CassazionesentenzaSezione 3
Cassazione n. 08861/2025
Testo disponibile della fonte
Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
ronunciato la seguente SENTENZA sui ricorsi proposti da 1. [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] 2. [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] 3. [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso la sentenza del 19/12/2023 della Corte d’appello di Palermo visti gli atti, il provvedimento impugnato e i ricorsi; udita la relazione svolta dal consigliere [OSCURATO:PERSONA]; udito il Pubblico Ministero, in persona della Sosti tut a Procuratr ic e generale [OSCURATO:PERSONA], che ha concluso per l’inammissibilità dei ricorsi; udital’[OSCURATO:PERSONA], difensore di fiducia di [OSCURATO:PERSONA], nonché sostituto processuale degli [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], difensori di [OSCURATO:PERSONA], di [OSCURATO:PERSONA] e di [OSCURATO:PERSONA], che ha chiesto l’accoglimento dei ricorsi.[OSCURATO:PERSONA] 1.Con sentenza emessa in data 19 dicembre 2023 , la Corte d i appello di Palermoha confermato la sentenza pronunciata dal Tribunale di Palermo del 15 marzo 2023che aveva dichiarato la penale responsabilità di [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] per reati di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti e li avevacondannati alle pene ritenute di giustizia. Secondo iGiudici di merito, [OSCURATO:PERSONA], agendo sotto la direzione di [OSCURATO:PERSONA], o comunque in concorso con il medesimo, avrebbe: 1) consegnato a [OSCURATO:PERSONA] 19 grammi di cocaina,il 4 novembre 2019 (capo 24.1); 2) consegnato a [OSCURATO:PERSONA] un quantitativo imprecisato di sostanza stupefacente,il 7 dicembre 2019 (capo 24.9); 3) consegnato a [OSCURATO:PERSONA] 15 panetti di hashish,il 3 gennaio 2020 (capo 24.14); 4) trasportato 5 panetti di hashish ricevutida [OSCURATO:PERSONA], il 12 gennaio 2020 (capo 24.15). [OSCURATO:PERSONA] avrebbe: 1) trasportato un panetto di hashish al cugino [OSCURATO:PERSONA], il 9 dicembre 2019 (capo 34.1); 2) consegnato a [OSCURATO:PERSONA], su disposizione di [OSCURATO:PERSONA], 15 panetti di hashish, il 3 gennaio 2020 (capo 34.2); 3) ceduto a [OSCURATO:PERSONA], su disposizione di [OSCURATO:PERSONA], 5 panetti di hashish, il 12 gennaio 2020 (capo 34.3). [OSCURATO:PERSONA] avrebbe: 1) delegato a [OSCURATO:PERSONA] la consegna a [OSCURATO:PERSONA] di 19 grammi di cocaina, il 4 novembre 2019 (capo 38.1); 2) delegato a [OSCURATO:PERSONA] la consegna di un quantitativo non determinato di sostanza stupefacente, il 17 novembre 2019 (capo 38.2); 3) ceduto a [OSCURATO:PERSONA] 5 panetti di hashish del peso complessivo di 500 grammi, il 22 novembre 2019 (capo 38.8); 4) consegnato a [OSCURATO:PERSONA], per il tramite di [OSCURATO:PERSONA], un quantitativo imprecisato di sostanza stupefacente, il 7 dicembre 2019 (capo 38.10); 5) ceduto a [OSCURATO:PERSONA] un quantitativo imprecisato di sostanza stupefacente, il 13 dicembre 2019 (capo 38.12); 6) acquistato un quantitativo imprecisato di sostanza stupefacente, il 17 dicembre 2019 (capo 38.14); 7) ceduto a [OSCURATO:PERSONA] 20 panetti di hashish al prezzo di 270,00 euro ciascuno, il 19 dicembre 2019(capo 38.16); 8) consegnato a terzi un quantitativo imprecisato di sostanza stupefacente, il 21 dicembre 2019 (capo 38.18); 9) ceduto a [OSCURATO:PERSONA] un quantitativo imprecisato di sostanza stupefacente, il 13 dicembre 2019 (capo 38.19); 10) consegnato a [OSCURATO:PERSONA], avvalendosi di [OSCURATO:PERSONA], 15 panetti di hashish, il 3 gennaio 2020 (capo 38.21). 2. Hanno presentato ricorso per cassazione avverso la sentenza indicata in epigrafe [OSCURATO:PERSONA], con atto sottoscritto dall’Avv. [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], con atto sottoscritto dall’Avv. [OSCURATO:PERSONA], e [OSCURATO:PERSONA], con atto sottoscritto dall’Avv. [OSCURATO:PERSONA]. 3. Il ricorso di [OSCURATO:PERSONA] èarticolato in tre motivi. 3.1. Con il primo motivo, si denuncia violazione di legge, in relazione all’art. 530 cod. proc.pen., e vizio di motivazione, a norma dell’art. 606, comma 1, lett. b) ede), cod. proc. pen., avuto riguardo alla affermazione di responsabilità per i reati per i quali è stata pronunciata condanna. Si deduce che l’affermazione di penale responsabilità si fonda illegittimamente soltanto su conversazioni telefoniche spesso intercorse tra terze persone, e di contenuto quanto meno equivoco, come riconosciuto in premessa dalla stessa sentenza impugnata a pag. 3. Si osserva: a) con riguardo all’episodio di cui al capo 24.1, che l’identificazione in [OSCURATO:PERSONA] di tale “Peppe il burro”, menzionato nel dialogo intercettato, è apodittica, anche perché [OSCURATO:PERSONA] non è stato mai appellato in tal modo, e che priva di motivazione è l’individuazione della sostanza trattata in cocaina anziché in hashish; b) in riferimento all’episodio di cui al capo 24.14, che il tenore della conversazione intercettata è equivoco, in quanto le parti parlano di panini, e che non si è tenuto conto della prospettazione alternativa delle parti; c) relativamente all’episodio di cui al capo 24.9, che le conversazioni sono equivoche, e chele riprese delle telecamere non hanno fornito alcunaprova della consegna di oggetti identificabili come sostanza stupefacente; d) con riguardo all’episodio di cui al capo 24.15, che la stessa sentenza impugnata ammette l’assenza di certezze in ordine allo svolgimento dell’incontro in cui [OSCURATO:PERSONA] avrebbe ricevuto la droga da [OSCURATO:PERSONA], e che non vi è nemmeno prova della stipulazione di un accordo tra i due per la cessione della sostanza stupefacente. Si conclude che la motivazione della sentenza impugnata, siccome basatasu mere conversazioni intercettate, di contenuto equivoco, e non supportate da alcun riscontro, si pone in contrasto con il principio secondo cui la sentenza di condanna può essere pronunciata solo se la colpevolezza è accertata al di là di ogni ragionevole dubbio. 3.2. Con il secondo motivo, si denuncia violazione di legge, in relazione all’art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990,e vizio di mot ivazione, a norma dell’art. 606, comma 1, lett. b) ed e ), cod. proc. pen., avuto riguardo alla mancata riqualificazione dei fatti nella figura della lieve entità. Si deduce cheil rigetto della richiesta di riqualificare i fatti nella fattispecie della lieve entità è illegittimo perché del tutto immotivato, e perché non prende in considerazione la modestia dei quantitativi trattati e del tipo di sostanza stupefacente oggetto delle condotte, costituita sempre da droga c.d. “leggera”.3.3. Con il terzo motivo, si denuncia violazione di legge, in relazione agli artt. 62-biscod. pen. e 192 cod. proc. pen., nonché vizio di motivazione, a norma dell’art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen., avuto riguardo al diniego delle circostanze attenuanti generiche. Si deduce che la sentenza impugnata illegittimamente ha affermato l’insussistenza di elementi positivamente valutabili, in particolare perché non ha tenuto conto dell’atteggiamento collaborativo tenuto dall’imputato nel corso dell’istruttoria dibattimentale. 4. Il ricorso di [OSCURATO:PERSONA] è articolato in due motivi. 4.1. Con il primo motivo, si denuncia violazione di legge, in relazione agli artt.192 e 530 cod. proc. pen. , nonché vizio di motivazione, a norma dell’art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen., avuto riguardo alla affermazione di responsabilità per i reati per i quali è stata pronunciata condanna. Si deduce che l’affermazione di penale responsabilità si fonda illegittimamente su generiche dichiarazioni dei militari incaricati delle indagini e su conversazioni telefoniche, di contenuto quanto meno equivoco,come riconosciuto in premessa dalla stessa sentenza impugnata a pag. 3. Si osserva: a) con riguardo all’episodio di cui al capo 34.1, che non è certo se la consegna abbia avuto ad oggetto effettivamente un panetto di hashish o di altra sostanza, e non è certo nemmeno se sia effettivamente avvenuta la consegna della cosa ; b) in riferimento all’episodio di cui al capo 34.2,che il tenore della conversazione intercettata è equivoco, in quanto le parti parlano di panini e l’attuale ricorrente all’epoca, per lavoro,vendeva effettivamente panini; c) relativamente all’episodio di cui al capo 34.3, che la stessa sentenza impugnata ammette l’assenza di certezze in ordine allo svolgimento dell’incontro in cui [OSCURATO:PERSONA] avrebbe consegnato la droga a [OSCURATO:PERSONA], e che non vi è nemmeno prova della stipulazione di un accordo tra i due per la cessione della sostanza stupefacente. Si conclude che la motivazione della sentenza impugnata, siccome basata su mere conversazioni intercettate, di contenuto equivoco, enon supportate da alcun riscontro, si pone in contrasto con il principio secondo cui la sentenza di condanna può essere pronunciata solo se la colpevolezza è accertata al di là di ogni ragionevole dubbio. 4.2. Con il secondo motivo, si denuncia violazionedi legge, in relazione all’art.81cod. pen., nonché vizio di motivazione, a norma dell’art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen., avuto riguardo agli aumenti di pena apportati per la continuazione. Si deduce che gli aumenti di pena sono stati fissati in modo indifferenziato senza alcuna effettiva motivazione e senza tener contro della loro oggettiva diversità, quanto meno in relazione ai quantitativi trattati.5. Il ricorso di [OSCURATO:PERSONA] è articolato in due motivi. 5.1. Con il primo motivo, si denuncia violazione di legge, in relazione agli artt. 192 cod. proc.pen. e 73 d.P.R. n. 309 del 1990 , nonché vizio di motivazione, a norma dell’art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen., avuto riguardo alla affermazione di responsabilità per i reati per i quali è stata pronunciata condanna. Si deduce che la sentenza impugnata illegittimamente ha confermato la decisione di primo grado riportandosi ad unaacritica r ecezione delle motivazioni del primo giudice. Si richiama, a titolo esemplificativo, quanto avvenuto con riferimento all’episodio di cui al capo 38.21, come emerge dal raffronto tra pag. 24 della sentenza della Corte d’appello e pag. 92 della sentenza di primo grado, nonché con riguardo agli episodi di cui ai capi 38.2 e 38.16, inordine ai quali la sentenza della Corte d’appello fa espresso rinvio alla sentenza di primo grado. 5.2. Con il secondo motivo, si denuncia violazione di legge, in relazione agli artt. 62-bise 112, primo comma, n. 2, cod. pen., nonché vizio di motivazione , a norma dell’art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen., avuto riguardo alla ritenuta sussistenza dell’aggravante dell’aver agito come promotore, organizzatore o direttore ed al diniego delle circostanze attenuanti generiche. Si deduce che sono illegittimi sia il diniego delle circostanze attenuanti generiche, in quanto non si è tenuto conto del buon comportamento processuale dell’imputato, della risalenza dei suoi precedenti penali e delle esigenze di proporzionalità della pena, sia l’applicazione della circostanza aggravante di cui all’art.112, primo comma, n. 2, cod. pen. , perché ritenuta immotivatamente e senza confrontarsi con i motivi di appello. [OSCURATO:PERSONA] 1. I ricorsisono inammissibili per le ragioni di seguito precisate. 2. [OSCURATO:PERSONA] è stato condannato peril reato di cui agli artt. 81 cpv. cod. pen., 73, comma 1, e 73, comma 4, d.P.R. n. 309 del 1990, perché, agendo sotto la direzione di [OSCURATO:PERSONA], o comunque in concorso con il medesimo, avrebbe: 1) consegnato a [OSCURATO:PERSONA] 19 grammi di cocaina, il 4 novembre 2019 (capo 24.1); 2) consegnato a [OSCURATO:PERSONA] un quantitativo imprecisato di sostanza stupefacente, il 7 dicembre 2019 (capo 24.9); 3) consegnato a [OSCURATO:PERSONA] 15 panetti di hashish, il 3 gennaio 2020 (capo 24.14); 4) trasportato 5 panetti di hashish ricevuti da [OSCURATO:PERSONA], il 12 gennaio 2020 (capo 24.15). Per i precisati reati, gli è stata irrogata la pena di tre anni di reclusione e di euro 16.000,00 euro di multa, quale aumento a titolo di continuazione rispetto ad altro reato, ritenuto più grave, già accertato con sentenza irrevocabile. Gli sono state negate le circostanze attenuanti generiche. 2.1. Diverse da quelle consentite in sede di legittimità , o comunque manifestamente infondate, e in parte prive di specificità, sono le censure esposte nel primo motivo, le quali contestano l’affermazione di responsabilità per i reati ritenuti accertati, deducendo l’equivocità dei contenuti delle conversazioni intercettate, unica fonte di prova a carico, non supportatada riscontri. 2.1.1. La sentenza impugnata fornisce una analitica ricostruzione degli elementi posti a fondamento dell’affermazione di responsabilità di [OSCURATO:PERSONA] per i reati ritenuti accertati. La Corte d’appello premette che l’individuazione e l’identificazione di [OSCURATO:PERSONA], in relazione ai colloqui intercettati, è stata fondata sulla conoscenza della sua voce da parte della polizia giudiziaria e non è mai stata contestata dalla difesa. Evidenzia, inoltre, che l’attuale ricorrente: a)è stato controllato mentre era bordo di uno scooter Honda il 6 aprile 2020, e nell’occasione trovato in possesso di 20 grammi di cocaina e denunciato in stato di libertà; b)è stato arrestato in flagranza unitamente a [OSCURATO:PERSONA] in data 11 febbraio 2021, perché trovato in possesso di sostanza stupefacente del tipo cocaina, marijuana e hashish. La pronuncia di secondo grado, poi, rappresenta, quanto all’episodio di cui al capo 24.1, che le conversazioni intercettate sono chiarequanto al loro significato e trovano conferma negli accertamenti di polizia giudiziaria. Precisamente, espone che il giorno 4 novembre 2019 : a) tale [OSCURATO:PERSONA] contattava [OSCURATO:PERSONA] per una “fornitura”; b) [OSCURATO:PERSONA] chiedeva a sua volta a [OSCURATO:PERSONA] di essere “rifornito” e questi si impegnava a mandargli, in un arco di tempo inferiore amezz’ora, un suo “corriere”; c) vi erano ripetuti solleciti telefonicidi [OSCURATO:PERSONA] a [OSCURATO:PERSONA], e questi, durante i contatti, dapprima diceva all’inte rlocutore che «Peppe» avrebbe perso dieci minuti per consegnargli il «burro», e poi, nel successivo colloquio, che il suo incaricato «già è per strada»; d) subito dopo queste conversazioni, alle ore 12,27, la polizia giudiziaria constatavala presenza, davanti alla macelleria di [OSCURATO:PERSONA], di un motociclo in uso a [OSCURATO:PERSONA] e di un’autovettura intestata alla cognata di Beretta; e) nell’ulteriore prosieguo, Beretta si lamentava con [OSCURATO:PERSONA] di aver ricevuto un quantitativo inferiore a quello pattuito («ne mancava uno abbondante»), e questi contattava [OSCURATO:PERSONA] per messaggio scrivendogli: «Ne manca 1 g», e poi: «Chiama a Giu». Aggiunge che, pochi giorni dopo, il 15 novembre 2019, [OSCURATO:PERSONA] è stato arrestato perché colto in possesso di 14 grammi di cocaina. Conclude, sulla base di questi elementi, che il riferimento a “Peppe” deve ritenersi riferibile a [OSCURATO:PERSONA],anche perché Beretta ha impiegato indifferentemente l’appellativo “Peppe” e l’appellativo “Giu”, che la parola “burro” ragionevolmente è stata impiegata per indicare la cocaina, anche per i riferimenti al peso (ad esempio: «Ne manca 1 g»), e che questa era di quantitativo pari a19 grammi. La decisione impugnata, quindi, anche quanto all’episodio di cui al capo 24.9, segnala che le conversazioni intercettate sono chiarequanto al loro significato e trovano conferma negli accertamenti di polizia giudiziaria. In sintesi, rileva che: a) il giorno 6 dicembre 2019,[OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] discutevano di “rifornimenti”, di quantità e di prezzi in modo criptico, ma facendo riferimento ad un prezzo di 250,00 euro per unità, corrispondente alla somma in quel momento necessaria per acquistare un panetto di hashish, ed il secondo diceva di “concludere” per il giorno successivo; b) il giorno successivo, il7 dicembre 2019, nel pomeriggio,Randazzo sollecitava [OSCURATO:PERSONA] a recarsi da lui per evitare «una cattiva figura»; c) la sera del medesimo 7 dicembre 2019, alle ore 20,20, [OSCURATO:PERSONA], a bordo della sua automobile, ein compagnia di [OSCURATO:PERSONA], era ripreso dalla polizia giudiziaria mentre arrivava presso la macelleria di Randazzo.Conclude che il contenuto dei dialoghi ed i coerenti comportamenti degli imputati consentono di ritenere perfezionato l’accordo avente ad oggetto la cessione di stupefacenti, e che ciò è sufficiente anche se non vi sia statala consegna della sostanza. [OSCURATO:PERSONA] distrettuale, ancora, quanto all’episodio di cui al capo 24.14, valorizza il contenuto delle conversazioni intercettate, alla luce del contesto complessivo delle acquisizioni. In particolare, espone che: a)[OSCURATO:PERSONA] si era lamenta to con [OSCURATO:PERSONA] , perché questi gli aveva mandato “Giuseppe” perprelevare «15 panini», e precisamente «5 con il cotto e 10 con il prosciutto crudo»; b) [OSCURATO:PERSONA] si era giustificato con Randazzo di non averlo potuto avvisare, perché la richiesta era stata “istantanea”, e gli aveva raccomandato di non toccare «i panini gli altri».Conclude che le conversazioni debbono ritenersi riferite alla cessione di quindici panetti di hashish sia perché è del tutto irragionevole ritenere che fosse stata fatta una richiesta di acquisto di panini intesi come generi alimentari a [OSCURATO:PERSONA], siccome questi non svolgeva alcuna attività di vendita,sia perché le forme di cautela sono eccessive (le scuse per l’istantaneità dell’iniziativa; la raccomandazione di non toccare «i panini gli altri»), sia perché Randazzo, all’epoca, disponeva di cospicui quantitativi di droghe leggere, come dimostral’arresto del medesimo il 28 gennaio 2020, per il possesso di 498 grammi di marijuana, pochi giorni dopo le conversazioni appena indicate, avvenute il 3 gennaio 2020. La Corte d’appello, infine, quanto all’episodio di cui al capo 24.15, richiama le conversazioni intercorse tra [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] il 12 gennaio 2020. Segnala, in particolare, che Gravanti diceva a Randazzo: «me ne servono cinque», «perché ho un problema io», e «perché se ne devono andare», e che Randazzo dava la propriadisponibilità a rifornire l’interlocutore, dicendo di mettere quanto richiesto nella propria auto e di raggiungerlo nell’arco di dieci minuti presso il bar dove si erano già incontrati. Conclude che il contenuto dei dialoghi consente di ritenere perfezionato l’accordo relativo alla cessione di stupefacenti, e che ciò è sufficiente anche in difetto di consegna della sostanza. 2.1.2. Le conclusioni della sentenza impugnata in ordine alla ricostruzione dei fatti ed alla qualificazione degli stessi come aventi ad oggetto cocaina (capo 24.1) o droga leggera (capi 24.9, 24,14 e 24.15) sono correttamente motivate. La Corte d’appello, infatti, richiama in modo preciso le conversazioni intercettate e le interpreta alla luce degli accertamenti di polizia giudiziaria sulla base di accettabili massime di esperienza, dando inoltre puntuale e non irragionevole risposta alle obiezioni ed ai rilievi della difesa. Le censure formulate nel ricorso, pertanto, si presentano come riproposizione di doglianzealle quali ha già correttamente risposto la Corte d’appello, ed anzi si confrontano solo con alcuni degli elementi istruttori valorizzati nella sentenza impugnata per affermare la penale responsabilità di [OSCURATO:PERSONA].È utile aggiungere che la sentenza impugnata, quando, a pag. 3, rappresenta l’equivocità delle conversazioni intercettate non si riferisce alla generalità dei dialoghi, ma effettua tale precisazione per spiegare perché per alcune contestazioni il giudice di primo grado aveva pronunciato sentenza diassoluzione (si tratta di statuizioni non impugnate dal Pubblico Ministero). 2.2. Prive di specificità, e comunque manifestamente infondate, sono le censure esposte nel secondo motivo, le quali contestano la mancata riqualificazione delle condotte a normadell’art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990, deducendo che la sentenza impugnata non offre motivazione sul punto e non considera la modesta quantità e qualità delle sostanze stupefacenti trattate. Invero, la Corte d’appello, per escludere la configurabilità della lieve entità dei fatti. segnala che: a) i quantitativi di droga trattati non erano certo modesti, perché pari, in un caso, a 19 grammi di cocaina, e in un altro, a 15 panetti di hashish; b) i reati sono stati commessi in modo organizzato, mediante la cooperazione di tre persone; c) le sostanze trattate erano di vario tipo, e, quindi, vi era la capacitò di fronteggiare tutte le esigenze del mercato; d) le complessive acquisizioni processuali dimostrano una dedizione professionale dell’imputato all’attività di spaccio di droga. Risulta quindi evidente che le censure formulate nel ricorso non si confrontano con le argomentazioni esposte nella sentenza impugnata, e che, inoltre, questa ha fatto corretta applicazione dei poteri discrezionali spettantiin proposito al giudice di merito. Invero, come precisato ripetutamente dalla giurisprudenza di legittimità, in tema di stupefacenti, ai fini del riconoscimento del reato di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, la valutazione dell'offensività della condotta non può essere ancorata solo al quantitativo singolarmente spacciato o detenuto, ma alle concrete capacità di azione del soggetto ed alle sue relazioni con il mercato di riferimento, avuto riguardo all'entità della droga movimentata in un determinato lasso di tempo, al numero di assuntori riforniti, alla rete organizzativa e/o alle peculiari modalità adottate per porre in essere le condotte illecite al riparo da controlli e azioni repressive delle forze dell'ordine(cfr., per tutte, Sez. 6, n. 13982 del 20/02/2018, Lombino, Rv. 272529 – 01 , nonché Sez. 3, n. 6871 del 08/07/2016, dep. 2017, Bandera, Rv. 269149 –01). 2.3. Prive di specificità, e comunque diverse da quelle consentite in sede di legittimità, sono le censure enunciate nel terzo motivo, le quali contestano il diniego delle circostanze attenuanti generiche, deducendo che la Corte d’appello non ha tenuto conto del buon comportamento processuale dell’imputato. La sentenza impugnata, infatti, osserva che non vi è nessun elemento favorevole all’imputato, che i fatti contestati sono gravi, e che l’attuale ricorrente annoveravaun precedente specifico. Il ricorso, dal canto suo, si limita ad invocare del tutto assertivamente il buon comportamento processuale dell’imputato, valorizzando la mera scelta del medesimo di sottoporsi ad esame. 3. [OSCURATO:PERSONA] è stato condannato per il reato di cui agli artt. 81 cpv. cod. pen. e 73, comma 4, d.P.R. n. 309 del 1990, perché avrebbe: 1) trasportato un panetto di hashish al cugino [OSCURATO:PERSONA], il 9 dicembre 2019 (capo 34.1); 2) consegnato a [OSCURATO:PERSONA], su disposizione di [OSCURATO:PERSONA], 15 panetti di hashish, il 3 gennaio 2020 (capo 34.2); 3) ceduto a [OSCURATO:PERSONA], su disposizione di [OSCURATO:PERSONA], 5 panetti di hashish, il 12 gennaio 2020 (capo 34.3). Per i precisati reati, e per altro reato già accertato con sentenza irrevocabile, gli è stata irrogata la pena di quattroanni e quattro mesi di reclusione e di euro 4.400,00 euro di multa. 3.1. Di verse da quelle consentite in sede di legittimità, o comunque manifestamente infondate, e in parte prive di specificità, sono le censure esposte nel primo motivo, le quali contestano l’affermazione di responsabilità per i reati ritenuti accertati, deducendo l’equivocità dei contenuti delle conversazioni intercettate, unica fonte di prova a carico, non supportata da riscontri. 3.1.1. La sentenza impugnata fornisce una analitica ricostruzione degli elementi posti a fondamento dell’affermazione di responsabilità di [OSCURATO:PERSONA] per i reati ritenuti accertati. La Corte d’appello premette che l’individuazione e l’identificazione di [OSCURATO:PERSONA], in relazione ai colloqui intercettati, è stata fondata sulla conoscenza della sua voce da parte della polizia giudiziaria e non è mai stata contestata dalla difesa. Evidenzia, inoltre, che l’attuale ricorrente è stato arrestato in flagranza in data il 28 gennaio 2020, per il possesso di 498 grammi di marijuana. La pronuncia di secondo grado, poi, rappresenta, quanto all’episodio di cui al capo 34.1, che le conversazioni intercettate sono chiarequanto al loro significato e trovano conferma negli accertamenti di polizia giudiziaria. Precisamente, espone che: a) secondo quanto emerge da una conversazione int ercettata, il giorno 9 dicembre 2019, AlessandroRandazzo contattava il cugino Maurizi o Randazzo per conto di un fornitore, indicato come «quello della cocaina», precisava il prezzo di quanto proposto in «250», lo qualificava il prodotto come «sapurito», e sollecitava il parente a dare una risposta per non far sfumare l’affare; b) secondo quanto rilevato e ripreso dai militari operanti in servizio di osservazione il medesimo 9 dicembre 2019, [OSCURATO:PERSONA], recatosi nell’esercizio commerciale del cugino, estraeva dalla felpa una panetta rettangolare di colore marrone, la mostrava al parente e poi la riponeva nuovamente nel taschino. Conclude che le conversazioni debbono ritenersi riferite alla cessione di un panetto di hashish sia perché i militari operanti erano certi di aver visto tale tipo di oggetto, sia perché il prezzo indicato, «250», era all’epoca corrispondente alla somma necessaria per acquistare un panetto di 100 grammi di hashish, sia perché qualche giorno dopo, il 13 dicembre 2019, i due cugini avevano espressamente dialogato tra loro della scarsa disponibilità di droga in Palermo in quel momento, sia perché [OSCURATO:PERSONA], in data 17 dicembre 2019, era stato arrestato in quanto, in un magazzino affittato a suo nome,erano stati trovato 7,984 kg. di hashish e 56 grammi di cocaina. La decisione impugnata, quindi, quanto agli episodi di cui ai capi 34.2 e 34.3, ripropone gli stessi elementi ed argomenti esposti con riferimento ai capi 24.14 e 24.15, contestati a [OSCURATO:PERSONA], attesa l’identità dei fatti, e sintetizzati in precedenza nel § 2.1.1, cui si rimanda per economia di esposizione. 3.1.2. Le conclusioni della sentenza impugnata in ordine alla ricostruzione dei fatti (capi 34.1, 34.2 e 34.3) sono correttamente motivate. La Corte d’appello, infatti, richiama in modo preciso le conversazioni intercettate e le interpreta alla luce degli accertamenti di polizia giudiziaria sulla base di accettabili massime di esperienza, dando inoltre puntuale e non irragionevole risposta alle obiezioni ed ai rilievi della difesa. Le censure formulate nel ricorso, pertanto, si presentano come riproposizione di doglianze alle quali ha già correttamente risposto la Corte d’appello, ed anzi si confrontano solo con alcuni degli elementi istruttori valorizzati nella sentenza impugnata per affermare la penale responsabilità di [OSCURATO:PERSONA]. È utile aggiungere, anche in relazione al ricorso di [OSCURATO:PERSONA],che la sentenza impugnata, quando, a pag. 3, rappresenta l’equivocità delle con versazioni intercettate non si riferisce alla generalità dei dialoghi, ma effettua tale precisazione per spiegare perché per alcune contestazioni il giudice di primo grado aveva pronunciato sentenza di assoluzione (si tratta di statuizioni non impugnate dal Pubblico Ministero). 3.2. Prive di specificità e comunque manifestamente infondate sono le censure formulate nel secondo motivo, che criticano la determinazione degli aumenti di pena, deducendo che sono stati calcolati in modo indifferenziato. La Corte d’appello, infatti, ha già osservato che gli aumenti di pena, fissati in sei mesi per ciascuno degli episodi ritenuti satelliti, è da reputare proporzionata alla gravità dei fatti, siccome relativi a quantitativi consistenti di droga, trattati nell’ambito di traffici organizzati e finalizzati a soddisfare le richieste non di consumatori, ma di un altro spacciatore. 4. [OSCURATO:PERSONA] stato condannato per il reato di cui agli artt. 81 cpv. cod. pen., 73, comma 1, e 73, comma 4, d.P.R. n. 309 del 1990, perchéavrebbe: 1) delegato a [OSCURATO:PERSONA] la consegna a [OSCURATO:PERSONA] di 19 grammi di cocaina, il 4 novembre 2019 (capo 38.1); 2) delegato a [OSCURATO:PERSONA] la consegna di un quantitativo non determinato di sostanza stupefacente, il 17 novembre 2019 (capo 38.2); 3) ceduto a [OSCURATO:PERSONA] 5 panetti di hashish del peso complessivo di 500 grammi, il 22 novembre 2019 (capo 38.8); 4) consegnato a [OSCURATO:PERSONA], per il tramite di [OSCURATO:PERSONA], un quantitativo imprecisato di sostanza stupefacente, il 7 dicembre 2019 (capo 38.10); 5) ceduto a [OSCURATO:PERSONA] un quantitativo imprecisato di sostanza stupefacente, il 13 dicembre 2019 (capo 38.12); 6) acquistato un quantitativo imprecisato di sostanza stupefacente, il17 dicembre 2019 (capo 38.14); 7) ceduto a [OSCURATO:PERSONA] 20 panetti di hashish al prezzo di 270,00 euro ciascuno, il 19 dicembre 2019 (capo 38.16); 8) consegnato a terzi un quantitativo imprecisato di sostanza stupefacente, il 21 dicembre 2019 (capo 38.18); 9) ceduto a [OSCURATO:PERSONA] un quantitativo imprecisato di sostanza stupefacente, il 13 dicembre 2019 (capo 38.19); 10) consegnato a [OSCURATO:PERSONA], avvalendosi di [OSCURATO:PERSONA], 15 panetti di hashish, il 3 gennaio 2020 (capo 38.21). Per i precisati reati, gli è stata irrogata la pena di quattroanni, dieci mesi e venti giorni di reclusione e di euro 22.000,00 euro di multa, quale aumento a titolo di continuazione rispetto ad altro reato, ritenuto più grave, già accertato con sentenza irrevocabile. Gli sono state applicate la recidiva reiterata specifica ed infraquinquennale e l’aggravante di cui all’art. 112, primo comma, n. 2, cod. pen., mentre gli sonostate negate le circostanze attenuanti generiche. 4.1. Diverse da quelle consentite in sede di legittimità, o comunque manifestamente infondate, e pressoché totalmente prive di specificità, sono le censure esposte nel primo motivo, le quali contestano l’affermazione di responsabilità per i reati ritenuti accertati, deducendo che la Corte d’appello siè limitata ad una acritica recezione della sentenza di primo grado. Occorre premettere che la Corte d’appello ha precisato come i motivi di gravame presentati nell’interesse di [OSCURATO:PERSONA], almeno per quanto concerne l’affermazione di responsabilità, abbiano riguardato non tutti, ma solo alcuni di reati per i quali è stata pronunciata condanna in primo grado. Precisamente, il Tribunale ha dichiarato la penale responsabilità di [OSCURATO:PERSONA] per i reati di cui ai capi 38.1, 38.2, 38.8, 38.10, 38.12, 38.14,38.16, 38.18, 38.19 e 38.21. L’appello, invece, ha contestato la dichiarazione di colpevolezza solo con riguardo ai capi 38.2, 38.10, 38.12, 38.16 e 38.21. Né il ricorso ha criticato questa indicazione della Corte d’appelloin ordine alla delimitazione delle censure. Ciò posto, poi, lasentenza impugnata offr e una puntuale indicazione degli elementi posti a fondamento dell’affermazione di responsabilità di [OSCURATO:PERSONA] per i reati di cui ai capi 38.2, 38.10, 38.12, 38.16 e 38.21, ed espone in modo congruo le ragioni per cui ritiene detti elementi idonei a supportare una dichiarazione di colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio (cfr. pagg. 19-24). Inoltre, del tutto priva di significa to è l’affermazione secondo cui la sentenza impugnata, in particolare con riguardo ai reati di cui ai capi 38.2, 38.16 e 38.21, si sarebbe limitata ad una acritica recezione delle motivazioni esposte in primo grado. Invero, il vizio di motivazione, a norma dell’art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen., può essere integrato o da una risposta ai motivi di appello che sia manifestamente illogica o contraddittoria oppure da un’omessa risposta; ma, nella specie, il ricorso non spiega con precisi riferimenti, come necessario a norma dell’art. 581, comma 1, lett. d), cod. proc. pen., perché la sentenza impugnata avrebbe fornito ai motivi di appello una risposta manifestamente illogica o contraddittoria ovvero avrebbe omesso di rispondere agli stessi. 4.2. Prive di specificità e comunque manifestamente infondate sono le censure formulate nel secondo motivo, che criticano l’applicazione della circostanza aggravante di aver coordinato e diretto l’attività delittuosa del concorrente [OSCURATO:PERSONA] e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. 4.2.1. Per quanto concerne la circostanza aggravante, la Corte d’appello ha precisato che, con riguardo ai reati di cui ai capi 38.1, 38.2, 38.10 e 38.21, è emerso come [OSCURATO:PERSONA] abbia agito in prima persona nella fase preparatoria e nelle trattive per le cessioni di droga e si sia servito, poi, per l’effettuazione delle consegne dello stupefacente, di [OSCURATO:PERSONA] quale corriere, e che, quindi, almeno in relazione a questi fatti , deve ritenersi che [OSCURATO:PERSONA] abbia «diretto l’attività delle persone che sono concorse nel reato», così come richiede l’art. 112, primo comma, n. 2), cod. pen.E questa motivazione è immune da vizi. Invero, aifini dell’applicazione della circostanza aggravante prevista dall'art. 112, comma primo, n. 2), cod. pen., infatti,per un verso, come più volte precisato dalla giurisprudenza, l'attività di direzione si caratterizza proprio per lo svolgimento e l'esternazione di attività preparatorie (cfr., per tutte, Sez. 5, n . 32422 del 08/04/2019, Bonalumi, Rv. 276923 –01, e Sez. 1, n. 2645 del 07/06/2011, dep. 2012, Carlino, Rv. 251664 –01). Mentre , sotto altro profilo, è sufficiente che i concorrenti siano in numero di due persone, in quanto la dizione "persone" indicata dalla norma include anche il dirigente, promotore od organizzatore dell'attività dei concorrenti nel reato(così Sez. 1, n. 2181 del 13/12/1994, dep. 1995, Graziano, Rv. 200416 –01). 4.2.2. Per quanto attiene al diniego delle circostanze attenuanti generiche, poi, la sentenza impugnata osserva che non vi è nessun elemento favorevole all’imputato, che il comportamento processuale del medesimo non si è concretizzato in alcuna forma di effettiva collaborazione, che i fatti contestati sono gravi, e che l’attuale ricorrente annovera una pluralità di precedenti penali. Il ricorso, dal canto suo, si limita ad invocare del tutto assertivamente il buon comportamento processuale dell’imputato e la lontananza di quasi tutti i precedenti penali. 5. Alla dic hiarazione di inammissibilità dei ricorsi segue la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali, nonché – ravvisandosi profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità –al versamento a favore della cassa de