai soli servizi prestati successivamente al 10 luglio 2001 e ha esteso il diritto anche agli effetti giuridici derivanti dall'anzianità;

2. la Corte territoriale ha premesso che gli originari ricorrenti, tutti assunti con contratti a tempo determinato, avevano agito in giudizio per ottenere, oltre all'applicazione del principio di non discriminazione, anche la dichiarazione di illegittimità dei termini apposti ai contratti medesimi nonché l'accertamento dell'avvenuta instaurazione di un rapporto a tempo indeterminato;

3. queste ultime domande, rigettate dal Tribunale, erano state riproposte con appello incidentale, al quale gli appellanti incidentali avevano, poi, rinunciato dando atto dell'assunzione a tempo indeterminato avvenuta in pendenza del giudizio; Ric. 2019 n. 05500 sez.

ML - ud. 13-07-2021 -2-

4. il giudice d'appello, richiamata giurisprudenza della Corte di Giustizia e di questa Corte, ha ritenuto condivisibile la sentenza del Tribunale che aveva disapplicato le disposizioni contrattuali con le quali la retribuzione degli assunti a tempo determinato è stata parametrata al «trattamento economico iniziale previsto per il corrispondente personale con contratto di lavoro a tempo indeterminato», senza riconoscimento delle maggiorazioni derivanti dall'anzianità di servizio, ed ha rilevato che la disparità di trattamento non era giustificata da ragioni oggettive inerenti il contenuto della prestazione;

5. ha aggiunto che il Ministero, per escludere la fondatezza della domanda, non poteva fare leva sulla circostanza che al momento dell'immissione in ruolo sarebbe stata riconosciuta l'anzianità pregressa, atteso che detto riconoscimento, tra l'altro solo eventuale, non si estende «alle differenze retributive maturate in ragione dell'anzianità acquisita nel periodo in cui il rapporto di lavoro è stato a termine» e quindi l'argomento finiva per risolversi in un'ulteriore conferma del trattamento discriminatorio subito dal personale assunto a tempo determinato;

6. per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso il MIUR sulla base di due motivi, ai quali non hanno opposto difese i litisconsorti indicati in epigrafe, rimasti intimati;

7. la proposta del relatore, ai sensi dell'art. 380-bis cod. proc. civ., è stata notificata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell'adunanza in camera di consiglio non partecipata. [OSCURATO:PERSONA] Ric. 2019 n. 05500 sez.

ML - ud. 13-07-2021 -3-

1. il ricorso denuncia con entrambi i motivi, formulati ai sensi dell'art. 360 n. 3 cod. proc. civ., la violazione e falsa applicazione dell'art. 485 d.lgs. n. 297/1994 ( 1° e 2° motivo), dell'art. 83 d.P.R. n. 417/1974 ( 1° motivo), degli artt. 489 e 526 T.U. n. 297/1994 ( 2° motivo), dell'art.101 Cost. e sostiene, in sintesi, che il servizio integralmente computabile ai fini della ricostruzione della carriera è solo quello prestato nel ruolo inferiore mentre l'anzianità maturata sulla base di contratti a termine assume rilievo solo nei limiti fissati dalle disposizioni richiamate in rubrica, che non realizzano alcuna discriminazione in quanto delineano un meccanismo caratterizzato da elementi di favore per il lavoratore (180 giorni di lavoro considerati come anno di servizio; supplenze spezzoni di cattedra equiparate al servizio a tempo pieno) ed arrotondamenti compensativi;

2. il ricorso è inammissibile, come già ritenuto in fattispecie analoga da Cass. n. 11910/2021, perché le censure svolgono considerazioni non riferibili all'azione effettivamente esperita e, quindi, prive di specifica necessaria attinenza al decisum;

3. occorre premettere che, come affermato in motivazione da Cass. n. 17314/2020 e da Cass. n. 31149/2019, l'anzianità di servizio maturata sulla base di contratti a tempo determinato può essere fatta valere dal personale docente ed amministrativo della scuola sia per rivendicare, in relazione ai contratti a termine intercorsi fra le parti, le maggiorazioni retributive connesse all'anzianità stessa, sia per richiedere, successivamente all'immissione in ruolo ed alla stipula del contratto a tempo indeterminato, la ricostruzione della carriera ed il riconoscimento, a fini giuridici ed economici, del servizio in precedenza prestato;

3.1. si tratta di pretese che, seppure fondate entrambe sulla clausola 4 dell'[OSCURATO:PERSONA] allegato alla direttiva 99/70/CE, non sono Ric. 2019 n. 05500 sez.

ML - ud. 13-07-2021 -4- sovrapponibili, sia perché fondate su elementi costitutivi diversi (in un caso la sola successione dei contratti a termine, nell'altro la prestazione a tempo detetininato seguita dall'immissione in ruolo), sia in quanto non coincidenti sono le disposizioni legali e contrattuali che vengono in rilievo;

3.2. in particolare per la prima delle due azioni il quadro normativo e contrattuale interno è rappresentato dai CCNL succedutisi nel tempo che, nel ribadire un criterio già indicato da dall'art. 526 del d.lgs. n. 297/1994, parametra la retribuzione spettante all'assunto a tempo determinato a quella «iniziale» prevista per il personale di ruolo ( cfr. Cass. n. 22558/2016, richiamata da numerose successive pronunce), mentre la ricostruzione della carriera successiva all'immissione in ruolo trova la sua disciplina negli artt. 485 e seguenti del d.lgs. n. 297/1994 per il personale docente e negli artt. 569 e seguenti del richiamato T.U. ( cfr. Cass. n. 31149/ 2019 e Cass. n. 31150/2019);

3.3. il giudice, quindi, in un caso è tenuto a verificare la compatibilità con il diritto dell'Unione della disciplina contrattuale che, in pendenza di rapporto a termine, non assegna alcun rilievo all'anzianità di servizio maturata, nell'altro se sia giustificata l'abbattimento dell'anzianità stessa che il legislatore nazionale ha operato riconoscendo solo parzialmente l'anzianità medesima, una volta concluso il contratto a tempo indeterminato;

4. nello storico di lite si è evidenziato che la Corte territoriale ha dato atto del contenuto originario delle domande, proposte da assunti a tempo determinato non ancora immessi in ruolo per ottenere, in pendenza di rapporto a termine, il medesimo trattamento riservato al personale di ruolo e ha anche rilevato che la stabilizzazione era stata ottenuta dagli originari ricorrenti solo successivamente alla proposizione del giudizio di appello; Ric. 2019 n. 05500 sez.

ML - ud. 13-07-2021 -5-

5. oggetto del giudizio, quindi, non era, né poteva esserlo, la domanda di ricostruzione della carriera ex art. 485 d.lgs. n. 297/1994, alla quale la Corte territoriale ha fatto riferimento solo in via argomentativa per escludere che la discriminazione subita in pendenza di rapporto a termine, potesse essere giustificata dal riconoscimento dell'anzianità successivo all'immissione in ruolo;

6. la ratio decidendi della sentenza impugnata è fondata sull'assenza di ragioni oggettive che giustifichino la diversità di trattamento, giuridico ed economico, fra assunti a tempo determinato e indeterminato nell'arco temporale in cui si svolge il rapporto a termine e, rispetto a detta ratio, del tutto inconferenti sono le considerazioni sviluppate nel ricorso;

7. la giurisprudenza di questa Corte è consolidata nell'affermare che nel giudizio di cassazione i motivi devono avere i caratteri della specificità, completezza e riferibilità alla decisione impugnata, il che comporta l'esatta individuazione del capo di pronunzia impugnata e l'esposizione di ragioni che illustrino in modo intelligibile ed esauriente le ragioni per le quali quel capo è affetto dal vizio denunciato;

7.1. se ne è tratta la conseguenza che la proposizione di censure prive di specifica attinenza al decisum della sentenza impugnata è assimilabile alla mancata enunciazione dei motivi, richiesta dall'art. 366 n.4 cod. proc. civ., e determina l'inammissibilità, in tutto o in parte del ricorso, rilevabile anche d'ufficio ( cfr. fra le tante Cass. n. 20910/2017, Cass. n. 17125/2007, Cass.

S.U. n. 14385/2007);

8. non occorre provvedere sulle spese perché [OSCURATO:PERSONA] e gli altri litisconsorti indicati in epigrafe sono rimasti intimati;

9. non occorre dare atto, ai fini e per gli effetti precisati da Cass.

S.U. n. 4315/2020, della sussistenza delle condizioni processuali di cui all'art. 13 c. 1 quater d.P.R. n. 115 del 2002 perché la norma non può Ric. 2019 n. 05500 sez.

ML - ud. 13-07-2021 -6- trovare applicazione nei confronti di quelle parti che, come le Amministrazioni dello Stato, mediante il meccanismo della prenotazione a debito siano istituzionalmente esonerate, per valutazione normativa della loro qualità soggettiva, dal materiale versamento del contributo (Cass.

S.U. n. 9938/2014; Cass. n. 1778/2016; Cass. n. 28250/2017).

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il rico

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
la seguente ORDINANZA sul ricorso 5500- 2019 proposto da: MINISTERO DELL'ISTRUZIONE DELL'UNIVERSITÀ' E DELLA RICERCA, in persona del Ministro pro tempore, domiciliato ope legis in [OSCURATO:PERSONA] 12 presso gli uffici dell'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO dalla quale è rappresentato e difeso - ricorrente - contro [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA] - intimati - avverso la sentenza n. 276/2018 della CORTE D'APPELLO di VENEZIA, depositata il 3/08/2018; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 13/07/2021 dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] 1. la Corte d'Appello di Venezia, adita con appello principale dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e con impugnazione incidentale da [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Treviso che aveva accolto la domanda di riconoscimento a fini economici dell'anzianità lavorativa maturata sulla base di contratti a termine, ha limitato il riconoscimento stesso, quanto alla posizione di [OSCURATO:PERSONA], ai soli servizi prestati successivamente al 10 luglio 2001 e ha esteso il diritto anche agli effetti giuridici derivanti dall'anzianità; 2. la Corte territoriale ha premesso che gli originari ricorrenti, tutti assunti con contratti a tempo determinato, avevano agito in giudizio per ottenere, oltre all'applicazione del principio di non discriminazione, anche la dichiarazione di illegittimità dei termini apposti ai contratti medesimi nonché l'accertamento dell'avvenuta instaurazione di un rapporto a tempo indeterminato; 3. queste ultime domande, rigettate dal Tribunale, erano state riproposte con appello incidentale, al quale gli appellanti incidentali avevano, poi, rinunciato dando atto dell'assunzione a tempo indeterminato avvenuta in pendenza del giudizio; Ric. 2019 n. 05500 sez. ML - ud. 13-07-2021 -2- 4. il giudice d'appello, richiamata giurisprudenza della Corte di Giustizia e di questa Corte, ha ritenuto condivisibile la sentenza del Tribunale che aveva disapplicato le disposizioni contrattuali con le quali la retribuzione degli assunti a tempo determinato è stata parametrata al «trattamento economico iniziale previsto per il corrispondente personale con contratto di lavoro a tempo indeterminato», senza riconoscimento delle maggiorazioni derivanti dall'anzianità di servizio, ed ha rilevato che la disparità di trattamento non era giustificata da ragioni oggettive inerenti il contenuto della prestazione; 5. ha aggiunto che il Ministero, per escludere la fondatezza della domanda, non poteva fare leva sulla circostanza che al momento dell'immissione in ruolo sarebbe stata riconosciuta l'anzianità pregressa, atteso che detto riconoscimento, tra l'altro solo eventuale, non si estende «alle differenze retributive maturate in ragione dell'anzianità acquisita nel periodo in cui il rapporto di lavoro è stato a termine» e quindi l'argomento finiva per risolversi in un'ulteriore conferma del trattamento discriminatorio subito dal personale assunto a tempo determinato; 6. per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso il MIUR sulla base di due motivi, ai quali non hanno opposto difese i litisconsorti indicati in epigrafe, rimasti intimati; 7. la proposta del relatore, ai sensi dell'art. 380-bis cod. proc. civ., è stata notificata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell'adunanza in camera di consiglio non partecipata. [OSCURATO:PERSONA] Ric. 2019 n. 05500 sez. ML - ud. 13-07-2021 -3- 1. il ricorso denuncia con entrambi i motivi, formulati ai sensi dell'art. 360 n. 3 cod. proc. civ., la violazione e falsa applicazione dell'art. 485 d.lgs. n. 297/1994 ( 1° e 2° motivo), dell'art. 83 d.P.R. n. 417/1974 ( 1° motivo), degli artt. 489 e 526 T.U. n. 297/1994 ( 2° motivo), dell'art.101 Cost. e sostiene, in sintesi, che il servizio integralmente computabile ai fini della ricostruzione della carriera è solo quello prestato nel ruolo inferiore mentre l'anzianità maturata sulla base di contratti a termine assume rilievo solo nei limiti fissati dalle disposizioni richiamate in rubrica, che non realizzano alcuna discriminazione in quanto delineano un meccanismo caratterizzato da elementi di favore per il lavoratore (180 giorni di lavoro considerati come anno di servizio; supplenze spezzoni di cattedra equiparate al servizio a tempo pieno) ed arrotondamenti compensativi; 2. il ricorso è inammissibile, come già ritenuto in fattispecie analoga da Cass. n. 11910/2021, perché le censure svolgono considerazioni non riferibili all'azione effettivamente esperita e, quindi, prive di specifica necessaria attinenza al decisum; 3. occorre premettere che, come affermato in motivazione da Cass. n. 17314/2020 e da Cass. n. 31149/2019, l'anzianità di servizio maturata sulla base di contratti a tempo determinato può essere fatta valere dal personale docente ed amministrativo della scuola sia per rivendicare, in relazione ai contratti a termine intercorsi fra le parti, le maggiorazioni retributive connesse all'anzianità stessa, sia per richiedere, successivamente all'immissione in ruolo ed alla stipula del contratto a tempo indeterminato, la ricostruzione della carriera ed il riconoscimento, a fini giuridici ed economici, del servizio in precedenza prestato; 3.1. si tratta di pretese che, seppure fondate entrambe sulla clausola 4 dell'[OSCURATO:PERSONA] allegato alla direttiva 99/70/CE, non sono Ric. 2019 n. 05500 sez. ML - ud. 13-07-2021 -4- sovrapponibili, sia perché fondate su elementi costitutivi diversi (in un caso la sola successione dei contratti a termine, nell'altro la prestazione a tempo detetininato seguita dall'immissione in ruolo), sia in quanto non coincidenti sono le disposizioni legali e contrattuali che vengono in rilievo; 3.2. in particolare per la prima delle due azioni il quadro normativo e contrattuale interno è rappresentato dai CCNL succedutisi nel tempo che, nel ribadire un criterio già indicato da dall'art. 526 del d.lgs. n. 297/1994, parametra la retribuzione spettante all'assunto a tempo determinato a quella «iniziale» prevista per il personale di ruolo ( cfr. Cass. n. 22558/2016, richiamata da numerose successive pronunce), mentre la ricostruzione della carriera successiva all'immissione in ruolo trova la sua disciplina negli artt. 485 e seguenti del d.lgs. n. 297/1994 per il personale docente e negli artt. 569 e seguenti del richiamato T.U. ( cfr. Cass. n. 31149/ 2019 e Cass. n. 31150/2019); 3.3. il giudice, quindi, in un caso è tenuto a verificare la compatibilità con il diritto dell'Unione della disciplina contrattuale che, in pendenza di rapporto a termine, non assegna alcun rilievo all'anzianità di servizio maturata, nell'altro se sia giustificata l'abbattimento dell'anzianità stessa che il legislatore nazionale ha operato riconoscendo solo parzialmente l'anzianità medesima, una volta concluso il contratto a tempo indeterminato; 4. nello storico di lite si è evidenziato che la Corte territoriale ha dato atto del contenuto originario delle domande, proposte da assunti a tempo determinato non ancora immessi in ruolo per ottenere, in pendenza di rapporto a termine, il medesimo trattamento riservato al personale di ruolo e ha anche rilevato che la stabilizzazione era stata ottenuta dagli originari ricorrenti solo successivamente alla proposizione del giudizio di appello; Ric. 2019 n. 05500 sez. ML - ud. 13-07-2021 -5- 5. oggetto del giudizio, quindi, non era, né poteva esserlo, la domanda di ricostruzione della carriera ex art. 485 d.lgs. n. 297/1994, alla quale la Corte territoriale ha fatto riferimento solo in via argomentativa per escludere che la discriminazione subita in pendenza di rapporto a termine, potesse essere giustificata dal riconoscimento dell'anzianità successivo all'immissione in ruolo; 6. la ratio decidendi della sentenza impugnata è fondata sull'assenza di ragioni oggettive che giustifichino la diversità di trattamento, giuridico ed economico, fra assunti a tempo determinato e indeterminato nell'arco temporale in cui si svolge il rapporto a termine e, rispetto a detta ratio, del tutto inconferenti sono le considerazioni sviluppate nel ricorso; 7. la giurisprudenza di questa Corte è consolidata nell'affermare che nel giudizio di cassazione i motivi devono avere i caratteri della specificità, completezza e riferibilità alla decisione impugnata, il che comporta l'esatta individuazione del capo di pronunzia impugnata e l'esposizione di ragioni che illustrino in modo intelligibile ed esauriente le ragioni per le quali quel capo è affetto dal vizio denunciato; 7.1. se ne è tratta la conseguenza che la proposizione di censure prive di specifica attinenza al decisum della sentenza impugnata è assimilabile alla mancata enunciazione dei motivi, richiesta dall'art. 366 n.4 cod. proc. civ., e determina l'inammissibilità, in tutto o in parte del ricorso, rilevabile anche d'ufficio ( cfr. fra le tante Cass. n. 20910/2017, Cass. n. 17125/2007, Cass. S.U. n. 14385/2007); 8. non occorre provvedere sulle spese perché [OSCURATO:PERSONA] e gli altri litisconsorti indicati in epigrafe sono rimasti intimati; 9. non occorre dare atto, ai fini e per gli effetti precisati da Cass. S.U. n. 4315/2020, della sussistenza delle condizioni processuali di cui all'art. 13 c. 1 quater d.P.R. n. 115 del 2002 perché la norma non può Ric. 2019 n. 05500 sez. ML - ud. 13-07-2021 -6- trovare applicazione nei confronti di quelle parti che, come le Amministrazioni dello Stato, mediante il meccanismo della prenotazione a debito siano istituzionalmente esonerate, per valutazione normativa della loro qualità soggettiva, dal materiale versamento del contributo (Cass. S.U. n. 9938/2014; Cass. n. 1778/2016; Cass. n. 28250/2017). P.Q.M. La Corte dichiara inammissibile il rico