CassazionesentenzaSezione 5Decisione del 7 ottobre 2025
Cassazione n. 00039/2026
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
o la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:SOCIETA] di [OSCURATO:PERSONA] s.n.c, Fall.to di [OSCURATO:PERSONA] e di [OSCURATO:PERSONA], in persona del curatore Avv. [OSCURATO:PERSONA], rappresentato e difes o da ll’Avv. [OSCURATO:PERSONA], giusta procura speciale in atti, cheha indicato recapito PEC, avendo i ricorrenti dichiarato di eleggere domicilio presso lo studio deldifensore in Messina, alla via Lenzi n.5; -ricorrenti - AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato presso i cui uffici in Roma, via dei Portoghesi n.12 è domiciliata. -controricorrente – IVA, IRAP, Irpef -.anno 2002. [OSCURATO:PERSONA] del giudice delegato per il ricorso per cassazione - Mancata produzione - Inammissibilità del ricorso. [OSCURATO:PERSONA] avverso le sentenze della [OSCURATO:PERSONA] - Sez. Staccata di Messina, nn. 3764, 3765 e 3766pronunciate, tutte, il 4.4.2017 e depositate il 2.10.2017; udita la relazione svolta dal consigliere [OSCURATO:PERSONA] alla pubblica udienza del 7 ottobre 2025; udito il P.M., in persona della [OSCURATO:PERSONA] che ha concluso per il rigetto; udita per l’Agenzia delle Entrate l’avvocato dello [OSCURATO:PERSONA] che ha chiesto il rigetto del ricorso. Nessuno comparso per parte ricorrente. Fatti di causa 1.La controversia trae origine dall’impugnazione , con separati ricorsi, dell’avvisodi accertamento n. RJE020200783 2006 per IVA e IRAP anno 2002 emesso nei confronti della [OSCURATO:SOCIETA] (con attività dichiarata di fabbricazione di paste alimentari), con cui si perveniva in via induttiva ex art.39 comma 2 del d.P.R. n. 600 del 1973 alla determinazione di ricavi non dichiarati per euro 395.714,00 ed al recupero di costi per euro 208.942,00, e dei due conseguenti avvisi di accertamento nn. RJE010501004 2006 e n. RJE010501003 2006 per maggiore Irpef emessi nei confronti dei due soci, [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], in proporzione alle rispettive quote di partecipazione. 2.[OSCURATO:PERSONA] di Messina con sentenze nn.219, 221 e 222 del 27.3.2008 accoglieva i ricorsi proposti dalla curatela del fallimento della società (dichiarato dal Tribunale di Messina con sent.n.23/05) e dei soci, dichiarati anch’essi falliti, annullando parzialmente gli avvis i di accertamento “ limitatamente alle determinazione induttiva dei ricavi conseguente al maggior ricarico applicato dall’Ufficio (121,12%) rispetto a quello operato dal contribuente (pari a 93,96%)”, confermandolinel resto. 3. Avverso le predette sentenze della CTP proponeva, con atti separati, appello in via principale l’Agenzia delle Entrate, deducendo la legittimità del ricorso al metodo induttivo, ed appello incidentale la curatela del [OSCURATO:SOCIETA] e dei soci, contestando le risultanze del pvc ed il disconoscimento dei costi. 4.La CTR della Sicilia - Sez. Staccata di Messina, con le sentenze nn. nn. 3764, 3765 e 3766 pronunciate, tutte, il 4.4.2017 e depositate il 2.10.2017, con motivazioni identiche, accoglieva gli appelli dell’Agenzia delle Entrate e rigettava quelli della parte contribuente, confermando gli atti impugnati. 5. Avverso le decisioni assunte dal giudice degli appelli, hanno proposto unico ricorso il [OSCURATO:SOCIETA] e dei soci, in persona del curatore fallimentare, affidandosi a due motivi. Resiste mediante controricorso l ’Ufficio instando per la declaratoria di inammissibilità e/o il rigetto del ricorso. In prossimità dell’udienza, il P.M., nella persona della sostituta procuratrice generale [OSCURATO:PERSONA], ha depositato requisitoria concludendo peril rigetto del ricorso. La difesa della ricorrente hadepositato memoria ex art.378 c.p.c. in data 26.9.2025, insistendo per l’accoglimento del ricorso. Motivi della decisione 1. Con il suo primo motivo , parte ricorrente deduce la “violazione o falsa applicazione delle norme di diritto con riferimento all’art.360 comma 1 n.3 e n.5 c.p.c. relativamente alla esclusione delle spese per lavoro dipendente nella determinazione della percentuale di resa/ricarico delle materie prime (farina)”,dolendosi dell’omessa applicazione delle norme di diritto (non indica quali) e delle note tecniche e metodologiche dell’Agenzia delle entrate relative al settore merceologico di competenza, nonché dell’omessa valutazione diun fatto decisivo, ossia la necessità di avvalersi di personale dipendente per trasformare la farina in pasta. 2. Con il secondo motivo, parte ricorrente denunzia la “violazione o falsa applicazione delle norme di diritto ex art.360 comma 1 n 3 e 5 c.p.c. quanto al disconoscimento della competenza ed inerenza dei costi”, in particolarededucendo la violazione dell’art.75, comma 1 , seconda parte del d.P.R. 917 del 1986 quanto alle spese per premi ai clienti, in quanto i costi sarebbero divenuti oggettivamente determinabili solo a chiusura dell’esercizio del 2001 e sostenuti nel 2002. Censura, inoltre, sotto il profi lo di cui all’art.360 n.5 cpc, l’omessa valutazione della “tematica”( così testualmente in ricorso ) per cui la volontà negoziale contenuta nei mandati di agenzia non può prevalere sulla regola tributaria che solo la società può contabilizzate i costi ad essa fatturati quanto alle spese di carburante disconosciute; ed ancora, l’omessa valutazione della tematica delle spese per prestazione di servizi fattura d’acconto lavori in ferroe altri costi ripresi a tassazione residua. 3.Premessa l’ammissibilità del ricorso cumulativo avverso più sentenze, emesse in procedimenti formalmente distinti ma attinenti al medesimo rapporto giuridico, allor quando la soluzione dipende da identiche questioni di diritto, comuni a tutte le cause(Cass. Sez. 5, 11/04/2025, n. 9508, Rv. 674939 –01), tuttavia l’esame dei motivi di ricorso è precluso da una pregiudiziale ragione di inammissibilità per carenza di legittimazione processuale del curatore fallimentare. Agli atti si rinviene solo la procura speciale rilasciata al difensore dal curatore dei fallimenti della società e dei soci in calce al ricorso, procurain cui non si fa menzione del decreto contenente l’autorizzazione del G.D., mentre nell’intestazione del ricorso si indica come intervenuta la predetta autorizzazione in data 9.1.2018 che, tuttavia, non risulta essere stata prodotta, in quanto l’allegato n.1 corrisponde ad una delle tre sentenze impugnate, né il decreto autorizzatorio è stato depositato nei 15 giorni prima dell’udienzapubblica. Secondo consolidato orientamento di questa Corte, cui va data continuità, il curatore del fallimento, pur essendo l'organo deputato ad assumere la qualità di parte nelle controversie inerenti la procedura fallimentare, non è fornito di una capacità processuale autonoma, bensì di una capacità che deve essere integrata dall'autorizzazione del giudice delegato, che anzi (per come prescrive l'art. 25, n. 6, secondo inciso, della legge fall.) dev'essere rilasciata in relazione a ciascun grado del giudizio, tantoche, in mancanza di specifica autorizzazione per il singolo grado di giudizio, sussiste il difetto di legittimazione processuale, a nulla rilevando che il curatore sia stato parte in senso formale nel grado di giudizio precedente in quanto fornito di un'autorizzazione per esso. Inoltre, mentre nelle fasi di merito (per quanto si desume per il giudizio di primo grado dall'art. 182, comma 2 , c.p.c. e per quello d'appello in forza dell'estensione di tale norma in base all'art. 359 c.p.c.), la mancata produzione dell'autorizzazione del giudice delegato può essere supplita a seguito di invito del giudice che la rilevi ad effettuarla, nel giudizio per cassazione tale possibilità deve escludersi, in quanto la presenza di una regolamentazione dello svolgimento processuale del tutto speciale, in particolare nel senso dell'esclusione di una normale attività istruttoria e della previsione a pena di improcedibilità della necessità di depositare i documenti sull'ammissibilità del ricorso all'atto del deposito di quest'ultimo (art. 369, comma 2 , n. 4, c .p.c. ), nonché della sola possibilità alternativa di provvedere al loro deposito anche successivamente, ma con notifica di apposito elenco alla controparte e, quindi, prima dell'udienza (art. 372, comma2, c.p.c.), escludono, per un'evidente esigenza di non contraddizione, che la Corte di cassazione possa rivolgere alla parte l'invito al deposito dell'autorizzazione. Inoltre, la questione della mancata produzione è rilevabile d'ufficio, atteso che attiene alla materia della rappresentanza in giudizio, la cui esistenza, come dimostra proprioil riconoscimento del potere ufficioso di cui all’art.182, comma 2, c.p.c. cit., dev'essere controllata d'ufficio dal giudice e, quindi, anche dalla Cassazione (stavolta non ostandovi l'assenza di attività istruttoria), inerendo alla "legitimatio ad processum"che non è disponibile dalle parti(Cass. Sez. 3, 22/07/2005, n. 15392, Rv. 582937 –01; Conf. Sez. 3, Sentenza n. 26359 del 16/12/2014 (Rv. 634376 -01). Il ricorso va, dunque, dichiarato inammissibile per carenza di legittimazione processuale del curatore. I rilievi che precedono assorbono ogni considerazione su: a) l'evidente inammissibilità del primo motivo sia per la mescolanza e la sovrapposizione di mezzi d'impugnazione eterogenei, facenti riferimento alle diverse ipotesi contemplate dall'art. 360, comma 1, n. 3 e n. 5, c.p.c., non essendo consentita la prospettazione di una medesima questione sotto profili incompatibili, così attribuendo, inammissibilmente, al giudice di legittimità il compito di dare forma e contenuto giuridici alle lagnanze del ricorrente, al fine di decidere successivamente su di esse (da ultimo, Sez. 5, Ordinanza n. 28541 del 06/11/2024, Rv. 672672-01), sia per la mancata indicazione delle norme di legge violate e sia, ulteriormente, sotto il profilo della non consentita estensione della doglianza ex art.360 n.5 c.p.c. a questioni ed argomentazioni giuridiche (quale l’incidenza dei costi del personale dipende n te sulla percentuale di resa/ricarico), del tutto avulse da uno specifico accadimento o specifica circostanza in senso naturalistico (da ultimo, Ordinanza n. 2961 del 06/02/2025, Rv. 673975 –01); b) l’inammissibilità anche del secondo motivo, per i medesimi profili della sovrapposizione di mezzi di impugnazione eterogenei e della surrettizia estensione del paradigma normativo di cui all’art.360 n.5 c.p,c a questioni ed argomentazioni giuridiche tendenti a sindacare il merito della motivazione impugnata. Le spese si liquidano in dispositivo secondo soccombenza. P.Q.M La Corte dichiara inammissibile il ricorso. C ondanna i ricorrenti, in solido, al pagamento in favore dell’Agenzia delle entrate controricorrente delle spese processuali che liquida in euro 7.800, oltre spese prenotate a debito. Ai sensi dell'art. 13, comma 1 -quater, del d.P.R. 115/2002, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per ilversamento da parte del ricorrente dell'ulteriore importo a titolo dicontributo unificato, pari a quello dovuto per il ric