CassazionedecretoSezione 1Decisione del 12 febbraio 2025
Cassazione n. 06954/2025
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
ha pronunciato la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n.8546/2020 R.G. proposto da : [OSCURATO:PERSONA], rappresentato e difeso dall'[OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:CODICE_FISCALE])giusta procura speciale allegata al ricorso -ricorrente – contro [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] di [OSCURATO:PERSONA] -intimati – avverso la sentenza della Corte d’appello di Roma n. 458/2020 depositata il 22/1/2020; udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 12/2/2025dal [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] 1. Il Tribunale di Frosinone, con sentenza n. 54/2018 pubblicata in data 16 ottobre 2018, dichiarava il fallimento di [OSCURATO:PERSONA], titolare della ditta [OSCURATO:PERSONA], su istanza del creditore [OSCURATO:PERSONA]. 2. La Corte d’appello di Roma, a seguito del reclamo presentato dal Gizzi, riteneva che l’assoggettamento alla misura della confisca di prevenzione non impedisse di considerare fallibile l’imprenditore individuale. Aggiungeva che la doglianza difettava di specificità, dato che il reclamante non aveva sottoposto a critica l’articolato percorso argomentativo compiuto dal tribunale a tal proposito. Osservava, inoltre, che il provvedimento di confisca era stato revocato con decreto dell’11 giugno 2108 e la misura non era più in essere all’epoca della pubblicazione della sentenza, cosicché il Gizzi non aveva interesse a dolersi del fatto che la dichiarazione di fallimento erastata pronunciata nonostante il suo assoggettamento atale misura. Rilevava che il decreto ingiuntivo ottenuto dal Rizzo, ritualmente notificato, era oramai divenuto esecutivo, con efficacia di giudicato formale e sostanziale. Non condivideva le ragioni di censura riguardanti l’inesistenza del credito e la carenza di legittimazione del creditore istante, dato che il decreto ingiuntivo era stato ottenuto sulla base di cambiali girate dal Gizzi ed aventi valore di promessa unilaterale di pagamento. 3. [OSCURATO:PERSONA] ha proposto ricorso per la cassazione di tale sentenza, pubblicata in data 22 gennaio 2020, prospettando sei motivi di doglianza. Gli intimati fallimento di [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] non hanno svolto difese. [OSCURATO:PERSONA] 4. Il primo motivo di ricorso denuncia, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3 e 4, cod. proc. civ., la violazione e falsa applicazione degli artt. 18 l. fall. e 342 cod. proc. civ.: la Corte d’appello, nel rilevare il difetto di specificità del motivo di reclamo che deduceva la carenza di legittimazione passiva del Gizzi in ragione del suo assoggettamento alla misura della confisca di prevenzione, non ha tenuto conto – in tesi - dell’effetto pienamente devolutivo dell’impugnazione presentata in ordine a tutte le questioni prospettate, facendo applicazione di un principio proprio della disciplina dell’appello. 5. Il motivo è inammissibile. La Corte distrettuale, infatti, non si è limitata a constatare il difetto di specificità della doglianza, ma ha pure rilevato l’inammissibilità del motivo di reclamo per carenza di interesse, posto che alla data di fallimento la misura di prevenzione non era più in essere. Nessuna contestazione è stata sollevata riguardo a quest’ultimo argomento. Occorre, allora, ricordare che in presenza di una decisione sorretta da una pluralità di ragioni, distinte ed autonome, ciascuna delle quali giuridicamente e logicamente sufficiente a giustificare la decisione adottata, l'omessa impugnazione di una di esserende inammissibile, per difetto di interesse, la censura relativa alle altre, la quale, essendo divenuta definitiva l'autonoma motivazione non impugnata, in nessun caso potrebbe produrre l'annullamento della sentenza (v. Cass. 9752/2017, Cass., Sez. U., 7931/2013). La doglianza, peraltro, è priva di decisività. Invero, la Corte di merito , dopo aver sottolineato che la misura preventiva aveva avuto per oggetto il “patrimonio”, di cui dunque il Gizzi era rimasto titolare, ha chiaramente detto che la sua impresa continuava ad essere sussistente e, come tale,responsabile dei debiti impagati, risultando così pienamente legittimata a subire l’iniziativa volta a vederne dichiarata l’insolvenza. 6.1 Il secondo motivo di ricorso lamenta, ex art. 360, comma 1, n. 3 e 4, cod. proc. civ., la violazione degli artt. 647 cod. proc. civ. e 2909 cod. civ. in ragione della mancanza in atti del decreto di esecutorietà del decreto ingiuntivo ottenuto dal creditore istante, a cui, pertanto, non poteva essere attribuita efficacia di giudicato sostanziale. 6.2 Il terzo motivo di ricorso prospetta, a mente dell’art. 360, comma 1, n. 3 e 4, cod. proc. civ., la violazione o falsa applicazione dell’art. 52 d. lgs. 159/2011, in quanto la Corte d’appello ha ritenuto irrilevante il fatto che il decreto ingiuntivo era stato emesso e notificato allorquando il soggetto ingiunto era destinatario di una confisca di prevenzione, quando le ragioni di credito vantate nei confronti di quest’ultimo dovevano essere accertate davanti al giudice delegato nominato dal tribunale penale che aveva disposto la misura e non erano proponibili in sede monitoria. Al contrario, in pendenza della misura della confisca di prevenzione il decreto ingiuntivo era inutiliter datum ed inidoneo ad acquisire efficacia di giudicato. 6.3 Il quarto motivo di ricorso si duole, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ., della violazione e falsa applicazione degli artt. 20, 51 e 94 r.d. 1669/1933 e dell’art. 1988 cod. civ.: la Corte territoriale non ha esaminato i titoli cambiari, i quali, in realtà recavano soltanto girate in bianco ed alcune girate illeggibili, cosicché non era dato comprendere su quali circostanze si fondasse il riconoscimento nei confronti del Rizzo della titolarità dell’azione cambiaria, peraltro prescritta. Le girate apposte non potevano, inoltre, valere quali promesse di pagamento ex art. 1988 cod. civ. se non verso l’immediato avente causa, che non era identificabile nel Gizzi. Il mezzo assume, inoltre, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 4 e 5, cod. proc. civ., che la Corte d’appello abbia totalmente omesso di esporre i motivi in fatto e in diritto della decisione assunta e di specificare le concrete ragioni e l’iter logico seguito per pervenire alla statuizione. 7. I motivi, da esaminare congiuntamente, risultano alcuni (il secondo e il quarto) inammissibili, anche ai sensi dell’art. 360-bis, n. 1, cod. proc. civ., l’altro (il terzo) infondato. 7.1 La Corte di merito ha ritenuto che il decreto ingiuntivo ottenuto dal Rizzo fosse divenuto esecutivo ed avesse acquistato efficacia di giudicato formale e sostanziale. Ha sostenuto, inoltre, che la girata delle cambiali valeva quale promessa unilaterale in favore del Rizzo. Si tratta, all’evidenza (come riconosciuto dallo stesso ricorrente), di una pluralità di ragioni, tra loro distinte ed autonome, ciascuna delle quali logicamente e giuridicamente sufficiente a sorreggere la decisione assunta. 7.2 Secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte l'art. 6 l. fall., laddove stabilisce che il fallimento è dichiarato, fra l'altro, su istanza di uno o più creditori, non presuppone un definitivo accertamento del credito in sede giudiziale, né l'esecutività del titolo, essendo viceversa a tal fine sufficiente un accertamento incidentale da parte del giudice, all'esclusivo scopo di verificare la legittimazione dell'istante (si veda in questo senso, per tutte, Cass., Sez. U., 1521/2013). Ciò che veniva in rilievo, dunque, era la delibazione del credito dell’istante, che la Corte di merito ha fatto sulla base del titolo cartolare, oltre che del veicolo processuale, senza che vi fosse alcuna necessità che il decreto ingiuntivo da questi ottenuto fosse divenuto anche esecutivo. 7.3 Igiudici distrettuali, nel compiere l’accertamento incidentale che loro competeva, hanno constatato che il decreto ingiuntivo ottenuto dal creditore istante era “divenuto esecutivo, con efficacia di giudicato formale e sostanziale”. Questa constatazione (circa l’avvenuta declaratoria di esecutorietà ai sensi dell’art. 647 cod. proc. civ.) non può essere rivista in questa sede, perché non costituisce, in sé, un errore procedurale (errore che legittima questa Corte, quale giudice del fatto processuale, all’esame degli atti), ma è il frutto di un apprezzamento del materiale istruttorio da parte della Corte di merito che la Corte di legittimità non ha il potere di riesaminare (cfr., ex plurimis, Cass. 21098/2016, Cass. 27197/2011). Giova, poi, ricordare che il travisamento del contenuto oggettivo della prova - che ricorre in caso di svista concernente il fatto probatorio in sé e non di verifica logica della riconducibilità dell'informazione probatoria al fatto probatorio - trova il s uo istituzionale rimedio nell'impugnazione per revocazione per errore di fatto, laddove ricorrano i presupposti richiesti dall'art. 395, n. 4, cod. proc. civ. (v. Cass., Sez. U., 5792/2024), di modo che l’eventuale mancanza del decreto di esecutorietà ex a rt. 647 cod. proc. civ. doveva essere lamentata secondo tali modalità piuttosto che in questa sede di legittimità. 7.4 L’art. 52 d. lgs. 159/2011 prevede, al suo comma 1, che “ l Per di più, non sussiste alcun rapporto di pregiudizialità fra il procedimento di verifica svolto nel procedimento di prevenzione e l’istruttoria fallimentare, né, tanto meno, l’accertamento del passivo delle due procedure si sovrappone, avendo ciascuna delle due procedure una finalità diversa (l’una riunisce i debiti del prevenuto che non possono essere soddisfatti sugli altri beni del proposto non soggetti al vincolo, l’altra organizza una procedura concorsuale fondata sull’insolvenza); di conseguenza, si deve negare che le ragioni di credito di chi aveva sollecitato la declaratoria di fallimento dovessero essere vantate e accertate in via prioritaria avanti al giudice delegato nominato dal tribunale penale che aveva disposto la misura di prevenzione (peraltro venuta meno all’epoca della dichiarazione di fallimento). 7.5Dal rigetto dei motivi di contestazione della prima ratio decidendi discende l’inammissibilità delle censure rivolte alla seconda. Infatti, qualora la decisione di merito si fondi su di una pluralità di ragioni, tra loro distinte e autonome, singolarmente idonee a sorreggerla sul piano logico e giuridico, la ritenuta infondatezza delle censure mosse ad una delle rationes decidendi rende inammissibili, per sopravvenuto difetto di interesse, le censure relative alle altre ragioni esplicitamente fatte oggetto di doglianza, in quanto queste ultime non potrebbero comunque condurre, stante l'intervenuta definitività delle altre, alla cassazione della decisione stessa (Cass.11493/2018, Cass. 2108/2012). 8.1 Il quinto motivo di ricorso assume, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 4, cod. proc. civ., la nullità della sentenza impugnata per omesso esame del motivo di reclamo concernente la contestazione dello stato di insolvenza, ai sensi dell’art. 112 cod. proc. civ.. 8.2 Il sesto motivo di ricorso denuncia, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3, 4 e 5, cod. proc. civ., la violazione e falsa applicazione dell’art. 5 l. fall. in relazione all’accertamento della sussistenza dell’insolvenza per le imprese in stato di liquidazione, quale quelle assoggettate alla misura della confisca di prevenzione, in quanto tale condizione imponeva –in tesi – di verificare se gli elementi attivi del patrimonio consentissero di assicurare l’eguale e integrale soddisfacimento dei creditori. 9. I motivi, da esaminare congiuntamente, risultano ambedue inammissibili. 9.1 Il quinto motivo, nel dolersi del mancato esame del motivo di reclamo recante la contestazione della sussistenza dello stato di insolvenza, si preoccupa solo di indicare la collocazione della censura all’interno dell’atto di impugnazione, senza spiegare in alcun modo quale fosse il suo contenuto. Una simile asfittica formulazione del motivo ne compromette l’ammissibilità. Invero, la giurisprudenza di questa Corte ha da tempo ritenuto che sia necessario, affinché possa utilmente dedursi in sede di legittimità un vizio di omessa pronuncia, da un lato, che al giudice di merito fossero state rivolte una domanda o un'eccezione autonomamente apprezzabili, e, dall'altro, che tali domande o eccezioni siano state riportate puntualmente nel ricorso per cassazione, per il principio dell'autosufficienza, con l'indicazione specifica, altresì, dell'atto difensivo o del verbale di udienza nei quali le une o le altre erano state proposte, onde consentire al giudice di verificarne, in primo luogo, la ritualità e la tempestività, e, in secondo luogo, la decisività (si veda in questi termini, per tutte, Cass., Sez. U., 15781/2005). Questo principio è stato ultimamente affinato attraverso la precisazione che il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, secondo il quale, ove si denunci la mancata pronuncia su motivi d'appello, è necessario che questi ultimi siano riportati nell'atto d'impugnazione, deve essere interpretato in maniera elastica, in conformità all'evoluzione della giurisprudenza di questa Corte - oggi recepita dal nuovo testo dell'art. 366, comma 1, n. 6, cod. proc. civ., come novellato dal d.lgs. 149/2022 - dovendosi perciò ritenere che la trascrizione del motivo non sia indispensabile, a condizione, però, che il suo contenuto sia sufficientemente determinato in modo da renderlo pienamente comprensibile e ne sia fornita una specifica indicazione, tale da consentirne l'individuazione nell'ambito dell'atto di appello (Cass. 11325/2023). La mancanza di alcun cenno al contenuto del motivo (e più precisamente alle ragioni per cui si contestava il ricorrere dello stato di insolvenza) non assolve l’obbligo di “specifica indicazione degli atti processuali” e del loro contenuto a cui il ricorrente era tenuto, ai sensi dell'art. 366, comma 1, n. 6, cod. proc. civ. nel testo applicabile ratione temporis. 9.2 L’ultimo motivo è inammissibile, perché contesta un profilo del tutto estraneo al contenuto della decisione impugnata, che non si è occupata in alcun modo dell’insolvenza. 9.3 In ogni caso, quand’anche la questione dell’insolvenza fosse stata posta nei termini prospettati , il Gizzi era un imprenditore individuale a cui non potevano essere applicati, per mancanza dei necessari presupposti, i principi elaborati da questa Corte in ordine all’insolvenza delle società in liquidazione. 10. In forza dei motivi sopra illustrati il ricorso deve essere respinto. La mancata costituzione in questa sede della procedura intimata esime il collegio dal provvedere alla regolazione delle spese di lite. P.Q.M. La Corte rigetta il ricorso. Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, nel testo introdotto dall’art. 1, comma 17, della leg