CassazionedecretoSezione 3
Cassazione n. 04959/2025
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
ha pronunciato la seguente ORDINANZA sul ricorsoiscritto al n. 1 6905 /20 2 2 R.G., proposto da [OSCURATO:PERSONA]; rappresentato e difes o da ll’Avv. [OSCURATO:PERSONA] (pec: [OSCURATO:EMAIL]), in virtù di procura in calceal ricorso ; -ricorrente- contro [OSCURATO:PERSONA] s.p.a. , in persona del procuratore speciale Avv. [OSCURATO:PERSONA](procura speciale conferita in data 3 dicembre 2018 per notaio [OSCURATO:PERSONA] ) ; rappresentata e difesa dall’Avv. [OSCURATO:PERSONA](pec: [OSCURATO:EMAIL]), in virtù di procura allegata al controricorso; -controricorrente- nonché contro [OSCURATO:PERSONA]; -intimato- per la cassazione della sentenza n. 3775/2021della CORTE d’APPELLO di MILANO, depositata il 28 dicembre 2021; udita la relazione svolta nella camera di consiglio del30 gennaio 2025 dal ConsiglierePaolo S paziani . Rilevato che: 1.a seguito di ricorso del 2 febbraio 2016, la [OSCURATO:SOCIETA]. di G. Guerra e C. ottenne dal Tribunale di Milano un decreto ingiuntivo (emesso il 16 febbraio 2016) per l’importo di Euro 33.440,02 nei confronti di [OSCURATO:PERSONA] s.p.a., relativo ad un credito derivante dal rapporto di agenzia intercorso tra le parti; con citazione notificata il 6 aprile 2016, [OSCURATO:PERSONA] s.p.a. oppose il provvedimento monitorio, deducendo, tra l’altro, il difetto di legittimazione attiva della società ingiungente, in quanto cessata prima dell’inizio del procedimento; nel giudizio di opposizione intervennero i soci della [OSCURATO:SOCIETA]., [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], i quali invocarono: in via principale, la conferma del decreto nei confronti della società e dei soci; in via subordinata, il rigetto dell’opposizione in quanto proposta nei confronti di un soggetto non più esistente; in via alternativa ( o ulteriormente subordinata), la condanna d i [OSCURATO:PERSONA] al pagamentodel debito in loro favore; in estremo subordine, la condanna dell’opponente al pagamento della metàdella somma in favore del solo [OSCURATO:PERSONA];con sentenza del 28 settembre 2018, il Tribunale di Milano, dichiarato il difetto di legittimazione attivasia di [OSCURATO:SOCIETA]. (quale società non più esistente al momento del ricorso monitorio), sia degli intervenuti, revocò il decreto ingiuntivo e condannò [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] al pagamento delle spese in favore di [OSCURATO:PERSONA].p.a.; 2.proposti distinti appelli da ognuno dei due ex soci dell’Assi n vest s.a.s., la Corte d’appello di Milano, dopo averle riunite, rigettò entrambe le impugnazioni con sentenza del 25 novembre 2019; il giudice d’appello rilevò, in primo luogo,che il ricorso per decreto ingiuntivo proposto dall’[OSCURATO:SOCIETA]. era stato depositato successivamente alla sua cancellazione dal registro dell’imprese, momento a cui, secondo la giurisprudenza di legittimità, andava fatta risalire l’estinzione della società e la conseguente perdita della legittimazione ad agire in giudizio per il pagamento del credito, la domanda relativa al quale andavadunque rigettata; osservò, inoltre, la Corte territoriale che la circostanza che la vicenda estintiva della società si fosse consumata prima del deposito del ricorso monitorio escludeva la possibilità di individuare un fenomeno successorio in capo ai due ex soci, la cui costituzione in giudizio non poteva avere efficacia sanante della carenza originaria di legittimazione attiva dell’[OSCURATO:SOCIETA].; 3. la sentenza della Corte meneghina del 2019 fu gravata per revocazione dinanzi allamedesima Corte, in diversa composizione, da [OSCURATO:PERSONA],sull’assunto che essa fosse affetta da errore di fatto, ai sensi dell’art. 395,n.4, cod. proc. civ. ;secondo l’impugnante, precisamente, l’errore sarebbe consistito nell’omesso rilievo del vizio di inesistenza del la procura rilasciata al difensore dell’[OSCURATO:SOCIETA]. in calce al ricorso per decretoingiuntivo del 2 febbraio 2016, in quanto conferita, per il tramite del suo socio accomandatario e legale rappresentante [OSCURATO:PERSONA], da una società cancellata dal registro delle impresesin dal 30 settembre 2015 e, dunque, ormai estinta; tale errore, oltre che evidentemente sussistente (avuto riguardo alla regola generale che subordina l’esistenza del mandato alla permanenzain vita del mandante: art. 1722, n.4 , cod. civ.), sarebbe stato anche decisivo perché,se la Corte d’appello avesse preso atto del vizio di inesistenza della detta procura, avrebbe revocato il decreto ingiuntivo con una pronunciain rito, anziché nel merito, dichiarando la nullità sia della fase sommaria che del giudizio di opposizione e condannando nelle spese il difensore apparentemente officiato dall’[OSCURATO:SOCIETA]., in ossequio al principio per cui l’attività processuale svolta in base ad una procura inesistente è imputata direttamente al difensore e non alla parte; oppure, in alternativa, avrebbe deciso nel merito in favore dei soci intervenuti, avendo [OSCURATO:PERSONA] sottoscritto la procura “quale soggetto esistente in proprio quale ex socio, cessionario del credito”; con sentenza 28 dicembre 2021, n. 3775, la Corte d’appello di Milanoha dichiarato inammissibile l’ impugnazione per revocazione, sul rilievo – per quanto ancora interessa – che le questioni poste a fondamento di essa avevano formato oggetto di valutazione nella sentenza impugnata, la quale aveva rilevato che l’ [OSCURATO:SOCIETA] s . p.a. si era estinta prima della proposizionedel ricorso monitorio, traendone la conseguenzache, per un verso, essa era priva della legittimazione ad agire e ad essere convenuta in giudizio , mentre per altro verso, l’originaria carenza di legittimazione attiva non poteva essere sanata dalla costituzione in giudizio dei due soci ; pertanto , non veniva in considerazione un errore di fatto ascrivibileal paradigma di cui all’art. 395, n. 4, cod. proc.civ.; 4.propone ricorso per ca ssazione [OSCURATO:PERSONA] S an g iuliano, sulla base di due motivi; risponde con controricorso [OSCURATO:PERSONA] s.p.a., mentre non svolge difese in sede di legittimità l’intimato [OSCURATO:PERSONA]; la trattazione del ricorso è stata fissata in adunanza camerale, ai sensi dell’art.380-bis.1 cod. proc. civ.; il Procuratore Generale non ha depositato conclusioni scritte; il ricorrente hadepositato memoria. Considerato che: 1.1. c on il primo motivo , proposto in via principale, viene denunciata la “ v iolazione e falsa applicazione degli artt. 75, 82, 83, 125, 181, 395 n. 4, ai sensi dell'art. 360, primo comma, n. 4 cod. proc. civile, e in via subordinata, omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti in relazione all’art. 360 primo comma n. 5 Cpc”; 1.2. c on il secondo motivo , proposto in via subordinata, viene denunciata la “violazione e falsa applicazione degli artt. 75, 81, 82, 83, 181, 156, 157, 160, 161 480, 395 n. 4, del Cpc, ai sensi dell'art. 360, primo comma, n. 3 del cod. proc. civile”; con entrambi i motivi –da illustrare ed esaminare congiuntamente per ragioni di connessione – il ricorrente ri b adisce le doglianze già proposte in sede di impugnazione per revocazione della sentenza di rigettodell’appello del 2019; sostiene, in primo luogo, che la Corte d’ appello avrebbe dovuto rilevare il vizio di inesistenza della procura alle liti posta in calce al ricorso per decreto ingiuntivo del 2 febbraio 2016 (per essere stata rilasciatada società non più esistente in quanto cancellata dal registro delle imprese sin dal 30 settembre 2015), in ossequio al la regola generale che esclude l’esistenza del mandato in mancanza del mandante (art. 1722,n.4, cod. civ.) ; aggiunge che , ove avesse preso atto dell’inesistenza della detta procura, la Corte d’appello, anziché revocare il decreto ingiuntivo per ragioni di merito, lo avrebberevocato per motivi di rito, previa declaratoria di nullità tanto della fase sommaria quanto della fase di opposizionedel relativo procedimento , con condanna alle spese del difensore apparentemente officiato da soggetto inesistente; oppure, in alternativa, avrebbe deciso nel merito accogliendo l’appello, “attesa la sottoscrizione del decreto ingiuntivo da parte del sig. [OSCURATO:PERSONA] in proprio anche per la parte relativa al sig. [OSCURATO:PERSONA] DiS angiuliano”; 2.il ricorso è inammissibile; 2.1.con la sentenza del 28 dicembre 2021, oggetto del ricorso per cassazione in esame, la Corte milanese, nel dichiarare inammissibile l’istanza di revocazione della propria sentenza del 2019 , ha ritenuto che le deduzioni poste a fondamento di tale istanza non evidenziavano la sussistenza di un errore inquadrabile nel paradigma dell’art. 395,n. 4,cod. proc. civ.; ciò, in quanto la circostanza di fatto da cui sarebbe derivato il vizio di inesistenza della procura posta in calce al ricorso monitorio (ovverosia, la circostanza che la società [OSCURATO:SOCIETA]si era estintagià da alcuni mesi, in seguito al la cancella zione dal registro dell’imprese, e dunque non poteva conferire alcun mandato difensivo) aveva formatospecifico oggetto di valutazione da parte della sentenza revocanda, la quale, correttamente o meno, prima ancora di trarne implicazioni in ordine alla inesistenza o invalidità della procura, ne aveva tratto la conseguenza circa la mancanza di legittimatio ad causam del soggettoconferente; in altre parole, la Corte d’appelloha reputato che il fatto posto a fondamento dell’istanza di revocazioneera stato discusso nel processo formando oggetto della pron uncia , sicché l’eventuale errore sulle implicazioni giuridichedi quel fatto ( rilievo del difetto di legittimazione ad agire del soggetto societario estinto, anziché dell’ esistenza della procura da esso conferita), quand’anchevi fosse stato, non avrebbe assunto il carattere della svista percettiva ma quello dell’e r rore di giudizio, sottraendosi come tale al rimedio revocatorio; 2.2. Individuat a le ratio decidendi della sentenza impugnata, appare evidente l’inammissibilità dei motivi di ricorso per cassazione in esame, con il quale il ricorrente ripropone le censure già proposte avverso la sentenza revocanda senza sottoporre a specifica critica le ragioni per le quali quelle censure non sono state accolte dalla sentenza che ha dichiarato inammissibilela revocazione e che costituisce invece l’oggetto specifico del ricorso per cassazione; questa Corte ha ripetutamente affermato che la proposizione, mediante il ricorso per cassazione, di censure non pertinenti rispetto al decisum della sentenza impugnata, comporta l’inammissibilità del ricorso per mancanza di motivi che possono rientrare nel paradigma normativo di cui all’art. 366, primo comma, n. 4, c.p.c. (Cass.03/08/2007, n. 17125; Cass. 18/02/2011, n. 4036); l’esigenza di specificità del motivo di ricorso esige, infatti, la sua riferibilità alla decisione di cui si chiede la cassazione, non essendo ammissibili nel giudizio di legittimità doglianze non aventi specifica attinenza alle ragioni che sostengono la sentenza sottoposta ad impugnazione (cfr., in tema, Cass. 31/08/2015, n. 17330 e Cass.24/09/2018, n. 22478); in definitiva, il ricorso va dichiaratoinammissibile; 3. l e spese del giudizio di legittimità relative al rapporto processuale tra le parti costituite seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo; 4. l a decisione di rigetto dell’impugnazione comporta che deve darsi atto, ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, al competente ufficio di merito, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma del comma 1-bisdello stesso articolo 13, se dovuto. [OSCURATO:PERSONA] dichiara inammissibile il ricorso; condanna il ricorrente a rimborsare alla società controricorrentele spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 4.500,00 per compensi, oltre agli esborsi liquidati in Euro 200,00, alle spese generali e agli accessori di legge; ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, inserito dall’art. 1, comma 17, della legge n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, al competente ufficio di merito, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello pre