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CassazionesentenzaSezione 6

Cassazione n. 28419/2021

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eguente e „u ORDINANZA sul ricorso 2643-2019 proposto da: [OSCURATO:PERSONA], in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, [OSCURATO:PERSONA], 9, presso lo studio dell'avvocato [OSCURATO:PERSONA], che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato [OSCURATO:PERSONA]; - ricorrente - contro [OSCURATO:PERSONA] E [OSCURATO:PERSONA] 97210890584, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, [OSCURATO:PERSONA] 12, presso l'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende ope legis; - controricorrente - avverso la sentenza n. 2641/25/2018 della [OSCURATO:PERSONA] della [OSCURATO:PERSONA] di BRESCIA, depositata il 07/06/2018; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 25/05/2021 dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA].

Ric. 2019 n. 02643 sez.

MT - ud. 25-05-2021 -2- Svolgimento del processo [OSCURATO:PERSONA] tributaria provinciale di Brescia , con sentenza n. 504/2016 ,sez 4 , rigettava parzialmente il ricorso proposto dalla [OSCURATO:PERSONA].

Cons. per azioni avverso l'avviso di pagamento n.444/2014 — reg 2014°44186 per accise energia elettrica 2007 Avverso detta decisione la contribuente proponeva appello innanzi alla CTR Lombardia.

Il giudice di seconde cure , con sentenza 2641/25/2018,rigettava l' impugnazione .

Avverso la detta sentenza ha proposto ricorso per Cassazione la società Cleanpower sulla base di due motivi.

L'Amministrazione ha resistito con controricorso .

La causa è stata discussa in camera di consiglio ai sensi dell'art 380 bis cpc .

Motivi della decisione Con il primo motivo di ricorso la contribuente censura la sentenza impugnata laddove ha ritenuto che non fosse esente dall'accise per l'energia elettrica in quanto, benché autoproduttrice della predetta energia da fonti rinnovabili , tuttavia, non consumava per sé stessa l'energia ma la cedeva a terzi.

Con il secondo motivo di ricorso la società contribuente lamenta la violazione degli artt.10 ed 11 della legge 212/2000 per violazione del legittimo affidamento determinato in essa società dai provvedimenti dell'Agenzia che avevano dato atto dell'esclusione dal pagamento dell'accise. .

Il primo motivo del ricorso è manifestamente infondato.

La sentenza impugnata, ha ritenuto che , ai sensi degli artt. 53 e 53 del d.lgs 504/94 ( Testo unico accise) l'esenzione dalla accise fosse applicabile alle imprese autoproduttrici di energia elettrica tramite fonti rinnovabili ma che costituisse motivo di esclusione da detta esenzione la circostanza che le citate imprese non consumassero per sé stesse l'energia ma la cedessero a terzi.

Sotto tale ultimo profilo ha ritenuto che il fatto la società contribuente avesse natura consortile e cedesse l'energia prodotta ai propri consorziati costituiva ragione valida per la sua esclusione dall'esenzione.

Tale decisione è del tutto condivisibile.

Questa Corte ha già chiarito che non può influire sulla regolamentazione della presente fattispecie una definizione contenuta in una legge diretta a scopi diversi da quelli perseguiti dalla normativa tributaria, essendo il d.lgs. n. 79/1999 finalizzato a regolare il mercato interno dell'energia elettrica ed i comportamenti dei principali operatori, restando la materia fiscale estranea a tale normativa.( Cass 23529/08). [OSCURATO:PERSONA] concorda con tale orientamento.

A tale proposito va rilevato che la norma applicabile ratione temporis al caso di specie è l'art 52, comma 3 dlgs 504/95 (Testo unico delle accise) che testualmente recita "3.

E' esente dall'accisa l'energia elettrica: a) utilizzata per l'attivita' di produzione di elettricita' e per mantenere la capacita' di produrre elettricita'; b) prodotta con impianti azionati da fonti rinnovabili ai sensi della normativa vigente in materia, con potenza disponibile superiore a 20 kW, consumata dalle imprese di autoproduzione in locali e luoghi diversi dalle abitazioni;.

Trattasi dunque di norma a carattere fiscale che prevede una esenzione d'imposta limitatamente al consumo delle imprese di autoproduzione senza l'estensione ad altri beneficiari.

Il decreto legislativo n. 79 del 1999 ha per oggetto la liberalizzazione e la disciplina del settore elettrico prescindendo dai profili di carattere fiscale.

L'articolo 2 del predetto dlgs 79/99 fornisce in tale contesto la definizione di autoproduttore nei seguenti termini:

1. Agli effetti del presente decreto si applicano le definizioni di cui ai seguenti commi. 2.

Autoproduttore e' la persona fisica o giuridica che produce energia elettrica e la utilizza in misura non inferiore al 70% annuo per uso proprio ovvero per uso delle societa' controllate, della societa' controllante e delle societa' controllate dalla medesima controllante, nonche' per uso dei soci delle societa' cooperative di produzione e distribuzione dell'energia elettrica di cui all'articolo 4, numero 8, della legge 6 dicembre 1962, n. 1643, degli appartenenti ai consorzi o societa' consortili costituiti per la produzione di energia elettrica da fonti energetiche rinnovabili e per gli usi di fornitura autorizzati nei siti industriali anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto." Il dato rilevante ai fini della presente decisione è che il primo comma dell'articolo in esame espressamente prevede che le definizioni fornite sono applicabili limitatamente nell'ambito del contesto normativo della legge in esame, con esclusione quindi di un loro carattere generalizzato.

Tale primo elemento porta ad escludere che la definizione fornita di autoproduttore possa estendersi anche nell'ambito della normativa fiscale.

Riprova della fondatezza di tale assunto la si rinviene in quanto disposto dall' art 1 ,comma 911, della legge . 28 dicembre 2015, n. 208 che ha stabilito che "l'articolo 52, comma 3, lettera b), del decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, si applica anche all'energia elettrica prodotta con impianti azionati da fonti rinnovabili ai sensi della normativa vigente in materia, con potenza disponibile superiore a 20 kw, consumata dai soci delle societa' cooperative di produzione e distribuzione dell'energia elettrica di cui all'articolo 4, numero 8), della legge 6 dicembre 1962, n. 1643, in locali e luoghi diversi dalle abitazioni".

Dunque solo con la predetta norma di carattere fiscale il legislatore ha esteso l'esenzione dalla accise in questione anche alla ipotesi in cui l'energia prodotta da fonti rinnovabili sia consumata da soci di società di cooperative di produzione.

Ciò sta necessariamente a significare che, prima della entrata in vigore della predetta norma, l'esenzione dall'accise non era applicabile alle società cooperative proprio perché non risultava applicabile ad esse l'articolo 2 del decreto legislativo 79/99 Nel caso di specie il tributo si riferisce all'anno 2007 e dunque ad esso non risulta applicabile l'esenzione di cui alla legge 208 del 2015.

Il motivo va dunque respinto.

Il secondo motivo è anch'esso manifestamente infondato. [OSCURATO:PERSONA] regionale ha escluso che nel caso di specie sussistessero i presupposti per l'applicazione dell'art 11 della legge 212/2000 in ragione del quale, in caso di effettuazione di interpello da parte del contribuente e di risposta da parte dell'amministrazione, gli atti di quest'ultima difformi da quanto da essa comunicato al contribuente sono nulli , in quanto la società contribuente non aveva attivato la procedura in questione che è espressamente prevista e disciplinata dall'apposito regolamento di cui al DM 209/01.

Tale motivazione risulta del tutto corretta.

La società ricorrente deduce di avere rispettato tale procedura e riproduce a tal fine nel ricorso due atti.

Il primo , con cui comunicava all'Agenzia che avrebbe predisposto una richiesta di licenza fiscale di esercizio su ogni provincia su cui vi era un punto di prelievo di energia e che nel bilancio di fine anno avrebbe evidenziato una quota di energia sottoposta a imposta piena .

A tale atto allegava la richiesta di rilascio di licenza fiscale di esercizio.

Il secondo atto ,in data 20.11.2002, con cui , premesso di produrre energia in un unico impianto, con esenzione da ogni imposta di consumo, in regime di autoproduzione e di autoconsumo, quest'ultimo con tre punti di prelievo ed esentato da imposta erariale, e che in futuro avrebbe aperto altri impianti, comunicava che, in qualità di sostituto d'imposta nei confronti dei consorziati, avrebbe predisposto una richiesta per il rilascio fiscale di una licenza di esercizio per ogni provincia in cui vi era un punto di prelievo di energia e che nel bilancio di fine anno avrebbe evidenziato la quota parte di energia soggetta ad imposta piena ,allegava quindi richiesta di rilascio di licenza fiscale di esercizio Ciò premesso, la motivazione della sentenza appare basata su una corretta interpretazione dell'art 11 della legge 212/2000 e del regolamento di attuazione laddove ha rilevato che in realtà gli atti in questione riguardavano il rilascio di una licenza fiscale di esercizio e che non ponevano alcun quesito circa l'interpretazione di una norma soggetta ad incertezza.

Da ciò ha desunto che, nonostante l'Agenzia con la propria risposta ( riportata anch'essa nel ricorso) avesse riconosciuto la non applicazione dell'accise sulla energia elettrica prodotta, ciò non poteva comportare la nullità degli atti impositivi emanati dall'Agenzia in difformità di quanto comunicato alla contribuente in ragione della violazione del legittimo affidamento.

A tal fine si riportano le disposizioni rilevanti di cui al regolamento contenuto nel DM 209/01 Art. 1.

Presentazione dell'istanza di interpello

1. Ciascun contribuente, qualora ricorrano obiettive condizioni di incertezza sulla interpretazione di una disposizione normativa di natura tributaria, puo' inoltrare all'amministrazione finanziaria istanza di interpello riguardante l'applicazione della disposizione stessa a casi concreti e personali, diversi da quelli oggetto dell'interpello disciplinato dall'articolo 21 della legge 30 dicembre 1991, n. 413.

L'interpello non puo' essere proposto con riferimento ad accertamenti tecnici.; omiss is Art. 3.

Istanza di interpello

1. L'istanza di interpello deve contenere a pena di inammissibilita': a) i dati identificativi del contribuente ed eventualmente del suo legale rappresentante; b) la circostanziata e specifica descrizione del caso concreto e personale da trattare ai fini tributari sul quale sussistono concrete condizioni di incertezza; c) l'indicazione del domicilio del contribuente o dell'eventuale domiciliatario presso il quale devono essere effettuate le comunicazioni dell'amministrazione finanziaria; d) la sottoscrizione del contribuente o del suo legale rappresentante.

2. Alla istanza di interpello e' allegata copia della documentazione, non in possesso dell'amministrazione finanziaria o di altre amministrazioni pubbliche indicate dall'istante, rilevante ai fini della individuazione e della qualificazione della fattispecie prospettata, salva la facolta' di acquisire, ove necessario, l'originale non posseduto dei documenti.

3. L'istanza deve, altresi', contenere l'esposizione, in modo chiaro ed univoco, del comportamento e della soluzione interpretativa sul piano giuridico che si intendono adottare ed indicare eventuali recapiti, di telefax o telematico, per una rapida comunicazione da parte dell'amministrazione finanziaria. (omissis) Dalla normativa in esame risulta di tutta evidenza che : a) devono ricorrere obiettive condizioni di incertezza sulla interpretazione di una disposizione normativa di natura tributaria; b) l'interpello deve contenere la circostanziata e specifica descrizione del caso concreto e personale da trattare ai fini tributari sul quale sussistono concrete condizioni di incertezza; c) alla istanza di interpello deve essere allegata copia della documentazione, non in possesso dell'amministrazione finanziaria o di altre amministrazioni pubbliche indicate dall'istante, rilevante ai fini della individuazione e della qualificazione della fattispecie prospettata; d) l'istanza deve, altresi', contenere l'esposizione, in modo chiaro ed univoco, del comportamento e della soluzione interpretativa sul piano giuridico che si intendono adottare.

Nessuna di tali circostanze risulta sussistere negli atti di comunicazione riportati dalla ricorrente.

Del tutto correttamente dunque , in relazione all'interpretazione del DM 209/01, il giudice di secondo grado ha escluso che nel caso di specie vi sia stato un interpello da parte della società ricorrente.

Come già rilevato, il motivo in esame deduce anche la violazione dell'art 10 della legge 212/2000 ,sempre sotto il profilo della violazione del legittimo affidamento, sostenendo quindi la nullità degli atti impositivi.

Anche tale censura è manifestamente infondata.

Costituisce ius receptum da parte di questa Corte che, qualora il contribuente si sia conformato a un'indicazione erronea fornita dall'Amministrazione finanziaria, il principio di tutela dell'affidamento - sancito dall'art. 10, comma 2, dello statuto del contribuente - non esonera però dall'adempimento dell'obbligazione tributaria principale, ma solo da sanzioni e interessi (cfr. tra le tante Cass n. 3757 del 09/03/2012; Cass 23309/11 ; Cass 5744/16; Cass 10195/16; Cass 18618/19).

Sotto tale profilo la ricorrente non deduce alcunchè in ordine alla irrogazione o meno di sanzioni onde neppure sotto tale profilo , non dedotto, il motivo merita accoglimento.

Il ricorso va dunque respinto.

Segue alla soccombenza la condanna al pagamento delle spese del presente giudizio liquidate come da dispositivo..

Ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater del d.P.R. 115 del 2002, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma del comma 1- bis dello stesso articolo 13, se dovuto.

PQM Rigetta il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio li

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
eguente e „u ORDINANZA sul ricorso 2643-2019 proposto da: [OSCURATO:PERSONA], in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, [OSCURATO:PERSONA], 9, presso lo studio dell'avvocato [OSCURATO:PERSONA], che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato [OSCURATO:PERSONA]; - ricorrente - contro [OSCURATO:PERSONA] E [OSCURATO:PERSONA] 97210890584, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, [OSCURATO:PERSONA] 12, presso l'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende ope legis; - controricorrente - avverso la sentenza n. 2641/25/2018 della [OSCURATO:PERSONA] della [OSCURATO:PERSONA] di BRESCIA, depositata il 07/06/2018; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 25/05/2021 dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA]. Ric. 2019 n. 02643 sez. MT - ud. 25-05-2021 -2- Svolgimento del processo [OSCURATO:PERSONA] tributaria provinciale di Brescia , con sentenza n. 504/2016 ,sez 4 , rigettava parzialmente il ricorso proposto dalla [OSCURATO:PERSONA]. Cons. per azioni avverso l'avviso di pagamento n.444/2014 — reg 2014°44186 per accise energia elettrica 2007 Avverso detta decisione la contribuente proponeva appello innanzi alla CTR Lombardia. Il giudice di seconde cure , con sentenza 2641/25/2018,rigettava l' impugnazione . Avverso la detta sentenza ha proposto ricorso per Cassazione la società Cleanpower sulla base di due motivi. L'Amministrazione ha resistito con controricorso . La causa è stata discussa in camera di consiglio ai sensi dell'art 380 bis cpc . Motivi della decisione Con il primo motivo di ricorso la contribuente censura la sentenza impugnata laddove ha ritenuto che non fosse esente dall'accise per l'energia elettrica in quanto, benché autoproduttrice della predetta energia da fonti rinnovabili , tuttavia, non consumava per sé stessa l'energia ma la cedeva a terzi. Con il secondo motivo di ricorso la società contribuente lamenta la violazione degli artt.10 ed 11 della legge 212/2000 per violazione del legittimo affidamento determinato in essa società dai provvedimenti dell'Agenzia che avevano dato atto dell'esclusione dal pagamento dell'accise. . Il primo motivo del ricorso è manifestamente infondato. La sentenza impugnata, ha ritenuto che , ai sensi degli artt. 53 e 53 del d.lgs 504/94 ( Testo unico accise) l'esenzione dalla accise fosse applicabile alle imprese autoproduttrici di energia elettrica tramite fonti rinnovabili ma che costituisse motivo di esclusione da detta esenzione la circostanza che le citate imprese non consumassero per sé stesse l'energia ma la cedessero a terzi. Sotto tale ultimo profilo ha ritenuto che il fatto la società contribuente avesse natura consortile e cedesse l'energia prodotta ai propri consorziati costituiva ragione valida per la sua esclusione dall'esenzione. Tale decisione è del tutto condivisibile. Questa Corte ha già chiarito che non può influire sulla regolamentazione della presente fattispecie una definizione contenuta in una legge diretta a scopi diversi da quelli perseguiti dalla normativa tributaria, essendo il d.lgs. n. 79/1999 finalizzato a regolare il mercato interno dell'energia elettrica ed i comportamenti dei principali operatori, restando la materia fiscale estranea a tale normativa.( Cass 23529/08). [OSCURATO:PERSONA] concorda con tale orientamento. A tale proposito va rilevato che la norma applicabile ratione temporis al caso di specie è l'art 52, comma 3 dlgs 504/95 (Testo unico delle accise) che testualmente recita "3. E' esente dall'accisa l'energia elettrica: a) utilizzata per l'attivita' di produzione di elettricita' e per mantenere la capacita' di produrre elettricita'; b) prodotta con impianti azionati da fonti rinnovabili ai sensi della normativa vigente in materia, con potenza disponibile superiore a 20 kW, consumata dalle imprese di autoproduzione in locali e luoghi diversi dalle abitazioni;. Trattasi dunque di norma a carattere fiscale che prevede una esenzione d'imposta limitatamente al consumo delle imprese di autoproduzione senza l'estensione ad altri beneficiari. Il decreto legislativo n. 79 del 1999 ha per oggetto la liberalizzazione e la disciplina del settore elettrico prescindendo dai profili di carattere fiscale. L'articolo 2 del predetto dlgs 79/99 fornisce in tale contesto la definizione di autoproduttore nei seguenti termini: 1. Agli effetti del presente decreto si applicano le definizioni di cui ai seguenti commi. 2. Autoproduttore e' la persona fisica o giuridica che produce energia elettrica e la utilizza in misura non inferiore al 70% annuo per uso proprio ovvero per uso delle societa' controllate, della societa' controllante e delle societa' controllate dalla medesima controllante, nonche' per uso dei soci delle societa' cooperative di produzione e distribuzione dell'energia elettrica di cui all'articolo 4, numero 8, della legge 6 dicembre 1962, n. 1643, degli appartenenti ai consorzi o societa' consortili costituiti per la produzione di energia elettrica da fonti energetiche rinnovabili e per gli usi di fornitura autorizzati nei siti industriali anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto." Il dato rilevante ai fini della presente decisione è che il primo comma dell'articolo in esame espressamente prevede che le definizioni fornite sono applicabili limitatamente nell'ambito del contesto normativo della legge in esame, con esclusione quindi di un loro carattere generalizzato. Tale primo elemento porta ad escludere che la definizione fornita di autoproduttore possa estendersi anche nell'ambito della normativa fiscale. Riprova della fondatezza di tale assunto la si rinviene in quanto disposto dall' art 1 ,comma 911, della legge . 28 dicembre 2015, n. 208 che ha stabilito che "l'articolo 52, comma 3, lettera b), del decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, si applica anche all'energia elettrica prodotta con impianti azionati da fonti rinnovabili ai sensi della normativa vigente in materia, con potenza disponibile superiore a 20 kw, consumata dai soci delle societa' cooperative di produzione e distribuzione dell'energia elettrica di cui all'articolo 4, numero 8), della legge 6 dicembre 1962, n. 1643, in locali e luoghi diversi dalle abitazioni". Dunque solo con la predetta norma di carattere fiscale il legislatore ha esteso l'esenzione dalla accise in questione anche alla ipotesi in cui l'energia prodotta da fonti rinnovabili sia consumata da soci di società di cooperative di produzione. Ciò sta necessariamente a significare che, prima della entrata in vigore della predetta norma, l'esenzione dall'accise non era applicabile alle società cooperative proprio perché non risultava applicabile ad esse l'articolo 2 del decreto legislativo 79/99 Nel caso di specie il tributo si riferisce all'anno 2007 e dunque ad esso non risulta applicabile l'esenzione di cui alla legge 208 del 2015. Il motivo va dunque respinto. Il secondo motivo è anch'esso manifestamente infondato. [OSCURATO:PERSONA] regionale ha escluso che nel caso di specie sussistessero i presupposti per l'applicazione dell'art 11 della legge 212/2000 in ragione del quale, in caso di effettuazione di interpello da parte del contribuente e di risposta da parte dell'amministrazione, gli atti di quest'ultima difformi da quanto da essa comunicato al contribuente sono nulli , in quanto la società contribuente non aveva attivato la procedura in questione che è espressamente prevista e disciplinata dall'apposito regolamento di cui al DM 209/01. Tale motivazione risulta del tutto corretta. La società ricorrente deduce di avere rispettato tale procedura e riproduce a tal fine nel ricorso due atti. Il primo , con cui comunicava all'Agenzia che avrebbe predisposto una richiesta di licenza fiscale di esercizio su ogni provincia su cui vi era un punto di prelievo di energia e che nel bilancio di fine anno avrebbe evidenziato una quota di energia sottoposta a imposta piena . A tale atto allegava la richiesta di rilascio di licenza fiscale di esercizio. Il secondo atto ,in data 20.11.2002, con cui , premesso di produrre energia in un unico impianto, con esenzione da ogni imposta di consumo, in regime di autoproduzione e di autoconsumo, quest'ultimo con tre punti di prelievo ed esentato da imposta erariale, e che in futuro avrebbe aperto altri impianti, comunicava che, in qualità di sostituto d'imposta nei confronti dei consorziati, avrebbe predisposto una richiesta per il rilascio fiscale di una licenza di esercizio per ogni provincia in cui vi era un punto di prelievo di energia e che nel bilancio di fine anno avrebbe evidenziato la quota parte di energia soggetta ad imposta piena ,allegava quindi richiesta di rilascio di licenza fiscale di esercizio Ciò premesso, la motivazione della sentenza appare basata su una corretta interpretazione dell'art 11 della legge 212/2000 e del regolamento di attuazione laddove ha rilevato che in realtà gli atti in questione riguardavano il rilascio di una licenza fiscale di esercizio e che non ponevano alcun quesito circa l'interpretazione di una norma soggetta ad incertezza. Da ciò ha desunto che, nonostante l'Agenzia con la propria risposta ( riportata anch'essa nel ricorso) avesse riconosciuto la non applicazione dell'accise sulla energia elettrica prodotta, ciò non poteva comportare la nullità degli atti impositivi emanati dall'Agenzia in difformità di quanto comunicato alla contribuente in ragione della violazione del legittimo affidamento. A tal fine si riportano le disposizioni rilevanti di cui al regolamento contenuto nel DM 209/01 Art. 1. Presentazione dell'istanza di interpello 1. Ciascun contribuente, qualora ricorrano obiettive condizioni di incertezza sulla interpretazione di una disposizione normativa di natura tributaria, puo' inoltrare all'amministrazione finanziaria istanza di interpello riguardante l'applicazione della disposizione stessa a casi concreti e personali, diversi da quelli oggetto dell'interpello disciplinato dall'articolo 21 della legge 30 dicembre 1991, n. 413. L'interpello non puo' essere proposto con riferimento ad accertamenti tecnici.; omiss is Art. 3. Istanza di interpello 1. L'istanza di interpello deve contenere a pena di inammissibilita': a) i dati identificativi del contribuente ed eventualmente del suo legale rappresentante; b) la circostanziata e specifica descrizione del caso concreto e personale da trattare ai fini tributari sul quale sussistono concrete condizioni di incertezza; c) l'indicazione del domicilio del contribuente o dell'eventuale domiciliatario presso il quale devono essere effettuate le comunicazioni dell'amministrazione finanziaria; d) la sottoscrizione del contribuente o del suo legale rappresentante. 2. Alla istanza di interpello e' allegata copia della documentazione, non in possesso dell'amministrazione finanziaria o di altre amministrazioni pubbliche indicate dall'istante, rilevante ai fini della individuazione e della qualificazione della fattispecie prospettata, salva la facolta' di acquisire, ove necessario, l'originale non posseduto dei documenti. 3. L'istanza deve, altresi', contenere l'esposizione, in modo chiaro ed univoco, del comportamento e della soluzione interpretativa sul piano giuridico che si intendono adottare ed indicare eventuali recapiti, di telefax o telematico, per una rapida comunicazione da parte dell'amministrazione finanziaria. (omissis) Dalla normativa in esame risulta di tutta evidenza che : a) devono ricorrere obiettive condizioni di incertezza sulla interpretazione di una disposizione normativa di natura tributaria; b) l'interpello deve contenere la circostanziata e specifica descrizione del caso concreto e personale da trattare ai fini tributari sul quale sussistono concrete condizioni di incertezza; c) alla istanza di interpello deve essere allegata copia della documentazione, non in possesso dell'amministrazione finanziaria o di altre amministrazioni pubbliche indicate dall'istante, rilevante ai fini della individuazione e della qualificazione della fattispecie prospettata; d) l'istanza deve, altresi', contenere l'esposizione, in modo chiaro ed univoco, del comportamento e della soluzione interpretativa sul piano giuridico che si intendono adottare. Nessuna di tali circostanze risulta sussistere negli atti di comunicazione riportati dalla ricorrente. Del tutto correttamente dunque , in relazione all'interpretazione del DM 209/01, il giudice di secondo grado ha escluso che nel caso di specie vi sia stato un interpello da parte della società ricorrente. Come già rilevato, il motivo in esame deduce anche la violazione dell'art 10 della legge 212/2000 ,sempre sotto il profilo della violazione del legittimo affidamento, sostenendo quindi la nullità degli atti impositivi. Anche tale censura è manifestamente infondata. Costituisce ius receptum da parte di questa Corte che, qualora il contribuente si sia conformato a un'indicazione erronea fornita dall'Amministrazione finanziaria, il principio di tutela dell'affidamento - sancito dall'art. 10, comma 2, dello statuto del contribuente - non esonera però dall'adempimento dell'obbligazione tributaria principale, ma solo da sanzioni e interessi (cfr. tra le tante Cass n. 3757 del 09/03/2012; Cass 23309/11 ; Cass 5744/16; Cass 10195/16; Cass 18618/19). Sotto tale profilo la ricorrente non deduce alcunchè in ordine alla irrogazione o meno di sanzioni onde neppure sotto tale profilo , non dedotto, il motivo merita accoglimento. Il ricorso va dunque respinto. Segue alla soccombenza la condanna al pagamento delle spese del presente giudizio liquidate come da dispositivo.. Ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater del d.P.R. 115 del 2002, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma del comma 1- bis dello stesso articolo 13, se dovuto. PQM Rigetta il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio li
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