Corte di giustizia UEsentenzaSezione I
Corte di giustizia UE/2004
ECLI:EU:C:2004:73
Testo integrale del provvedimento
Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
62001CJ0380_IT
[OSCURATO:PERSONA] della sentenza
Decisione relativa alle spese
[OSCURATO:PERSONA] procedimento C-380/01,
avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, a norma dell'art. 234 CE, dal Verwaltungsgerichtshof ([OSCURATO:PERSONA]) nella causa dinanzi ad esso pendente tra
[OSCURATO:PERSONA]
e
[OSCURATO:PERSONA] für Justiz,
domanda vertente sull'interpretazione dell'art. 6 della direttiva del Consiglio 9 febbraio 1976, 76/207/CEE, relativa all'attuazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro (GU L 39, pag. 40),
LA CORTE (Quinta Sezione),
composta dal sig. P. Jann, facente funzione di presidente della Quinta Sezione, dai sigg. C.W.A. Timmermans (relatore) e A. Rosas, giudici,
avvocato generale: sig. S. Alber
cancelliere: sig.ra M.-F. Contet, amministratore principale
viste le osservazioni scritte presentate:
– per il [OSCURATO:PERSONA] für Justiz, dalla sig.ra C. Kren, in qualità di agente;
– per il governo austriaco, dal sig. H. Dossi, in qualità di agente;
– per la [OSCURATO:PERSONA] delle Comunità europee, dal sig. J. Sack e dalla sig.ra N. Yerrel, in qualità di agenti,
vista la relazione d'udienza,
sentite le osservazioni orali del sig. [OSCURATO:PERSONA], rappresentato dal sig. P. Ringhofer, Rechtsanwalt, del governo austriaco, rappresentato dal sig. H. Dossi, e della [OSCURATO:PERSONA], rappresentata dal sig. J. Sack e dalla sig.ra N. Yerrel, all'udienza del 23 ottobre 2002,
sentite le conclusioni dell'avvocato generale, presentate all'udienza del
10 dicembre 2002,
ha pronunciato la seguente
Sentenza
Motivazione della sentenza
1. Con ordinanza 13 settembre 2001, pervenuta alla Corte il 4 ottobre seguente, il Verwaltungsgerichtshof ha sottoposto alla Corte, a norma dell'art. 234 CE, una questione pregiudiziale vertente sull'interpretazione dell'art. 6 della direttiva del Consiglio 9 febbraio 1976, 76/207/CEE, relativa all’attuazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne per quanto riguarda l’accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro (GU L 39, pag. 40).
2. Tale questione è stata sollevata nell'ambito di una controversia tra il sig. [OSCURATO:PERSONA] e il [OSCURATO:PERSONA] für Justiz in merito al rigetto, da parte di quest'ultimo, della domanda proposta dal sig. [OSCURATO:PERSONA] diretta ad ottenere il risarcimento del preteso danno subito in conseguenza del fatto di non essere stato nominato giudice presso l'[OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:PERSONA]).
Contesto normativo
La normativa comunitaria
3. L'art. 1, n. 1, della direttiva 76/207 così recita:
«Scopo della presente direttiva è l’attuazione negli [OSCURATO:PERSONA] membri del principio della parità di trattamento fra uomini e donne per quanto riguarda l’accesso al lavoro, ivi compreso la promozione, e l’accesso alla formazione professionale, nonché le condizioni di lavoro e, alle condizioni di cui al paragrafo 2, la sicurezza sociale. Tale principio è denominato qui appresso “principio della parità di trattamento”».
4. Il successivo art. 6 della direttiva medesima così dispone:
«[OSCURATO:PERSONA] membri introducono nei rispettivi ordinamenti giuridici interni le misure necessarie per permettere a tutti coloro che si ritengano lesi dalla mancata applicazione nei loro confronti del principio della parità di trattamento, ai sensi degli articoli 3, 4 e 5, di far valere i propri diritti per via giudiziaria, eventualmente dopo aver fatto ricorso ad altre istanze competenti».
La normativa nazionale
5. [OSCURATO:PERSONA] l'azione generale per responsabilità dello Stato può essere proposta sulla base dell'art. 1, n. 1, dell'Amtshaftungsgesetz (legge in materia di responsabilità della Pubblica amministrazione; in prosieguo: l'«AHG»). Tale azione per responsabilità dello Stato dev'essere proposta dinanzi al giudice civile.
6. L’art. 15 del Bundes‑Gleichbehandlungsgesetz (legge federale in materia di parità di trattamento, BGBl. I, 1993/100; in prosieguo: il «B‑GBG») prevede che, nel caso in cui a un dipendente pubblico di sesso maschile o di sesso femminile venga negato un posto in conseguenza di una violazione da parte dello Stato del principio di parità di trattamento sancito dall'art. 3, punto 5, del B‑GBG, lo Stato è tenuto al risarcimento del danno subito. Quest'ultima disposizione vieta qualsiasi discriminazione nell'ambito della progressione della carriera, in particolare con riguardo alle promozioni e alla destinazione a funzioni meglio retribuite.
7. Ai termini dell’art. 19, secondo comma, del B‑GBG, i dipendenti pubblici interessati devono far valere nei confronti dello Stato, entro il termine di sei mesi, i diritti loro riconosciuti dall'art. 15 della medesima legge, presentando istanza presso l'amministrazione di cui sono dipendenti. La relativa decisione può essere impugnata dinanzi al Verwaltungsgerichtshof, che costituisce un giudice amministrativo, nell'ambito dello specifico procedimento previsto dall'art. 130 del Bundes‑Verfassungsgesetz (legge costituzionale federale).
Causa principale e questione pregiudiziale
8. Il sig. [OSCURATO:PERSONA], nato nel 1953, è giudice presso l'Arbeits‑ und [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:PERSONA]). In una duplice occasione, nel 1997 e nel 1998, si candidava per l'assegnazione di un posto specializzato presso l'[OSCURATO:PERSONA], corrispondente alle sue competenze. In entrambi i casi veniva data preferenza a una candidata più giovane, sia per età sia per anzianità di servizio, sulla base del rilievo che altrimenti non sarebbe stata rispettata la quota riservata per la promozione della donna.
9. A seguito di tali decisioni, il sig. [OSCURATO:PERSONA] avviava l'azione per responsabilità generale dello Stato ai sensi dell'AHG dinanzi al [OSCURATO:PERSONA] für [OSCURATO:PERSONA] (Tribunale civile di Vienna), al fine di ottenere il risarcimento del preteso danno subito. A tale riguardo, faceva valere che nelle decisioni relative alla promozione non si era tenuto conto di elementi inerenti alla sua persona. Tanto il ricorso quanto il successivo appello dinanzi all'[OSCURATO:PERSONA] venivano respinti. Il sig. [OSCURATO:PERSONA] proponeva quindi ricorso per «Revision» dinanzi all’[OSCURATO:PERSONA]. Con decisione 30 gennaio 2001 quest'ultimo respingeva il ricorso. Richiamandosi alla giurisprudenza della Corte relativa al principio di parità di trattamento nell'ambito della direttiva 76/207 (sentenze 17 ottobre 1995, causa C‑450/93, [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑3051; 11 novembre 1997, causa C‑409/95, [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑6363; 28 marzo 2000, causa C‑158/97, Badeck e a., [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑1875, e 6 luglio 2000, causa C‑407/98, Abrahamsson e Anderson, [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑5539), l'[OSCURATO:PERSONA] riteneva che la normativa austriaca in materia di promozione della donna, difettando di clausola di riserva, non fosse compatibile con la normativa comunitaria. Il detto giudice rilevava tuttavia l'inesistenza di un nesso di causalità tra la violazione della legge e il preteso pregiudizio. A suo parere, il sig. [OSCURATO:PERSONA] non avrebbe invocato alcuna circostanza che, in presenza di una clausola di riserva, avrebbe dovuto essere presa in considerazione a suo vantaggio.
10. Con lettera 11 gennaio 1999 il sig. [OSCURATO:PERSONA] aveva peraltro chiesto al [OSCURATO:PERSONA] für Justiz il risarcimento del preteso danno subito per non essere stato nominato giudice presso l’[OSCURATO:PERSONA] a seguito della domanda presentata in data 14 aprile 1998. Tale domanda, basata sul B‑GBG, veniva respinta dal detto Ministro (in prosieguo: la «decisione di rigetto»).
11. Il sig. [OSCURATO:PERSONA] impugnava tale decisione di rigetto dinanzi al Verwaltungsgerichtshof sostenendone l'illegittimità, in quanto la normativa applicabile obbligherebbe la persona lesa a chiedere il risarcimento del danno subito all'autorità autrice del danno stesso. Il sig. [OSCURATO:PERSONA] sosteneva parimenti che il sindacato giurisdizionale operato su tale decisione dal Verwaltungsgerichtshof, quale giudice di cassazione, non rispondeva ai requisiti di una tutela giurisdizionale effettiva. A tale giudice sarebbe infatti del tutto precluso «conoscere della valutazione delle prove», ragion per cui le questioni di fatto ricadrebbero in definitiva nella competenza dell'autorità amministrativa.
12. Nell'ordinanza di rinvio il Verwaltungsgerichtshof sottolinea che il ricorso dinanzi ad esso proposto costituisce, per sua natura, un ricorso per cassazione. In quanto giudice di cassazione, il sindacato del Verwaltungsgerichtshof in punto di fatto sarebbe limitato. Ciò premesso e alla luce della giurisprudenza della Corte, il Verwaltungsgerichtshof ritiene quanto meno dubbio che la tutela giurisdizionale riconosciuta nella specie unicamente dal medesimo risponda in misura sufficiente agli obblighi imposti dal diritto comunitario ai sensi dell'art. 6 della direttiva 76/207.
13. Ciò premesso, ritenendo la decisione su tale questione necessaria ai fini della soluzione della controversia dinanzi ad esso pendente, il Verwaltungsgerichtshof decideva di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte di giustizia la seguente questione pregiudiziale:
«Se l'art. 6 della direttiva del Consiglio 76/207 (...) debba essere interpretato nel senso che l'obbligo, prescritto da tale articolo, di consentire a chiunque di poter far valere i propri diritti per via giudiziaria (nel caso di specie un'azione di risarcimento danni) non sia sufficientemente rispettato, essendo prevista la sola possibilità di ricorso al Verwaltungsgerichtshof austriaco, in considerazione della sua competenza limitata (giudice di legittimità)».
14. Successivamente alla presentazione delle conclusioni dell'avvocato generale, il Verwaltungsgerichtshof trasmetteva alla Corte un'ordinanza, pronunciata in data 26 marzo 2003, in cui formulava osservazioni in ordine alla connessione esistente tra il procedimento relativo alla domanda di risarcimento del danno ai sensi dell'art. 15, n. 1, del B‑GBG e quella relativa all'azione civile di risarcimento ai sensi dell'art. 1, n. 1, dell'AHG.
Sulla ricevibilità della questione pregiudiziale
15. In risposta a un quesito scritto posto dalla Corte in ordine alla connessione tra i due procedimenti avviati dal sig. [OSCURATO:PERSONA], l'uno dinanzi al [OSCURATO:PERSONA] für [OSCURATO:PERSONA] e l'altro dinanzi al Verwaltungsgerichtshof, il governo austriaco fa presente che la proposizione di un ricorso per responsabilità dello Stato dinanzi all'autorità giudiziaria civile non può precludere o limitare la proposizione di un ricorso amministrativo per responsabilità dello Stato fondato sulle disposizioni del B‑GBG. Il detto governo sottolinea che, viceversa, in caso di azione proposta dinanzi al giudice amministrativo per violazione delle disposizioni del B‑GBG, il giudice civile resta competente, per effetto della sua giurisdizione generale, a conoscere delle controversie vertenti sulla responsabilità dello Stato. Conseguentemente, azioni del genere di quelle oggetto della causa principale possono essere proposte, in [OSCURATO:PERSONA], al tempo stesso dinanzi al giudice civile e a quello amministrativo.
16. Il governo austriaco precisa che la cosa giudicata civile non vincola, in linea di principio, il giudice amministrativo e viceversa. Infatti, poiché le decisioni dei giudici civili e dei giudici amministrativi hanno oggetto diverso, l'eventuale pronuncia del giudice civile che dichiari infondata la domanda dinanzi ad esso dedotta non vincolerebbe il giudice amministrativo nella decisione sulla fondatezza dell'azione dinanzi ad esso proposta.
17. Peraltro, dalla detta risposta del governo austriaco emerge che il sig. [OSCURATO:PERSONA] ha proposto ricorso per responsabilità dello Stato sulla base dell'AHG per pretesa insufficiente trasposizione dell'art. 2, n. 4, della direttiva 76/207 e che i giudici civili, successivamente aditi, hanno respinto la domanda del sig. [OSCURATO:PERSONA] sulla base del rilievo che non sussisteva un nesso diretto tra la pretesa violazione del diritto comunitario, vale a dire l'assenza di una clausola di riserva, e il pregiudizio invocato.
18. [OSCURATO:PERSONA] delle Comunità europee osserva, in limine, che, considerato che l'azione per responsabilità dello Stato proposta dal sig. [OSCURATO:PERSONA] dinanzi al [OSCURATO:PERSONA] für [OSCURATO:PERSONA] e all'[OSCURATO:PERSONA] ha consentito di ottenere, nella causa principale, un sindacato completo, in fatto e in diritto, sulla decisione del [OSCURATO:PERSONA] für Justiz, le restrizioni derivanti dal procedimento amministrativo parallelamente avviato potrebbero restare irrilevanti. Infatti, qualora i procedimenti avviati dinanzi ai giudici civili siano conformi ai requisiti dettati dall'art. 6 della direttiva 76/207, nella causa principale risulterebbero soddisfatti gli obblighi imposti dal diritto comunitario al riguardo e la questione pregiudiziale diverrebbe quindi irricevibile. Benché i procedimenti di cui trattasi dinanzi ai giudici civili ed amministrativi siano differenti e fondati su normative distinte, un procedimento diretto al riconoscimento del risarcimento del danno mirerebbe, in ultima analisi, allo stesso risultato di un procedimento avviato dinanzi al giudice amministrativo.
19. In considerazione dell'ordinanza del Verwaltungsgerichtshof 26 marzo 2003, pervenuta alla Corte successivamente alle conclusioni dell'avvocato generale, la Corte rammenta, in limine, che la fase orale del procedimento dinanzi ad essa pendente è stata chiusa successivamente alla presentazione delle dette conclusioni. Tuttavia, la Corte disponeva della facoltà, sulla base del proprio regolamento di procedura, di riaprire la fase orale e di notificare, a seguito di tale riapertura, la detta ordinanza alle parti della causa principale e agli altri soggetti interessati nel procedimento pregiudiziale al fine di consentire loro la presentazione di osservazioni in merito. Nella specie, la Corte ha ritenuto che non sussistessero motivi per disporre la riapertura della fase orale e ne ha informato il giudice del rinvio nonché le parti della causa principale, gli [OSCURATO:PERSONA] membri e le istituzioni che le hanno presentato osservazioni.
20. Per quanto attiene alla questione pregiudiziale, si deve ricordare che, secondo costante giurisprudenza, il procedimento ex art. 234 CE costituisce uno strumento di cooperazione tra la Corte e i giudici nazionali, per mezzo del quale la prima fornisce ai secondi gli elementi d'interpretazione del diritto comunitario necessari per risolvere le controversie dinanzi ad essi pendenti (v. sentenza 16 luglio 1992, causa C‑83/91, [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑4871, punto 22; ordinanze 9 agosto 1994, causa C‑378/93, [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑3999, punto 10, e 25 maggio 1998, causa C‑361/97, [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑3101, punto 10).
21. Nell'ambito di tale cooperazione, spetta esclusivamente al giudice nazionale cui è stata sottoposta la controversia e che deve assumersi la responsabilità dell'emananda decisione giurisdizionale valutare, alla luce delle particolari circostanze di ciascuna causa, sia la necessità di una pronuncia pregiudiziale per essere in grado di pronunciare la propria sentenza sia la rilevanza delle questioni che sottopone alla Corte. Di conseguenza, se le questioni sollevate dal giudice nazionale vertono sull’interpretazione del diritto comunitario, la Corte, in via di principio, è tenuta a statuire (v. sentenze 15 dicembre 1995, causa C‑415/93, [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑4921, punto 59; 13 marzo 2001, causa C‑379/98, PreussenElektra, [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑2099, punto 38, e 22 gennaio 2002, causa C‑390/99, [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑607, punto 18).
22. Tuttavia, la Corte ha parimenti affermato che, in ipotesi eccezionali, le spetta esaminare le condizioni in cui è adita dal giudice nazionale al fine di verificare la propria competenza. Il rifiuto di statuire su una questione pregiudiziale sollevata da un giudice nazionale è possibile solo qualora risulti manifestamente che l’interpretazione del diritto comunitario richiesta non ha alcuna relazione con l’effettività o con l’oggetto della causa principale, qualora il problema sia di natura ipotetica oppure qualora la Corte non disponga degli elementi di fatto o di diritto necessari per fornire una soluzione utile alle questioni che le vengono sottoposte (v. citate sentenze PreussenElektra, punto 39, e [OSCURATO:PERSONA], punto 19).
23. Infatti, lo spirito di collaborazione che deve presiedere allo svolgimento del procedimento pregiudiziale implica che il giudice nazionale, dal canto suo, tenga presente la funzione di cui la Corte è investita, che è quella di contribuire all’amministrazione della giustizia negli [OSCURATO:PERSONA] membri e non di esprimere pareri a carattere consultivo su questioni generali o ipotetiche (citata sentenza [OSCURATO:PERSONA], punto 25, e la giurisprudenza ivi citata).
24. Si deve sottolineare che l'art. 6 della direttiva 76/207, ai sensi del quale tutti coloro che si ritengano lesi dalla mancata applicazione nei loro confronti del principio della parità di trattamento devono poter far valere i propri diritti per via giudiziaria, non precisa quale sia la giurisdizione cui gli [OSCURATO:PERSONA] membri devono affidare tale compito. Infatti, quando un soggetto che si ritenga leso dalla mancata applicazione nei propri confronti del principio di parità di trattamento può far effettivamente valere i propri diritti dinanzi al giudice competente, l'obbligo imposto dal detto art. 6 risulta soddisfatto.
25. La direttiva 76/207 è stata trasposta nell'ordinamento austriaco per mezzo del B‑GBG, la cui applicazione può essere contestata dinanzi all'autorità amministrativa e, successivamente, dinanzi al giudice amministrativo.
26. Tuttavia, come emerge dagli atti di causa presentati dinanzi alla Corte, in [OSCURATO:PERSONA] sussiste parimenti la possibilità di avviare, dinanzi al giudice civile, un'azione generale per responsabilità dello Stato fondata sull'art. 1, n. 1, dell'AHG, diretta al riconoscimento del risarcimento del preteso danno subito in conseguenza di una decisione ritenuta illegittima riguardo al principio della parità di trattamento tra uomini e donne nella promozione di dipendenti pubblici e di magistrati.
27. Pertanto, come rilevato dall'avvocato generale al paragrafo 35 delle sue conclusioni, l’ordinamento giuridico austriaco offre – mediante le disposizioni generali in materia di responsabilità dello Stato, la cui applicazione è soggetta, in fatto e in diritto, a sindacato giurisdizionale di triplice grado dinanzi all’autorità giudiziaria civile – un rimedio giurisdizionale con il quale il singolo può far valere la mancata applicazione nei suoi confronti del principio della parità di trattamento.
28. Non può contestarsi che tale rimedio giurisdizionale risponde all'esigenza di una tutela giurisdizionale adeguata ed effettiva, come imposto dall'art. 6 della direttiva 76/207.
29. Orbene, nella causa principale, è pacifico che il sig. [OSCURATO:PERSONA] ha avviato procedimenti dinanzi al [OSCURATO:PERSONA] e all'[OSCURATO:PERSONA], nonché dinanzi all'[OSCURATO:PERSONA], al fine di ottenere il risarcimento del preteso danno subito per effetto della violazione, ad opera della decisione di rigetto, del principio di parità di trattamento tra uomini e donne.
30. Pertanto, in un sistema giurisdizionale come quello oggetto della causa principale, l'obbligo imposto dall'art. 6 della direttiva 76/207 risulta pienamente soddisfatto in considerazione dei rimedi per responsabilità dello Stato, esperibili dinanzi ai giudici civili in virtù di disposizioni generali come quelle dell'AHG, di cui il sig. [OSCURATO:PERSONA] si è avvalso.
31. Ciò premesso, la questione se il procedimento dinanzi al giudice amministrativo soddisfi i requisiti imposti dall'art. 6 della direttiva 76/207 non è pertinente ai fini della soluzione della controversia principale, ragion per cui la questione pregiudiziale è ipotetica. Come emerge dai punti 22 e 23 della presente sentenza, la Corte non è quindi competente a risolvere una siffatta questione.
32. Alla luce di tutte le suesposte considerazioni, si deve quindi rilevare che la questione pregiudiziale è irricevibile.
Decisione relativa alle spese
Sulle spese
33. Le spese sostenute dal governo austriaco e dalla [OSCURATO:PERSONA], che hanno presentato osservazioni alla Corte, non possono dar luogo a rifusione. Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese.
[OSCURATO:PERSONA] questi motivi,
LA CORTE (Quinta Sezione),
pronunciandosi sulla questione sottopostale dal Verwaltungsgerichtshof ([OSCURATO:PERSONA]) con ordinanza pervenuta alla Corte il 4 ottobre 2001, dichiara:
La domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Verwaltungsgerichtshof con ordinanza 13 settembre 2001 è irricevibile.