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Corte costituzionalesentenza

Corte costituzionale n. 39/1965

ECLI:IT:COST:1965:39
Testo integrale del provvedimento

Testo integrale del provvedimento

: Nel procedimento penale pendente davanti al Tribunale di Cuneo, a carico di [OSCURATO:PERSONA], imputata del reato di vilipendio della religione dello Stato, è stata sollevata questione di legittimità costituzionale dell'art. 402 del Codice penale, in relazione agli artt. 3, 8, 19 e 20 della [OSCURATO:PERSONA].

Il Tribunale, considerando che tale articolo, raffrontato con l'art. 406 dello stesso Codice, riserva un trattamento di particolare privilegio alla religione cattolica, che sarebbe in contrasto col principio dell'eguaglianza delle religioni quale si desume dai menzionati articoli della [OSCURATO:PERSONA], ha ritenuto la questione non manifestamente infondata, disponendo, con ordinanza 21 febbraio 1964, la trasmissione degli atti a questa Corte.

L'ordinanza è stata regolarmente notificata, comunicata e pubblicata.

Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei Ministri, rappresentato dall'Avvocato generale dello Stato, con atto di intervento 28 aprile 1964, depositato il 30 successivo.

In tale atto si rileva che la questione della tutela penale accordata dal legislatore alla religione cattolica è stata già esaminata in precedenti decisioni di questa Corte, al cui contenuto si fa ampiamente richiamo, per dedurne che la norma dell'art. 402 del Codice penale, mentre non contrasta col principio di libertà delle varie confessioni religiose, sancito negli artt. 8, 19 e 20 della [OSCURATO:PERSONA], trova il suo fondamento sia nella posizione giuridica differenziata della religione cattolica rispetto a quella delle altre confessioni religiose quale risulta dal nostro ordinamento, sia nella valutazione discrezionale riservata al legislatore ordinario di tener conto della maggior diffusione del culto cattolico in Italia e del profondo e più vasto turbamento sociale prodotto dalle offese rivolte alla detta religione.

Per quanto riguarda il riferimento all'art. 3 della [OSCURATO:PERSONA], si osserva che la diversità di posizione della Chiesa cattolica e delle altre confessioni non tocca l'eguaglianza giuridica dei cittadini, i quali non hanno maggiori o minori doveri verso lo Stato o gli enti pubblici per il fatto di appartenere all'una o all'altra confessione.

D'altra parte, poiché gli artt. 7 e 8 della [OSCURATO:PERSONA] riservano alla Chiesa cattolica il trattamento fissato dai Patti lateranensi, e alle altre confessioni quello che risulterà da leggi da emanarsi sulla base di intese con le rispettive rappresentanze, è giustificato che la religione cattolica sia penalmente protetta dal vilipendio.

L'atto di intervento del Presidente del Consiglio conclude con la richiesta che la sollevata questione sia dichiarata manifestamente infondata.

I predetti argomenti sono stati ulteriormente sviluppati in una successiva memoria e nella discussione orale. [OSCURATO:PERSONA] non si è costituita. :

1. - La questione di legittimità costituzionale dell'art. 402 del Codice penale, in riferimento agli artt. 3, 8, 19 e 20 della [OSCURATO:PERSONA], non è fondata.

L'art. 3 della [OSCURATO:PERSONA], nello stabilire l'eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, esplicitamente esclude che la differenza di religione possa dar luogo a differenza di trattamento dei cittadini stessi.

Con questa fondamentale norma costituzionale non contrasta l'art. 402 del Codice penale, il cui precetto indistintamente si riferisce a tutti i destinatari della norma penale, qualunque sia la loro religione.

È ovvia considerazione che il reato di vilipendio previsto da quell'articolo può essere compiuto da chi appartiene a religione diversa dalla cattolica come da chi appartiene a quest'ultima, o a nessuna religione, non avendo alcuna rilevanza, nella identificazione del soggetto attivo del reato, la fede religiosa dell'agente.

Né può dirsi che l'art. 402 violi l'eguaglianza giuridica dei cittadini in relazione al soggetto passivo del reato, in quanto crei una condizione di favore per coloro che professano la religione cattolica.

La norma dell'art. 402 non protegge la religione cattolica come bene individuale di coloro che vi appartengono, né attribuisce ad essi alcun personale vantaggio, giuridicamente tutelabile; il titolare dell'interesse protetto non è, pertanto, il singolo appartenente alla religione cattolica.

Deve quindi riconoscersi che la norma impugnata non incide sul principio dell'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge, giacché non dà luogo a una distinzione nella loro posizione giuridica, basata sulla religione da ciascuno professata.

2. - L'art. 402 del Codice penale non viola neanche il principio dell'uguale libertà delle confessioni religiose, affermato nell'art. 8, primo comma, della [OSCURATO:PERSONA].

L'uguale protezione della libertà delle religioni, come tutela delle manifestazioni individuali o associate di fede religiosa, non esclude che l'ordinamento giuridico possa considerare differentemente le varie confessioni, in relazione alla loro diversa rilevanza nella comunità statale, sempre che la distinzione così posta non importi limitazione della libertà di ciascuna confessione o di alcune di esse.

Ciò trova conferma nella stessa [OSCURATO:PERSONA], la quale, com'è ben noto, attribuisce una particolare posizione alla religione cattolica nel secondo e terzo comma dello stesso art. 8, oltre che nell'art. 7.

In particolare, l'uguale diritto alla libertà, riconosciuto a tutte le confessioni religiose, non significa diritto a una uguale tutela penale, giacché quest'ultima può essere disposta non solo a protezione della libertà di ciascuna confessione, ma anche a protezione del sentimento religioso della maggioranza dei cittadini, purché da ciò non derivi limitazione di quella libertà.

La maggiore ampiezza e intensità della tutela penale che l'ordinamento italiano assicura alla religione cattolica corrisponde, come questa Corte ha già rilevato (sentenza n. 125 del 1957 e n. 79 del 1958), alla maggiore ampiezza e intensità delle reazioni sociali che suscitano le offese ad essa, in quanto religione professata dalla maggior parte degli italiani.

La rilevanza attribuita a questa circostanza, sia col considerare come reato il cosiddetto vilipendio non qualificato solo in relazione alla religione cattolica (art. 402), sia col disporre una diversa misura di pena per i reati di vilipendio contro persone o cose, secondo la loro appartenenza alla religione cattolica o ad altri culti (art. 406), non contrasta con l'art. 8. primo comma, della [OSCURATO:PERSONA].

Essa infatti, mentre trova riscontro nella già ricordata posizione che la [OSCURATO:PERSONA] riconosce alla Chiesa cattolica, non influisce sul libero svolgimento delle attività delle altre confessioni, né limita le manifestazioni di fede religiosa di coloro che non appartengono alla religione cattolica.

3. - L'incriminazione del vilipendio della religione cattolica non limita, infatti, il diritto, a tutti riconosciuto dall'art. 19 della [OSCURATO:PERSONA], di professare la propria fede religiosa in qualsiasi forma, di farne propaganda e di esercitarne il culto con riti non contrari al buon costume.

E fuori dubbio che il vilipendio della religione altrui non rientra in queste manifestazioni di fede religiosa, garantite dalla [OSCURATO:PERSONA]; esso non è un modo di professare la propria fede, di farne propaganda, e meno che mai di esercitarne il culto.

E vero che il diritto di professare una religione e farne propaganda implica il diritto, ugualmente garantito dalla [OSCURATO:PERSONA], di manifestare il proprio pensiero su religioni diverse dalla propria e di farne oggetto di discussione, ma questo diritto non comprende il poter vilipendere la religione altrui, recando ad essa grave offesa e facendola oggetto di pubblico dileggio.

L'illiceità penale del vilipendio, anche se stabilita soltanto in riferimento alla religione professata dalla maggioranza dei cittadini, non limita, perciò, diritti riconosciuti dall'art. 19 della

[OSCURATO:PERSONA].

D'altra parte, questi diritti trovano tutela negli artt. 403-406 del Codice penale, i quali proteggono dal vilipendio le persone che professano una religione, le cose destinate all'esercizio del culto e gli atti in cui questo si manifesta.

4. - Le ragioni innanzi esposte valgono anche a escludere la violazione dell'art. 20 della [OSCURATO:PERSONA].

Quest'articolo vieta che possano essere stabilite speciali limitazioni legislative o imposti speciali gravami fiscali a carico di una associazione o di una istituzione, a causa del suo carattere ecclesiastico o del suo fine religioso.

Ma dall'art. 402 del Codice penale non deriva, nemmeno indirettamente, alcuna limitazione della sfera di capacità e di attività delle confessioni diverse dalla cattolica.

Né in esso, in quanto contiene una norma speciale di favore per la religione cattolica, può ravvisarsi un contrasto con l'art. 20 della

[OSCURATO:PERSONA].

A parte che, così impostata, la questione di costituzionalità non troverebbe riscontro nell'art. 20, che esclude i trattamenti speciali restrittivi, ma rientrerebbe nella questione già esaminata a proposito dell'art. 8 della [OSCURATO:PERSONA], va considerato che l'art. 402 del Codice penale non tutela una sfera di capacità e di attività della Chiesa cattolica più vasta di quella tutelata per le altre confessioni religiose, giacché il bene da esso penalmente protetto non è la capacità giuridica e di agire della Chiesa cattolica, ma è, come si è innanzi rilevato, il sentimento religioso della maggioranza degli italiani.

Anche sotto questo rimesso, quindi, la proposta questione di legittimità costituzionale non ha fondamento.

P.Q.M.

per questi motivi

[OSCURATO:PERSONA]

dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 402 del Codice penale, in riferimento agli artt. 3, 8, 19 e 20 della [OSCURATO:PERSONA].

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 13 maggio 1965. [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] -

[OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA]

- [OSCURATO:PERSONA] -

[OSCURATO:PERSONA].

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
: Nel procedimento penale pendente davanti al Tribunale di Cuneo, a carico di [OSCURATO:PERSONA], imputata del reato di vilipendio della religione dello Stato, è stata sollevata questione di legittimità costituzionale dell'art. 402 del Codice penale, in relazione agli artt. 3, 8, 19 e 20 della [OSCURATO:PERSONA]. Il Tribunale, considerando che tale articolo, raffrontato con l'art. 406 dello stesso Codice, riserva un trattamento di particolare privilegio alla religione cattolica, che sarebbe in contrasto col principio dell'eguaglianza delle religioni quale si desume dai menzionati articoli della [OSCURATO:PERSONA], ha ritenuto la questione non manifestamente infondata, disponendo, con ordinanza 21 febbraio 1964, la trasmissione degli atti a questa Corte. L'ordinanza è stata regolarmente notificata, comunicata e pubblicata. Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei Ministri, rappresentato dall'Avvocato generale dello Stato, con atto di intervento 28 aprile 1964, depositato il 30 successivo. In tale atto si rileva che la questione della tutela penale accordata dal legislatore alla religione cattolica è stata già esaminata in precedenti decisioni di questa Corte, al cui contenuto si fa ampiamente richiamo, per dedurne che la norma dell'art. 402 del Codice penale, mentre non contrasta col principio di libertà delle varie confessioni religiose, sancito negli artt. 8, 19 e 20 della [OSCURATO:PERSONA], trova il suo fondamento sia nella posizione giuridica differenziata della religione cattolica rispetto a quella delle altre confessioni religiose quale risulta dal nostro ordinamento, sia nella valutazione discrezionale riservata al legislatore ordinario di tener conto della maggior diffusione del culto cattolico in Italia e del profondo e più vasto turbamento sociale prodotto dalle offese rivolte alla detta religione. Per quanto riguarda il riferimento all'art. 3 della [OSCURATO:PERSONA], si osserva che la diversità di posizione della Chiesa cattolica e delle altre confessioni non tocca l'eguaglianza giuridica dei cittadini, i quali non hanno maggiori o minori doveri verso lo Stato o gli enti pubblici per il fatto di appartenere all'una o all'altra confessione. D'altra parte, poiché gli artt. 7 e 8 della [OSCURATO:PERSONA] riservano alla Chiesa cattolica il trattamento fissato dai Patti lateranensi, e alle altre confessioni quello che risulterà da leggi da emanarsi sulla base di intese con le rispettive rappresentanze, è giustificato che la religione cattolica sia penalmente protetta dal vilipendio. L'atto di intervento del Presidente del Consiglio conclude con la richiesta che la sollevata questione sia dichiarata manifestamente infondata. I predetti argomenti sono stati ulteriormente sviluppati in una successiva memoria e nella discussione orale. [OSCURATO:PERSONA] non si è costituita. : 1. - La questione di legittimità costituzionale dell'art. 402 del Codice penale, in riferimento agli artt. 3, 8, 19 e 20 della [OSCURATO:PERSONA], non è fondata. L'art. 3 della [OSCURATO:PERSONA], nello stabilire l'eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, esplicitamente esclude che la differenza di religione possa dar luogo a differenza di trattamento dei cittadini stessi. Con questa fondamentale norma costituzionale non contrasta l'art. 402 del Codice penale, il cui precetto indistintamente si riferisce a tutti i destinatari della norma penale, qualunque sia la loro religione. È ovvia considerazione che il reato di vilipendio previsto da quell'articolo può essere compiuto da chi appartiene a religione diversa dalla cattolica come da chi appartiene a quest'ultima, o a nessuna religione, non avendo alcuna rilevanza, nella identificazione del soggetto attivo del reato, la fede religiosa dell'agente. Né può dirsi che l'art. 402 violi l'eguaglianza giuridica dei cittadini in relazione al soggetto passivo del reato, in quanto crei una condizione di favore per coloro che professano la religione cattolica. La norma dell'art. 402 non protegge la religione cattolica come bene individuale di coloro che vi appartengono, né attribuisce ad essi alcun personale vantaggio, giuridicamente tutelabile; il titolare dell'interesse protetto non è, pertanto, il singolo appartenente alla religione cattolica. Deve quindi riconoscersi che la norma impugnata non incide sul principio dell'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge, giacché non dà luogo a una distinzione nella loro posizione giuridica, basata sulla religione da ciascuno professata. 2. - L'art. 402 del Codice penale non viola neanche il principio dell'uguale libertà delle confessioni religiose, affermato nell'art. 8, primo comma, della [OSCURATO:PERSONA]. L'uguale protezione della libertà delle religioni, come tutela delle manifestazioni individuali o associate di fede religiosa, non esclude che l'ordinamento giuridico possa considerare differentemente le varie confessioni, in relazione alla loro diversa rilevanza nella comunità statale, sempre che la distinzione così posta non importi limitazione della libertà di ciascuna confessione o di alcune di esse. Ciò trova conferma nella stessa [OSCURATO:PERSONA], la quale, com'è ben noto, attribuisce una particolare posizione alla religione cattolica nel secondo e terzo comma dello stesso art. 8, oltre che nell'art. 7. In particolare, l'uguale diritto alla libertà, riconosciuto a tutte le confessioni religiose, non significa diritto a una uguale tutela penale, giacché quest'ultima può essere disposta non solo a protezione della libertà di ciascuna confessione, ma anche a protezione del sentimento religioso della maggioranza dei cittadini, purché da ciò non derivi limitazione di quella libertà. La maggiore ampiezza e intensità della tutela penale che l'ordinamento italiano assicura alla religione cattolica corrisponde, come questa Corte ha già rilevato (sentenza n. 125 del 1957 e n. 79 del 1958), alla maggiore ampiezza e intensità delle reazioni sociali che suscitano le offese ad essa, in quanto religione professata dalla maggior parte degli italiani. La rilevanza attribuita a questa circostanza, sia col considerare come reato il cosiddetto vilipendio non qualificato solo in relazione alla religione cattolica (art. 402), sia col disporre una diversa misura di pena per i reati di vilipendio contro persone o cose, secondo la loro appartenenza alla religione cattolica o ad altri culti (art. 406), non contrasta con l'art. 8. primo comma, della [OSCURATO:PERSONA]. Essa infatti, mentre trova riscontro nella già ricordata posizione che la [OSCURATO:PERSONA] riconosce alla Chiesa cattolica, non influisce sul libero svolgimento delle attività delle altre confessioni, né limita le manifestazioni di fede religiosa di coloro che non appartengono alla religione cattolica. 3. - L'incriminazione del vilipendio della religione cattolica non limita, infatti, il diritto, a tutti riconosciuto dall'art. 19 della [OSCURATO:PERSONA], di professare la propria fede religiosa in qualsiasi forma, di farne propaganda e di esercitarne il culto con riti non contrari al buon costume. E fuori dubbio che il vilipendio della religione altrui non rientra in queste manifestazioni di fede religiosa, garantite dalla [OSCURATO:PERSONA]; esso non è un modo di professare la propria fede, di farne propaganda, e meno che mai di esercitarne il culto. E vero che il diritto di professare una religione e farne propaganda implica il diritto, ugualmente garantito dalla [OSCURATO:PERSONA], di manifestare il proprio pensiero su religioni diverse dalla propria e di farne oggetto di discussione, ma questo diritto non comprende il poter vilipendere la religione altrui, recando ad essa grave offesa e facendola oggetto di pubblico dileggio. L'illiceità penale del vilipendio, anche se stabilita soltanto in riferimento alla religione professata dalla maggioranza dei cittadini, non limita, perciò, diritti riconosciuti dall'art. 19 della [OSCURATO:PERSONA]. D'altra parte, questi diritti trovano tutela negli artt. 403-406 del Codice penale, i quali proteggono dal vilipendio le persone che professano una religione, le cose destinate all'esercizio del culto e gli atti in cui questo si manifesta. 4. - Le ragioni innanzi esposte valgono anche a escludere la violazione dell'art. 20 della [OSCURATO:PERSONA]. Quest'articolo vieta che possano essere stabilite speciali limitazioni legislative o imposti speciali gravami fiscali a carico di una associazione o di una istituzione, a causa del suo carattere ecclesiastico o del suo fine religioso. Ma dall'art. 402 del Codice penale non deriva, nemmeno indirettamente, alcuna limitazione della sfera di capacità e di attività delle confessioni diverse dalla cattolica. Né in esso, in quanto contiene una norma speciale di favore per la religione cattolica, può ravvisarsi un contrasto con l'art. 20 della [OSCURATO:PERSONA]. A parte che, così impostata, la questione di costituzionalità non troverebbe riscontro nell'art. 20, che esclude i trattamenti speciali restrittivi, ma rientrerebbe nella questione già esaminata a proposito dell'art. 8 della [OSCURATO:PERSONA], va considerato che l'art. 402 del Codice penale non tutela una sfera di capacità e di attività della Chiesa cattolica più vasta di quella tutelata per le altre confessioni religiose, giacché il bene da esso penalmente protetto non è la capacità giuridica e di agire della Chiesa cattolica, ma è, come si è innanzi rilevato, il sentimento religioso della maggioranza degli italiani. Anche sotto questo rimesso, quindi, la proposta questione di legittimità costituzionale non ha fondamento. P.Q.M. per questi motivi [OSCURATO:PERSONA] dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 402 del Codice penale, in riferimento agli artt. 3, 8, 19 e 20 della [OSCURATO:PERSONA]. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 13 maggio 1965. [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA] - [OSCURATO:PERSONA].
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