CassazionesentenzaSezione 2Decisione del 31 marzo 1988
Cassazione n. 37826/2025
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
ciato la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso la sentenza del 27/10/2023 della Corte d'appello di Roma. Visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; udita la relazione svolta dal [OSCURATO:PERSONA]; udito il [OSCURATO:PERSONA] Procuratore generale,[OSCURATO:PERSONA], che ha concluso per il rigetto del ricorso;sentito il difensore di [OSCURATO:PERSONA] , Avv. [OSCURATO:PERSONA], che, richiamando le due memorie inviate telematicamente , ha concluso per l’accoglimento del ricorsoe l'annullamento della sentenza con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Roma. [OSCURATO:PERSONA] 1.La Sesta sezione penale della Corte di c assazione , il 29 settembre 2022, annullava la sentenza della Corte d'appello di Roma del 5 aprile 2022, ritenendo che non fossero state analizzate tutte le questioni devolute ; la Cassazione rilevavache , poiché era stata confermata la confisca di un immobile intestato a [OSCURATO:PERSONA] (assolto in primo grado per il reato di riciclaggio ) la risoluzione delle questioniproposto con l’appello era necessaria per valutare la legittimità del vincolo . Decidendo in sede di rinvio la Corte di appello,con sentenza del 27 ottobre 2023: (a) riteneva infondate le questioni proposte con riguardo alla competenza territoriale ed alla riqualificazione da truffa in peculato dell'imputazione elevata nei confronti di [OSCURATO:PERSONA] (deceduta nel corso del primogiudizio di appello); (b) confermava la sussistenza del reato posto fondamento dell'atto ablatorio,ritenendo che ci fossero elementi idonei a ritenere che [OSCURATO:PERSONA] C anni - nonostante fosse deceduta - avesse consumato il peculato e che il denaro utilizzato per l'acquisto dell'immobile intestato al figlioDavide [OSCURATO:PERSONA] fosse aggredibile come profittocon lo strumento della confisca o bbligatoria “ diretta ” ; la Corte riteneva infatti che non si versasse in un caso di confisca “ per equivalente”,nulla rilevando che nel provvedimento di sequestro preventivo e in quelli del riesame della Cassazione,emessi nell'ambito dell'incidente cautelare , il vincolo reale, fosse stato qualificat o come confisca per equivalente ; (c) preso atto sia della morte di [OSCURATO:PERSONA] C anni , imputata per il delitto di peculatoche dell'assoluzione di [OSCURATO:PERSONA] per il delitto di riciclaggio , l a Corte riteneva legittima la confisca dell'immobile intestato al [OSCURATO:PERSONA] ritenendolo “profitto diretto”del reato di peculato commesso dalla [OSCURATO:PERSONA] , dunque aggredibile con la misura di sicurezza della confisca anche dopo la morte dell'imputata. 2. Contro tale sentenza ricorreva il difensore di [OSCURATO:PERSONA] che deduceva: 2.1. violazione di legge(artt. 178 e ss. e 516 e ss , cod. proc. pen.) e vizio di motivazione: in primo grado sarebbe stata omessa la notifica del verbale di “modifica dell'imputazione” all'imputata [OSCURATO:PERSONA], non presente in aula ” ; la illegittimità della condanna di primo grado impedirebbe l’accertamento del reato e,quindi, l’applicazione della confisca-misura di sicurezza; 2.2.violazione di legge e vizio di motivazione: contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte d'appello il bene confiscato sarebbe stato sequestrato “ per equivalente”dato che il profitto del peculato della C anni era stato quantificato nella somma di 380.415,84e che una parte di tale importo era stato vincolato attraverso l’apprensione del denaro giacente sui libretti postali dell’imputata deceduta, mentre,per altra parte , ovvero fino alla concorrenza della somma di 147.000 euro, era stata ordinata la confisca dell'immobile intestato a [OSCURATO:PERSONA], figlio della [OSCURATO:PERSONA], imputato per il delitto di riciclaggio dal quale era stato assolto in primo grado;si allegava che si trattava di un vincolo disposto “per equivalente”in quanto non si verterebbe in un caso an a logo quello trattato dalle Sezioni unite nel caso “M iragliotta ” in cui era evidente il collegamento causale “diretto”tra il provento del reato e l’acquisto d ell’ immobile ; la natura di confisca per equivalente del vincolo trov erebbe conferma anche nei provvedimentidel Tribunale per il riesame e nel decreto di sequestro preventivo. Si ribadiva,inoltre, che il [OSCURATO:PERSONA] sarebbe “ terzo ” in quanto , con la assoluzione per il reato di riciclaggio,ne sarebbe stata accertata la buona fede , il che impedirebbe di considerarlo coinvolto nel peculato contestato alla madre deceduta; 2.3.violazione di legge (art. 578-bis cod. pr o c. pen.) e vizio di motivazione : ribadita la natura di confisca per equivalente della confiscanon avrebbe potuto applicarsi l’art. 578-bis cod. proc. pen. , introdotto nel 2018 , a condotte di peculatorisalenti a l f ebbraio 2015 ; 2.4. violazione di legge (art. 8 e ss.cod. proc. pen.) e vizio di motivazione in ordine alla competenza territoriale: il riciclaggio si sarebbe consumato nel momento dell'acquisto dell’immobile confiscato e non quando la [OSCURATO:PERSONA] aveva depositato i proventi del peculato sul proprio conto corrente; 2.5. violazione di legge (art. 581 cod. proc. pen.) e vizio di motivazione in ordine alla qualificazione giuridica del reato contestato alla [OSCURATO:PERSONA], che avrebbe dovuto essere inquadrato come truffa,tenuto conto dell'emersione di artifici e raggiri nei confronti dei titolari dei buoni postali ( che la stessa faceva monetizzare per intascare la differenza del cambio euro-lira); 2.6. violazione di legge e vizio di motivazione: l'art.578-bis cod. proc. pen. non avrebbe potuto essere applicato nel caso di “morte” dell’imputato, dato che le cause di estinzione rilevanti previste dalla norma erano solo l' ” amnistia ” e la “prescrizione”. [OSCURATO:PERSONA] 1.Il ricorso è fondato e, pertanto, deve essere accoltonei termini che di seguito si esporranno. 1.1.La Sesta sezione penale della Corte di Cassazione con sentenza del 29 settembre 2022 ha annullato la sentenza della Corte di a ppello del 5 aprile 2022 rilevando « come i principi affermati in relazione alla possibilità di confermare la confisca anche in relazione ad un reato estinto per prescrizione non paiono esattamente sovrapponibili al caso di specie; dalla stessa sentenza emessa in camera di consiglio emerge chiaramente che, al momento della decisione, l'imputato era già deceduta, sicché non è nemmeno chiaro come sia stato celebrato il giudizio di appello, come la Corte abbia costituito le parti, come e da chi siano state formulate le conclusioni come si sia proseguito il rapporto processuale fino al momento della decisione». La Cassazione altresì affermato che la sentenza in allora annullata non si confrontava con i motivi di appello e non chiariva come le prerogative difensive fossero state garantite e «confermava in modo viziato la statuizione della confisca». Tale mandato individua il perimetro della cognizione del giudice di rinvio e non può essere messo in discussione da questo Collegio. 1.2. Tanto premesso sono infondati sia il primo motivo, con il quale si contesta il mancato rispetto della procedura prevista dall'ar t. 516 del codice di diritto per la modifica dell'imputazione, effettuata nel corso dell'udienza dibattimentale cui non era presente l'imputata [OSCURATO:PERSONA], sia il quinto motivo con il quale si contesta la legittimità della qualifica della condotta ascritta alla [OSCURATO:PERSONA] come “peculato”piuttosto che “truffa”. La Corte d'appello ha legittimamente rilevato che nel caso in esame non si è proceduto ad una “modifica dell'imputazione”, essendo la condotta contestata rimasta identica, ma si è semplicemente attribuita alla stessa una diversa qualificazione giuridica(pagg. 7 ed 8 della sentenza impugnata). Il potere di assegnare alla condotta contestata una diversa qualificazioneè unaprerogativa del g iudice che procede e , non incidendo sulla “ descrizione del fatto”, ma solo sulla sua legittima collocazione tra le fattispecie penalmente rilevanti della condotta descritta nel c apo di accusa , non integra una modifica dell'imputazione, sicché a tale operazione non deve essere applicato lo statuto che il codice di rito riservaalla modifica dell'imputazione. Si riafferma infatti che, il giudice può dare alla condotta una diversa qualificazione giuridica a condizione che il fatto storico addebitato rimanga identico, in riferimento al triplice elemento della condotta, dell'evento e dell'elemento psicologico dell'autore (ex multisSez. 3, n. 19118 del 18/03/2008, D., Rv. 239873 – 01 ; Sez. 2, n. 16827 del 07/03/2019, Furiassi, Rv. 276210 - Con riferimento al caso in esame ed alla correttezza della riqualifica , censuratacon il quinto motivo di ricorso, il c ollegio , da un lato , rileva che ai fini del thema decidendumovvero la legittimità della confisca, l'inquadramento della condottacontestata a [OSCURATO:PERSONA] come truffa piuttosto che peculato non ha un rilievo decisivo, tenuto conto che, anche qualora la condotta fosse stata qualificata come truffa, i proventi di tale reato sarebbero stati comunque aggredibili ai sensi dell'art. 640-quater cod. pen. Ciò detto, il Collegio ritiene che la valutazione effettuata dalla Corte d'appello in ordine alla correttezza di tale qualificazione sia corretta, tenuto conto del ruolo rivestito dalla [OSCURATO:PERSONA], d ipendente delle [OSCURATO:PERSONA] addetta al servizio che si occupava degli investimenti che, nel far apparire come consegnata la somma relativa allo sconto di buoni fruttiferi postali emessi in epoca remota, approfittando anche del cambio euro-lire si appropriava della somma pari alla differenza tra quanto corrisposto e quanto effettivamente dovuto. Sul punto il collegio ribadisce che l 'attività di raccolta del risparmio postale, specificamente e autonomamente contemplata dall'art. 2, comma primo, lett. b), d.P.R. n. 144 del 2002 - effettuata per conto della [OSCURATO:PERSONA] e prestiti, attraverso libretti di risparmio postale e buoni postali fruttiferi - riveste natura pubblicistica. Ne consegue che il dipendente di [OSCURATO:PERSONA] s.p.a. quando si appropria di somme di denaro afferenti al risparmio postale (libretti postali e buoni fruttiferi postali) riveste la qualità di incaricato di pubblico servizio e pertanto risponde del reato di peculato e non di quello di appropriazione indebita (tra le altre: Sez. 6, n. 14227 del 13/01/2017, Spataro, Rv. 269481 -01). 1.3. Anche il quarto motivo di ricorso,con il quale si contesta la correttezza della competenza territoriale,non è fondato. Correttamente la Corte d'appello ha ritenuto che il riciclaggio in origine contestato al ricorrente [OSCURATO:PERSONA] fosse stato consumato n el territorio ricadente sotto la competenza del Tribunale di Cassino, atteso che le somme di provenienza illecita risultavano depositate su un conto corrente cointestato alla Cannie al [OSCURATO:PERSONA] presso l'ufficio postale di [OSCURATO:PERSONA] . In punto di competenza territoriale, in relazione al reato di riciclaggio il Collegio riafferma che il delitto non può che consumarsi nel momento in cui si realizza l'effetto dissimulatorio ottenib ile anche con il trasferimento del denaro su vari conti correnti postali e libretti di risparmio. Si ribadisce, al riguardo , che il delitto di riciclaggio è a forma libera e potenzialmente a consumazione prolungata, attuabile anche con modalità frammentarie e progressive, sicché è integrato da qualsiasi prelievo o trasferimento di fondi successivo a precedenti versamenti, ed anche dal mero trasferimento di denaro di provenienza delittuosa da un conto corrente bancario ad un altro diversamente intestato, ed acceso presso un differente istituto di credito (Sez. 2, n. 10939 del 12/01/2024, Di, Rv. 286140 – 01 ; Sez. 2, n. 546 del 07/01/2011, Berruti, Rv. 249446 -01) 1.4. Ciò detto, il Collegio rileva che i l mandato rescindente , affidato dalla Sesta sezione penale della cassazione alla Corte di appello di Roma non risulta adeguatamente adempiuto in relazione agli altri punti devoluti ed, in particolare a quello relativ o alle ragioni che hanno sostenuto la conferma della confisca dell’immobile intestato alDe [OSCURATO:PERSONA]. Si ritengono, pertanto, fondati il secondo, il terzo ed il sesto motivo di ricorso con i quali si deduce, sotto diversi profili,la violazione dello statuto della c.d. “confisca senza condanna”. La Corte di appello ha infatti affermato che l'immobile intestato al [OSCURATO:PERSONA] fosse stato acquistato con i proventi dei reat i di pe c ula to consumati dalla [OSCURATO:PERSONA] e, quindi, ha ritenuto che l'immobile in questione fosse senz'altro «riferibile» alla deceduta « essendo inequivoco » che la provenienza del denaro utilizzato per l'acquisto fosse quello illecitamente lucrato con le attività illecite di peculato(pag. 16 della sentenza impugnata). Tale affermazione risulta apodittica e non adeguatamente dimostrata ; la stessa, peraltro, non trova conferma nella qualifica assegnata al vincolo dell'immobile nel corso dell'incidente cautelare quando il sequestro prodromico alla confisca contestata venivapacificamente definito “per equivalente”. Per quanto sia legittima la riqualifica di un vincolo da parte del giudiceche procede (Sez. 3, n. 16576 del 01/03/2023, Magnanensi, Rv. 284494 - 02) , il nuovo inquadramentodeve essere adeguatamente giustificato. Nel caso in esame non è stato dimostrato che il denaro utilizzato per l'acquisto dell'immobile intestato al [OSCURATO:PERSONA] fosse stato acquistatoproprio con il denaro profitto delle condotte di peculato anche tenuto conto del fatto che la [OSCURATO:PERSONA], svolgendo una regolare attività lavorativa , disponeva sicuramente anche di denaro di provenienza lecita. La sommaria riqualifica del vincolo come confisca “diretta”piuttosto che “per equivalente”ha condotto la Corte di appello a non confrontarsi con la consolidata giurisprudenza di legittimità secondo cui: -la disposizione di cui all'art. 578-bis cod. proc. pen., introdotta dall'art. 6, comma 4, d.lgs. 1marzo 2018, n. 21, ha, con riguardo alla confisca per equivalente e alle forme di confisca che presentino comunque una componente sanzionatoria, natura anche sostanziale e, pertanto, è inapplicabile in relazione ai fatti posti in essere prima della sua entrata in vigore (Sez. U, n. 4145 del 29/09/2022, dep. 2023, Esposito, Rv. 284209 -01); - l a morte dell'imputato sopravvenuta alla sentenza di condanna non consente al giudice d'appello o alla Corte di cassazione di decidere sull'impugnazione ai soli effetti della confisca (nella specie, per equivalente), atteso che l'art. 578-bis cod. proc. pen. non contempla tale specifica causa di estinzione del reato (Sez. 3, n. 33429 del 04/03/2021, Ubi, Rv. 282477 -02). 1.5. La sentenza impugnata deve essere pertanto annullata con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Roma affinché la stessa, adempiendo integralmente al mandato rescindente, chiarisca quale sia la natura della confisca del bene immobile intestato al ricorrente del Benedettiidentificando l'origine del denaro utilizzato per il suo acquisto. P.Q.M Annulla la sentenza impugnata con rinvio per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di appel