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CassazionesentenzaSezione LDecisione del 28 aprile 2023

Cassazione n. 28795/2023

Testo disponibile della fonte

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la seguente ORDINANZA sul ricorso 3427-2018 proposto da: I.N.P.S. - [OSCURATO:PERSONA], in persona del suo Presidente e legale rappresentante pro tempore, in proprio e quale mandatario della [OSCURATO:SOCIETA]. - Società di Cartolarizzazione dei Crediti I.N.P.S., elettivamente domiciliati in ROMA, [OSCURATO:PERSONA] 29, presso l'[OSCURATO:PERSONA] dell'Istituto, rappresentati e difesi dagli avvocati [OSCURATO:PERSONA] D'ALOISIO, [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]; - ricorrenti - contro [OSCURATO:PERSONA] + [OSCURATO:SOCIETA], in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, [OSCURATO:PERSONA] 24, presso lo studio dell'avvocato [OSCURATO:PERSONA], che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato [OSCURATO:PERSONA]; - controricorrente - avverso la sentenza n. 605/2017 della CORTE D'APPELLO di TORINO, depositata il 17/07/2017 R.G.N. 280/2016; Oggetto R.G.N. 3427/2018 Cron.

Rep.

Ud. 28/04/2023 CC udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 28/04/2023 dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA].

R.G. 3427/18 Rilevato che: Con sentenza del giorno 17.7.2017 n. 605, la Corte d’appello di Torino rigettava l’appello proposto dall’Inps avverso la sen- tenza del tribunale di Novara che aveva accolto l’opposizione della società [OSCURATO:PERSONA] + [OSCURATO:SOCIETA], avverso l’avviso di addebito con il quale l’Istituto previdenziale chiedeva a quest’ultima, il pagamento dell’importo di € 529.018,04 a titolo di contributi, relativi al periodo da gennaio 2010 ad agosto 2010, oltre san- zioni ed interessi.

La pretesa dell’Inps, già avanzata con il ver- bale di accertamento notificato il 12.11.10, era stata prospet- tata ai sensi dell’art. 29 del d.lgs. n. 276/03, con riferimento al ruolo di committente che l’esponente aveva assunto nell’am- bito del contratto di appalto concluso con il consorzio [OSCURATO:PERSONA] il quale, a sua volta, aveva affidato i lavori alla consorziata [OSCURATO:SOCIETA].

Il tribunale dichiarava l’Istituto previdenziale decaduto dalla fa- coltà di azionare nei confronti della società opponente i crediti contributivi oggetto di controversia, per il decorso del termine biennale tra la cessazione dell’appalto e la notifica dell’avviso di addebito.

La Corte di appello da parte sua e per quanto ancora d’inte- resse, confermava la sentenza di primo grado (richiamando, per esteso, altro precedente della medesima Corte d’appello).

Avverso la sentenza della Corte di appello, l’Inps ricorre per cassazione, sulla base di due motivi, illustrati da memoria, mentre la società [OSCURATO:PERSONA] + [OSCURATO:SOCIETA] resiste con controricorso, anch’esso illustrato da memoria.

Il collegio riserva ordinanza, nel termine di sessanta giorni dall’adozione della decisione in camera di consiglio.

Considerato che: Con il motivo di ricorso, l’Inps deduce il vizio di violazione di legge, in particolare, dell’art. 29 comma 2 del d.lgs. n. 276/03, così come modificato, prima dall’art. 6 commi 1 e 2 del d.lgs. n. 251/04 e, poi, dall’art. 1 comma 911, della legge n. 296/06, in relazione all’art. 360 primo comma n. 3 c.p.c., perché erro- neamente la Corte d’appello aveva dichiarato decaduto l’Inps, per decorso del termine biennale di cui alla rubrica, dal diritto di iscrivere a ruolo contributi e sanzioni, nei confronti della committente (la società [OSCURATO:PERSONA] + [OSCURATO:SOCIETA]), coobbligata soli- dale con la società appaltatrice (consorzio [OSCURATO:PERSONA], il quale a sua volta aveva affidato i lavori alla consorziata [OSCURATO:PERSONA] cooperativa) nel pagamento dei contributi previdenziali riferiti i lavoratori impegnati nell’appalto ed alle dipendenze della me- desima società appaltatrice, valendo detto termine biennale di decadenza, adavviso dell’Istituto, solo per la legittimazione dei lavoratori a richiedere sia le retribuzioni che i contributi previ- denziali nei confronti della società committente, ma non per gli enti previdenziali che possono esercitare il diritto alla riscos- sione del credito contributivo fino al maturare della prescri- zione, secondo la regola generale, non essendo gli enti stessi soggetti ad alcun termine di decadenza.

Con il secondo motivo di ricorso, l’Inps deduce il vizio di viola- zione di legge, in particolare, dell’art. 29 comma 2 del d.lgs. n. 276/03, così come modificato, prima dall’art. 6 commi 1 e 2 del d.lgs. n. 251/04 e poi, dall’art. 1 comma 911 della legge n. 296/06, degli artt. 2964, 2966 e 2967 cc., in relazione all’art. 360 primo comma n. 3 c.p.c., perché la Corte d’appello aveva erroneamente ritenuto che fosse intervenuta decadenza nei confronti dell’Inps, nonostante in data 12.11.10, entro due anni dalla conclusione del rapporto scaturente dal contratto di appalto, l’Istituto avesse provveduto a notificare il verbale ispettivo alla committente e, quindi, avesse compiuto un atto impeditivo della decadenza.

Il motivo primo di ricorso è fondato, con assorbimento del se- condo.

Infatti, i precedenti di questa Corte, a cui si intende dare con- tinuità (Cass. n. 18004 del 2019; n. 22110 del 2019; n. 26459 del 2019; v. più recentemente, Cass. n. 28694 del 2020; Cass.n. 470 del 2021; Cass. n. 14700 del 2021; Cass. n. 30602 del 2021; Cass. n. 37985 del 2021; Cass. n. 18562 del 2022), hanno affermato, in analogia all'orientamento formatosi nel vi- gore della L. n. 1369 del 1960, il principio secondo cui "il ter- mine di due anni previsto dal D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, comma 2, non è applicabile all'azione promossa dagli enti pre- videnziali, soggetti alla sola prescrizione".

Nei citati precedenti si è considerato che l'obbligazione contributiva non si confonde con l'obbligo retributivo, posto che la giurisprudenza di questa Corte di legittimità ha da tempo consolidato il principio secondo il quale il rapporto di lavoro e quello previdenziale, per quanto tra loro connessi, rimangono del tutto diversi (v., ex multis, Cass. n. 5353 del 2004; Cass. nn. 15979, 6673 del 2003).

L'obbligazione contributiva, derivante dalla legge e che fa capo all'INPS, è distinta ed autonoma rispetto a quella retributiva (Cass. 8662 del 2019), essa (Cass. n. 13650 del 2019) ha na- tura indisponibile e va commisurata alla retribuzione che al la- voratore spetterebbe sulla base della contrattazione collettiva vigente (cd.

"minimale contributivo").

Dunque, può affermarsi che la finalità di finanziamento della gestione assicurativa pre- videnziale pone una relazione immanente e necessaria tra la "retribuzione" dovuta secondo i parametri della legge previ- denziale e la pretesa impositiva dell'ente preposto alla realiz- zazione della tutela previdenziale.

Proprio dalla peculiarità dell'oggetto dell'obbligazione contribu- tiva, che coincide con il concetto di "minimale contributivo" strutturato dalla legge in modo imperativo, discende la consi- derazione di rilevo sistematico che fa ritenere non coerente con tale assetto l'interpretazione che comporterebbe la possibilità, addirittura prevista implicitamente dalla legge come effetto fi- siologico, che alla corresponsione di una retribuzione - a se- guito dell'azione tempestivamente proposta dal lavoratore - non possa seguire il soddisfacimento anche dell'obbligo contri- butivo solo perchè l'ente previdenziale non ha azionato la pro- pria pretesa nel termine di due anni dalla cessazione dell'ap- palto.

Si spezzerebbe, in altri termini e senza alcuna plausibile ragione logica e giuridica apprezzabile, il nesso stretto tra re- tribuzione dovuta (in ipotesi addirittura effettivamente ero- gata) e adempimento dell'obbligo contributivo, con ciò procu- randosi un vulnus nella protezione assicurativa del lavoratore che, invece, l'art. 29 cit. ha voluto potenziare.

Le questioni rimaste assorbite nel giudizio di secondo grado, saranno esaminate in sede di rinvio (cfr. Cass. n. 10922/11), così come l’eccezione di difetto di legittimazione passiva solle- vata dalla società contribuente (in controricorso e riproposta in memoria), per non essere la stessa, la committente in favore della quale sarebbero stati eseguiti i lavori e i servizi oggetto di appalto, alla quale l’Inps ha replicato in sede di memoria; infatti, non si ravvisa alcuna pregiudizialità nella questione re- lativa alla legittimazione, rispetto alla questione concernente la decadenza.

In accoglimento del primo motivo di ricorso, assorbito il se- condo, la sentenza va cassata e la causa va rinviata alla Corte d’appello di Torino, affinché, alla luce dei principi sopra esposti, riesamini il merito della controversia.

P.Q.M. [OSCURATO:PERSONA] CASSAZIONEAccoglie ilprimo motivo di ricorso e assorbe il secondo.

Cassa la sentenza

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
la seguente ORDINANZA sul ricorso 3427-2018 proposto da: I.N.P.S. - [OSCURATO:PERSONA], in persona del suo Presidente e legale rappresentante pro tempore, in proprio e quale mandatario della [OSCURATO:SOCIETA]. - Società di Cartolarizzazione dei Crediti I.N.P.S., elettivamente domiciliati in ROMA, [OSCURATO:PERSONA] 29, presso l'[OSCURATO:PERSONA] dell'Istituto, rappresentati e difesi dagli avvocati [OSCURATO:PERSONA] D'ALOISIO, [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]; - ricorrenti - contro [OSCURATO:PERSONA] + [OSCURATO:SOCIETA], in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, [OSCURATO:PERSONA] 24, presso lo studio dell'avvocato [OSCURATO:PERSONA], che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato [OSCURATO:PERSONA]; - controricorrente - avverso la sentenza n. 605/2017 della CORTE D'APPELLO di TORINO, depositata il 17/07/2017 R.G.N. 280/2016; Oggetto R.G.N. 3427/2018 Cron. Rep. Ud. 28/04/2023 CC udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 28/04/2023 dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA]. R.G. 3427/18 Rilevato che: Con sentenza del giorno 17.7.2017 n. 605, la Corte d’appello di Torino rigettava l’appello proposto dall’Inps avverso la sen- tenza del tribunale di Novara che aveva accolto l’opposizione della società [OSCURATO:PERSONA] + [OSCURATO:SOCIETA], avverso l’avviso di addebito con il quale l’Istituto previdenziale chiedeva a quest’ultima, il pagamento dell’importo di € 529.018,04 a titolo di contributi, relativi al periodo da gennaio 2010 ad agosto 2010, oltre san- zioni ed interessi. La pretesa dell’Inps, già avanzata con il ver- bale di accertamento notificato il 12.11.10, era stata prospet- tata ai sensi dell’art. 29 del d.lgs. n. 276/03, con riferimento al ruolo di committente che l’esponente aveva assunto nell’am- bito del contratto di appalto concluso con il consorzio [OSCURATO:PERSONA] il quale, a sua volta, aveva affidato i lavori alla consorziata [OSCURATO:SOCIETA]. Il tribunale dichiarava l’Istituto previdenziale decaduto dalla fa- coltà di azionare nei confronti della società opponente i crediti contributivi oggetto di controversia, per il decorso del termine biennale tra la cessazione dell’appalto e la notifica dell’avviso di addebito. La Corte di appello da parte sua e per quanto ancora d’inte- resse, confermava la sentenza di primo grado (richiamando, per esteso, altro precedente della medesima Corte d’appello). Avverso la sentenza della Corte di appello, l’Inps ricorre per cassazione, sulla base di due motivi, illustrati da memoria, mentre la società [OSCURATO:PERSONA] + [OSCURATO:SOCIETA] resiste con controricorso, anch’esso illustrato da memoria. Il collegio riserva ordinanza, nel termine di sessanta giorni dall’adozione della decisione in camera di consiglio. Considerato che: Con il motivo di ricorso, l’Inps deduce il vizio di violazione di legge, in particolare, dell’art. 29 comma 2 del d.lgs. n. 276/03, così come modificato, prima dall’art. 6 commi 1 e 2 del d.lgs. n. 251/04 e, poi, dall’art. 1 comma 911, della legge n. 296/06, in relazione all’art. 360 primo comma n. 3 c.p.c., perché erro- neamente la Corte d’appello aveva dichiarato decaduto l’Inps, per decorso del termine biennale di cui alla rubrica, dal diritto di iscrivere a ruolo contributi e sanzioni, nei confronti della committente (la società [OSCURATO:PERSONA] + [OSCURATO:SOCIETA]), coobbligata soli- dale con la società appaltatrice (consorzio [OSCURATO:PERSONA], il quale a sua volta aveva affidato i lavori alla consorziata [OSCURATO:PERSONA] cooperativa) nel pagamento dei contributi previdenziali riferiti i lavoratori impegnati nell’appalto ed alle dipendenze della me- desima società appaltatrice, valendo detto termine biennale di decadenza, adavviso dell’Istituto, solo per la legittimazione dei lavoratori a richiedere sia le retribuzioni che i contributi previ- denziali nei confronti della società committente, ma non per gli enti previdenziali che possono esercitare il diritto alla riscos- sione del credito contributivo fino al maturare della prescri- zione, secondo la regola generale, non essendo gli enti stessi soggetti ad alcun termine di decadenza. Con il secondo motivo di ricorso, l’Inps deduce il vizio di viola- zione di legge, in particolare, dell’art. 29 comma 2 del d.lgs. n. 276/03, così come modificato, prima dall’art. 6 commi 1 e 2 del d.lgs. n. 251/04 e poi, dall’art. 1 comma 911 della legge n. 296/06, degli artt. 2964, 2966 e 2967 cc., in relazione all’art. 360 primo comma n. 3 c.p.c., perché la Corte d’appello aveva erroneamente ritenuto che fosse intervenuta decadenza nei confronti dell’Inps, nonostante in data 12.11.10, entro due anni dalla conclusione del rapporto scaturente dal contratto di appalto, l’Istituto avesse provveduto a notificare il verbale ispettivo alla committente e, quindi, avesse compiuto un atto impeditivo della decadenza. Il motivo primo di ricorso è fondato, con assorbimento del se- condo. Infatti, i precedenti di questa Corte, a cui si intende dare con- tinuità (Cass. n. 18004 del 2019; n. 22110 del 2019; n. 26459 del 2019; v. più recentemente, Cass. n. 28694 del 2020; Cass.n. 470 del 2021; Cass. n. 14700 del 2021; Cass. n. 30602 del 2021; Cass. n. 37985 del 2021; Cass. n. 18562 del 2022), hanno affermato, in analogia all'orientamento formatosi nel vi- gore della L. n. 1369 del 1960, il principio secondo cui "il ter- mine di due anni previsto dal D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, comma 2, non è applicabile all'azione promossa dagli enti pre- videnziali, soggetti alla sola prescrizione". Nei citati precedenti si è considerato che l'obbligazione contributiva non si confonde con l'obbligo retributivo, posto che la giurisprudenza di questa Corte di legittimità ha da tempo consolidato il principio secondo il quale il rapporto di lavoro e quello previdenziale, per quanto tra loro connessi, rimangono del tutto diversi (v., ex multis, Cass. n. 5353 del 2004; Cass. nn. 15979, 6673 del 2003). L'obbligazione contributiva, derivante dalla legge e che fa capo all'INPS, è distinta ed autonoma rispetto a quella retributiva (Cass. 8662 del 2019), essa (Cass. n. 13650 del 2019) ha na- tura indisponibile e va commisurata alla retribuzione che al la- voratore spetterebbe sulla base della contrattazione collettiva vigente (cd. "minimale contributivo"). Dunque, può affermarsi che la finalità di finanziamento della gestione assicurativa pre- videnziale pone una relazione immanente e necessaria tra la "retribuzione" dovuta secondo i parametri della legge previ- denziale e la pretesa impositiva dell'ente preposto alla realiz- zazione della tutela previdenziale. Proprio dalla peculiarità dell'oggetto dell'obbligazione contribu- tiva, che coincide con il concetto di "minimale contributivo" strutturato dalla legge in modo imperativo, discende la consi- derazione di rilevo sistematico che fa ritenere non coerente con tale assetto l'interpretazione che comporterebbe la possibilità, addirittura prevista implicitamente dalla legge come effetto fi- siologico, che alla corresponsione di una retribuzione - a se- guito dell'azione tempestivamente proposta dal lavoratore - non possa seguire il soddisfacimento anche dell'obbligo contri- butivo solo perchè l'ente previdenziale non ha azionato la pro- pria pretesa nel termine di due anni dalla cessazione dell'ap- palto. Si spezzerebbe, in altri termini e senza alcuna plausibile ragione logica e giuridica apprezzabile, il nesso stretto tra re- tribuzione dovuta (in ipotesi addirittura effettivamente ero- gata) e adempimento dell'obbligo contributivo, con ciò procu- randosi un vulnus nella protezione assicurativa del lavoratore che, invece, l'art. 29 cit. ha voluto potenziare. Le questioni rimaste assorbite nel giudizio di secondo grado, saranno esaminate in sede di rinvio (cfr. Cass. n. 10922/11), così come l’eccezione di difetto di legittimazione passiva solle- vata dalla società contribuente (in controricorso e riproposta in memoria), per non essere la stessa, la committente in favore della quale sarebbero stati eseguiti i lavori e i servizi oggetto di appalto, alla quale l’Inps ha replicato in sede di memoria; infatti, non si ravvisa alcuna pregiudizialità nella questione re- lativa alla legittimazione, rispetto alla questione concernente la decadenza. In accoglimento del primo motivo di ricorso, assorbito il se- condo, la sentenza va cassata e la causa va rinviata alla Corte d’appello di Torino, affinché, alla luce dei principi sopra esposti, riesamini il merito della controversia. P.Q.M. [OSCURATO:PERSONA] CASSAZIONEAccoglie ilprimo motivo di ricorso e assorbe il secondo. Cassa la sentenza
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