Torna alla ricerca
CassazionesentenzaSezione 2

Cassazione n. 35430/2022

Testo disponibile della fonte

Testo disponibile della fonte

la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso la sentenza del 04/11/2021 della Corte d'appello di Potenza visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; udita la relazione svolta dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]; udito il Pubblico Ministero, in persona del [OSCURATO:PERSONA] Procuratore generale [OSCURATO:PERSONA], che ha concluso chiedendo, in accoglimento del primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri, l'annullamento con rinvio della sentenza impugnata: udito l'avv. [OSCURATO:PERSONA], difensore di [OSCURATO:PERSONA], che ha concluso chiedendo l'accoglimento del ricorso e l'annullamento della sentenza impugnata. [OSCURATO:PERSONA]-0

1. Con sentenza del [OSCURATO:DATA_NASCITA], la Corte d'appello di Potenza, in riforma della sentenza del 04/06/2020 del Tribunale di Potenza, ritenuto che «tutti i restanti reati contestati all'imputato, ad esclusione dei tentativi di estorsione commessi il 1.9.08 e 5.11.08 risultano ormai prescritti», rideterminava la pena irrogata a [OSCURATO:PERSONA] per reati di tentata estorsione commessi ai danni della madre [OSCURATO:PERSONA].

2. Avverso tale sentenza della Corte d'appello di Potenza, ha proposto ricorso per cassazione, per il tramite del proprio difensore, [OSCURATO:PERSONA], affidato a tre motivi.

2.1. Con il primo motivo, il ricorrente denuncia, in relazione all'art. 606, comma 1, lett. e) , cod. proc. pen., l'omessa motivazione della sentenza impugnata in ordine alla propria richiesta, formulata nell'atto di appello e nei motivi nuovi di appello, di rinnovazione dell'istruzione dibattimentale finalizzata all'esame dei testimoni [OSCURATO:PERSONA] (figlio della persona offesa e fratello dell'imputato) e [OSCURATO:PERSONA] (cognata dell'imputato), nonché, come chiesto nei motivi nuovi, della stessa persona offesa [OSCURATO:PERSONA].

Il ricorrente rappresenta come, in ordine a tale richiesta - motivata in ragione dell'acquisizione, sopravvenuta rispetto alla sentenza di primo grado, di «informazioni rilevanti in ordine alle ragioni del logoramento del rapporto tra l'imputato e la madre, parte offesa», le quali avevano una ricaduta immediata sulle questioni relative alla credibilità della stessa persona offesa e all'attendibilità delle sue dichiarazioni (unico elemento probatorio posto a fondamento della condanna) - la Corte d'appello abbia completamente omesso di motivare; motivazione non ricavabile neppure dal complessivo tessuto argomentativo della sentenza impugnata, attesa la sua stringatezza.

2.2. Con il secondo motivo, il ricorrente denuncia, in relazione all'art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen., l'«omessa valutazione dei motivi di appello e dei motivi aggiunti in tema di testimonianza della persona offesa».

Il ricorrente lamenta che la Corte d'appello di Potenza avrebbe omesso di operare una valutazione critica adeguata, e non meramente apparente, della credibilità della persona offesa e dell'attendibilità delle sue dichiarazioni, trascurando del tutto quanto rappresentato al riguardo nei motivi di appello e nei motivi nuovi, segnatamente: l'incoerenza derivante dalla proposizione di una querela e dalla sua successiva remissione nonché dal fatto che «il 7 aprile 2011, per altro a distanza piuttosto ravvicinata dai fatti, [la Hachem] afferma delle cose che alleggeriscono il quadro accusatorio iniziale e il 9 dicembre 2019, in una circostanza temporale abbastanza lontana dai fatti e dopo essere stata accompagnata coattivamente, si riferisce l'esatto contrario»; la sentenza di assoluzione del Monticelli dal reato di violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale per non avere il giudice ritenuto sufficiente, come prova a carico, la testimonianza della Hachem «in considerazione del fatto notorio circa i rapporti personali logorati tra loro»; il fatto che la Hachem deducesse dall'imposta sul reddito l'onere relativo al figlio [OSCURATO:PERSONA] «nonostante gli sbandierati contrasti personali»; la mancanza di valore, come riscontro dell'attendibilità delle dichiarazioni della Hachem, dei certificati rilasciati dal pronto soccorso dell'ospedale di Melfi, «atteso che gli stessi, semmai, ineriscono la vicenda personale del tutto distinta delle lesioni».

2.3. Con il terzo motivo, il ricorrente denuncia, in relazione all'art. 606, comma 1, lett. e) , cod. proc. pen., l'«omessa valutazione dei motivi di appello in tema di estorsione tentata.

Esclusione dell'ipotesi di estorsione consumata».

Il ricorrente lamenta che la Corte d'appello di Potenza: sotto un primo profilo, non avrebbe valutato i motivi di appello con i quali «chiedeva di riformare la sentenza perché non era chiara la dinamica dei tentativi di estorsione, non essendo esplicitate le cause per le quali la condotta non sarebbe andata a buon fine»; sotto un secondo profilo, non chiarisce se le estorsioni attribuitegli fossero state ritenute consumate o tentate, mentre nel capo d'imputazione la contestazione fa riferimento a tentativi di estorsione, con la conseguenza che «anche la determinazione della pena è illegittima, atteso che la pena base deve necessariamente essere calcolata tenendo presente sempre l'ipotesi delittuosa tentata e mai quella consumata. [OSCURATO:PERSONA]

1. Il primo motivo non è fondato.

Secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, che trova il proprio fondamento nella presunzione di completezza dell'istruttoria dibattimentale svolta in primo grado, mentre la decisione di procedere a rinnovazione dell'istruzione dibattimentale deve essere specificamente motivata, giacché occorre dare conto dell'uso del potere discrezionale derivante dell'acquisita consapevolezza di non essere in grado di decidere allo stato degli atti, nel caso di rigetto della richiesta di rinnovazione del dibattimento la decisione del giudice può essere sorretta anche da una motivazione implicita, rinvenibile nella struttura argomentativa della pronuncia, la quale evidenzi la sussistenza di elementi sufficienti per affermare o negare la responsabilità del reo (Sez. 4, n. 1184 del 03/10/2018, dep. 2019, [OSCURATO:PERSONA] s.r.I., Rv. 275114-01; Sez. 3, n. 24294 del 07/04/2010, D.S.B., Rv. 247872-01; Sez. 4, n. 47095 del 02/12/2009, Sergio, Rv. 245996-01; Sez. 6, n. 5782 del 18/12/2006, dep. 2007, Gagliano, Rv. 236064-01).

Nel caso di specie, la Corte d'appello di Potenza ha implicitamente fornito una risposta negativa alla richiesta della difesa del Monticelli di escussione dei testimoni [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] (finalizzata alla valutazione in ordine alla credibilità della persona offesa e all'attendibilità delle sue dichiarazioni) e di nuova escussione della stessa persona offesa [OSCURATO:PERSONA] (finalizzata sempre alla valutazione di attendibilità dalle sue dichiarazioni, oltre che a chiarire le asserite discrasie che le stesse avrebbero presentato nel corso del tempo).

La Corte d'appello di Potenza ha infatti ribadito di valutare come pienamente attendibili le dichiarazioni della Hachem - che già il Tribunale di Potenza aveva reputato «segui[re] sempre un percorso logico univoco, confermando, a più riprese, in maniera coerente e non contraddittoria, le continue vessazioni, i ripetuti e sistematici atteggiamenti aggressivi e violenti, nonché le reiterate richieste estorsive subiti a opera del figlio nei periodi indicati nelle imputazioni» - in quanto anche confortate dai riscontri, esterni alle stesse dichiarazioni, costituiti dai referti medici rilasciati alla persona offesa in occasione delle denunciate aggressioni fisiche subite da parte del figlio allo scopo di costringerla a consegnargli del denaro.

2. Il secondo motivo non è fondato.

Costituisce, al pari di quello ricordato al punto 1, un orientamento pacifico della giurisprudenza della Corte di cassazione, quello secondo cui, in tema di valutazione della prova testimoniale, l'attendibilità della persona offesa dal reato, attenendo al modo di essere di questa, è una questione di fatto, che ha la sua chiave di lettura nell'insieme di una motivazione logica, e che non può essere censurata in sede di legittimità, salvo che il giudice di merito sia incorso in manifeste contraddizioni (Sez. 4, n. 10153 del 11/02/2020, C., Rv. 278609-01; Sez. 2, n. 7667 del 29/01/2015, Cammarota, Rv. 262575-01; Sez. 6, n. 443 del 04/11/2004, dep. 2005, Zamberlan, Rv. 230899-01).

Nel caso di specie, la sentenza impugnata è immune da siffatte contraddizioni.

Come si è detto al punto 1, la Corte d'appello di Potenza ha adeguatamente ribadito la valutazione di attendibilità della persona offesa Hachem, che già il Tribunale di Potenza aveva reputato «segui[re] sempre un percorso logico univoco, confermando, a più riprese, in maniera coerente e non contraddittoria, le continue vessazioni, i ripetuti e sistematici atteggiamenti aggressivi e violenti, nonché le reiterate richieste estorsive subiti a opera del figlio nei periodi indicati nelle imputazioni».

La stessa Corte d'appello, a ulteriore riprova dell'attendibilità delle evidenze probatorie acquisite sulla base delle dichiarazioni della Hachenn, ha evidenziato come esse avessero trovato anche un riscontro esterno nei referti medici rilasciati alla stessa persona offesa in occasione delle denunciate aggressioni fisiche subite da parte del figlio allo scopo di costringerla a consegnargli del denaro.

Tale motivazione, offrendo una spiegazione del tutto plausibile dell'analisi probatoria delle dichiarazioni della persona offesa, risulta esente, come si è detto, da contraddizioni manifeste.Né tali contraddizioni emergono da quanto dedotto dal ricorrente con il motivo in esame.

Anzitutto, nessuna conseguenza negativa in punto di attendibilità della Hachem può essere tratta dal fatto che questa abbia rimesso la querela proposta nei confronti del figlio, atteso che l'esercizio della facoltà, riconosciuta dalla legge (art. 152 cod. pen.), di rimettere la querela è evidentemente inidoneo a rivelare alcunché in ordine all'attendibilità di quanto era stato dichiarato nella querela rimessa o è stato poi dichiarato nel corso del dibattimento.

In secondo luogo, dal raffronto tra gli invocati stralci delle deposizioni testimoniali rese dalla Hachem nel corso delle udienze del 7 aprile 2011 e del 9 dicembre 2019 (note 4 e 5 della pag. 11 del ricorso) non emergono, contrariamente a quanto affermato dal ricorrente, significative discrasie; al contrario, nel corso della seconda delle due menzionate udienze la Hachem risulta confermare quanto già dichiarato nella prima («Giudice - Conferma quanto riferito al Tribunale nel 2011? Dich.

Salha - Sì sì»).

In terzo luogo, il fatto che, nel diverso processo penale a carico del Monticelli per il reato di violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale, la testimonianza della Hachem (che aveva riferito all'agente di polizia giudiziaria operante che il figlio non era in casa) non fosse stata ritenuta sufficiente dal Tribunale di Potenza, anche in quanto lo stesso agente aveva riferito di essere a conoscenza di un rapporto «logorato» tra il Monticelli e la madre (si veda la sentenza prodotta come allegato 2 al ricorso), a costituire il fondamento di una condanna al di là di ogni ragionevole dubbio non implica logicamente la contraddittorietà della valutazione di attendibilità delle diverse dichiarazioni rese dalla Hachem nel presente processo, anche riscontrate, come più volte si è detto, dai prodotti referti medici.

In quarto luogo, il fatto che la Hachem potesse dedurre dall'imposta sul reddito l'onere relativo al figlio [OSCURATO:PERSONA] è evidentemente inidoneo a rivelare alcunché in ordine all'attendibilità delle dichiarazioni della stessa Hachem.

In quinto luogo, è manifestamente infondata la tesi del ricorrente dell'inidoneità di tali referti a riscontrare quanto dichiarato dalla Hachem in quanto «gli stessi, semmai, ineriscono la vicenda personale del tutto distinta delle lesioni», atteso che, come risulta anche dai capi d'imputazione (in particolare, dal capo c, relativo al reato di lesione personale), tali lesioni furono inferte alla persona offesa proprio «al fine di commettere il reato di cui al capo B», cioè le tentate estorsioni in considerazione.

3. Il terzo motivo è fondato, nei termini che seguono, in particolare, perché dalla lettura della sentenza impugnata non è dato comprendere con certezza a quali episodi di tentata estorsione si riferisca la confermata condanna dell'imputato.

In apertura della motivazione, la Corte d'appello di Potenza afferma che «tutti i restanti reati contestati all'imputato, ad esclusione dei tentativi di estorsione commessi il 1.9.08 e 5.11.08 del capo B, risultano ormai prescritti».

Sennonché, poiché - come risulta dalla sentenza del Tribunale di Potenza e dalla stessa sentenza impugnata - per l'episodio del 1° settembre 2008 il Monticelli fu assolto in primo grado perché il fatto non sussiste, già l'iniziale frase citata genera incertezza in ordine a quali siano gli episodi di tentata estorsione per i quali la Corte d'appello di Potenza ritiene maturata la prescrizione e quali quelli per i quali ritiene, invece, di procedere.

Successivamente, nell'assai stringata motivazione sulla responsabilità del Monticelli, la Corte d'appello di Potenza riferisce la conferma della condanna di questi «ai delitti di cui ai restanti sub lett.

B», lasciando, perciò, ancora incerto a quali dei diversi episodi di tentata estorsione indicati nel capo d'imputazione sub "h" essa si riferisca, tenuto conto che nulla viene aggiunto dalla stessa Corte in ordine alla dinamica di ciascun episodio e neppure in ordine a quale degli episodi si riferisca la menzionata certificazione medica delle lesioni riportate dalla persona offesa.

Pertanto, in accoglimento del motivo in esame, la sentenza impugnata deve essere annullata, con rinvio alla più vicina Corte d'appello di Salerno per nuovo giudizio.

4. Il giudice di rinvio valuterà altresì se sia mancante la contestazione del pubblico ministero relativamente all'abitualità nel delitto dichiarata, ai sensi dell'art

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso la sentenza del 04/11/2021 della Corte d'appello di Potenza visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; udita la relazione svolta dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]; udito il Pubblico Ministero, in persona del [OSCURATO:PERSONA] Procuratore generale [OSCURATO:PERSONA], che ha concluso chiedendo, in accoglimento del primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri, l'annullamento con rinvio della sentenza impugnata: udito l'avv. [OSCURATO:PERSONA], difensore di [OSCURATO:PERSONA], che ha concluso chiedendo l'accoglimento del ricorso e l'annullamento della sentenza impugnata. [OSCURATO:PERSONA]-0 1. Con sentenza del [OSCURATO:DATA_NASCITA], la Corte d'appello di Potenza, in riforma della sentenza del 04/06/2020 del Tribunale di Potenza, ritenuto che «tutti i restanti reati contestati all'imputato, ad esclusione dei tentativi di estorsione commessi il 1.9.08 e 5.11.08 risultano ormai prescritti», rideterminava la pena irrogata a [OSCURATO:PERSONA] per reati di tentata estorsione commessi ai danni della madre [OSCURATO:PERSONA]. 2. Avverso tale sentenza della Corte d'appello di Potenza, ha proposto ricorso per cassazione, per il tramite del proprio difensore, [OSCURATO:PERSONA], affidato a tre motivi. 2.1. Con il primo motivo, il ricorrente denuncia, in relazione all'art. 606, comma 1, lett. e) , cod. proc. pen., l'omessa motivazione della sentenza impugnata in ordine alla propria richiesta, formulata nell'atto di appello e nei motivi nuovi di appello, di rinnovazione dell'istruzione dibattimentale finalizzata all'esame dei testimoni [OSCURATO:PERSONA] (figlio della persona offesa e fratello dell'imputato) e [OSCURATO:PERSONA] (cognata dell'imputato), nonché, come chiesto nei motivi nuovi, della stessa persona offesa [OSCURATO:PERSONA]. Il ricorrente rappresenta come, in ordine a tale richiesta - motivata in ragione dell'acquisizione, sopravvenuta rispetto alla sentenza di primo grado, di «informazioni rilevanti in ordine alle ragioni del logoramento del rapporto tra l'imputato e la madre, parte offesa», le quali avevano una ricaduta immediata sulle questioni relative alla credibilità della stessa persona offesa e all'attendibilità delle sue dichiarazioni (unico elemento probatorio posto a fondamento della condanna) - la Corte d'appello abbia completamente omesso di motivare; motivazione non ricavabile neppure dal complessivo tessuto argomentativo della sentenza impugnata, attesa la sua stringatezza. 2.2. Con il secondo motivo, il ricorrente denuncia, in relazione all'art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen., l'«omessa valutazione dei motivi di appello e dei motivi aggiunti in tema di testimonianza della persona offesa». Il ricorrente lamenta che la Corte d'appello di Potenza avrebbe omesso di operare una valutazione critica adeguata, e non meramente apparente, della credibilità della persona offesa e dell'attendibilità delle sue dichiarazioni, trascurando del tutto quanto rappresentato al riguardo nei motivi di appello e nei motivi nuovi, segnatamente: l'incoerenza derivante dalla proposizione di una querela e dalla sua successiva remissione nonché dal fatto che «il 7 aprile 2011, per altro a distanza piuttosto ravvicinata dai fatti, [la Hachem] afferma delle cose che alleggeriscono il quadro accusatorio iniziale e il 9 dicembre 2019, in una circostanza temporale abbastanza lontana dai fatti e dopo essere stata accompagnata coattivamente, si riferisce l'esatto contrario»; la sentenza di assoluzione del Monticelli dal reato di violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale per non avere il giudice ritenuto sufficiente, come prova a carico, la testimonianza della Hachem «in considerazione del fatto notorio circa i rapporti personali logorati tra loro»; il fatto che la Hachem deducesse dall'imposta sul reddito l'onere relativo al figlio [OSCURATO:PERSONA] «nonostante gli sbandierati contrasti personali»; la mancanza di valore, come riscontro dell'attendibilità delle dichiarazioni della Hachem, dei certificati rilasciati dal pronto soccorso dell'ospedale di Melfi, «atteso che gli stessi, semmai, ineriscono la vicenda personale del tutto distinta delle lesioni». 2.3. Con il terzo motivo, il ricorrente denuncia, in relazione all'art. 606, comma 1, lett. e) , cod. proc. pen., l'«omessa valutazione dei motivi di appello in tema di estorsione tentata. Esclusione dell'ipotesi di estorsione consumata». Il ricorrente lamenta che la Corte d'appello di Potenza: sotto un primo profilo, non avrebbe valutato i motivi di appello con i quali «chiedeva di riformare la sentenza perché non era chiara la dinamica dei tentativi di estorsione, non essendo esplicitate le cause per le quali la condotta non sarebbe andata a buon fine»; sotto un secondo profilo, non chiarisce se le estorsioni attribuitegli fossero state ritenute consumate o tentate, mentre nel capo d'imputazione la contestazione fa riferimento a tentativi di estorsione, con la conseguenza che «anche la determinazione della pena è illegittima, atteso che la pena base deve necessariamente essere calcolata tenendo presente sempre l'ipotesi delittuosa tentata e mai quella consumata. [OSCURATO:PERSONA] 1. Il primo motivo non è fondato. Secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, che trova il proprio fondamento nella presunzione di completezza dell'istruttoria dibattimentale svolta in primo grado, mentre la decisione di procedere a rinnovazione dell'istruzione dibattimentale deve essere specificamente motivata, giacché occorre dare conto dell'uso del potere discrezionale derivante dell'acquisita consapevolezza di non essere in grado di decidere allo stato degli atti, nel caso di rigetto della richiesta di rinnovazione del dibattimento la decisione del giudice può essere sorretta anche da una motivazione implicita, rinvenibile nella struttura argomentativa della pronuncia, la quale evidenzi la sussistenza di elementi sufficienti per affermare o negare la responsabilità del reo (Sez. 4, n. 1184 del 03/10/2018, dep. 2019, [OSCURATO:PERSONA] s.r.I., Rv. 275114-01; Sez. 3, n. 24294 del 07/04/2010, D.S.B., Rv. 247872-01; Sez. 4, n. 47095 del 02/12/2009, Sergio, Rv. 245996-01; Sez. 6, n. 5782 del 18/12/2006, dep. 2007, Gagliano, Rv. 236064-01). Nel caso di specie, la Corte d'appello di Potenza ha implicitamente fornito una risposta negativa alla richiesta della difesa del Monticelli di escussione dei testimoni [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] (finalizzata alla valutazione in ordine alla credibilità della persona offesa e all'attendibilità delle sue dichiarazioni) e di nuova escussione della stessa persona offesa [OSCURATO:PERSONA] (finalizzata sempre alla valutazione di attendibilità dalle sue dichiarazioni, oltre che a chiarire le asserite discrasie che le stesse avrebbero presentato nel corso del tempo). La Corte d'appello di Potenza ha infatti ribadito di valutare come pienamente attendibili le dichiarazioni della Hachem - che già il Tribunale di Potenza aveva reputato «segui[re] sempre un percorso logico univoco, confermando, a più riprese, in maniera coerente e non contraddittoria, le continue vessazioni, i ripetuti e sistematici atteggiamenti aggressivi e violenti, nonché le reiterate richieste estorsive subiti a opera del figlio nei periodi indicati nelle imputazioni» - in quanto anche confortate dai riscontri, esterni alle stesse dichiarazioni, costituiti dai referti medici rilasciati alla persona offesa in occasione delle denunciate aggressioni fisiche subite da parte del figlio allo scopo di costringerla a consegnargli del denaro. 2. Il secondo motivo non è fondato. Costituisce, al pari di quello ricordato al punto 1, un orientamento pacifico della giurisprudenza della Corte di cassazione, quello secondo cui, in tema di valutazione della prova testimoniale, l'attendibilità della persona offesa dal reato, attenendo al modo di essere di questa, è una questione di fatto, che ha la sua chiave di lettura nell'insieme di una motivazione logica, e che non può essere censurata in sede di legittimità, salvo che il giudice di merito sia incorso in manifeste contraddizioni (Sez. 4, n. 10153 del 11/02/2020, C., Rv. 278609-01; Sez. 2, n. 7667 del 29/01/2015, Cammarota, Rv. 262575-01; Sez. 6, n. 443 del 04/11/2004, dep. 2005, Zamberlan, Rv. 230899-01). Nel caso di specie, la sentenza impugnata è immune da siffatte contraddizioni. Come si è detto al punto 1, la Corte d'appello di Potenza ha adeguatamente ribadito la valutazione di attendibilità della persona offesa Hachem, che già il Tribunale di Potenza aveva reputato «segui[re] sempre un percorso logico univoco, confermando, a più riprese, in maniera coerente e non contraddittoria, le continue vessazioni, i ripetuti e sistematici atteggiamenti aggressivi e violenti, nonché le reiterate richieste estorsive subiti a opera del figlio nei periodi indicati nelle imputazioni». La stessa Corte d'appello, a ulteriore riprova dell'attendibilità delle evidenze probatorie acquisite sulla base delle dichiarazioni della Hachenn, ha evidenziato come esse avessero trovato anche un riscontro esterno nei referti medici rilasciati alla stessa persona offesa in occasione delle denunciate aggressioni fisiche subite da parte del figlio allo scopo di costringerla a consegnargli del denaro. Tale motivazione, offrendo una spiegazione del tutto plausibile dell'analisi probatoria delle dichiarazioni della persona offesa, risulta esente, come si è detto, da contraddizioni manifeste.Né tali contraddizioni emergono da quanto dedotto dal ricorrente con il motivo in esame. Anzitutto, nessuna conseguenza negativa in punto di attendibilità della Hachem può essere tratta dal fatto che questa abbia rimesso la querela proposta nei confronti del figlio, atteso che l'esercizio della facoltà, riconosciuta dalla legge (art. 152 cod. pen.), di rimettere la querela è evidentemente inidoneo a rivelare alcunché in ordine all'attendibilità di quanto era stato dichiarato nella querela rimessa o è stato poi dichiarato nel corso del dibattimento. In secondo luogo, dal raffronto tra gli invocati stralci delle deposizioni testimoniali rese dalla Hachem nel corso delle udienze del 7 aprile 2011 e del 9 dicembre 2019 (note 4 e 5 della pag. 11 del ricorso) non emergono, contrariamente a quanto affermato dal ricorrente, significative discrasie; al contrario, nel corso della seconda delle due menzionate udienze la Hachem risulta confermare quanto già dichiarato nella prima («Giudice - Conferma quanto riferito al Tribunale nel 2011? Dich. Salha - Sì sì»). In terzo luogo, il fatto che, nel diverso processo penale a carico del Monticelli per il reato di violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale, la testimonianza della Hachem (che aveva riferito all'agente di polizia giudiziaria operante che il figlio non era in casa) non fosse stata ritenuta sufficiente dal Tribunale di Potenza, anche in quanto lo stesso agente aveva riferito di essere a conoscenza di un rapporto «logorato» tra il Monticelli e la madre (si veda la sentenza prodotta come allegato 2 al ricorso), a costituire il fondamento di una condanna al di là di ogni ragionevole dubbio non implica logicamente la contraddittorietà della valutazione di attendibilità delle diverse dichiarazioni rese dalla Hachem nel presente processo, anche riscontrate, come più volte si è detto, dai prodotti referti medici. In quarto luogo, il fatto che la Hachem potesse dedurre dall'imposta sul reddito l'onere relativo al figlio [OSCURATO:PERSONA] è evidentemente inidoneo a rivelare alcunché in ordine all'attendibilità delle dichiarazioni della stessa Hachem. In quinto luogo, è manifestamente infondata la tesi del ricorrente dell'inidoneità di tali referti a riscontrare quanto dichiarato dalla Hachem in quanto «gli stessi, semmai, ineriscono la vicenda personale del tutto distinta delle lesioni», atteso che, come risulta anche dai capi d'imputazione (in particolare, dal capo c, relativo al reato di lesione personale), tali lesioni furono inferte alla persona offesa proprio «al fine di commettere il reato di cui al capo B», cioè le tentate estorsioni in considerazione. 3. Il terzo motivo è fondato, nei termini che seguono, in particolare, perché dalla lettura della sentenza impugnata non è dato comprendere con certezza a quali episodi di tentata estorsione si riferisca la confermata condanna dell'imputato. In apertura della motivazione, la Corte d'appello di Potenza afferma che «tutti i restanti reati contestati all'imputato, ad esclusione dei tentativi di estorsione commessi il 1.9.08 e 5.11.08 del capo B, risultano ormai prescritti». Sennonché, poiché - come risulta dalla sentenza del Tribunale di Potenza e dalla stessa sentenza impugnata - per l'episodio del 1° settembre 2008 il Monticelli fu assolto in primo grado perché il fatto non sussiste, già l'iniziale frase citata genera incertezza in ordine a quali siano gli episodi di tentata estorsione per i quali la Corte d'appello di Potenza ritiene maturata la prescrizione e quali quelli per i quali ritiene, invece, di procedere. Successivamente, nell'assai stringata motivazione sulla responsabilità del Monticelli, la Corte d'appello di Potenza riferisce la conferma della condanna di questi «ai delitti di cui ai restanti sub lett. B», lasciando, perciò, ancora incerto a quali dei diversi episodi di tentata estorsione indicati nel capo d'imputazione sub "h" essa si riferisca, tenuto conto che nulla viene aggiunto dalla stessa Corte in ordine alla dinamica di ciascun episodio e neppure in ordine a quale degli episodi si riferisca la menzionata certificazione medica delle lesioni riportate dalla persona offesa. Pertanto, in accoglimento del motivo in esame, la sentenza impugnata deve essere annullata, con rinvio alla più vicina Corte d'appello di Salerno per nuovo giudizio. 4. Il giudice di rinvio valuterà altresì se sia mancante la contestazione del pubblico ministero relativamente all'abitualità nel delitto dichiarata, ai sensi dell'art
Sentenza Cassazione n. 35430/2022 — Fons Iuris — Fons Iuris