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CassazionesentenzaSezione 5

Cassazione n. 30655/2024

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a seguente ORDINANZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:SOCIETA]., sedente in [OSCURATO:SOCIETA], in persona del legale rappresentante, con avv. [OSCURATO:PERSONA]; - ricorrente – Contro AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore, rappresentata e difesa ex lege dall’Avvocatura generale dello Stato; - controricorrente – Avverso la sentenza della [OSCURATO:PERSONA] del Lazio, sez. staccata di Latina, n. 5971/39/15 depositata il 13 novembre 2015.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 17 settembre 2024dal consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] 1.L’Agenzia notificava alla contribuente odierna ricorrente avviso di accertamento di maggior imposta anno 2006 conseguente alla rettifica della dichiarazione presentata ed in applicazione dei parametri reddituali previsti per le società di comodo dall’art. 30 l. 724/1994.

La CTP rigettava il ricorso, e la CTR, adìta dalla contribuente in grado d’appello, confermava la sentenza di primo SOCIETA’ [OSCURATO:PERSONA] grado, da cui il ricorso in cassazione della A.T.I., basato su tre motivi.

L’Agenzia resiste con controricorso.

Il ricorrente ha altresì depositato memoria illustrativa. [OSCURATO:PERSONA] 1.Col primo motivo si deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 30, comma 4-bis, l. n. 724/1994, sostenendosi che i giudici del merito non avrebbero valutato la sussistenza di una situazione oggettiva di impossibilità a produrre reddito, costituita dall’inutilizzabilità temporanea dell’immobile di proprietà, soggetto a bonifica amianto, procedendo piuttosto a verificare l’inoperatività “in assoluto” della società ricorrente. 2.Con il secondo motivo si deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 30, comma 1, l. n. 724/1994 e degli artt. 115 e 116, cod. proc. civ., allegando che i giudici di merito non hanno valutato la prova dell’inutilizzabilità dell’immobile (dal 2000 al 2007).

3. Col terzo motivo si deduce violazione e falsa applicazione delle stesse disposizioni di cui al motivo precedente, affermandosi che erroneamente i giudici di merito hanno comunque valutato un’inoperatività in assoluto della società, dal momento che la documentazione dimostrava al contrario un’inutilizzabilità solo temporanea dell’immobile.

4. I motivi, attesa la loro connessione, possono essere esaminati congiuntamente e sono infondati.

Invero l’art. 30 della l. n. 724/1994 stabilisce i parametri per il calcolo dei redditi delle c.d. società di comodo, inoperative e strumentali al mero godimento di beni.

Nella specie le pronunce di merito hanno accertato la sussistenza di un’inoperatività in assoluto.

In effetti è proprio questo il presupposto applicativo della norma.

La società in questione risulta avere come oggetto sociale l’attività di trasporto, ma non risulta avere la disponibilità di personale, né di mezzi di trasporto.

Dalla sentenza d’appello si ricava che nel lungo periodo preso in esame (dal 1990 all’anno 2007) la società ebbe ad emettere (e produrre in giudizio) solo tre fatture, per complessive Lire 4.522.000, tutte risalenti al 1997, il che non fa che confermare l’inoperatività della società e dunque la sussistenza dei presupposti applicativi della disciplina di cui alla l. n. 724/1994.

L’unico bene, come del resto si ricava dalle stesse difese della ricorrente, è costituito appunto dall’immobile che, se non dal 1990, almeno dal 1993 è inagibile per la presenza di amianto.

Alla luce di tutto ciò il fatto che concretamente negli anni 2000- 2007 si siano svolti i lavori di bonifica è irrilevante: senz’altro gli stessi in quel periodo, o in quello diverso della loro durata, come sostiene la ricorrente, avranno reso inutilizzabile il bene, ma l’assenza di qualsiasi struttura imprenditoriale esclude che la società abbia svolto in generale (od in “assoluto”) la propria attività, e dunque essi non ebbero alcuna incidenza concreta sulla stessa, la cui sola effettività attribuisce significato ad una sua temporanea sospensione per fatto oggettivo e dunque l’inapplicabilità dei parametri di cui all’art.30, comma 4-bis., l. cit., invocati nella specie.

Anche l’effettuazione delle opere di bonifica non contraddice l’inoperatività, posto che esse sono coerenti anche con la finalità di mero godimento del bene.

5. Il ricorso merita dunque integrale rigetto, con aggravio di spese in capo alla ricorrente soccombente.

Sussistono i presupposti processuali per dichiarare l'obbligo di versare, ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, nel testo introdotto dall'art. 1, comma 17, della l. 24 dicembre 2012, n. 228, un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, se dovuto.

P. Q. M. La Corte rigetta il ricorso.

Condanna la ricorrente al pagamento delle spese che liquida in € 2.800,00,oltre spese prenotate a debito.

Sussistono i presupposti processuali per dichiarare l'obbligo di versare un ult

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
a seguente ORDINANZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:SOCIETA]., sedente in [OSCURATO:SOCIETA], in persona del legale rappresentante, con avv. [OSCURATO:PERSONA]; - ricorrente – Contro AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore, rappresentata e difesa ex lege dall’Avvocatura generale dello Stato; - controricorrente – Avverso la sentenza della [OSCURATO:PERSONA] del Lazio, sez. staccata di Latina, n. 5971/39/15 depositata il 13 novembre 2015. Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 17 settembre 2024dal consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] 1.L’Agenzia notificava alla contribuente odierna ricorrente avviso di accertamento di maggior imposta anno 2006 conseguente alla rettifica della dichiarazione presentata ed in applicazione dei parametri reddituali previsti per le società di comodo dall’art. 30 l. 724/1994. La CTP rigettava il ricorso, e la CTR, adìta dalla contribuente in grado d’appello, confermava la sentenza di primo SOCIETA’ [OSCURATO:PERSONA] grado, da cui il ricorso in cassazione della A.T.I., basato su tre motivi. L’Agenzia resiste con controricorso. Il ricorrente ha altresì depositato memoria illustrativa. [OSCURATO:PERSONA] 1.Col primo motivo si deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 30, comma 4-bis, l. n. 724/1994, sostenendosi che i giudici del merito non avrebbero valutato la sussistenza di una situazione oggettiva di impossibilità a produrre reddito, costituita dall’inutilizzabilità temporanea dell’immobile di proprietà, soggetto a bonifica amianto, procedendo piuttosto a verificare l’inoperatività “in assoluto” della società ricorrente. 2.Con il secondo motivo si deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 30, comma 1, l. n. 724/1994 e degli artt. 115 e 116, cod. proc. civ., allegando che i giudici di merito non hanno valutato la prova dell’inutilizzabilità dell’immobile (dal 2000 al 2007). 3. Col terzo motivo si deduce violazione e falsa applicazione delle stesse disposizioni di cui al motivo precedente, affermandosi che erroneamente i giudici di merito hanno comunque valutato un’inoperatività in assoluto della società, dal momento che la documentazione dimostrava al contrario un’inutilizzabilità solo temporanea dell’immobile. 4. I motivi, attesa la loro connessione, possono essere esaminati congiuntamente e sono infondati. Invero l’art. 30 della l. n. 724/1994 stabilisce i parametri per il calcolo dei redditi delle c.d. società di comodo, inoperative e strumentali al mero godimento di beni. Nella specie le pronunce di merito hanno accertato la sussistenza di un’inoperatività in assoluto. In effetti è proprio questo il presupposto applicativo della norma. La società in questione risulta avere come oggetto sociale l’attività di trasporto, ma non risulta avere la disponibilità di personale, né di mezzi di trasporto. Dalla sentenza d’appello si ricava che nel lungo periodo preso in esame (dal 1990 all’anno 2007) la società ebbe ad emettere (e produrre in giudizio) solo tre fatture, per complessive Lire 4.522.000, tutte risalenti al 1997, il che non fa che confermare l’inoperatività della società e dunque la sussistenza dei presupposti applicativi della disciplina di cui alla l. n. 724/1994. L’unico bene, come del resto si ricava dalle stesse difese della ricorrente, è costituito appunto dall’immobile che, se non dal 1990, almeno dal 1993 è inagibile per la presenza di amianto. Alla luce di tutto ciò il fatto che concretamente negli anni 2000- 2007 si siano svolti i lavori di bonifica è irrilevante: senz’altro gli stessi in quel periodo, o in quello diverso della loro durata, come sostiene la ricorrente, avranno reso inutilizzabile il bene, ma l’assenza di qualsiasi struttura imprenditoriale esclude che la società abbia svolto in generale (od in “assoluto”) la propria attività, e dunque essi non ebbero alcuna incidenza concreta sulla stessa, la cui sola effettività attribuisce significato ad una sua temporanea sospensione per fatto oggettivo e dunque l’inapplicabilità dei parametri di cui all’art.30, comma 4-bis., l. cit., invocati nella specie. Anche l’effettuazione delle opere di bonifica non contraddice l’inoperatività, posto che esse sono coerenti anche con la finalità di mero godimento del bene. 5. Il ricorso merita dunque integrale rigetto, con aggravio di spese in capo alla ricorrente soccombente. Sussistono i presupposti processuali per dichiarare l'obbligo di versare, ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, nel testo introdotto dall'art. 1, comma 17, della l. 24 dicembre 2012, n. 228, un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, se dovuto. P. Q. M. La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese che liquida in € 2.800,00,oltre spese prenotate a debito. Sussistono i presupposti processuali per dichiarare l'obbligo di versare un ult
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