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CassazionesentenzaSezione LDecisione del 23 gennaio 2025

Cassazione n. 03661/2025

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o la seguente ORDINANZA sul ricorso 26074-2021 proposto da: [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], tutti domiciliati in [OSCURATO:PERSONA] presso [OSCURATO:PERSONA] CASSAZIONE, rappresentati e difesi dall’avvocato [OSCURATO:PERSONA], con diritto di ricevere le comunicazioni all’indirizzo PEC del difensore -ricorrenti - contro [OSCURATO:PERSONA], in persona del Rettore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, [OSCURATO:PERSONA] 18, presso lo studio dell'avvocato [OSCURATO:PERSONA], rappresentata e difesa dall'avvocato [OSCURATO:PERSONA]; -controricorrente - nonché contro [OSCURATO:PERSONA] pubblico impiego R.G.N.26074/2021 Cron.

Rep.

Ud.23/01/2025 [OSCURATO:PERSONA], in persona del Direttore Generale e legale rappresentante pro tempore, domiciliata in [OSCURATO:PERSONA] presso [OSCURATO:PERSONA] CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato [OSCURATO:PERSONA], con diritto di ricevere le comunicazioni all’indirizzo PEC del difensore -controricorrente - avverso la sentenza n. 295/2021 della CORTE D'APPELLO di FIRENZE, depositata il 08/04/2021 R.G.N. 1008/2019; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 23/01/2025 dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA]:

1. la Corte d’appellodi Firenze, adita con appello principale dagli attuali ricorrenti e con impugnazione incidentale dall’Università di Pisa e dall’[OSCURATO:PERSONA], accogliendo quest’ultima impugnazione ha dichiarato inammissibile le domande proposte dai dipendenti dell’Università in servizio presso l’Azienda ospedaliera perché precluse da precedente giudicato formatosi fra le stesse parti;

2. i ricorrenti, infatti, avevano inizialmente adito il giudice amministrativo edavevano ottenuto, nell’anno 2004 , pronunce del Consiglio di Stato che avevano respinto gli appelli proposti dall’amministrazione avverso le sentenze del [OSCURATO:PERSONA] con le quali era stato riconosciuto il diritto dei dipendenti a percepire l’indennità perequativa di importo tale da consentire l’equiparazione al personale sanitario del 9º e del 10º livello; l’Università aveva dato esecuzione ai giudicati fino al novembre 2006 ed a partire da quella data aveva corrisposto l’indennità nella diversa misura stabilita dalle nuove tabelle adottate con il C.C.N.L. 2005 per il personale del comparto Università; ciò perché era stata nel frattempo costituita l’[OSCURATO:PERSONA] e le parti avevano sottoscritto un accordo con il quale erano stati fissati il nuovo inquadramento nella categoria D3 e la misura dell’indennità; gli attuali ricorrenti avevano, quindi , agito in giudizio per chiedere le indennità perequative nella misura riconosciuta fino al novembre 2006 e le domande erano state respinte dalla Corte d’appello di Firenze con sentenze del marzo e del novembre 2009, passate in giudicato in quanto i ricorsi per cassazione erano stati definiti con pronunce in rito da questa Corte con sentenze nn. 2966/2011 e 10967/2013; il presente giudizio riguarda un’ulteriore iniziativa giudiziaria avviata dai dipendenti i quali, per superare la preclusione derivante dal giudicato, avevano sostenuto che l’azione del precedente giudizio era stata fondata sulle pronunce del giudice amministrativo mentre la nuova domanda era finalizzata ad ottenere l’applicazione delle corrispondenze fissate dalle precedenti tabelle sulla base della normativa contrattuale nonché del «principio dell’unicità del diritto oggettivo nazionale e del diritto a un eguale trattamento lavorativo in presenza di identiche situazioni di fatto e di diritto» (pag. 10 sentenza impugnata); il Tribunale, pur ritenendo infondata l’eccezione di giudicato, ha ritenuto violato il principio di frazionamento della domanda mentre la Corte d’appello, come già anticipato, dopo avere riassunto nei termini sopra indicati la questione controversa, ha ritenuto che l’azione fosse preclusa dal giudicato, sia perché quest’ultimo copre il dedotto ed il deducibile, sia in quanto nel precedente giudizio la parte attrice non si era limitata ad invocare le pronunce del giudice amministrativo,ma aveva fatto specifico riferimento al divieto di reformatio in peiusnonché alla disciplina dettata dalla nuova contrattazione collettiva ed in particolare dalla clausola di salvaguardia; a nche la C orte d’appello, nel ritenere l’efficacia novativa dei nuovi accordi, aveva affermato che proprio detta efficacia aveva fatto venir meno gli effetti del giudicato e aveva anche determinato l’inapplicabilità della garanzia concessa dalla disposizione transitoria dettata dalle parti collettive;

3. il ricorso dei lavoratori domanda la cassazione della sentenza sulla base di due motivi cui resistono con distinti controricorsi, assistiti da memoria,l’Università di Pisa e l’A.O.

Pisana. [OSCURATO:PERSONA]: 1.con il primo motivo si denuncia l’omesso esame di fatto decisivo per il giudizio, che i ricorrenti ravvisano nella violazione del principio della domanda e della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato; assumono che la precedente domanda era diretta alla salvaguardia del giudicato amministrativo e, pertanto, non era necessario fornire ulteriori argomentazioni, riferimenti normativi né occorreva assolvere ad oneri probatori; 2.con il secondo motivo si lamenta la violazione dell’art. 132 cod. proc. civ. per motivazione assente o manifestamente contraddittoria; i ricorrenti confusamente argomentano sul contenuto degli scritti difensivi del precedente giudizio e richiamano la sentenza n. 10156/2017 di questa Corte e la successiva pronuncia della Corte d’appello di Firenze che in sede di rinvio aveva escluso l’efficacia novativa dell’accordo (non specificano però se queste pronunce si riferissero alla loro posizione): r ichiamano anche l’altra pronuncia della C orte d’appello di Firenze che era pervenuta alle stesse conclusioni e rilevano che si è in presenza di un overruling; i nvocano poi il principio della parità di trattamento fra i dipendenti e deducono la contraddittorietà della sentenza impugnata; infine, richiamano l’orientamento espresso da questa C orte sulla indennità perequativa;

3. va preliminarmente esaminata l’eccezione d’inammissibilità del ricorso formulata dalle parti controricorrenti e in special modo quella dell’azienda ospedaliera che la fa anzitutto discendere dalla assenza della procura speciale; 4.l’eccezione è fondata; 4.1 il ricorso è,in effetti, inammissibile perché le procure in attirecano la data del 1° ottobre 2019, di molto antecedente a quella della pronuncia impugnatadell’8 aprile 2021 , i cui estremi sono inseriti a penna (“ricorso per cassazione avverso sentenza 295/2021”) in testa alla procura che è, invece, nella sua interezza dattiloscritta e riferita a tutt’altro: segnatamente al giudizio d’appello e ai contenziosi ad esso connessi; in definitiva, manca in attiproprio la procura speciale per il ricorso per cassazione, non essendo bastevole il “ titoletto ” apposto a penna nell’epigrafe dell’atto,essendo sottostante ad esso la procura per esteso, rimasta inalterata nella sua formulazione letterale («deleghiamo a rappresentarci e difenderci in ogni fase e grado, anche in fase di esecuzione e opposizione, del procedimento innanzi alla corte d’appello di Firenze…») che concerne, s’è detto, solo il giudizio dinanzi alla Corte d’appello e quelli connessi; dagli atti di causa non risulta esser stata depositata altra procura e in particolare non la procura speciale , prescritta a pena di inammissibilità dall'art. 365 cod. proc. civ.; 4.2 secondo la costante giurisprudenza di legittimità, «La procura per il ricorso per cassazione, che necessariamente ha carattere speciale dovendo riguardare il particolare giudizio davanti alla Corte di cassazione, è valida solo se rilasciata in data successiva alla sentenza impugnata, rispondendo tale prescrizione all'esigenza, coerente con il principio del giusto processo, di assicurare la certezza giuridica della riferibilità dell'attività svolta dal difensore al titolare della posizione sostanziale controversa»(tra le altre, Cass. n. 5554 del 2011, Cass. n. 19226 del 2014, Cass. n. 58/2016, Cass. n. 1165 del 2022); si è ulteriormente precisato che «E' inammissibile il ricorso percassazione quando la relativa procura speciale è conferita su foglio separato rispetto al ricorso, privo didata successiva al deposito dellasentenza d'appello e senza alcun riferimento al ricorso introduttivo, allasentenza impugnata o al giudizio dicassazione, ossia al consapevole conferimento, da parte del cliente, dell'incarico al difensore per la proposizione del giudizio di legittimità, così risultando incompatibile con il carattere di specialità di questo giudizio»(Cass. n. 4069/2020); ne consegue che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile qualora la procura sia stata conferita a margine dell'atto introduttivo del giudizio di primo grado, ancorché per tutti i gradi del giudizio ovvero, come nella specie, sia stata rilasciata per «il procedimento in nanzi alla corte d’appello per l’impugnativa della sentenza del Tribunale di Pisa n. 504/2018 […]», sia pure con l’inciso «deleghiamo a rappresentarci e difenderci in ogni fase e grado, anche in fase di esecuzione e di opposizione[…] l’avv. [OSCURATO:PERSONA]»; manca del tutto, pertanto, il conferimento del mandato al difensore per la proposizione della odierna impugnazione (artt.83, 365 e 369 cod. proc. civ.); consegue a tanto l'inammissibilità del ricorso in esame per difetto di procura;4.3 l 'esito negativo della questione pregiudiziale, sulla sussistenza del potere rappresentativo speso dal difensore, esime dall'esaminare nel meritoil ricorso ; 4.4 si aggiunga che, quanto alla regolamentazione delle spese, questo giudizio vede come unico soccombente lo stesso difensore ‒e non anche la parte da lui nominata ‒essendo l'atto di conferimento della cd. rappresentanza tecnica, nella specie mancante, elemento indefettibile e indispensabile della fattispecie legale in forza della quale l'esercizio dello ius postulandida parte del legale diviene attività del soggetto da lui assistito, nei cui confronti quella attività non spiega altrimenti, come in questo caso, effetto alcuno; atteso che lo stesso difensore è parte nel processo in ordine alla questione d'inammissibilità del ricorso per mancanza della procura speciale a ricorrere per cassazione, la condanna alle spese va pronunciata a carico del difensore stesso, quale unica controparte del controricorrente nel giudizio di legittimità; tanto, in applicazione del principio già affermato dalle Sez.

Un. 10 maggio 2006, n. 10706, secondo il quale «In materia di disciplina delle spese processuali, nel caso di azione o di impugnazione promossa dal difensore senza effettivo conferimento della procura da parte del soggetto nel cui nome egli dichiari di agire nel giudizio o nella fase di giudizio di che trattasi (come nel caso di inesistenza della procura "ad litem" o di procura falsa o rilasciata da soggetto diverso da quello dichiaratamente rappresentato o per processi o fasi di processo diverse da quello per il quale l'atto è speso), l'attività del difensore non riverbera alcun effetto sulla parte e resta attività processuale di cui il legale assume esclusivamente la responsabilità e, conseguentemente, è ammissibile la sua condanna a pagare le spese del giudizio; diversamente, invece, nel caso di invalidità o sopravvenuta inefficacia della procura "ad litem", non è ammissibile la condanna del difensore alle spese del giudizio, in quanto l'attività processuale è provvisoriamente efficace e la procura, benché sia nulla o invalida, è tuttavia idonea a determinare l'instaurazione di un rapporto processuale con la parte rappresentata, che assume la veste di potenziale destinataria delle situazioni derivanti dal processo» (da ultimo Cass. , Sez. 3, n. 29209 del 12/11/2024 ed ivi per ulteriori riferimenti);

5. conclusivamente, va dichiarata l’inammissibilità del ricorso; spese, liquidate in dispositivo,secondo soccombenza.

P.Q.M.

La Corte: dichiara inammissibile il ricorso e condanna l’avvocato [OSCURATO:PERSONA] al pagamento delle spese del giudizio di cassazione liquidate,per ciascun controricorrente, in euro 4.000,00per competenze professionali ed euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso spese generali al 15% ed accessori di legge.

Ai sensi dell'art. 13 comma quater del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell'ulteriore im

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
o la seguente ORDINANZA sul ricorso 26074-2021 proposto da: [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], tutti domiciliati in [OSCURATO:PERSONA] presso [OSCURATO:PERSONA] CASSAZIONE, rappresentati e difesi dall’avvocato [OSCURATO:PERSONA], con diritto di ricevere le comunicazioni all’indirizzo PEC del difensore -ricorrenti - contro [OSCURATO:PERSONA], in persona del Rettore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, [OSCURATO:PERSONA] 18, presso lo studio dell'avvocato [OSCURATO:PERSONA], rappresentata e difesa dall'avvocato [OSCURATO:PERSONA]; -controricorrente - nonché contro [OSCURATO:PERSONA] pubblico impiego R.G.N.26074/2021 Cron. Rep. Ud.23/01/2025 [OSCURATO:PERSONA], in persona del Direttore Generale e legale rappresentante pro tempore, domiciliata in [OSCURATO:PERSONA] presso [OSCURATO:PERSONA] CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato [OSCURATO:PERSONA], con diritto di ricevere le comunicazioni all’indirizzo PEC del difensore -controricorrente - avverso la sentenza n. 295/2021 della CORTE D'APPELLO di FIRENZE, depositata il 08/04/2021 R.G.N. 1008/2019; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 23/01/2025 dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA]: 1. la Corte d’appellodi Firenze, adita con appello principale dagli attuali ricorrenti e con impugnazione incidentale dall’Università di Pisa e dall’[OSCURATO:PERSONA], accogliendo quest’ultima impugnazione ha dichiarato inammissibile le domande proposte dai dipendenti dell’Università in servizio presso l’Azienda ospedaliera perché precluse da precedente giudicato formatosi fra le stesse parti; 2. i ricorrenti, infatti, avevano inizialmente adito il giudice amministrativo edavevano ottenuto, nell’anno 2004 , pronunce del Consiglio di Stato che avevano respinto gli appelli proposti dall’amministrazione avverso le sentenze del [OSCURATO:PERSONA] con le quali era stato riconosciuto il diritto dei dipendenti a percepire l’indennità perequativa di importo tale da consentire l’equiparazione al personale sanitario del 9º e del 10º livello; l’Università aveva dato esecuzione ai giudicati fino al novembre 2006 ed a partire da quella data aveva corrisposto l’indennità nella diversa misura stabilita dalle nuove tabelle adottate con il C.C.N.L. 2005 per il personale del comparto Università; ciò perché era stata nel frattempo costituita l’[OSCURATO:PERSONA] e le parti avevano sottoscritto un accordo con il quale erano stati fissati il nuovo inquadramento nella categoria D3 e la misura dell’indennità; gli attuali ricorrenti avevano, quindi , agito in giudizio per chiedere le indennità perequative nella misura riconosciuta fino al novembre 2006 e le domande erano state respinte dalla Corte d’appello di Firenze con sentenze del marzo e del novembre 2009, passate in giudicato in quanto i ricorsi per cassazione erano stati definiti con pronunce in rito da questa Corte con sentenze nn. 2966/2011 e 10967/2013; il presente giudizio riguarda un’ulteriore iniziativa giudiziaria avviata dai dipendenti i quali, per superare la preclusione derivante dal giudicato, avevano sostenuto che l’azione del precedente giudizio era stata fondata sulle pronunce del giudice amministrativo mentre la nuova domanda era finalizzata ad ottenere l’applicazione delle corrispondenze fissate dalle precedenti tabelle sulla base della normativa contrattuale nonché del «principio dell’unicità del diritto oggettivo nazionale e del diritto a un eguale trattamento lavorativo in presenza di identiche situazioni di fatto e di diritto» (pag. 10 sentenza impugnata); il Tribunale, pur ritenendo infondata l’eccezione di giudicato, ha ritenuto violato il principio di frazionamento della domanda mentre la Corte d’appello, come già anticipato, dopo avere riassunto nei termini sopra indicati la questione controversa, ha ritenuto che l’azione fosse preclusa dal giudicato, sia perché quest’ultimo copre il dedotto ed il deducibile, sia in quanto nel precedente giudizio la parte attrice non si era limitata ad invocare le pronunce del giudice amministrativo,ma aveva fatto specifico riferimento al divieto di reformatio in peiusnonché alla disciplina dettata dalla nuova contrattazione collettiva ed in particolare dalla clausola di salvaguardia; a nche la C orte d’appello, nel ritenere l’efficacia novativa dei nuovi accordi, aveva affermato che proprio detta efficacia aveva fatto venir meno gli effetti del giudicato e aveva anche determinato l’inapplicabilità della garanzia concessa dalla disposizione transitoria dettata dalle parti collettive; 3. il ricorso dei lavoratori domanda la cassazione della sentenza sulla base di due motivi cui resistono con distinti controricorsi, assistiti da memoria,l’Università di Pisa e l’A.O. Pisana. [OSCURATO:PERSONA]: 1.con il primo motivo si denuncia l’omesso esame di fatto decisivo per il giudizio, che i ricorrenti ravvisano nella violazione del principio della domanda e della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato; assumono che la precedente domanda era diretta alla salvaguardia del giudicato amministrativo e, pertanto, non era necessario fornire ulteriori argomentazioni, riferimenti normativi né occorreva assolvere ad oneri probatori; 2.con il secondo motivo si lamenta la violazione dell’art. 132 cod. proc. civ. per motivazione assente o manifestamente contraddittoria; i ricorrenti confusamente argomentano sul contenuto degli scritti difensivi del precedente giudizio e richiamano la sentenza n. 10156/2017 di questa Corte e la successiva pronuncia della Corte d’appello di Firenze che in sede di rinvio aveva escluso l’efficacia novativa dell’accordo (non specificano però se queste pronunce si riferissero alla loro posizione): r ichiamano anche l’altra pronuncia della C orte d’appello di Firenze che era pervenuta alle stesse conclusioni e rilevano che si è in presenza di un overruling; i nvocano poi il principio della parità di trattamento fra i dipendenti e deducono la contraddittorietà della sentenza impugnata; infine, richiamano l’orientamento espresso da questa C orte sulla indennità perequativa; 3. va preliminarmente esaminata l’eccezione d’inammissibilità del ricorso formulata dalle parti controricorrenti e in special modo quella dell’azienda ospedaliera che la fa anzitutto discendere dalla assenza della procura speciale; 4.l’eccezione è fondata; 4.1 il ricorso è,in effetti, inammissibile perché le procure in attirecano la data del 1° ottobre 2019, di molto antecedente a quella della pronuncia impugnatadell’8 aprile 2021 , i cui estremi sono inseriti a penna (“ricorso per cassazione avverso sentenza 295/2021”) in testa alla procura che è, invece, nella sua interezza dattiloscritta e riferita a tutt’altro: segnatamente al giudizio d’appello e ai contenziosi ad esso connessi; in definitiva, manca in attiproprio la procura speciale per il ricorso per cassazione, non essendo bastevole il “ titoletto ” apposto a penna nell’epigrafe dell’atto,essendo sottostante ad esso la procura per esteso, rimasta inalterata nella sua formulazione letterale («deleghiamo a rappresentarci e difenderci in ogni fase e grado, anche in fase di esecuzione e opposizione, del procedimento innanzi alla corte d’appello di Firenze…») che concerne, s’è detto, solo il giudizio dinanzi alla Corte d’appello e quelli connessi; dagli atti di causa non risulta esser stata depositata altra procura e in particolare non la procura speciale , prescritta a pena di inammissibilità dall'art. 365 cod. proc. civ.; 4.2 secondo la costante giurisprudenza di legittimità, «La procura per il ricorso per cassazione, che necessariamente ha carattere speciale dovendo riguardare il particolare giudizio davanti alla Corte di cassazione, è valida solo se rilasciata in data successiva alla sentenza impugnata, rispondendo tale prescrizione all'esigenza, coerente con il principio del giusto processo, di assicurare la certezza giuridica della riferibilità dell'attività svolta dal difensore al titolare della posizione sostanziale controversa»(tra le altre, Cass. n. 5554 del 2011, Cass. n. 19226 del 2014, Cass. n. 58/2016, Cass. n. 1165 del 2022); si è ulteriormente precisato che «E' inammissibile il ricorso percassazione quando la relativa procura speciale è conferita su foglio separato rispetto al ricorso, privo didata successiva al deposito dellasentenza d'appello e senza alcun riferimento al ricorso introduttivo, allasentenza impugnata o al giudizio dicassazione, ossia al consapevole conferimento, da parte del cliente, dell'incarico al difensore per la proposizione del giudizio di legittimità, così risultando incompatibile con il carattere di specialità di questo giudizio»(Cass. n. 4069/2020); ne consegue che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile qualora la procura sia stata conferita a margine dell'atto introduttivo del giudizio di primo grado, ancorché per tutti i gradi del giudizio ovvero, come nella specie, sia stata rilasciata per «il procedimento in nanzi alla corte d’appello per l’impugnativa della sentenza del Tribunale di Pisa n. 504/2018 […]», sia pure con l’inciso «deleghiamo a rappresentarci e difenderci in ogni fase e grado, anche in fase di esecuzione e di opposizione[…] l’avv. [OSCURATO:PERSONA]»; manca del tutto, pertanto, il conferimento del mandato al difensore per la proposizione della odierna impugnazione (artt.83, 365 e 369 cod. proc. civ.); consegue a tanto l'inammissibilità del ricorso in esame per difetto di procura;4.3 l 'esito negativo della questione pregiudiziale, sulla sussistenza del potere rappresentativo speso dal difensore, esime dall'esaminare nel meritoil ricorso ; 4.4 si aggiunga che, quanto alla regolamentazione delle spese, questo giudizio vede come unico soccombente lo stesso difensore ‒e non anche la parte da lui nominata ‒essendo l'atto di conferimento della cd. rappresentanza tecnica, nella specie mancante, elemento indefettibile e indispensabile della fattispecie legale in forza della quale l'esercizio dello ius postulandida parte del legale diviene attività del soggetto da lui assistito, nei cui confronti quella attività non spiega altrimenti, come in questo caso, effetto alcuno; atteso che lo stesso difensore è parte nel processo in ordine alla questione d'inammissibilità del ricorso per mancanza della procura speciale a ricorrere per cassazione, la condanna alle spese va pronunciata a carico del difensore stesso, quale unica controparte del controricorrente nel giudizio di legittimità; tanto, in applicazione del principio già affermato dalle Sez. Un. 10 maggio 2006, n. 10706, secondo il quale «In materia di disciplina delle spese processuali, nel caso di azione o di impugnazione promossa dal difensore senza effettivo conferimento della procura da parte del soggetto nel cui nome egli dichiari di agire nel giudizio o nella fase di giudizio di che trattasi (come nel caso di inesistenza della procura "ad litem" o di procura falsa o rilasciata da soggetto diverso da quello dichiaratamente rappresentato o per processi o fasi di processo diverse da quello per il quale l'atto è speso), l'attività del difensore non riverbera alcun effetto sulla parte e resta attività processuale di cui il legale assume esclusivamente la responsabilità e, conseguentemente, è ammissibile la sua condanna a pagare le spese del giudizio; diversamente, invece, nel caso di invalidità o sopravvenuta inefficacia della procura "ad litem", non è ammissibile la condanna del difensore alle spese del giudizio, in quanto l'attività processuale è provvisoriamente efficace e la procura, benché sia nulla o invalida, è tuttavia idonea a determinare l'instaurazione di un rapporto processuale con la parte rappresentata, che assume la veste di potenziale destinataria delle situazioni derivanti dal processo» (da ultimo Cass. , Sez. 3, n. 29209 del 12/11/2024 ed ivi per ulteriori riferimenti); 5. conclusivamente, va dichiarata l’inammissibilità del ricorso; spese, liquidate in dispositivo,secondo soccombenza. P.Q.M. La Corte: dichiara inammissibile il ricorso e condanna l’avvocato [OSCURATO:PERSONA] al pagamento delle spese del giudizio di cassazione liquidate,per ciascun controricorrente, in euro 4.000,00per competenze professionali ed euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso spese generali al 15% ed accessori di legge. Ai sensi dell'art. 13 comma quater del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell'ulteriore im
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