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CassazionesentenzaSezione 7

Cassazione n. 01522/2023

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a seguente ORDINANZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso la sentenza del 03/02/2022 della CORTE APPELLO di ROMAdato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]; 32-25273/2022 [OSCURATO:PERSONA] E IN DIRITTO

1. Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile per la manifesta infondatezza dei motivi (replicati con memoria del 29 novembre u.s.), meramente ripetitivi di quelli spesi in sede di appello e tesi - peraltro - ad ottenere una rivalutazione di aspetti attinenti alla valutazione di merito dell'accertamento della penale responsabilità.

Ed invero, le critiche esposte dal ricorrente riguardano profili in fatto, coerentemente scrutinati nel corpo della decisione impugnata, la cui riproposizione è tesa - in tutta evidenza - ad una rivalutazione del peso dimostrativo degli elementi di prova.

In tal senso, il ricorso finisce con il proporre argomenti di merito, la cui rivalutazione è preclusa in sede di legittimità.

E' costante, infatti, l'insegnamento di questa Corte per cui il sindacato sulla motivazione del provvedimento impugnato va compiuto attraverso l'analisi dello sviluppo motivazionale espresso nell'atto e della sua interna coerenza logico-giuridica, non essendo possibile compiere in sede di legittimità «nuove» attribuzioni di significato o realizzare una diversa lettura dei medesimi dati dimostrativi e ciò anche nei casi in cui si ritenga preferibile una diversa lettura, maggiormente esplicativa (si veda, ex multis, Sez. 6, n. 11194, del 8/3/2012, Rv. 252178).

Così come va ribadito che l'illogicità della motivazione, come vizio denunciabile, deve essere evidente, cioè di spessore tale da risultare percepibile ictu ocu/i, dovendo il sindacato di legittimità al riguardo essere limitato a rilievi di macroscopica evidenza, restando ininfluenti le minime incongruenze e considerandosi disattese le deduzioni difensive che, anche se non espressamente confutate, siano logicamente incompatibili con la decisione adottata, purché siano spiegate in modo logico e adeguato le ragioni del convincimento (Sez.

U., n. 24 del 24/11/1999, Rv. 214794; Sez.

U., n. 47289, del 24/09/2003 Rv. 226074).

La Corte di merito, nel confermare la decisione assunta in primo grado in punto di riconosciuta responsabilità per la indebita appropriazione delle somme di denaro portate dagli assegni consegnati (con un preciso vincolo di destinazione e di mandato) all'imputato oggi ricorrente e da questi portati all'incasso senza titolo legittimo, ha spiegato, in maniera logica e coerente, che la descrizione del fatto-reato ad opera del soggetto spogliato, pur non necessitando di ulteriori apporti probatori, ha ricevuto autonomo conforto probatorio da quanto riferito dai soggetti che quegli assegni avevano consegnato all'imputato a titolo di caparra.

A fronte di tali dati - del tutto inequivoci — la denunziata contraddittorietà, con altri potenziali elementi di prova non assunti nel giudizio, cozza contro le diffuse argomentazioni prodotte nella sentenza impugnata, né la difesa introduce alcuna ipotesi alternativa suffragata da allegazioni fattuali in grado di scardinare la logica della decisione di merito.

Il dubbio, infatti, per favorire l'ingresso di una reale ipotesi alternativa di ricostruzione dei fatti, tale da determinare una valutazione di inconsistenza dimostrativa della decisione, è solo quello «ragionevole» e cioè quello che trova conforto nella buona logica, non certo quello che la logica stessa consente di escludere o di superare (in tal senso Sez. 1, n. 3282, dep. 2012, emessa il 17/11/2011, nonché, in termini generali, Sez. 1, n. 31546, del 21/5/2008, Rv. 240763). 32-25273/2022 La narrazione della persona offesa non è quindi stata smentita da allegazioni di segno diverso; a fronte del narrato di accusa, il silenzio serbato dall'imputato non ha consentito di percorrere ipotesi alternative; né può concordarsi con la dedotta carenza dell'elemento psicologico (Vaccipiens ipotizzava di trattenere somme che sarebbero state a lui dovute a titolo di provvigione), atteso che il diritto alla provvigione presuppone il corretto adempimento del mandato ricevuto.

2. Segue alla inammissibilità del ricorso la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in mancanza di elementi atti ad escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, la condanna al versamento di una somma di denaro in favore della cassa delle ammende che stimasi equo determinare in euro tremila.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 29 novembre 202

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
a seguente ORDINANZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso la sentenza del 03/02/2022 della CORTE APPELLO di ROMAdato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]; 32-25273/2022 [OSCURATO:PERSONA] E IN DIRITTO 1. Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile per la manifesta infondatezza dei motivi (replicati con memoria del 29 novembre u.s.), meramente ripetitivi di quelli spesi in sede di appello e tesi - peraltro - ad ottenere una rivalutazione di aspetti attinenti alla valutazione di merito dell'accertamento della penale responsabilità. Ed invero, le critiche esposte dal ricorrente riguardano profili in fatto, coerentemente scrutinati nel corpo della decisione impugnata, la cui riproposizione è tesa - in tutta evidenza - ad una rivalutazione del peso dimostrativo degli elementi di prova. In tal senso, il ricorso finisce con il proporre argomenti di merito, la cui rivalutazione è preclusa in sede di legittimità. E' costante, infatti, l'insegnamento di questa Corte per cui il sindacato sulla motivazione del provvedimento impugnato va compiuto attraverso l'analisi dello sviluppo motivazionale espresso nell'atto e della sua interna coerenza logico-giuridica, non essendo possibile compiere in sede di legittimità «nuove» attribuzioni di significato o realizzare una diversa lettura dei medesimi dati dimostrativi e ciò anche nei casi in cui si ritenga preferibile una diversa lettura, maggiormente esplicativa (si veda, ex multis, Sez. 6, n. 11194, del 8/3/2012, Rv. 252178). Così come va ribadito che l'illogicità della motivazione, come vizio denunciabile, deve essere evidente, cioè di spessore tale da risultare percepibile ictu ocu/i, dovendo il sindacato di legittimità al riguardo essere limitato a rilievi di macroscopica evidenza, restando ininfluenti le minime incongruenze e considerandosi disattese le deduzioni difensive che, anche se non espressamente confutate, siano logicamente incompatibili con la decisione adottata, purché siano spiegate in modo logico e adeguato le ragioni del convincimento (Sez. U., n. 24 del 24/11/1999, Rv. 214794; Sez. U., n. 47289, del 24/09/2003 Rv. 226074). La Corte di merito, nel confermare la decisione assunta in primo grado in punto di riconosciuta responsabilità per la indebita appropriazione delle somme di denaro portate dagli assegni consegnati (con un preciso vincolo di destinazione e di mandato) all'imputato oggi ricorrente e da questi portati all'incasso senza titolo legittimo, ha spiegato, in maniera logica e coerente, che la descrizione del fatto-reato ad opera del soggetto spogliato, pur non necessitando di ulteriori apporti probatori, ha ricevuto autonomo conforto probatorio da quanto riferito dai soggetti che quegli assegni avevano consegnato all'imputato a titolo di caparra. A fronte di tali dati - del tutto inequivoci — la denunziata contraddittorietà, con altri potenziali elementi di prova non assunti nel giudizio, cozza contro le diffuse argomentazioni prodotte nella sentenza impugnata, né la difesa introduce alcuna ipotesi alternativa suffragata da allegazioni fattuali in grado di scardinare la logica della decisione di merito. Il dubbio, infatti, per favorire l'ingresso di una reale ipotesi alternativa di ricostruzione dei fatti, tale da determinare una valutazione di inconsistenza dimostrativa della decisione, è solo quello «ragionevole» e cioè quello che trova conforto nella buona logica, non certo quello che la logica stessa consente di escludere o di superare (in tal senso Sez. 1, n. 3282, dep. 2012, emessa il 17/11/2011, nonché, in termini generali, Sez. 1, n. 31546, del 21/5/2008, Rv. 240763). 32-25273/2022 La narrazione della persona offesa non è quindi stata smentita da allegazioni di segno diverso; a fronte del narrato di accusa, il silenzio serbato dall'imputato non ha consentito di percorrere ipotesi alternative; né può concordarsi con la dedotta carenza dell'elemento psicologico (Vaccipiens ipotizzava di trattenere somme che sarebbero state a lui dovute a titolo di provvigione), atteso che il diritto alla provvigione presuppone il corretto adempimento del mandato ricevuto. 2. Segue alla inammissibilità del ricorso la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in mancanza di elementi atti ad escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, la condanna al versamento di una somma di denaro in favore della cassa delle ammende che stimasi equo determinare in euro tremila. P.Q.M. Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 29 novembre 202
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