CassazionesentenzaSezione 5
Cassazione n. 15167/2024
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
to di pronunciare la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n. 16387/2021 del ruolo generale, proposto [OSCURATO:SOCIETA]. ([OSCURATO:CODICE_FISCALE_SOCIETA]), con sede in Roma, alla [OSCURATO:PERSONA], n. 9, in persona dell’amministratore unico e legale rappresentante pro tempore, ing. [OSCURATO:PERSONA], rappresentata e difesa, in ragione di procura speciale e nomina poste in calce al ricorso, dall’avv. [OSCURATO:PERSONA]Amario (codice fiscale [OSCURATO:PERSONA] 46D24 C776 W), con studio in Roma, alla [OSCURATO:PERSONA], n. 5637. - RICORRENTE – CONTRO A [OSCURATO:PERSONA] L ’I TALIA S. P .A. ([OSCURATO:CODICE_FISCALE_SOCIETA]), con sede in Roma, alla [OSCURATO:PERSONA], n. 50, in persona del legale rappresentante pro tempore , ing. [OSCURATO:PERSONA], rappresentata e difesa, in forza di procura speciale e nomina poste a margine del controricorso, dall’avv. [OSCURATO:PERSONA] (codice fiscale T [OSCURATO:PERSONA] GPP 60H15 H224 O), dalla prof. avv. [OSCURATO:PERSONA] (codice fiscale [OSCURATO:PERSONA] 57D55 C352 N) e dall’avv. [OSCURATO:PERSONA] (codice fiscale [OSCURATO:PERSONA] 74D60 H501 T), elettivamente domiciliati presso lo studio del primo in Roma, alla Via della Consulta, n. 1/B. - CONTRORICORRENTE – NONCHE ’ il C [OSCURATO:PERSONA] A VELLINO ([OSCURATO:CODICE_FISCALE_SOCIETA]), con sede alla Piazza del Popolo, n. 1, in persona del Sindaco pro tempore. - INTIMATO - per la cassazione della sentenza n. 6494/5/2020 della Commissione tributaria regionale della Campania (Sezione distaccata di Salerno), depositata il 22 dicembre 2020, non notificata; U DITA la relazione svolta dal [OSCURATO:PERSONA] all’udienza camerale del 16 gennaio 2024. [OSCURATO:PERSONA] : 1. oggetto di controversia è la pretesa contemplata dagli avvisi di accertamento indicati in atti con cui [OSCURATO:SOCIETA]., quale concessionaria del servizio di riscossione del Comune di Avellino, liquidava nella somma complessiva di 27.012,23 € la Tosap per gli anni d’imposta 2013/2018, asseritamente dovuta da [OSCURATO:PERSONA] per l’Italia [OSCURATO:SOCIETA]. in relazione all’occupazione dello spazio sovrastante il suolo comunale, tramite cavalcavia autostradale; 2. la Commissione tributaria regionale della Campania (Sezione distaccata di Salerno) rigettava l’appello proposto dalla suindicata concessionaria, riconoscendo l’applicazione dell’esenzione prevista dall’art. 49 d.lgs. 15 novembre 1993, n. 507, assumendo che [OSCURATO:PERSONA] per l’Italia «[…] è, senza dubbio, concessionaria dello Stato e, contrariamente da quanto affermato dalla sent. della Cass.n. 11886/2017 […], (ndr. risulta) priva di autonomia gestionale, non potendo disporre del bene a sua discrezione né potendo determinare in alcun modo o modificare il corrispettivo tariffario dell'uso pubblico, che è stabilito con decreto ministeriale ai sensi dell'articolo 11 co. 5 della legge 498/92» (così nella sentenza impugnata); 3.[OSCURATO:SOCIETA]. proponeva ricorso per cassazione avverso detta pronuncia con ricorso notificato tramite posta elettronica certificata in data 15 giugno 2021, formulando sei motivi di impugnazione; 4. A utostrade per l’Italia [OSCURATO:SOCIETA] resisteva con controricorso notificato il 26/29 luglio 2021, successivamente depositando, in data 5 gennaio 2024 memoria ex art. 380-bis.1. cod. proc. civ.; 5. il Comune di Avellino è restato intimato; [OSCURATO:PERSONA] : 1. con il primo motivo di impugnazione la ricorrente ha lamentato la violazione dell’art. 112 cod. proc. civ. in ragione dell’omessa pronuncia sulla dedotta applicazione degli artt. 38 e 39 d.lgs. 15 novembre 1993, n. 507 in relazione all’occupazione del suolo pubblico comunale, avendo invece la Commissione considerato l’uso pubblico della sovrastante autostrada; 2. con la seconda censura la concessionaria ha eccepito la nullità della sentenza ai sensi dell’art. 132, primo comma, num. 4, cod. proc. civ., per omessa o apparente motivazione in ordine alla sussistenza della pretesa impositiva Tosap relativamente alla Via di [OSCURATO:PERSONA], avendo, invece, il Giudice considerato un bene (l’autostrada) diverso da quello comunale; 3. con la terza doglianza [OSCURATO:SOCIETA] ha dedotto, con riguardo all’art. 360, primo comma, num. 3, cod. proc. civ., la violazione dell’art. 49 d.lgs. 15 novembre 1993, n. 507, assumendo che [OSCURATO:PERSONA] per l’Italia [OSCURATO:SOCIETA]. è una società di capitale, che svolge una tipica attività di impresa, con connesso fine lucrativo, a nulla rilevando che l’opera (l’autostrada) sia di proprietà dello Stato; 4. con la quarta ragione di contestazione la società concessionaria ha denunciato, con riferimento all’art. 360, primo comma, num. 4, cod. proc. civ., la nullità della sentenza per omessa o apparente motivazione in relazione al « titolo di concessionaria, all'uso del bene autostradale ed alla determinazione del corrispettivo» (v. pagina n. 10 del ricorso), ponendo in rilievo che dalla motivazione della sentenza non è possibile cogliere la correlazione che il Giudice del merito ha operato tra l’esenzione e le circostanze fattuali a tal fine considerate, vale a dire la qualità di concessionaria della contribuente, il mancato potere di disposizione del bene ed il rilievo di non poter determinare il corrispettivo tariffario connesso all’utilizzo del tracciato; 5. con la quinta censura l’istante ha dedotto, con riferimento al paradigma censorio di cui all’art. 306 primo comma, num. 3, cod. proc. civ., la violazione dell’art. 112 cod. proc. civ. in ragione dell’omessa pronuncia sulla dedotta applicazione degli artt. 38 e 39 d.lgs. 15 novembre 1993, n. 507; 6. con la sesta ragione di impugnazione [OSCURATO:SOCIETA] ha rimproverato al Giudice territoriale di aver violato gli artt. 38 e 39 d.lgs. 15 novembre 1992, n. 507, tenuto conto dell’occupazione da parte della contribuente del tratto strada comunale da parte del percorso autostradale soprastante, trattandosi di un'occupazione di fatto di spazio comunale soggetto a tassazione sensi del menzionato art. 39; 7. il ricorso va accolto in relazione al terzo e sesto motivo di impugnazione; 8. vanno, infatti, respinte le prime due censure, avendo il Giudice accolto la pretesa della contribuente, riconoscendo la suindicata esenzione prevista dall’art. 49 d.lgs. citato, considerando, sia pur nella sua estrema sintesi, che l’occupazione dello spazio sovrastante il suolo comunale derivava dalla concessione ottenuta dallo Stato e che la gestione del bene è da questi eterodeterminata, con ciò quindi riferendo all’autorità statale la circostanza fattuale della menzionata occupazione e ritenendo, per tale via, la sussistenza della menzionata esenzione; 9. allo stesso modo, devono essere disattese la quarta e la quinta doglianza, in quanto l’esenzione è stata riconosciuta per aver ricondotto allo Stato l’occupazione del predetto spazio sovrastante il suolo comunale tramite la gestione dello stesso da parte della concessionaria, negando l’operatività degli artt. 38 e 39 d.lgs. 15 novembre 1993, n, 507, proprio in ragione di detta esenzione; 10. vanno parimenti scrutinate unitariamente anche la terza e la sesta doglianza, anch’esse connesse sul tema dell’applicazione della tassa in questione alla concessionaria, le quali, invece, risultano fondate per le seguenti ragioni; 11. l’art. 38 d.lgs. 15 novembre 1993, n. 507, ratione temporis applicabile in tema di tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche, stabiliva che «1. Sono soggette alla tassa le occupazioni di qualsiasi natura, effettuate, anche senza titolo, nelle strade, nei corsi, nelle piazze e, comunque, sui beni appartenenti al demanio o al patrimonio indisponibile dei comuni e delle province. 2. Sono, parimenti, soggette alla tassa le occupazioni di spazi soprastanti il suolo pubblico, di cui al comma 1, con esclusione dei balconi, verande, bow-windows e simili infissi di carattere stabile, nonché le occupazioni sottostanti il suolo medesimo, comprese quelle poste in essere con condutture ed impianti di servizi pubblici gestiti in regime di concessione amministrativa». L'art. 39 del medesimo d.lgs. prevedeva, poi, che «1. La tassa è dovuta al comune o alla provincia dal titolare dell'atto di concessione o di autorizzazione o, in mancanza, dall'occupante di fatto, anche abusivo, in proporzione alla superficie effettivamente sottratta all'uso pubblico nell'ambito del rispettivo territorio»; 12. i temi sottoposti all’esame dai motivi di impugnazione sono stati più volte scrutinati da questa Corte, anche in controversie in cui è stata parte [OSCURATO:PERSONA] per l’Italia, per cui vanno in questa sede ribaditi i principi già espressi dalle sottoindicate pronunce, non contraddette in modo convincente dalle argomentazioni svolte dalla contribuente, nemmeno sulla scorta della giurisprudenza (amministrativa e di merito) citata nell’ultima difesa scritta; 13. va innanzitutto ricordato che le Sezioni Unite di questa Corte hanno chiarito che il presupposto oggettivo dell’imposizione è rappresentato dalla superficie occupata e che oggetto della tassa sono tutti i tipi di occupazione, anche quelle sine titulo, di aree pubbliche di comuni e province, la cui esistenza determina l'insorgenza dell'obbligo di versare il tributo, giacchè tale obbligo sorge, nel suo presupposto oggettivo, quando vi sia stata limitazione o sottrazione all'uso normale e collettivo di suolo (o spazio sovrastante), nell'interesse proprio del singolo; sul versante soggettivo, invece, il citato art. 39 individua il soggetto passivo nel titolare dell'atto di concessione o di autorizzazione o, in mancanza, nell'occupante di fatto, anche abusivo, nella suddetta proporzione (cfr. Cass., Sez. Un., 7 maggio 2020, n. 8628); 14. nell’analogia della fattispecie, va allora ribadito quanto già precisato da questa Corte, secondo cui: - «L'attraversamento da parte di un viadotto autostradale del suolo comunale, sebbene sia previsto dalla legge, è assoggettato a TOSAP in virtù dell'art. 38, comma 2, del d.lgs. n. 507 del 1993, impedendo una diversa forma di utilizzazione di detto spazio (Sez. 5, Sentenza n. 28341 del 05/11/2019)» (così Cass., Sez. VI/T, 1° dicembre 2022, n. 35408); -come chiarito da questa Corte (cfr. Cass., Sez. 5, 11 maggio 2017, n. 11688; Cass., Sez. 5, n. 11689/17 e Cass., Sez. 5, 12 maggio 2017, n. 11886) «In tema di tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche (TOSAP), l'esenzione prevista per lo Stato e gli altri enti dall'art. 49, comma 1, lett. a), del d. lgs. n. 507 del 1993, postula che l'occupazione, quale presupposto del tributo, sia ascrivibile al soggetto esente, sicché, nel caso di spazi rientranti nel demanio o nel patrimonio indisponibile dello Stato da parte di una società concessionaria per la realizzazione e la gestione di un'opera pubblica (nella specie, un tratto di rete autostradale inclusiva di un viadotto sopraelevato), alla stessa non spetta l'esenzione in quanto è questa ad eseguire la costruzione dell'opera e la sua gestione economica e funzionale, a nulla rilevando che l'opera sia di proprietà dello Stato, al quale ritornerà la gestione al termine della concessione»; - non rileva la riconducibilità dell'occupazione allo Stato, dovendo tale argomento ritenersi inconciliabile «[…] con la natura di stretta interpretazione delle norme tributarie che prevedano esenzioni o agevolazioni (cfr., tra le molte, più di recente, Cass. Sez. 5, 4 maggio 2016, n. 8869; Cass. Sez. 5, 26 marzo 2014, n. 7037, presupposto interpretativo condiviso da ultimo anche da Corte cost.20 novembre 2017, n. 242) e, segnatamente, con specifico riferimento alla tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche, con l'interpretazione di questa Corte dell'art. 49, comma 1 lett. a) del d. lgs. n. 507/1993, secondo cui l'esenzione per lo Stato e gli altri enti, di cui alla citata norma, postula che l'occupazione, quale presupposto del tributo, sia posta in essere direttamente dal soggetto esente (cfr., più in generale, Cass., Sez. 5, 6 agosto 2009, n. 18041) […]»; -«Non può, peraltro, condividersi la configurazione della [OSCURATO:PERSONA] unicamente come longa manus dell'ente concedente […], inteso dalla ricorrente come ente riconducibile allo Stato soprattutto in relazione alla sua natura giuridica di Amministrazione autonoma al tempo dell'affidamento delle opere in concessione, non potendo invero non condividersi quanto specificamente evidenziato nelle succitate pronunce del 2017 di questa Corte riguardo al fatto che la [OSCURATO:PERSONA], titolare di concessione per la progettazione e realizzazione dell'opera pubblica, ne ricava dalla gestione il diritto di sfruttare economicamente tutti i lavori realizzati per la durata prevista dalla concessione»; -«Le finalità pubblicistiche […], cui certamente è finalizzata la gestione e la manutenzione della rete autostradale, se pur imprimono alla riscossione dei pedaggi una preminente destinazione dei ricavi al perseguimento delle finalità proprie della realizzazione del tracciato autostradale, non annullano il perseguimento del profitto tipico dell'attività d'impresa svolta da società per azioni, quale indubbiamente è la [OSCURATO:PERSONA]; ciò che rende irrilevante la natura demaniale dell'autostrada ed il ritorno della stessa allo Stato al tempo della concessione»; - «Non può, al riguardo, in particolare, convenirsi con l'assolutezza dell'affermazione […] secondo cui nella fattispecie in esame sarebbe imputabile a monte allo Stato la volontà di occupazione, per mezzo dell'attraversamento da parte del viadotto autostradale, del soprassuolo comunale in forza della legge 24 luglio 1961, n. 729, recante "Piano di nuove costruzioni stradali ed autostradali". Ciò è senz'altro vero nelle sue premesse, ma la portata degli effetti va commisurata alla volontà, altrettanto statale, nella predisposizione con la successiva normativa di finanza derivata per gli enti locali di cui al d. lgs. n. 507/1993, per quanto qui interessa nella parte in cui regola l'istituzione della TOSAP ed il relativo regime di esenzione, con norme, come si è detto, di stretta interpretazione […]»; - «Deve, infatti, ritenersi che a fronte del chiaro disposto dell'art. 38, comma 2, del d.lgs. n. 507/1993, secondo cui, per quanto qui rileva, «Sono, parimenti, soggette alla tassa di occupazione di spazi soprastanti il suolo pubblico, di cui al comma 1», cioè le occupazioni di qualsiasi natura, effettuate, anche senza titolo, nelle strade, nei corsi, nelle piazze e, comunque, sui beni appartenenti al demanio o al patrimonio indisponibile dei comuni e delle province», debba essere assoggettata a TOSAP l'occupazione del soprassuolo comunale realizzata per mezzo del viadotto autostradale, che ne preclude talune specifiche possibilità di utilizzazione […]» (così Cass., Sez. VI/T., 25 luglio 2018, n. 19693 e, nello stesso senso, Cass., Sez. VI/T, 1° dicembre 2022, n. 35408); - non può, quindi, «[…] configurarsi l’ipotesi di esenzione di cui all’art. 49 d.lgs. 507/1993 giacché l'occupazione medesima deve considerarsi propria dell'ente concessionario e va, dunque, assoggettata alla tassa ai sensi dell'art. 38, comma 2, del d.lgs. n.507 del 1993: la società concessionaria è infatti l'esecutrice della progettazione e della realizzazione dell'opera pubblica a fronte del corrispettivo costituito dal diritto di gestire funzionalmente e di sfruttare economicamente tutti i lavori realizzati per la durata prevista. A nulla peraltro rileva il fatto che il viadotto sia di proprietà del demanio e che, al termine della concessione, anche la gestione di esso ritorni in capo allo Stato poiché, nel periodo di durata della concessione stessa, il bene, che pure è funzionale all'esercizio di un servizio di pubblica utilità, è gestito in regime di concessione da un ente che agisce in piena autonomia e non quale mero sostituto dello Stato nello sfruttamento dei beni (Cfr. Cass., V, n. 11886/2017; VI, n. 20974/2020)»(così Cass., Sez. VI/T, 10 febbraio 2023, n. 4116 e, nello stesso senso, Cass. Sez. T, 10 gennaio 2022, n. 385 e, in tema di Cosap, tra le tante, Cass. Sez. I, 25 luglio 2023, n. 22219; Cass. Sez. I, 24 luglio 2023, n. 22183; Cass. Sez. I, 29 maggio 2023, n. 15010, Cass. Sez. I, 18 aprile 2023, nn. 13051 e 10345); - «Ne deriva che l'esenzione prevista dall'art. 49, lett. a ), del citato decreto non spetta in quanto non si configura l'occupazione da parte dello Stato»(così Cass. Sez. T, 10 gennaio 2022, n. 385, che richiama sui temi trattati Cass. nn. 20974/2020; 1838572019; Cass.n. 19693/2018, 11886/2017, 11689/2018); 15. come ribadito da questa Corte in medesimi contenziosi tra le stesse parti (cfr. Cass., Sez. T, 22 gennaio 2024, n. 2164, Cass., Sez. T, 23 gennaio 2024, n. 2255, Cass. Sez. T. 26 gennaio 2024, nn., 2486, 2498, 2512), va, dunque, riepilogativamente ripetuto che: -il presupposto impositivo della Tosap è costituito, ai sensi degli artt. 38 e 39 d.lgs. 15 novembre 1993, n. 507, dall'occupazione, di qualsiasi natura, di spazi ed aree, anche soprastanti o sottostanti il suolo, appartenenti al demanio o al patrimonio indisponibile dei Comuni o delle Province, che comporti un'effettiva sottrazione della superficie all'uso pubblico, con ciò rilevando il fatto oggettivo della predetta occupazione, indipendentemente dall'esistenza o meno di una concessione od autorizzazione, salvo che sussista una delle ipotesi di esenzione previste dall'art. 49 d.lgs. cit.; -l’art. 38 d.lgs. 15 novembre 1993, n. 507 va interpretato nel senso che l'occupazione mediante impianti di servizi pubblici (tale essendo il viadotto autostradale, che costituisce un impianto costituito da una costruzione completata da strutture – impianti segnaletici e di illuminazione -che ne aumentano l'utilità) è soggetta alla tassa, sia che si tratti di spazi sottostanti, che sovrastanti lo spazio pubblico; - la tassa compete al concessionario che occupa lo spazio, a nulla rilevando il fatto che il viadotto sia di proprietà del demanio e che, al termine della concessione, anche la gestione di esso ritorni in capo allo Stato, poiché, nel periodo di durata della concessione stessa, il bene, che pure è funzionale all'esercizio di un servizio di pubblica utilità, è gestito in regime di concessione da un ente che agisce in piena autonomia e non quale mero sostituto dello Stato nello sfruttamento dei beni, con la conseguenza che l'esenzione prevista dall'art. 49, lett. a), del citato decreto non spetta in quanto non si configura l'occupazione da parte dello Stato; 16. a tali riflessioni vanno aggiunte, anche al fine di contrastare le tesi ribadite dalla difesa di [OSCURATO:PERSONA] nell’ultima difesa scritta tramite i riferimenti giurisprudenziali (del giudice amministrativo e dei giudici di merito), le seguenti considerazioni: -non è dirimente la dedotta assenza di poteri di rimozione o di riappropiazione del bene da parte del Comune, giacchè tale limite non vale ad escludere l’imposizione fiscale, semmai a confermarla, in ragione della perdurante occupazione, senza tacere che la citata circostanza caratterizza anche le occupazioni avvenute in base a provvedimento concessorio nell’ipotesi di fisiologico espletamento del rapporto (cfr. la pronunce da ultimo citate e, tra le altre, Cass., Sez. T., 23 gennaio 2024, n. 2283); -non rileva la dedotta titolarità statale del tratto autostradale, contando, invece, ai fini che interessano, la sottrazione dello spazio sovrastante il suolo comunale occupato dal predetto tracciato, come tale oggetto di tassazione ai sensi della chiara formulazione dell’art. 38, comma 2, d.lgs. 15 novembre 1993, n. 507; -le leggi citate dalla contribuente (21 maggio 1955, n. 463 e 24 luglio 1961, n. 729) relative alla realizzazione dell’autostrada sono anteriori al d.lgs. 15 novembre 1993, n. 507, la cui disciplina -come sopra esposto - ha sottoposto ad imposizione l’occupazione delle strade comunali e provinciali avvenuta per la realizzazione della rete autostradale; - la costruzione della rete autostradale prevista ed approvata con provvedimenti legislativi non ha, poi, comportato automaticamente il trasferimento della proprietà delle strade interessate allo Stato ed il conseguente passaggio di quelle comunali e provinciali al demanio statale, tenuto conto che l’art. 11 della citata legge n. 729/1961 prevedeva l’esecuzione di procedure espropriative per la realizzazione delle opere necessarie per la costruzione delle autostrade previste dalla predetta legge, mentre l’art. 12, ultimo comma, della medesima legge, nel prevedere che gli enti proprietari potevano prescrivere esclusivamente le cautele da osservare e le opere provvisionali da eseguire durante la costruzione delle opere, conferma la possibile appartenenza del tratto di strada ad Amministrazioni diverse dallo Stato, quali gli enti territoriali; - del resto, l’art. 822 cod. civ. prevede che le strade, le autostrade e le strade ferrate fanno parte del demanio pubblico se appartengono allo Stato e, cioè, rientrano nel demanio pubblico statale meramente eventuale, il che non esclude, quindi, che la strada su cui insiste il cavalcavia dell’autostrada appartenga ad altro ente; - occorre, quindi, distinguere la proprietà della strada su cui insiste il pontone o cavalcavia dell’autostrada da quella di quest’ultimo manufatto, dovendo precisarsi sul punto che la prima resta di titolarità dell’ente territoriale, in assenza di un atto di trasferimento, pur essendo la seconda di proprietà statale, non potendo certamente configurarsi l’ipotesi di un’accessione invertita a favore dello Stato, non contemplata dalla legge; -come già evidenziato da questa Corte (cfr. Cass., Sez. I,, 18 aprile 2023, n. 10351in motiv., relativamente alla COSAP, ma sulla base di principi applicabili anche alla fattispecie in esame), non è quindi conferente «[…] il riferimento all’asserita appartenenza dell'autostrada al demanio statale ex art. 822 cod. civ. (come invece argomentato dalla ricorrente mediante richiamo anche a recente giurisprudenza amministrativa) ed è altresì marginale e priva di decisività l’indagine sulla effettiva proprietà dell'infrastruttura autostradale che occupa, per proiezione, la strada provinciale sottostante, atteso che la dedotta proprietà statale dell'autostrada e così del viadotto non interferisce con la circostanza - integrativa del presupposto di applicazione della Tosap da parte del Comune di Avellino - secondo cui, nel periodo di durata della concessione, la società disponeva del viadotto, per la relativa gestione quale concessionaria, ed in tal modo essa realizzava la condotta di «occupazione» del sottostante suolo provinciale» (così Cass., Sez. T, 26 gennaio 2024, n. 2512 cit.); - le sentenze nn. 6828 e 6929 dell’11 marzo 2020 di questa Corte, citate dall’istante, non hanno alcuna attinenza con il tema in oggetto, riguardando la diversa questione del classamento catastale delle aree adibita a stazione di esazione di pedaggio autostradale; - la destinazione del bene ad uso collettivo non esclude l’occupazione, avendo questa Corte già chiarito che la società, concessionaria statale, che abbia realizzato e gestito un'opera pubblica, occupando di fatto spazi rientranti nel demanio comunale o provinciale, è tenuta al pagamento del canone, non assumendo rilievo il fatto che l'opera sia di proprietà statale, poiché la condotta occupativa è posta in essere dalla società nello svolgimento, in piena autonomia, della propria attività d'impresa (Cass., Sez. 1, 10 giugno 2021, n. 16395), per cui è sufficiente l’utilizzazione del bene da parte di un soggetto diverso dall’ente pubblico titolare, mentre risulta indifferente la strumentalità di tale utilizzazione alla realizzazione di un pubblico interesse, in assenza di una specifica ipotesi di esenzione; 17. quanto alla compatibilità di tale soluzione con il diritto unionale va osservato che questa Corte ha già ritenuto che non sussista alcuna incertezza sulla questione qui in scrutinio, che imponga il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (v. Cass. Sez. T. 10 febbraio 2023, n. 4116), dovendo aggiungersi sul punto chei trattati lasciano del tutto impregiudicato il regime di proprietà esistente negli Stati membri, come precisa l’art. 345 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, mentre l’art. 106 vieta agli Stati membri di emanare o mantenere, nei confronti delle imprese pubbliche o delle imprese cui riconoscono diritti speciali o esclusiva, misure contrarie alle norme dei trattati, sicché, anche sotto profilo, [OSCURATO:PERSONA] per l’Italia non potrebbe beneficiare dell’esenzione riconosciuta allo Stato (cfr. sul punto, anche Cass., Sez. T, 22 gennaio 2024, n. 2164); 18. alla stregua delle riflessioni che precedono, il ricorso va allora accolto in relazione al terzo ed al sesto motivo di impugnazione, riaffermando il seguente principio di diritto: “[OSCURATO:PERSONA] trova applicazione anche nell’ipotesi di utilizzazione di strade comunali o provinciali per la realizzazione della rete autostradale da parte del concessionario della realizzazione e gestione dell’opera pubblica, in quanto l’art. 38 d.lgs. 15 novembre 1993, n. 507 ha come presupposto impositivo qualsiasi occupazione di aree riconducibili al demanio comunale e provinciale e ricomprende, quindi, anche quelle che trovano fondamento nella legge, non spettando l’esenzione di cui all’art. 49, comma 1, lett. a) del predetto decreto, non essendo il concessionario ([OSCURATO:PERSONA] per l’Italia [OSCURATO:SOCIETA].) soggetto annoverabile tra gli enti ivi indicati”; 19. conclusivamente, la sentenza impugnata va cassata in relazione ai motivi accolti e, non occorrendo accertamenti in fatto, la causa va decisa nel merito ai sensi dell’art. 384, secondo comma, cod. proc. civ., rigettando l’originario ricorso della contribuente; 20. le spese di lite dei gradi di merito vanno compensate tra le parti, mentre quelle di legittimità seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo. P.Q.M. la Corte accoglie il terzo ed il s