CassazionesentenzaSezione 5Decisione del 25 maggio 2024
Cassazione n. 20495/2024
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
ha pronunciato la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n.8510/2022 R.G. proposto da : AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del direttore pro tempore , domiciliatosi in ROMA , [OSCURATO:PERSONA] n. 12, presso l'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO (ADS80224030587) che lo rappresenta e difende -ricorrente- [OSCURATO:PERSONA], in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliatosiin [OSCURATO:PERSONA], n. 14, presso lo studio [OSCURATO:PERSONA],rappresentato e difeso dagli avvocati [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:CODICE_FISCALE]), [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:CODICE_FISCALE]) - PEC e [OSCURATO:EMAIL] -controricorrente e ricorrente incidentale- [OSCURATO:PERSONA], in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliatosiin [OSCURATO:PERSONA], n. 14, presso lo studio dell’avvocato [OSCURATO:PERSONA], rappresentato e difeso dagli avvocati [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:CODICE_FISCALE]), [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:CODICE_FISCALE]) – PEC e [OSCURATO:EMAIL] -controricorrente e ricorrente incidentale- avverso la sentenza della [OSCURATO:PERSONA] della Toscanan. 10 65 /2021 depositata i l 29 / 09 /2021 . Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 02/07/2024 dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] 1. [OSCURATO:PERSONA] tributaria regionale della Toscana con la sentenza in epigrafe indicata, accoglieva in parte, limitatamente ai carriponte, l’appello principale e respingeva l’appello incidentale rispettivamente proposti dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di [OSCURATO:PERSONA], quanto all’appello principale, e viceversa quanto all’appello incidentale, ambedue avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Pisa n. 499/2018 di accoglimento parziale del ricorso proposto dal contribuente [OSCURATO:PERSONA] avverso l’avviso di accertamento catastale PI0100 971 notificato il 28.12.2016 con il quale l’[OSCURATO:PERSONA] aveva rettificato la rendita catastale elevandola a euro 175.150,00, con riferimento alla centrale geotermica ubicata nel comune di [OSCURATO:PERSONA] di Cecina (PI) denominata Sasso 2 per la quale aveva presentato una dichiarazione Docfa in data 04/05/2016 proponendo una reddita catastale di euro 17.440,00. 2. Avverso la suddetta sentenza l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione affidato adue motivi, di cui il primo non espressamente veicolato in apposita censura, cui hanno resistito con controricorso, proponendo altresì contestuale ricorso incidentale affidato a tre motivi, [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] (società beneficiaria della scissione parziale di [OSCURATO:PERSONA] con atto del [OSCURATO:DATA_NASCITA]). 3. [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] hannodepositato in data [OSCURATO:DATA_NASCITA] memoria illustrativa ai sensi dell’art. 378 cod. proc. civ. e, in data 20/06/2024, memori a ex art. 380.bis.1 cod. proc. civ. [OSCURATO:PERSONA] 1. In via preliminare deve darsi atto che parte ricorrente incidentale ha depositato una doppia memoria, rispettivamente ai sensi dell’art. 378 cod. proc. civ. e 380 bis.1 cod. proc. civ., nei termini di legge. 1.1. A prescindere dalla erronea rubricazione della prima memoria subart. 378 cod. proc. civ., deve ribadirsi, in continuità con orientamento già espresso da questa Corte, che ambedue le memorie sono ammissibili, atteso che “L'art. 380-bis.1 c.p.c.consente alle parti di depositare le loro memorie non oltre dieci giorni prima dell'adunanza in camera di consiglio, sicché non può intendersi preclusa alla medesima parte, nel rispetto dell'anzidetto termine, la presentazione di più memorie, senza che il deposito di una prima memoria implichi laconsumazione del potere di difesa scritta” (Cass. 31/08/2020, n.18127).Tale duplicazione deve invece essere considerata ai fini della liquidazione delle spese, trattandosi di attività superflua ai sensi dell’art. 92 cod. proc. civ., in quanto unicamente rimessa alla evitabile iniziativa della parte, la quale ben avrebbe potuto depositare una memoria unica. 2. Occorre premettere che gli avvisi di accertamento oggetto del presente giudizio sono stati adottati nel 2016, all'esito di una d.o.c.f.a del contribuente del 2016, e sono, quindi, soggetti alla nuova disciplina introdotta dallaL. n. 208 del 2015, che stabilisce che a decorrere dal 1 gennaio 2016, la determinazione della rendita catastale degli immobili a destinazione speciale e particolare, censibili nelle categorie catastali dei gruppi D ed E, è effettuata, tramite stima diretta, tenendo conto del suolo e delle costruzioni, nonché degli elementi ad essi strutturalmente connessi che ne accrescono la qualità e l'utilità, nei limiti dell'ordinario apprezzamento, precisando che sono esclusi dalla stessa stima diretta macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo. 3. Infondata è la prima censura, non veicolata in apposito motivo, con la quale l’Agenzia delle entrate si duole della motivazione apparente della sentenza impugnata, perché identica ad altre rese in giudizi simili, senza tener conto delle specificità dell’oggetto del giudizio. 3.1. La censura è infondata in quanto in relazione all’oggetto della doglianza dell’appello proposto dall’Agenzia, concernente la valorizzazione, ai fini della determinazione della rendita catastale, dei pozzi di produzione e di reiniezione, il giudice d’appello ha fornito specifica risposta. La censura è respinta. 4. Col secondo motivo di ricorso, in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ., la Agenzia ricorrentededuce la violazione e/o falsa applicazione dell’art.4 e 10 del r.d. 13 aprile 1939 n. 652, dell’art. 1 quinquies del d.l. 31 marzo 2005 n. 44, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 maggio 2005 n. 88, nonché dell’art. 1 comma 244 della legge 190 del 2014. La decisione impugnata sarebbe illegittima nella parte in cui esclude dalla stima i pozzi di estrazione e reiniezione sul presupposto della assimilazione alle miniere. 4.1. Come già rilevato da questa Corte (Cass. 13/03/2023, n. 7322),deve evidenziarsi che, secondo le stesse allegazioni dell'Agenzia delle Entrate, i pozzi geotermici sono parti dell'impianto produttivo, come, del resto, già chiarito recentemente da questa Corte nelle pronunce diCass., Sez. civ. 5, 15/09/2022, n. 27196 (in cui si è , però, fatto applicazione, ratione temporis , della disciplina previgente) eCass., Sez. civ. 6, 20/01/2023 n. 1827. Invero, i pozzi, inseriti in una centrale geotermica non sono funzionali all'attività estrattiva e, pertanto, allo sfruttamento di una miniera, bensì alla produzione di energia elettrica. Risultano, infatti, incontroverse in fatto le modalità di funzionamento di un impianto geotermico: i pozzi geotermici di estrazione hanno la funzione di intercettare, attraverso le fratture degli strati rocciosi, le acque riscaldate e i vapori provenienti dalle sorgenti di calore (ad esempio le risalite magmatiche a basse profondità e/o gli assottigliamenti della crosta terrestre) che salgono verso la superficie. Rileva, altresì, che il vapore erogato dai pozzi viene convogliato in tubazioni, chiamate vapordotti, ed inviato ad azionare una turbina, dove l'energia viene trasformata in energia meccanica di rotazione; l'asse della turbina è collegato al rotore dell'alternatore che, ruotando, trasforma l'energia meccanica in energia elettrica alternata, che viene trasmessa al trasformatore che, a sua volta, innalza il valore della tensione e la immette nella rete di distribuzione. Il vapore in uscita dalla turbina riportato allo stato liquido in un condensatore, ed una torre di raffreddamento consente di raffreddare l'acqua prodotta dalla condensazione del vapore: a questo punto l'acqua fredda viene utilizzata nel condensatore, per abbassare la temperatura del vapore, oppure viene reiniettata nelle rocce profonde grazie ai pozzi di reiniezione, per iniziare un nuovo ciclo produttivo di energia rinnovabile. 4.2. Alla luce di tali premesse si deve concludere che i pozzi geotermici, in quanto impianti funzionali al ciclo produttivo, non rilevano, a decorrere dal 1 gennaio 2016, ai fini della stima catastale, in virtù dellaL. n. 208 del 2016, il cui obiettivo è quello di sottrarre dal carico impositivo del tributo locale il valore delle componenti impiantistiche secondo un criterio distintivo che privilegia la destinazione ad attività produttive dei settori della siderurgia, manifattura, energia indipendentemente dalla natura strutturale e dalla rilevanza dimensionale del manufatto che sia o meno infisso al suolo (in questo sensoCass., Sez. civ. 6, 20/01/2023 n. 1827). Per mera completezza va osservato che la circolare n. 6 del 2012, sebbene richiamata dalla legge di stabilità del 2015, è anteriore rispetto allaL. n. 208 del 2015(legge di stabilità del 2016), per cui, in base ai criteri della successione della legge nel tempo, non è risolutiva nella decisione della questione. 4.3. Pertanto, il dispositivo della sentenza impugnata è corretto, sebbene la stessa presenti un evidente errore di sussunzione del caso concreto, ricondotto erroneamente ad una norma non pertinente e, cioè, al R.D. n. 1572 del 1931, art. 18 mentre i pozzi presenti nella centrale non sono pertinenze di una miniera, ma piuttosto parti inscindibili dell'impianto, alla cui funzione produttiva partecipano. 4.4. Va quindi confermato il principio di diritto già espresso da questa Corte (Cass. 13/03/2023, n.7322), e cioè che in materia catastale, a decorrere dal 1 gennaio 2016, i pozzi geotermici, pur non costituendo pertinenze delle miniere, non rilevano ai fini della determinazione della rendita catastale, in quanto sono parti della centrale, funzionali ed essenziali per la produzione dell'energia elettrica, sicché è applicabile laL. n. 208 del 2015, art. 1, comma 21, che sottrae dal carico impositivo il valore delle componenti impiantistiche, secondo un criterio distintivo che privilegia la destinazione ad attività produttive dei settori della siderurgia, manifattura, energia, indipendentemente dalla natura strutturale e dalla rilevanza dimensionale del manufatto, sia esso o meno infisso al suolo. 4.5. In conclusione, il ricorso principale deve essere rigettato. 5. Con il primo motivo di ricorso incidentale, in relazione all’art. 360, primo comma, n. 4, cod. proc. civ., le società ricorrenti in via incidentale deduconola nullità della sentenza impugnata per violazione dell’art. 324 cod. proc. civ. e dell’art. 2909 c od. c iv. per intervenuto giudicato interno. 5.1. La parte della decisione di prime cure relativa ai “carriponte” non sarebbe stata difatti oggetto di motivo di appello. 5.2. I nvero, dal tenore complessivo dell’atto di appello dell’amministrazione finanziaria, come ricostruito nel ricorso principale, si deve effettivamente ritenere che nessun motivo di impugnazione era stato proposto con riferimento ai carriponte, sicché si era formato il giudicato interno con riferimento all’illegittima valorizzazione ai fini catastali dei predetti impianti, essendo preclusa ogni pronunzia su tale questione in sede di gravame;peraltro, l’Amministrazione finanziaria ha rilevato in ricorso(alla pagina 4) di non insistere su tale questione dell’originaria pretesa in ragione dell’esclusione dei carriponte dalla valutazione ai fini catastali in forza del tenore della summenzionata circolare n. 2/E del 2016, proprio ammettendo di non aver proposto impugnazione della sentenza di primo grado sfavorevole sul punto. 5.3.- In disparte la formazione del giudicato interno, l’estraneità dei carriponte alla determinazione del valore venale per il computo della rendita da attribuire alla centrale geotermica deriva comunque dalla previsione dell'art. 1, comma 21, della legge 28 dicembre 2015, n. 208. 5.4.- La censura è quindi accolta e la sentenza impugnata va cassata in parte qua senza rinvio, ex art. 382 cod.proc. c iv ., perché il giudizio non poteva essere proseguito in relazione ai carriponte. 6. Con il secondomotivo di ricorso incidentale, in relazione all’art. 360, primo comma, n. 4, cod. proc. civ., le società ricorrenti in via incidentale deducono la nullità della sentenza impugnata per violazione dell’art. 112 cod. proc. civ.per vizio di ultrapetizione. 6.1. La sentenza impugnata si sarebbe pronunciata in assenza di domanda sul tema della necessità di includere i vapordotti, gli alternatori ed i trasformatori da parte della Agenzia ai fini del calcolo della stima, sebbene non fossero oggetto di discussione, poiché neanche nel ricorso introduttivo ne era stata contestata la valorizzazione. 6.2. Tale censura è inammissibile per difetto di interesse, in quanto le stesse Società affermano di non aver mai contestato la valorizzazione, ai fini catastali, di tali elementiche risultano contenuti nell’avviso di accertamento, come emerge dalla sentenza impugnata; il che esclude quindi la sussistenza di un interesse giuridicamente rilevante a proporre la suddetta censura riguardo alla sentenza d'appello. 7. Con il terzo motivo di ricorso incidentale , in relazione all’art. 360, primo comma, n. 4, cod. proc. civ., le società ricorrenti in via incidentale deducono la nullità della sentenza impugnata per violazione dell’art. 115 cod. proc. civ. 7.1. La sentenza di appello, nel valutare la stima del valore in relazione anche al deprezzamento per vetustà, non si sarebbe pronunciata sulla CTU alla quale con i motivi di appello le società facevano integrale rinvio. 7.2. Come già affermato da questa Corte in analoghe decisioni (Cass. 29/04/2024, n.11329) tale motivo è da ritenereinammissibile. 7.3. In primo luogo deve rilevarsi come le ricorrenti incidentali stiano chiedendo, in sostanza, una non consentita rivalutazione del merito. 7.4. Nella fattispecie in esame, i giudici del gravame hanno preso in considerazione tutte le circostanze di fatto rilevanti, motivando come segue: "Anche il motivo di appello incidentale concernente l'erronea stima dei costi e l’erronea determinazione del deprezzamento per vetustà dei beni de quibus deve essere disatteso .... nelle proprie difese la contribuente si è limitata a considerazioni astrattesenza specificare quale dovrebbe essere la concreta quantificazione dei costi e del deprezzamento da contrapporre a quella eseguita dall'Ufficio". A fronte di tale motivazione, le ricorrenti incidentali, pur prospettando la violazione dell'art. 115 cod. proc. civ., hanno fondamentalmente contestato la valutazione dei giudici di merito in ordine alla genericità delle loro argomentazioni difensive. 7.5. Al contrario, in tema di ricorso per cassazione, per dedurre la violazione dell'art. 115 cod. proc. civ., occorre denunciare che il giudice, in contraddizione espressa o implicita con la prescrizione della norma, abbia posto a fondamento della decisione prove non introdotte dalle parti, ma disposte di sua iniziativa fuori dei poteri officiosi riconosciutigli, salvo il dovere di considerare i fatti non contestati e la possibilità di ricorrere al notorio (cfr. Cass. Sez. U. n. 20867 del 30/09/2020, Sez. U.n. 15486 del 22/6/2017 in motivazione; Cass. n. 11892 del 10/5/2016). Deve, inoltre, ricordarsi che, in linea di principio, la violazione degli artt. 115 e 116 cod. proc. civ. è apprezzabile, in sede di ricorso per cassazione, nei limiti del vizio di motivazione di cui all'art. 360, comma 1, n. 5, cod. proc. civ. (tra le varie, Cass. n. 23940 del 12/10/2017; Cass. n. 24434 del 30/11/2016), dovendosi peraltro ribadire che, in relazione al nuovo testo di questa norma, qualora il giudice abbia preso in considerazione il fatto storico rilevante, l'omesso esame di elementi probatori non integra, di per sé, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo (Cass., Sez.U. n. 8053 del 7/04/2014). 7.6. Più precisamente l'art. 115 cod.proc. civ. impone di porre a fondamento della decisione del giudice le prove dedotte ed i fatti pacifici. Tuttavia, la conformità della sentenza al modello di cui all'art. 132, n. 4, cod. proc. civ. e l'osservanza degli artt. 115 e 116 cod. proc. civ. non richiedono che il giudice del merito dia conto di tutte le prove dedotte o comunque acquisite e di tutte le tesi prospettate dalle parti, essendo invece sufficiente e necessario che egli esponga in maniera concisa gli elementi in fatto e in diritto posti a fondamento della sua decisione (Cass., Sez. 3, 28/10/2009, n. 22801; cfr. anche Cass. n. 13485 del 13/06/2014, Cass. n. 16499 del 15/07/2009, secondo cui, in tema di prova, spetta in via esclusiva al giudice di merito il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di assumere e valutare le prove, di controllarne l'attendibilità e la concludenza, di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad esse sottesi, assegnando prevalenza all'uno o all'altro dei mezzi di prova acquisiti, nonché la facoltà di escludere anche attraverso un giudizio implicito la rilevanza di una prova, dovendosi ritenere, a tal proposito, che egli non sia tenuto ad esplicitare, per ogni mezzo istruttorio, le ragioni per cui lo ritenga irrilevante ovvero ad enunciare specificamente che la controversia può essere decisa senza necessità di ulteriori acquisizioni). 7.7. Peraltro, la perizia invocata non costituisce una prova in senso tecnico, ma piuttosto il veicolo di una serie di argomentazioni tecniche per contrastare la quantificazione fatta dall'Ufficio (v. in proposito Cass., 9/04/2021, n. 9483, secondo cui la consulenza di parte, ancorché confermata sotto il vincolo del giuramento, costituisce una semplice allegazione difensiva di carattere tecnico, priva di autonomo valore probatorio, con la conseguenza che il giudice di merito, ove di contrario avviso, non è tenuto ad analizzarne e a confutarne il contenuto, quando ponga a base del proprio convincimento considerazioni con esso incompatibili). 7.8. Trattandosi di sostanziale richiesta di rivalutazione del merito, deve dunque concludersi per la inammissibilità del motivo. 8. In conclusione, il ricorso principale deve essere respinto ed il ricorso incidentale va accolto, con cassazione senza rinvio ai sensi dell’art. 382 u.c. cod. proc. civ.,limitatamente al primo motivo, mentre nel resto il ricorso incidentale è rigettato. 9. Le spese di lite vanno integralmente compensate, stante la sostanziale reciproca soccombenza. 10. L'obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, ai sensi delD.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater (introdotto dallaL. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17), nei casi di impugnazione respinta integralmente o dichiarata inammissibile o improcedibile, non può trovare applicazione nei confronti delle Amministrazioni dello Stato che, mediante il meccanismo della prenotazione a debito, sono esentate dal pagamento delle imposte e tasse che gravano sul processo (tra le tante:Cass., Sez. civ. 5, 28 gennaio 2022, n. 2615). P.Q.M. La Corte rigetta il ricorsoprincipale, accoglie il primo moti