CassazionesentenzaSezione 6
Cassazione n. 28996/2022
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] (CH) il [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso la sentenza del 14/04/2022 del Tribunale di Vasto; letti gli atti del procedimento, il ricorso ed I provvedimento impugnato; udita la relazione svolta dai [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] E [OSCURATO:PERSONA] 1. Bevilacqua, con atto del proprio difensore, ricorre per cassazione avverso la sentenza in epigrafe indicata, che, a norma dell'art. 444, cod. proc. pen., gli ha applicato su richiesta la pena per il delitto di cui all'art. 73, comma 4, d.P.R. n. 309 del 1990. Egli denuncia violazione di legge, per non avere il giudice anche d'ufficio correttamente qualificato il fatto, ravvisando l'ipotesi di cui al comma 5 del medesimo art. 73 e conseguentemente riducendo la pena. 2. Si procede a norma dell'art. 610, comma 5 -bis, cod. proc. pen., essendo il ricorso inammissibile, ai sensi del precedente art. 606, comma 3, poiché proposto per motivi non consentiti dalla legge. Dispone, infatti, l'art. 448, comma 2 -bis, stesso codice, che «il pubblico ministero e l'imputato possono proporre ricorso per cassazione contro la p sentenza solo per motivi attinenti all'espressione della volontà dell'imputato, al difetto di correlazione tra la richiesta e la sentenza, all'erronea qualificazione giuridica del fatto e all'illegalità della pena o della misura di sicurezza». Risulta di solare evidenza, dunque, che le doglianze rappresentate dal ricorrente non rientrino in nessuna delle suddette ipotesi tipiche. In caso di sentenza di applicazione di pena su richiesta di parte, la possibilità di ricorrere per cassazione deducendo l'erronea qualificazione giuridica del fatto è limitata ai casi in cui quest'ultima risulti, con indiscussa immediatezza, palesemente eccentrica rispetto al contenuto del capo di imputazione, dovendo escludersi l'ammissibilità dell'impugnazione che richiami, quale necessario passaggio logico del motivo di ricorso, aspetti in fatto e probatori che non risultino con immediatezza dalla contestazione. La verifica sulla corretta qualificazione giuridica del fatto, ossia, va compiuta esclusivamente sulla base dei capi di imputazione, della succinta motivazione della sentenza e dei motivi dedotti in ricorso (Sez. 1, n. 15553 del 20/03/2018, Rv. 272619; Sez. 6, n. 3108 del 08/01/2018, Rv. 272252; Sez. 6, n. 2721 del 08/01/2018, Rv. 272026). Tutto questo non si ravvisa nel caso specifico, in cui il ricorso non indica nemmeno le ragioni dell'eventuale riconoscimento dell'invocata ipotesi lieve, limitandosi a parlare di «scarsissima quaRà» della sostanza e di «vasi di hashish», quando invece si tratta di 38 "panetti" e quasi quattro chili di sostanza, da cui si sarebbero potute ricavare oltre 1.600 dosi al consumo. 3. L'inammissibilità del ricorso comporta obbligatoriamente - ai sensi dell'art. 616, cod. proc. pen. - la condanna del proponente alle spese del procedimento ed al pagamento di una somma in favore della Cassa delle ammende, non ravvisandosi una sua assenza di colpa nella determinazione della causa d'inammissibilità (vds. Corte Cost., sent. n. 186 del 13 giugno 2000). Detta somma, considerando la manifesta infondatezza della doglianza, va fissata in tremila euro. P.Q.M. Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle amme