Torna alla ricerca
CassazionesentenzaSezione 3

Cassazione n. 05029/2024

Testo disponibile della fonte

Testo disponibile della fonte

o la seguente ORDINANZA sul ricorso 4415-2020proposto da: [OSCURATO:PERSONA], elettivamente domiciliato in Roma, via Duilio 7, presso lo studio dell’[OSCURATO:PERSONA] MATAROZZI, rappresentato e difeso dall’[OSCURATO:PERSONA] BrunaPESCI; -ricorrente - contro [OSCURATO:PERSONA], elettivamente domiciliata in Roma, viale Mazzini 113, presso lo studio dell’[OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:PERSONA], rappresentata e difesa dagli A vvocati [OSCURATO:PERSONA] CODOVINI, [OSCURATO:PERSONA] CORBUCCI; -controricorrente - Avversola sentenza n. 614/2019 della Corte d’appello di Perugia , depositata il 03/10/2019; Oggetto [OSCURATO:PERSONA] Improcedibilità del ricorso R.G.N.4415/2020 Cron.

Rep.

Ud.14/09/2023 Adunanza camerale udita la relazione della causa svolta nell’adunanza camerale del [OSCURATO:DATA_NASCITA]dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] G iaime GUIZZI . [OSCURATO:PERSONA]

1. [OSCURATO:PERSONA] ricorre, sulla base di due motivi, per la cassazione della sentenza n. 614/19, del 3 ottobre 2019, della Corte d’appello di Perugia, che – respingendone il gravame avverso la sentenza n. 426/18, del 20 marzo 2018, del Tribunale di Perugia – ha confermato l’accoglimento della domanda proposta da [OSCURATO:PERSONA], volta alla declaratoria di nullità, per carenza di forma scritta, del contratto di locazione immobiliare dalla stessa concluso con il Puliti, e alla condanna del medesimo al rilascio della “res locata”, oltre che al pagamento di € 13.000,00 a titolo di indennizzo per occupazione senza giusta causa.

2. Riferisce, in punto di fatto, l’odierno ricorrente che la [OSCURATO:PERSONA] – dopo aver inutilmente agito a norma dell’art. 700 cod. proc. civ., e ciò sul presupposto di aver concesso in comodato l’immobile per cui è causa, dichiarando di voler esercitare il recesso “ad nutum”dal contratto – radicava un giudizio locatizio, attesa la qualificazione del rapporto quale locazione immobiliare data dall’adito giudicante nel provvedimento di reiezione della domanda cautelare, essendo emerso che la [OSCURATO:PERSONA] percepiva, quale corrispettivo, la somma di € 400,00 mensili.

Chiesta in tale rinnovata sede la declaratoria di nullità del contratto per difetto di forma scritta, nonché il rilascio dell’immobile da parte del Puliti, oltre alla sua condanna al pagamento di un indennizzo per l’occupazione illegittima, l’adito Tribunale provvedeva in tal senso.

Siffatta decisione veniva confermata dal giudice d’appello, che respingeva il gravame esperito dal convenuto soccombente, teso in particolare a dimostrare che l’assenza di forma scritta gli fosse stata imposta dalla locatrice (sicché la nullità contrattuale andava qualificata come “di protezione” e, pertanto, deducibile solo dalla parte conduttrice) e che, comunque, la nullità dovesse considerarsi relativa, in virtù della modifica apportata –dall’art. 1, comma 59, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 – all’art. 13 della legge 9 dicembre 1998, n. 431. 3.Avverso la sentenza della Corte umbra ha proposto ricorso per cassazione il Puliti, sulla base –come detto – di due motivi. 3.1.Il primo motivo denuncia – ex art. 360, comma 1, nn. 3) e 5), cod. proc. civ. –violazione e/o falsa applicazione delle norme di cui alla legge n. 431 del 1998 e del principio di diritto affermato da Cass. Sez.

Un.,n. 18214 del 2015, secondo il quale il contratto di locazione ad uso abitativo, stipulato senza la forma scritta, è affetto da nullità assoluta, rilevabile da entrambe le parti e d’ufficio, “salva l’ipotesi in cui la forma verbale sia stata imposta dal locatore, nel qual caso l’invalidità èuna nullità di protezione del conduttore, solo da lui denunciabile”.

Lamenta il ricorrente che ambo i giudici di merito “hanno omesso di verificare se il locatore, come è emerso pacificamente all’atto dell’istruttoria compiuta, abbia imposto al conduttore la forma verbale” (come attesterebbero le deposizioni rese dai testi escussi, nonché lo stesso contegno processuale della [OSCURATO:PERSONA], la quale aveva inizialmente agito sostenendo che il contratto fosse un comodato gratuito), donde la ricorrenza della nullità di protezione.

Inoltre, la sentenza impugnata non terrebbe “conto del fatto che anche in assenza di abuso da parte del locatore, in virtù della riforma legislativa intervenuta dopo la pronuncia delle Sezioni 4 Unite” (di cui in rubrica), “la nullità perfezionatasi nel caso di specie deve qualificarsi come relativa”.

Difatti, l’art. 1, comma 59, della legge n. 208 del 2015, sebbene non abbia mutato l’art. 1 , comma 4,della legge n. 431 del 1998, che continua a richiedere la forma scritta per la stipula di validi contratti di locazione, ha riformulato l’art. 13, comma 5 (divenuto comma 6), il quale non fa più riferimento al “rapporto di locazione di fatto imposto al locatore”, ma sposta l’attenzione sulla registrazione del contratto, in particolare prevedendo – sottolinea il ricorrente – “che il conduttore possa richiedere la riconduzione del contratto «nei casi in cui il locatore non abbia provveduto alla prescritta registrazione del contratto nei termini»”.

Siffatta evenienza sarebbe quella verificatasi nella specie, visto che la [OSCURATO:PERSONA] ha rifiutato la registrazione, nonostante la richiesta inoltratadal Puliti a mezzo di lettera raccomandata AR del proprio legale, inviata in data 19 luglio 2018.

Sottolinea, dunque, il ricorrente come il “particolare meccanismo sanzionatorio della riconduzione del contratto alle condizioni di legge”, oggi operi “automaticamente”, ovvero non essendo “necessaria alcuna prova dell’abuso da parte del locatore”.

Di qui, la conseguenza ulteriore che il contratto di locazione,privo di forma scritta, deve ritenersi ancora oggi nullo, con la precisazione, però, che la nullità relativa – da farsi valere dal solo conduttore – è divenuta “la regola e non l’eccezione”, e ciò anche al fine di evitare che la nullità, da strumento volto a contrastare l’evasione fiscale, si trasformi in un rimedio che “consente all’evasore di liberarsi dal vincolo contrattuale”.

3.2. Il secondo motivo denuncia –ex art. 360, comma 1, nn. 3) e 5), cod. proc. civ. – violazione e/o falsa applicazione delle norme di diritto, oltre a “omessa, insufficiente e/o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio”.Si censura la sentenza impugnata nella parte in cui afferma che esso Puliti avrebbe dovuto proporre la domanda di cui all’art. 13, comma 5, della legge n. 431 del 1998 (o di cui al comma 6, introdotto dalla legge n. 208 del 2015), “in via di azione e non di mera eccezione riconvenzionale”.

Così pronunciandosi, la Corte perugina avrebbe “completamente omesso di considerare” che l’iniziativa assunta da esso Puliti, ai sensi delle norme sopra richiamate, è stata, invece, intrapresa con ricorso “depositato nell’agosto 2018, rubricato al n. 4606/2018 R.G. del Tribunale di Perugia e trattenuto in decisione all’udienza del [OSCURATO:DATA_NASCITA]”.

Circostanze, queste, “rese note alla Corte territoriale mediante la produzione documentale del ricorso e della richiesta di registrazione del contratto, depositate in allegato alle note conclusive, trattandosi di documenti sopravvenuti” (così da escludere che l’allora appellante fosse incorso “in alcuna decadenza”), produzione, peraltro, avvenuta per “motivare l’eventuale sospensione del giudizio in corso stante la pregiudizialità della decisione dell’azione proposta dal Puliti”.

Orbene, l’iter motivazionale della Corte perugina, sul punto, si sarebbe concretizzato nell’assoluta omissione e/o mera apparenza, ovvero nell’irriducibile contraddittorietà o nell’illogicità manifesta, evenienza, tutte, “che giustificano l’esercizio del sindacato di legittimità”.

4. Ha resistito all’avversaria impugnazione,con controricorso, la [OSCURATO:PERSONA], chiedendo che la stessa sia dichiarata inammissibile o, comunque, rigettata.

5. La trattazione del ricorso è stata fissata ai sensi dell’art. 380-bis.1 cod. proc. civ.6.

Parte ricorrente ha depositato memoria.

7. Non consta, invece, la presentazione di conclusioni scritte da parte del Procuratore Generale presso questa Corte. [OSCURATO:PERSONA] 8.Il ricorso è improcedibile.

8.1. Agli atti del presente giudizio non risulta presente la relata di notificazione della sentenza impugnata, il deposito della quale è invece prescritto dall’art. 369, comma 2, cod. proc. civ., a pena d’improcedibilità del ricorso stesso.

Trova, pertanto, applicazione il principio secondo cui “il ricorso per cassazione èimprocedibile qualora la parte ricorrente dichiari di avere ricevuto la notificazione della sentenza impugnata, depositando, nei termini indicati dall'art. 369, comma 1, cod. proc. civ., copia autentica della sentenza, priva però della relazione di notificazione e di tale documentazione non abbia effettuato la produzione neppure la parte controricorrente (cfr., tra le altre, Cass. Sez. 6-2, ord. 22 luglio 2019, n. 19695, Rv.654987-01).

D’altra parte, nel caso di specie neppure è ipotizzabile quella evenienza – nota come c . d.

“prova di resistenza” – idonea a precludere la declaratoria di improcedibilità.

E venienza , questa, da ritenere integrata allorché la notificazione del ricorso risulti essersi perfezionata, dal lato del ricorrente, entro il sessantesimo giorno dalla pubblicazione della sentenza, giacché in questo caso il collegamento tra la data di pubblicazione della sentenza (indicata nel ricorso) e quella della notificazione del ricorso (emergente dalla relata di notificazione dello stesso) assicura comunque lo scopo, cui tende la prescrizione normativa, di consentire al giudice dell’impugnazione, sin dal momento del deposito del ricorso, di accertarne la tempestività in relazione al termine di cui all’art. 325, comma 2, cod. proc. civ. (cfr., in tal senso, Cass. Sez. 3, sent. 10 luglio 2013, n. 17066, Rv. 628539- 01; Cass. Sez. 6-3, ord. 22 settembre 2015, n. 18645, Rv.636810-01; Cass. Sez. 6-3, ord. 30 aprile 2019, n. 11386, Rv.653711-01).

Nell’ipotesi che occupa, infatti, la notificazione del ricorso è avvenuta il 20gennaio 2020 e, dunque, oltre sessanta giorni dal momento della pubblicazione della sentenza, risalendo essa al 3 ottobre2019.

Néa precludere l’esito dell’improcedibilità può valere il rilievo che la controricorrente nulla ha eccepito al riguardo, giacché il vizio “de quo” risulta, comunque, rilevabile d’ufficio, oltre che non sanabile dalla non contestazione da parte del controricorrente (Cass. Sez.

Lav., sent. 12 febbraio 2020, n. 3466, Rv.656775- 01).

9. Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza, essendo pertanto poste a carico del ricorrente e liquidate come da dispositivo.

10. A carico del ricorrente, stante la declaratoria di improcedibilità del ricorso , sussiste l’obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, se dovuto secondo un accertamento spettante all’amministrazione giudiziaria (Cass. Sez.

Un., sent. 20 febbraio 2020, n. 4315, Rv. 657198-01),ai sensi dell’art. 13, comma 1- quater , del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115.

PQM La Corte dichiara improcedibile il ricorso , condannando [OSCURATO:PERSONA] a rifondere, a [OSCURATO:PERSONA] , le spese del presente giudizio di legittimità, liquidate in complessivi € 2.100,00, più € 200,00 per esborsi, oltre spese forfetarie nella misura del 15% ed accessori di legge.

Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, nel testo introdotto dall’art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto p

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
o la seguente ORDINANZA sul ricorso 4415-2020proposto da: [OSCURATO:PERSONA], elettivamente domiciliato in Roma, via Duilio 7, presso lo studio dell’[OSCURATO:PERSONA] MATAROZZI, rappresentato e difeso dall’[OSCURATO:PERSONA] BrunaPESCI; -ricorrente - contro [OSCURATO:PERSONA], elettivamente domiciliata in Roma, viale Mazzini 113, presso lo studio dell’[OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:PERSONA], rappresentata e difesa dagli A vvocati [OSCURATO:PERSONA] CODOVINI, [OSCURATO:PERSONA] CORBUCCI; -controricorrente - Avversola sentenza n. 614/2019 della Corte d’appello di Perugia , depositata il 03/10/2019; Oggetto [OSCURATO:PERSONA] Improcedibilità del ricorso R.G.N.4415/2020 Cron. Rep. Ud.14/09/2023 Adunanza camerale udita la relazione della causa svolta nell’adunanza camerale del [OSCURATO:DATA_NASCITA]dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] G iaime GUIZZI . [OSCURATO:PERSONA] 1. [OSCURATO:PERSONA] ricorre, sulla base di due motivi, per la cassazione della sentenza n. 614/19, del 3 ottobre 2019, della Corte d’appello di Perugia, che – respingendone il gravame avverso la sentenza n. 426/18, del 20 marzo 2018, del Tribunale di Perugia – ha confermato l’accoglimento della domanda proposta da [OSCURATO:PERSONA], volta alla declaratoria di nullità, per carenza di forma scritta, del contratto di locazione immobiliare dalla stessa concluso con il Puliti, e alla condanna del medesimo al rilascio della “res locata”, oltre che al pagamento di € 13.000,00 a titolo di indennizzo per occupazione senza giusta causa. 2. Riferisce, in punto di fatto, l’odierno ricorrente che la [OSCURATO:PERSONA] – dopo aver inutilmente agito a norma dell’art. 700 cod. proc. civ., e ciò sul presupposto di aver concesso in comodato l’immobile per cui è causa, dichiarando di voler esercitare il recesso “ad nutum”dal contratto – radicava un giudizio locatizio, attesa la qualificazione del rapporto quale locazione immobiliare data dall’adito giudicante nel provvedimento di reiezione della domanda cautelare, essendo emerso che la [OSCURATO:PERSONA] percepiva, quale corrispettivo, la somma di € 400,00 mensili. Chiesta in tale rinnovata sede la declaratoria di nullità del contratto per difetto di forma scritta, nonché il rilascio dell’immobile da parte del Puliti, oltre alla sua condanna al pagamento di un indennizzo per l’occupazione illegittima, l’adito Tribunale provvedeva in tal senso. Siffatta decisione veniva confermata dal giudice d’appello, che respingeva il gravame esperito dal convenuto soccombente, teso in particolare a dimostrare che l’assenza di forma scritta gli fosse stata imposta dalla locatrice (sicché la nullità contrattuale andava qualificata come “di protezione” e, pertanto, deducibile solo dalla parte conduttrice) e che, comunque, la nullità dovesse considerarsi relativa, in virtù della modifica apportata –dall’art. 1, comma 59, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 – all’art. 13 della legge 9 dicembre 1998, n. 431. 3.Avverso la sentenza della Corte umbra ha proposto ricorso per cassazione il Puliti, sulla base –come detto – di due motivi. 3.1.Il primo motivo denuncia – ex art. 360, comma 1, nn. 3) e 5), cod. proc. civ. –violazione e/o falsa applicazione delle norme di cui alla legge n. 431 del 1998 e del principio di diritto affermato da Cass. Sez. Un.,n. 18214 del 2015, secondo il quale il contratto di locazione ad uso abitativo, stipulato senza la forma scritta, è affetto da nullità assoluta, rilevabile da entrambe le parti e d’ufficio, “salva l’ipotesi in cui la forma verbale sia stata imposta dal locatore, nel qual caso l’invalidità èuna nullità di protezione del conduttore, solo da lui denunciabile”. Lamenta il ricorrente che ambo i giudici di merito “hanno omesso di verificare se il locatore, come è emerso pacificamente all’atto dell’istruttoria compiuta, abbia imposto al conduttore la forma verbale” (come attesterebbero le deposizioni rese dai testi escussi, nonché lo stesso contegno processuale della [OSCURATO:PERSONA], la quale aveva inizialmente agito sostenendo che il contratto fosse un comodato gratuito), donde la ricorrenza della nullità di protezione. Inoltre, la sentenza impugnata non terrebbe “conto del fatto che anche in assenza di abuso da parte del locatore, in virtù della riforma legislativa intervenuta dopo la pronuncia delle Sezioni 4 Unite” (di cui in rubrica), “la nullità perfezionatasi nel caso di specie deve qualificarsi come relativa”. Difatti, l’art. 1, comma 59, della legge n. 208 del 2015, sebbene non abbia mutato l’art. 1 , comma 4,della legge n. 431 del 1998, che continua a richiedere la forma scritta per la stipula di validi contratti di locazione, ha riformulato l’art. 13, comma 5 (divenuto comma 6), il quale non fa più riferimento al “rapporto di locazione di fatto imposto al locatore”, ma sposta l’attenzione sulla registrazione del contratto, in particolare prevedendo – sottolinea il ricorrente – “che il conduttore possa richiedere la riconduzione del contratto «nei casi in cui il locatore non abbia provveduto alla prescritta registrazione del contratto nei termini»”. Siffatta evenienza sarebbe quella verificatasi nella specie, visto che la [OSCURATO:PERSONA] ha rifiutato la registrazione, nonostante la richiesta inoltratadal Puliti a mezzo di lettera raccomandata AR del proprio legale, inviata in data 19 luglio 2018. Sottolinea, dunque, il ricorrente come il “particolare meccanismo sanzionatorio della riconduzione del contratto alle condizioni di legge”, oggi operi “automaticamente”, ovvero non essendo “necessaria alcuna prova dell’abuso da parte del locatore”. Di qui, la conseguenza ulteriore che il contratto di locazione,privo di forma scritta, deve ritenersi ancora oggi nullo, con la precisazione, però, che la nullità relativa – da farsi valere dal solo conduttore – è divenuta “la regola e non l’eccezione”, e ciò anche al fine di evitare che la nullità, da strumento volto a contrastare l’evasione fiscale, si trasformi in un rimedio che “consente all’evasore di liberarsi dal vincolo contrattuale”. 3.2. Il secondo motivo denuncia –ex art. 360, comma 1, nn. 3) e 5), cod. proc. civ. – violazione e/o falsa applicazione delle norme di diritto, oltre a “omessa, insufficiente e/o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio”.Si censura la sentenza impugnata nella parte in cui afferma che esso Puliti avrebbe dovuto proporre la domanda di cui all’art. 13, comma 5, della legge n. 431 del 1998 (o di cui al comma 6, introdotto dalla legge n. 208 del 2015), “in via di azione e non di mera eccezione riconvenzionale”. Così pronunciandosi, la Corte perugina avrebbe “completamente omesso di considerare” che l’iniziativa assunta da esso Puliti, ai sensi delle norme sopra richiamate, è stata, invece, intrapresa con ricorso “depositato nell’agosto 2018, rubricato al n. 4606/2018 R.G. del Tribunale di Perugia e trattenuto in decisione all’udienza del [OSCURATO:DATA_NASCITA]”. Circostanze, queste, “rese note alla Corte territoriale mediante la produzione documentale del ricorso e della richiesta di registrazione del contratto, depositate in allegato alle note conclusive, trattandosi di documenti sopravvenuti” (così da escludere che l’allora appellante fosse incorso “in alcuna decadenza”), produzione, peraltro, avvenuta per “motivare l’eventuale sospensione del giudizio in corso stante la pregiudizialità della decisione dell’azione proposta dal Puliti”. Orbene, l’iter motivazionale della Corte perugina, sul punto, si sarebbe concretizzato nell’assoluta omissione e/o mera apparenza, ovvero nell’irriducibile contraddittorietà o nell’illogicità manifesta, evenienza, tutte, “che giustificano l’esercizio del sindacato di legittimità”. 4. Ha resistito all’avversaria impugnazione,con controricorso, la [OSCURATO:PERSONA], chiedendo che la stessa sia dichiarata inammissibile o, comunque, rigettata. 5. La trattazione del ricorso è stata fissata ai sensi dell’art. 380-bis.1 cod. proc. civ.6. Parte ricorrente ha depositato memoria. 7. Non consta, invece, la presentazione di conclusioni scritte da parte del Procuratore Generale presso questa Corte. [OSCURATO:PERSONA] 8.Il ricorso è improcedibile. 8.1. Agli atti del presente giudizio non risulta presente la relata di notificazione della sentenza impugnata, il deposito della quale è invece prescritto dall’art. 369, comma 2, cod. proc. civ., a pena d’improcedibilità del ricorso stesso. Trova, pertanto, applicazione il principio secondo cui “il ricorso per cassazione èimprocedibile qualora la parte ricorrente dichiari di avere ricevuto la notificazione della sentenza impugnata, depositando, nei termini indicati dall'art. 369, comma 1, cod. proc. civ., copia autentica della sentenza, priva però della relazione di notificazione e di tale documentazione non abbia effettuato la produzione neppure la parte controricorrente (cfr., tra le altre, Cass. Sez. 6-2, ord. 22 luglio 2019, n. 19695, Rv.654987-01). D’altra parte, nel caso di specie neppure è ipotizzabile quella evenienza – nota come c . d. “prova di resistenza” – idonea a precludere la declaratoria di improcedibilità. E venienza , questa, da ritenere integrata allorché la notificazione del ricorso risulti essersi perfezionata, dal lato del ricorrente, entro il sessantesimo giorno dalla pubblicazione della sentenza, giacché in questo caso il collegamento tra la data di pubblicazione della sentenza (indicata nel ricorso) e quella della notificazione del ricorso (emergente dalla relata di notificazione dello stesso) assicura comunque lo scopo, cui tende la prescrizione normativa, di consentire al giudice dell’impugnazione, sin dal momento del deposito del ricorso, di accertarne la tempestività in relazione al termine di cui all’art. 325, comma 2, cod. proc. civ. (cfr., in tal senso, Cass. Sez. 3, sent. 10 luglio 2013, n. 17066, Rv. 628539- 01; Cass. Sez. 6-3, ord. 22 settembre 2015, n. 18645, Rv.636810-01; Cass. Sez. 6-3, ord. 30 aprile 2019, n. 11386, Rv.653711-01). Nell’ipotesi che occupa, infatti, la notificazione del ricorso è avvenuta il 20gennaio 2020 e, dunque, oltre sessanta giorni dal momento della pubblicazione della sentenza, risalendo essa al 3 ottobre2019. Néa precludere l’esito dell’improcedibilità può valere il rilievo che la controricorrente nulla ha eccepito al riguardo, giacché il vizio “de quo” risulta, comunque, rilevabile d’ufficio, oltre che non sanabile dalla non contestazione da parte del controricorrente (Cass. Sez. Lav., sent. 12 febbraio 2020, n. 3466, Rv.656775- 01). 9. Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza, essendo pertanto poste a carico del ricorrente e liquidate come da dispositivo. 10. A carico del ricorrente, stante la declaratoria di improcedibilità del ricorso , sussiste l’obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, se dovuto secondo un accertamento spettante all’amministrazione giudiziaria (Cass. Sez. Un., sent. 20 febbraio 2020, n. 4315, Rv. 657198-01),ai sensi dell’art. 13, comma 1- quater , del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115. PQM La Corte dichiara improcedibile il ricorso , condannando [OSCURATO:PERSONA] a rifondere, a [OSCURATO:PERSONA] , le spese del presente giudizio di legittimità, liquidate in complessivi € 2.100,00, più € 200,00 per esborsi, oltre spese forfetarie nella misura del 15% ed accessori di legge. Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, nel testo introdotto dall’art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto p