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CassazionesentenzaSezione 7

Cassazione n. 39990/2023

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a seguente ORDINANZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso la sentenza del 05/04/2022 della CORTE APPELLO di CATANIAdato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]; [OSCURATO:PERSONA] 1.[OSCURATO:PERSONA] ricorre avverso la sentenza in epigrafe la quale, in parziale riforma della decisione del Tribunale di Catania, ha ri- determinato la pena nei suoi confronti in un anno mesi quattro di reclu- sione ed euro 4.0000 di multa in relazione al reato di detenzione con finalità di spaccio di sostanza stupefacente del tipo marijuana di cui all'art.73 comma 4 d.P.R. 309/90.

2. La difesa dell'imputato ha articolato due motivi di ricorso.

Assume vizio motivazionale in relazione alla mancata riqualificazione del reato ai sensi dell'art.73 comma 5 Dpr 309/90, evidenziando che il giudice di- strettuale si era adeguato alla ricostruzione accolta dal giudice di primo grado, in assenza di una rivalutazione critica del fatto sulla base delle doglianze formulate dall'imputato con l'atto di appello.

Con una seconda articolazione deduce vizio motivazionale in relazione al giudizio di va- lenza tra circostanze.

3. Ritiene il Collegio che i motivi sopra richiamati siano manifesta- mente infondati, in quanto in fatto, generici, privi di confronto con la decisione impugnata, non scanditi da necessaria critica alle argomenta- zioni poste a fondamento della decisione (sez.U, n.8825 del 27/10/2016, Galtelli).

La sentenza si presenta lineare e congrua, non presenta con- traddizioni evidenti e pertanto non si presta ad essere sottoposta al sin- dacato di legittimità, a fronte di argomenti di impugnazione del tutto ge- nerici, che propongono una alternativa ricostruzione della vicenda fat- tuale, non più suscettibile di rivisitazione, e risultano meramente ripro- duttivi di censure già sottoposte al vaglio del giudice di appello e disat- tese con argomenti privi di manifesta illogicità o contraddittorietà.

4. IL giudice distrettuale ha fornito adeguata motivazione prendendo in considerazione il dato ponderale dello stupefacente, il numero di dosi ricavabili misurabili in centinaia, le modalità della condotta monitorate, e la predisposizione di una rudimentale organizzazione nello smercio di so- stanze leggere. 4.1 Invero è stato affermato dalle Sezioni Unite che la circostanza attenuante speciale (quale era concepita dal legislatore prima della mo- difica normativa introdotta dal D.L. 146/2013 convertita in legge 10/2014) può essere riconosciuta solo in ipotesi di minima offensività penale della condotta, deducibile solo dal dato qualitativo e quantitativo, sia dagli altri parametri richiamati dalla disposizione (mezzi, modalità, circostanze dell'azione), con la conseguenza che, ove uno degli indici previsti dalla legge risulti negativamente assorbente, ogni altra conside- razione resta priva di incidenza sul giudizio (Cass.

S.U. n.35737 del 24.6.2010; sez.U, n.51063 del 27/09/2018 Murolo, Rv. 274076) e a tale proposito il giudice è tenuto a valutare tutti gli elementi indicati dalla norma, dovendo conseguentemente escludere il riconoscimento della ipotesi meno grave anche quando anche uno solo di tali elementi porti ad escludere che la lesione del bene giuridico protetto sia "di lieve entità" (Cass. Sez.3, n.32696 del 27/03/2015), rilevando comunque, ai fini del riconoscimento della ipotesi di minore gravità una adeguata valutazione complessiva del fatto, poiché solo in tal modo è possibile in concreto formulare un giudizio di lieve offensività dello stesso (Cass. Sez.6, n.27809 del 5/03/2013).Orbene un siffatto compito è stato puntual- mente assolto dal giudice territoriale il quale ha fatto riferimento tanto al dato quantitativo che alle complessive dosi ricavabili dallo stupefa- cente, tanto alle modalità della condotta, che palesavano una attività di smercio non riconducibile al piccolo spaccio bensì ad una capacità di ri- fornimento decisamente di livello superiore, accompagnata dalla cono- scenza di canali di rifornimento e da una notevole capacità diffusiva.

5. Privo di illogicità evidenti è il giudizio di comparazione di circo- stanze di segno opposto avendo il giudice distrettuale valorizzato il peso del precedente penale e la gravità dei fatti.

6. Essendo il ricorso inammissibile e, a norma dell'art. 616 cod. proc. pen., non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte Cost. sent. n. 186 del 13.6.2000), alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della sanzione pecuniaria nella misura indicata in dispositivo.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende.

Così deciso in Roma il 20 Sette

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
a seguente ORDINANZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso la sentenza del 05/04/2022 della CORTE APPELLO di CATANIAdato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]; [OSCURATO:PERSONA] 1.[OSCURATO:PERSONA] ricorre avverso la sentenza in epigrafe la quale, in parziale riforma della decisione del Tribunale di Catania, ha ri- determinato la pena nei suoi confronti in un anno mesi quattro di reclu- sione ed euro 4.0000 di multa in relazione al reato di detenzione con finalità di spaccio di sostanza stupefacente del tipo marijuana di cui all'art.73 comma 4 d.P.R. 309/90. 2. La difesa dell'imputato ha articolato due motivi di ricorso. Assume vizio motivazionale in relazione alla mancata riqualificazione del reato ai sensi dell'art.73 comma 5 Dpr 309/90, evidenziando che il giudice di- strettuale si era adeguato alla ricostruzione accolta dal giudice di primo grado, in assenza di una rivalutazione critica del fatto sulla base delle doglianze formulate dall'imputato con l'atto di appello. Con una seconda articolazione deduce vizio motivazionale in relazione al giudizio di va- lenza tra circostanze. 3. Ritiene il Collegio che i motivi sopra richiamati siano manifesta- mente infondati, in quanto in fatto, generici, privi di confronto con la decisione impugnata, non scanditi da necessaria critica alle argomenta- zioni poste a fondamento della decisione (sez.U, n.8825 del 27/10/2016, Galtelli). La sentenza si presenta lineare e congrua, non presenta con- traddizioni evidenti e pertanto non si presta ad essere sottoposta al sin- dacato di legittimità, a fronte di argomenti di impugnazione del tutto ge- nerici, che propongono una alternativa ricostruzione della vicenda fat- tuale, non più suscettibile di rivisitazione, e risultano meramente ripro- duttivi di censure già sottoposte al vaglio del giudice di appello e disat- tese con argomenti privi di manifesta illogicità o contraddittorietà. 4. IL giudice distrettuale ha fornito adeguata motivazione prendendo in considerazione il dato ponderale dello stupefacente, il numero di dosi ricavabili misurabili in centinaia, le modalità della condotta monitorate, e la predisposizione di una rudimentale organizzazione nello smercio di so- stanze leggere. 4.1 Invero è stato affermato dalle Sezioni Unite che la circostanza attenuante speciale (quale era concepita dal legislatore prima della mo- difica normativa introdotta dal D.L. 146/2013 convertita in legge 10/2014) può essere riconosciuta solo in ipotesi di minima offensività penale della condotta, deducibile solo dal dato qualitativo e quantitativo, sia dagli altri parametri richiamati dalla disposizione (mezzi, modalità, circostanze dell'azione), con la conseguenza che, ove uno degli indici previsti dalla legge risulti negativamente assorbente, ogni altra conside- razione resta priva di incidenza sul giudizio (Cass. S.U. n.35737 del 24.6.2010; sez.U, n.51063 del 27/09/2018 Murolo, Rv. 274076) e a tale proposito il giudice è tenuto a valutare tutti gli elementi indicati dalla norma, dovendo conseguentemente escludere il riconoscimento della ipotesi meno grave anche quando anche uno solo di tali elementi porti ad escludere che la lesione del bene giuridico protetto sia "di lieve entità" (Cass. Sez.3, n.32696 del 27/03/2015), rilevando comunque, ai fini del riconoscimento della ipotesi di minore gravità una adeguata valutazione complessiva del fatto, poiché solo in tal modo è possibile in concreto formulare un giudizio di lieve offensività dello stesso (Cass. Sez.6, n.27809 del 5/03/2013).Orbene un siffatto compito è stato puntual- mente assolto dal giudice territoriale il quale ha fatto riferimento tanto al dato quantitativo che alle complessive dosi ricavabili dallo stupefa- cente, tanto alle modalità della condotta, che palesavano una attività di smercio non riconducibile al piccolo spaccio bensì ad una capacità di ri- fornimento decisamente di livello superiore, accompagnata dalla cono- scenza di canali di rifornimento e da una notevole capacità diffusiva. 5. Privo di illogicità evidenti è il giudizio di comparazione di circo- stanze di segno opposto avendo il giudice distrettuale valorizzato il peso del precedente penale e la gravità dei fatti. 6. Essendo il ricorso inammissibile e, a norma dell'art. 616 cod. proc. pen., non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte Cost. sent. n. 186 del 13.6.2000), alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della sanzione pecuniaria nella misura indicata in dispositivo. P.Q.M. Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende. Così deciso in Roma il 20 Sette
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