CassazionesentenzaSezione 5
Cassazione n. 07835/2025
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
a seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n. 3446/2023R.G. proposto da [OSCURATO:PERSONA] s.r.l., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall’Avv. [OSCURATO:PERSONA] –ricorrente – Contro Agenzia delle Entrate, in persona del direttore in carica, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato -resistente – avverso la sentenza della [OSCURATO:PERSONA] del Lazio n. 3119/2022depositata il 5 luglio 2022 . Udita la relazione svolta nella udienza del 28 febbraio 2025 dal la Consiglier a [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:PERSONA] Oggetto: [OSCURATO:PERSONA] della controversia è un atto di contestazione ( n. TK3C06301255 2017), notificato dall’Agenzia delle Entrate – Roma 2, Aurelio (d’ora in poi intimata), a [OSCURATO:SOCIETA]. , (d’ora in poi ricorrent e) per il pagamento dell’imposta diretta e dell’Iva per il periodo di imposta 2012che irrogava una sanzione di € 10.469,00. Con riferimento ad un controlloeffettuato nei confronti di [OSCURATO:SOCIETA]. con sede legale in Roma e sede operativa ad Avezzano, erano stati segnalati dalla [OSCURATO:PERSONA] anomali versamenti di denaro effettuati dall’odierna ricorrente nei confronti della [OSCURATO:SOCIETA]. [OSCURATO:SOCIETA] ha rigettato il ricorso e l a CTR ha confermato la sentenza di primo grado, rigettando l’appello proposto dall’odierna ricorrente , per quello che ancora rileva in questa sede,sulla base delle seguenti ragioni: - i motivi 6, 7, e 8 di cui all’elencazione si limitano a generiche affermazioni su presunte carenze motivazionali o su pretese violazioni del principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato, senza alcuna puntuale indicazione che consenta a questo giudice di comprendere quale sia l’effettiva censura formulata in rapporto ad uno specifico punto della sentenza impugnata; - i l motivo 10 è infondato perché, in linea con quanto affermato dal giudice di primo grado, la questione della “competenza va valutata in ordine all’Ufficio che ha effettuato enotificato l’atto impositivo, a nulla rilevando invece, l’Ufficio che ha effettuato la segnalazione»; - l a Direzione regionale dell’Abruzzo ha segnalato l’anomalia dell’operazione, essendovene venuta a conoscenza, in quanto le società hanno la sede legale a Roma, maesse hanno , altresì , sede operativa ad Avezzano e corretta appare la segnalazione da parte della [OSCURATO:PERSONA] dell’Abruzzo; - i motivi 9, 11, 12 e 14 attengono al merito della controversia e devono essere rigettati, perché l’Ufficio non ha operato sulla base di presunzioni, ma ha utilizzato una specifica documentazione attinente ad un bonifico bancario di € 50.000 privo di riscontro in specifiche fatture; in secondo luogo «perché lo stesso Ufficio, considerato che la [OSCURATO:SOCIETA]. ha presentato la dichiarazione fiscale relativa all’anno 2012 con valori uguali a 1, ha proceduto a contestare la sanzione per acquisti di beni e/o servizi senza fattura, ai sensi dell’art. 6, comma 8, del d.lgs. n. 471 del 1997. Nulla provano in contrario lefatture prodotte dal ricorrente e concernenti caparre confirmatorie relative a vendita di macchina confezionatrice verticale sia perché comunque la sommadi tali fatture (euro 55.000) non corrisponde all’entità del bonificodi cui si parla (euro 50.000), sia perché il ricorrente ben avrebbe potuto e dovuto produrre la fattura dell’intervenuto acquisto». L’odiernaricorrente ha proposto ricorso fondato su cinque motivi , mentre l’Agenzia delle Entrate si è costituita tardivamente al solo fine di partecipare alla discussione. [OSCURATO:PERSONA] 1. Con il primo motivo di ricorso la ricorrente prospetta , in relazione all’art. 360, primo comma, n.3 e 4, c.p.c., violazione e falsa applicazione degli artt.31 e 58 del DPR/600/73, la nullità dell’atto impositivo fondato su un pvc relativo ad una verifica condotta direttamente dai funzionari della DRE dell’Abruzzo. Eccepisce l’incompetenza funzionale della Direzione territoriale dell’Agenzia delle Entrate –[OSCURATO:PERSONA] dell’Abruzzo, individuando la competenza dell’ufficio impositore nel comune ove ha sede la società. Richiama, in proposito la circolare n.32/E del 19 ottobre 2006, secondo cui gli organi legittimati a formulare richieste di informazioni, ad effettuare accessi e verifiche sono: a) [OSCURATO:PERSONA] della Direzione centrale dell’Agenzia delle Entrate; b) Gli uffici locali dell’Agenzia delle Entrate; c) [OSCURATO:PERSONA] di Finanza; d)[OSCURATO:PERSONA]. Evidenzia che n ell’elenco, dunque, non risulta compresa la [OSCURATO:PERSONA]. 1.1.Il motivo è infondato e, per alcuni versi, inammissibile, in quanto non si confronta con laparte della motivazione impugnata. Nella sentenza si afferma che la questione della «competenza» va valutata in ordine all’ufficio che ha effettuato e notificato l’atto impositivo, a nulla rilevando l’ufficio che ha effettuato la segnalazione.Nel caso di specie, solo la segnalazione dell’operazione anomala è stata effettuata dalla [OSCURATO:PERSONA] dell’Abruzzo, in quanto le società coinvoltein quella sede hanno una sede operativa. È stato, viceversa , accertato e in alcun modo smentito che l’atto di contestazione, oggetto del giudizio, è stato lavorato d a lla DPI di Roma, ufficio controlli. Correttamente, dunque, la sentenza impugnata ha affermato la competenza dell’ufficio di Roma, in quanto le società coinvolte in quella stessa città hanno la sede legale. Su tale aspetto il motivo di impugnazione non ha svolto specifiche censure, imperniando tutta la difesa sulla presunta incompetenza della [OSCURATO:PERSONA] dell’Abruzzo che di fatto non ha emesso l’atto impositivo. Per tale aspetto il motivo presenta profili di inammissibilità. Il motivo è anche infondato, posto che l a circolare richiamata dalla ricorrente non rileva nel caso di specie, in quantol’attività di segnalazione ivi regolamentata è cosa ben diversa da quella di esercizio della potestà impositiva. In ogni caso, a questo proposito, si ricorda che, in tema di accertamento sintetico delle imposte sui redditi, l'incompetenza territoriale dell'Ufficio fiscale da cui proviene una segnalazione non incide sulla validità e sul perfezionamento del procedimento di rettifica operato dall'Ufficio fiscale competente, non sussistendo alcuna specifica disposizione che vincoli il valore indiziario degli elementi che ne sono a base in ragione della articolazione territoriale dell'ufficio dell'Erario che li ha acquisiti (Cass., Sez. 5, n. 3228/2021,Rv. 660484 - 01) 2. Con il secondo motivo la ricorrente prospetta, in relazione all’art. 360, primo comma, n.3 e 4 , c.p.c., la violazione e la falsa applicazione, dell’art. 12 della l. n. 212/2000 , per mancata attivazione del contraddittorio obbligatorio. Contesta che l ’Agenzia delle Entrate ha notificato al ricorrente l’atto impositivo senza preventivo contraddittorio e senza la redazione del processo verbale di constatazione in violazione di principi consolidati in sede di legittimità.2.1. Il motivo è infondato. [OSCURATO:PERSONA] intende ribadire il principio di legittimità per il quale, in tema di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, l'atto di contestazione avente ad oggetto sanzioni amministrative tributarie, come è quello del caso di specie, non deve essere preceduto dal contraddittorioprevisto dall'art. 12, comma 7, l. n. 212 del 2000, atteso che esso si inserisce nel procedimento di cui all'art. 16 del d.lgs. n. 472 del 1997, il quale ha disegnato, con norme speciali, uno specifico spazio di contraddittorio con il contribuente posteriore all'atto di contestazione, ma preventivo rispetto all'eventuale successivo atto di irrogazione della sanzione(Cass., Sez. 5, n. 7620/2021, Rv. 660851 – 01 ; nello stesso senso C ass., Sez. 5, n. 15581/2020 , Rv. 658402 -01). 3.Con il terzo motivo la ricorrente lamenta, in relazione all’art. 360, primo comma, n.3 e 4, c.p.c., la violazione e la falsa applicazione, dell’art. 2697 c.c. Le contestazioni che si rilevano dall’atto impositivo , ad avviso della ricorrente,sono del tutto generiche e sprovviste di prova e non vi è una contestazione specifica, ma solo delle apodittiche e sempliciaffermazioni. Nell’atto impositivo nessuna prova l’Ufficio fornisce al riguardo, limitandosi lo stesso a richiamare una presunta violazione derivante da una segnalazione. Rappresenta che la controricorrente, dopo tre anni e due mesi dalla segnalazione della [OSCURATO:PERSONA] dell’Abbruzzo ha emesso un atto impositivoprivo di motivazioni e di prova e che la sentenza non abbia esaminato la documentazione prodotta dalla ricorrente. Contesta, poi,l’errata indicazione della data del bonifico che l’Ufficio indica come effettuato in data 27/02/2012.Tale bonifico è stato effettuato dalla ricorrente a favore della [OSCURATO:SOCIETA], in acconto a n. 2Fatture (n.05/01 del 09/01/2012 e n.05/02 del 20/01/2012), relativamente a caparre confirmatorie per vendita di macchine confezionatrici.L’importo versato a titolo di caparra è escluso, così come previsto dalla legge, dal campo di applicazione dell’Iva (art.2 DPR 633/72). 3.1.Il motivo è inammissibile, in quanto sotto la veste di impugnazioni per violazione di legge, sostanzialmente intende indurre il Collegio ad una revisione degli esiti probatori, preclusa in sede di legittimità, pena il riconoscimento di un terzo grado di merito non previsto dal nostro ordinamento. La sentenza ha affermato che l’ufficio non ha operato sulla base di presunzioni, ma utilizzato «specifica documentazione attinente ad un bonifico bancario di € 50.000,00 privo di riscontroin specifiche fatture, in secondo luogo perché lo stesso Ufficio, considerato che la [OSCURATO:SOCIETA] ha presentato la dichiarazione fiscale relativa all’anno 2012 con valori uguali a 1, ha proceduto a contestare la sanzione per acquisti di beni e/o servizi senza fattura ai sensi dell’art. 6, comma 8, del d.lgs. n. 471 del 1997. Nulla provano in contrario le fatture prodottedal ricorrente e concernenti caparre confirmatorie relative a “vendita di macchina confezionatrice verticale” sia perché comunque la somma di tali fatture (euro 55.000) non corrispondeall’entità del bonifico di cui si parla (euro 50.000), sia perché il ricorrente ben avrebbe potuto e dovuto produrre l a fattura dell’intervenuto acquisto». Va esclusa, quindi, la nullità della sentenza e la dedotta violazione di legge, in quanto i giudici di secondo grado hanno fatto corretta applicazione delle regole di ripartizione degli oneri probatori, provvedendo a riscontrare glielementi fattuali, addotti dalla controricorrente, derivanti dall’estratto del conto corrente bancario della ricorrente.La sentenza ha, poi,esattamente evidenziato l’insufficienza della produzione documentale della ricorrente che non ha provveduto a produrre la fattura relativa all’acquisto, oltre a rimarcare la mancata coincidenza degli importi derivanti dalle fatture, concernenti caparre confirmatorie, secondo l’assunto della ricorrente, con l’importo complessivo in uscita risultante dalla copia dell’estratto conto. 4. Con il quartomotivo la ricorrente prospetta, in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3 e 4, c.p.c., la violazione e la falsa applicazione, dell’art.3 e 33 Cost. per avere la sentenza assegnato le spese di lite alla controricorrenteche è stata in giudizio senza il ministero di un difensore.4.1.Il motivo è infondato. Si deve qui ribadire che nel processo tributario, all'Amministrazione finanziaria che sia stata assistita in giudizio da propri funzionari o da propri dipendenti, in caso di vittoria della lite, spetta la liquidazione delle spese, la quale deve essere effettuata mediante applicazione della tariffa ovvero dei parametri vigenti per gli avvocati, con la riduzione del venti per cento dei compensi ad essi spettanti, atteso che l'espresso riferimento ai compensi per l'attività difensiva svolta, ora contenuto nell'art. 15, comma 2-bis, del d.lgs. n. 546 del 1992, ma comunque da sempre previsto da detto articolo, conferma il diritto dell'ente alla rifusione dei costi sostenuti e dei compensi per l'assistenza tecnica fornita dai propri dipendenti che siano legittimati a svolgere attività difensiva nel processo(Cass., Sez. 5, n. 1019/2024, Rv. 670245 –01; nello stresso senso Cass., Sez. 5, n. 27634/2021, Rv. 662425 – 01 , Sez. 5, n. 23055/2019,Rv. 655137 - 01 ) . 5. Con il quintomotivo la ricorrente prospetta, in relazione all’art. 360, primo comma, n. 4, c.p.c., la violazione e la falsa applicazionedell’art. 132 c.p.c. e la nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c. e 118 disp att. c.p.c. 5.1. Il motivo è infondato. Ricorre il vizio di motivazione apparente della sentenza, quando essa, benché graficamente esistente, non renda, tuttavia, percepibile il fondamento della decisione, perché recante argomentazioni obiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio convincimento, non potendosi lasciare all'interprete il compito di integrarla con le più varie, ipotetiche, congetture(Cass., Sez. U, n. 22232/2016 , Rv. 641526 – 01 ; Sez. 6 - 5, n. 13977/2019 , Rv. 654145 – 01 ; Sez. 6 - 1, n. 6758/2022 , Rv. 664061 –01; di recente nello stesso senso Sez. 5, n. 27551/2024, Rv. 672731 -01) La motivazione del provvedimento impugnato con ricorso per cassazione deve ritenersi apparente quando, pur se graficamente esistente, non consenta alcun controllo sull'esattezza e la logicità del ragionamento decisorio, così da non attingere la soglia del "minimo costituzionale" richiesto dall'art. 111 comma 6 Cost., ipotesi che si verifica quando il giudice di merito ometta di indicare gli elementi da cui ha tratto il proprio convincimento, ovvero li indichi senza un’effettiva disamina logico- giuridica che lasci trasparire il percorso argomentativo seguito(Cass. Sez. 6 -5, n. 9105/2017, Rv. 643793 – 01, Sez. L, n. 3819/2020 , Rv. 656925 –02, Sez. 1, n. 13248/2020, Rv. 658088 - 01) . Tale ipotesi non ricorre affatto nel caso di specie, in cui la motivazione c’è, come risulta dalla sintesi riportata nella parte in fatto della presente sentenza. Risulta, peraltro, ben chiaro il ragionamento che ha indotto i giudici a ritenere fondati gli elementi probatori addotti dalla controricorrente. Nel caso di specie, come riconosciuto dalla stessa ricorrente, la sentenza ha indicato gli elementi su cui ha fondato il proprio convincimento e la semplice non condivisione di essi da parte della ricorrente non determina la nullità o l’apparenza della motivazione. Né la ricorrente ha chiarito quali siano i passaggidella motivazione, a suo avviso,contraddittori. 6. Da quanto esposto segue il rigetto del ricorso.Nulla sulle spese, stante la tardiva costituzione della controricorrente. Si dà atto che sussistono i presupposti per il versamento da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato dell'art. 13,comma 1-quater , del d .P.R. n. 115 del 2002 , se dovuto. P.Q.M. Rigetta il ricorso. Ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per