CassazionesentenzaSezione LDecisione del 10 ottobre 2024
Cassazione n. 28247/2024
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
ciato la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n. 22215/2019R.G. proposto da [OSCURATO:PERSONA],in persona del legale rappresentante pro tempore ed elettivamente domiciliat a in ROMA P.ZA UNITA' 13, presso lo studio dell’avvocato [OSCURATO:PERSONA], rappresentatae difesa dall'avvocato [OSCURATO:PERSONA] –ricorrente – contro [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA],elettivamente domiciliati in [OSCURATO:PERSONA] Oggetto: Lavoro pubblico contrattualizzato - Dirigenti medici - Retribuzione di posizione minima contrattuale e variabile aziendale R.G.N. 22215/2019 Ud. 10/10/2024CC AULA B Sez. S4/L- R.G. 22215/2019 – CC 10/10/2024 - Pagina nr. 2 di 11 31, presso lo studio dell’avvocato [OSCURATO:PERSONA], rappresentatie difesi dall'avvocato [OSCURATO:PERSONA] –controricorrenti – nonché contro [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA] –intimati – avverso la sentenza della CORTE D'APPELLO LECCE - SEZ. DIST. [OSCURATO:PERSONA] n. 201/2018 depositata il 12/07/2018. Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del giorno 10/10/2024dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA]; [OSCURATO:PERSONA] 1. Con sentenza n. 201/2018, pubblicata il giorno 12 luglio 2018, la Corte d’appello di Lecce –Sezione distaccata di Taranto, decidendo su una serie di appelli riuniti avverso distinte decisioni del Tribunale di Taranto ed in accoglimento dei gravami, ha condannato la [OSCURATO:PERSONA] a corrispondere agli appellanti – tutti dirigenti medici – gli importi già oggetto di separati decreti ingiuntivi, chiesti ed ottenuti dagli appellanti stessi ed aventi ad oggetto il pagamento di somme rivendicate a titolo di retribuzione di posizione variabile e/o di retribuzione di posizione minima stabilita dalla contrattazione collettiva. In primo grado, il Tribunale di Taranto aveva accolto le opposizioni proposte dalla [OSCURATO:PERSONA] avverso i decreti ingiuntivi in questione, affermando, quanto alle pretese concernenti la retribuzione di posizione variabile, che queste ultime si basavano sulla dedotta illegittimità di una delibera del Direttore Generale della stessa ASL Sez. S4/L- R.G. 22215/2019 – CC 10/10/2024 - Pagina nr. 3 di 11 TARANTO in data 22 novembre 2006 ma che tale delibera aveva natura di atto di macro-organizzazione,in quanto concernente la costituzione ed implementazione del Fondo previsto dall’art. 60 CCNL 1994-1997, da ciò derivando che sulle pretese in questione sussisteva la giurisdizione del giudice amministrativo, vertendosi in tema di contabilità e non di trattamento economico, e, quanto alle pretese concernenti la retribuzione di posizione minima contrattuale, che il trattamento economico attribuito dalla [OSCURATO:PERSONA] ai dirigenti medici risultava complessivamente non inferiore a quello contemplato dalla contrattazione collettiva. 2. La Corte d’appello, ha, in primo luogo, ritenuto fondati i gravami nella parte in cui impugnavano le decisioni declinatorie di giurisdizione adottate dal Tribunale di Taranto, osservando che nei decreti ingiuntivi opposti era stata dedotta la lesione di un diritto di credito derivante dalla contrattazione collettiva, deducendo la illegittimità della delibera del Direttore generale n. 2438 del 22 novembre 2006 in quanto lesiva di tale diritto e senza censurare la gestione in sé del Fondo. La Corte d’appello, poi, ha escluso che la Delibera in questione potesse essere ricondotta tra gli atti di macro-organizzazione ex art. 2, D. Lgs. n. 165/2001, in quanto concernente non il finanziamento degli istituti del trattamento economico ma unicamente il trattamento stesso. Ritenuta sussistente la giurisdizione del giudice ordinario e passando quindi all’esame nel merito della pretesa azionata in via monitoria, la Corte territoriale ha affermato la illegittimità della delibera del Direttore generale n. 2438 del 22 novembre 2006 e la conseguente fondatezza delle pretese economiche dei dirigenti medici, escludendo sia che la riduzione della voce contrattuale in questione potesse essere Sez. S4/L- R.G. 22215/2019 – CC 10/10/2024 - Pagina nr. 4 di 11 giustificata con ragioni di capienza del Fondo, sia che la revisione della voce contrattuale potesse trovare giustificazione nell’esigenza di assicurare parità di trattamento rispetto a dipendenti transitati alla [OSCURATO:PERSONA] a seguito di incorporazione di altra azienda ospedaliera, dovendosi applicare a questi ultimi le previsioni della distinta contrattazione integrativa sino alla sua scadenza. La Corte d’appello, in secondo luogo, ha ritenuto fondati anche i gravami avverso le decisioni del Tribunale di Taranto concernenti la retribuzione di posizione minima stabilita dalla contrattazione collettiva. La Corte territoriale, infatti, ha ritenuto che, alla luce dell’art. 24 CCNL 2005, la retribuzione variabile aziendale debba aggiungersi alla minima contrattuale – e non il contrario, come opinato dal primo giudice –escludendo quindi la possibilità di operare la compensazione tra le somme dovute a titolo di retribuzione minima contrattuale e le somme dovute a titolo di retribuzione variabile. La decisione impugnata, peraltro, ha ulteriormente osservato che la [OSCURATO:PERSONA] non aveva comunque dato prova dell'avvenuto recupero, da parte dei dipendenti, della minor somma percepita rispetto alla retribuzione minima stabilita dal CCNL attraverso il pagamento di somme maggiori a titolo di retribuzione di posizione cd variabile aziendale. 3. Per la cassazione della sentenza della Corte d’appello di Lecce –Sezione distaccata di Taranto ricorre ora [OSCURATO:PERSONA]. Resistono con controricorso [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. Sono rimasti intimati [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. Sez. S4/L- R.G. 22215/2019 – CC 10/10/2024 - Pagina nr. 5 di 11 4. La trattazione del ricorso è stata fissata in camera di consiglio, a norma degli artt. 375, secondo comma, e 380-bis.1, c.p.c. Le parti hanno depositato memorie. [OSCURATO:PERSONA] 1. Il ricorso è affidato a sei motivi. 2. Con il primo motivo il ricorso deduce, testualmente, la “nullità della sentenza per violazione ex art. 360 cpc. n. 1 (motivi attinenti alla giurisdizione) in combinato con violazione e falsa applicazione di norme di diritto, ex art 360 n, 3 (in relazione agli artt. 386 cpc, art. 60 CCNL 1994 -1997 e 50 CCNL 1998-2001, art. 2, c. 1 e 63 D. Lgs. n. 165/2001 e art. 2112 c.c.)”. Il ricorso censura la decisione della Corte d’appello in quanto la stessa avrebbe – anche apoditticamente – affermato la giurisdizione del giudice ordinario in ordine alla domanda di riconoscimento della retribuzione di posizione variabile, laddove la delibera del Direttore generale n. 2438 del 22 novembre 2006 verrebbe ad inerire al profilo del finanziamento degli istituti del trattamento economico e quindi non a posizioni soggettive dei singoli dipendenti, da ciò derivando la insussistenza di una posizione soggettiva tutelabile in sede di giurisdizione ordinaria. 2.1. Preliminarmente, si precisa che il Collegio è delegato a trattare la questione di giurisdizione in oggetto in virtù del Decreto del [OSCURATO:PERSONA] Presidente in data 10 settembre 2018 in quanto essa rientra, nell’ambito delle materie di competenza della Sezione lavoro, tra le questioni indicate nel richiamato Decreto sulle quali si è consolidata la giurisprudenza delle Sezioni Unite di questa Corte. 2.2. La censura è infondata, in quanto la sentenza impugnata si è attenuta alla consolidata giurisprudenza di questa Corte in ordine Sez. S4/L- R.G. 22215/2019 – CC 10/10/2024 - Pagina nr. 6 di 11 all’affermazione della giurisdizione del giudice ordinario allorché venga in rilievo, come nella specie, la rivendicazione del diritto alla corretta corresponsione della retribuzione in base alla contrattazione collettiva di riferimento (così, fra molte, Cass. Sez. L, 05/12/2023, n. 33975, che ha affermato la giurisdizione del giudice ordinario nella controversia in cui il dipendente contesti la legittimità dei provvedimenti adottati dalla P.A. datore di lavoro sulla ripartizione o determinazione del fondo per il finanziamento della retribuzione di risultato, ai sensi della contrattazione collettiva di riferimento, sul rilievo che la relativa posizione giuridica soggettiva va qualificata in termini di diritto soggettivo alla corretta liquidazione della retribuzione, di cui la retribuzione di risultato è parte). 3. Con il secondo motivo il ricorso deduce, testualmente, la “nullità della sentenza ex art, 360 n. 4 in relazione all'art. 353 CPC. (omessa rimessione al primo giudice per motivi di giurisdizione) in combinato con violazione ex art. 360 CPC. n.1 (motivi attinenti alla giurisdizione) ed ex art. 360 n.3 (violazione e falsa applicazione di norme di diritto, in relazione agli artt. 386 cpc, art. 60 CCNL 1994 - 1997 e 50 CCNL 1998-2001, art. 1 e 63 D. Lgs. n. 165/2001 e art.2112 c.c.)”. Deduce ulteriormente il ricorso che la Corte d’appello, nel decidere nel merito la domanda di riconoscimento della retribuzione di posizione variabile dopo avere affermato la giurisdizione del giudice ordinario in riforma della decisione di primo grado, avrebbe violato l’art. 353 c.p.c., il quale avrebbe imposto la rimessione della controversia al primo giudice. 3.1. La censura è fondata. Infatti, ai sensi dell’art. 353, primo comma, cod. proc. civ., nella versione applicabile alla fattispecie in esame, anteriore all’abrogazione Sez. S4/L- R.G. 22215/2019 – CC 10/10/2024 - Pagina nr. 7 di 11 disposta con il d.lgs. n. 149 del 2022, in quanto trattasi di impugnazione anteriore al 28 febbraio 2023 (art. 35, comma 4, del d.lgs. n. 149 del 2022nonché Cass. Sez. U - Ordinanza n. 23712 del 04/09/2024), «Il giudice d’appello, se riforma la sentenza di primo grado dichiarando che il giudice ordinario ha sulla causa la giurisdizione negata dal primo giudice, pronuncia sentenza con la quale rimanda le parti davanti al primo giudice». Ne consegue che, la Corte d’appello, riformata la decisione del giudice di primo grado in ordine alla declinatoria della giurisdizione del giudice ordinario, con riferimento alla rideterminazione della retribuzione di posizione cd. variabile aziendale, nonpoteva procedere a valutare nel merito la relativa pretesa dei dirigenti medici, ma doveva rimandare le parti davanti al primo giudice. La sentenza impugnata va dunque cassata sul punto, con conseguente rinvio della causa, per quanto attiene alla predetta voce retributiva, al Tribunale di Taranto. 4. Con il terzo motivo il ricorso deduce, la “nullità della sentenza: a) ex art. 360, c. 1o, n. 4 c.p.c. per violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato (vizio di ultrapetizione) ex art 112 c.p.c. e violazione del giudicato ex art. 329 c.p.c. nonché: b) ex art. 360, c 1°, cpc n. 5) per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti (omessa valutazione dell’eccezione mossa dall’appellata circa l’avvenuto passaggio in giudicato della statuizione con cui il giudice di primo grado declina la propria giurisdizione in favore di quella amministrativa) con conseguente violazione del giudicato ex art. 329 cpc”. Il ricorso deduce che la Corte territoriale sarebbe incorsa in vizio di ultrapetizione: Sez. S4/L- R.G. 22215/2019 – CC 10/10/2024 - Pagina nr. 8 di 11 - condannando l’odierna ricorrente al pagamento delle somme portate dai decreti ingiuntivi sebbene i controricorrenti ed intimati avessero concluso per la conferma dei decreti ingiuntivi medesimi, già revocati dal giudice di prime cure; - statuito sulla giurisdizione sebbene gli odierni controricorrenti ed intimati non avessero impugnato le pronunce del Tribunale di Taranto in relazione al capo di statuizione che aveva affermato la giurisdizione del giudice amministrativo. La decisione impugnata, quindi, avrebbe violato non solo l’art.112 c.p.c. ma anche il vincolo di giudicato sulle sentenze del Tribunale di Taranto. Ulteriormente, la Corte d’appello avrebbe omesso di statuire “sull’espresso rilievo tempestivamente mosso dalla appellata (…) nei confronti della maggior parte degli appellanti” in ordine all’assenza di impugnazione del capo della decisione di prime cure contenente la declinatoria di giurisdizione in favore del giudice amministrativo. 4.1. Il motivo, nei termini formulati, è inammissibile per difetto di specificità, come da consolidato indirizzo di questa Corte, secondo cui l’esercizio del potere di esame diretto degli atti del giudizio di merito, riconosciuto al giudice di legittimità ove sia denunciato un error in procedendo, presuppone comunque l’ammissibilità del motivo; pertanto, laddove sia stata denunciata la falsa applicazione della regola del tantum devolutum quantum appellatum, è necessario, ai fini del rispetto del principio di specificità, che nel ricorso stesso siano riportati gli elementi ed i riferimenti che consentono di individuare, nei suoi termini esatti e non genericamente, il vizio suddetto, così da consentire alla Corte di effettuare il controllo sul corretto svolgimento dell’iter processuale senza compiere generali verifiche degli atti (fra molte, Cass. Sez. 6-1, 25/09/2019, n. 23834). Sez. S4/L- R.G. 22215/2019 – CC 10/10/2024 - Pagina nr. 9 di 11 A non diverse conclusioni si deve pervenire con riferimento al secondo profilo del motivo di ricorso, risultando il medesimo non rispettoso della regola di specificità di cui all’art. 366 c.p.c., la quale avrebbe imposto alla ricorrente di riprodurre nei passaggi essenziali – o quantomeno localizzare – l’atto di appello degli odierni controricorrenti dal quale dovrebbe evincersi che la statuizione declinatoria di giurisdizione non era stata impugnata. 5. Con il quarto motivo il ricorso deduce, in relazione all’art. 360, n. 3, c.p.c., la violazione degli artt. 60, CCNL 1994 -1997; 50, CCNL 1998-2001; 2, comma 1, e 63, D. Lgs. n. 165/2001; 2112 c.c. Argomenta, in particolare, il ricorso che la corte territoriale avrebbe erroneamente negato rilievo al limite di disponibilità delle risorse ai fini del riconoscimento della componente variabile della retribuzione. 5.1. La censura è assorbita dall’accoglimento del secondo motivo e della cassazione della sentenza impugnata sul punto relativo alla retribuzione di posizione cd. variabile aziendale, con rinvio al giudice di primo grado. 6. Con il quinto motivo il ricorso deduce, testualmente, la “nullità della sentenza per violazione e falsa applicazione di norme di diritto e dei contratti e accordi nazionali di lavoro ai sensi dell'art. 360 n.3 c.p.c., quanto alla pretesa della corresponsione della differenza per retribuzione posizione minima”. Secondo la ricorrente la Corte territoriale avrebbe erroneamente escluso l’assorbimento della retribuzione minima contrattuale nel valore complessivo dell’incarico, mentre l’incremento della componente variabile minima contrattuale sarebbe comunque condizionato alle risorse disponibili nell’apposito fondo. Sez. S4/L- R.G. 22215/2019 – CC 10/10/2024 - Pagina nr. 10 di 11 6.1. La censura, per come è articolata, è inammissibile perché, pur deducendo, apparentemente, una violazione di norme di legge, mira, in realtà, alla rivalutazione dei fatti operata dal giudice di merito, così da realizzare una surrettizia trasformazione del giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito, terzo grado di merito (fra tutte, Cass. 14/04/2017, n. 8758). Nella specie, la doglianza tende in maniera inammissibile a censurare l’accertamento di merito svolto dalla Corte territoriale sia in ordine alla mancata corresponsione di somme maggiori a titolo di retribuzione di posizione cd. variabile aziendale sia con riferimento all’avvenuta graduazione delle funzioni da parte della ASL di Taranto in epoca successiva rispetto ai fatti di causa. In questo modo, peraltro, la doglianza mostra di non cogliere neppure l’effettiva ratio decidendi addotta nella sentenza impugnata, in cui si sottolinea come, sino a tale graduazione, la retribuzione di posizione minima assolva ad una funzione di anticipazione rispetto al valore economico complessivo successivamente attribuito all’incarico proprio in base alla graduazione delle funzioni, valore che, in ogni caso, non può essere inferiore al minimo contrattuale. 7. Con il sesto motivo il ricorso deduce, in relazione all’art. 360, n. 3, c.p.c., la violazione degli artt. 1241 segg. c.c. Si censura la decisione impugnata sia nella parte in cui la stessa avrebbe escluso la possibilità di operare una compensazione tra le voci economiche previste dai vari istituti contrattuali sia nella parte in cui avrebbe ritenuto non provato il recupero, da parte dei dipendenti, della minor somma percepita rispetto alla retribuzione minima stabilita dal CCNL attraverso il pagamento di somme maggior a titolo di retribuzione di posizione cd variabile aziendale. Argomenta, in particolare, il ricorso che la Corte d’appello: Sez. S4/L- R.G. 22215/2019 – CC 10/10/2024 - Pagina nr. 11 di 11 − avrebbe immotivatamente ed incomprensibilmente escluso la possibilità di procedere alla compensazione; − avrebbe omesso di valutare e considerare le risultanze desumibile da documentazione prodotta in giudizio. 7.1. Anche l’ultima censura non si sottrae alla declaratoria di inammissibilità, considerato che, come già osservato in riferimento al quinto motivo, dietro lo schema della dedotta violazione di legge si mira in realtà a censurare l’accertamento di fatto condotto dal giudice di merito in ordine alla mancata corresponsione da parte dell’azienda di somme aggiuntive, atte a compensare la minore erogazione a titolo di retribuzione di posizione minima contrattuale, comunque dovuta e garantita. 8. In definitiva, va accolto solo il secondo motivo del ricorso principale, assorbito il quarto, respinto il primo, inammissibili gli altri motivi, con conseguente cassazione della sentenza impugnata in relazioneal motivo accolto e rinvio della causa al Tribunale di Taranto, che provvederà anche alla regolamentazione delle spese del presente giudizio. P. Q. M. La Corte accoglie il secondo motivo diricorso, assorbito il quarto, respinto il p