CassazionesentenzaSezione 7
Cassazione n. 25178/2024
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
a seguente ORDINANZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso la sentenza del 26/05/2022 della CORTE APPELLO di TORINOdato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]; [OSCURATO:PERSONA] E IN DIRITTO Letto il ricorso di [OSCURATO:PERSONA]; Letta la memoria dell'avv. [OSCURATO:PERSONA]; ritenuto che il primo motivo di ricorso, che contesta la motivazione in ordine alla valutazione del compendio istruttorio in relazione all'aggravante della minorata difesa, non è consentito, laddove sollecita questa Corte di legittimità a un'inammissibile nuova ponderazione del materiale probatorio, nonché generico, non confrontandosi con la chiara motivazione della sentenza impugnata (pp. 2-3, ove si evidenzia la pubblicazione dell'annuncio online, i contatti a mezzo email e il pagamento con ricarica Postepay, senza successiva consegna dell'articolo); ritenuto che il secondo motivo, in ordine al mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto, risulta del tutto generico, a fronte di una motivazione che stigmatizza anche l'entità del danno materiale, e comunque manifestamente infondato, dal momento che l'approfittamento delle condizioni di minorata difesa è circostanza espressamente ostativa ex art. 131-bis, secondo comma, cod. pen.; ritenuto che il terzo motivo, in ordine alla sussistenza degli artifici e raggiri, risulta non consentito, nei termini sopra indicati, invocando un'alternativa ricostruzione della vicenda, a fronte di congruo apparato argomentativo (cfr. pp. 2-3); rilevato che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. P.Q.M. Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali ed alla somma di euro tremila in favore delle Cassa delle ammende. Così deciso in Roma, il 7 maggio