CassazionesentenzaSezione 7
Cassazione n. 20310/2023
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
a seguente ORDINANZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso l'ordinanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA] della CORTE ASSISE APPELLO di NAPOLIdato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]; [OSCURATO:PERSONA] E CONISIDEFtATO IN DIRITTO Considerato che [OSCURATO:PERSONA] ricorre per cassazione avverso l'ordinanza in preambolo, con la quale la Corte di assise di appello di Napoli, in funzione di giudice dell'esecuzione, ha rigettato le istanze intese a ottenere la «revoca o commutazione ovvero la rideterminazione della pena dell'ergastolo» inflitta con sentenza della stessa Corte di assise di appello in data 23 gennaio 2015, irrevocabile 1'11 febbraio 2016, in quella di trent'anni di reclusione, e deduce - con un unico e articolato motivo - violazione di legge e vizio cli motivazione per contrasto della pena stessa con l'art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell'Uomo (CEDU); ritenuto che il ricorso prospetta enunciati ermeneutici in palese contrasto con la consolidata giurisprudenza di questa Corte, anche recentemente ribadita, secondo cui «È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 22 cod. pen., per contrasto con l'art. 27, comma terzo, Cost., in relazione all'art. 3 CEDU, nella parte in cui prevede l'applicazione dell'ergastolo, pena di natura perpetua, in ragione della connotazione polifunzionale della sanzione, comprensiva delle finalità di prevenzione, generale e speciale, nonchè di difesa e di rieducazione sociale, e della previsione di una disciplina di esecuzione della pena che consente di escluderne in concreto la perpetuità» (Sez. 1, n. 28579 del 17/03/2022, Caputo, Rv. 283510); rilevato, dunque, che alle richiamate coordinate ermeneutiche si è correttamente attenuta l'ordinanza impugnata, mentre il ricorso si è limitato ad affermare e reiterare in termini assertivi il carattere degradante e la contrarietà alla dignità umana della perpetuità dell'ergastolo, senza prendere in esame la posizione esecutiva del proponente, senza addurre l'eventuale formulazione da parte sua di istanze in tesi respinte e senza addurre l'impossibilità di conseguire concretamente la liberazione condizionale, sicché la critica difensiva, pertanto, si è risolta in prospettazioni aspecifiche, non supportate con elementi giuridicamente argomentati e non sorrette da argomenti logicamente persuasivi; rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e - per i profili di colpa connessi all'irritualità dell'impugnazione (Corte cost. n. 186 del 2000) - di una somma in favore della Cassa delle ammende che si stima equo determinare, in rapporto alle questioni dedotte, in euro tremila; r P.Q.M. Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Cos