CassazionesentenzaSezione 1
Cassazione n. 03999/2025
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
e ha pronunciato la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n. R.G.27694 a nno 20 20 proposto da: [OSCURATO:PERSONA] S.r.l. rappresentata e difesa congiuntamente dall'avvocato [OSCURATO:PERSONA] e dall'avvocato [OSCURATO:PERSONA] D e G iosa giusta mandato in calce al ricorso e con gli stessi elettivamente domiciliata in Roma alla via [OSCURATO:PERSONA] belli n. 36 presso lo studio dell'avvocato [OSCURATO:PERSONA]; ricorrente contro [OSCURATO:PERSONA] di S istema P ortuale del M are Adriatico M eridionale rappresentata e difesa dall'Avvocatura Generale dello Stato ed ivi domiciliata in Roma via dei Portoghesi n 12; controricorrente avverso l a sentenza d ella Corte di appello di Lecce n . 1318 / 2019 pubblicata il 05/02/2020 non notificata. Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del21/11/2024 dal consigliere relatore [OSCURATO:PERSONA]. Sez. I–RG 27694/2020 camera di consiglio [OSCURATO:PERSONA] 1. Con atto di citazione [OSCURATO:PERSONA] S . r . l . proponeva dinanzi al T ribunale di Brindisi opposizione all'atto di ingiunzione del [OSCURATO:DATA_NASCITA]emesso ai sensi del R.D. n. 639 del 14/04/1910 e successive modif,con cui l'autorità portuale di Brindisi le aveva intimato, nella sua qualità di agente raccomandatario marittimo rappresentante fiscale della compagnia armatoriale [OSCURATO:PERSONA], il pagamento della somma di euro 301.414,36a titolo di riscossione delle tariffe dovute e non corrisposte per la fornitura dei servizi portuali ad uso indivisibile e indifferenziato eseguita in favore dei passeggeri e dei mezzi in transito nel porto di Brindisi. Con l'opposizione si eccepiva la carenza in capo all'[OSCURATO:PERSONA] portuale di Brindisi della capacità impositiva e del potere di emanare le ordinanze di determinazione delle tariffe;l'erronea applicazione dell'articolo 13 della legge n. 84 /1 994 ; l'inammissibilità del ricorso alla procedura disciplinata dal R.D. n. 639 / 1 910, prevista solo per la riscossione dei tributi , ma non per lo svolgimento di servizi di interesse generale; l a genericità ed incompletezza delle fatture poste a base dell'ingiunzione. [OSCURATO:PERSONA] chiedeva, inoltre, in via riconvenzionale, la ripetizione dell'indebito pagamento della somma complessiva di euro 801.201,38 corrisposta all'autorità portuale a titolo di tariffe passeggeri, auto e TIR per lo svolgimento di servizi di interesse generale. Il Tribunale di Brindisi accoglieva parzialmente l'opposizione e annullava l'ingiunzione limitatamente all'importo eccedente la somma di euro 52.658,86, ritenendo incompleta la prova del credito, rigettando la domanda riconvenzionale e Sez. I–RG 27694/2020 camera di consiglio compensando le spese processuali. Avverso detta sentenza proponeva appello l'[OSCURATO:PERSONA] di [OSCURATO:PERSONA] del [OSCURATO:PERSONA], già autorità portuale di Brindisi. In particolare, veniva contestata l'erroneità della sentenza di primo grado, nella parte in cui aveva accolto parzialmente l'opposizione , r itenendo assolto solo in parte l'onere probatorio gravante sull'[OSCURATO:PERSONA] di Brindisi. La Corte di appello di Lecce a ccoglieva il gravame e per l'effetto rigettava l'opposizione all'ordinanza ingiunzione emessa, ritenendo che “ l’omessa produzione integrale delle fatture è stata erroneamente interpretata dal primo giudice come mancanza di prova (di una parte)del diritto ad ottenere il pagamento delle somme di cui all'ingiunzione; è evidente, per contro, che il credito non sorga dalla fatturazione, la quale dello stesso credito costituisce mero indizio; l'obbligazione tributaria, per la sua stessa natura, sorge per il mero fatto del transito e prescinde dalla qualità dei servizi generali effettivamente erogati. I dati del trafficodi passeggeri e mezzi utilizzati dall'autorità portuale per quantificare l'ingiunzione non sono stati contestati né smentiti da [OSCURATO:PERSONA] s.r.l. e dunque devono ritenersi idonei e sufficienti ex art. 115 c.p.c. in combinazione con le tariffe imposte dall'ordinanza numero 4/2009 ad esprimere un giudizio di correttezza quantitativa della pretesa tributaria, calcolata mediante la mera operazione matematica di moltiplicazione delle tariffe per il numero di passeggeri e mezzi in transito”. La sentenz a veniva impugnat a da lla società [OSCURATO:PERSONA] s.r.l., con ricorso per cassazione, affidato a due motivi, cui ha resistito con controricorso l’[OSCURATO:PERSONA] di [OSCURATO:PERSONA]. I–RG 27694/2020 camera di consiglio Portuale del [OSCURATO:PERSONA] che ha, altresì , depositato memorie. [OSCURATO:PERSONA] 1. Con il primo motivo di ricorso si d educe la violazione e /o falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.. La ricorrente contesta il mancato assolvimento da parte dell’Amministrazione dell’onere su di lei incombente diprovare il credito e l’esatto ammontare dello stesso, avendo omesso di produrre fatture e dati del traffico. Con il secondo motivo si eccepisce la violazione degli artt. 552 e 598 cod. nav. in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.. La sentenza sarebbe errata per non avere la Corte territoriale dichiarato la decadenza dell'autorità portuale dal vantato diritto privilegiato che solo per tale motivo consente l'applicazione in capo all'agente marittimo del vincolo di solidarietà con l'armatore straniero per le spese portuali assunte suo tramite per le navirappresentate. Ad avviso d ella società ricorrente, trattandosi di questioni di decadenza della parte dal dirittoche intenderebbe far valere, la stessa, costituendo un'eccezione di natura processuale, sarebbe rilevabile anche d'ufficio, essendo sottratta alla disponibilità delle parti. Il primo motivo è inammissibile. Orbene, il ricorso per cassazione deve contenere, invero, a pena di inammissibilità, l'esposizione dei motivi per i quali si richiede la cassazione della sentenza impugnata, aventi i requisiti della specificità, completezza e riferibilità alla decisione impugnata (Cass., 25/02/2004, n. 3741; Cass., 23/03/2005, n. 6219; Cass., 17/07/2007, n. 15952; Cass., 19/08/2009, n. 18421; Cass. 24/02/2020, n. 4905). [OSCURATO:PERSONA]. I–RG 27694/2020 camera di consiglio particolare, è necessario che venga contestata specificamente, a pena di inammissibilità, la «ratio decidendi» posta a fondamento della pronuncia oggetto di impugnazione (Cass., 10/08/2017, n. 19989). Nel caso di specie, il motivo non si confronta con la ratio decidendidel giudice di merito che ha ritenuto assolto l’onere della prova sulla scorta del principio di non contestazione. Tale profilo motivatorio non viene specificamente aggredito dalla censura che si limita acontestare che l’amministrazione non ha provveduto a depositare le fatture comprovanti l’effettuazione delle prestazioni richieste in sede ingiuntiva. Su tale punto la sentenza impugnata ritiene, da un lato , non rilevanti a livello probatorio le fatture e, dall’altro , provati i dati del traffico passeggeri e mezzi utilizzati per l’emissione dell’ingiunzione in quanto mai contestati, avendo limitato le proprie difese alla inadeguatezza dei servizi di interesse generale di cui all’art. 6,comma 1, lett. b) e c) della legge n. 84/94 non avendo mai riguardato “i dati relativi al traffico dei passeggeri e dei veicoli, sulla base dei quali andavano calcolate le somme dovute”. Anche il secondo motivo è inammissibile. Tale eccezione non risulta essere mai stata dedotta in sede di merito e segnatamente nel giudizio di primo grado; pertanto, la questione della violazione delle norme indicate non è mai stata fatta oggetto di discussione in sede di merito, non risultando né nella sentenza di primo grado, né in quella impugnata. Al riguardo, va premesso che il ricorso in cassazione deve conformarsi al principio di autosufficienza, ex art. 366, comma 1, n. 6), c.p.c., che deve ritenersi rispettato ogni qualvolta l'indicazione dei documenti o degli atti processuali sui quali il Sez. I–RG 27694/2020 camera di consiglio ricorso si fondi, avvenga, alternativamente, o riassumendone il contenuto, o trascrivendone i passaggi essenziali (Sez. 1 -, Sentenza n. 12481 del 19/04/2022 (Rv. 664738 -01) ed ove con il ricorso per cassazione si ascriva al giudice di merito di non avere tenuto conto di una circostanza di fatto, il principio di autosufficienza del ricorso impone al ricorrente di indicare in quale atto sia stata allegata la suddetta circostanza, ed in quale sede e modo essa sia stata provata o eventualmente ritenuta pacifica Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 10761 del 04/04/2022 (Rv. 664645 -01). Va inoltre precisato (Sez. Un, n. 8950 del 18/03/2022) che l’anzidetto principio anche alla luce dei principi contenuti nella sentenza CEDU Succi e altri c. Italia del 28 ottobre 2021 non deve essere interpretato in modo eccessivamente formalistico, così da incidere sulla sostanza stessa del diritto in contesa, e non può pertanto tradursi in un ineluttabile onere di integrale trascrizione degli atti e documenti posti a fondamento del ricorso, insussistente laddove nel ricorso sia puntualmente indicato il contenuto degli atti richiamati all'interno delle censure, e sia specificamente segnalata la loro presenza negli atti del giudizio di merito. Ciò premesso, va rilevato come la censura è da ritenersi inammissibile anche per difetto di autosufficienza in quanto la ricorrente non indica dove,come e quando ha sollevato tale eccezione nel corso giudizio di merito, provvedendo alla trascrizione della stessa e alla sua localizzazione. In conclusione, il ricorso è inammissibile. Le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo. P.Q.M. La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Condanna la parte Sez. I–RG 27694/2020 camera di consiglio ricorrente al pagamento in favore della Avvocatura Generale dello Stato delle spese di lite che liquida in € 9.000,00 per compensi professionali oltre spese prenotate a debito. Ai sensi dell’art.13, comma 1 quater del DPR 115/2002, dà atto della ricorrenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’imp