Corte di giustizia UEsentenza
Corte di giustizia UE/2008
ECLI:EU:C:2008:176
Testo integrale del provvedimento
Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
Cause riunite C‑14/06 e C‑295/06
[OSCURATO:PERSONA] europeo
e
[OSCURATO:PERSONA] di Danimarca
contro
[OSCURATO:PERSONA] delle Comunità europee
«Direttiva 2002/95/CE — Apparecchiature elettriche ed elettroniche — Restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose — Etere decabromodifenile (decaBDE) — Decisione della [OSCURATO:PERSONA] 2005/717/CE — Esenzione del decaBDE dal divieto di uso — Ricorso di annullamento — Competenze di esecuzione della [OSCURATO:PERSONA] — Violazione della disposizione di abilitazione»
Massime della sentenza
1.
Ravvicinamento delle legislazioni — Restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche
ed elettroniche — Direttiva 2002/95 — Competenze di esecuzione conferite dal Consiglio alla [OSCURATO:PERSONA] — Limiti
(Art. 202, terzo trattino, CE; direttiva del [OSCURATO:PERSONA] europeo e del Consiglio 2002/95, artt. 4, n. 1, e 5, n. 1; decisione
della [OSCURATO:PERSONA] 2005/717)
2.
Ricorso di annullamento — Sentenza di annullamento — Effetti — Limitazione da parte della Corte
(Art. 231, secondo comma, CE; direttiva del [OSCURATO:PERSONA] europeo e del Consiglio 2002/95, artt. 4 e 5, e allegato, punto 10;
decisione della [OSCURATO:PERSONA] 2005/717)
1.
Nell’ambito delle competenze di esecuzione conferite dal Consiglio alla [OSCURATO:PERSONA] ai sensi dell’art. 202, terzo trattino,
CE, i cui limiti vanno valutati segnatamente con riferimento agli obiettivi generali essenziali della normativa di cui trattasi,
la [OSCURATO:PERSONA] è autorizzata ad adottare tutti i provvedimenti esecutivi necessari o utili per l’attuazione della disciplina
di base, purché essi non siano contrastanti con quest’ultima.
La decisione della [OSCURATO:PERSONA] 2005/717, recante modifica, ai fini dell’adeguamento al progresso tecnico, dell’allegato della
direttiva 2002/95 sulla restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche,
e che ha segnatamente esentato tutte le applicazioni polimerizzate dell’etere decabromodifenile (decaBDE), è fondata su tale
direttiva e in particolare sul suo art. 5, n. 1, lett. b), in particolare, che precisa le condizioni di esenzione al principio
del divieto imposto dall’art. 4, n. 1, della direttiva medesima relativamente all’uso di determinate sostanze e componenti,
tra cui il decaBDE, nelle citate apparecchiature e che pertanto dev’essere interpretato restrittivamente.
Ora, la citata decisione, che equivale ad un’esenzione generalizzata dell’uso del decaBDE nelle apparecchiature elettriche
ed elettroniche, è stata adottata senza rispettare le condizioni imposte dal legislatore comunitario al detto art. 5, n. 1,
della direttiva 2002/95 e si pone in contrasto con l’obiettivo perseguito da tale legislatore di fissare il principio del
divieto dei componenti previsti dalla direttiva. Adottando la citata decisione la [OSCURATO:PERSONA] ha quindi violato il detto art. 5,
n. 1, nella parte in cui tale decisione riguarda l’esenzione del decaBDE.
(v. punti 52-53, 56, 71, 76, 78)
2.
Ai sensi dell’art. 231, secondo comma, CE, la Corte può, ove lo reputi necessario, precisare gli effetti del regolamento annullato
che devono essere considerati come definitivi. Tale disposizione può parimenti applicarsi ad una decisione adottata al fine
di modificare un allegato contenuto in una direttiva. In considerazione della circostanza che la controversia è sorta, essenzialmente,
a causa del modo in cui è stata redatta la direttiva 2002/95, sulla restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose
nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, segnatamente a causa della relazione particolarmente complessa tra i suoi
artt. 4 e 5 ed il punto 10 del suo allegato, nonché in considerazione della circostanza che la [OSCURATO:PERSONA] ha adottato la
decisione 2005/717, recante modifica, ai fini dell’adeguamento al progresso tecnico, dell’allegato della citata direttiva,
nove mesi prima che il divieto dell’etere decabromodifenile divenisse effettivo, la Corte può, anche d’ufficio, al fine di
tener conto degli interessi delle imprese coinvolte, mantenere, per ragioni attinenti alla certezza del diritto, gli effetti
della disposizione annullata per il periodo di adattamento strettamente necessario.
(v. punti 84-86)
SENTENZA DELLA CORTE (Grande Sezione)
1° aprile 2008 (
*
)
«Direttiva 2002/95/CE – Apparecchiature elettriche ed elettroniche – Restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose – Etere decabromodifenile (decaBDE) – Decisione della [OSCURATO:PERSONA] 2005/717/CE – Esenzione del decaBDE dal divieto di uso – Ricorso di annullamento – Competenze di esecuzione della [OSCURATO:PERSONA] – Violazione della disposizione di abilitazione»
Nelle cause riunite C‑14/06 e C‑295/06,
aventi ad oggetto alcuni ricorsi di annullamento ai sensi dell’art. 230 CE, introdotti l’11 gennaio 2006 (causa C‑14/06) e
il 9 gennaio 2006 (causa C‑295/06, inizialmente registrata al ruolo del Tribunale di primo grado delle Comunità europee con
il numero T‑5/06),
[OSCURATO:PERSONA] europeo
, rappresentato dai sigg. K. Bradley e A. Neergaard nonché dalla sig.ra I. Klavina, in qualità di agenti, con domicilio eletto
in Lussemburgo,
ricorrente nella causa C‑14/06,
[OSCURATO:PERSONA] di Danimarca
, rappresentato sig. J. Molde, dalla sig.ra B. [OSCURATO:PERSONA] e dal sig. J. [OSCURATO:PERSONA], in qualità di agenti,
ricorrente nella causa C‑295/06,
sostenuti da
[OSCURATO:PERSONA] di Danimarca
(causa C‑14/06), rappresentato dal sig. J. Molde, dalla sig.ra B. [OSCURATO:PERSONA] e dal sig. J. [OSCURATO:PERSONA], in qualità di
agenti
;
Repubblica portoghese
, rappresentata dal sig. L. Fernandes e dalla sig.ra M. J. Lois, in qualità di agenti;
Repubblica di Finlandia
, rappresentata dalla sig.ra A. Guimaraes-Purokoski, in qualità di agente, con domicilio eletto in Lussemburgo;
[OSCURATO:PERSONA] di Svezia
, rappresentato dal sig. A. Kruse, in qualità di agente;
[OSCURATO:PERSONA] di Norvegia
, rappresentato dalle sig.re I. Djupvik e K. Waage, nonché dal sig. K. B. Moen, in qualità di agenti, assistiti dall’avv.
E. Holmedal, advokat,
intervenienti,
contro
[OSCURATO:PERSONA] delle Comunità europee
, rappresentata dai sigg. X. Lewis, M. Konstantinidis e H. Støvlbæk, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
convenuta,
sostenuta da
[OSCURATO:PERSONA] di [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] del Nord
, rappresentato dalla sig.ra V. Jackson, in qualità di agente, assistita dal sig. J. Maurici, barrister,
interveniente,
LA CORTE (Grande Sezione),
composta dal sig. V. Skouris, presidente, dai sigg. C. W. A. Timmermans, A. Rosas (relatore), K. Lenaerts e L. [OSCURATO:PERSONA],
presidenti di sezione, dai sigg. K. Schiemann, J. Makarczyk, P. Kūris, E. Juhász, E. Levits e A. Ó Caoimh, dalla sig.ra P.
Lindh e dal sig. J.-C. Bonichot, giudici,
avvocato generale: sig. Y. Bot
cancelliere: sig. H. von Holstein, cancelliere aggiunto
vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 4 dicembre 2007,
vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
ha pronunciato la seguente
Sentenza
1
Con il suo ricorso, iscritto con numero di ruolo C‑14/06, il [OSCURATO:PERSONA] europeo chiede l’annullamento della decisione della
[OSCURATO:PERSONA] 13 ottobre 2005, 2005/717/CE, recante modifica, ai fini dell’adeguamento al progresso tecnico, dell’allegato della
direttiva 2002/95/CE del [OSCURATO:PERSONA] europeo e del Consiglio sulla restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose
nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche (GU L 271, pag. 48; in prosieguo: la «decisione impugnata»).
2
Con ordinanza del presidente della Corte 10 luglio 2006, il [OSCURATO:PERSONA] di Danimarca, la Repubblica portoghese, la Repubblica di
Finlandia, il [OSCURATO:PERSONA] di Svezia e il [OSCURATO:PERSONA] di Norvegia sono stati autorizzati ad intervenire a sostegno del [OSCURATO:PERSONA], mentre
il [OSCURATO:PERSONA] di [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] del Nord è stato autorizzato ad intervenire a sostegno della [OSCURATO:PERSONA] delle Comunità
europee.
3
Con ricorso depositato alla cancelleria del Tribunale di primo grado delle Comunità europee il 9 gennaio 2006, iscritto con
numero di ruolo T‑5/06, il [OSCURATO:PERSONA] di Danimarca ha parimenti chiesto l’annullamento della decisione impugnata. Con ordinanza
27 giugno 2006 il Tribunale ha declinato la propria competenza, ai sensi dell’art. 54, quarto comma, dello Statuto della Corte
di giustizia, e dell’art. 80 del regolamento di procedura del Tribunale, affinché la Corte potesse statuire sulla domanda
di annullamento. La causa è stata registrata al ruolo della Corte con il numero C‑295/06.
4
Con ordinanza del presidente della Corte 13 settembre 2006 la Repubblica portoghese, la Repubblica di Finlandia, il [OSCURATO:PERSONA]
di Svezia e il [OSCURATO:PERSONA] di Norvegia sono stati autorizzati ad intervenire a sostegno del [OSCURATO:PERSONA] di Danimarca, mentre il [OSCURATO:PERSONA] di [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] del Nord è stato autorizzato ad intervenire a sostegno della [OSCURATO:PERSONA].
5
Con ordinanza del presidente della Corte 16 novembre 2006 le cause C‑14/06 e C‑295/06 sono state riunite ai fini della fase
scritta, in quanto non ancora conclusa, e ai fini della fase orale nonché della sentenza.
Contesto normativo
6
Il quinto, il sesto e l’undicesimo ‘considerando’ della direttiva del [OSCURATO:PERSONA] europeo e del Consiglio 27 gennaio 2003,
2002/95/CE, sulla restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche
(GU 2003, L 37, pag. 19), così recitano:
«(5) Le prove disponibili indicano che le misure sulla raccolta, il trattamento, il riciclo e lo smaltimento dei rifiuti di apparecchiature
elettriche ed elettroniche (RAEE) di cui alla direttiva 2002/96/CE, del [OSCURATO:PERSONA] europeo e del Consiglio, del 27 gennaio
2003, sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche [GU 2003, L 37, pag. 24] sono necessarie per ridurre i problemi
di gestione dei rifiuti legati ai metalli pesanti e ai ritardanti di fiamma in questione. Malgrado queste misure, tuttavia,
parti significative di RAEE continueranno a finire negli attuali canali di smaltimento. Anche se i RAEE fossero raccolti separatamente
e sottoposti a processi di riciclaggio, il loro tenore di mercurio, cadmio, piombo, cromo VI, PBB [bifenili polibromurati]
e PBDE [eteri di difenile polibromurato] potrebbe presentare rischi per la salute o l’ambiente.
(6) Tenendo conto della fattibilità tecnica ed economica, la maniera più efficace di garantire una riduzione significativa dei
rischi per la salute e l’ambiente legati a queste sostanze in modo da raggiungere il livello prescelto di protezione nella
Comunità è la sostituzione di queste sostanze nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche con materie sicure o più sicure.
Imponendo una restrizione dell’uso di tali sostanze pericolose aumenteranno probabilmente le possibilità e la convenienza
economica del riciclaggio di RAEE e diminuirà l’impatto negativo sulla salute dei lavoratori degli impianti di riciclaggio.
(...)
(11) Esenzioni dall’obbligo di sostituzione dovrebbero essere concesse se la sostituzione non è possibile dal punto di vista scientifico
e tecnico oppure se gli impatti negativi per l’ambiente o per la salute causati dalla sostituzione possono superare i benefici
per le persone e l’ambiente legati alla sostituzione. La sostituzione delle sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche
ed elettroniche dovrebbe essere inoltre effettuata in modo compatibile con la salute e la sicurezza degli utilizzatori delle
apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE)».
7
L’art. 4, nn. 1 e 2, della direttiva 2002/95, intitolato «Prevenzione», dispone quanto segue:
«1. A partire dal 1° luglio 2006 gli Stati membri provvedono affinché le apparecchiature elettriche ed elettroniche nuove
immesse sul mercato non contengano piombo, mercurio, cadmio, cromo esavalente, (…) (PBB) o (…) (PBDE). Fino al 1° luglio 2006
è possibile mantenere le misure nazionali volte a limitare o vietare l’uso di dette sostanze nelle apparecchiature elettriche
ed elettroniche adottate per ottemperare alla normativa comunitaria prima dell’adozione della presente direttiva.
2. Il paragrafo 1 non si applica alle applicazioni elencate nell’allegato».
8
L’art. 5 di detta direttiva, intitolato «Adattamento al progresso tecnico e scientifico», prevede, al n. 1:
«1. Le modificazioni necessarie ad adeguare l’allegato al progresso tecnico e scientifico sono adottate secondo la procedura
di cui all’articolo 7, paragrafo 2, ai fini seguenti:
(...)
b) esonerare materiali e componenti delle apparecchiature elettriche ed elettroniche dalla disposizione dell’articolo 4, paragrafo
1 se la loro eliminazione o sostituzione mediante modifiche alla progettazione o mediante materiali e componenti che non richiedono
i materiali o le sostanze di cui a detta disposizione è tecnicamente o scientificamente impraticabile, oppure se gli impatti
negativi sull’ambiente, sulla salute e/o sulla sicurezza dei consumatori causati dalla sostituzione possono superare i possibili
benefici per l’ambiente, per la salute e/o per la sicurezza dei consumatori;
(...)».
9
L’art. 7 della direttiva 2002/95 prevede che la [OSCURATO:PERSONA] sia assistita dal comitato istituito dall’art. 18 della direttiva
del Consiglio 15 luglio 1975, 75/442/CEE, relativa ai rifiuti (GU L 194, pag. 39).
10
L’allegato alla direttiva 2002/95 è intitolato «Applicazioni di piombo, mercurio, cadmio e cromo esavalente esentate dai requisiti
di cui all’articolo 4, paragrafo 1».
11
Il punto 10 di detto allegato recita quanto segue:
«Nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7, paragrafo 2, la [OSCURATO:PERSONA] valuta le applicazioni relative a:
– decaBDE,
– mercurio in tubi fluorescenti per usi speciali,
– piombo in saldature per server, sistemi di memoria e di memoria array, apparecchiature di infrastrutture di rete destinate
alla commutazione, segnalazione, trasmissione, nonché gestione di rete nell’ambito delle telecomunicazioni (allo scopo di
fissare un termine specifico per l’esecuzione), e
– lampadine elettriche,
in via prioritaria per stabilire quanto prima se questi elementi devono essere modificati di conseguenza».
12
Il 13 ottobre 2005 la [OSCURATO:PERSONA] ha adottato la decisione impugnata, che si fonda sulla direttiva 2002/95 e, segnatamente,
sul suo art. 5, n. 1, lett. b).
13
I ‘considerando’ dal secondo al quarto ed il settimo di tale decisione così recitano:
«(2) Alcuni materiali e componenti contenenti piombo, mercurio, cadmio, cromo esavalente, bifenili polibromurati (PBB) o eteri
di difenile polibromurato (PBDE) devono essere esonerati da tale divieto, perché non è ancora possibile eliminare o sostituire
queste sostanze pericolose nei materiali e componenti specifici in questione.
(3) Poiché la valutazione dei rischi relativa al DecaBDE, effettuata a norma del regolamento (CEE) n. 793/93 del Consiglio, del
23 marzo 1993, relativo alla valutazione e al controllo dei rischi presentati dalle sostanze esistenti [(GU L 84, pag. 1),
come modificato dal regolamento (CE) n. 1882/2003 del [OSCURATO:PERSONA] europeo e del Consiglio (GU L 284, pag. 1)], ha concluso
che attualmente non sono necessarie misure per ridurre i rischi per i consumatori oltre a quelle attualmente applicate, ma
che ai fini della valutazione dei rischi sono necessari ulteriori studi, fino a comunicazione ulteriore il DecaBDE può essere
esentato dai requisiti di cui all’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva 2002/95/CE. Qualora nuovi dati dovessero portare
a conclusioni diverse nell’ambito della valutazione dei rischi, la presente decisione sarebbe riesaminata e ove opportuno
modificata. Parallelamente, il settore sta attuando un programma volontario di riduzione delle emissioni.
(4) Il campo di applicazione delle esenzioni per determinati materiali e componenti specifici deve essere limitato per consentire
l’eliminazione graduale delle sostanze pericolose contenute nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, visto che in
futuro sarà possibile evitarne l’impiego in tali applicazioni.
(...)
(7) Il 19 aprile 2005, la [OSCURATO:PERSONA] ha sottoposto la misura di cui alla presente decisione al voto del comitato istituito dall’articolo
18 della direttiva 75/442/CEE (...). Non si è raggiunta la maggioranza qualificata a favore di dette misure. Pertanto, il
6 giugno 2005, conformemente alla procedura di cui all’articolo 18 della direttiva 75/442/CEE, la [OSCURATO:PERSONA] ha presentato
al Consiglio una proposta di decisione. Poiché allo scadere del termine di cui all’articolo 7, paragrafo 2, della direttiva
2002/95/CE il Consiglio non ha adottato le misure proposte né ha manifestato la sua opposizione ad esse a norma dell’articolo
5, paragrafo 6, della decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l’esercizio delle competenze
di esecuzione conferite alla [OSCURATO:PERSONA] [GU L 184, pag. 23], la [OSCURATO:PERSONA] deve adottare le misure».
14
L’articolo unico della decisione impugnata prevede che l’allegato alla direttiva 2002/95 sia modificato secondo l’allegato
alla decisione medesima.
15
L’allegato a tale decisione recita quanto segue:
«L’allegato della direttiva 2002/95/CE è modificato come segue:
1) Il titolo è sostituito dal seguente testo:
"Applicazioni di piombo, mercurio, cadmio, cromo esavalente, bifenili polibromurati (PBB) o eteri di difenile polibromurato
(PBDE) esentate dai requisiti di cui all’articolo 4, paragrafo 1".
2) È inserito il seguente punto 9 bis:
"9 bis. Deca-BDE in applicazioni di polimeri."
3) È inserito il seguente punto 9 ter:
"9 ter. Piombo in cuscinetti e pistoni in piombo/bronzo"».
Prodotto in esame
16
Il decaBDE è un tipo di ritardante di fiamma a base di bromo che fa parte dei PBDE e viene utilizzato principalmente come
ritardante di fiamma nei polimeri, in particolare in quelli utilizzati per le cassette di apparecchiature elettriche ed elettroniche
nonché nei rivestimenti tessili.
17
Tale sostanza è stata valutata ai sensi del regolamento n. 793/93. [OSCURATO:PERSONA] aveva la responsabilità di valutare il suo
impatto sull’ambiente, mentre la Repubblica francese era incaricata di esaminare il suo impatto sulla salute dell’uomo.
18
Una prima relazione, intitolata «[OSCURATO:PERSONA]» del 2002 (relazione dell’Unione europea di valutazione
dei rischi; in prosieguo: la «relazione del 2002»), è stata sottoposta al comitato scientifico della tossicità, dell’ecotossicità
e dell’ambiente (CSTEA), che ha emesso un parere.
19
Nel maggio del 2004 il [OSCURATO:PERSONA] ha emesso un aggiornamento della sezione relativa all’ambiente della prima valutazione
dei rischi del decaBDE, intitolata «Final environmental assessment report for decaBDE» (relazione definitiva di valutazione
dei rischi per l’ambiente del decaBDE; in prosieguo: la «relazione del 2004»). Tale relazione è stata indirizzata al comitato
scientifico dei rischi sanitari e ambientali (in prosieguo: il «CSRSA») della [OSCURATO:PERSONA], che sostituisce il CSTEA in forza
della decisione della [OSCURATO:PERSONA] 3 marzo 2004, 2004/210/CE, che istituisce comitati scientifici nel settore della sicurezza
dei consumatori, della sanità pubblica e dell’ambiente (GU L 66, pag. 45). Il CSRSA ha emesso un parere il 18 marzo 2005.
20
Nell’agosto del 2005 il relatore del [OSCURATO:PERSONA] ha fatto circolare un documento intitolato «Addendum to the May 2004 [OSCURATO:PERSONA] for DecaBDE» (Addendum alla relazione di valutazione dei rischi per l’ambiente del decaBDE del maggio
2004). In tale documento si giunge alla conclusione che non sembrava necessario modificare quest’ultima relazione a causa
di nuovi elementi resisi frattanto disponibili.
Oggetto del ricorso
Argomenti delle parti
21
[OSCURATO:PERSONA] chiede l’annullamento della decisione impugnata. [OSCURATO:PERSONA] di Danimarca chiede l’annullamento del punto 2 del
suo allegato e, come conseguenza, del punto 1.
22
[OSCURATO:PERSONA] ritiene che il [OSCURATO:PERSONA] non argomenti sotto qual profilo i punti 1 e 3 dell’allegato alla decisione impugnata
dovrebbero essere annullati e chiede che il ricorso sia limitato al punto 2 di tale allegato.
23
[OSCURATO:PERSONA] replica che il titolo del detto punto 1 fa riferimento al decaBDE e rileva che il punto 3 dell’allegato summenzionato,
relativo all’esenzione di «piombo in cuscinetti e pistoni in piombo/bronzo», non è motivato. In subordine, il [OSCURATO:PERSONA] chiede
alla Corte di dichiarare il ricorso ricevibile riguardo ai punti 1 e 2 dell’allegato alla decisione impugnata.
24
Nella controreplica nella causa C‑14/06 la [OSCURATO:PERSONA] segnala che l’adozione della sua decisione 18 agosto 2005, 2005/618/CE,
che modifica la direttiva 2002/95/CE del [OSCURATO:PERSONA] europeo e del Consiglio ai fini della fissazione dei valori massimi di
concentrazione di alcune sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche (GU L 214, pag. 65), nella parte
in cui si applicherebbe alle impurità del PBDE e renderebbe difficile la commercializzazione del decaBDE, potrebbe restringere
l’ambito della controversia.
Giudizio della Corte
25
Dall’esame del ricorso del [OSCURATO:PERSONA] non emerge alcun motivo che riguardi, in particolare, il punto 3 dell’allegato alla
decisione impugnata. Per contro, l’annullamento del suo punto 2 potrebbe comportare, come conseguenza, l’annullamento del
punto 1.
26
La modifica del titolo dell’allegato alla direttiva 2002/95operata da tale punto 1 introducendovi, in particolare, un riferimento
ai PBDE sembra risultare dalla necessità di garantire la corrispondenza tra detto titolo e il contenuto dell’allegato medesimo,
come modificato dal menzionato punto 2.
27
Quest’ultimo, infatti, inserisce in detto allegato un nuovo punto 9 bis dedicato al decaBDE, sostanza ricompresa nella categoria
dei PBDE. Ne consegue che i punti 1 e 2 dell’allegato alla decisione impugnata potrebbero non essere separabili nella prospettiva
di un eventuale annullamento di detto punto 2. Occorre pertanto limitare l’oggetto del ricorso del [OSCURATO:PERSONA] a questi due
punti.
28
Quanto all’adozione della decisione 2005/618 che, secondo la [OSCURATO:PERSONA], potrebbe rendere difficile la commercializzazione
del decaBDE, non sembra che abbia fatto perdere ai ricorsi il loro oggetto, atteso che una difficoltà di commercializzazione
non ha il medesimo effetto di un divieto totale di uso, che costituirebbe la conseguenza dell’annullamento della decisione
di esenzione di tale prodotto.
Sui ricorsi
29
[OSCURATO:PERSONA] e il [OSCURATO:PERSONA] di Danimarca fanno valere i seguenti motivi, che possono essere raggruppati e sintetizzati come segue:
in primo luogo, sostengono che la [OSCURATO:PERSONA], adottando la decisione impugnata, non ha rispettato i requisiti previsti dall’art. 5,
n. 1, lett. b), della direttiva 2002/95 e che, in tal modo, ha ecceduto i poteri ad essa delegati dal legislatore; in secondo
luogo, fanno valere che la decisione impugnata è viziata da un difetto di motivazione in quanto non indica affatto come sarebbero
soddisfatti i requisiti previsti da tale disposizione; in terzo luogo, deducono che la [OSCURATO:PERSONA], adottando la decisione
impugnata, non abbia rispettato il principio di precauzione. Peraltro, il [OSCURATO:PERSONA] solleva un motivo attinente alla violazione
del principio di proporzionalità in quanto la decisione impugnata ha esentato tutte le applicazioni polimerizzate del decaBDE.
Sul primo motivo, attinente alla violazione dell’art. 5, n. 1, lett. b), della direttiva 2002/95, nonché all’eccesso e/o allo
sviamento di potere
Argomenti delle parti
30
[OSCURATO:PERSONA] e il [OSCURATO:PERSONA] di Danimarca sostengono che la [OSCURATO:PERSONA] non ha rispettato i requisiti previsti dall’art. 5, n. 1,
lett. b), della direttiva 2002/95 e che, in tal modo, ha ecceduto i poteri ad essa delegati dal legislatore comunitario.
31
[OSCURATO:PERSONA] di Danimarca ricorda che, quando il [OSCURATO:PERSONA] e il Consiglio conferiscono alla [OSCURATO:PERSONA] competenze di esecuzione
conformemente all’art. 202 CE, quest’ultima deve, in forza del principio di attribuzione delle competenze, impegnarsi a rispettare
le finalità e ad applicare i criteri fissati dal legislatore comunitario. Nel caso di specie, la [OSCURATO:PERSONA] non solo avrebbe
violato i requisiti fissati dalla direttiva 2002/95, ma avrebbe anche fatto uso dei poteri delegati per imporre la propria
valutazione dei rischi invece di quella del legislatore, incorrendo in tal modo in uno sviamento di potere.
32
Dal momento che la direttiva 2002/95 al suo art. 4, n. 1 pone il principio del divieto delle sostanze in esso elencate, i
ricorrenti ritengono che la possibilità di esenzione prevista dal suo art. 5, n. 1, lett. b), debba essere interpretata restrittivamente.
Tale possibilità potrebbe riguardare solo applicazioni di sostanze, e non una sostanza in quanto tale, salvo violare l’art. 4
di detta direttiva.
33
A sostegno di tale argomento i ricorrenti menzionano le altre decisioni adottate in base all’art. 5, n. 1, lett. b), della
direttiva 2002/95, che riguardano esclusivamente applicazioni particolari, nonché il quarto ‘considerando’ della decisione
impugnata, a termini del quale «il campo di applicazione delle esenzioni per determinati materiali e componenti specifici
deve essere limitato».
34
I ricorrenti rilevano, anzitutto, che il requisito indicato dall’art. 5, n. 1, della direttiva 2002/95, che prende in considerazione
le modifiche «necessarie ad adeguare l’allegato al progresso tecnico e scientifico», non è soddisfatto. Al contrario, i dati
scientifici disponibili dopo l’adozione di tale direttiva rafforzerebbero i dubbi sussistenti in ordine alla pericolosità
del decaBDE.
35
Secondo i ricorrenti, la [OSCURATO:PERSONA] non avrebbe nemmeno dimostrato che uno dei due requisiti previsti dall’art. 5, n. 1,
lett. b), della direttiva 2002/95 era soddisfatto, ma sarebbe ricorsa ad un criterio non previsto da tale direttiva, e conseguentemente
contra legem, nel rilevare, al terzo ‘considerando’ della decisione impugnata, che «la valutazione dei rischi relativa al
DecaBDE, effettuata a norma del regolamento (CEE) n. 793/93 (…), ha concluso che attualmente non sono necessarie misure per
ridurre i rischi per i consumatori oltre a quelle attualmente applicate».
36
Così facendo, la [OSCURATO:PERSONA] si sarebbe fondata su uno studio effettuato nel contesto di un regolamento che ha una filosofia
differente, studio che non sarebbe stato elaborato con l’obiettivo del rispetto del principio di precauzione e che non intenderebbe
determinare se sia soddisfatto uno dei requisiti previsti dall’art. 5, n. 1, lett. b), della direttiva 2002/95. [OSCURATO:PERSONA]
avrebbe compiuto una nuova valutazione generale del rischio e, esentando, su tale base, la sostanza di cui è causa in quanto
tale, avrebbe eluso la decisione del legislatore comunitario e privato tale direttiva della sua efficacia pratica.
37
[OSCURATO:PERSONA] di Danimarca sostiene che la [OSCURATO:PERSONA] non ha affatto esaminato le possibilità di sostituire il decaBDE, mentre
molti produttori hanno smesso di farne uso e lo fanno valere nel contesto della loro politica ambientale. Il secondo ‘considerando’
della decisione impugnata, a termini del quale «non è (...) possibile eliminare o sostituire queste sostanze pericolose»,
sarebbe al riguardo erroneo. Il primo requisito previsto dall’art. 5, n. 1, lett. b), della direttiva 2002/95, pertanto, non
sarebbe in ogni caso soddisfatto.
38
[OSCURATO:PERSONA] di Norvegia sottolinea che la [OSCURATO:PERSONA] ha fatto uso delle conclusioni di diverse relazioni presentate nel contesto
del regolamento n. 793/93 in modo selettivo, sottovalutando sia le vive preoccupazioni che emergevano chiaramente da tali
relazioni e dai pareri dei comitati scientifici, sia la crescente consapevolezza dei pericoli legati al decaBDE. In particolare,
al terzo ‘considerando’ della decisione impugnata la [OSCURATO:PERSONA] si limiterebbe ad alludere al rischio in cui incorrono i
consumatori, mentre tali relazioni si sarebbero riferite, rispettivamente, ai lavoratori, ai consumatori e ai soggetti esposti
indirettamente tramite l’ambiente.
39
[OSCURATO:PERSONA] ricorda le difficoltà nell’adozione della decisione impugnata e sostiene che l’art. 5 della direttiva 2002/95
non deve essere interpretato restrittivamente.
40
L’istituzione rileva, in primo luogo, che l’art. 4, n. 1, di tale direttiva, che vieta l’uso di talune sostanze pericolose,
è immediatamente seguito dall’art. 4, n. 2, della direttiva medesima, che prevede esenzioni a tale divieto, e che tali disposizioni
hanno conseguentemente l’effetto di sancire un divieto la cui portata è più limitata di quanto non appaia.
41
Essa osserva, in secondo luogo, che l’art. 5, n. 1, della direttiva 2002/95 non ha l’effetto di conferirle una competenza
rigidamente definita, bensì di obbligarla ad agire se ricorre uno dei requisiti previsti dall’art. 5, n. 1, lett. b), di tale
direttiva, il che non le lascerebbe alcun margine di discrezionalità.
42
[OSCURATO:PERSONA] fa valere, infine, che se è pur vero che l’art. 5, n. 1, lett. b), della direttiva 2002/95 costituisce il fondamento
normativo della decisione impugnata, occorre tuttavia tener conto del punto 10 dell’allegato a tale direttiva, che sarebbe
produttivo di effetti giuridici, in quanto farebbe ricadere ogni atto della [OSCURATO:PERSONA] relativo al decaBDE nella sfera di
applicazione dell’art. 5, n. 1, della direttiva 2002/95. Di conseguenza, essa non sarebbe tenuta a dimostrare che un suo qualsivoglia
atto relativo al decaBDE e ricompreso nella sfera di applicazione dell’art. 5, n. 1, della direttiva 2002/95 costituisca un
adattamento al progresso scientifico e tecnico.
43
Al riguardo, il [OSCURATO:PERSONA] aggiunge che detto punto 10 riflette l’esitazione del legislatore comunitario, il quale ha riconosciuto
che una valutazione complementare era giustificata. Tale Stato membro ritiene peraltro che, ai fini della valutazione di detti
problemi tecnici, la [OSCURATO:PERSONA] dispone di un ampio margine di discrezionalità e che occorrerebbe dimostrare che è incorsa
in un errore manifesto.
44
[OSCURATO:PERSONA] fa valere che, nel caso di specie, il secondo requisito previsto dall’art. 5, n. 1, lett. b), della direttiva
2002/95 era soddisfatto. Dalla relazione del 2002 risulterebbe che «allo stato non sono necessarie verifiche e/o informazioni
ulteriori o misure di riduzione dei rischi che vadano oltre quelle già adottate» [traduzione libera; N.d.T.].
45
Tale conclusione sarebbe stata avallata dal CSTEA nonché dalla raccomandazione politica formulata nel contesto della relazione
del 2004, in cui sarebbe stata convenuta l’attuazione di un programma volontario di riduzione delle emissioni, in parallelo
con una raccolta di dati supplementari. Il progetto di addendum del 2005 avrebbe valutato che la conclusione di cui alla relazione
del 2004 non doveva essere modificata in funzione di nuovi dati, ma che si raccomandava di ampliare i programmi di controllo
esistenti.
46
Tenendo conto del fatto che i pareri scientifici non hanno mai preso in considerazione il divieto del decaBDE, la [OSCURATO:PERSONA]
non sarebbe stata tenuta ad esaminare l’incidenza dei prodotti di sostituzione sull’ambiente, la salute e la sicurezza. Solo
se tale divieto fosse stato richiesto, infatti, sarebbe stato necessario procedere a detto esame. Del pari, non vi sarebbe
stata alcuna ragione di limitare l’esenzione a specifiche applicazioni del decaBDE.
47
[OSCURATO:PERSONA] rileva, peraltro, di non essere tenuta a consultare il CSRSA o a tener conto del suo parere, atteso che l’art. 7
della direttiva 2002/95 prevede che essa sia assistita dal comitato istituito ai sensi dell’art. 18 della direttiva 75/442,
vale a dire il comitato per l’adattamento al progresso tecnico.
48
[OSCURATO:PERSONA], nonché il [OSCURATO:PERSONA] di Danimarca, il [OSCURATO:PERSONA] di Svezia e il [OSCURATO:PERSONA] di Norvegia fanno valere che il punto 10 dell’allegato
alla direttiva 2002/95 aveva l’unico effetto di creare una priorità temporale, e non di costituire un’abilitazione né di creare
una procedura di valutazione distinta da quella già prevista dalla direttiva 2002/95. Tale interpretazione del punto 10 di
quest’ultima sarebbe suffragata dal contesto in cui la direttiva medesima è stata adottata.
49
In risposta all’argomento del [OSCURATO:PERSONA], secondo cui la [OSCURATO:PERSONA] disporrebbe di un ampio margine discrezionale per valutare
siffatti problemi tecnici, il [OSCURATO:PERSONA] sottolinea che i suoi motivi attinenti alla violazione del principio di precauzione,
del principio di proporzionalità e dell’obbligo di motivazione costituiscono motivi autonomi e sussidiari rispetto al suo
primo motivo, che verte sull’obbligo, da parte della [OSCURATO:PERSONA], di rispettare le condizioni e i limiti delle sue competenze
di esecuzione.
Giudizio della Corte
50
Si deve ricordare, anzitutto, che, ai sensi dell’art. 7, n. 1, secondo comma, CE, le istituzioni della Comunità possono agire
solo nei limiti delle attribuzioni che sono loro conferite dal Trattato CE (sentenza 23 ottobre 2007, causa C‑403/05, [OSCURATO:PERSONA]/[OSCURATO:PERSONA],
[OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑9045, punto 49).
51
Ai sensi dell’art. 202, terzo trattino, CE, per assicurare il raggiungimento degli scopi stabiliti dal Trattato e alle condizioni
da quest’ultimo previste, il Consiglio conferisce alla [OSCURATO:PERSONA], negli atti che esso adotta, le competenze di esecuzione
delle norme che stabilisce. Il Consiglio può sottoporre l’esercizio di tali competenze a determinate modalità e può anche
riservarsi, in casi specifici, di esercitare direttamente competenze di esecuzione (sentenza [OSCURATO:PERSONA]/[OSCURATO:PERSONA], citata,
punto 50).
52
Nell’ambito di tali competenze, i cui limiti vanno valutati, segnatamente, con riferimento agli obiettivi generali essenziali
della normativa di cui trattasi, la [OSCURATO:PERSONA] è autorizzata ad adottare tutti i provvedimenti esecutivi necessari o utili
per l’attuazione della disciplina di base, purché essi non siano contrastanti con quest’ultima (v., in tal senso, sentenze
17 ottobre 1995, causa C‑478/93, [OSCURATO:PERSONA]/[OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑3081, punti 30 e 31; 19 novembre 1998, causa C‑159/96,
Portogallo/[OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑7379, punti 40 e 41, nonché [OSCURATO:PERSONA]/[OSCURATO:PERSONA], citata, punto 51).
53
Atteso che la decisione impugnata si fonda sulla direttiva 2002/95, segnatamente sul suo art. 5, n. 1, lett. b), occorre esaminare
tale disposizione.
54
L’art. 5 della direttiva 2002/95 riguarda le modifiche all’allegato della direttiva medesima. Ai sensi dell’art. 4, n. 2,
di tale direttiva, detto allegato comprende l’elenco delle applicazioni alle quali non si applica il divieto di immettere
sul mercato apparecchiature elettriche ed elettroniche che contengano piombo, mercurio, cadmio, cromo esavalente, PBB e PBDE,
previsto dall’art. 4, n. 1, della stessa direttiva.
55
L’art. 5 della direttiva 2002/95 è intitolato «Adattamento al progresso tecnico e scientifico». Dalla parte introduttiva del
suo n. 1 risulta che, al fine di adeguare l’allegato a tale direttiva al progresso tecnico e scientifico e di modificarlo,
di conseguenza, ai fini previsti dalle lett. a)-c) del menzionato n. 1, deve essere rispettata la procedura di cui all’art. 7,
n. 2, della direttiva medesima.
56
L’art. 5, n. 1, lett. b), della direttiva 2002/95 riguarda specificamente l’esenzione dei materiali e componenti delle apparecchiature
elettriche ed elettroniche dal divieto di cui all’art. 4, n. 1, della direttiva. Una siffatta esenzione può intervenire solo
se uno dei requisiti previsti è soddisfatto, vale a dire se la loro eliminazione o sostituzione mediante modifiche alla progettazione
o mediante materiali e componenti che non richiedono i materiali o le sostanze di cui alla detta disposizione è tecnicamente
o scientificamente impraticabile, oppure se gli impatti negativi sull’ambiente, sulla salute e/o sulla sicurezza dei consumatori
causati dalla sostituzione possono superare i possibili benefici per l’ambiente, per la salute e/o per la sicurezza dei consumatori.
57
Il testo non contiene indicazioni che consentano di ritenere che tale requisito alternativo di esenzione di cui all’art. 5,
n. 1, lett. b), della direttiva 2002/95 possa essere interpretato indipendentemente dal titolo dell’art. 5 e dal disposto
della parte introduttiva del n. 1 di tale articolo. Al contrario, dato che la direttiva 2002/95 possiede un unico allegato
e che detto allegato elenca esclusivamente materiali e componenti esentati, un’estensione di tale elenco impone che sia soddisfatta
la condizione che la modifica sia necessaria per adattare l’allegato di cui è causa al progresso scientifico e tecnico, in
aggiunta ad una delle due condizioni previste dall’art. 5, n. 1, lett. b), della stessa direttiva.
58
Pertanto, se non sono soddisfatte le condizioni di cui alla parte introduttiva dell’art. 5, n. 1, della direttiva 2002/95
ovvero una di quelle di cui all’art. 5, n. 1, lett. b), l’immissione sul mercato delle apparecchiature elettriche ed elettroniche
in esame non può sfuggire al divieto di cui all’art. 4, n. 1, di detta direttiva.
59
Al riguardo, è giocoforza rilevare che, fatta salva la condizione relativa all’assistenza del comitato previsto dall’art. 7
della direttiva 2002/95, le altre condizioni di cui all’art. 5, n. 1, di detta direttiva non sono state rispettate dalla [OSCURATO:PERSONA]
nell’adozione della decisione impugnata.
60
Tale decisione, infatti, è stata adottata tenendo conto delle conclusioni della relazione del 2002, conclusioni non modificate
dalle relazioni del 2004 e del 2005. Ne consegue che, in considerazione della data di adozione della detta direttiva, il 27
gennaio 2003, la condizione della necessità di adattare il suo allegato al progresso scientifico e tecnico, prevista dalla
parte introduttiva dell’art. 5, n. 1, di detta direttiva, non era soddisfatta.
61
[OSCURATO:PERSONA] fa valere che la menzione del decaBDE al punto 10 dell’allegato alla direttiva 2002/95 la dispensa dal dimostrare
che una sua qualsivoglia azione attinente al decaBDE e ricompresa nella sfera di applicazione dell’art. 5, n. 1, della direttiva
2002/95 costituisce un adattamento al progresso scientifico e tecnico. Anche se ciò si fosse verificato nel caso di specie,
è giocoforza rilevare che questo non la avrebbe dispensata dal provare che ricorreva una delle condizioni previste dall’art. 5,
n. 1, lett. b), della direttiva medesima.
62
Nelle sue memorie, la [OSCURATO:PERSONA] sostiene al riguardo che, nel caso di specie, è soddisfatta la seconda condizione prevista
dall’art. 5, n. 1, lett. b), della direttiva 2002/95, atteso che le diverse relazioni di valutazione indicavano che non occorreva
applicare altre misure di riduzione dei rischi oltre a quelle già esistenti. Dal terzo ‘considerando’ della decisione impugnata,
che, secondo la [OSCURATO:PERSONA], sarebbe stato redatto dal Consiglio, risulterebbe che tale condizione è stata rispettata.
63
Occorre tuttavia rilevare che né il terzo ‘considerando’ della decisione impugnata né la conclusione delle relazioni cui fa
riferimento la [OSCURATO:PERSONA] dimostrano che sia soddisfatta la seconda condizione prevista dall’art. 5, n. 1, lett. b), della
direttiva 2002/95.
64
Tali relazioni, infatti, non esaminano affatto le possibilità di sostituzione del decaBDE né, conseguentemente, gli effetti
negativi che tali possibilità di sostituzione potrebbero avere. Secondo le dichiarazioni del [OSCURATO:PERSONA] in udienza, che non
sono state contestate dalla [OSCURATO:PERSONA], solo nel giugno del 2006 detta istituzione avrebbe chiesto uno studio relativo alle
possibilità di sostituzione del decaBDE.
65
[OSCURATO:PERSONA] e il [OSCURATO:PERSONA] ritengono, tuttavia, che occorra ricollocare l’art. 5 della direttiva 2002/95 nel contesto
dell’adozione della direttiva, che esso vada letto alla luce dell’art. 4, n. 2, della direttiva medesima, il quale non deve
essere interpretato restrittivamente, che il punto 10 dell’allegato alla detta direttiva imponesse alla [OSCURATO:PERSONA] di agire
nel modo in cui essa ha agito e che l’istituzione disponesse di un ampio margine di discrezionalità.
66
Certo, come rilevano la [OSCURATO:PERSONA] e il [OSCURATO:PERSONA], il punto 10 dell’allegato alla direttiva 2002/95 prevede che la [OSCURATO:PERSONA]
valuti le applicazioni relative, in particolare, al decaBDE in via prioritaria «per stabilire quanto prima se questi elementi
devono essere modificati di conseguenza». Tuttavia, nessun elemento nella direttiva 2002/95 consente di sostenere la tesi
secondo cui detta disposizione consentirebbe alla [OSCURATO:PERSONA] di non rispettare le condizioni di cui all’art. 5, n. 1, di
tale direttiva, conclusione d’altronde riconosciuta dalla [OSCURATO:PERSONA] in udienza.
67
Secondo costante giurisprudenza, infatti, ai fini dell’interpretazione di una norma di diritto comunitariosi deve tener conto
non soltanto della lettera della stessa, ma anche del suo contesto e degli scopi perseguiti dalla normativa di cui essa fa
parte (v., in particolare, sentenze 19 settembre 2000, causa C‑156/98, Germania/[OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑6857, punto 50,
e 7 dicembre 2006, causa C‑306/05, [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑11519, punto 34).
68
Occorre rilevare, anzitutto, che dal disposto dell’art. 4, n. 1, della direttiva 2002/95 risulta che l’uso dei PBDE, una categoria
di sostanze di cui fa parte il decaBDE, è vietato nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche a far data dal 1° luglio
2006.
69
È pur vero che, ai sensi del n. 2 di tale articolo, detto divieto non vige riguardo alle applicazioni elencate nell’allegato
alla direttiva di cui trattasi. Tuttavia, come emerge dal disposto del punto 10 di tale allegato, il decaBDE vi è menzionato
non tanto come sostanza esentata, bensì come sostanza che deve essere assoggettata ad una valutazione della [OSCURATO:PERSONA] nel
contesto della procedura prevista dall’art. 7, n. 2, della direttiva stessa. Orbene, la modifica dell’allegato alla direttiva
2002/95 conformemente a tale procedura ai fini di esonerare taluni materiali e componenti delle apparecchiature elettriche
ed elettroniche impone, secondo il chiaro e preciso disposto dell’art. 5, n. 1, della detta direttiva, che siano soddisfatte
le condizioni previste da tale disposizione, che non si riferiscono affatto al punto 10 dell’allegato alla direttiva.
70
Come è stato giustamente dedotto dal [OSCURATO:PERSONA], dal [OSCURATO:PERSONA] di Danimarca, dal [OSCURATO:PERSONA] di Svezia e dal [OSCURATO:PERSONA] di Norvegia, il punto
10 dell’allegato alla direttiva 2002/95 aveva, pertanto, come unico effetto quello di creare una priorità temporale, e non
di costituire un’abilitazione né di creare una procedura di valutazione distinta da quella già prevista dalla direttiva medesima.
71
Esaminando, quindi, l’art. 5 di detta direttiva nel suo contesto, occorre ricordare che quest’ultimo precisa le condizioni
di esenzione al principio del divieto imposto dall’art. 4, n. 1, della direttiva medesima e che deve essere pertanto interpretato
restrittivamente.
72
Orbene, come sottolineato dai ricorrenti, l’art. 4, n. 2, della direttiva 2002/95 prevede una possibilità di esenzione solo
per le applicazioni di sostanze e non per una sostanza in quanto tale.
73
Al riguardo, la [OSCURATO:PERSONA] non ha contestato l’argomento dei ricorrenti secondo cui, atteso che il decaBDE viene utilizzato
principalmente nei polimeri, l’esenzione «in applicazioni di polimeri», come prevista dalla decisione impugnata, equivale
ad un’esenzione generalizzata dell’uso del decaBDE nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche. L’istituzione ha indicato,
in udienza, che il decaBDE poteva essere utilizzato nei tessuti, ma occorre rilevare che i tessuti non sono menzionati dalla
direttiva 2002/95 che, come indica il suo titolo, riguarda unicamente le apparecchiature elettriche ed elettroniche.
74
Infine, quanto agli obiettivi della direttiva 2002/95, dal suo quinto, sesto ed undicesimo ‘considerando’ emerge che la volontà
del legislatore comunitario è quella di vietare i prodotti indicati da detta direttiva e di concedere esenzioni solo a condizioni
precisamente definite.
75
Un obiettivo siffatto, conforme all’art. 152 CE, ai sensi del quale nella definizione e nell’attuazione di tutte le politiche
ed attività della Comunità è garantito un livello elevato di protezione della salute umana (v., al riguardo, sentenza 12 gennaio
2006, causa C‑504/04, [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑679, punto 39), nonché all’art. 174, n. 2, CE, ai sensi del
quale la politica della Comunità in campo ambientale persegue un elevato livello di tutela e si fonda sui principi di precauzione
e di prevenzione (v. sentenza 7 settembre 2004, causa C‑127/02, Waddenvereniging e Vogelbeschermingsvereniging, [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑7405,
punto 44), giustifica tale interpretazione restrittiva delle condizioni di esenzione.
76
Nel caso di specie, e senza che occorra pronunciarsi sulla portata del margine di discrezionalità della [OSCURATO:PERSONA], è sufficiente
rilevare che la decisione impugnata, che equivale ad un’esenzione generalizzata dell’uso del decaBDE nelle apparecchiature
elettriche ed elettroniche, è stata adottata senza rispettare le condizioni imposte dal legislatore comunitario all’art. 5,
n. 1, della direttiva 2002/95 e si pone in contrasto con l’obiettivo perseguito da tale legislatore di fissare il principio
del divieto dei componenti previsti dalla direttiva.
77
[OSCURATO:PERSONA] e il [OSCURATO:PERSONA] invocano, inoltre, l’esistenza di un programma di riduzione volontaria delle emissioni, menzionato
al terzo ‘considerando’ della decisione impugnata. Un siffatto programma, tuttavia, non rileva riguardo ai requisiti per la
delega di competenze imposti dalla direttiva 2002/95.
78
Dalle suesposte considerazioni risulta che, adottando la decisione impugnata nella parte in cui riguarda l’esenzione del decaBDE,
la [OSCURATO:PERSONA] ha violato l’art. 5, n. 1, della direttiva 2002/95.
79
Alla luce di tale conclusione, non occorre pronunciarsi in ordine alle definizioni di eccesso e/o sviamento di potere invocate
nell’ambito del primo motivo.
Sui motivi dal secondo al quarto
80
Poiché il primo motivo risulta fondato, non è necessario esaminare i motivi dal secondo al quarto.
81
Alla luce delle suesposte considerazioni, occorre annullare il punto 2 dell’allegato alla decisione impugnata. Spetta alla
[OSCURATO:PERSONA] verificare se, in via consequenziale, sia necessario adattare il titolo dell’allegato alla direttiva 2002/95 di
cui è causa al punto 1 dell’allegato della decisione impugnata.
Sul mantenimento degli effetti della disposizione annullata
82
In udienza, la [OSCURATO:PERSONA] e il [OSCURATO:PERSONA] hanno chiesto alla Corte, nell’ipotesi in cui avesse annullato le disposizioni
controverse della decisione impugnata, di mantenerne gli effetti per almeno nove mesi, termine di adattamento del quale avrebbero
beneficiato le imprese produttrici di decaBDE o che ne fanno uso se, nell’ottobre 2005, la [OSCURATO:PERSONA] avesse deciso di non
esentare il decaBDE e tale prodotto fosse stato assoggettato al divieto previsto dall’art. 4, n. 1, della direttiva 2002/95.
83
I ricorrenti e le altre parti intervenute al procedimento si sono opposti a tale domanda, argomentando che essa avrebbe dovuto
essere formulata nelle memorie scritte e che, in ogni caso, le imprese interessate dovevano sapere, dopo l’adozione della
direttiva 2002/95, che il decaBDE era stato vietato dal legislatore comunitario.
84
Ai sensi dell’art. 231, secondo comma, CE, la Corte può, ove lo reputi necessario, precisare gli effetti del regolamento annullato
che devono essere considerati come definitivi. Tale disposizione può parimenti applicarsi ad una decisione adottata al fine
di modificare un allegato contenuto in una direttiva (a proposito della direttiva medesima, v. in tal senso, in particolare,
sentenza 5 luglio 1995, causa C‑21/94, [OSCURATO:PERSONA]/Consiglio, [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑1827, punto 31).
85
In considerazione del tenore letterale di tale disposizione, da cui risulta che, ove lo reputi necessario, la Corte potrebbe,
anche d’ufficio, limitare l’effetto di annullamento della propria sentenza, non occorre pronunciarsi in ordine alle conseguenze
del carattere asseritamente tardivo della domanda della [OSCURATO:PERSONA] e del [OSCURATO:PERSONA].
86
Nella causa in esame, in considerazione della circostanza che la controversia è sorta, essenzialmente, a causa del modo in
cui è stata redatta la direttiva 2002/95, segnatamente della relazione particolarmente complessa tra i suoi artt. 4 e 5 ed
il punto 10 del suo allegato, nonché in considerazione della circostanza che la [OSCURATO:PERSONA] ha adottato la decisione impugnata
il 13 ottobre 2005, vale a dire nove mesi prima che il divieto del decaBDE divenisse effettivo, il 1° luglio 2006, al fine
di tener conto degli interessi delle imprese coinvolte, occorre mantenere, per ragioni attinenti alla certezza del diritto,
gli effetti della disposizione annullata per il periodo di adattamento strettamente necessario, vale a dire sino al 30 giugno
2008.
Sulle spese
87
Ai sensi dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
domanda. Poiché il [OSCURATO:PERSONA] e il [OSCURATO:PERSONA] di Danimarca, nella causa C‑295/06, ne hanno fatto domanda, la [OSCURATO:PERSONA], rimasta
soccombente, va condannata alle spese sostenute dal [OSCURATO:PERSONA] e dal [OSCURATO:PERSONA] di Danimarca nella causa C‑295/06.
88
[OSCURATO:PERSONA] di Danimarca, nella causa C‑14/06, la Repubblica portoghese, la Repubblica di Finlandia, il [OSCURATO:PERSONA] di Svezia ed il
[OSCURATO:PERSONA] di Norvegia, da un canto, nonché il [OSCURATO:PERSONA] di [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] del Nord, dall’altro, che sono intervenuti
a sostegno dei ricorrenti, quanto ai primi, e della convenuta, quanto all’ultimo, sopporteranno, conformemente all’art. 69,
n. 4, primo comma, del regolamento medesimo, le proprie spese.
Per questi motivi, la Corte (Grande Sezione) dichiara e statuisce:
1)
È annullato il punto 2 dell’allegato alla decisione della [OSCURATO:PERSONA] 13 ottobre 2005, 2005/717/CE, recante modifica, ai fini
dell’adeguamento al progresso tecnico, dell’allegato della direttiva 2002/95/CE del [OSCURATO:PERSONA] europeo e del Consiglio sulla
restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche.
2)
Gli effetti del punto 2 dell’allegato alla decisione 2005/717 permangono sino a tutto il 30 giugno 2008.
3)
[OSCURATO:PERSONA] delle Comunità europee è condannata alle spese sostenute dal [OSCURATO:PERSONA] europeo e dal [OSCURATO:PERSONA] di Danimarca nella
causa C‑295/06.
4)
[OSCURATO:PERSONA] di Danimarca, nella causa C‑14/06, la Repubblica portoghese, la Repubblica di Finlandia, il [OSCURATO:PERSONA] di Svezia, il [OSCURATO:PERSONA] di [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] del Nord nonché il [OSCURATO:PERSONA] di Norvegia sopporteranno le proprie spese.
Firme
*
Lingue processuali: l’inglese e il danese.