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CassazionesentenzaSezione 2Decisione del 24 settembre 2025

Cassazione n. 27999/2025

Testo disponibile della fonte

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a pronunciato la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n.19922/2020 R.G. proposto da [OSCURATO:PERSONA], difesa dagli avvocatiSPAGNA [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] -ricorrente- contro [OSCURATO:PERSONA] 2000 A SOCIETA' COOPERATIVA A RL, difesa agli avvocatiSA- [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] -controricorrente- [OSCURATO:PERSONA], difeso dagli avvocati [OSCURATO:PERSONA]e [OSCURATO:PERSONA] -controricorrente- [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]- VATORE, difesi dall'avvocato [OSCURATO:PERSONA] -controricorrente- [OSCURATO:PERSONA] -intimato- avverso SENTENZA diCORTE D'APPELLO NAPOLI n. 5334/2019 de- positata il 06/11/2019.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 24/09/2025dal consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] La società [OSCURATO:PERSONA] acquistò il [OSCURATO:DATA_NASCITA] dalla società PAC 2000 un ramo d'azienda esercitato in locali di proprietà [OSCURATO:PERSONA], Antonioe eSalvatore, precedentemente locati alla stessa PAC 2000.

L'atto è stato autenticato dal notaio [OSCURATO:PERSONA].

La società acquirente [OSCURATO:PERSONA] sosteneva che le copie autentiche dell'atto ricevute dal notaio non fossero conformi all'originale, il quale sarebbe stato alterato con l'aggiunta posticcia di una clausola che escludeva dalla cessione il contratto di locazione dei locali.

La società [OSCURATO:PERSONA] conveniva quindi in giudizio dinanzi al Tribunale di Napoli la società venditrice PAC 2000, i proprietari dei locali e il notaio [OSCURATO:PERSONA].

Chiedeva, in via principale, di accertare la genuinità della versione del contratto in suo possesso e, di conseguenza, di dichiarare il proprio subentro nel contratto di locazione.

In via subordinata, formulava domande di risoluzione, annullamento e di responsabilità del notaio.

Il giudizio di primo grado si è concluso con il rigetto di tutte le domande.

Il Tribunale ha accertato che al momento della cessione del ramo d'azienda (ottobre 2006) il contratto di locazione tra PAC 2000 e i [OSCURATO:PERSONA] era già risolto consensualmente dal giugno precedente, come documentato dal verbale di rilascio munito di data certa.

Il primo giudice ha ritenuto che il rappresentante legale dell'attrice era consapevole dell'assenza del contratto di locazione, avendo visionato i locali nel settembre 2006,quando non vi si esercitava più alcuna attività commerciale.

In conclusione e in sintesi, il Tribunale ha rigettato le domande graduali fondate su dolo, errore, risoluzione per inadempimento, presupposizione, vendita “aliud pro alio”e responsabilità del notaio, rilevando l'insanabile contrasto tra le deposizioni testimoniali delle parti e dando prevalenza alla circostanza oggettiva della già intervenuta risoluzione consensuale del rapporto locativo.

La Corte di appello, nel confermare integralmente la decisione di primo grado, ha precisato che nella cessione d'azienda il subentro nel contratto di locazione è solo una facoltà che deve emergere da specifica pattuizione contrattuale e non può essere presunta.

Ha affermato che la successione nel contratto di locazione dell'immobile non è automatica ma eventuale e richiede la conclusione di un apposito negozio volto alla sublocazione o cessione del contratto.

Ha ritenuto pleonastica l'espressa esclusione dalla cessione del contratto di locazione ex art. 36 l. 392/78, considerato che in assenza di espressa pattuizione in tal senso la cessione non si verifica comunque.

Ha inoltre rilevato che l'appellante era consapevole della risoluzione del rapporto locativo, avendo il suo rappresentante legale intrattenuto trattative dirette con i [OSCURATO:PERSONA] per un nuovo contratto di locazione già nel settembre 2006.

Per quanto riguarda la responsabilità del notaio, la Corte ha dichiarato inammissibile la censura per assoluta novità rispetto ai profili denunciati in primo grado, precisando che il contratto di locazione non è presupposto indispensabile per la cessione dell'azienda né sussiste onere per l'ufficiale rogante di accertarne la sussistenza.

Ricorre in cassazione l’acquirente, con cinque motivi, illustrati da memoria.

Resistono la venditrice con controricorso e memoria ; i proprietari dei localicon controricorso e memoria; il notaio Giuseppe di Transo con controricorso. [OSCURATO:PERSONA]

1. -Il primo motivo denuncia la violazione dell'art. 158 c.p.c. e di norme costituzionali (artt. 102 e 106 Cost.), per vizio di costituzione del giudice, in quanto il collegio della Corte di appello era composto anche da un giudice ausiliario, figura che si assume introduca una magistratura parallela in violazione dei limiti posti dalla Costituzione.

Il primo motivo è oggetto di rinuncia in memoria (ma v. anche anche Corte cost. n. 41/2021).

2. -Il secondo motivo denuncia la violazione dell'art. 116 c.p.c. e una motivazione illogica e apparente, contestando il modo in cui la Corte di appello ha valutato le prove.

Si sostiene che sia stato erroneamente attribuito valore decisivo a un verbale di rilascio dell'immobile, a fronte di copie conformi dell'atto di cessione che deponevano in senso contrario, e che la motivazione sia contraddittoria.

Il terzo motivo denuncia la violazione degli artt. 1427 e 1439 c.c. (dolo), lamentando che la Corte di appello haerroneamente ritenuto assorbita una questione, con motivazione apparente.

La sentenza impugnata ha affermato che la provata consapevolezza, da parte dell'acquirente, della già intervenuta risoluzione del contratto di locazione è ontologicamente incompatibilecon un vizio del consenso per dolo o errore.

Il quarto motivo denuncia la violazione dei canoni di interpretazione del contratto (artt. 1363, 1366, 1371, 1431 c.c.), per non averela Corte territoriale interpretato l'atto secondo buona fede e sulla base del principio di affidamento, omettendo di considerare le contraddizioni interne al testo contrattuale.

La sentenza impugnata ha ricostruito la volontà delle parti privilegiando le circostanze fattuali esterne (le trattative per un nuovo contratto) ritenute decisive per dimostrare la comune intenzione delle parti di escludere la cessione della locazione.

Iprimi quattro motivi possono essere esaminati congiuntamente.

Essi sono rigettati.

Dirimente è la considerazione che, ai sensi dell'art. 36 l. 392/1978, la sublocazione dei locali aziendali è da pattuirsi espressamente e non è un effetto automatico della cessione d'azienda (per cui la questione che si fa sul carattere posticcio della clausola che escludevala cessione del contratto di locazione è irrilevante).

Quanto al terzo motivo, la Corte di appello ha basato il proprio convincimento su un accertamento di fatto, sorretto da una motivazione logica e plausibile, fondata su una valutazione complessiva di plurimi elementi probatori.

La censura si risolve quindi nel tentativo di contrapporre una diversa ricostruzione del fatto, precluso in sede di legittimità.Quanto al quarto motivo, la critica all'interpretazione del contratto operata dal giudice di merito non può trovare ingresso in sede di legittimità se si traduce, come in questo caso, nella prospettazione di una diversa valutazione degli stessi elementi già esaminati, a fronte di una ricostruzione della volontà negoziale operata dalla Corte territoriale che risulta plausibile.

3. -Il quinto motivo denuncia la violazione dell'art. 91 c.p.c., per l'erronea condanna della società appellante al pagamento delle spese processuali in favore dei signori [OSCURATO:PERSONA], che non erano stati destinatari di alcuna domanda nel giudizio di appello.

La sentenza impugnata, nel dispositivo, condanna l'appellante al pagamento delle spese anche in favore dei [OSCURATO:PERSONA], pur avendo dato atto in motivazione che nei loro confronti non erano state riproposte domande.

Il quinto motivo è rigettato.

L'impugnazione proposta dalla società [OSCURATO:PERSONA], pur non formulando domande dirette contro i proprietari dei locali, era volta a ribaltare una pronuncia di primo grado che aveva accertato una situazione di fatto e di diritto a loro favorevole.

La loro partecipazione al giudizio di appello non è stata dunque un'iniziativa arbitraria, ma una necessaria attività difensiva per preservare l'esito del primo grado, messo in discussione dall'iniziativa dell'appellante, che li aveva convenuti in giudizio.

4. -La Corte rigetta il ricorso.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo.

Inoltre, ai sensi dell’art. 13 co. 1-quater d.p.r. 115/2002, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, ad opera della parte ricorrente, di un'ulteriore somma pari a quella prevista per il ricorso a titolo di contributo unificato a norma dell’art. 1-bis dello stesso art. 13, se dovuto.

P.Q.M La Corte, dichiara inammissibile il primo motivo del ricorso per sopravvenuto difetto d’interesse e rigetta gli altri,condanna la parte ricorrente a rimborsare le spese del presente giudizio, che liquida in € 7.000, oltre a € 200 per esborsi, alle spese generali, pari al 15% sui compensi, e agli accessori di legge, distintamente sia in favore di Pac 2000 che dei fratelli [OSCURATO:PERSONA], in relazione a questi ultimi da corrispondere all’avv. [OSCURATO:PERSONA], antistataria ; condanna la parte ricorrente a rimborsare al notaio [OSCURATO:PERSONA] le spese del presente giudizio, che liquida in € 6.200, oltre a € 200 per esborsi, alle spese generali, pari al 15% sui compensi, e agli accessori di legge.

Sussistono i presupposti processu

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
a pronunciato la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n.19922/2020 R.G. proposto da [OSCURATO:PERSONA], difesa dagli avvocatiSPAGNA [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] -ricorrente- contro [OSCURATO:PERSONA] 2000 A SOCIETA' COOPERATIVA A RL, difesa agli avvocatiSA- [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] -controricorrente- [OSCURATO:PERSONA], difeso dagli avvocati [OSCURATO:PERSONA]e [OSCURATO:PERSONA] -controricorrente- [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]- VATORE, difesi dall'avvocato [OSCURATO:PERSONA] -controricorrente- [OSCURATO:PERSONA] -intimato- avverso SENTENZA diCORTE D'APPELLO NAPOLI n. 5334/2019 de- positata il 06/11/2019. Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 24/09/2025dal consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] La società [OSCURATO:PERSONA] acquistò il [OSCURATO:DATA_NASCITA] dalla società PAC 2000 un ramo d'azienda esercitato in locali di proprietà [OSCURATO:PERSONA], Antonioe eSalvatore, precedentemente locati alla stessa PAC 2000. L'atto è stato autenticato dal notaio [OSCURATO:PERSONA]. La società acquirente [OSCURATO:PERSONA] sosteneva che le copie autentiche dell'atto ricevute dal notaio non fossero conformi all'originale, il quale sarebbe stato alterato con l'aggiunta posticcia di una clausola che escludeva dalla cessione il contratto di locazione dei locali. La società [OSCURATO:PERSONA] conveniva quindi in giudizio dinanzi al Tribunale di Napoli la società venditrice PAC 2000, i proprietari dei locali e il notaio [OSCURATO:PERSONA]. Chiedeva, in via principale, di accertare la genuinità della versione del contratto in suo possesso e, di conseguenza, di dichiarare il proprio subentro nel contratto di locazione. In via subordinata, formulava domande di risoluzione, annullamento e di responsabilità del notaio. Il giudizio di primo grado si è concluso con il rigetto di tutte le domande. Il Tribunale ha accertato che al momento della cessione del ramo d'azienda (ottobre 2006) il contratto di locazione tra PAC 2000 e i [OSCURATO:PERSONA] era già risolto consensualmente dal giugno precedente, come documentato dal verbale di rilascio munito di data certa. Il primo giudice ha ritenuto che il rappresentante legale dell'attrice era consapevole dell'assenza del contratto di locazione, avendo visionato i locali nel settembre 2006,quando non vi si esercitava più alcuna attività commerciale. In conclusione e in sintesi, il Tribunale ha rigettato le domande graduali fondate su dolo, errore, risoluzione per inadempimento, presupposizione, vendita “aliud pro alio”e responsabilità del notaio, rilevando l'insanabile contrasto tra le deposizioni testimoniali delle parti e dando prevalenza alla circostanza oggettiva della già intervenuta risoluzione consensuale del rapporto locativo. La Corte di appello, nel confermare integralmente la decisione di primo grado, ha precisato che nella cessione d'azienda il subentro nel contratto di locazione è solo una facoltà che deve emergere da specifica pattuizione contrattuale e non può essere presunta. Ha affermato che la successione nel contratto di locazione dell'immobile non è automatica ma eventuale e richiede la conclusione di un apposito negozio volto alla sublocazione o cessione del contratto. Ha ritenuto pleonastica l'espressa esclusione dalla cessione del contratto di locazione ex art. 36 l. 392/78, considerato che in assenza di espressa pattuizione in tal senso la cessione non si verifica comunque. Ha inoltre rilevato che l'appellante era consapevole della risoluzione del rapporto locativo, avendo il suo rappresentante legale intrattenuto trattative dirette con i [OSCURATO:PERSONA] per un nuovo contratto di locazione già nel settembre 2006. Per quanto riguarda la responsabilità del notaio, la Corte ha dichiarato inammissibile la censura per assoluta novità rispetto ai profili denunciati in primo grado, precisando che il contratto di locazione non è presupposto indispensabile per la cessione dell'azienda né sussiste onere per l'ufficiale rogante di accertarne la sussistenza. Ricorre in cassazione l’acquirente, con cinque motivi, illustrati da memoria. Resistono la venditrice con controricorso e memoria ; i proprietari dei localicon controricorso e memoria; il notaio Giuseppe di Transo con controricorso. [OSCURATO:PERSONA] 1. -Il primo motivo denuncia la violazione dell'art. 158 c.p.c. e di norme costituzionali (artt. 102 e 106 Cost.), per vizio di costituzione del giudice, in quanto il collegio della Corte di appello era composto anche da un giudice ausiliario, figura che si assume introduca una magistratura parallela in violazione dei limiti posti dalla Costituzione. Il primo motivo è oggetto di rinuncia in memoria (ma v. anche anche Corte cost. n. 41/2021). 2. -Il secondo motivo denuncia la violazione dell'art. 116 c.p.c. e una motivazione illogica e apparente, contestando il modo in cui la Corte di appello ha valutato le prove. Si sostiene che sia stato erroneamente attribuito valore decisivo a un verbale di rilascio dell'immobile, a fronte di copie conformi dell'atto di cessione che deponevano in senso contrario, e che la motivazione sia contraddittoria. Il terzo motivo denuncia la violazione degli artt. 1427 e 1439 c.c. (dolo), lamentando che la Corte di appello haerroneamente ritenuto assorbita una questione, con motivazione apparente. La sentenza impugnata ha affermato che la provata consapevolezza, da parte dell'acquirente, della già intervenuta risoluzione del contratto di locazione è ontologicamente incompatibilecon un vizio del consenso per dolo o errore. Il quarto motivo denuncia la violazione dei canoni di interpretazione del contratto (artt. 1363, 1366, 1371, 1431 c.c.), per non averela Corte territoriale interpretato l'atto secondo buona fede e sulla base del principio di affidamento, omettendo di considerare le contraddizioni interne al testo contrattuale. La sentenza impugnata ha ricostruito la volontà delle parti privilegiando le circostanze fattuali esterne (le trattative per un nuovo contratto) ritenute decisive per dimostrare la comune intenzione delle parti di escludere la cessione della locazione. Iprimi quattro motivi possono essere esaminati congiuntamente. Essi sono rigettati. Dirimente è la considerazione che, ai sensi dell'art. 36 l. 392/1978, la sublocazione dei locali aziendali è da pattuirsi espressamente e non è un effetto automatico della cessione d'azienda (per cui la questione che si fa sul carattere posticcio della clausola che escludevala cessione del contratto di locazione è irrilevante). Quanto al terzo motivo, la Corte di appello ha basato il proprio convincimento su un accertamento di fatto, sorretto da una motivazione logica e plausibile, fondata su una valutazione complessiva di plurimi elementi probatori. La censura si risolve quindi nel tentativo di contrapporre una diversa ricostruzione del fatto, precluso in sede di legittimità.Quanto al quarto motivo, la critica all'interpretazione del contratto operata dal giudice di merito non può trovare ingresso in sede di legittimità se si traduce, come in questo caso, nella prospettazione di una diversa valutazione degli stessi elementi già esaminati, a fronte di una ricostruzione della volontà negoziale operata dalla Corte territoriale che risulta plausibile. 3. -Il quinto motivo denuncia la violazione dell'art. 91 c.p.c., per l'erronea condanna della società appellante al pagamento delle spese processuali in favore dei signori [OSCURATO:PERSONA], che non erano stati destinatari di alcuna domanda nel giudizio di appello. La sentenza impugnata, nel dispositivo, condanna l'appellante al pagamento delle spese anche in favore dei [OSCURATO:PERSONA], pur avendo dato atto in motivazione che nei loro confronti non erano state riproposte domande. Il quinto motivo è rigettato. L'impugnazione proposta dalla società [OSCURATO:PERSONA], pur non formulando domande dirette contro i proprietari dei locali, era volta a ribaltare una pronuncia di primo grado che aveva accertato una situazione di fatto e di diritto a loro favorevole. La loro partecipazione al giudizio di appello non è stata dunque un'iniziativa arbitraria, ma una necessaria attività difensiva per preservare l'esito del primo grado, messo in discussione dall'iniziativa dell'appellante, che li aveva convenuti in giudizio. 4. -La Corte rigetta il ricorso. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo. Inoltre, ai sensi dell’art. 13 co. 1-quater d.p.r. 115/2002, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, ad opera della parte ricorrente, di un'ulteriore somma pari a quella prevista per il ricorso a titolo di contributo unificato a norma dell’art. 1-bis dello stesso art. 13, se dovuto. P.Q.M La Corte, dichiara inammissibile il primo motivo del ricorso per sopravvenuto difetto d’interesse e rigetta gli altri,condanna la parte ricorrente a rimborsare le spese del presente giudizio, che liquida in € 7.000, oltre a € 200 per esborsi, alle spese generali, pari al 15% sui compensi, e agli accessori di legge, distintamente sia in favore di Pac 2000 che dei fratelli [OSCURATO:PERSONA], in relazione a questi ultimi da corrispondere all’avv. [OSCURATO:PERSONA], antistataria ; condanna la parte ricorrente a rimborsare al notaio [OSCURATO:PERSONA] le spese del presente giudizio, che liquida in € 6.200, oltre a € 200 per esborsi, alle spese generali, pari al 15% sui compensi, e agli accessori di legge. Sussistono i presupposti processu
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