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CassazionesentenzaSezione 2

Cassazione n. 23385/2025

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a pronunciato la seguente SENTENZA sui ricorsi proposti da: [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso la sentenza del 29/10/2024 della [OSCURATO:PERSONA]- SEZ.DIST. di TARANTOvisti gli atti, il provvedimento impugnato edi ricorsi; udita la relazione svolta dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]; udito il Pubblico Ministero, in persona della Sostitut a Procurat rice generale [OSCURATO:PERSONA], che ha concluso chiedendo l’annullamento della sentenza impugnata limitatamente alla sussistenza dell’aggravante di cui all’art.628 comma 3 cod. pen. con rinvio per la determinazione della pena e rigettarsi nel resto i ricorsi; udito il difensore di [OSCURATO:PERSONA], Avv. [OSCURATO:PERSONA], il quale si è associato alle conclusioni del PG relativ e all’aggravante delle più persone riunite e si è riportato ai motivi di ricorso, di cui ha chiesto l’accoglimento; udito il difensore di [OSCURATO:PERSONA], Avv. [OSCURATO:PERSONA], il qualesi è associato alle conclusioni del PG relativeall’aggravante delle più persone riunite e s i è riportato ai motivi di ricorso, di cui ha chiesto l’accoglimento [OSCURATO:PERSONA]

1. La Corte di appello di Lecce - Sezione distaccata di Tarant o , con sentenza del 29 ottobre2024,rideterminava la pena inflitta a [OSCURATO:PERSONA] e confermava la sentenza di primo grado con la quale [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] erano stati condannati per il reato di tentata estorsione aggravata; avverso la sentenza propone ricorso per cassazione il difensore di [OSCURATO:PERSONA], eccependo: 1.1 contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione con riferimento alla commissione da parte dell’imputato del delitto a lui ascritto: sia [OSCURATO:PERSONA] che il fratello [OSCURATO:PERSONA] erano stati mossi dalla mera volontà di perseguire esclusivamente l’interesse della persona offesa Intermite, vista l’assenza di un interesse economico dei fratelli [OSCURATO:PERSONA] e la volontà di [OSCURATO:PERSONA] di non continuare nella trattativa, come si evinceva dalle intercettazioni effettuate; inoltre, [OSCURATO:PERSONA] era stato coinvolto nella vicenda su iniziativa del fratello, senza mai partecipare direttamente alle trattative e non traspariva alcun riferimento relativo a ricompense o esborsi a suo favore; 1.2 inosservanza o erronea applicazione della legge penale con riferimento all’applicazione della circostanza aggravante delle più persone riunite di cui all’art.628 comma 3 cod. pen., non avendo l’imputato usufruito della presunta forza del gruppo, né giammai posto in essereviolenza e/o minaccia, visto che aveva agito ai soli fini solidaristici mantenendo un contegno del tutto passivo; 1.3 contraddittorietà, mancanza o manifesta illogicità della motivazione in relazione alla mancata applicazione dell’art. 114 cod. pen: lo stesso giudice di primo grado avereritenuto che la posizione di [OSCURATO:PERSONA] era meno grave di quella del fratello Giulio; 1.4 contraddittorietà, mancanza o manifesta illogicità della motivazione in relazione alla determinazione della pena ed alla non ritenuta sussistenza delle attenuanti generiche ex art. 62-bis cod. pen.; 1.5 contraddittorietà, mancanza o manifesta illogicità della motivazione in relazione alla richiesta, avanzata nell’atto di appello, di convertire la pena detentiva con le pene sostitutive previste dagli artt. 20-bis cod. pen., 53 e segg.

L.n. 689/81: il diniego era stato motivato in ragione del pericolo di recidiva e di una presunta inaffidabilità del condannato emergente dai fatti di causa, quando invece si sarebbe dovuto considerare che nei casi di pena detentiva di breve durata la finalità di rieducazione e risocializzazione del condannato poteva raggiungersi attraverso pene da eseguirsi nella comunità delle persone libere, per cui l’applicazione delle pene sostitutive non era incompatibile con il pericolo di recidiva.

2. Propone ricorso il difensore di [OSCURATO:PERSONA], eccependo: 2.1 le condotte tenute dal ricorrente, lungi dal qualificarlo come concorrente nel reato di estorsione, lo ponevano quale mero intermediario nella trattativa volta al recupero dei beni oggetto di furto nell’esclusivo interesse della persona offesa Intermite; in particolare, [OSCURATO:PERSONA] aveva alcun interesse economico, non aveva mai definito il prezzo per la restituzione dei benie non aveva avuto alcun potere contrattuale, se non nel senso di determinare al ribasso la richiesta estorsiva del coimputatoFratepietro; 2.2 violazione di legge con riferimento alla ritenutasussistenza dell’aggravante di cui all’art. 628 comma 3 n.1 cod. pen.: il giudice di primo grado aveva omesso di motivare in merito al momento in cui tale circostanza aggravante sarebbe venuta in rilievo nel corso della vicenda estorsiva e il giudice di appello, a fronte di specifica censura, aveva affermato che l’aggravante era stata contestata in fatto attraverso il richiamo alla “unione” tra gli imputati; la conclusione era errata, visto che il ricorrente ed il fratello Giuseppe non erano state percepitida Intermite quali figure concorrenti nel reato di estorsione commesso da Fratepietro; 2.3 mancanza di motivazione con riferimento alla mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche ai sensi dell’art. 62-bis cod. pen..

3. Propone ricorso il difensore di [OSCURATO:PERSONA], eccependo la violazione degli artt. 56, 63 e 69 cod. pen.: la Corte di appello aveva riconosciuto la fondatezza del motivo di impugnazione relativo al trattamento sanzionatorio, ritenendo che Fratepietro meritasse la stessa pena dei coimputati, ma aveva poi sanzionato con una pena più severa il solo Fratepietro, l’unicoad aver rinunciato ai motivi sulla responsabilità. [OSCURATO:PERSONA]

1. I ricorsi di Giuseppe e [OSCURATO:PERSONA] devono essere dichiarati inammissibili. 1.1Relativamente al primo motivo di ricorso proposto da [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], si deve ribadire che “ai fini dell'integrazione del concorso di persone nel reato di estorsione è sufficiente la coscienza e volontà di contribuire, con il proprio comportamento, al raggiungimento dello scopo perseguito da colui che esercita la pretesa illecita; ne consegue che anche l'intermediario, nelle trattative per la individuazione della persona alla quale versare la somma estorta, risponde del reato di concorso in estorsione, salvo che il suo intervento abbia avuto la sola finalità di perseguire l'interesse della vittima e sia stato dettato da motivi di solidarietà umana” (Sez.2, n. 37896 del 20/07/2017, Benestare,Rv. 270723) Deve inoltre essere ricordato come il vizio di travisamento della prova può essere dedotto con il ricorso per cassazione, nel caso di cosiddetta "doppia conforme", e cioè di condanna in primo e secondo grado, sia nell'ipotesi in cui il giudice di appello, per rispondere alle critiche contenute nei motivi di gravame, abbia richiamato dati probatori non esaminati dal primo giudice, sia quando entrambi i giudici del merito siano incorsi nel medesimo travisamento delle risultanze probatorie acquisite in forma di tale macroscopica o manifesta evidenza da imporre, in termini inequivocabili, il riscontro della non corrispondenza delle motivazioni di entrambe le sentenze di merito rispetto al compendio probatorio acquisito nel contraddittorio delle parti (Sez. 4, n. 44765 del 22/10/2013, Rv 256837); inoltre,ai fini del controllo di legittimità sul vizio di motivazione, la struttura giustificativa della sentenza di appello di conferma si salda con quella di primo grado, per formare un unico complessivo corpo argomentativo, allorquando i giudici del gravame, esaminando le censure proposte dall'appellante con criteri omogenei a quelli del primo giudice ed operando frequenti riferimenti ai passaggi logico giuridici della prima sentenza, concordino nell'analisi e nella valutazione degli elementi di prova posti a fondamento della decisione (Sez. 3, n. 44418 del 16/07/2013, Rv. 257595).

Nel caso in esame non si ravvisa né il presupposto della valutazione da parte del giudice di appello di un differente materiale probatorio utilizzato per rispondere alle doglìanze proposte avverso la sentenza di primo grado, né tantomeno il dedotto macroscopico travisamento dei fatti denunciabile con il ricorso per cassazione; in particolare, il giudice di merito ha già risposto con adeguata motivazione a tutte le osservazioni delledifese de gli imputat i, che in sostanza ripropongono motivi di fatto, osservando che il compendio probatorio a carico dei ricorrenti [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] si caratterizza per la chiarezza della ricostruzione dei fatti operata sulla base del contenuto e del susseguirsi delle conversazioni intercettate,che danno atto come questi abbiano svolto nella fase delle trattative destinate ad ottenere la restituzione del mezzo una condotta decisiva per portare a termine il fatto delittuoso ai danni della parte offesa; condotta costituita dall'essere stato [OSCURATO:PERSONA] a contattare Intermite una volta saputo del furto, impegnandosi a trovare un interlocutore con cui trattare per la restituzione del camion rubato ed avvertendolo che in caso di ritrovamento dello stesso, avrebbe dovuto pagare “un caffè”, per cui senza il suo intervento non vi sarebbe stata alcuna richiesta estorsiva, visto che Fratepietro aveva potuto intavolare la trattativa con Intermite solo grazie all’intervento di [OSCURATO:PERSONA], che quindi aveva agito anche nell’interesse di Fratepietro; e a [OSCURATO:PERSONA] si era rivolto Fratepietro per riavviare le trattative con Intermite una volta che questi aveva manifestato di non volerle proseguire, sfociate poi, grazie anche all’interessamento di Giulio, nell’incontro organizzato da Giulio e [OSCURATO:PERSONA] con Fratepietro e Intermite a casa di Giuseppe; quest’ultimo aveva messo in contatto Fratepietro con il fratello Giulio, e correttamente la Corte di appello non ha ritenuto neppure lui un semplice intermediario, visto che,parlando con il fratello nel corso della conversazione del 21 settembre 2022, aveva detto che la riduzione del prezzo proposta per la restituzione del camion aveva fatto arrabbiare Fratepietro.

Poiché nel caso in esame non si ravvisa per le considerazioni sopra riferite, alcuno scopo di solidarietà umana nelle trattative per la restituzione di un camion previo pagamento di una somma di denaro,deve quindi escludersi l'ipotesi della non punibilità dellecondotte reclamata con i ricors i de i difensor i; p eraltro , quanto alla lettura alternativa di alcune conversazioni proposta con i ricorsi, e riportate anche solo parzialmente, va ricordato come secondo l'insegnamento di questa Corte in tema di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni, l'interpretazione del linguaggio adoperato dai soggetti intercettati, anche quando sia criptico o cifrato, costituisce questione di fatto, rimessa alla valutazione del giudice di merito, la quale, se risulta logica in relazione alle massime di esperienza utilizzate, si sottrae al sindacato di legittimità (Sez.U, n.22471 del 26/2/2015, Rv.263715).

Ancora si è affermato che in materia di intercettazioni telefoniche, costituisce questione di fatto, rimessa all'esclusiva competenza del giudice di merito, l'interpretazione e la valutazione del contenuto delle conversazioni, il cui apprezzamento non può essere sindacato in sede di legittimità se non nei limiti della manifesta illogicità ed irragionevolezza della motivazione con cui esse sono recepite (Sez.2, n.35181, del 22/5/2013, Rv.257784).

L'applicazione del suddetto principio deve portare ad escludere che nella presente sede il contenuto di quelle conversazioni, conformemente interpretato dai giudici di merito, possa essere sottoposto al sindacato dì questa Corte nella prospettiva dedotta della condotta attuata ad esclusiva tutela della vittima. 1.2 Manifestamente infondato è anche il motivo di ricorso relativo alla sussistenza dell’aggravante delle più persone riunite, posto che nell’incontro avvenuto presso l’abitazione di [OSCURATO:PERSONA] erano presenti quest’ultimo e Fratepietro, che in quella occasione aveva chiesto ad Intermite la somma di 26.000,00 euro per la restituzione del camion:la simultanea presenza di non meno di due persone nel luogo e nel momento della realizzazione della violenza o della minacciaporta al verifica rsi , in conformità alla "ratio" della norma, quegli effetti fisici e psichici di maggior pressione sulla vittima che ne riducono la forza di reazione e giustificano l'applicazione dell'aumento della pena; né è necessario, ai fini della sussistenza dell’aggravante, che entrambi i soggetti presenti formulino la proposta estorsiva, posto che la condotta del soggetto, pur rimanendo sempre silente, accompagni un altro soggetto che formula la richiesta , svolge un contributo materiale e morale i n relazione al rafforzamento dell'eff etto intimidatorio della pretesa estorsiva. 1.3La mancata concessione delle attenuanti generiche appello è giustificata da motivazione esente da manifesta illogicità(alle pagine 6 per [OSCURATO:PERSONA] e 9 per [OSCURATO:PERSONA]), che, pertanto, è insindacabile in cassazione (vedi Sez.3, n.1913 del 20/12/2018, dep. 2019, Carillo, Rv. 275509 –03) 1.4 Relativamente alla mancata applicazione dell’art. 114 cod. pen. (motivo di ricorso proposto solo da [OSCURATO:PERSONA]), la motivazione della Corte di appello è congrua e coerente con le risultanze processuali, essendo statoevidenziato il ruolo tutt’altro che marginale del ricorrente (pag.8 sentenza impugnata); sul punto, il motivo di ricorso propone una inammissibile diversa valutazione rispetto a quella operata dalla Corte di appello. 1.5 Altrettanto corretta è la motivazione della Corte di appello relativa alla mancata applicazione delle pene sostitutive, essendo stati evidenziati imotivi in base ai quali si è ritenuto che le prescrizioni non sar ebbero state adempiute dal condannato(pag.9 sentenza impugnata).

2. Il ricorso proposto nell’interesse di [OSCURATO:PERSONA] è manifestamente infondato. 2.1 E’ vero infatti che la Corte di appello ha ritenuto fondato il motivo di appello relativo alla pena, ma solo nel senso che la stessa andasse complessivamente diminuita; l’affermazione secondo la quale si riteneva che “il fatto, valutato nel suo complesso, meriti la stessa pena base applicata ai coimputati [OSCURATO:PERSONA]” riguardava la pena base, uguale per tutti e tre gli imputati (anni sette di reclusione ed euro 5.000,00 di multa), ma il motivo di ricorso non ha considerato che Fratepietro è l’unico imputato al quale sia stata riconosciuta la recidiva ed applicato il relativo aumento (per [OSCURATO:PERSONA] la recidiva è stata esclusa dal giudice di primo grado)

2. Per le considerazioni esposte, dunque, i ricorsidevono essere dichiarat i inammissibili.

Ai sensi dell’art. 616 cod.proc.pen., con il provvedimento che dichiara inammissibile i ricorsi, le parti privat e che l o ha nno proposto dev ono essere condannate al pagamento delle spese del procedimento nonché, ravvisandosi profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al pagamento a favore della cassa delle ammende della somma di € 3.000,00 ciascuno, così equitativamente fissata in ragione dei motivi dedotti.

P.Q.M Dichiara inammissibilii ricorsi e condanna i ricorrent i al pagamento delle spese proce

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
a pronunciato la seguente SENTENZA sui ricorsi proposti da: [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso la sentenza del 29/10/2024 della [OSCURATO:PERSONA]- SEZ.DIST. di TARANTOvisti gli atti, il provvedimento impugnato edi ricorsi; udita la relazione svolta dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]; udito il Pubblico Ministero, in persona della Sostitut a Procurat rice generale [OSCURATO:PERSONA], che ha concluso chiedendo l’annullamento della sentenza impugnata limitatamente alla sussistenza dell’aggravante di cui all’art.628 comma 3 cod. pen. con rinvio per la determinazione della pena e rigettarsi nel resto i ricorsi; udito il difensore di [OSCURATO:PERSONA], Avv. [OSCURATO:PERSONA], il quale si è associato alle conclusioni del PG relativ e all’aggravante delle più persone riunite e si è riportato ai motivi di ricorso, di cui ha chiesto l’accoglimento; udito il difensore di [OSCURATO:PERSONA], Avv. [OSCURATO:PERSONA], il qualesi è associato alle conclusioni del PG relativeall’aggravante delle più persone riunite e s i è riportato ai motivi di ricorso, di cui ha chiesto l’accoglimento [OSCURATO:PERSONA] 1. La Corte di appello di Lecce - Sezione distaccata di Tarant o , con sentenza del 29 ottobre2024,rideterminava la pena inflitta a [OSCURATO:PERSONA] e confermava la sentenza di primo grado con la quale [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] erano stati condannati per il reato di tentata estorsione aggravata; avverso la sentenza propone ricorso per cassazione il difensore di [OSCURATO:PERSONA], eccependo: 1.1 contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione con riferimento alla commissione da parte dell’imputato del delitto a lui ascritto: sia [OSCURATO:PERSONA] che il fratello [OSCURATO:PERSONA] erano stati mossi dalla mera volontà di perseguire esclusivamente l’interesse della persona offesa Intermite, vista l’assenza di un interesse economico dei fratelli [OSCURATO:PERSONA] e la volontà di [OSCURATO:PERSONA] di non continuare nella trattativa, come si evinceva dalle intercettazioni effettuate; inoltre, [OSCURATO:PERSONA] era stato coinvolto nella vicenda su iniziativa del fratello, senza mai partecipare direttamente alle trattative e non traspariva alcun riferimento relativo a ricompense o esborsi a suo favore; 1.2 inosservanza o erronea applicazione della legge penale con riferimento all’applicazione della circostanza aggravante delle più persone riunite di cui all’art.628 comma 3 cod. pen., non avendo l’imputato usufruito della presunta forza del gruppo, né giammai posto in essereviolenza e/o minaccia, visto che aveva agito ai soli fini solidaristici mantenendo un contegno del tutto passivo; 1.3 contraddittorietà, mancanza o manifesta illogicità della motivazione in relazione alla mancata applicazione dell’art. 114 cod. pen: lo stesso giudice di primo grado avereritenuto che la posizione di [OSCURATO:PERSONA] era meno grave di quella del fratello Giulio; 1.4 contraddittorietà, mancanza o manifesta illogicità della motivazione in relazione alla determinazione della pena ed alla non ritenuta sussistenza delle attenuanti generiche ex art. 62-bis cod. pen.; 1.5 contraddittorietà, mancanza o manifesta illogicità della motivazione in relazione alla richiesta, avanzata nell’atto di appello, di convertire la pena detentiva con le pene sostitutive previste dagli artt. 20-bis cod. pen., 53 e segg. L.n. 689/81: il diniego era stato motivato in ragione del pericolo di recidiva e di una presunta inaffidabilità del condannato emergente dai fatti di causa, quando invece si sarebbe dovuto considerare che nei casi di pena detentiva di breve durata la finalità di rieducazione e risocializzazione del condannato poteva raggiungersi attraverso pene da eseguirsi nella comunità delle persone libere, per cui l’applicazione delle pene sostitutive non era incompatibile con il pericolo di recidiva. 2. Propone ricorso il difensore di [OSCURATO:PERSONA], eccependo: 2.1 le condotte tenute dal ricorrente, lungi dal qualificarlo come concorrente nel reato di estorsione, lo ponevano quale mero intermediario nella trattativa volta al recupero dei beni oggetto di furto nell’esclusivo interesse della persona offesa Intermite; in particolare, [OSCURATO:PERSONA] aveva alcun interesse economico, non aveva mai definito il prezzo per la restituzione dei benie non aveva avuto alcun potere contrattuale, se non nel senso di determinare al ribasso la richiesta estorsiva del coimputatoFratepietro; 2.2 violazione di legge con riferimento alla ritenutasussistenza dell’aggravante di cui all’art. 628 comma 3 n.1 cod. pen.: il giudice di primo grado aveva omesso di motivare in merito al momento in cui tale circostanza aggravante sarebbe venuta in rilievo nel corso della vicenda estorsiva e il giudice di appello, a fronte di specifica censura, aveva affermato che l’aggravante era stata contestata in fatto attraverso il richiamo alla “unione” tra gli imputati; la conclusione era errata, visto che il ricorrente ed il fratello Giuseppe non erano state percepitida Intermite quali figure concorrenti nel reato di estorsione commesso da Fratepietro; 2.3 mancanza di motivazione con riferimento alla mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche ai sensi dell’art. 62-bis cod. pen.. 3. Propone ricorso il difensore di [OSCURATO:PERSONA], eccependo la violazione degli artt. 56, 63 e 69 cod. pen.: la Corte di appello aveva riconosciuto la fondatezza del motivo di impugnazione relativo al trattamento sanzionatorio, ritenendo che Fratepietro meritasse la stessa pena dei coimputati, ma aveva poi sanzionato con una pena più severa il solo Fratepietro, l’unicoad aver rinunciato ai motivi sulla responsabilità. [OSCURATO:PERSONA] 1. I ricorsi di Giuseppe e [OSCURATO:PERSONA] devono essere dichiarati inammissibili. 1.1Relativamente al primo motivo di ricorso proposto da [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], si deve ribadire che “ai fini dell'integrazione del concorso di persone nel reato di estorsione è sufficiente la coscienza e volontà di contribuire, con il proprio comportamento, al raggiungimento dello scopo perseguito da colui che esercita la pretesa illecita; ne consegue che anche l'intermediario, nelle trattative per la individuazione della persona alla quale versare la somma estorta, risponde del reato di concorso in estorsione, salvo che il suo intervento abbia avuto la sola finalità di perseguire l'interesse della vittima e sia stato dettato da motivi di solidarietà umana” (Sez.2, n. 37896 del 20/07/2017, Benestare,Rv. 270723) Deve inoltre essere ricordato come il vizio di travisamento della prova può essere dedotto con il ricorso per cassazione, nel caso di cosiddetta "doppia conforme", e cioè di condanna in primo e secondo grado, sia nell'ipotesi in cui il giudice di appello, per rispondere alle critiche contenute nei motivi di gravame, abbia richiamato dati probatori non esaminati dal primo giudice, sia quando entrambi i giudici del merito siano incorsi nel medesimo travisamento delle risultanze probatorie acquisite in forma di tale macroscopica o manifesta evidenza da imporre, in termini inequivocabili, il riscontro della non corrispondenza delle motivazioni di entrambe le sentenze di merito rispetto al compendio probatorio acquisito nel contraddittorio delle parti (Sez. 4, n. 44765 del 22/10/2013, Rv 256837); inoltre,ai fini del controllo di legittimità sul vizio di motivazione, la struttura giustificativa della sentenza di appello di conferma si salda con quella di primo grado, per formare un unico complessivo corpo argomentativo, allorquando i giudici del gravame, esaminando le censure proposte dall'appellante con criteri omogenei a quelli del primo giudice ed operando frequenti riferimenti ai passaggi logico giuridici della prima sentenza, concordino nell'analisi e nella valutazione degli elementi di prova posti a fondamento della decisione (Sez. 3, n. 44418 del 16/07/2013, Rv. 257595). Nel caso in esame non si ravvisa né il presupposto della valutazione da parte del giudice di appello di un differente materiale probatorio utilizzato per rispondere alle doglìanze proposte avverso la sentenza di primo grado, né tantomeno il dedotto macroscopico travisamento dei fatti denunciabile con il ricorso per cassazione; in particolare, il giudice di merito ha già risposto con adeguata motivazione a tutte le osservazioni delledifese de gli imputat i, che in sostanza ripropongono motivi di fatto, osservando che il compendio probatorio a carico dei ricorrenti [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] si caratterizza per la chiarezza della ricostruzione dei fatti operata sulla base del contenuto e del susseguirsi delle conversazioni intercettate,che danno atto come questi abbiano svolto nella fase delle trattative destinate ad ottenere la restituzione del mezzo una condotta decisiva per portare a termine il fatto delittuoso ai danni della parte offesa; condotta costituita dall'essere stato [OSCURATO:PERSONA] a contattare Intermite una volta saputo del furto, impegnandosi a trovare un interlocutore con cui trattare per la restituzione del camion rubato ed avvertendolo che in caso di ritrovamento dello stesso, avrebbe dovuto pagare “un caffè”, per cui senza il suo intervento non vi sarebbe stata alcuna richiesta estorsiva, visto che Fratepietro aveva potuto intavolare la trattativa con Intermite solo grazie all’intervento di [OSCURATO:PERSONA], che quindi aveva agito anche nell’interesse di Fratepietro; e a [OSCURATO:PERSONA] si era rivolto Fratepietro per riavviare le trattative con Intermite una volta che questi aveva manifestato di non volerle proseguire, sfociate poi, grazie anche all’interessamento di Giulio, nell’incontro organizzato da Giulio e [OSCURATO:PERSONA] con Fratepietro e Intermite a casa di Giuseppe; quest’ultimo aveva messo in contatto Fratepietro con il fratello Giulio, e correttamente la Corte di appello non ha ritenuto neppure lui un semplice intermediario, visto che,parlando con il fratello nel corso della conversazione del 21 settembre 2022, aveva detto che la riduzione del prezzo proposta per la restituzione del camion aveva fatto arrabbiare Fratepietro. Poiché nel caso in esame non si ravvisa per le considerazioni sopra riferite, alcuno scopo di solidarietà umana nelle trattative per la restituzione di un camion previo pagamento di una somma di denaro,deve quindi escludersi l'ipotesi della non punibilità dellecondotte reclamata con i ricors i de i difensor i; p eraltro , quanto alla lettura alternativa di alcune conversazioni proposta con i ricorsi, e riportate anche solo parzialmente, va ricordato come secondo l'insegnamento di questa Corte in tema di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni, l'interpretazione del linguaggio adoperato dai soggetti intercettati, anche quando sia criptico o cifrato, costituisce questione di fatto, rimessa alla valutazione del giudice di merito, la quale, se risulta logica in relazione alle massime di esperienza utilizzate, si sottrae al sindacato di legittimità (Sez.U, n.22471 del 26/2/2015, Rv.263715). Ancora si è affermato che in materia di intercettazioni telefoniche, costituisce questione di fatto, rimessa all'esclusiva competenza del giudice di merito, l'interpretazione e la valutazione del contenuto delle conversazioni, il cui apprezzamento non può essere sindacato in sede di legittimità se non nei limiti della manifesta illogicità ed irragionevolezza della motivazione con cui esse sono recepite (Sez.2, n.35181, del 22/5/2013, Rv.257784). L'applicazione del suddetto principio deve portare ad escludere che nella presente sede il contenuto di quelle conversazioni, conformemente interpretato dai giudici di merito, possa essere sottoposto al sindacato dì questa Corte nella prospettiva dedotta della condotta attuata ad esclusiva tutela della vittima. 1.2 Manifestamente infondato è anche il motivo di ricorso relativo alla sussistenza dell’aggravante delle più persone riunite, posto che nell’incontro avvenuto presso l’abitazione di [OSCURATO:PERSONA] erano presenti quest’ultimo e Fratepietro, che in quella occasione aveva chiesto ad Intermite la somma di 26.000,00 euro per la restituzione del camion:la simultanea presenza di non meno di due persone nel luogo e nel momento della realizzazione della violenza o della minacciaporta al verifica rsi , in conformità alla "ratio" della norma, quegli effetti fisici e psichici di maggior pressione sulla vittima che ne riducono la forza di reazione e giustificano l'applicazione dell'aumento della pena; né è necessario, ai fini della sussistenza dell’aggravante, che entrambi i soggetti presenti formulino la proposta estorsiva, posto che la condotta del soggetto, pur rimanendo sempre silente, accompagni un altro soggetto che formula la richiesta , svolge un contributo materiale e morale i n relazione al rafforzamento dell'eff etto intimidatorio della pretesa estorsiva. 1.3La mancata concessione delle attenuanti generiche appello è giustificata da motivazione esente da manifesta illogicità(alle pagine 6 per [OSCURATO:PERSONA] e 9 per [OSCURATO:PERSONA]), che, pertanto, è insindacabile in cassazione (vedi Sez.3, n.1913 del 20/12/2018, dep. 2019, Carillo, Rv. 275509 –03) 1.4 Relativamente alla mancata applicazione dell’art. 114 cod. pen. (motivo di ricorso proposto solo da [OSCURATO:PERSONA]), la motivazione della Corte di appello è congrua e coerente con le risultanze processuali, essendo statoevidenziato il ruolo tutt’altro che marginale del ricorrente (pag.8 sentenza impugnata); sul punto, il motivo di ricorso propone una inammissibile diversa valutazione rispetto a quella operata dalla Corte di appello. 1.5 Altrettanto corretta è la motivazione della Corte di appello relativa alla mancata applicazione delle pene sostitutive, essendo stati evidenziati imotivi in base ai quali si è ritenuto che le prescrizioni non sar ebbero state adempiute dal condannato(pag.9 sentenza impugnata). 2. Il ricorso proposto nell’interesse di [OSCURATO:PERSONA] è manifestamente infondato. 2.1 E’ vero infatti che la Corte di appello ha ritenuto fondato il motivo di appello relativo alla pena, ma solo nel senso che la stessa andasse complessivamente diminuita; l’affermazione secondo la quale si riteneva che “il fatto, valutato nel suo complesso, meriti la stessa pena base applicata ai coimputati [OSCURATO:PERSONA]” riguardava la pena base, uguale per tutti e tre gli imputati (anni sette di reclusione ed euro 5.000,00 di multa), ma il motivo di ricorso non ha considerato che Fratepietro è l’unico imputato al quale sia stata riconosciuta la recidiva ed applicato il relativo aumento (per [OSCURATO:PERSONA] la recidiva è stata esclusa dal giudice di primo grado) 2. Per le considerazioni esposte, dunque, i ricorsidevono essere dichiarat i inammissibili. Ai sensi dell’art. 616 cod.proc.pen., con il provvedimento che dichiara inammissibile i ricorsi, le parti privat e che l o ha nno proposto dev ono essere condannate al pagamento delle spese del procedimento nonché, ravvisandosi profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al pagamento a favore della cassa delle ammende della somma di € 3.000,00 ciascuno, così equitativamente fissata in ragione dei motivi dedotti. P.Q.M Dichiara inammissibilii ricorsi e condanna i ricorrent i al pagamento delle spese proce
Sentenza Cassazione n. 23385/2025 — Fons Iuris — Fons Iuris