CassazionesentenzaSezione 1Decisione del 3 marzo 2025
Cassazione n. 19452/2025
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
nciato la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso l'ordinanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA] del TRIBUNALE di Salerno udita la relazione del [OSCURATO:PERSONA]; udito il P.G., [OSCURATO:PERSONA], che ha chiesto dichiararsi l’inammissibilità del ricorso; udito il difensore del ricorrente, avv. [OSCURATO:PERSONA], che ha insistito per l’accoglimento del ricorso. Ritenuto in fatto 1. Con ordinanza del 17 febbraio 2025, depositata il 3 marzo 2025, il Tribunale del riesame di Salerno ha confermato l’ordinanza cautelare di applicazione de gli arresti domiciliarinei confronti di [OSCURATO:PERSONA] emessa dal g iudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salernoin relazione ai reat i di cui agli artt. 12, comma 1, e 12, comma 5, d. lgs. 25 luglio 1998, n. 286,commessi in Salerno da ottobre 2020 a marzo 2022 . In particolare, secondo la ricostruzione de l g . i . p ., confermat a dal T ribunale del riesame,l'indagato avrebbe commesso atti idonei a promuovere l' ingresso nel territorio dello Stato di 134 cittadini extracomunitari ed altri diretti a favorire la permanenza nel territorio di altri 4 di essi mediante inoltro di i stanze finalizzate alla costituzione di un rapporto di lavoro dipendente fittizio supportato da produzioni documentali altrettanto fittizie su fatturato e terreni in disponibilità delle aziendedi cui era titolare. A suo carico, secondo l’ordinanza impugnata, vi erano dichiarazioni di correi, intercettazioni di conversazioni, e produzioni documentali. Nell’ordinanza del riesame si sostiene anche che sussistano esigenze cautelari rinvenute nella presunzione di cui all’art. 275 cod. proc. pen. che assiste il titolo di reato e comunque nella esistenza di prossime occasioni di reato costituite dai periodici click day per la regolarizzazione dei rapporti di lavoro con immigrati. 2. Avverso il predetto provvedimento ha proposto ricorso l'indagato,per il tramite del difensore,con i seguenti motivi, di seguito esposti nei limiti strettamente necessari ex art. 173 disp. att. cod. proc. pen. Con il primo motivo deduce inosservanza della norma processuale dell'art. 309 commi 9 e 10, cod. proc. pen., in quanto il Tribunale del riesame ha depositato l’ordinanza soltanto il 3 marzo 2025,mentre non risulta depositato il relativo dispositivo; la misura è,pertanto, divenuta inefficace . Con il secondo motivo deduce inosservanza della norma processuale degli artt.405 e 407cod. proc. pen. perché la responsabilità dell'imputato è stat a desunta da atti che erano da ritenere inutilizzabili in quanto acquisiti una volta scaduto il termine delle indagini preliminari;il termine di durata delle indagini preliminari avrebbe dovuto farsi decorrere, infatti, dal 21 f ebbraio 2023 , data dell'informativa conclusiva della polizia giudiziaria,e non dal 2 aprile 2024, data in cui in concreto il pubblico ministero ha iscritto il ricorrente nel registro degli indagati; è vero che al procedimento in esame non è applicabile ratione temporisl'art.335-quater cod. proc. pen., però il T ribunale non poteva esimersi dal verificare in quale data è insorto l’obbligo per il pubblico ministero di iscrivere il ricorrente nel registro degli indagati. Con il terzo motivo deduce violazione dell'art. 309 cod. proc. pen. in quanto il Tribunale del riesame ha illegittimamente respinto l'eccezione sulla inutilizzabilità degli interrogatori di garanzia degli altri indagati, atteso che il Tribunale può valutare soltanto gli atti presi in esame dal g.i.p.al momento di emissione della misura, e non quelli sopravvenuti. Con il quarto motivo deduce violazione dell'art. 291 cod. proc. pen. in quanto il pubblico ministeronon aveva chiesto alcuna misura nei confronti del ricorrente; soltanto dopo la richiesta di chiarimenti da parte del g.i.p., il p.m.ha precisato che la richiesta di misura riguardava anche il ricorrente,però il chiarimento non inficia l'eccezione atteso che sulla posizione del ricorrente non c’è alcuna valutazione dei gravi indizi di colpevolezza. Con il quinto motivo deduce violazione di legge in punto di gravi indizi di colpevolezza per il reato ascritto, in quanto nessuna intercettazione riguarda la posizione del ricorrente,vi è un errore nella conversazione tra Nappi e tale [OSCURATO:PERSONA], che è definito marito di Anna T rippa, che invece è la moglie del ricorrente ; le affermazioni eteroaccusatorie di Nappi difettano di riscontri;le presunte dazioni di denaro desunte dall'agenda sequestrata sono relative all'anno 2023,e quindi sono successive al periodo dell'imputazione;il ricorrente non è mai nominato da altri coindagati . Con il sesto motivo deduce violazione di legge in punto di esigenze cautelari, in quanto il T ribunale ha valorizzato a tal fine l’occasione di delitto derivante da i precaricamentiper i flussi per il click day previsto a f ebbraio 2025 , che però è circostanza riferitain atti da un'annotazione di polizia giudiziaria successiva all'ordinanza impugnata, che quindi non avrebbe dovuto essere utilizzata per ricavare le esigenze cautelari. 3. La difesa dell’indagato ha chiesto la discussione orale. Con requisitoria orale il Procuratore Generale , [OSCURATO:PERSONA] , ha chiesto dichiararsi l’inammissibilità del ricorso. Il difensore del ricorrente, avv. [OSCURATO:PERSONA], ha insistito per l’accoglimento del ricorso. Considerato in diritto Il ricorso è infondato. 1. Il primo motivo è manifestamente infondato. Dalla lettura degli atti, cui la Corte può accedere attesa la natura del vizio dedotto (Sez. U, n. 42792 del 31/10/2001, Policastro, Rv. 220093), emerge che il dispositivo della decisione del Tribunale del riesame è stato depositato il 17 febbraio 2025, ovvero lo stesso giorno dell’udienza camerale,come da attestazione del cancelliere posta in calce al provvedimento.Il 3 marzo 2025 , com e riferisce lo stesso ricors o , è stata depositata anche la motivazione dell’ordinanza. Ne consegue che sono stati rispettati sia il termine di 10 giorni di cui all’art. 309, comma 9, cod. proc. pen., che quello di 30 giorni di cui al comma 10 della medesima previsione. 2. Anche il secondo motivo è manifestamente infondato. Nel sistema antecedente l’entrata in vigore dell'art.335-quater cod. proc. pen. - ancora applicabile al procedimento in esame, in quanto regolato dalla norma transitoria dell'art. 88-bis, comma 1, d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150-la giurisprudenza di legittimità era giunta alla conclusione che “il termine di durata delle indagini preliminari decorre dalla data in cui il pubblico ministero ha iscritto, nel registro delle notizie di reato, il nome della persona cui il reato è attribuito, senza che al g.i.p. sia consentito stabilire una diversa decorrenza, sicché gli eventuali ritardi indebiti nella iscrizione, tanto della notizia di reato che del nome della persona cui il reato è attribuito, pur se abnormi, sono privi di conseguenze agli effetti di quanto previsto dall'art. 407, comma terzo, cod. proc. pen., fermi restando gli eventuali profili di responsabilità disciplinare o penale del magistrato del P.M. che abbia ritardato l'iscrizione.”(Sez. U, n. 40538 del 24/09/2009, Lattanzi, Rv. 244376 – 01 ; conforme, più di recente, Sez. 6, n. 4844 del 14/1 1/2018, dep. 2019, Ludovisi, Rv. 275046 -01). La fattispecie della sentenza Lattanzi era relativa proprio, come nel caso oggetto di questo giudizio,ad una ordinanza di misura coercitiva sottoposta a riesame. Il ricorso mostra di essere consapevole dell’orientamento di legittimità e della corrispondenza ad esso della decisione del Tribunale del riesame, ma deduce che il Tribunale non poteva esimersi dal verificare in quale data è insorto l’obbligo per il pubblico ministero di iscrivere il ricorrente nel registro degli indagati, che, però, è una critica all’ordinanzaimpugnata che non evidenzia alcuna violazione di legge né alcun vizio logico della motivazione del provvedimento impugnato. La deduzione secondo cui le dichiarazioni di Nappi sono state acquisite a termini di indagini scaduti poggia, pertanto, su un presupposto in fatto errato ed autoriferito, atteso che ai fini della durata delle indagini preliminari deve tenersi conto della data del 2 aprile 2024 in cui è avvenuta l’iscrizione del ricorrente nel registro di cui all’art. 335 cod. proc. pen. Sebbene le superiori considerazioni siano assorbenti, va aggiunto che esattamente il Tribunale ha anche ricordato che gli elementi di prova acquisiti dal pubblico ministero dopo la scadenza dei termini delle indagini preliminari possono essere utilizzati ai fini cautelari solo se acquisiti "aliunde" nel corso di indagini estranee ai fatti oggetto del procedimento i cui termini siano scaduti, ovvero se provenienti da altri procedimenti relativi a fatti di reato oggettivamente e soggettivamente diversi, essendo comunque necessario che tali risultanze non siano il risultato di indagini finalizzate alla verifica e all'approfondimento degli elementi emersi nel corso del procedimento penale i cui termini sono scaduti(Sez. 5, n. 44147 del 13/06/2018, S., Rv. 274118 - 01) . 3. Il terzo motivo, che deduce l’inutilizzabilità degli interrogatori di garanzia dei coimputati da cui sono stati tratti elementi di prova a caricodel ricorrente, è i n fondato . Il ricorso parte da un presupposto non correttoin diritto, ovvero che vi debba essere esatta corrispondenza tra gli elementi di prova valutati nell’ordinanza genetica e gli elementi di prova valutati nell’ordinanza emessa ex art. 309 cod. proc. pen. In realtà, è ormai orientamento consolidato della giurisprudenza di legittimità, che “al Tribunale di cui all'art. 309, comma 7 cod. proc. pen. è attribuito in via esclusiva il controllosulla validità dell'ordinanza cautelare, con riguardo ai requisiti formali enumerati nell'art. 292 stesso codice, la cui carenza può essere dedotta solo con l'istanza di riesame. Inoltre,lo stesso Tribunale deve verificare, alla stregua degli artt. 273, 274, 275 e 280 cod. proc. pen. la legittimità dell'adozione della misura cautelare, avendo anzitutto riguardo alla situazione processuale coeva al provvedimento impugnato, senza, tuttavia, omettere di valutare anche gli elementi sopravvenuti, eventualmente a seguito dell'interrogatorio, purché dedotti nell'udienza camerale da celebrarsi nel termine perentorio di dieci giorni dalla ricezione degli atti”(Sez. U, n. 11 del 08/07/1994, Buffa, Rv. 198212 –01; conforme Sez. 1, n. 4007 del 03/07/1995, Brunetti, Rv. 202426 -01)”. Il principio di diritto della pronuncia Buffa sull’obbligo di valutazione anche degli elementi sopravvenuti, purché dedotti nel contraddittorio dell’udienza camerale, che trova un solido fondamento nell’art. 309, comma 9, cod. proc. pen., nella parte in cui afferma che il “Tribunale, se non deve dichiarare l'inammissibilità della richiesta, annulla, riforma o conferma l'ordinanza oggetto del riesame decidendo anche sulla base degli elementi addotti dalle parti nel corso dell'udienza”, è statoriproposto anche più di recente dalla giurisprudenza di legittimità, che ha precisato espressamente che “ l 'ambito conoscitivo del giudice del riesame è circoscritto alla valutazione delle acquisizioni coeve all'emissione dell'ordinanza coercitiva, delle sopravvenienze favorevoli all'indagato (art. 309, comma quinto, cod.proc. pen.) e degli ulteriori elementi "addotti dalle parti nel corso dell'udienza" (art. 309, comma9, cod. proc. pen.), anche se non presentati al giudice che emise la misura(…)” (Sez. 1, n. 34616 del 13/07/2007, Speziale, Rv. 237764 -01). Non vi era, quindi, un ostacolo normativo ad utilizzare nella motivazione dell’ordinanza impugnata i verbali degli interrogatori di garanzia dei coindagati, ed il motivo di ricorso sul punto è, pertanto, infondato. 4. Il quarto motivo è inammissibile. La lettura del motivo di ricorso non consente di comprendere a quale atto processuale faccia riferimento il ricorsoquando scrive che alla posizione del ricorrente non è dedicato alcun approfondimento. Se il motivo di ricorso si riferisce alla richiesta di misura cautelare, come sembra di capire, non è spiegato, peraltro, in che modo tale mancata valutazione incida sull’ordinanza impugnata, che, invece, contiene la valu tazione dei gravi indizi di colpevolezza riferiti alla posizione del ricorrente (che è attaccata con separato motivo di ricorso). D’altra parte, a fronte del chiarimento del P.m.,quanto all’errore materiale consistito nella mancata riproduzione del nominativo, ogni dubbio sull’esistenza di una richiesta cautelare è da ritenersi superato. Il motivo è, pertanto, inammissibile per genericità e per mancanza di pertinenza con la motivazione dell’ordinanza impugnata. 5. Il quintomotivo, che deduce l’inesistenza dei gravi indizi di colpevolezza a carico del ricorrente, è infondato. Il ricorso deduce che nessuna intercettazione riguarda la posizione del ricorrente, neanche la intercettazione n. 3672 del1° febbraio 2022, deduce che vi è anche un erro re nelcommento della polizia giudiziaria alla conversazione tra Nappi e tale [OSCURATO:PERSONA], che è ritenuto il marito di [OSCURATO:PERSONA], che invece è la moglie del ricorrente , deduce ancora che le affermazioni etero a ccusatorie di Nappi difettano di riscontri e che le presunte dazioni di denaro desunte dall'agenda sequestrata sono relative all'anno 2023,e quindi sono successiveal periodo dell'imputazione, deduce, da ultimo, che il ricorrente non è mai nominato da Niro,non è mai nominato da Monti. Il motivo è infondato. A carico del ricorrente vi è nella struttura dell’ordinanza impugnata un corredo di prove documentali ed intercettive, che sono state poi legate dalle dichiarazioni rese dal coindagato Nappi nell’interrogatorio di garanzia e dai documenti sequestrati nel corso delle perquisizioni eseguite insieme alle misure cautelari, tra cui quelli relativi ai pagamenti ricevuti da Pirozzi. In questo contestola circostanza che Pirozzi non sia citato nella conversazione n. 3672 è de tutto inconferente, perché nell’impianto dell’ordinanza impugnata la conversazione in questione è menzionata soltanto perché in essa si comprende la metodologia di lavoro di Nappi e la sua ricerca di persone che dispongano di terreni che possano creare una apparenza di maggior consistenza delle aziende datrici di lavoro tale da giustificare le richieste di manodopera aggiuntiva, ovvero esattamente ciò che nella contestazione costituisce il contributo causale fornito da Pirozzi al gruppo di persone accusato di aver perpetrato i reati oggetto della indagine. Allo stesso modo è irrilevante che Pirozzi non sia citato dai coindagati Niro o Monti atteso che lo stesso non doveva necessariamente aver contatti con tutta la rete delle persone coinvolte nella indagine. Non è, invece, decisivo l’errore riportato in ordinanza sulla individuazione del marito di [OSCURATO:PERSONA], posto che l’errore non destruttura in alcun modo il percorso logico dell’ordinanza, non essendo in questione né l’identificazione corretta dell’indagato né il suo contributo causale, che è documentale, posto che a nome delle aziende di cui era amministratore sono state presentate le domande di assunzione. Del tutto inconferente è, da ultimo,la deduzione che i pagamenti rinvenuti da Pirozzi riportati sull’agenda di Nappi coprano un periodo successivo a quello riportato in imputazione, perché, al di là della fluidità dell’imputazione in una fase come quella cautelare in cui essa consiste in una sommaria descrizione del fatto (art. 292 cod. proc. pen.), e non ancora in una enunciazione del fatto in forma chiara e precisa (art. 417 cod. proc. pen.),non in modo illogico da un pagamento risalente ad un periodo successivo a quello oggetto della misura cautelare sono stati tratti indizi di colpevolezza anche sulle condotte dello stesso tipo tenute in precedenza e contestateall’indagato. Il motivoè, pertanto, infondato. 6. Il sesto motivo è infondato. In esso si ripropone la questione della inutilizzabilità degli atti sopravvenuti, stavolta con riferimento alle esigenze cautelari. Il motivo è infondato per le stesse ragioni già indicate al punto 3 di questa sentenza, cui si fa rinvio. 7. Ai sensi dell'art. 616, comma 1, cod. proc. pen., alla decisione consegue la condanna