CassazionesentenzaSezione 2Decisione del 24 aprile 2025
Cassazione n. 11972/2025
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
a pronunciato la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n.940/2021 R.G. proposto da : [OSCURATO:PERSONA], rappresentato e difeso anche disgiuntamente dagli avvocati [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], -ricorrente- contro [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], rappresentat i e difes i dall'avvocato [OSCURATO:PERSONA], -controricorrenti- avverso la SENTENZA d ella CORTE D'APPELLO di [OSCURATO:PERSONA] n.647/2020 depositata i l 9 . 10 . 2020 . Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 24.4.2025dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] Con ricorso ex art. 447 bis c.p.c., [OSCURATO:PERSONA], in proprio e quale procuratore generale di [OSCURATO:PERSONA], conveniva innanzi al Tribunale di [OSCURATO:PERSONA], per sentir dichiarare la risoluzione del contratto di comodato d’uso, stipulato tra le parti in relazione ad un piccolo appartamento con terrazzo al piano attico sito nel Condominio di [OSCURATO:PERSONA] via [OSCURATO:PERSONA] III n. 59, e, per l’effetto, condannare il convenuto al rilascio dello stesso, all’esecuzione di tutte le opere funzionali alla riconsegna del bene in buone condizioni abitative ed al risarcimento dei danni patiti. Si costituiva in giudizio [OSCURATO:PERSONA], spiegando domanda riconvenzionale volta all’accertamento dell’acquisto del diritto di proprietà sull’immobile per usucapione ultraventennale; contestualmente, il convenuto chiedeva l’integrazione del contraddittorio nei confronti di [OSCURATO:PERSONA], figlia di [OSCURATO:PERSONA], quale contitolare del bene in contestazione, che inizialmente gli era stato concesso in locazione dal 1981 al 1984 e poi era rimasto nel suo possesso, dopo che nel luglio 1988 si era rifiutato di rilasciarlo a [OSCURATO:PERSONA], in occasione della sua festa di laurea, in quanto non gli erano state rimborsate le spese straordinarie che aveva pagato di tasca propria per l'immobile. Si costituiva altresì [OSCURATO:PERSONA], concludendo per l’accoglimento del ricorso introduttivo. Nelle more del giudizio decedeva [OSCURATO:PERSONA] e, in seguito all’apertura del procedimento ex art. 528 c.c., veniva nominato il curatore dell’eredità giacente. Il Tribunale di [OSCURATO:PERSONA], con sentenza n. 1646/2017, accoglieva la domanda riconvenzionale di usucapione di [OSCURATO:PERSONA], respingeva la domanda di rilascio dei ricorrenti e di [OSCURATO:PERSONA] e li condannava alle spese processuali. [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] proponevano appello avverso la predetta sentenza. Resisteva al gravame [OSCURATO:PERSONA] e l’eredità giacente di [OSCURATO:PERSONA] restava contumace. Con sentenza n. 647/2020 del 25.9/9.10.2020, la Corte di Appello di [OSCURATO:PERSONA], in parziale riforma della pronuncia gravata, rigettava la domanda di usucapione del [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] di seconde cure riteneva che tra le parti intercorresse da tempo un rapporto locatizio, mai dichiarato ai fini fiscali, e che non si potesse considerare efficacemente sopravvenuta l’interversione della detenzione locatizia in possesso ad usucapionem, stante la non univocità della condotta del [OSCURATO:PERSONA], il quale aveva continuato a corrispondere il canone di locazione dell’immobile anche dopo il rifiuto di rilascio, come desumibile dalla deposizione del geometra Palmisano. Inoltre, la Corte territoriale rilevava che [OSCURATO:PERSONA], in occasione del sopralluogo disposto dal giudice dell’esecuzione del Tribunale di [OSCURATO:PERSONA] in relazione ad una procedura esecutiva promossa nei confronti di [OSCURATO:PERSONA], aveva autonomamente consentito l’accesso all’appartamento al CTU, in tal modo dimostrando di essere in possesso delle chiavi e di non aver perso la disponibilità materiale del bene. Infine, la Corte di Appello riteneva debole la versione dei fatti fornita dal [OSCURATO:PERSONA] – il quale aveva sostenuto di aver negato il rilascio perché titolare di un credito per il rimborso delle spese straordinarie da lui sostenute per l’immobile, spese in realtà inferiori ai canoni di locazione che non aveva pagato e di molto inferiori al valore dell'immobile, posto nel centro di [OSCURATO:PERSONA] in una zona di pregio. Avverso tale sentenza [OSCURATO:PERSONA] ha proposto ricorso a questa Corte, sulla scorta di otto motivi, e [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] hanno resistito con controricorso. Nell’imminenza dell’adunanza camerale entrambe le parti hanno depositato memorie ex art. 380 bis.1 c.p.c. [OSCURATO:PERSONA] 1) Col primo motivo, ai sensi dell’art. 360, comma 1°, n. 4) c.p.c., il ricorrente denuncia la nullità della sentenza per vizi del procedimento, in relazione alla violazione dell’art. 115 c.p.c. La Corte territoriale avrebbe erroneamente ritenuto non provata la sussistenza dell'interversione della detenzione in possesso, fondando la propria decisione su un’unica scarna testimonianza, quella del geometra Palmisano, asseritamente supportata da riscontri estrinseci. In particolare, ritiene il ricorrente che il Giudice di seconde cure avrebbe travisato la natura del negozio giuridico stipulato dalle parti, sulla scorta di supposizioni disancorate da qualsivoglia riscontro probatorio, pronunciandosi, in tal modo, extra petita. Il primo motivo, col quale si assume che la Corte d'Appello avrebbe posto a fondamento della sua decisione un fatto non allegato dalle parti, individuato nel contratto di locazione non formalizzato per motivi fiscali, é infondato. E' vero, infatti, che gli originari ricorrenti l'ing. [OSCURATO:PERSONA] e l'avv. [OSCURATO:PERSONA], ai quali si é poi affiancata la comproprietaria [OSCURATO:PERSONA], figlia del primo, avevano richiesto il rilascio dell'appartamento di 40 mq sito al piano attico del fabbricato di [OSCURATO:PERSONA], via [OSCURATO:PERSONA] III n. 59, con annesso terrazzo/veranda, da parte di [OSCURATO:PERSONA], assumendo che gli fosse stato concesso con comodato gratuito ormai risolto e non in locazione, ma quest'ultimo ha avanzato domanda riconvenzionale di usucapione dell'immobile sostenendo di avere detenuto l'appartamento in locazione dal 1981 al 1984, producendo le ricevute dei canoni versati per quel periodo, e di essere rimasto nella disponibilità dell'immobile nel periodo successivo con interversione della detenzione in possesso, omettendo di pagare il canone di locazione fino al 1988 e rifiutandosi di rilasciare l'immobile a luglio di quell'anno (in occasione della laurea di [OSCURATO:PERSONA]) perchè aveva pagato interventi di manutenzione straordinaria compiuti sull'immobile che non gli erano stati rimborsati, ed i ricorrenti avevano replicato alla riconvenzionale, rappresentando che in realtà ancora nel 2006 [OSCURATO:PERSONA] non aveva la disponibilità esclusiva uti dominus dell'appartamento, in quanto [OSCURATO:PERSONA] aveva avuto libero accesso all'appartamento facendovi accedere, in assenza di [OSCURATO:PERSONA], il CTU arch. [OSCURATO:PERSONA], incaricato di compiere un sopralluogo per la stima nell'ambito della procedura esecutiva promossa dalla Findomestic a carico del comproprietario [OSCURATO:PERSONA], ed indicando il teste geometra Palmisano per dimostrare che il pagamento dei canoni di locazione era continuato da parte del [OSCURATO:PERSONA] anche dopo l'asserita cessazione della locazione del 1984. Ne deriva che, per richiesta dello stesso [OSCURATO:PERSONA], ai fini dell'accoglimento della riconvenzionale di usucapione, il predetto, avendo acquisito la disponibilità dell'immobile quale conduttore, e quindi a titolo di locazione, era tenuto a dimostrare ai sensi dell'art. 1141 comma 2° cod. civ., l'interversione della detenzione in possesso, per far decorrere il termine ventennale di usucapione, e la Corte d'Appello, pienamente restando entro i limiti dei fatti allegati, ha ritenuto non raggiunta la prova di tale interversione, sia sulla base del pagamento di ulteriori canoni di locazione da parte del [OSCURATO:PERSONA] a favore dei Maltese in epoca successiva all'asserita cessazione del contratto del 1984 ed al rifiuto di rilascio del 1988, emerso dalla testimonianza puntuale ed attendibile del geometra Palmisano, sia in base alla circostanza che ancora nel 2006 [OSCURATO:PERSONA] aveva potuto fare liberamente accedere il CTU arch. Azzarà nell'immobile in assenza del [OSCURATO:PERSONA], evidentemente utilizzando le proprie chiavi, a riprova che il [OSCURATO:PERSONA] non aveva provveduto a sostituire le chiavi di accesso all'appartamento per escludere che potessero fruirne i Maltese, sicché sotto questo duplice profilo il giudice di secondo grado ha ritenuto non fornita dal [OSCURATO:PERSONA], che ne aveva l'onere, la prova della chiara ed univoca sua volontà di interversione della detenzione in nome altrui in possesso esclusivo uti dominus dell'appartamento. 2) Con la seconda censura, articolata in relazione all’art. 360, comma 1°, n. 4) c.p.c., il ricorrente lamenta la nullità della sentenza per vizi del procedimento, in relazione alla violazione degli artt. 421 e 437 c.p.c., nonché alla violazione dell’art. 2702 cod. civ., in combinato disposto con l’art. 214 c.p.c.. La Corte di Appello, pur escludendone il carattere di indispensabilità ex art. 437, comma 2° c.p.c., avrebbe acquisito nuove produzioni documentali e, in specie, una copia del biglietto informale che accompagnava uno dei pagamenti effettuati dal [OSCURATO:PERSONA] dopo il suo rifiuto di rilascio dell'immobile del luglio 1988, in spregio alla disciplina codicistica che prevede rigide preclusioni processuali per l’appello nel rito del lavoro applicabile in materia di comodato. Inoltre, il Giudice adito avrebbe fatto cattivo uso dei poteri officiosi di cui all’art. 421 c.p.c., acquisendo elementi istruttori atti a dimostrare l’esistenza di un contratto di locazione stipulato inter partes, circostanza mai allegata dai ricorrenti, che si erano sempre riferiti ad un fantomatico contratto di comodato, e mai oggetto di discussione tra le parti. Il secondo motivo, attinente alla disposta acquisizione ex art. 421 c.p.c. da parte della Corte d'Appello del documento 4 allegato all'atto di appello (una lettera di accompagnamento del versamento di canoni di locazione, non firmata e disconosciuta dal [OSCURATO:PERSONA] quanto alla provenienza ed alla riferibilità all'immobile di causa, che sarebbe stata ritrovata nel 2018), che sarebbe stato acquisito nonostante il disconoscimento del [OSCURATO:PERSONA], quando ormai erano maturate le preclusioni istruttorie del rito del lavoro, applicabili alle parti in un giudizio promosso per il rilascio di un immobile asseritamente detenuto in comodato, é inammissibile. Ed invero, la sentenza impugnata, all'ultimo capoverso di pagina 8, indica il documento come “di per sé non decisivo, essendo ricavabili, a prescindere da esso, in atti già sufficienti elementi a sostegno delle ragioni dell'appellante”, ed in effetti la sentenza impugnata si é basata piuttosto sulla testimonianza del geometra Palmisano, sulla produzione per stralcio della CTU dell'arch. Azzarà e sul principio di non contestazione della circostanza del libero accesso di [OSCURATO:PERSONA] e del CTU Azzarà all'interno dell'immobile nel 2006 in assenza di [OSCURATO:PERSONA], dalla quale si é desunto che [OSCURATO:PERSONA] avesse ancora le chiavi necessarie ad accedere all'immobile di causa, per cui escludendo dal compendio probatorio il documento acquisito ex art. 421 c.p.c., la decisione della causa non sarebbe mutata. L'acquisizione o meno di undocumento, da parte del giudice del lavoro in sede di appello (lo stesso principio vale ex art. 447 bis c.p.c. per le cause di comodato), comunque, attiene, ai sensi degli artt.421 e 437 cpc, ai poteri discrezionali di detto giudice di merito che tale produzione ritengaindispensabile o comunque necessaria ai fini del decidere; pertanto, l'esercizio di quei poteri si sottrae, per la natura discrezionale dei medesimi, al sindacato di legittimità, anche quando manchi un'espressa motivazione al riguardo. Va ribadito, infatti, che la valutazione delle risultanze delle prove ed il giudizio sull'attendibilità dei testi (art. 244 c.p.c.), come la scelta, tra le varie emergenze probatorie di quelle ritenute più idonee a sorreggere la motivazione, involgono apprezzamenti di fatto riservati al giudice di merito, il quale è libero di attingere il proprio convincimento da quelle prove che ritenga più attendibili, senza essere tenuto ad una esplicita confutazione degli altri elementi probatorinon accolti, anche se allegati dalle parti (Cass. sez. lav. ord. 17.1.2024 n. 1842). 3) Col terzo motivo, ai sensi dell’art. 360, comma 1°, n. 4) c.p.c., il ricorrente si duole della nullità della sentenza per vizi del procedimento, in relazione alla violazione dell’art. 115 c.p.c. [OSCURATO:PERSONA] di secondo grado avrebbe erroneamente dedotto, dalla circostanza che [OSCURATO:PERSONA] aveva avuto libero accesso all’immobile unitamente al CTU, in occasione del sopralluogo disposto dal giudice dell’esecuzione del Tribunale di [OSCURATO:PERSONA], che il predetto fosse in possesso delle chiavi dell’appartamento e che, pertanto, non avesse mai perso la disponibilità del bene. La Corte territoriale avrebbe violato il principio di non contestazione ex art. 115 c.p.c., atteso che il [OSCURATO:PERSONA] non poteva contestare la circostanza del possesso delle chiavi, perché mai dedotta da [OSCURATO:PERSONA], il quale si era limitato ad allegare la diversa circostanza di aver avuto autonomo accesso all’immobile. Il terzo motivo é infondato, in quanto la sentenza impugnata si é basata sul fatto, non contestato, che era stato allegato dai Maltese nella memoria di costituzione contraria alla riconvenzionale di usucapione di [OSCURATO:PERSONA], ossia che nel 2006 [OSCURATO:PERSONA] aveva avuto libero accesso all'appartamento oggetto di causa, e che aveva fatto visitare al CTU arch. Azzarà in assenza di [OSCURATO:PERSONA], che sul punto nulla aveva controdedotto, ed ha ritenuto superflua la prova testimoniale sul punto chiesta dagli appellanti, deducendo dal fatto che di norma l'ingresso in un appartamento presuppone la disponibilità delle chiavi di accesso e che il preteso possessore autonomo, [OSCURATO:PERSONA], non era presente al sopralluogo del CTU, il fatto che [OSCURATO:PERSONA] avesse ancora quelle chiavi, e tale valutazione, certamente plausibile, non é sindacabile in sede di legittimità con la richiesta di un diverso apprezzamento del materiale probatorio, tanto più che il giudice di secondo grado ha anche valorizzato l'assenza di contestazioni specifiche del [OSCURATO:PERSONA] alla denuncia sporta da [OSCURATO:PERSONA] ed allo stralcio della CTU Azzarà che erano stati prodotti. 4) Con la quarta doglianza, in relazione all’art. 360, comma 1°, n.3) c.p.c., il ricorrente lamenta la nullità della sentenza per violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1167 cod. civ.. La Corte distrettuale avrebbe erroneamente ritenuto che l’accesso del Maltese all’appartamento in sede di sopralluogo fosse incompatibile con l’esercizio, da parte del [OSCURATO:PERSONA], del possesso uti dominus sull’immobile, che si sarebbe dovuto manifestare, in primo luogo, con l'esercizio dello ius excludendi alios. In tal modo, la Corte territoriale avrebbe violato il disposto dell’art. 1167 cod. civ., in forza del quale soltanto uno spossessamento protrattosi per oltre un anno può configurare un valido atto di interruzione dell’usucapione. Il quarto motivo, col quale si assume che la Corte d'Appello abbia erroneamente considerato il possesso esercitato sull'appartamento da [OSCURATO:PERSONA] nel 2006, in occasione del sopralluogo del CTU Azzarà, come atto interruttivo della prescrizione acquisitiva, in violazione dell'art. 1167 cod. civ., secondo il quale solo uno spossessamento protrattosi per oltre un anno sarebbe idoneo ad interrompere l'usucapione, é infondato. In realtà l'impugnata sentenza non ha considerato l'accesso nell'appartamento autonomamente compiuto da [OSCURATO:PERSONA] nel 2006 insieme al CTU come atto interruttivo di un precedente possesso, ritenendolo piuttosto come idoneo a dimostrare, insieme al pagamento dei canoni di locazione anche dopo il mancato rilascio del luglio 1988 da parte del [OSCURATO:PERSONA] ai Maltese, emerso dalla deposizione Palmisano, che il [OSCURATO:PERSONA] non aveva fornito prova dell'interversione della detenzione in possesso, non avendo manifestato una volontà chiara di possedere autonomamente come proprietario l'appartamento, ponendo in essere le attività necessarie per palesare il suo intento di escludere definitivamente i proprietari ed i terzi dal godimento uti dominusdel bene. 5) Col quinto motivo, ai sensi dell’art. 360, comma 1°, n. 4) c.p.c., si denuncia la nullità della sentenza impugnata per violazione degli artt. 132 c.p.c. e 111 Cost., in dipendenza della mancanza assoluta di motivazione sotto l’aspetto del contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili. La sentenza di secondo grado sarebbe altresì affetta dal vizio motivazionale del contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili, avendo la Corte territoriale rilevato che il CTU aveva indicato l’immobile come libero da locazioni, canoni, livelli e servitù e, al contempo, sostenuto la sussistenza di un contratto di locazione stipulato inter partes, non dichiarato dai proprietari a fini fiscali. Il quinto motivo di ricorso é inammissibile per la parte in cui ipotizza la contraddittorietà della motivazione della sentenza impugnata, per avere da un lato affermato che dalla CTU Azzarà risultava che l'appartamento oggetto di causa era risultato libero da locazioni, canoni, livelli e servitù, e dall'altro che dalla stessa si ricavava la perdurante esistenza del contratto di locazione non dichiarato, in quanto dopo la riforma dell'art. 360 comma primo n.5) c.p.c. da parte dell'art. 54 comma 1 lettera b) del D.L. 22.6.2012 n. 83, convertito con modificazioni dalla L. 7.8.2012 n.134, la motivazione contraddittoria in sé non é più censurabile in cassazione (vedi in tal senso Cass. sez. lav. 24.7.2020 n.15933; Cass. 12.10.2017 n. 23940), ed é infondato per la parte in cui ipotizza una mancanza assoluta di motivazione. La Corte d'Appello, infatti, ha ricavato l'esistenza del contratto di locazione, anche se mai formalizzato per ragioni fiscali, dalle ricevute dei canoni di locazione prodotte dallo stesso [OSCURATO:PERSONA], dalle sue ammissioni in sede di costituzione e dalla testimonianza del geometra Palmisano sul protrarsi della locazione anche dopo il rifiuto di rilascio del 1988, e non dalla CTU Azzarà, che semplicemente ha assunto rilievo in ordine al fatto che nel 2006 fosse stato [OSCURATO:PERSONA], in assenza del [OSCURATO:PERSONA], a farlo accedere (evidentemente con le sue chiavi) per procedere alla stima nell'appartamento, che a quell'epoca non risultava più occupato dal conduttore. 6) Col sesto motivo, articolato in relazione all’art. 360, comma 1°, n. 4) c.p.c., il ricorrente si duole della nullità della sentenza impugnata per violazione dell’art. 132 c.p.c. e, ai sensi dell’art. 360, comma 1°, n. 5) c.p.c. lamenta l’omessa motivazione e l'omesso esame circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio. [OSCURATO:PERSONA] di seconde cure avrebbe erroneamente rapportato la verosimiglianza delle ragioni dell’opposizione del detentore al versamento degli ulteriori canoni locatizi, a fronte di un credito insoddisfatto da lui vantato per opere di manutenzione straordinaria fatte eseguire a sue spese sull’immobile, ed in rapporto al valore dell'immobile, in tal modo disconoscendo l’attendibilità dell’atto di interversione della detenzione in possesso. Il sesto motivo é palesemente inammissibile, in quanto mischia doglianze eterogenee di nullità della sentenza ex art. 132 e 360 comma primo n. 4) c.p.c. per omessa motivazione, che presuppongono un error in procedendo, e doglianze ex art. 360 comma primo n. 5) c.p.c. per omesso esame di un fatto controverso e decisivo per il giudizio, peraltro neppure identificato in un fatto storico principale, o secondario specifico, che presuppongono un error in iudicando, in tal modo rimettendo a questa Corte il compito di selezionare le censure esaminabili, e mascherando l'intento di ottenere una non consentita rivalutazione del fatto in sede di legittimità per la mancata condivisione della plausibile e motivata ricostruzione effettuata dalla Corte d'Appello. Il giudice di secondo grado ha, infatti, ritenuto non provata l'interversione della detenzione del conduttore [OSCURATO:PERSONA] in possesso ad usucapionem, sia perché le motivazioni dallo stesso addotte per giustificare nel 1988 il mancato rilascio dell'appartamento (l'aver sostenuto spese di manutenzione straordinaria non rimborsategli dalla parte locatrice nel periodo 1984-1988 non documentate, in realtà già coperte pressoché integralmente dall'importo dei canoni maturati e non pagati nel periodo 1985-1988 e comunque di importo irrisorio rispetto al valore dell'appartamento, superiore ad € 100.000,00 secondo la stima del CTU Azzarà del 2006) erano inconsistenti, sia in quanto dalla testimonianza del geometra Palmisano era emerso che anche dopo il mancato rilascio dell'immobile del luglio 1988 il [OSCURATO:PERSONA] aveva continuato a pagare il canone di locazione per giustificare la sua permanenza nell'immobile, sia in quanto nel 2006 [OSCURATO:PERSONA], insieme al CTU Azzarà, era potuto entrare autonomamente nell'appartamento in assenza del [OSCURATO:PERSONA]), non essendo stata quindi provata, da colui che per sua ammissione, aveva iniziato a detenere l'immobile a titolo di locazione, ed invocava l'usucapione, una chiara ed inequivoca volontà di possederlo in proprio uti dominus, volendo escludere i diritti dei terzi ed in particolare dei proprietari Maltese. 7) Con la settima censura, ai sensi dell’art. 360, comma 1°, n. 3) c.p.c., il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell'art. 112 c.p.c., in ordine al vizio di extrapetizione per essersi pronunciato d'ufficio su eccezioni rimesse alla prospettazione processuale esclusiva delle parti. La Corte di Appello avrebbe alterato il petitum e la causa petendi , attribuendo arbitrariamente in capo a [OSCURATO:PERSONA] la disponibilità materiale del bene in contestazione e omettendo di considerare che l’assenza della predetta disponibilità era evincibile dalle risultanze istruttorie ed era stata allegata dal Maltese stesso, che sin dall’atto introduttivo del giudizio aveva fatto riferimento alla concessione in comodato dell'immobile a [OSCURATO:PERSONA]. Infondato é il settimo motivo, col quale si assume che la Corte d'Appello sarebbe incorsa in extrapetizione, con violazione dell'art.112 c.p.c., per avere attribuito ai Maltese la disponibilità materiale dell'immobile oggetto di causa, del quale essi avevano invece richiesto il rilascio, sia pure assumendo infondatamente di averlo concesso in comodato gratuito a [OSCURATO:PERSONA], all'epoca studente universitario, fin dagli anni '80 dello scorso secolo. Nel richiamare quanto già argomentato relativamente al terzo motivo di ricorso, va esclusa qualsivoglia extrapetizione, in quanto i Maltese hanno chiesto di respingere l'avversa riconvenzionale di usucapione, assumendo di non avere mai perso completamente la disponibilità dell'immobile che il [OSCURATO:PERSONA] non aveva inteso rilasciare, da un lato incassando ancora canoni di locazione dopo il rifiuto di rilascio del luglio 1988, secondo quanto l'impugnata sentenza ha ricavato dalla deposizione del geometra Palmisano, addotto dai Maltese, e dall'altro potendo liberamente accedere all'appartamento insieme ad un CTU nel 2006, in assenza del preteso possessore autonomo [OSCURATO:PERSONA]. 8) Con l’ottavo motivo, ai sensi dell’art. 360, comma 1°, n. 3) c.p.c., si lamenta la violazione o falsa applicazione di norme di diritto, in relazione agli artt. 1165, 2943, 2944 e 2945 cod. civ., per avere la Corte d'Appello considerato atto avente efficacia interruttiva del decorso del termine utile per l’usucapione, un atto non rientrante tra quelli tipizzati dalla legge. La Corte di Appello avrebbe erroneamente qualificato la pretesa disponibilità delle chiavi in capo a [OSCURATO:PERSONA], e il suo conseguente autonomo ingresso nell’appartamento in occasione degli accertamenti del CTU Azzarà, come atto interruttivo del possesso ad usucapionem, in spregio alla disciplina codicistica che prevede una elencazione tassativa degli atti che comportano, per il possessore, la perdita materiale del potere di fatto sul bene. L'ottavo motivo é inammissibile, perché non si confronta con la motivazione addotta dall'impugnata sentenza, che non ha affatto considerato l'autonomo accesso nell'immobile di causa nel 2006 da parte di [OSCURATO:PERSONA] e del CTU Azzarà, come atto interruttivo della prescrizione acquisitiva invocata dal [OSCURATO:PERSONA], richiedente una durata superiore all'anno nella specie mancante, in violazione degli articoli 1165, 2943, 2944 e 2945 cod. civ., bensì come elemento probatorio, che insieme al principio di non contestazione ed alla deposizione del geometra Palmisano sull'effettuazione di ulteriori pagamenti di canoni di locazione da parte del [OSCURATO:PERSONA] in favore dei Maltese in epoca successiva al rifiutato rilascio dell'immobile nel luglio 1988, ha dimostrato che il [OSCURATO:PERSONA] non ha manifestato col suo comportamento una chiara ed inequivoca volontà di interversione della detenzione in possesso come richiesto dall'art. 1141 comma 2° cod. civ., indispensabile per fare decorrere il termine ventennale dell'usucapione. Le spese processuali del giudizio di legittimità, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza e vanno poste a carico del ricorrente ed in favore dei controricorrenti, [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA]. Occorre dare atto che sussistono i presupposti processuali di cui all’art. 13 comma 1-quater D.P.R. n. 115/2002 per imporre un ulteriore contributo unificato a carico del ricorrente, se dovuto. P.Q.M La Corte di Cassazione, respinge il ricorso di [OSCURATO:PERSONA], e lo condanna al pagamento in favore di [OSCURATO:PERSONA]