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Corte costituzionalesentenza

Corte costituzionale n. 120/1973

ECLI:IT:COST:1973:120
Testo integrale del provvedimento

Testo integrale del provvedimento

: Nel corso del procedimento penale a carico di [OSCURATO:PERSONA], imputato del delitto di cui agli artt. 12, 14 e 16 della legge 4 agosto 1965, n. 1103, per avere esercitato l'arte ausiliaria di radiologia medica presso la Casa di Riposo di Modena, senza essere iscritto nell'albo provinciale, il pretore di detta città, con ordinanza 19 gennaio 1971, accogliendo l'eccezione della difesa, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell'art. 12 della menzionata legge, in riferimento agli artt. 3 e 18 della Costituzione.

La stessa questione, ma in riferimento soltanto all'art. 3 della Carta è stata sollevata dal tribunale di Roma con ordinanza 16 dicembre 1972 emessa nel corso del procedimento penale a carico di

[OSCURATO:PERSONA].

Nel giudizio conseguito all'ordinanza del pretore di Modena, il Campioli non si è costituito, ma è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri chiedendo la dichiarazione di infondatezza della questione.

Nel giudizio determinato dall'ordinanza del tribunale di Roma, si è costituito il Presidente della Federazione nazionale dei Collegi dei tecnici di radiologia, concludendo anch'egli per la dichiarazione di infondatezza della questione. :

1. - Le ordinanze del pretore di Modena e del tribunale di Roma sollevano l'identica questione di legittimità costituzionale, onde i due giudizi vanno riuniti e definiti con unica sentenza.

2. - L'art. 12 della legge 4 agosto 1965, n. 1103, viene denunziato per violazione dell'art. 3 della Costituzione perché l'obbligo di iscrizione nell'albo provinciale per chi svolge l'arte ausiliaria di tecnico di radiologia medica presso enti pubblici, che gli vietino di esercitare la medesima attività fuori degli enti medesimi, crea disparità di trattamento con le altre categorie di esercenti attività sanitaria che versino in analoga situazione; e per violazione altresì dell'art. 18 Cost. in quanto l'obbligatorietà della iscrizione si risolve in una violazione della libertà di associarsi o meno a collegi od associazioni che non presentino alcun vantaggio per il singolo tecnico di radiologia, inquadrato in un diverso apparato pubblicistico.

3. - La questione non è fondata.

Si deve premettere che mentre le parti in causa hanno a lungo discusso sulla interpretazione da dare alla norma impugnata in merito all'ambito di applicazione dell'obbligo di iscrizione nell'albo provinciale, la Corte ritiene che, ai fini della soluzione della proposta questione di legittimità costituzionale, non è necessario accertare se coloro i quali esercitano l'arte ausiliaria di tecnico di radiologia medica alle dipendenze di enti pubblici con espresso divieto di svolgere la stessa attività per conto di altri, siano, o non siano, obbligati alla iscrizione nell'albo provinciale.

Infatti nell'un caso e nell'altro la proposta questione non ha fondamento, come è avvalorato anche dalle tesi sostenute dall'Avvocatura dello Stato e dal difensore del Presidente della Federazione nazionale dei Collegi dei tecnici di radiologia medica, i quali, pur essendo di parere nettamente contrario sulla interpretazione dell'art. 12 (il primo ritiene che i tecnici in parola non sono obbligati alla iscrizione, ed il secondo, invece, conformemente alla ordinanza di rimessione, sostiene che tale obbligo sussiste), pervengono poi, entrambi, alla conclusione che la questione di legittimità costituzionale non è fondata.

4. - L'art. 12 in esame non viola il principio di uguaglianza.

Pur a voler supporre che l'effettivo esercizio dell'arte sanitaria di tecnico di radiologia medica sia subordinato alla iscrizione nell'albo provinciale anche per i dipendenti di enti pubblici, i quali vietino loro l'esercizio della libera professione, sicché si verrebbe a creare per costoro un trattamento differenziato rispetto agli altri sanitari soggetti alla disciplina dell'Ordine o del Collegio limitatamente all'esercizio della libera professione (art. 10 del d.l.C.P.S. 13 settembre 1946, n. 233, le cui norme sono estese dalla legge 29 ottobre 1954, n. 1049, alle infermiere professionali, alle assistenti sanitarie ed alle vigilatrici di infanzia), il supposto trattamento differenziato sarebbe pienamente giustificato dalla particolare delicatezza dei compiti affidati ai tecnici di radiologia.

Infatti, l'esercizio dell'arte ausiliaria di radiologia è soggetto alla vigilanza del Ministero della sanità; e sono di spettanza dei ripetuti tecnici la manutenzione degli apparecchi di radiologia, di radio isotopi, di cobalto betratone, e di altre radiazioni ad alta energia, la prefissione dei dati radiografici, le centrature del tubo radiogeno sull'organo da esaminare, la decontaminazione ed il controllo della vetreria e degli oggetti od ambienti contaminati.

Inoltre, costoro debbono essere assicurati contro le malattie e le lesioni conseguenti alla azione dei raggi X e delle sostanze radioattive (legge 20 febbraio 1958, n. 93; legge 4 agosto 1965, n. 1103, e d.P.R. 6 marzo 1968, n. 680).

Tutto ciò dà spiegazione delle apprezzabili ragioni che hanno indotto il legislatore ad emanare per questi tecnici norme particolari che si discostano in alcuni punti dalla normativa per i sanitari in genere.

L'art. 12 non è neppure in contrasto con il principio della libertà di associazione, garantita dall'art. 18 della Costituzione.

La legittimità dell'obbligo dell'iscrizione negli albi professionali è stata già dichiarata dalle sentenze di questa Corte n. 69 del 1962, e nn. 11 e 98 del 1968.

Dopo avere riconosciuto che l'art. 18 garantisce la libertà di associazione sotto l'aspetto positivo e sotto l'aspetto negativo, come libertà di non associarsi, la Corte ha affermato che, tuttavia, in questa seconda ipotesi, non può disconoscersi il potere dello Stato di creare enti a struttura associativa per il raggiungimento e la tutela di fini pubblici; onde l'obbligo imposto della iscrizione a siffatti enti si pone come limite alla libertà di non associarsi, limite ammesso a tutela di altri interessi costituzionalmente garantiti.

Orbene, non può mettersi in dubbio che il legale riconoscimento delle associazioni di liberi esercenti un'arte od una professione mira alla tutela sia dei privati che si avvalgono dell'opera dei professionisti, sia delle stesse classi professionali.

E la disciplina giuridica delle libere professioni si basa sulla iscrizione negli albi, che importa la sussistenza di determinati titoli e di altri requisiti, l'uso del potere disciplinare nei confronti degli iscritti, e la salvaguardia degli interessi della categoria.

Pertanto, come si è statuito in merito alla obbligatorietà della iscrizione nell'albo dei giornalisti, parimenti deve affermarsi, anche nei confronti dei tecnici di radiologia sanitaria, che l'iscrizione obbligatoria nell'albo professionale non viola l'art. 18 della Costituzione.

P.Q.M.

per questi motivi

[OSCURATO:PERSONA]

dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 12 della legge 4 agosto 1965, n. 1103 (regolamentazione giuridica dell'esercizio dell'arte ausiliaria sanitaria di tecnico di radiologia medica), sollevata in riferimento agli artt. 3 e 18 della Costituzione dalle ordinanze del pretore di Modena e del tribunale di Roma, indicate in epigrafe.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 27 giugno 1973.

[OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA]- [OSCURATO:PERSONA] -

[OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] -

[OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] -

[OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] - Cancelliere

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
: Nel corso del procedimento penale a carico di [OSCURATO:PERSONA], imputato del delitto di cui agli artt. 12, 14 e 16 della legge 4 agosto 1965, n. 1103, per avere esercitato l'arte ausiliaria di radiologia medica presso la Casa di Riposo di Modena, senza essere iscritto nell'albo provinciale, il pretore di detta città, con ordinanza 19 gennaio 1971, accogliendo l'eccezione della difesa, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell'art. 12 della menzionata legge, in riferimento agli artt. 3 e 18 della Costituzione. La stessa questione, ma in riferimento soltanto all'art. 3 della Carta è stata sollevata dal tribunale di Roma con ordinanza 16 dicembre 1972 emessa nel corso del procedimento penale a carico di [OSCURATO:PERSONA]. Nel giudizio conseguito all'ordinanza del pretore di Modena, il Campioli non si è costituito, ma è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri chiedendo la dichiarazione di infondatezza della questione. Nel giudizio determinato dall'ordinanza del tribunale di Roma, si è costituito il Presidente della Federazione nazionale dei Collegi dei tecnici di radiologia, concludendo anch'egli per la dichiarazione di infondatezza della questione. : 1. - Le ordinanze del pretore di Modena e del tribunale di Roma sollevano l'identica questione di legittimità costituzionale, onde i due giudizi vanno riuniti e definiti con unica sentenza. 2. - L'art. 12 della legge 4 agosto 1965, n. 1103, viene denunziato per violazione dell'art. 3 della Costituzione perché l'obbligo di iscrizione nell'albo provinciale per chi svolge l'arte ausiliaria di tecnico di radiologia medica presso enti pubblici, che gli vietino di esercitare la medesima attività fuori degli enti medesimi, crea disparità di trattamento con le altre categorie di esercenti attività sanitaria che versino in analoga situazione; e per violazione altresì dell'art. 18 Cost. in quanto l'obbligatorietà della iscrizione si risolve in una violazione della libertà di associarsi o meno a collegi od associazioni che non presentino alcun vantaggio per il singolo tecnico di radiologia, inquadrato in un diverso apparato pubblicistico. 3. - La questione non è fondata. Si deve premettere che mentre le parti in causa hanno a lungo discusso sulla interpretazione da dare alla norma impugnata in merito all'ambito di applicazione dell'obbligo di iscrizione nell'albo provinciale, la Corte ritiene che, ai fini della soluzione della proposta questione di legittimità costituzionale, non è necessario accertare se coloro i quali esercitano l'arte ausiliaria di tecnico di radiologia medica alle dipendenze di enti pubblici con espresso divieto di svolgere la stessa attività per conto di altri, siano, o non siano, obbligati alla iscrizione nell'albo provinciale. Infatti nell'un caso e nell'altro la proposta questione non ha fondamento, come è avvalorato anche dalle tesi sostenute dall'Avvocatura dello Stato e dal difensore del Presidente della Federazione nazionale dei Collegi dei tecnici di radiologia medica, i quali, pur essendo di parere nettamente contrario sulla interpretazione dell'art. 12 (il primo ritiene che i tecnici in parola non sono obbligati alla iscrizione, ed il secondo, invece, conformemente alla ordinanza di rimessione, sostiene che tale obbligo sussiste), pervengono poi, entrambi, alla conclusione che la questione di legittimità costituzionale non è fondata. 4. - L'art. 12 in esame non viola il principio di uguaglianza. Pur a voler supporre che l'effettivo esercizio dell'arte sanitaria di tecnico di radiologia medica sia subordinato alla iscrizione nell'albo provinciale anche per i dipendenti di enti pubblici, i quali vietino loro l'esercizio della libera professione, sicché si verrebbe a creare per costoro un trattamento differenziato rispetto agli altri sanitari soggetti alla disciplina dell'Ordine o del Collegio limitatamente all'esercizio della libera professione (art. 10 del d.l.C.P.S. 13 settembre 1946, n. 233, le cui norme sono estese dalla legge 29 ottobre 1954, n. 1049, alle infermiere professionali, alle assistenti sanitarie ed alle vigilatrici di infanzia), il supposto trattamento differenziato sarebbe pienamente giustificato dalla particolare delicatezza dei compiti affidati ai tecnici di radiologia. Infatti, l'esercizio dell'arte ausiliaria di radiologia è soggetto alla vigilanza del Ministero della sanità; e sono di spettanza dei ripetuti tecnici la manutenzione degli apparecchi di radiologia, di radio isotopi, di cobalto betratone, e di altre radiazioni ad alta energia, la prefissione dei dati radiografici, le centrature del tubo radiogeno sull'organo da esaminare, la decontaminazione ed il controllo della vetreria e degli oggetti od ambienti contaminati. Inoltre, costoro debbono essere assicurati contro le malattie e le lesioni conseguenti alla azione dei raggi X e delle sostanze radioattive (legge 20 febbraio 1958, n. 93; legge 4 agosto 1965, n. 1103, e d.P.R. 6 marzo 1968, n. 680). Tutto ciò dà spiegazione delle apprezzabili ragioni che hanno indotto il legislatore ad emanare per questi tecnici norme particolari che si discostano in alcuni punti dalla normativa per i sanitari in genere. L'art. 12 non è neppure in contrasto con il principio della libertà di associazione, garantita dall'art. 18 della Costituzione. La legittimità dell'obbligo dell'iscrizione negli albi professionali è stata già dichiarata dalle sentenze di questa Corte n. 69 del 1962, e nn. 11 e 98 del 1968. Dopo avere riconosciuto che l'art. 18 garantisce la libertà di associazione sotto l'aspetto positivo e sotto l'aspetto negativo, come libertà di non associarsi, la Corte ha affermato che, tuttavia, in questa seconda ipotesi, non può disconoscersi il potere dello Stato di creare enti a struttura associativa per il raggiungimento e la tutela di fini pubblici; onde l'obbligo imposto della iscrizione a siffatti enti si pone come limite alla libertà di non associarsi, limite ammesso a tutela di altri interessi costituzionalmente garantiti. Orbene, non può mettersi in dubbio che il legale riconoscimento delle associazioni di liberi esercenti un'arte od una professione mira alla tutela sia dei privati che si avvalgono dell'opera dei professionisti, sia delle stesse classi professionali. E la disciplina giuridica delle libere professioni si basa sulla iscrizione negli albi, che importa la sussistenza di determinati titoli e di altri requisiti, l'uso del potere disciplinare nei confronti degli iscritti, e la salvaguardia degli interessi della categoria. Pertanto, come si è statuito in merito alla obbligatorietà della iscrizione nell'albo dei giornalisti, parimenti deve affermarsi, anche nei confronti dei tecnici di radiologia sanitaria, che l'iscrizione obbligatoria nell'albo professionale non viola l'art. 18 della Costituzione. P.Q.M. per questi motivi [OSCURATO:PERSONA] dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 12 della legge 4 agosto 1965, n. 1103 (regolamentazione giuridica dell'esercizio dell'arte ausiliaria sanitaria di tecnico di radiologia medica), sollevata in riferimento agli artt. 3 e 18 della Costituzione dalle ordinanze del pretore di Modena e del tribunale di Roma, indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 27 giugno 1973. [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA]- [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] - Cancelliere