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CassazionesentenzaSezione 3Decisione del 4 marzo 2024

Cassazione n. 09810/2024

Testo disponibile della fonte

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a pronunciato la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n. 16095/2020 R.G. proposto da: [OSCURATO:PERSONA], elettivamente domiciliato in Roma, via Malcesine, n. 30, presso lo studio dell’avvocato [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:EMAIL]) che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:EMAIL]) e [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:EMAIL]), giusta procura speciale a margine del ricorso. -ricorrente- contro [OSCURATO:PERSONA], elettivamente domiciliato in Roma, via Lazio, n. 9, presso lo studio dell’avvocato [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:EMAIL]) che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:EMAIL]), giusta procura speciale in calce al controricorso. -controricorrente- nonché contro [OSCURATO:PERSONA]. -intimata- avverso la sentenza della Corte d’Appello di Bologna n. 3029/2019 depositata il 28/10/2019.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 04/03/2024 dal Consigliere dr.ssa [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA]

1. [OSCURATO:PERSONA] conferiva all’avvocato [OSCURATO:PERSONA] procura a vedere un immobile di sua proprietà in Forlì ad un prezzo non inferiore a 90 milioni di lire, in forza della quale l’avvocato [OSCURATO:PERSONA] vendeva l’alloggio a [OSCURATO:PERSONA] al prezzo di 191 milioni di lire, dei quali 91 versati ed acquisiti dalla venditrice.

La signora Astancolle decedeva prima della scadenza prevista nel contratto di compravendita per il pagamento del saldo di 100 milioni di lire, che, conteso tra [OSCURATO:PERSONA], figlia ed unica erede della venditrice ed il procuratore Bedei, non fu versato dall’acquirente Stefanelli.

2. Davanti al Tribunale di Forlì furono promosse due cause, poi riunite: a) la prima dell’acquirente Stefanelli contro la Giannini per ottenere il rilascio del bene; b) la seconda dall’avvocato [OSCURATO:PERSONA] contro lo Stefanelli e la Giannini, in cui, in particolare, egli esponeva che la venditrice Astancolle gli aveva manifestato l’intenzione di “diseredare” la figlia con cui aveva dei dissidi, lo aveva incaricato di vendere l’immobile ad un prezzo non inferiore a 90 milioni di lire e, con dichiarazione scritta redatta in occasione del rilascio della procura notarile, lo aveva autorizzato a trattenere per sé la somma che sarebbe residuata; c) [OSCURATO:PERSONA] svolgeva delle domande riconvenzionali al fine di sentire dichiarare l’annullabilità ovvero la nullità della procura a vedere e della vendita, perché frutto di circonvenzione di incapace; d) [OSCURATO:PERSONA] dichiarava la propria disponibilità a pagare il residuo prezzo e chiedeva al tribunale di accertare l’avente diritto.

2.1. Dopo aver emesso sentenza non definitiva n. 465/2002, con sentenza definitiva n. 370/2004 il Tribunale di Forlì dichiarò il diritto di proprietà dello Stefanelli sull’appartamento, condannando la Giannini al rilascio, e dichiarò Stefanelli tenuto a corrispondere il saldo del prezzo della compravendita a [OSCURATO:PERSONA], rigettando le domande tutte proposte da [OSCURATO:PERSONA].

3. Successivamente, con sentenza 1366/2011, la Corte d’Appello di Bologna, riunite le impugnazioni di [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], dichiarava invece che il residuo prezzo doveva essere corrisposto da [OSCURATO:PERSONA] a [OSCURATO:PERSONA].

4. Con sentenza n. 10880/2017 la Corte di Cassazione accoglieva il ricorso proposto da [OSCURATO:PERSONA] avverso la sentenza della corte bolognese, cassandola con rinvio.

5. Con sentenza n. 3029/2019 del 28 ottobre 2019 la Corte d’Appello di Bologna, avanti alla quale lo Stefanelli aveva riassunto il giudizio, ed in cui si costituiva soltanto [OSCURATO:PERSONA], accertava e dichiarava che [OSCURATO:PERSONA] era tenuto a versare a [OSCURATO:PERSONA] il residuo prezzo di 100 milioni di lire, corrispondenti agli attuali euro 52.162,15.

6. Avverso tale sentenza [OSCURATO:PERSONA] propone ora ricorso per cassazione, affidato a nove motivi.

Resiste con controricorso [OSCURATO:PERSONA].

Resta intimata [OSCURATO:PERSONA].

Il Pubblico Ministero non ha depositato conclusioni.

Il ricorrente ed il resistente hanno depositato memorie illustrative. [OSCURATO:PERSONA]

1. Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di norme di diritto, ex art. 360, n. 3 e n. 5, cod. proc. civ., sotto il profilo della violazione e/o falsa applicazione dell’art. 345 1° comma, 384 1° comma e 394 cod. proc. civ.

Lamenta che la corte d’appello non si è pronunciata sull’oggetto del giudizio di rinvio e non ha rispettato il principio di diritto contenuto nella sentenza n. 10880/2017 della Corte di Cassazione.

2. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di norme di diritto”, ex art. 360, n. 3 e n. 5, cod. proc. civ., sotto il profilo della violazione e/o falsa applicazione degli artt. 1362 e ss. cod. civ. in combinato disposto con l’articolo 1260 cod. civ.

Censura la sentenza impugnata nella parte in cui ha ravvisato, con violazione dei criteri ermeneutici, una cessione del credito nella scrittura privata conclusa tra la sig.ra [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA].

3. Con il terzo motivo il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di norme di diritto”, ex art. 360, n. 3, cod. proc. civ., sotto il profilo della violazione e/o falsa applicazione dell’art. 771, comma 1, cod. civ.

Lamenta che la sentenza impugnata ha accertato la validità della cessione del credito futuro disposta da [OSCURATO:PERSONA] in favore di [OSCURATO:PERSONA], senza considerare che nel caso di specie si sarebbe piuttosto in presenza di una donazione indiretta, peraltro vietata, in quanto avente ad oggetto crediti che al momento dell’atto di liberalità non esistevano nel patrimonio della donante.

4. Con il quarto motivo il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di norme di diritto”, ex art. 360, n. 3, cod. proc. civ., sotto il profilo della violazione e/o falsa applicazione dell’art. 778 cod. civ. e 782, 1° comma, cod. civ.

Censura la sentenza impugnata nella parte in cui ha accertato la validità della donazione, disposta da [OSCURATO:PERSONA] in favore di [OSCURATO:PERSONA], senza indicazione del valore dei beni donati.

5. Con il quinto motivo il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di norme di diritto”, ex art. 360, n. 3, cod. proc. civ., sotto il profilo della violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1346 e 1418, comma 2, cod. civ.

Censura la sentenza impugnata nella parte in cui ha accertato la validità del negozio con oggetto indeterminato, nonché indeterminabile, concluso tra la [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA].

6. Con il sesto motivo il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di norme di diritto”, ex art. 360, n. 3, cod. proc. civ., sotto il profilo della violazione e/o falsa applicazione dell’art.1264 cod. civ.

Censura la sentenza impugnata nella parte in cui ha ritenuto accertata la conoscenza, da parte del venditore Stefanelli, della cessione del credito da parte di [OSCURATO:PERSONA] a [OSCURATO:PERSONA].

7. Con il settimo motivo il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di norme di diritto”, ex art. 360, n. 3, c.p.c. (sotto il profilo della violazione e/o falsa applicazione dell’art. 782 1° comma c.c.).

Censura la sentenza impugnata nella parte in cui ha accertato la validità della cessione del credito disposta con scrittura privata da [OSCURATO:PERSONA] in favore di [OSCURATO:PERSONA].

8. Con l’ottavo motivo il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di norme di diritto”, ex art. 360, n. 3, cod. proc. civ., sotto il profilo della violazione e/o falsa applicazione dell’art. 34 2° comma D. Lgs. 6 settembre 2005, n. 206.

Censura la sentenza impugnata nella parte in cui ha omesso di rilevare la nullità della scrittura privata, in quanto priva di oggetto e di corrispettivo individuati in modo chiaro e comprensibile.

9. Con il nono motivo il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di norme di diritto, ex art. 360, n. 3, cod. proc. civ., sotto il profilo della violazione e/o falsa applicazione dell’art. 458, cod. civ.

Censura la sentenza impugnata nella parte in cui non ha accertato la nullità della scrittura privata, in quanto integrante un patto successorio.

10. Ragioni di ordine logico impongono di esaminare anzitutto il sesto ed il secondo motivo di ricorso.

11. Il sesto motivo è fondato.

La corte territoriale ha ritenuto di affermare, al di là di ogni dubbio (così a p. 9 della sentenza impugnata), che [OSCURATO:PERSONA] “fosse a conoscenza del rapporto fra la Astancolle e Bedei, dato che sin dal primo grado, egli, proprio in ragione di tale rapporto giuridico, chiese al Tribunale di Forlì di stabilire a chi avrebbe dovuto saldare il prezzo dell’immobile acquistato, evidente prova della sua conoscenza della scrittura privata in esame.

In conseguenza, la cessione ha esplicato i suoi effetti nei confronti del debitore ceduto”.

Così argomentando, tuttavia, la corte d’appello non ha tenuto conto del consolidato orientamento di questa Corte, secondo cui se, per un verso, il contratto di cessione di credito ha natura consensuale e, perciò, il suo perfezionamento consegue al solo scambio del consenso tra cedente e cessionario, il quale attribuisce a quest'ultimo la veste di creditore esclusivo, unico legittimato a pretendere la prestazione (anche in via esecutiva), pur se sia mancata la notificazione prevista dall'art. 1264 cod. civ., per altro verso la notificazione è necessaria al fine di escludere l'efficacia liberatoria del pagamento eventualmente effettuato in buona fede dal debitore ceduto al cedente, anziché al cessionario, nonché, in caso di cessioni diacroniche del medesimo credito, per risolvere il conflitto tra più cessionari, trovando applicazione in tal caso il principio della priorità temporale riconosciuta al primo notificante (Cass., 13/07/2011, n. 15364; Cass., 16/06/2006, n. 13954; Cass., 26/04/.2004, n. 7919; Cass., 21/12/2005, n. 28300).

11.1. Orbene, la corte bolognese ha omesso di applicare i suindicati principi al caso di specie ed ha reso, anzitutto, una motivazione errata in diritto, perché ha desunto dalla conoscenza, da parte dell’acquirente Stefanelli, del rapporto tra la Astancolle ed il Bedei fondato sulla procura a vendere, anche la conoscenza della cessione del credito, invece contenuta in una scrittura privata tra loro stipulata a latere della procura notarile, priva di forma pubblica, e, soprattutto, non notificata allo Stefanelli nella sua qualità di debitore ceduto.

11.2. In secondo luogo, la corte ha svolto anche una motivazione illogica, perché il fatto che [OSCURATO:PERSONA] abbia chiesto al Tribunale di Forlì a chi avrebbe dovuto pagare il saldo del prezzo della compravendita non prova affatto la sua conoscenza della scrittura privata a latere della procura a vendere rilasciata dalla Astancolle al Bedei, ma -al contrario- dimostra proprio la sua incertezza in ordine al soggetto a favore del quale effettuare il pagamento, data la mancata conoscenza della cessione, causata dalla mancata notificazione ex art. 1264 cod. civ.

Infine, la sentenza impugnata va ancora ulteriormente censurata, là dove ha omesso di considerare l’efficacia liberatoria del pagamento effettuato da [OSCURATO:PERSONA] a [OSCURATO:PERSONA] a seguito della sentenza emessa in prime cure dal Tribunale di Forlì, che appunto ha statuito in tal senso.

12. Anche il secondo motivo è fondato.

La corte d’appello ha ritenuto che “in tale scrittura privata la Astancolle senz’altro rivendicò a sé la titolarità del credito, ma solo sino all’importo di 90 milioni di lire, al contrario di quanto riguardava il credito per il prezzo eccedente tale importo che cedette al Bedei” (p. 7 della sentenza impugnata), ma ha svolto tale affermazione senza tener conto dei criteri ermeneutici di cui agli artt. 1362 e ss. cod. civ., ed in primis del criterio letterale, dato che espressamente la procura prevedeva il potere per il procuratore Bedei di riscuotere il prezzo della vendita, il che, più che ad una cessione del credito, è riconducibile ai poteri del procuratore in quanto mandatario, anche per l’incasso.

Un tale esito interpretativo risulta anche conforme alla volontà delle parti ed al risultato pratico che le medesime volevano perseguire, che, nel caso di specie, era per la venditrice incaricare il Bedei della vendita dell’immobile di sua proprietà demandandogli tutte le attività connesse, ivi compreso l’incasso del prezzo.

12.1. Condivisibile, infine, è la censura svolta dal ricorrente, ai sensi e per gli effetti dell’art. 1367 cod. civ., secondo cui nel dubbio, il contratto o le singole clausole devono interpretarsi nel senso in cui possono avere qualche effetto, anziché in quello secondo cui non ne avrebbero alcuno: orbene, la sentenza impugnata, nel rinvenire nella scrittura privata a latere della procura a vendere una cessione del credito, trascurando tuttavia il riferimento all’art. 1264 cod. civ., ha adottato una soluzione che ha reso l’atto improduttivo di effetti, sotto il profilo dell’obbligo del debitore ceduto, nel caso di specie l’acquirente Stefanelli, di pagare al cessionario invece che al cedente.

13. In conclusione, il secondo ed il sesto motivo devono essere accolti, mentre i restanti motivi devono essere dichiarati assorbiti; ne consegue che il pagamento effettuato dallo Stefanelli in favore della Giannini risulta per esso liberatorio e che non può riconoscersi fondamento alla pretesa avanzata dal Bedei nei confronti dello Stefanelli.

L’impugnata sentenza va cassata senza rinvio, dato che ricorrono i presupposti di cui all’art. 382, ultimo comma, cod. proc. civ.

14. La peculiarità della vicenda e l’esito altalenante dei precedenti gradi di merito giustificano la compensazione tra le parti delle spese dell’intero giudizio.

P.Q.M.

La Corte a

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
a pronunciato la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n. 16095/2020 R.G. proposto da: [OSCURATO:PERSONA], elettivamente domiciliato in Roma, via Malcesine, n. 30, presso lo studio dell’avvocato [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:EMAIL]) che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:EMAIL]) e [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:EMAIL]), giusta procura speciale a margine del ricorso. -ricorrente- contro [OSCURATO:PERSONA], elettivamente domiciliato in Roma, via Lazio, n. 9, presso lo studio dell’avvocato [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:EMAIL]) che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:EMAIL]), giusta procura speciale in calce al controricorso. -controricorrente- nonché contro [OSCURATO:PERSONA]. -intimata- avverso la sentenza della Corte d’Appello di Bologna n. 3029/2019 depositata il 28/10/2019. Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 04/03/2024 dal Consigliere dr.ssa [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] 1. [OSCURATO:PERSONA] conferiva all’avvocato [OSCURATO:PERSONA] procura a vedere un immobile di sua proprietà in Forlì ad un prezzo non inferiore a 90 milioni di lire, in forza della quale l’avvocato [OSCURATO:PERSONA] vendeva l’alloggio a [OSCURATO:PERSONA] al prezzo di 191 milioni di lire, dei quali 91 versati ed acquisiti dalla venditrice. La signora Astancolle decedeva prima della scadenza prevista nel contratto di compravendita per il pagamento del saldo di 100 milioni di lire, che, conteso tra [OSCURATO:PERSONA], figlia ed unica erede della venditrice ed il procuratore Bedei, non fu versato dall’acquirente Stefanelli. 2. Davanti al Tribunale di Forlì furono promosse due cause, poi riunite: a) la prima dell’acquirente Stefanelli contro la Giannini per ottenere il rilascio del bene; b) la seconda dall’avvocato [OSCURATO:PERSONA] contro lo Stefanelli e la Giannini, in cui, in particolare, egli esponeva che la venditrice Astancolle gli aveva manifestato l’intenzione di “diseredare” la figlia con cui aveva dei dissidi, lo aveva incaricato di vendere l’immobile ad un prezzo non inferiore a 90 milioni di lire e, con dichiarazione scritta redatta in occasione del rilascio della procura notarile, lo aveva autorizzato a trattenere per sé la somma che sarebbe residuata; c) [OSCURATO:PERSONA] svolgeva delle domande riconvenzionali al fine di sentire dichiarare l’annullabilità ovvero la nullità della procura a vedere e della vendita, perché frutto di circonvenzione di incapace; d) [OSCURATO:PERSONA] dichiarava la propria disponibilità a pagare il residuo prezzo e chiedeva al tribunale di accertare l’avente diritto. 2.1. Dopo aver emesso sentenza non definitiva n. 465/2002, con sentenza definitiva n. 370/2004 il Tribunale di Forlì dichiarò il diritto di proprietà dello Stefanelli sull’appartamento, condannando la Giannini al rilascio, e dichiarò Stefanelli tenuto a corrispondere il saldo del prezzo della compravendita a [OSCURATO:PERSONA], rigettando le domande tutte proposte da [OSCURATO:PERSONA]. 3. Successivamente, con sentenza 1366/2011, la Corte d’Appello di Bologna, riunite le impugnazioni di [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA], dichiarava invece che il residuo prezzo doveva essere corrisposto da [OSCURATO:PERSONA] a [OSCURATO:PERSONA]. 4. Con sentenza n. 10880/2017 la Corte di Cassazione accoglieva il ricorso proposto da [OSCURATO:PERSONA] avverso la sentenza della corte bolognese, cassandola con rinvio. 5. Con sentenza n. 3029/2019 del 28 ottobre 2019 la Corte d’Appello di Bologna, avanti alla quale lo Stefanelli aveva riassunto il giudizio, ed in cui si costituiva soltanto [OSCURATO:PERSONA], accertava e dichiarava che [OSCURATO:PERSONA] era tenuto a versare a [OSCURATO:PERSONA] il residuo prezzo di 100 milioni di lire, corrispondenti agli attuali euro 52.162,15. 6. Avverso tale sentenza [OSCURATO:PERSONA] propone ora ricorso per cassazione, affidato a nove motivi. Resiste con controricorso [OSCURATO:PERSONA]. Resta intimata [OSCURATO:PERSONA]. Il Pubblico Ministero non ha depositato conclusioni. Il ricorrente ed il resistente hanno depositato memorie illustrative. [OSCURATO:PERSONA] 1. Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di norme di diritto, ex art. 360, n. 3 e n. 5, cod. proc. civ., sotto il profilo della violazione e/o falsa applicazione dell’art. 345 1° comma, 384 1° comma e 394 cod. proc. civ. Lamenta che la corte d’appello non si è pronunciata sull’oggetto del giudizio di rinvio e non ha rispettato il principio di diritto contenuto nella sentenza n. 10880/2017 della Corte di Cassazione. 2. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di norme di diritto”, ex art. 360, n. 3 e n. 5, cod. proc. civ., sotto il profilo della violazione e/o falsa applicazione degli artt. 1362 e ss. cod. civ. in combinato disposto con l’articolo 1260 cod. civ. Censura la sentenza impugnata nella parte in cui ha ravvisato, con violazione dei criteri ermeneutici, una cessione del credito nella scrittura privata conclusa tra la sig.ra [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA]. 3. Con il terzo motivo il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di norme di diritto”, ex art. 360, n. 3, cod. proc. civ., sotto il profilo della violazione e/o falsa applicazione dell’art. 771, comma 1, cod. civ. Lamenta che la sentenza impugnata ha accertato la validità della cessione del credito futuro disposta da [OSCURATO:PERSONA] in favore di [OSCURATO:PERSONA], senza considerare che nel caso di specie si sarebbe piuttosto in presenza di una donazione indiretta, peraltro vietata, in quanto avente ad oggetto crediti che al momento dell’atto di liberalità non esistevano nel patrimonio della donante. 4. Con il quarto motivo il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di norme di diritto”, ex art. 360, n. 3, cod. proc. civ., sotto il profilo della violazione e/o falsa applicazione dell’art. 778 cod. civ. e 782, 1° comma, cod. civ. Censura la sentenza impugnata nella parte in cui ha accertato la validità della donazione, disposta da [OSCURATO:PERSONA] in favore di [OSCURATO:PERSONA], senza indicazione del valore dei beni donati. 5. Con il quinto motivo il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di norme di diritto”, ex art. 360, n. 3, cod. proc. civ., sotto il profilo della violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1346 e 1418, comma 2, cod. civ. Censura la sentenza impugnata nella parte in cui ha accertato la validità del negozio con oggetto indeterminato, nonché indeterminabile, concluso tra la [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA]. 6. Con il sesto motivo il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di norme di diritto”, ex art. 360, n. 3, cod. proc. civ., sotto il profilo della violazione e/o falsa applicazione dell’art.1264 cod. civ. Censura la sentenza impugnata nella parte in cui ha ritenuto accertata la conoscenza, da parte del venditore Stefanelli, della cessione del credito da parte di [OSCURATO:PERSONA] a [OSCURATO:PERSONA]. 7. Con il settimo motivo il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di norme di diritto”, ex art. 360, n. 3, c.p.c. (sotto il profilo della violazione e/o falsa applicazione dell’art. 782 1° comma c.c.). Censura la sentenza impugnata nella parte in cui ha accertato la validità della cessione del credito disposta con scrittura privata da [OSCURATO:PERSONA] in favore di [OSCURATO:PERSONA]. 8. Con l’ottavo motivo il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di norme di diritto”, ex art. 360, n. 3, cod. proc. civ., sotto il profilo della violazione e/o falsa applicazione dell’art. 34 2° comma D. Lgs. 6 settembre 2005, n. 206. Censura la sentenza impugnata nella parte in cui ha omesso di rilevare la nullità della scrittura privata, in quanto priva di oggetto e di corrispettivo individuati in modo chiaro e comprensibile. 9. Con il nono motivo il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di norme di diritto, ex art. 360, n. 3, cod. proc. civ., sotto il profilo della violazione e/o falsa applicazione dell’art. 458, cod. civ. Censura la sentenza impugnata nella parte in cui non ha accertato la nullità della scrittura privata, in quanto integrante un patto successorio. 10. Ragioni di ordine logico impongono di esaminare anzitutto il sesto ed il secondo motivo di ricorso. 11. Il sesto motivo è fondato. La corte territoriale ha ritenuto di affermare, al di là di ogni dubbio (così a p. 9 della sentenza impugnata), che [OSCURATO:PERSONA] “fosse a conoscenza del rapporto fra la Astancolle e Bedei, dato che sin dal primo grado, egli, proprio in ragione di tale rapporto giuridico, chiese al Tribunale di Forlì di stabilire a chi avrebbe dovuto saldare il prezzo dell’immobile acquistato, evidente prova della sua conoscenza della scrittura privata in esame. In conseguenza, la cessione ha esplicato i suoi effetti nei confronti del debitore ceduto”. Così argomentando, tuttavia, la corte d’appello non ha tenuto conto del consolidato orientamento di questa Corte, secondo cui se, per un verso, il contratto di cessione di credito ha natura consensuale e, perciò, il suo perfezionamento consegue al solo scambio del consenso tra cedente e cessionario, il quale attribuisce a quest'ultimo la veste di creditore esclusivo, unico legittimato a pretendere la prestazione (anche in via esecutiva), pur se sia mancata la notificazione prevista dall'art. 1264 cod. civ., per altro verso la notificazione è necessaria al fine di escludere l'efficacia liberatoria del pagamento eventualmente effettuato in buona fede dal debitore ceduto al cedente, anziché al cessionario, nonché, in caso di cessioni diacroniche del medesimo credito, per risolvere il conflitto tra più cessionari, trovando applicazione in tal caso il principio della priorità temporale riconosciuta al primo notificante (Cass., 13/07/2011, n. 15364; Cass., 16/06/2006, n. 13954; Cass., 26/04/.2004, n. 7919; Cass., 21/12/2005, n. 28300). 11.1. Orbene, la corte bolognese ha omesso di applicare i suindicati principi al caso di specie ed ha reso, anzitutto, una motivazione errata in diritto, perché ha desunto dalla conoscenza, da parte dell’acquirente Stefanelli, del rapporto tra la Astancolle ed il Bedei fondato sulla procura a vendere, anche la conoscenza della cessione del credito, invece contenuta in una scrittura privata tra loro stipulata a latere della procura notarile, priva di forma pubblica, e, soprattutto, non notificata allo Stefanelli nella sua qualità di debitore ceduto. 11.2. In secondo luogo, la corte ha svolto anche una motivazione illogica, perché il fatto che [OSCURATO:PERSONA] abbia chiesto al Tribunale di Forlì a chi avrebbe dovuto pagare il saldo del prezzo della compravendita non prova affatto la sua conoscenza della scrittura privata a latere della procura a vendere rilasciata dalla Astancolle al Bedei, ma -al contrario- dimostra proprio la sua incertezza in ordine al soggetto a favore del quale effettuare il pagamento, data la mancata conoscenza della cessione, causata dalla mancata notificazione ex art. 1264 cod. civ. Infine, la sentenza impugnata va ancora ulteriormente censurata, là dove ha omesso di considerare l’efficacia liberatoria del pagamento effettuato da [OSCURATO:PERSONA] a [OSCURATO:PERSONA] a seguito della sentenza emessa in prime cure dal Tribunale di Forlì, che appunto ha statuito in tal senso. 12. Anche il secondo motivo è fondato. La corte d’appello ha ritenuto che “in tale scrittura privata la Astancolle senz’altro rivendicò a sé la titolarità del credito, ma solo sino all’importo di 90 milioni di lire, al contrario di quanto riguardava il credito per il prezzo eccedente tale importo che cedette al Bedei” (p. 7 della sentenza impugnata), ma ha svolto tale affermazione senza tener conto dei criteri ermeneutici di cui agli artt. 1362 e ss. cod. civ., ed in primis del criterio letterale, dato che espressamente la procura prevedeva il potere per il procuratore Bedei di riscuotere il prezzo della vendita, il che, più che ad una cessione del credito, è riconducibile ai poteri del procuratore in quanto mandatario, anche per l’incasso. Un tale esito interpretativo risulta anche conforme alla volontà delle parti ed al risultato pratico che le medesime volevano perseguire, che, nel caso di specie, era per la venditrice incaricare il Bedei della vendita dell’immobile di sua proprietà demandandogli tutte le attività connesse, ivi compreso l’incasso del prezzo. 12.1. Condivisibile, infine, è la censura svolta dal ricorrente, ai sensi e per gli effetti dell’art. 1367 cod. civ., secondo cui nel dubbio, il contratto o le singole clausole devono interpretarsi nel senso in cui possono avere qualche effetto, anziché in quello secondo cui non ne avrebbero alcuno: orbene, la sentenza impugnata, nel rinvenire nella scrittura privata a latere della procura a vendere una cessione del credito, trascurando tuttavia il riferimento all’art. 1264 cod. civ., ha adottato una soluzione che ha reso l’atto improduttivo di effetti, sotto il profilo dell’obbligo del debitore ceduto, nel caso di specie l’acquirente Stefanelli, di pagare al cessionario invece che al cedente. 13. In conclusione, il secondo ed il sesto motivo devono essere accolti, mentre i restanti motivi devono essere dichiarati assorbiti; ne consegue che il pagamento effettuato dallo Stefanelli in favore della Giannini risulta per esso liberatorio e che non può riconoscersi fondamento alla pretesa avanzata dal Bedei nei confronti dello Stefanelli. L’impugnata sentenza va cassata senza rinvio, dato che ricorrono i presupposti di cui all’art. 382, ultimo comma, cod. proc. civ. 14. La peculiarità della vicenda e l’esito altalenante dei precedenti gradi di merito giustificano la compensazione tra le parti delle spese dell’intero giudizio. P.Q.M. La Corte a
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