Corte di giustizia UEsentenza
Corte di giustizia UE n. 1/2010
ECLI:EU:T:2010:205
Testo integrale del provvedimento
Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
Causa T‑21/05
[OSCURATO:PERSONA] AE [OSCURATO:PERSONA]
contro
[OSCURATO:PERSONA] europea
«Concorrenza — Intese — Settore dei tubi idrotermosanitari in rame — Decisione che accerta una violazione all’art. 81 CE — Infrazione continuata e multiforme — Ammende — Partecipazione limitata all’intesa — Estensione geografica del mercato interessato — Durata dell’infrazione — Cooperazione»
Massime della sentenza
1.
Concorrenza — Ammende — Orientamenti per il calcolo delle ammende — Metodo di calcolo che tiene conto di diversi elementi
di flessibilità
(Art. 229 CE; regolamenti del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2, e n. 1/2003, art. 23, n. 2; comunicazione della [OSCURATO:PERSONA]
98/C 9/03)
2.
Concorrenza — Intese — Accordi fra imprese — Partecipazione sotto asserita costrizione
(Art. 81, n. 1, CE)
3.
Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Gravità dell’infrazione
(Regolamenti del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2, e n. 1/2003, art. 23, n. 3; comunicazione della [OSCURATO:PERSONA] 98/C 9/03, punto 1
A)
4.
Concorrenza — Intese — Accordi fra imprese — Prova della violazione a carico della [OSCURATO:PERSONA]
(Art. 81, n. 1, CE)
5.
Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Durata dell’infrazione — Infrazioni di lunga durata — Maggiorazione
del 10% dell’importo di partenza per ogni anno di infrazione
(Regolamenti del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2, e n. 1/2003, art. 23, n. 2; comunicazione della [OSCURATO:PERSONA] 98/C 9/03, punto 1
B)
6.
Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Circostanze attenuanti — Cessazione dell’infrazione prima dell’intervento
della [OSCURATO:PERSONA]
(Regolamenti del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2, e n. 1/2003, art. 23, n. 2; comunicazione della [OSCURATO:PERSONA] 98/C 9/03)
7.
Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Riduzione dell’importo dell’ammenda in contropartita di una cooperazione
dell’impresa incriminata — Presupposti
(Regolamenti del Consiglio n. 17, art. 11, e n. 1/2003, art. 18; comunicazione della [OSCURATO:PERSONA] 96/C 207/04)
8.
Concorrenza — Ammende — Importo — Determinazione — Criteri — Durata dell’infrazione — Infrazioni di lunga durata — Maggiorazione
del 10% dell’importo di partenza per ogni anno di infrazione — Conseguenze
(Regolamenti del Consiglio n. 17, art. 15, n. 2, e n. 1/2003, art. 23, n. 2; comunicazione della [OSCURATO:PERSONA] 98/C 9/03)
1.
Gli orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell’articolo 15, paragrafo 2, del regolamento n. 17
e dell’articolo 65, paragrafo 5, del Trattato CECA, anche se non possono essere qualificati come norme giuridiche, sono pur
sempre indicativi della prassi da seguire, dalla quale la [OSCURATO:PERSONA] non può discostarsi, in un’ipotesi specifica, senza
fornire ragioni compatibili con il principio di parità di trattamento. Spetta pertanto al Tribunale verificare, nel contesto
del controllo di legittimità delle ammende inflitte da una decisione della [OSCURATO:PERSONA], se quest’ultima ha esercitato il suo
potere discrezionale secondo il metodo esposto in tali orientamenti e, se dovesse accertare che se ne è discostata, verificare
se tale divario sia giustificato e motivato sufficientemente in diritto.
L’autolimitazione del potere discrezionale della [OSCURATO:PERSONA] risultante dall’adozione degli orientamenti non è incompatibile
con il mantenimento di un margine di discrezionalità sostanziale per la [OSCURATO:PERSONA]. Gli orientamenti contengono vari elementi
di flessibilità che consentono alla [OSCURATO:PERSONA] di esercitare il proprio potere discrezionale in conformità alle disposizioni
dei regolamenti n. 17 e n. 1/2003, come interpretate dalla Corte di giustizia. Pertanto, nei settori in cui la [OSCURATO:PERSONA]
ha conservato un potere discrezionale, il controllo di legittimità operato su tali valutazioni si limita a quello dell’assenza
di un errore manifesto di valutazione. Il margine di discrezionalità della [OSCURATO:PERSONA] ed i limiti che essa vi ha apportato
non pregiudicano, in linea di principio, l’esercizio, da parte del giudice, della sua competenza anche di merito che lo abilita
a sopprimere, ridurre o maggiorare l’importo dell’ammenda inflitta dalla [OSCURATO:PERSONA].
(v. punti 60-64)
2.
Le pressioni esercitate dalle imprese e volte a indurre altre imprese a partecipare a una violazione del diritto della concorrenza,
indipendentemente dalla loro importanza, non liberano l’impresa interessata dalla propria responsabilità per l’infrazione
commessa, nulla cambiano alla gravità dell’intesa e non possono costituire una circostanza attenuante ai fini del calcolo
degli importi delle ammende, in quanto l’impresa interessata avrebbe potuto denunciare le eventuali pressioni alle competenti
autorità ed introdurre una denuncia presso le medesime.
(v. punto 72)
3.
Un’impresa la cui responsabilità sia dichiarata riguardo a più parti di un’intesa contribuisce all’efficacia e alla gravità
di tale intesa più di un contravventore implicato unicamente in una sola parte della stessa intesa. Pertanto, la prima impresa
commette un’infrazione più grave di quella commessa dalla seconda.
Ai sensi del principio di individualità della pena e della responsabilità personale, la [OSCURATO:PERSONA] deve tener conto, nella
valutazione della gravità relativa della partecipazione di ogni contravventore a un’intesa, del fatto che alcuni contravventori,
eventualmente, non siano considerati responsabili per tutte le parti di tale intesa.
Nel contesto dell’applicazione degli orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell’articolo 15,
paragrafo 2, del regolamento n. 17 e dell’articolo 65, paragrafo 5, del Trattato CECA, tale valutazione deve necessariamente
operarsi nella fase della fissazione dell’importo di partenza specifico, dal momento che la considerazione di circostanze
attenuanti consente solo di modulare l’importo di base dell’ammenda in funzione delle modalità di attuazione dell’intesa da
parte del contravventore. Orbene, un contravventore che non sia ritenuto responsabile di talune parti di detta intesa non
può aver avuto un ruolo nell’attuazione delle stesse parti. La violazione delle norme del diritto della concorrenza è, in
ragione della limitata portata dell’infrazione accertata nei suoi confronti, meno grave di quella imputata ai contravventori
che abbiano partecipato a tutte le parti dell’infrazione.
[OSCURATO:PERSONA], omettendo di prendere in considerazione, nel calcolo dell’importo delle ammende, il fatto che un’impresa abbia
partecipato solo a una parte del cartello, a differenza di altre imprese partecipanti a tale cartello e trattando, pertanto,
situazioni differenti in modo identico, senza che tale trattamento sia obiettivamente giustificato, viola pertanto il principio
di parità di trattamento.
(v. punti 99-101, 104)
4.
È sufficiente che la [OSCURATO:PERSONA] dimostri che l’impresa interessata ha partecipato a riunioni tra concorrenti di natura manifestamente
anticoncorrenziale per provare sufficientemente la partecipazione della detta impresa all’intesa. Qualora sia stata dimostrata
la partecipazione a riunioni di questo tipo, incombe all’impresa interessata dedurre indizi atti a provare che la sua partecipazione
alle dette riunioni era priva di qualunque spirito anticoncorrenziale, comprovando che essa aveva dichiarato ai suoi concorrenti
di partecipare alle riunioni in un’ottica diversa dalla loro.
(v. punto 130)
5.
Risulta dagli orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell’articolo 15, paragrafo 2, del regolamento
n. 17 e dell’articolo 65, paragrafo 5, del Trattato CECA che la [OSCURATO:PERSONA] non ha stabilito alcuna sovrapposizione né alcuna
interdipendenza tra la valutazione della gravità e quella della durata dell’infrazione. Il fatto che essa si sia riservata
una possibilità di maggiorazione per anno di infrazione che, per le infrazioni di dodici mesi o di durata superiore, può giungere
fino al 10% dell’importo adottato per la gravità dell’infrazione, non la obbliga affatto a fissare tale percentuale in funzione
dell’intensità delle attività dell’intesa o degli effetti della medesima, se non della gravità dell’infrazione. Infatti, spetta
ad essa la scelta, nell’ambito del suo ampio potere discrezionale, della percentuale di maggiorazione che intende applicare
per la durata dell’infrazione.
(v. punti 141, 143)
6.
[OSCURATO:PERSONA] non ha alcun obbligo di accordare, nel contesto del suo potere discrezionale, una riduzione dell’ammenda per
la cessazione di un’infrazione al diritto della concorrenza che sia già terminata anteriormente ai primi interventi della
[OSCURATO:PERSONA].
(v. punto 151)
7.
Nell’ambito della valutazione della cooperazione fornita dai membri di un’intesa, la [OSCURATO:PERSONA] gode di un ampio potere discrezionale
per valutare la qualità e l’utilità della cooperazione fornita da un’impresa, segnatamente in rapporto ai contributi offerti
da altre imprese. Pertanto, solo un errore manifesto di valutazione da parte della [OSCURATO:PERSONA] può essere censurato. [OSCURATO:PERSONA],
tuttavia, nell’ambito di questa valutazione, non può disattendere il principio della parità di trattamento.
Per contro, il Tribunale esercita un controllo pieno sulla questione se la cooperazione fornita da un’impresa si spinga oltre
l’obbligo che ad essa incombe ai sensi dell’art. 11 del regolamento n. 17 e dell’art. 18 del regolamento n. 1/2003 di rispondere
alle richieste di informazioni della [OSCURATO:PERSONA].
(v. punti 162, 168)
8.
Risulta dall’impianto sistematico degli orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell’articolo 15,
paragrafo 2, del regolamento n. 17 e dell’articolo 65, paragrafo 5, del Trattato CECA che alle imprese che partecipano più
lungamente a un’intesa saranno applicate le ammende più ridotte, se gli importi si dividono per il numero di mesi di partecipazione
al cartello o per il numero di riunioni alle quali tali imprese hanno partecipato, dato che la [OSCURATO:PERSONA] si è limitata,
in detti orientamenti, a prevedere che l’importo di partenza delle ammende fosse maggiorato del 10% al massimo per anno di
infrazione. Un’impresa non può avvalersi di tale autolimitazione per ottenere una riduzione dell’importo dell’ammenda che
le è stata inflitta.
(v. punti 179-180)
SENTENZA DEL TRIBUNALE (Ottava Sezione)
19 maggio 2010 (
*
)
«Concorrenza – Intese – Settore dei tubi idrotermosanitari in rame – Decisione che accerta una violazione all’art. 81 CE – Infrazione continuata e multiforme – Ammende – Partecipazione limitata all’intesa – Estensione geografica del mercato interessato – Durata dell’infrazione – Cooperazione»
Nella causa T‑21/05,
[OSCURATO:PERSONA] AE [OSCURATO:PERSONA],
con sede in Atene (Grecia), rappresentata dal sig. I. Forrester, QC, dagli avv.ti A. Schulz e A. Komninos,
ricorrente,
contro
[OSCURATO:PERSONA] europea,
rappresentata dai sigg. P. Oliver e S. Noë, in qualità di agenti,
convenuta,
avente ad oggetto la domanda di annullamento o di riduzione dell’ammenda inflitta alla ricorrente con la decisione della [OSCURATO:PERSONA]
3 settembre 2004, C (2004) 2826, relativa a un procedimento di cui all’articolo 81 [CE] e all’articolo 53 dell’accordo SEE
(Caso COMP/E‑1.38.069 – Tubi idrotermosanitari in rame),
IL TRIBUNALE (Ottava Sezione),
composto dalla sig.ra M.E. [OSCURATO:PERSONA], dai sigg. S. [OSCURATO:PERSONA] e N. [OSCURATO:PERSONA] (relatore), giudici,
cancelliere: sig.ra C. Kantza, amministratore
vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 6 novembre 2008,
ha pronunciato la seguente
Sentenza
[OSCURATO:PERSONA]
1
[OSCURATO:PERSONA] AE [OSCURATO:PERSONA] (in prosieguo: la «[OSCURATO:PERSONA]» o la «ricorrente») è una società di diritto greco, quotata
alla borsa di Atene (Grecia). La società Viohalco SA detiene la maggioranza assoluta delle azioni della ricorrente.
1.
Fase amministrativa del procedimento
2
In esito alla comunicazione di informazioni da parte della [OSCURATO:PERSONA]. (in prosieguo: la «[OSCURATO:PERSONA]») nel gennaio
2001, la [OSCURATO:PERSONA] delle Comunità europee ha proceduto a taluni accertamenti a sorpresa, nel marzo 2001, nei locali di varie
imprese attive nel settore dei tubi idrotermosanitari in rame, ai sensi dell’art. 14 del regolamento del Consiglio 6 febbraio
1962, n. 17, primo regolamento d’applicazione degli articoli [81 CE] e [82 CE] (GU 1962, 13, pag. 204).
3
Il 9 e 10 aprile 2001, sono stati effettuati controlli supplementari nei locali della KME Germany AG (già KM [OSCURATO:PERSONA]
AG) nonché della [OSCURATO:PERSONA] e della [OSCURATO:PERSONA] (già [OSCURATO:PERSONA]) (in prosieguo, indicate congiuntamente,
il «gruppo [OSCURATO:PERSONA]»). Il 9 aprile 2001, la [OSCURATO:PERSONA] ha sottoposto alla [OSCURATO:PERSONA] un’offerta di cooperazione ai sensi
della comunicazione della [OSCURATO:PERSONA] sulla non imposizione o sulla riduzione delle ammende nei casi d’intesa tra imprese
(GU 1996, C 207, pag. 4; in prosieguo: la «comunicazione del 1996 sulla cooperazione») sia per i tubi industriali sia per
i tubi idrotermosanitari. In esito a controlli complementari, la [OSCURATO:PERSONA] ha scisso la sua indagine relativa ai tubi idrotermosanitari
in rame in tre procedimenti distinti, vale a dire il caso COMP/E‑1/38.069 (Tubi idrotermosanitari in rame), il caso COMP/E‑1/38.121
(Raccordi) e il caso COMP/E‑1/38.240 (Tubi industriali).
4
Con lettera del 30 maggio 2001, il gruppo [OSCURATO:PERSONA] ha inviato alla [OSCURATO:PERSONA] un memorandum, unitamente a taluni allegati,
contenente una descrizione del settore dei tubi idrotermosanitari in rame e degli accordi collusivi ad esso attinenti.
5
Il 5 giugno 2002, nel contesto del caso COMP/E‑1/38.240 (Tubi industriali), si sono svolti incontri relativi all’offerta di
cooperazione del gruppo [OSCURATO:PERSONA], su iniziativa della [OSCURATO:PERSONA], con rappresentanti di tale impresa. Quest’ultima ha parimenti
reso noto di essere disposta ad accettare che la [OSCURATO:PERSONA] interrogasse i membri del suo personale implicati negli accordi
di cui al caso COMP/E‑1/38.069 (Tubi idrotermosanitari in rame).
6
Nel luglio 2002, nel contesto del caso COMP/E‑1/38.240 (Tubi industriali), la [OSCURATO:PERSONA], ai sensi dell’art. 11 del regolamento
n. 17, da una parte, ha rivolto talune richieste di informazioni alla Wieland-Werke AG (in prosieguo: la «Wieland») e al gruppo
KME [composto dalla KME Germany, dalla [OSCURATO:SOCIETA] (già Tréfimétaux SA) e dalla [OSCURATO:SOCIETA] (già [OSCURATO:SOCIETA])]
e, dall’altra, ha invitato il gruppo [OSCURATO:PERSONA] a comunicarle informazioni complementari. Il 15 ottobre 2002, il gruppo KME
ha risposto a tale richiesta di informazioni. La sua risposta conteneva parimenti una dichiarazione e la domanda diretta a
beneficiare dell’applicazione della comunicazione del 1996 sulla cooperazione nel contesto del caso COMP/E‑1/38.069 (Tubi
idrotermosanitari in rame). Inoltre, il gruppo KME ha consentito alla [OSCURATO:PERSONA] di utilizzare tutte le informazioni fornite
nel contesto del caso COMP/E‑1/38.240 (Tubi industriali) in quello del caso COMP/E‑1/38.069 (Tubi idrotermosanitari in rame).
7
Il 23 gennaio 2003, la Wieland ha comunicato alla [OSCURATO:PERSONA] una dichiarazione comprendente la domanda diretta a beneficiare,
nel contesto del caso COMP/E‑1/38.069 (Tubi idrotermosanitari in rame), dell’applicazione della comunicazione del 1996 sulla
cooperazione.
8
Nel contesto del caso COMP/E‑1/38.069 (Tubi idrotermosanitari in rame), la [OSCURATO:PERSONA], il 3 marzo 2003, ha rivolto talune
richieste di informazioni al gruppo [OSCURATO:PERSONA] [composto dalla [OSCURATO:PERSONA] AB, dalla [OSCURATO:PERSONA] AB (già [OSCURATO:PERSONA] AB) e dalla [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:PERSONA] (già [OSCURATO:PERSONA] & Zinc SA)], alla HME [OSCURATO:PERSONA] BV (in prosieguo: la «HME»)
e alla [OSCURATO:PERSONA], nonché, il 20 marzo 2003, al gruppo IMI (composto dalla IMI plc, dalla IMI [OSCURATO:PERSONA] e dalla [OSCURATO:PERSONA]).
9
Il 9 aprile 2003, alcuni rappresentanti della [OSCURATO:PERSONA] hanno incontrato i rappresentanti della [OSCURATO:PERSONA] e hanno chiesto,
nel contesto del caso COMP/E‑1/38.069 (Tubi idrotermosanitari in rame), l’applicazione della comunicazione del 1996 sulla
cooperazione.
10
Il 29 agosto 2003, la [OSCURATO:PERSONA], nel contesto del caso COMP/E‑1/38.069 (Tubi idrotermosanitari in rame), ha emanato una
comunicazione degli addebiti indirizzata alle società interessate. Dette società, dopo aver avuto accesso agli atti, in formato
elettronico, e dopo aver presentato osservazioni scritte, hanno partecipato, salvo la HME, a un’audizione svoltasi il 28 novembre
2003.
11
Il 16 dicembre 2003, la [OSCURATO:PERSONA] ha adottato la decisione C (2003) 4820 def., relativa ad un procedimento a norma dell’articolo
81 [CE] e dell’articolo 53 dell’accordo SEE (Caso COMP/E‑1/38.240 – Tubi industriali), una sintesi della quale è pubblicata
nella
Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
28 aprile 2004 (GU L 125, pag. 50).
2.
Decisione impugnata
12
Il 3 settembre 2004, la [OSCURATO:PERSONA] ha adottato la decisione C (2004) 2826, relativa a un procedimento di cui all’articolo
81 [CE] e all’articolo 53 dell’accordo SEE (Caso COMP/E‑1/38.069 – Tubi idrotermosanitari in rame) (in prosieguo: la «decisione
impugnata»), una sintesi della quale è pubblicata nella
Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
13 luglio 2006 (GU L 192, pag. 21).
13
La decisione impugnata contiene, segnatamente, le seguenti disposizioni:
«Articolo 1
Le seguenti imprese hanno violato le disposizioni dell’art. 81, n. 1, [CE] e, a far data dal 1° gennaio 1994, dell’art. 53,
n. 1, dell’accordo SEE, partecipando, nei periodi indicati, ad un insieme di accordi e di pratiche concordate consistenti
nella fissazione dei prezzi e nella spartizione del mercato nel settore dei tubi idrotermosanitari in rame:
a) la [OSCURATO:PERSONA] (…), in solido con la [[OSCURATO:PERSONA]] e la [[OSCURATO:PERSONA] BCZ], dal 3 giugno 1988 al 22 marzo
2001;
b) la [[OSCURATO:PERSONA]], in solido con la [OSCURATO:PERSONA] (…) e la [[OSCURATO:PERSONA] BCZ], dal 3 giugno 1988 al 22 marzo
2001;
c) la [[OSCURATO:PERSONA] BCZ], in solido con la [OSCURATO:PERSONA] (…) e la [[OSCURATO:PERSONA]], dal 3 giugno 1988 al 22 marzo
2001;
d) la [OSCURATO:PERSONA] AG:
i) in solido con la [OSCURATO:PERSONA] [GmbH], dal 29 agosto 1998 almeno all’8 luglio 1999, e
ii) in solido con la [Wieland] e la [OSCURATO:PERSONA] (…), dal 9 luglio 1999 al 22 marzo 2001;
e) la [OSCURATO:PERSONA] (…):
i) in solido con la [OSCURATO:PERSONA] (…), dal 29 agosto 1998 almeno all’8 luglio 1999, e
ii) in solido con la [Wieland] e la [OSCURATO:PERSONA] (…), dal 9 luglio 1999 al 22 marzo 2001;
f) la [[OSCURATO:PERSONA]], almeno dal 29 agosto 1998 sino almeno all’inizio del settembre 1999;
g) la [HME] dal 29 agosto 1998 almeno sino al 22 marzo 2001;
h) la IMI (…), in solido con la IMI [OSCURATO:PERSONA] (…) e la [OSCURATO:PERSONA] (…), dal 29 settembre 1989 al 22 marzo 2001;
i) la IMI [OSCURATO:PERSONA] (…), in solido con la IMI (…) e la [OSCURATO:PERSONA] (…), dal 29 settembre 1989 al 22 marzo 2001;
j) la [OSCURATO:PERSONA] […], in solido con la IMI (…) e la IMI [OSCURATO:PERSONA] (…), dal 29 settembre 1989 al 22 marzo 2001;
k) la [KME Germany]:
i) singolarmente, dal 3 giugno 1988 al 19 giugno 1995, e
ii) in solido con la [[OSCURATO:SOCIETA]] e la [[OSCURATO:SOCIETA]], dal 20 giugno 1995 al 22 marzo 2001;
l) la [[OSCURATO:SOCIETA]]:
i) in solido con la [[OSCURATO:SOCIETA]], dal 29 settembre 1989 al 19 giugno 1995, e
ii) in solido con la [KME Germany] e la [[OSCURATO:SOCIETA]], dal 20 giugno 1995 al 22 marzo 2001;
m) la [[OSCURATO:SOCIETA]]:
i) in solido con la [[OSCURATO:SOCIETA]], dal 29 settembre 1989 al 19 giugno 1995, e
ii) in solido con la [KME Germany] e la [[OSCURATO:SOCIETA]], dal 20 giugno 1995 al 22 marzo 2001;
(…)
s) la [OSCURATO:PERSONA] (…), in solido con la [[OSCURATO:PERSONA]], dal 29 settembre 1989 al 22 marzo 2001;
t) la [[OSCURATO:PERSONA]], in solido con la [OSCURATO:PERSONA] (…), dal 29 settembre 1989 al 22 marzo 2001;
u) la [Wieland]:
i) singolarmente dal 29 settembre 1989 all’8 luglio 1999, e
ii) in solido con la [OSCURATO:PERSONA] (…) e la [OSCURATO:PERSONA] (…), dal 9 luglio 1999 al 22 marzo 2001.
Articolo 2
Per le infrazioni di cui all’articolo 1, sono inflitte le seguenti ammende:
a) alla [OSCURATO:PERSONA] […], alla [[OSCURATO:PERSONA]] e alla [[OSCURATO:PERSONA] BCZ], in solido: EUR 32,6 milioni;
b) alla [OSCURATO:PERSONA] […] e alla [OSCURATO:PERSONA] […], in solido: EUR 0,6695 milioni;
c) alla [OSCURATO:PERSONA] […], alla [OSCURATO:PERSONA] […] e alla [Wieland], in solido: EUR 2,43 milioni;
d) alla [[OSCURATO:PERSONA]]: EUR 9,16 milioni;
e) alla [HME]: EUR 4,49 milioni;
f) alla IMI […], alla IMI [OSCURATO:PERSONA] […] e alla [OSCURATO:PERSONA] […], in solido: EUR 44,98 milioni;
g) alla [KME Germany]: EUR 17,96 milioni;
h) alla [KME Germany], alla [[OSCURATO:SOCIETA]] e alla [[OSCURATO:SOCIETA]], in solido: EUR 32,75 milioni;
i) alla [[OSCURATO:SOCIETA]] e alla [[OSCURATO:SOCIETA]], in solido: EUR 16,37 milioni;
j) alla [OSCURATO:PERSONA] […] e alla [[OSCURATO:PERSONA]], in solido: EUR 36,14 milioni;
k) alla [Wieland], singolarmente: EUR 24,7416 milioni.
(…)».
14
[OSCURATO:PERSONA] ha ritenuto che le imprese in oggetto avessero partecipato ad un’infrazione (in prosieguo: il «cartello» o
l’«infrazione di cui trattasi») unica, continuata, complessa e, nel caso del gruppo [OSCURATO:PERSONA], del gruppo KME e della Wieland,
multiforme. [OSCURATO:PERSONA] ha precisato che la decisione impugnata non riguardava gli accordi nazionali in quanto tali (‘considerando’
2 e 106 della decisione impugnata).
Prodotti e mercati di cui trattasi
15
Il settore interessato, che è quello della fabbricazione di tubi idrosanitari in rame, comprende due gruppi di prodotti, vale
a dire, da una parte, i tubi industriali, che si suddividono in differenti sottogruppi in funzione della loro utilizzazione
finale (condizionamento dell’aria e refrigerazione, impianti, riscaldamento a gas, filtri/essiccatori e cavi per telecomunicazioni)
e, dall’altra, i tubi idrotermosanitari, denominati anche «tubi per impianti», che vengono utilizzati nel settore edilizio
per installare acqua, gasolio, gas e impianti di riscaldamento (‘considerando’ 3 della decisione impugnata).
16
[OSCURATO:PERSONA] ha ritenuto che i casi COMP/E-1/38.069 (Tubi idrotermosanitari in rame) e COMP/E-1/38.240 (Tubi industriali)
concernessero due infrazioni distinte. Al riguardo, si è fondata principalmente sul fatto che «imprese diverse (e membri diversi
del personale di tali imprese) erano implicate negli accordi relativi ai tubi sanitari, da una parte, e ai tubi industriali,
dall’altra, accordi la cui organizzazione anche era diversa». Inoltre, la [OSCURATO:PERSONA] ha ritenuto che il settore dei tubi
sanitari si distinguesse da quello dei tubi industriali riguardo alla clientela interessata, all’utilizzazione finale e alle
caratteristiche tecniche dei prodotti (‘considerando’ 4 e 5 della decisione impugnata).
17
Quanto ai tubi sanitari in rame, la [OSCURATO:PERSONA] ha affermato nella decisione impugnata che tale gruppo di prodotti comprendeva
due «sotto-famiglie» di prodotti: i tubi idrotermosanitari in rame, da una parte, e i tubi idrotermosanitari in rame con rivestimento
in plastica, dall’altra. L’Istituzione ha rilevato che «i tubi idrotermosanitari in rame e i tubi idrotermosanitari in rame
con rivestimento in plastica non sono obbligatoriamente intercambiabili e possono costituire mercati di prodotti distinti
alla luce della comunicazione della [OSCURATO:PERSONA] sulla definizione del mercato rilevante ai fini dell’applicazione del diritto
comunitario in materia di concorrenza» (GU 1997, C 372, pag. 5). Tuttavia, ai fini della decisione impugnata, la [OSCURATO:PERSONA]
ha ritenuto che queste due «sotto-famiglie» di prodotti dovessero essere considerate come «un solo e medesimo gruppo di prodotti
(…) in quanto si tratta essenzialmente delle stesse imprese (e degli stessi membri del personale di tali imprese) che sono
state coinvolte negli accordi su tali due sotto‑famiglie di prodotti e gli accordi erano organizzati in modo simile» (‘considerando’
13 e 459 della decisione impugnata).
18
Nella decisione impugnata, la [OSCURATO:PERSONA] ha parimenti indicato che il mercato geografico rilevante era lo Spazio economico
europeo (SEE). L’Istituzione ha ritenuto che, nel 2000, nel SEE, il valore del mercato dei tubi idrotermosanitari in rame
era di circa EUR 970,1 milioni e quello del mercato dei tubi idrotermosanitari in rame con rivestimento in plastica di EUR 180,9
milioni. Il valore congiunto di tali due mercati, conseguentemente, è stato valutato in EUR 1 151 milioni nel 2000 nel SEE
(‘considerando’ 17 e 23 della decisione impugnata).
Componenti dell’infrazione di cui trattasi
19
[OSCURATO:PERSONA] ha rilevato che l’infrazione di cui trattasi si era manifestata in tre forme distinte, ma connesse (‘considerando’
458 e 459 della decisione impugnata). La prima parte del cartello consisteva negli accordi conclusi tra i «produttori SANCO».
La seconda parte dell’infrazione di cui trattasi comprendeva gli accordi conclusi tra i «produttori WICU e Cuprotherm». Infine,
la terza parte del cartello riguardava gli accordi conclusi nell’ambito di un gruppo più ampio di produttori di tubi idrotermosanitari
in rame ed è stata chiamata «accordi europei ampliati».
Accordi tra «produttori SANCO»
20
SANCO è sia un marchio sia la designazione di un procedimento tecnico specifico per la fabbricazione di tubi idrotermosanitari
in rame anticorrosione di qualità superiore. La tecnica è stata brevettata nel 1980 dall’impresa Usines à cuivre et à zinc
(Fabbriche di rame e di zinco). Il gruppo [OSCURATO:PERSONA] è stato il titolare del brevetto iniziale del procedimento di fabbricazione
sino alla sua scadenza nel 2000, ma non era titolare del marchio SANCO in tutti i paesi europei. Il suo concorrente, il gruppo
KME, ha chiesto e ottenuto la registrazione del marchio SANCO sotto il proprio nome in diversi paesi europei. In seguito,
il gruppo KME ha fatto brevettare taluni miglioramenti rispetto al brevetto originale e i due concorrenti si sono concessi
licenze reciproche sui loro brevetti e i loro marchi rispettivi. Dal 1981, il gruppo KME e il gruppo [OSCURATO:PERSONA] hanno concesso
una licenza del marchio e del brevetto alla Wieland (‘considerando’ 115‑118 della decisione impugnata).
21
Nella decisione impugnata, la [OSCURATO:PERSONA] ha ritenuto che, dal 1988, gli accordi tra «produttori SANCO» erano andati oltre
una semplice relazione tra «concedenti di licenze» e «licenziatari». A suo avviso, sussistevano tra tali produttori, vale
a dire, il gruppo KME, il gruppo [OSCURATO:PERSONA] e la Wieland, dal giugno 1988 sino alla fine del primo semestre del 1994, accordi
sugli obiettivi di prezzi e sui tassi di sconto nonché sulla ripartizione delle vendite e delle parti di mercato (in prosieguo:
gli «accordi SANCO»). La sorveglianza dell’attuazione di tali accordi si fondava principalmente sulla comunicazione, tra i
«produttori SANCO», delle cifre relative alla loro produzione e alle loro vendite (‘considerando’ 125‑146 e 456 della decisione
impugnata).
Accordi tra «produttori WICU e Cuprotherm»
22
WICU e Cuprotherm sono marchi relativi a tubi idrotermosanitari in rame con rivestimento in plastica, che costituiscono oggetto
di brevetti.
23
Il marchio WICU e i brevetti ad esso relativi appartengono al gruppo KME, che ha concesso, segnatamente, una licenza di marchio
e di brevetto alla Wieland. Al contrario, il marchio Cuprotherm e il brevetto ad esso relativo appartengono alla Wieland,
che ha concesso una licenza di marchio e di brevetto al gruppo KME (‘considerando’ 121 della decisione impugnata).
24
[OSCURATO:PERSONA] ha affermato, nella decisione impugnata, che gli accordi conclusi tra il gruppo KME e la Wieland riguardo ai
tubi WICU e Cuprotherm andassero oltre una semplice relazione tra «concedenti di licenze» e «licenziatari». Il gruppo KME
e la Wieland avrebbero intrattenuto contatti a fini anticoncorrenziali nella forma di un scambio di informazioni sensibili
e di una coordinazione dei volumi e dei prezzi riguardo ai tubi idrotermosanitari in rame con rivestimento in plastica (in
prosieguo: gli «accordi WICU e Cuprotherm») (‘considerando’ 149 della decisione impugnata).
Accordi europei ampliati
25
Nella decisione impugnata, la [OSCURATO:PERSONA] ha rilevato che, parallelamente agli accordi SANCO e agli accordi WICU e Cuprotherm,
l’infrazione di cui trattasi presentava una terza parte, che comprendeva accordi tra membri di un gruppo più ampio di produttori
di tubi idrotermosanitari in rame (‘considerando’ 102, 104, 105, 108‑111, 147, 148, 461 e 462 della decisione impugnata).
26
Il numero dei partecipanti a tale gruppo più ampio era, inizialmente, di cinque, vale a dire il gruppo KME, la Wieland, il
gruppo [OSCURATO:PERSONA], il gruppo IMI e la [OSCURATO:PERSONA] (in prosieguo: il «[OSCURATO:PERSONA] dei cinque»). In esito al sopraggiungere della [OSCURATO:PERSONA],
della HME, del gruppo [OSCURATO:PERSONA] e del gruppo [OSCURATO:PERSONA] (composto dalla [OSCURATO:PERSONA] e dalla [OSCURATO:PERSONA]), il
numero dei partecipanti a tale gruppo è aumentato a nove (in prosieguo: il «[OSCURATO:PERSONA] dei nove» (‘considerando’ 216 della decisione
impugnata).
27
Secondo la [OSCURATO:PERSONA], i membri del [OSCURATO:PERSONA] dei cinque e del [OSCURATO:PERSONA] dei nove hanno tentato di stabilizzare il mercato dei
tubi idrotermosanitari in rame fondandosi sulle quote di mercato di un anno di riferimento per prevedere un obiettivo per
le quote di mercato future. Peraltro, nella decisione impugnata l’Istituzione ha ritenuto che tali partecipanti si fossero
accordati in ordine a scambi di informazioni sensibili, alla ripartizione delle quote di mercato, al controllo dei volumi
delle vendite, a un meccanismo di «posizione dominante» per mercato nonché in ordine ad una coordinazione dei prezzi, comprensiva
di tabelle, all’applicazione di «coordinamento dei prezzi» e di riduzioni (‘considerando’ 192 della decisione impugnata).
Durata e carattere continuativo dell’infrazione di cui trattasi
28
Nella decisione impugnata la [OSCURATO:PERSONA] ha rilevato che l’infrazione di cui trattasi aveva avuto inizio il 3 giugno 1988
riguardo al gruppo KME e al gruppo [OSCURATO:PERSONA], il 29 settembre 1989 riguardo al gruppo IMI, al gruppo [OSCURATO:PERSONA] e alla Wieland,
il 21 ottobre 1997 riguardo alla [OSCURATO:PERSONA] e, al più tardi, il 29 agosto 1998 riguardo alla [OSCURATO:PERSONA], al gruppo [OSCURATO:PERSONA] e
alla HME. Quanto alla data in cui l’infrazione è venuta meno, la [OSCURATO:PERSONA] ha considerato quella del 22 marzo 2001, salvo
riguardo alla [OSCURATO:PERSONA] e alla [OSCURATO:PERSONA], che, secondo la [OSCURATO:PERSONA], hanno rispettivamente smesso di partecipare al cartello
l’8 gennaio 2001 e nel mese di settembre 1999 (‘considerando’ 597 della decisione impugnata).
29
Quanto al carattere continuativo dell’infrazione di cui trattasi, riguardo al gruppo [OSCURATO:PERSONA], al gruppo IMI, al gruppo KME,
al gruppo [OSCURATO:PERSONA] ed alla Wieland, la [OSCURATO:PERSONA] ha rilevato nella decisione impugnata che, benché il cartello avesse avuto
periodi di attività meno intensa tra il 1990 e il dicembre 1992, da una parte, e tra luglio 1994 e luglio 1997, dall’altra,
l’attività costitutiva dell’infrazione non era tuttavia mai del tutto cessata, sicché l’infrazione di cui trattasi costituiva
effettivamente un’infrazione unica non prescritta (‘considerando’ 466, 471, 476, 477 e 592 della decisione impugnata).
30
Quanto alla HME, al gruppo [OSCURATO:PERSONA] ed alla [OSCURATO:PERSONA], dalla decisione impugnata risulta che la [OSCURATO:PERSONA] non ha potuto
provare la loro partecipazione al cartello per il periodo precedente al 29 agosto 1998 (‘considerando’ 592 e 597 della decisione
impugnata).
Determinazione dell’importo delle ammende
31
Con la decisione impugnata, la [OSCURATO:PERSONA] ha inflitto una serie di ammende, ai sensi dell’art. 23, n. 2, del regolamento
(CE) del Consiglio 16 dicembre 2002, n. 1/2003, concernente l’applicazione delle regole di concorrenza di cui agli articoli
81 [CE] e 82 [CE] (GU 2003, L 1, pag. 1), nonché ai sensi dell’art. 15, n. 2, del regolamento n. 17, al gruppo [OSCURATO:PERSONA], al
gruppo [OSCURATO:PERSONA], alla [OSCURATO:PERSONA], alla HME, al gruppo IMI, al gruppo KME, al gruppo [OSCURATO:PERSONA] e alla Wieland (‘considerando’
842 e art. 2 della decisione impugnata).
32
Gli importi delle ammende sono stati determinati dalla [OSCURATO:PERSONA] in funzione della gravità e della durata dell’infrazione
di cui trattasi, e cioè i due criteri esplicitamente menzionati all’art. 23, n. 3, del regolamento n. 1/2003 e all’art. 15,
n. 2, del regolamento n. 17, che era, secondo la decisione impugnata, applicabile all’epoca dell’infrazione di cui trattasi
(‘considerando’ 601‑603 della decisione impugnata).
33
Ai fini della fissazione dell’importo dell’ammenda inflitta ad ogni singola impresa, la [OSCURATO:PERSONA] ha applicato la metodologia
definita negli Orientamenti per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell’articolo 15, n. 2, del regolamento
n. 17 e dell’articolo 65, paragrafo 5 [CA] (GU 1998, C 9, pag. 3; in prosieguo: gli «orientamenti»), pur non essendosi sistematicamente
riferita ad essi. Nella decisione impugnata, la [OSCURATO:PERSONA] ha parimenti valutato se, e in qual misura, le imprese interessate
soddisfacessero i requisiti fissati dalla comunicazione del 1996 sulla cooperazione.
Importo di partenza delle ammende
– Gravità
34
Quanto alla valutazione della gravità dell’infrazione di cui trattasi, la [OSCURATO:PERSONA] ha tenuto conto della natura propria
dell’infrazione, del suo impatto concreto sul mercato, dell’estensione del mercato geografico di cui trattasi e della misura
del mercato stesso (‘considerando’ 605 e 678 della decisione impugnata).
35
L’Istituzione ha fatto valere che le pratiche di ripartizione dei mercati e di fissazione dei prezzi, come quelle considerate
nel caso di specie, costituivano, per la loro stessa natura, un’infrazione molto grave e ha ritenuto che il mercato geografico
interessato dal cartello corrispondesse a quello del territorio del SEE. [OSCURATO:PERSONA] ha parimenti tenuto conto del fatto
che il mercato dei tubi idrotermosanitari in rame costituiva un settore industriale molto rilevante, il cui valore era stato
stimato pari a EUR 1 151 milioni nel SEE nel 2000, ultimo anno compiuto del cartello (‘considerando’ 606 e 674‑678 della decisione
impugnata).
36
Per quanto riguarda l’impatto concreto sul mercato, la [OSCURATO:PERSONA] ha rilevato che sussistevano prove sufficienti per dimostrare
che il cartello aveva globalmente prodotto determinati effetti sul mercato interessato, segnatamente sui prezzi, anche se
era impossibile quantificarli precisamente (‘considerando’ 670 e 673 della decisione impugnata). Ai fini di tale affermazione,
l’Istituzione si è fondata, segnatamente, su diversi indici. In primo luogo, si è basata sull’attuazione dell’intesa riferendosi
al fatto che i partecipanti avevano scambiato informazioni sui volumi delle vendite e sui livelli dei prezzi (‘considerando’
629 e 630 della decisione impugnata).
37
In secondo luogo, essa ha tenuto conto della circostanza che i membri del cartello detenevano una parte rilevante, vale a
dire l’84,6%, del mercato nel SEE (‘considerando’ 635 della decisione impugnata).
38
In terzo luogo, la [OSCURATO:PERSONA] si è fondata su tabelle, memorandum e note redatte nel contesto delle riunioni del cartello
da parte dei suoi stessi membri. Tali documenti attesterebbero che i prezzi erano aumentati nel corso di alcuni periodi del
cartello e che i membri del cartello avevano realizzato profitti supplementari rispetto ai periodi precedenti. Alcuni di tali
documenti indicherebbero che i soggetti coinvolti nel cartello ritenevano che esso avesse consentito alle imprese interessate
di conseguire i loro obiettivi di prezzo. [OSCURATO:PERSONA] si è parimenti fondata sulle dichiarazioni del sig. M., ex amministratore
di una delle società del gruppo [OSCURATO:PERSONA], nonché della Wieland, del gruppo [OSCURATO:PERSONA] e della [OSCURATO:PERSONA] nel contesto delle loro
rispettive cooperazioni (‘considerando’ 637‑654 della decisione impugnata).
39
Infine, la [OSCURATO:PERSONA] ha rilevato che le rispettive quote di mercato dei partecipanti all’intesa erano rimaste relativamente
stabili per tutta la durata del cartello, anche se i clienti dei partecipanti talvolta erano cambiati (‘considerando’ 671
della decisione impugnata).
40
[OSCURATO:PERSONA] ne ha tratto la conclusione che le imprese interessate avessero commesso un’infrazione molto grave (‘considerando’
680 della decisione impugnata).
– Trattamento differenziato
41
[OSCURATO:PERSONA] ha individuato nella decisione impugnata quattro gruppi che essa riteneva rappresentativi dell’importanza relativa
delle imprese nell’infrazione di cui trattasi. La ripartizione dei membri del cartello in diverse categorie effettuata dalla
[OSCURATO:PERSONA] si è fondata sulle rispettive quote di mercato dei partecipanti al cartello per le vendite dei prodotti interessati
nel SEE nel corso dell’anno 2000. Conseguentemente, il gruppo KME è stato considerato come il principale attore sul mercato
interessato ed è stato classificato nella prima categoria. I gruppi Wieland (composto dalla Wieland e dal gruppo [OSCURATO:PERSONA],
di cui la Wieland ha assunto il controllo nel luglio 1999), IMI e [OSCURATO:PERSONA] sono stati considerati come operatori di taglia
media su tale mercato e sono stati collocati nella seconda categoria. Il gruppo [OSCURATO:PERSONA] è stato collocato nella terza categoria.
Nella quarta categoria figurano la HME e la [OSCURATO:PERSONA] (‘considerando’ 681‑692 della decisione impugnata).
42
Le quote di mercato sono state determinate in funzione del fatturato, realizzato da ogni contravventore, proveniente dalle
vendite di tubi idrotermosanitari sul mercato complessivo dei tubi idrotermosanitari in rame e dei tubi idrotermosanitari
in rame con rivestimento in plastica. Pertanto, le quote di mercato delle imprese che non vendevano tubi WICU e Cuprotherm
sono state calcolate dividendo il loro fatturato relativo ai tubi idrotermosanitari in rame per la misura complessiva del
mercato dei tubi idrotermosanitari in rame senza e con rivestimento in plastica (‘considerando’ 683 e 692 della decisione
impugnata).
43
[OSCURATO:PERSONA] ha conseguentemente fissato l’importo di partenza delle ammende in EUR 70 milioni per il gruppo KME, in EUR 23,8
milioni per i gruppi Wieland, IMI e [OSCURATO:PERSONA], in EUR 16,1 milioni per il gruppo [OSCURATO:PERSONA] e in EUR 9,8 milioni per la [OSCURATO:PERSONA]
e per la HME (‘considerando’ 693 della decisione impugnata).
44
In considerazione del fatto che, dopo il luglio 1999, la Wieland e il gruppo [OSCURATO:PERSONA] costituivano un’unica impresa e che,
sino al giugno 1995, la [OSCURATO:SOCIETA] e la [OSCURATO:SOCIETA] costituivano congiuntamente un’impresa distinta dalla KME Germany, l’importo
di partenza delle ammende che sono state loro rispettivamente inflitte è stato fissato come segue: EUR 35 milioni per il gruppo
KME (KME Germany, [OSCURATO:SOCIETA] e [OSCURATO:SOCIETA] in solido); EUR 17,5 milioni per la KME Germany; EUR 17,5 milioni per la [OSCURATO:SOCIETA]
e la [OSCURATO:SOCIETA] in solido; EUR 3,25 milioni per il gruppo Wieland; EUR 19,52 milioni per la Wieland e EUR 1,03 milioni per
il gruppo [OSCURATO:PERSONA] (‘considerando’ 694‑696 della decisione impugnata).
45
Per tener conto della necessità di fissare l’ammenda a un livello che ne garantisse l’effetto dissuasivo, la [OSCURATO:PERSONA] ha
maggiorato l’importo di partenza dell’ammenda inflitta al gruppo [OSCURATO:PERSONA] del 50%, portandolo in tal modo a EUR 35,7 milioni,
ritenendo che il suo fatturato mondiale, superiore a EUR 5 miliardi, indicasse che esso disponesse di una misura e di un potere
economico tali da giustificare detta maggiorazione (‘considerando’ 703 della decisione impugnata).
Importo di base delle ammende
46
Dalla decisione impugnata risulta che la [OSCURATO:PERSONA] ha maggiorato gli importi di partenza delle ammende del 10% per anno
compiuto di infrazione e del 5% per ogni periodo supplementare pari o superiore a sei mesi, ma inferiore a un anno. [OSCURATO:PERSONA],
si è concluso nel senso che:
– doveva essere applicata al gruppo IMI, dal momento che ha partecipato al cartello per undici anni e cinque mesi, una maggiorazione
del 110% dell’importo di partenza dell’ammenda di EUR 23,8 milioni;
– doveva essere applicata al gruppo [OSCURATO:PERSONA], dal momento che ha partecipato al cartello per undici anni e cinque mesi, una
maggiorazione del 110% dell’importo di partenza dell’ammenda, fissato in EUR 35,7 milioni in seguito al suo aumento a fini
dissuasivi;
– doveva essere applicata al gruppo [OSCURATO:PERSONA], dal momento che ha partecipato al cartello per dodici anni e nove mesi, una maggiorazione
del 125% dell’importo di partenza dell’ammenda di EUR 16,1 milioni;
– doveva essere applicata alla [OSCURATO:PERSONA], dal momento che ha partecipato al cartello per dodici mesi, una maggiorazione 10% dell’importo
di partenza dell’ammenda di EUR 9,8 milioni;
– doveva essere applicata alla HME, dal momento che ha partecipato al cartello per due anni e sei mesi, una maggiorazione del
25% dell’importo di partenza dell’ammenda di EUR 9,8 milioni;
– doveva essere applicata al gruppo KME, dal momento che ha partecipato al cartello per cinque anni e sette mesi, una maggiorazione
del 55% dell’importo di partenza dell’ammenda di EUR 35 milioni;
– doveva essere applicata al gruppo KME Germany, dal momento che ha partecipato al cartello per sette anni e due mesi, una maggiorazione
del 70% dell’importo di partenza dell’ammenda di EUR 17,5 milioni;
– doveva essere applicata alla [OSCURATO:SOCIETA] e alla [OSCURATO:SOCIETA], dal momento che hanno partecipato al cartello per cinque anni e
dieci mesi, una maggiorazione del 55% dell’importo di partenza dell’ammenda di EUR 17,5 milioni;
– sono state applicate alla Wieland, dal momento che è stata ritenuta responsabile, da una parte, singolarmente, per un periodo
di nove anni e nove mesi e, dall’altra, in solido con il gruppo [OSCURATO:PERSONA] per un periodo ulteriore di un anno e otto mesi,
una maggiorazione del 95% dell’importo di partenza dell’ammenda di EUR 19,52 milioni, per il quale la Wieland è l’unica responsabile,
e una maggiorazione del 15% dell’importo di partenza dell’ammenda di EUR 3,25 milioni, per il quale la Wieland e il gruppo
[OSCURATO:PERSONA] sono responsabili in solido (‘considerando’ 706‑714 della decisione impugnata).
47
Pertanto, gli importi di base delle ammende inflitte alle imprese di cui trattasi sono stati determinati come segue:
– per il gruppo KME: EUR 54,25 milioni;
– per la KME Germany: EUR 29,75 milioni;
– per la [OSCURATO:SOCIETA] e la [OSCURATO:SOCIETA] (in solido): EUR 27,13 milioni;
– per il gruppo [OSCURATO:PERSONA]: EUR 1,03 milioni;
– per il gruppo Wieland: EUR 3,74 milioni;
– per la Wieland: EUR 38,06 milioni;
– per il gruppo IMI: EUR 49,98 milioni;
– per il gruppo [OSCURATO:PERSONA]: EUR 74,97 milioni;
– per la [OSCURATO:PERSONA]: EUR 10,78 milioni;
– per la HME: EUR 12,25 milioni;
– per il gruppo [OSCURATO:PERSONA]: EUR 36,225 milioni (‘considerando’ 719 della decisione impugnata).
Circostanze aggravanti e attenuanti
48
L’importo di base dell’ammenda inflitta al gruppo [OSCURATO:PERSONA] è stato maggiorato del 50% argomentando che detto gruppo era autore
di una recidiva, essendo stato destinatario della decisione della [OSCURATO:PERSONA] 18 luglio 1990, 90/417/CECA, relativa ad una
procedura ai sensi dell’articolo 65 [CA] concernente l’accordo e le pratiche concordate, posti in essere dai produttori europei
di prodotti piatti di acciaio inossidabil[e] laminati a freddo (GU L 220, pag. 28) (‘considerando’ 720‑726 della decisione
impugnata).
49
Quali circostanze attenuanti, la [OSCURATO:PERSONA] ha tenuto conto del fatto che i gruppi KME e [OSCURATO:PERSONA] le avevano fornito talune
informazioni, nel contesto delle loro rispettive cooperazioni, che non ricadevano nella comunicazione del 1996 sulla cooperazione.
50
Pertanto, la [OSCURATO:PERSONA] ha ridotto l’importo di base dell’ammenda inflitta al gruppo [OSCURATO:PERSONA] di EUR 40,17 milioni, il che
corrisponderebbe all’ammenda che sarebbe stata inflitta a detto gruppo per il periodo di durata dell’infrazione da settembre
1989 a luglio 1997, il cui accertamento era stato reso possibile dalle informazioni che il gruppo medesimo aveva fornito alla
[OSCURATO:PERSONA] (‘considerando’ 758 e 759 della decisione impugnata).
51
Quanto al gruppo KME, l’importo di base dell’ammenda che le è stata inflitta è stato ridotto di EUR 7,93 milioni in ragione
della sua cooperazione, che aveva consentito alla [OSCURATO:PERSONA] di accertare che l’infrazione di cui trattasi comprendeva i
tubi idrotermosanitari in rame con rivestimento in plastica (‘considerando’ 760 e 761 della decisione impugnata).
Applicazione della comunicazione del 1996 sulla cooperazione
52
[OSCURATO:PERSONA], ai sensi del punto D della comunicazione del 1996 sulla cooperazione, ha concesso una riduzione dell’importo
delle ammende del 50% al gruppo [OSCURATO:PERSONA], del 35% al gruppo Wieland, del 15% alla [OSCURATO:PERSONA], del 10% al gruppo [OSCURATO:PERSONA] e al
gruppo IMI e del 35% al gruppo KME. La HME non ha beneficiato di alcuna riduzione ai sensi di tale comunicazione (‘considerando’
815 della decisione impugnata).
Importo definitivo delle ammende
53
Conformemente all’art. 15, n. 2, del regolamento n. 17 e all’art. 23, n. 2, del regolamento n. 1/2003, la [OSCURATO:PERSONA] ha fissato
gli importi delle ammende da infliggere alle imprese destinatarie della decisione impugnata come segue:
– per il gruppo [OSCURATO:PERSONA]: EUR 32,6 milioni;
– per il gruppo [OSCURATO:PERSONA]: EUR 0,6695 milioni;
– per la [OSCURATO:PERSONA]: EUR 9,16 milioni;
– per la HME: EUR 4,49 milioni;
– per il gruppo IMI: EUR 44,98 milioni;
– per il gruppo KME: EUR 32,75 milioni;
– per la KME Germany: EUR 17,96 milioni;
– per la [OSCURATO:SOCIETA] e la [OSCURATO:SOCIETA] (in solido): EUR 16,37 milioni;
– per il gruppo [OSCURATO:PERSONA]: EUR 36,14 milioni;
– per il gruppo Wieland: EUR 2,43 milioni;
– per la Wieland: EUR 24,7416 milioni (‘considerando’ 842 della decisione impugnata).
Procedimento e conclusioni delle parti
54
Con atto depositato presso la cancelleria del Tribunale il 21 gennaio 2005, la ricorrente ha proposto il presente ricorso.
55
Poiché la composizione delle sezioni del Tribunale è stata modificata, il giudice relatore è stato assegnato all’Ottava Sezione,
alla quale, di conseguenza, è stata attribuita la presente causa.
56
La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:
– annullare l’art. 1, lett. f), e l’art. 2, lett. d), della decisione impugnata nella parte in cui prevedono che le sia inflitta
un’ammenda;
– in subordine, ridurre l’importo dell’ammenda ad essa inflitta;
– condannare la [OSCURATO:PERSONA] alle spese.
57
[OSCURATO:PERSONA] chiede che il Tribunale voglia:
– respingere il ricorso;
– condannare la ricorrente alle spese.
In diritto
58
A sostegno del ricorso, la ricorrente invoca sei motivi, attinenti, rispettivamente, alla mancata considerazione del carattere
forzato della sua partecipazione al cartello, a un’erronea fissazione dell’importo di partenza dell’ammenda, a un aumento
erroneo dell’importo di partenza dell’ammenda in ragione della durata dell’infrazione, all’omessa considerazione delle circostanze
attenuanti, a un’applicazione erronea della comunicazione del 1996 sulla cooperazione e all’importo sproporzionato dell’ammenda.
59
Prima di esaminare i motivi dedotti dalla ricorrente, si deve ricordare che dai ‘considerando’ 601 e 842 della decisione impugnata
risulta che le ammende imposte dalla [OSCURATO:PERSONA] a causa dell’infrazione sono state inflitte ai sensi dell’art. 15, n. 2,
del regolamento n. 17 nonché dell’art. 23, n. 2, del regolamento n. 1/2003. Inoltre, la [OSCURATO:PERSONA] ha determinato l’importo
delle ammende applicando la metodologia definita negli orientamenti e la comunicazione del 1996 sulla cooperazione (v. punto
33 supra).
60
Gli orientamenti, anche se non possono essere qualificati come norme giuridiche, sono pur sempre indicativi della prassi da
seguire e la [OSCURATO:PERSONA] non può discostarsene, in un’ipotesi specifica, senza fornire ragioni compatibili con il principio
di parità di trattamento (v. sentenza della Corte 18 maggio 2006, causa C‑397/03 P, [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA]/[OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑4429, punto 91, e la giurisprudenza citata).
61
Spetta pertanto al Tribunale verificare, nel contesto del controllo di legittimità delle ammende inflitte dalla decisione
impugnata, se la [OSCURATO:PERSONA] ha esercitato il suo potere discrezionale secondo il metodo esposto negli orientamenti e, se
dovesse accertare che se ne è discostata, verificare se tale divario sia giustificato e motivato sufficientemente in diritto.
Al riguardo, occorre rilevare che la Corte ha confermato la validità, da una parte, del principio stesso degli orientamenti
e, dall’altra, del metodo generale ivi indicato (sentenza della Corte 28 giugno 2005, cause riunite C‑189/02 P, C‑202/02 P,
da C‑205/02 P a C‑208/02 P e C‑213/02 P, [OSCURATO:PERSONA] e a./[OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑5425, punti 252‑255, 266‑267, 312
e 313).
62
L’autolimitazione del potere discrezionale della [OSCURATO:PERSONA] risultante dall’adozione degli orientamenti, infatti, non è incompatibile
con il mantenimento di un margine di discrezionalità sostanziale per la [OSCURATO:PERSONA]. Gli orientamenti contengono vari elementi
di flessibilità che consentono alla [OSCURATO:PERSONA] di esercitare il proprio potere discrezionale in conformità alle disposizioni
dei regolamenti n. 17 e n. 1/2003, come interpretate dalla Corte (sentenza [OSCURATO:PERSONA] e a./[OSCURATO:PERSONA], cit. al punto
61 supra, punto 267).
63
Pertanto, nei settori in cui la [OSCURATO:PERSONA] ha conservato un potere discrezionale, per esempio in ordine alla percentuale
di maggiorazione a causa della durata, il controllo di legittimità operato su tali valutazioni si limita a quello dell’assenza
di errore manifesto nella valutazione (v., in tal senso, sentenza del Tribunale 18 luglio 2005, causa T‑241/01, [OSCURATO:PERSONA]/[OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. II‑2917, punti 64 e 79).
64
Il margine di discrezionalità della [OSCURATO:PERSONA] ed i limiti che essa vi ha apportato non pregiudicano, in linea di principio,
l’esercizio, da parte del giudice, della sua competenza anche di merito (sentenza del Tribunale 8 luglio 2004, cause riunite
T‑67/00, T‑68/00, T‑71/00 e T‑78/00, JFE Engineering e a./[OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. II‑2501, punto 538), che lo abilita a sopprimere,
ridurre o maggiorare l’importo dell’ammenda inflitta dalla [OSCURATO:PERSONA] (v., in tal senso, sentenza della Corte 8 febbraio
2007, causa C‑3/06 P, [OSCURATO:PERSONA]/[OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑1331, punti 60-62, e sentenza del Tribunale 21 ottobre 2003,
causa T‑368/00, [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA]/[OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. II‑4491, punto 181).
1.
Sul motivo attinente alla mancata considerazione del carattere forzato della partecipazione della ricorrente al cartello
[OSCURATO:PERSONA] delle parti
65
La ricorrente fa valere, in sostanza, che la sua partecipazione al cartello è stata sostanzialmente ispirata dal timore di
subire rappresaglie da parte dei membri del [OSCURATO:PERSONA] dei cinque, vale a dire i principali attori del mercato interessato. Essa
sarebbe stata vittima, e non istigatrice o membro dominante del cartello. Conseguentemente, la ricorrente sostiene che, pur
avendo violato l’art. 81 CE, non le si dovrebbe infliggere un’ammenda, o le si dovrebbe infliggere solo un’ammenda ridotta,
se non simbolica.
66
In tale contesto, la ricorrente fa riferimento a diverse decisioni precedenti della [OSCURATO:PERSONA] in cui alle imprese vittime
di un’azione coercitiva al fine di indurle a partecipare ovvero di continuare a farle partecipare a un accordo anticoncorrenziale
non sarebbe stata inflitta alcuna ammenda ovvero esse sarebbero state sanzionate con ammende i cui importi sarebbero stati
sostanzialmente ridotti.
67
A sostegno della sua affermazione secondo cui essa avrebbe subito pressioni, la ricorrente deduce che, essendo una piccola
impresa relativamente nuova sui mercati dell’[OSCURATO:PERSONA] occidentale, le occorreva assistere di quando in quando a incontri industriali
per raccogliere legittimamente informazioni sul mercato dei tubi sanitari. Pertanto, quando essa ha deciso di assistere alla
riunione del 28 agosto 1998, alla quale la [OSCURATO:PERSONA] fa riferimento nella decisione impugnata, lo avrebbe fatto nella convinzione
di essere stata invitata per discutere sulla «direttiva europea sull’acqua potabile», e sarebbe stata stupita dalla natura
collusoria della riunione. Durante la riunione stessa, infatti, la ricorrente sarebbe stata vittima di un’azione coercitiva
che l’avrebbe indotta ad assistere, in modo passivo e subalterno, a sei ulteriori riunioni.
68
In tali riunioni, i detentori delle posizioni dominanti del mercato in ciascuno dei cinque paesi interessati, vale a dire
la Germania, il [OSCURATO:PERSONA], la Francia, la Spagna e i [OSCURATO:PERSONA], avrebbero proposto obiettivi in materia di prezzi e riduzioni
per i mesi successivi. Tuttavia, la ricorrente non avrebbe modificato la sua politica in materia di prezzi e di vendite su
tali cinque mercati occidentali e le sue esportazioni in tali paesi avrebbero persino continuato ad aumentare.
69
La ricorrente rinvia parimenti ai vari documenti di cui agli atti della [OSCURATO:PERSONA], provenienti segnatamente dal gruppo KME
e dalla Wieland. A suo avviso, in considerazione del contesto di «cospirazione» in cui tali documenti sono stati redatti,
essi confermano, in primo luogo, che il [OSCURATO:PERSONA] dei cinque intendeva intimidire le imprese che si rifiutavano di cedere alle
loro sollecitazioni e, in secondo luogo, che le minacce proferite nei suoi confronti durante la riunione del 28 agosto 1998
erano state previamente pianificate e che essa aveva motivo di ritenerle credibili.
70
[OSCURATO:PERSONA] conclude per il rigetto di tale motivo.
Giudizio del Tribunale
71
Occorre, in limine, respingere il riferimento della ricorrente a precedenti decisioni della [OSCURATO:PERSONA], atteso che la prassi
decisionale anteriore della [OSCURATO:PERSONA] non costituisce il contesto di diritto delle ammende in materia di concorrenza (sentenza
del Tribunale 30 settembre 2003, causa T‑203/01, Michelin/[OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. II‑4071, punto 292).
72
Si deve peraltro rilevare che dalla giurisprudenza risulta che le pressioni esercitate dalle imprese e volte a indurre altre
imprese a partecipare a una violazione del diritto della concorrenza, indipendentemente dalla loro importanza, non liberano
l’impresa interessata dalla propria responsabilità per l’infrazione commessa, nulla cambiano alla gravità dell’intesa e non
possono costituire una circostanza attenuante ai fini del calcolo degli importi delle ammende, in quanto l’impresa interessata
avrebbe potuto denunciare le eventuali pressioni alle competenti autorità ed introdurre presso la [OSCURATO:PERSONA] una denuncia
(v., in tal senso, sentenza [OSCURATO:PERSONA] e a./[OSCURATO:PERSONA], cit. al punto 61 supra, punti 369 e 370; sentenze del Tribunale
20 marzo 2002, causa T‑17/99, [OSCURATO:PERSONA]/[OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. II‑1647, punto 50, e 29 novembre 2005, causa T‑62/02, [OSCURATO:PERSONA]/[OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. II‑5057, punto 63).
73
Il presente motivo deve pertanto essere respinto.
2.
Sul motivo attinente alla erronea fissazione dell’importo di partenza dell’ammenda
74
Con tale motivo, la ricorrente fa valere che, nel fissare l’importo di partenza dell’ammenda che le è stata inflitta, la [OSCURATO:PERSONA]
è incorsa in un errore di diritto in quanto ha omesso di prendere in considerazione, da una parte, il fatto che essa aveva
partecipato unicamente alla terza parte del cartello e, dall’altra, il fatto che l’estensione geografica degli accordi ai
quali essa aveva partecipato era limitata a cinque paesi.
Sulla limitata partecipazione della ricorrente al cartello
[OSCURATO:PERSONA] delle parti
75
La ricorrente sostiene che il trattamento differenziato effettuato dalla [OSCURATO:PERSONA], che si fonda sulle quote di mercato
dei partecipanti al cartello, non è sufficiente e viola il principio di parità di trattamento, atteso che la differenza tra
le quote di mercato dei partecipanti non riflette la sua limitata partecipazione al cartello.
76
Secondo la ricorrente, è pacifico che l’infrazione della quale essa è ritenuta responsabile consiste unicamente nella sua
partecipazione, nel contesto della terza parte del cartello, alla cooperazione illecita del Groppo dei nove tra agosto 1998
e aprile 1999 nell’ambito degli accordi europei ampliati.
77
Essa sostiene che sia la cooperazione osservata nell’ambito degli accordi SANCO e degli accordi WICU e Cuprotherm sia la cooperazione
tra i membri del [OSCURATO:PERSONA] dei cinque erano più intense di quella tra i membri del [OSCURATO:PERSONA] dei nove.
78
La ricorrente sostiene parimenti che erroneamente la [OSCURATO:PERSONA] ha concluso, al ‘considerando’ 690 della decisione impugnata,
che la sua partecipazione all’intesa aveva reso le attività del cartello più efficaci. Al riguardo, la ricorrente indica di
non aver mai aderito alle quote proposte nel contesto degli accordi europei ampliati e che le sue vendite verso i paesi interessati
dal cartello, al contrario, sono aumentate durante la durata della sua partecipazione.
79
La ricorrente conclude che l’importo di partenza dell’ammenda che le è stata inflitta dovrebbe essere ridotto per tener conto
della differenza di natura, di grado e di qualità della sua implicazione nel cartello rispetto agli altri partecipanti.
80
[OSCURATO:PERSONA] sostiene, da parte sua, che dalla decisione impugnata risulta che essa ha accertato un’infrazione unica, che
constava di tre parti.
81
Essa asserisce che, per fissare l’importo di partenza dell’ammenda, non era tenuta ad operare una distinzione, da una parte,
tra la ricorrente e le imprese che avevano partecipato agli accordi SANCO e agli accordi WICU e Cuprotherm e, dall’altra,
tra i membri del [OSCURATO:PERSONA] dei cinque e i membri del [OSCURATO:PERSONA] dei nove.
82
In primo luogo, la [OSCURATO:PERSONA] deduce, al riguardo, che la partecipazione attiva della ricorrente al cartello dal 28 agosto
1998 all’inizio di settembre 1999 non è stata qualitativamente o quantitativamente diversa da quella degli altri contravventori.
Essa ricorda parimenti che il fatto che talune imprese abbiano partecipato più lungamente di altre al cartello non modifica
la gravità della loro infrazione. La più lunga partecipazione si rifletterebbe nella maggiorazione dell’ammenda in ragione
della durata.
83
In secondo luogo, la [OSCURATO:PERSONA] ricorda che, secondo costante giurisprudenza, per valutare l’impatto reale dell’infrazione
commessa da ciascuno dei partecipanti, la parte del fatturato proveniente dalle merci oggetto dell’infrazione è idonea ad
offrire una corretta indicazione dell’ampiezza di un’infrazione sul mercato interessato.
84
La ripartizione in diverse categorie fondata sul fatturato proveniente da prodotti oggetto di una pratica restrittiva porterebbe
necessariamente a importi di partenza delle ammende che sono approssimativamente gli stessi, per ciascun punto in percentuale
di quota di mercato. Ciò farebbe sì che l’importo di partenza di un’ammenda inflitta a un’impresa che abbia una quota di mercato
considerevole sia fissata ad un livello più elevato di quello di un’ammenda inflitta a un’impresa che abbia una quota di mercato
inferiore. È per tale ragione che l’importo di partenza dell’ammenda inflitta al gruppo KME sarebbe stato fissato in EUR 70
milioni, mentre quello dell’ammenda inflitta alla [OSCURATO:PERSONA] sarebbe stato solo di EUR 9,8 milioni. Tale approccio non violerebbe,
di tutta evidenza, il principio di parità di trattamento.
85
In terzo luogo, la [OSCURATO:PERSONA] sostiene che è in contrasto con la giurisprudenza sanzionare un’impresa implicata in due o
tre parti di un cartello con maggiore severità di un’altra impresa che detenga la medesima quota di mercato, ma che abbia
partecipato ad una sola parte del cartello stesso (sentenze della Corte 7 giugno 1983, cause riunite da 100/80 a 103/80, [OSCURATO:PERSONA] française e a./[OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. 1825, punto 121, e 17 dicembre 1998, causa C‑185/95 P, Baustahlgewebe/[OSCURATO:PERSONA],
[OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑8417, punto 91; sentenze del Tribunale 11 marzo 1999, causa T‑151/94, [OSCURATO:PERSONA]/[OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. II‑629,
punto 643, e 9 luglio 2003, causa T‑220/00, [OSCURATO:PERSONA]/[OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. II‑2473, punto 91).
86
In quarto luogo, la [OSCURATO:PERSONA] osserva che non è provato che gli accordi SANCO e gli accordi WICU e Cuprotherm abbiano comportato
cooperazioni sensibilmente più strette della cooperazione che sussisteva nell’ambito degli accordi europei ampliati. Pertanto,
non vi sarebbe alcuna ragione di considerare le prime due parti del cartello come infrazioni più gravi alle norme sulla concorrenza
rispetto alla terza parte.
87
In quinto luogo, la [OSCURATO:PERSONA] afferma che non vi era alcuna ragione di operare una distinzione, nell’ambito degli accordi
europei ampliati, tra i membri del [OSCURATO:PERSONA] dei cinque e gli altri quattro produttori, vale a dire, il gruppo [OSCURATO:PERSONA], la HME,
il gruppo [OSCURATO:PERSONA] e la [OSCURATO:PERSONA], dal momento che la partecipazione di questi ultimi era importante per il funzionamento
del cartello e essi ne avevano tratto profitto al pari degli altri partecipanti nel periodo compreso tra il 1998 e il 2001.
88
In sesto luogo, la [OSCURATO:PERSONA] sottolinea che la partecipazione della [OSCURATO:PERSONA] ha reso le attività del cartello più efficaci.
Il sol fatto che i membri del [OSCURATO:PERSONA] dei cinque abbiano invitato la [OSCURATO:PERSONA] e tre altre società a unirsi ad essi dimostrerebbe
che erano importanti per l’efficacia del cartello. [OSCURATO:PERSONA] fa valere che la circostanza che la [OSCURATO:PERSONA] abbia aumentato
le proprie vendite durante la sua partecipazione al cartello non prova che la sua partecipazione alle riunioni del cartello
non abbia rafforzato gli accordi illeciti. L’aumento delle vendite potrebbe spiegarsi come un effetto stagionale o con la
circostanza che la [OSCURATO:PERSONA] avesse avuto minori scrupoli nell’ingannare gli altri contravventori dopo un certo periodo.
89
In settimo luogo, la [OSCURATO:PERSONA] sostiene che, anche se avesse accertato una cooperazione più intensa tra alcuni destinatari
della decisione impugnata, tale accertamento avrebbe dato luogo all’imposizione di ammende più elevate a talune imprese, piuttosto
che all’imposizione di ammende meno elevate ad altri destinatari. Pertanto, la [OSCURATO:PERSONA] fa valere che, se il Tribunale
dovesse accettare gli argomenti della [OSCURATO:PERSONA] su tale punto, dovrebbe, nell’esercizio della sua competenza anche di merito,
prendere in considerazione la possibilità di aumentare l’importo delle ammende inflitte ai «produttori SANCO», vale a dire
al gruppo KME, alla Wieland e al gruppo [OSCURATO:PERSONA], piuttosto che ridurre l’importo dell’ammenda inflitta alla [OSCURATO:PERSONA].
Giudizio del Tribunale
90
Occorre ricordare, in limine, i principi sviluppati dalla giurisprudenza relativamente alla responsabilità individuale derivante
da una violazione dell’art. 81, n. 1, CE, con un cartello.
91
In primo luogo, quanto alla responsabilità per l’infrazione in quanto tale, dalla giurisprudenza risulta che la circostanza
che un’impresa non abbia direttamente partecipato a tutti gli elementi costitutivi di un’intesa globale non può scagionarla
dalla responsabilità per violazione dell’art. 81, n. 1, CE, se sia comprovato che dovesse necessariamente esserle noto, da
una parte, il fatto che la collusione a cui partecipava rientrava in un piano globale e, dall’altra, che questo piano globale
riguardava il complesso degli elementi costitutivi dell’intesa (v., in tal senso, sentenza della Corte 8 luglio 1999, causa
C‑49/92 P, [OSCURATO:PERSONA]/[OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑4125, punto 87; sentenze del Tribunale 14 maggio 1998, causa T‑295/94,
Buchmann/[OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. II‑813, punto 121, e 8 luglio 2008, causa T‑99/04, AC‑Treuhand/[OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. II‑1501,
punti 130 e 131).
92
Avendo dimostrato l’esistenza di un cartello e identificato i suoi partecipanti, la [OSCURATO:PERSONA] è tenuta, per infliggere ammende,
a esaminare la gravità relativa della partecipazione di ciascuno di essi. Ciò emerge tanto dalla giurisprudenza (v., in tal
senso, citate sentenze [OSCURATO:PERSONA]/[OSCURATO:PERSONA], punto 91 supra, punti 90 e 150; [OSCURATO:PERSONA] e a./[OSCURATO:PERSONA],
punto 61 supra, punto 145 e AC‑Treuhand/[OSCURATO:PERSONA], punto 91 supra, punto 133) quanto dagli orientamenti, che prevedono sia
un trattamento differenziato per quanto riguarda l’importo di partenza (importo di partenza specifico), sia la considerazione
di circostanze aggravanti e attenuanti che consentano di modulare l’importo dell’ammenda, segnatamente in funzione del ruolo
attivo o passivo delle imprese interessate nell’attuazione dell’infrazione.
93
Tuttavia, non può mai infliggersi a un’impresa un’ammenda il cui importo sia calcolato in funzione della partecipazione a
una collusione di cui l’impresa non sia ritenuta responsabile (sentenza del Tribunale 20 marzo 2002, causa T‑28/99, [OSCURATO:PERSONA]/[OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. II‑1845, punti 79-82).
94
È alla luce dei principi summenzionati che deve essere esaminata la censura della ricorrente, secondo la quale la [OSCURATO:PERSONA]
non avrebbe tenuto conto della sua limitata partecipazione al cartello.
95
In primo luogo, occorre esaminare la censura relativa alla mancata partecipazione della ricorrente agli accordi SANCO e agli
accordi WICU e Cuprotherm.
96
In tale contesto, si deve ricordare che è pacifico che la ricorrente abbia partecipato esclusivamente agli accordi europei
ampliati e che sia ritenuta responsabile unicamente per la sua partecipazione a questa parte del cartello (‘considerando’
461 della decisione impugnata). Tuttavia, la [OSCURATO:PERSONA] non ha esaminato la questione se un contravventore che partecipi
ad una sola parte di un’intesa commetta un’infrazione meno grave, ai sensi dell’art. 23, n. 3, del regolamento n. 1/2003,
di un contravventore che, nel contesto della medesima intesa, partecipi a tutte le sue parti. Tale questione era tanto più
importante nel caso di specie, dal momento che la ricorrente non è stata ritenuta responsabile per le altre due parti del
cartello, vale a dire gli accordi SANCO e gli accordi WICU e Cuprotherm.
97
[OSCURATO:PERSONA], infatti, ne ha tratto la conclusione, al ‘considerando’ 689 della decisione impugnata, che non fosse necessario
operare un trattamento differenziato tra i contravventori che avevano partecipato solo agli accordi europei ampliati e quelli
che avevano partecipato anche agli accordi SANCO, atteso che la cooperazione nell’ambito degli accordi SANCO non era stata
considerevolmente più stretta di quella che esisteva nell’ambito degli accordi europei ampliati.
98
È giocoforza rilevare che il ragionamento della [OSCURATO:PERSONA] è erroneo, atteso che un raffronto tra l’intensità delle diverse
parti del cartello sarebbe stata eventualmente pertinente se la ricorrente fosse stata implicata in diverse parti di esso,
il che non si è verificato nella specie.
99
Infatti, un’impresa la cui responsabilità sia dichiarata riguardo a più parti di un’intesa contribuisce all’efficacia e alla
gravità di tale intesa più di un contravventore implicato unicamente in una sola parte della stessa intesa. Pertanto, la prima
impresa commette un’infrazione più grave di quella commessa dalla seconda.
100
Al riguardo, si deve sottolineare che, ai sensi del principio di individualità della pena e della responsabilità personale,
la [OSCURATO:PERSONA] deve tener conto, nella valutazione della gravità relativa della partecipazione di ogni contravventore a un’intesa,
del fatto che alcuni contravventori, eventualmente, non siano considerati responsabili, ai sensi della sentenza [OSCURATO:PERSONA]/[OSCURATO:PERSONA], punto 91 supra (punto 87), per tutte le parti di tale intesa.
101
Nel contesto dell’applicazione degli orientamenti, tale valutazione deve necessariamente operarsi nella fase della fissazione
dell’importo di partenza specifico, dal momento che la considerazione di circostanze attenuanti consente solo di modulare
l’importo di base dell’ammenda in funzione delle modalità di attuazione dell’intesa da parte del contravventore. Orbene, un
contravventore che non sia ritenuto responsabile di talune parti di detta intesa non può aver avuto un ruolo nell’attuazione
delle stesse parti. La violazione delle norme del diritto della concorrenza è, in ragione della limitata portata dell’infrazione
accertata nei suoi confronti, meno grave di quella imputata ai contravventori che abbiano partecipato a tutte le parti dell’infrazione.
102
L’argomento della [OSCURATO:PERSONA] secondo il quale tutti i membri degli accordi europei ampliati avrebbero tratto profitto dalla
restrizione della concorrenza attuata dai «produttori SANCO» non può essere accolto, dal momento che l’Istituzione non ha
considerato la ricorrente responsabile della parte dell’infrazione di cui trattasi relativa agli accordi SANCO. Al riguardo,
si deve parimenti rilevare che l’impatto anticoncorrenziale di un’intesa sui prezzi è per sua natura tale da giovare a tutti
i fornitori presenti sul mercato rilevante e non solo alle imprese parti dell’intesa stessa.
103
Quanto alle sentenze citate al precedente punto 85, richiamate dalla [OSCURATO:PERSONA] nella sua controreplica, è sufficiente dichiarare
che esse non vertono sulla questione se un contravventore ritenuto responsabile riguardo a una sola parte di un’intesa commetta
un’infrazione meno grave di un contravventore che, nel contesto della medesima intesa, sia ritenuto responsabile riguardo
a tali parti in toto.
104
Alla luce delle suesposte considerazioni, si deve concludere che la [OSCURATO:PERSONA], omettendo di prendere in considerazione,
nel calcolo dell’importo delle ammende, il fatto che, a differenza del gruppo KME, della Wieland e del gruppo [OSCURATO:PERSONA], la
ricorrente aveva partecipato solo a una parte del cartello e trattando, pertanto, situazioni differenti in modo identico,
senza che tale trattamento fosse obiettivamente giustificato, ha violato il principio di parità di trattamento.
105
Quanto alle conseguenze che devono trarsi da tale affermazione, la [OSCURATO:PERSONA] propone, quanto agli accordi SANCO, che il
Tribunale aumenti gli importi delle ammende inflitte ai «produttori SANCO» invece di ridurre l’ammenda imposta alla ricorrente.
Il Tribunale ritiene tuttavia, nell’esercizio della sua competenza anche di merito, che l’importo di partenza assunto dalla
[OSCURATO:PERSONA] sia adeguato rispetto alla gravità dell’insieme delle tre parti del cartello e che occorra ridurre l’importo di
partenza dell’ammenda inflitta alla [OSCURATO:PERSONA] per tener conto della circostanza che essa è stata ritenuta responsabile dalla
[OSCURATO:PERSONA] unicamente per la sua partecipazione alla terza parte del cartello.
106
Si devono peraltro respingere gli argomenti della [OSCURATO:PERSONA] esposti ai precedenti punti 83 e 84 in quanto possano essere
intesi nel senso che fanno valere che la mancata partecipazione della ricorrente agli accordi SANCO sia stata sufficientemente
ripercossa sull’importo di partenza specifico dell’ammenda che le è stata inflitta. Tale argomento si fonda sulla premessa
che la quota di mercato della [OSCURATO:PERSONA], che non vendeva tubi SANCO, sia stata calcolata sulla base del cumulo del fatturato
di tutti i produttori di tubi idrotermosanitari in rame privi di rivestimento in plastica, ivi comprese le vendite di tubi
SANCO.
107
Orbene, gli accordi SANCO e gli accordi europei ampliati hanno riguardato il medesimo mercato rilevante, e cioè quello dei
tubi idrotermosanitari in rame privi di rivestimento in plastica. Pertanto, la [OSCURATO:PERSONA] sarebbe stata tenuta, anche in
assenza di accordi SANCO, a tener conto del fatturato generato dalle vendite dei tubi SANCO per calcolare la quota di mercato
della ricorrente sul mercato rilevante.
108
Per contro, quanto agli accordi WICU e Cuprotherm, la situazione è differente. Tali accordi hanno riguardato prodotti non
sostituibili ai tubi idrotermosanitari in rame privi di rivestimento in plastica. Infatti, dal ‘considerando’ 459 della decisione
impugnata risulta che i tubi idrotermosanitari in rame privi di rivestimento in plastica e i tubi idrotermosanitari in rame
con rivestimento in plastica costituiscono mercati rilevanti distinti.
109
Pertanto, nel calcolare la quota di mercato della ricorrente, che era attiva sul mercato dei tubi idrotermosanitari in rame
privi di rivestimento in plastica, alla luce del fatturato realizzato sul mercato dei tubi idrotermosanitari in rame privi
di rivestimento in plastica e di quello realizzato sul mercato dei tubi idrotermosanitari in rame con rivestimento in plastica,
alla ricorrente è stata effettivamente attribuita una quota di mercato più debole e, pertanto, un importo di partenza specifico
inferiore a quello che sarebbe stato fissato se la sua quota di mercato fosse stata calcolata unicamente in considerazione
del fatturato realizzato sul mercato sul quale essa ha effettivamente partecipato al cartello.
110
In secondo luogo, quanto alla questione se il fatto che la cooperazione nell’ambito del [OSCURATO:PERSONA] dei cinque sia stata più intensa
di quella esistente nell’ambito del [OSCURATO:PERSONA] dei nove giustificasse un trattamento differenziato riguardo alle ammende, si deve
rilevare quanto segue.
111
[OSCURATO:PERSONA] dei cinque e il [OSCURATO:PERSONA] dei nove hanno entrambi operato nel contesto della terza parte del cartello, per la quale
la ricorrente è ritenuta responsabile. Al ‘considerando’ 690 della decisione impugnata, la [OSCURATO:PERSONA] ha rilevato che il
fatto che la ricorrente non facesse parte del [OSCURATO:PERSONA] dei cinque era dovuto alle sue dimensioni. La ricorrente non ha contestato
tale dichiarazione.
112
Pertanto, non si può contestare alla [OSCURATO:PERSONA] di aver concluso che si sia adeguatamente tenuto conto della gravità della
partecipazione della ricorrente agli accordi europei ampliati con la ripartizione per categorie dei contravventori che la
[OSCURATO:PERSONA] ha effettuato sulla base delle loro quote di mercato.
113
Alla luce di tutte le suesposte considerazioni, si deve solo modificare l’importo dell’ammenda inflitta alla ricorrente al
fine di riflettere la sua mancata partecipazione agli accordi SANCO. Le conseguenze concrete di tale riforma saranno precisate
nel prosieguo, ai punti 183‑186.
Sull’estensione del mercato geografico sul quale la ricorrente ha partecipato al cartello
[OSCURATO:PERSONA] delle parti
114
In sostanza, la ricorrente contesta il fatto che la [OSCURATO:PERSONA], nel prendere la sua quota di mercato come base per il trattamento
differenziato, abbia considerato, oltre alle vendite in Germania, in Francia, in Spagna, nel [OSCURATO:PERSONA] e nei [OSCURATO:PERSONA],
le vendite in Grecia. L’Istituzione sostiene che l’estensione geografica dell’accordo al quale essa ha partecipato tra agosto
1998 e settembre 1999 era limitata alla Germania, alla Francia, alla Spagna, al [OSCURATO:PERSONA] e ai [OSCURATO:PERSONA]. Tenendo conto
delle vendite in Grecia, la [OSCURATO:PERSONA] avrebbe aumentato la quota di mercato della ricorrente dal 2,2 al 3,8%, il che corrisponderebbe
a un aumento del 72% dell’importo di partenza dell’ammenda inflitta.
115
Secondo la ricorrente, il fatto che essa ha partecipato al cartello a seguito di minacce relative al mercato greco non implica
che la Grecia faceva parte del territorio interessato dal cartello. Nella decisione impugnata, infatti, la [OSCURATO:PERSONA] confonderebbe
l’oggetto del cartello e gli strumenti applicati nel relativo contesto.
116
Le affermazioni della [OSCURATO:PERSONA] secondo le quali la ricorrente avrebbe beneficiato di un accordo tacito di non concorrenza
sui mercati di origine di ogni partecipante al cartello non sarebbero suffragate dagli elementi che figurano negli atti di
causa. Le affermazioni della [OSCURATO:PERSONA] sarebbero d’altronde contraddette da elementi probanti. A tal riguardo, nessun elemento
indicherebbe che, oltre ai membri del [OSCURATO:PERSONA] dei cinque e i partecipanti agli accordi SANCO, gli altri partecipanti al cartello
si siano accordati per limitare, o abbiano limitato, le loro vendite in Grecia. In realtà, le importazioni dei concorrenti
della ricorrente sarebbero aumentate da 3 263 tonnellate nel 1997 a 3 548 tonnellate nel 1999. Inoltre, le esportazioni della
ricorrente verso la Francia, la Germania, il [OSCURATO:PERSONA] e la Spagna sarebbero passate da 4 135 tonnellate nel secondo semestre
del 1998 a 5 201 tonnellate nel primo semestre del 1999, vale a dire un aumento del 26%.
117
Secondo la ricorrente, pretendere che essa avesse aderito ad una politica di non concorrenza sui mercati di origine di ogni
partecipante al cartello, mentre essa ha aumentato le proprie esportazioni, sarebbe privo di senso. Da una parte, infatti,
essa avrebbe ignorato l’esistenza di tale accordo e, dall’altra, essa non avrebbe partecipato al cartello per proteggere il
proprio mercato nazionale, bensì per timore di rappresaglie, vale a dire di dumping, da parte del [OSCURATO:PERSONA] dei cinque sul mercato
greco.
118
[OSCURATO:PERSONA] conclude per il rigetto del motivo.
Giudizio del Tribunale
119
Si deve ricordare che la [OSCURATO:PERSONA] poteva, conformemente al punto 1 A degli orientamenti, tener conto dell’estensione del
mercato geografico rilevante ai fini della valutazione della gravità dell’infrazione di cui trattasi.
120
Nel caso di specie, essa ha concluso che il territorio del SEE costituiva il mercato geografico rilevante interessato dal
cartello (‘considerando’ 17 della decisione impugnata). Tale conclusione non è stata contestata dalla ricorrente. Quest’ultima
sostiene unicamente che l’infrazione di cui è ritenuta responsabile si limitava alla Germania, alla Francia, alla Spagna,
al [OSCURATO:PERSONA] e ai [OSCURATO:PERSONA]. Tale argomento non può essere accolto.
121
Infatti, dato che il mercato geografico rilevante corrisponde al territorio del SEE, si deve concludere che, anche a voler
ritenere che il mercato greco non sia stato interessato dall’infrazione di cui trattasi, correttamente la [OSCURATO:PERSONA], nel
fissare l’importo dell’ammenda della ricorrente, ha tenuto conto delle sue vendite in Grecia.
122
Conseguentemente, la presente censura deve essere respinta.
3.
Sul motivo attinente all’erronea maggiorazione dell’importo di partenza dell’ammenda in ragione della durata del cartello
123
La ricorrente afferma che, dal momento che la sua partecipazione all’intesa ha avuto una durata inferiore a dodici mesi, la
[OSCURATO:PERSONA] è incorsa in un errore manifesto applicando all’importo di partenza dell’ammenda che le è stata inflitta una maggiorazione
del 10% in ragione della durata. In subordine, la ricorrente sostiene che la [OSCURATO:PERSONA] avrebbe dovuto applicarle una maggiorazione
meno onerosa.
Sulla durata della partecipazione al cartello
[OSCURATO:PERSONA] delle parti
124
La ricorrente afferma che l’infrazione che le è contestata dovrebbe avere inizio alla data in cui essa ha partecipato per
la seconda volta a una riunione collusoria, vale a dire il 10 settembre 1998, e non alla data in cui essa ha assistito per
la prima volta a una riunione del cartello, vale a dire il 28 o il 29 agosto 1998. Essa sostiene di aver ignorato il reale
oggetto e la natura collusoria della riunione svoltasi nel mese di agosto 1998 sin quando i suoi rappresentanti vi hanno preso
parte. Essa fa parimenti valere, riferendosi a una nota interna redatta da uno dei suoi dipendenti presenti a tale riunione,
di non aver aderito ad alcuno dei comportamenti controversi durante tale riunione. I suoi rappresentanti, infatti, si sarebbero
esplicitamente rifiutati di dar seguito agli inviti indirizzati loro e avrebbero indicato di dover consultare la direzione
della [OSCURATO:PERSONA].
125
Quanto alla data in cui la ricorrente ha posto fine alla sua partecipazione al cartello, essa sostiene che si tratti del momento
in cui ha cessato di partecipare alle attività del cartello e non del giorno in cui gli altri membri del cartello hanno avuto
conoscenza del suo ritiro dal cartello medesimo. La ricorrente ricorda di aver cessato di partecipare alle riunioni del cartello
nell’aprile 1999, pur avendo continuato, sino all’agosto 1999, a comunicare con scadenza mensile le proprie cifre riservate
ai suoi concorrenti, le ultime delle quali avrebbero riguardato il mese di luglio 1999. Pertanto, la ricorrente sostiene che
la sua partecipazione al cartello sia terminata nel luglio 1999 o, al più tardi, nell’agosto 1999.
126
Conseguentemente, la ricorrente ritiene che la sua partecipazione al cartello abbia avuto una durata inferiore a dodici mesi
e che, come risulterebbe dagli orientamenti, non avrebbe dovuto esserle applicata alcuna maggiorazione dell’importo di partenza
dell’ammenda in ragione della durata.
127
[OSCURATO:PERSONA] conclude per il rigetto del motivo.
Giudizio del Tribunale
128
In limine, si deve osservare che, anche se la ricorrente ha dedotto la presente censura per ottenere una riduzione dell’importo
dell’ammenda che le è stata inflitta, essa contesta parimenti, in realtà, la legittimità dell’art. 1, lett. f), della decisione
impugnata, ai sensi del quale l’infrazione ad essa imputabile si è svolta non oltre il periodo dal 29 agosto 1998 sino all’inizio
del settembre 1999.
129
Si deve parimenti osservare che l’art. 81, n. 1, CE, non trova applicazione a meno che non sussista tra almeno due parti una
comune volontà, il cui modo di manifestarsi non è rilevante purché sia fedele espressione della volontà delle parti stesse
(sentenza del Tribunale 26 ottobre 2000, causa T‑41/96, Bayer/[OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. II‑3383, punto 69).
130
Risulta peraltro dalla giurisprudenza che è sufficiente che la [OSCURATO:PERSONA] dimostri che l’impresa interessata ha partecipato
a riunioni tra concorrenti di natura manifestamente anticoncorrenziale per provare sufficientemente la partecipazione della
detta impresa all’intesa. Qualora sia stata dimostrata la partecipazione a riunioni di questo tipo, incombe all’impresa interessata
dedurre indizi atti a provare che la sua partecipazione alle dette riunioni era priva di qualunque spirito anticoncorrenziale,
comprovando che essa aveva dichiarato ai suoi concorrenti di partecipare alle riunioni in un’ottica diversa dalla loro (sentenza
della Corte 8 luglio 1999, causa C‑199/92 P, Hüls/[OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑4287, punto 155).
131
Nella specie, risulta acclarato che, non oltre il 29 agosto 1998, la [OSCURATO:PERSONA] ha partecipato ad una riunione nell’ambito del
cartello e che essa è venuta a conoscenza, non oltre lo svolgimento di tale riunione, del suo carattere manifestamente anticoncorrenziale.
Orbene, la ricorrente non ha potuto dimostrare di aver indicato agli altri partecipanti a tale riunione che aveva partecipato
in un’ottica differente dalla loro e che si opponeva all’idea di una collusione sul mercato dei tubi idrotermosanitari in
rame.
132
Al contrario, come deduce la [OSCURATO:PERSONA], le note interne della ricorrente indicano piuttosto che, nel corso di tale riunione,
i rappresentanti della [OSCURATO:PERSONA] si sono allarmati quanto alla quota loro attribuita e non si sono opposti all’idea di una collusione
(‘considerando’ 326 della decisione impugnata). L’argomento della ricorrente secondo il quale i suoi rappresentanti, nel corso
di tale riunione, hanno indicato di dover consultare la loro direzione avrebbe potuto essere pertinente se essa si fosse astenuta
dal partecipare alle successive riunioni collusorie, ciò che non ha fatto.
133
Alla luce delle suesposte considerazioni, si deve concludere che la [OSCURATO:PERSONA] non è incorsa in errore nel ritenere che la
partecipazione della ricorrente al cartello non era iniziata dopo il 29 agosto 1998.
134
Quanto alla data in cui la ricorrente ha posto fine alla sua partecipazione al cartello, si deve rilevare che, nel contesto
del sistema di scambi di informazioni che era uno degli elementi costitutivi del cartello (‘considerando’ 450 e 486 della
decisione impugnata), le parti erano convenute a comunicare, con scadenza mensile, i loro dati all’amministratore del sistema
(‘considerando’ 306 e 308 della decisione impugnata).
135
Pertanto, in mancanza di una cessazione formale della sua partecipazione a tale accordo, si deve dichiarare che il ritiro
della ricorrente da tale accordo non è divenuto effettivo prima del momento in cui essa è venuta meno al suo obbligo mensile
di comunicare i dati sensibili, vale a dire nel settembre 1999.
136
Ne consegue che la [OSCURATO:PERSONA] non è incorsa in errore nel ritenere la ricorrente responsabile per la propria partecipazione
al cartello sino all’inizio del settembre 1999. Pertanto, la censura relativa alla durata della partecipazione della [OSCURATO:PERSONA]
al cartello deve essere respinta.
Sulla percentuale di maggiorazione
[OSCURATO:PERSONA] delle parti
137
La ricorrente sostiene che, anche se fosse comprovato che la sua partecipazione è durata dodici mesi, la percentuale di maggiorazione
dell’ammenda del 10% per anno di infrazione sarebbe sproporzionata. Al riguardo, essa fa valere che l’intensità della sua
partecipazione al cartello è diminuita dopo l’aprile 1999 e che la [OSCURATO:PERSONA] avrebbe dovuto aumentare l’importo di partenza
dell’ammenda che le è stata inflitta di una percentuale inferiore al 10% per tener conto di tale diminuita intensità. Al riguardo,
essa fa riferimento a diverse precedenti decisioni della [OSCURATO:PERSONA].
138
La ricorrente deduce parimenti che il raffronto delle differenti maggiorazioni in ragione della durata applicate ai destinatari
della decisione impugnata conferma che la maggiorazione che le è stata applicata era iniqua. In particolare, al gruppo [OSCURATO:PERSONA]
sarebbe stata applicata una maggiorazione del 110% dell’importo di partenza della sua ammenda in ragione di una partecipazione
di undici anni e cinque mesi, il che implicherebbe che non si sarebbe tenuto conto di cinque mesi. Orbene, tale periodo di
cinque mesi equivarrebbe quasi alla metà della durata della partecipazione della ricorrente al cartello e decisamente a più
della metà della durata della sua partecipazione alle riunioni controverse. Lo stesso varrebbe quanto al gruppo [OSCURATO:PERSONA], ove
l’importo di base dell’ammenda inflitta era stato oggetto di una maggiorazione del 125% in ragione di una partecipazione di
dodici anni e nove mesi. I quattro mesi di partecipazione che non sarebbero stati presi in considerazione equivarrebbero alla
metà della durata della partecipazione della ricorrente alle riunioni controverse.
139
[OSCURATO:PERSONA] conclude per il rigetto del motivo.
Giudizio del Tribunale
140
Occorre, in limine, rilevare che le precedenti decisioni della [OSCURATO:PERSONA] dedotte dalla ricorrente sono inconferenti, atteso
che la prassi decisionale anteriore della [OSCURATO:PERSONA] non costituisce il contesto di diritto delle ammende in materia di concorrenza
(v. supra, punto 71).
141
Va parimenti rammentato che un aumento dell’importo di partenza dell’ammenda in funzione della durata non è limitato all’ipotesi
in cui sussista un nesso diretto tra la durata e un danno maggiore apportato agli obiettivi sanciti dalle regole di concorrenza
(v., in tal senso, sentenza Michelin/[OSCURATO:PERSONA], punto 71 supra, punto 278, nonché la giurisprudenza ivi citata). Dagli orientamenti
emerge inoltre che la [OSCURATO:PERSONA] non ha stabilito alcuna sovrapposizione né alcuna interdipendenza tra la valutazione della
gravità e quella della durata dell’infrazione.
142
Al contrario, in primo luogo, dall’impianto sistematico degli orientamenti emerge che essi prevedono la valutazione della
gravità dell’infrazione in quanto tale ai fini della determinazione dell’importo di base dell’ammenda. In secondo luogo, la
gravità dell’infrazione viene analizzata in relazione alle caratteristiche dell’impresa interessata, segnatamente delle sue
dimensioni e della sua posizione sul mercato rilevante, il che può dare luogo ad una ponderazione dell’importo di partenza,
alla suddivisione delle imprese in categorie e alla fissazione di un importo di partenza specifico. In terzo luogo, la durata
dell’infrazione è presa in considerazione per fissare l’importo di base e, in quarto luogo, gli orientamenti prevedono la
considerazione delle circostanze aggravanti ed attenuanti che consentono di modulare l’importo dell’ammenda, in particolare
in funzione del ruolo passivo o attivo delle imprese coinvolte nell’esecuzione dell’infrazione.
143
Ne consegue che la mera circostanza che la [OSCURATO:PERSONA] si sia riservata una possibilità di maggiorazione per anno di infrazione
che, per le infrazioni di dodici mesi o di durata superiore, può giungere fino al 10% dell’importo adottato per la gravità
dell’infrazione, non la obbliga affatto a fissare tale percentuale in funzione dell’intensità delle attività dell’intesa o
degli effetti della medesima, se non della gravità dell’infrazione. Infatti, compete alla [OSCURATO:PERSONA] scegliere, nell’ambito
del suo potere discrezionale (v. punto 63 supra), la percentuale di maggiorazione che intende applicare per la durata dell’infrazione.
144
Nel caso di specie, la [OSCURATO:PERSONA] ha dichiarato che la ricorrente aveva partecipato all’infrazione di cui trattasi per un
periodo di dodici mesi e, conseguentemente, ha aumentato l’importo di partenza dell’ammenda che le era stata inflitta del
10%. [OSCURATO:PERSONA] agendo, la [OSCURATO:PERSONA] non si è discostata dalle regole che essa stessa ha posto con gli orientamenti.
145
Del resto, l’approccio della [OSCURATO:PERSONA], consistente nel maggiorare l’importo di partenza dell’ammenda del 10% per anno compiuto
e del 5% per ogni periodo supplementare pari o superiore a sei mesi (v. supra, punto 46), non dà luogo, nelle circostanze
del caso di specie, a disparità considerevoli tra i contravventori. Pertanto, il Tribunale non è tenuto a sostituire la propria
valutazione a quella della [OSCURATO:PERSONA] quanto alla percentuale di maggiorazione applicata in ragione della durata.
146
Dalle suesposte considerazioni discende che il presente motivo deve essere rigettato in toto.
4.
Sul motivo attinente all’erronea omessa considerazione della cessazione volontaria della partecipazione al cartello della
ricorrente
[OSCURATO:PERSONA] delle parti
147
La ricorrente deduce che la [OSCURATO:PERSONA] avrebbe dovuto tener conto, quale circostanza attenuante, del fatto che essa si era
volontariamente ritirata dalle riunioni del cartello nel 1999, prima che la [OSCURATO:PERSONA] avviasse la sua indagine. La ricorrente
ritiene che, se l’affermazione della [OSCURATO:PERSONA], secondo cui la sua partecipazione ha rafforzato le attività del cartello,
è corretta, il suo ritiro volontario avrebbe dovuto indebolire le attività del cartello.
148
La ricorrente rileva che gli orientamenti prevedono che la [OSCURATO:PERSONA] riduca l’importo dell’ammenda inflitta a un’impresa
quando essa pone fine all’infrazione sin dai primi interventi della [OSCURATO:PERSONA], segnatamente dalle visite di controllo.
149
Per contro, il ritiro da un’intesa prima dell’avvio dell’indagine della [OSCURATO:PERSONA] non sarebbe riconosciuto dagli orientamenti
come circostanza attenuante. La ricorrente sostiene che sarebbe illogico nonché indice di «denegata giustizia» e di «cattiva
politica» non accordare alcun beneficio alle imprese che si ritirino volontariamente da un’intesa. La ricorrente conclude
che la cessazione volontaria della partecipazione debba essere considerata come circostanza attenuante nel contesto della
fissazione dell’importo dell’ammenda. Qualsiasi altra considerazione sarebbe incompatibile con la finalità della politica
della [OSCURATO:PERSONA] in materia di ammende, vale a dire la dissuasione. La cessazione volontaria di un’infrazione non richiederebbe
alcun elemento di dissuasione.
150
[OSCURATO:PERSONA] conclude per il rigetto di tale motivo.
Giudizio del Tribunale
151
È sufficiente rilevare che dalla giurisprudenza risulta che la [OSCURATO:PERSONA] non ha alcun obbligo di accordare, nel contesto
del suo potere discrezionale, una riduzione dell’ammenda per la cessazione di un’infrazione che sia già terminata anteriormente
ai primi interventi della [OSCURATO:PERSONA] (v., in tal senso, sentenza del Tribunale 12 dicembre 2007, cause riunite T‑101/05 e
T‑111/05, BASF e UCB/[OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. II‑4949, punto 128, e la giurisprudenza citata).
152
Peraltro, il fatto che la [OSCURATO:PERSONA] abbia volontariamente posto fine alla sua infrazione precedentemente all’avvio dell’indagine
della [OSCURATO:PERSONA] è stato sufficientemente preso in considerazione nel calcolo della durata del periodo di infrazione considerato
riguardo ad essa, sicché essa non può invocare il punto 3, terzo trattino, degli orientamenti.
153
Il presente motivo deve essere pertanto rigettato.
5.
Sul motivo attinente alla insufficiente riduzione dell’importo dell’ammenda, alla luce della cooperazione della ricorrente
ai sensi della comunicazione del 1996 sulla cooperazione
[OSCURATO:PERSONA] delle parti
154
La ricorrente ritiene che, in considerazione del beneficio apportato dalla sua cooperazione allo svolgimento dell’indagine,
essa avrebbe dovuto, ai sensi del punto D della comunicazione del 1996 sulla cooperazione, beneficiare di una riduzione più
rilevante dell’importo della sua ammenda di quella ottenuta, vale a dire il 15%. Essa sottolinea che avrebbe potuto scegliere
di non cooperare con la [OSCURATO:PERSONA] e di non divulgare la maggior parte delle prove in suo possesso.
155
Al riguardo, essa fa valere, anzitutto, di aver volontariamente e prontamente fornito alla [OSCURATO:PERSONA], nella medesima fase
del procedimento del gruppo KME e della Wieland, tutte le informazioni pertinenti di cui era in possesso, poi, che le informazioni
che ha fornito sono dettagliate e che sono state utili all’indagine della [OSCURATO:PERSONA] e, infine, che in ragione della sua
limitata partecipazione al cartello essa non era in grado di fornire la stessa quantità di informazioni fornite dai gruppi
KME e [OSCURATO:PERSONA] o dalla Wieland.
156
La ricorrente sostiene parimenti che le ragioni per cui i gruppi [OSCURATO:PERSONA] e KME hanno ottenuto una riduzione dell’importo
delle ammende che sono state loro inflitte più importante di quella accordata ad essa sono di difficile comprensione.
157
A sostegno della sua affermazione secondo cui la percentuale di riduzione applicata all’importo dell’ammenda che le è stata
inflitta non era sufficiente, la ricorrente fa parimenti riferimento a precedenti decisioni della [OSCURATO:PERSONA].
158
Infine, la ricorrente rileva che sia il gruppo [OSCURATO:PERSONA] sia il gruppo IMI hanno ottenuto una riduzione del 10% in quanto non
hanno contestato i fatti esposti nella comunicazione degli addebiti. Pertanto, atteso che ciò si è parimenti verificato nel
suo caso, essa avrebbe dovuto, in ragione della sua cooperazione, beneficiare di una riduzione più importante di quella effettivamente
conseguita.
159
[OSCURATO:PERSONA] conclude per il rigetto del motivo.
Giudizio del Tribunale
160
Si deve rilevare, anzitutto, che i riferimenti della ricorrente a precedenti decisioni della [OSCURATO:PERSONA] dedotte dalla ricorrente
sono inconferenti, atteso che la prassi decisionale anteriore della [OSCURATO:PERSONA] non costituisce il contesto di diritto delle
ammende in materia di concorrenza (v. supra, punto 71).
161
Si deve poi ricordare che, secondo giurisprudenza costante, una riduzione dell’ammenda a titolo di cooperazione durante il
procedimento amministrativo si fonda sulla considerazione che una siffatta collaborazione consente alla [OSCURATO:PERSONA] di accertare
un’infrazione con minore difficoltà (sentenze del Tribunale 14 maggio 1998, causa T‑311/94, BPB de Eendracht/[OSCURATO:PERSONA],
[OSCURATO:PERSONA]. pag. II‑1129, punto 325, e causa T‑338/94, Finnboard/[OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. II‑1617, punto 363).
162
Va infine ricordato che, nell’ambito della valutazione della cooperazione fornita dai membri di un’intesa, solo un errore
manifesto di valutazione da parte della [OSCURATO:PERSONA] può essere censurato, poiché essa gode di un ampio potere discrezionale
per valutare la qualità e l’utilità della cooperazione fornita da un’impresa, segnatamente in rapporto ai contributi offerti
da altre imprese (sentenza della Corte 10 maggio 2007, causa C‑328/05 P, SGL Carbon/[OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. I‑3921, punto 88).
Tuttavia, nell’ambito di questa valutazione, essa non può disattendere il principio della parità di trattamento.
163
Nel caso di specie, dai ‘considerando’ 803‑807 della decisione impugnata risulta che la [OSCURATO:PERSONA] ha ritenuto che la cooperazione
della ricorrente fosse di limitato valore, dal momento che essa già possedeva, all’epoca di tale cooperazione, prove che dimostravano
l’esistenza dell’infrazione di cui trattasi.
164
La ricorrente non ha dedotto elementi tali da confutare detta conclusione. Essa si è limitata a far valere che la sua cooperazione
non avrebbe potuto essere maggiore, atteso che la sua partecipazione al cartello era stata estremamente limitata, sia sotto
il profilo temporale sia sotto quello materiale. Tale argomento, tuttavia, è infondato, dal momento che la [OSCURATO:PERSONA] non
può essere tenuta, nella determinazione della percentuale di riduzione ai sensi della comunicazione del 1996 sulla cooperazione,
a tener conto di fattori diversi dall’utilità oggettiva che la cooperazione di un’impresa ha presentato ai fini dell’accertamento
di un’infrazione.
165
Dalle suesposte considerazioni discende che non si può contestare alla [OSCURATO:PERSONA], da una parte, di aver ridotto del 15%
l’importo dell’ammenda inflitta alla [OSCURATO:PERSONA] tenendo conto di informazioni fornite dalla stessa e della sua mancata contestazione
dei fatti accertati nella comunicazione degli addebiti e, dall’altra, di aver ridotto del 10% l’ammenda inflitta al gruppo
[OSCURATO:PERSONA] e al gruppo IMI unicamente sulla base del rilievo che essi non avevano contestato i fatti esposti in detta comunicazione.
166
Quanto al riferimento alla percentuale di riduzione delle ammende applicate al gruppo KME e alla Wieland, la ricorrente riconosce
che i loro rispettivi contributi erano più ampi del suo. Del pari, è pacifico che la cooperazione del gruppo [OSCURATO:PERSONA] fosse
precedente di più di un anno rispetto a quella della ricorrente. Tanto meno occorre quindi esaminare l’affermazione relativa
a una discriminazione della ricorrente rispetto a tali imprese.
167
Infine, l’affermazione della ricorrente secondo cui la percentuale di riduzione che le è stata concessa è insufficiente atteso
che essa avrebbe potuto scegliere di non cooperare con la [OSCURATO:PERSONA] e di non divulgare la maggior parte delle prove di cui
era in possesso si risolve nel contestare implicitamente la conclusione contenuta nel ‘considerando’ 803 della decisione impugnata,
ai sensi del quale la maggior parte delle informazioni fornite dalla ricorrente alla [OSCURATO:PERSONA] ricadeva nell’obbligo che
ad essa incombeva ai sensi dell’art. 11 del regolamento n. 17.
168
In tale contesto, si deve rilevare che il Tribunale esercita un controllo pieno sulla questione se la cooperazione fornita
dalla ricorrente si spinga oltre l’obbligo che ad essa incombe ai sensi dell’art. 11 del regolamento n. 17 e dell’art. 18
del regolamento n. 1/2003 di rispondere alle richieste di informazioni della [OSCURATO:PERSONA] (v., in tal senso, sentenza del Tribunale
14 dicembre 2006, cause riunite da T‑259/02 a T‑264/02 e T‑271/02, [OSCURATO:PERSONA] e a./[OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA]. pag. II‑5169,
punto 531). Tuttavia, si deve osservare che la ricorrente non ha precisato, nelle sue memorie, quali, delle informazioni da
essa fornite, fossero quelle di cui avrebbe potuto omettere la comunicazione alla [OSCURATO:PERSONA].
169
Dalle suesposte considerazioni discende che il presente motivo deve essere rigettato in toto.
6.
Sul motivo attinente alla fissazione di un’ammenda sproporzionata
[OSCURATO:PERSONA] delle parti
170
La ricorrente ritiene che l’importo finale dell’ammenda che le è stata inflitta, fissata in EUR 9,16 milioni, sia sproporzionato
rispetto alle ammende inflitte ad altre imprese destinatarie della decisione impugnata. Al riguardo, in primo luogo, essa
invoca il caso della HME, che era all’epoca di dimensioni comparabili alle sue e la cui partecipazione al cartello è stata
di una durata due volte e mezzo superiore. Orbene, l’importo finale dell’ammenda inflitta alla HME è solo di EUR 4,49 milioni.
171
In secondo luogo, la ricorrente sostiene che l’ammenda che le è stata inflitta equivale ad imporle EUR 760 000 per mese di
partecipazione all’infrazione, mentre gli importi delle ammende inflitte ad altre imprese sono compresi tra EUR 210 000 e
EUR 440 000 per mese di partecipazione all’infrazione.
172
In terzo luogo, la ricorrente sostiene che il numero di riunioni collusorie alle quali un’impresa ha partecipato costituisca
un indice del suo livello di impegno in un cartello. Al riguardo, essa rileva che, per aver partecipato a sette riunioni,
le è stata inflitta un’ammenda di EUR 1,83 milioni per riunione mentre alla Wieland e alla KME, che hanno partecipato alla
quasi totalità delle 120 riunioni tenutesi nel contesto del cartello, sono state inflitte, rispettivamente, un’ammenda di
un importo di EUR 0,206 e 0,56 milioni per riunione.
173
In quarto luogo, la ricorrente deduce di essere la sola piccola impresa indipendente in grado di far concorrenza ai grandi
produttori europei. A suo avviso, l’ammenda che le è stata inflitta per la sua partecipazione passiva al cartello è esageratamente
elevata e avrà un impatto sulle sue capacità concorrenziali.
174
[OSCURATO:PERSONA] conclude per il rigetto del motivo. Essa rileva, segnatamente, che l’importo finale dell’ammenda inflitta alla
HME risulta dall’applicazione tacita del limite del 10% fissato dall’art. 23, n. 2, del regolamento n. 1/2003.
Giudizio del Tribunale
175
In primo luogo, in considerazione del chiarimento fornito dalla [OSCURATO:PERSONA] e dell’assenza di contestazioni da parte della
ricorrente, si deve respingere la censura relativa alla differenza tra l’importo finale dell’ammenda inflitta alla HME e quello
fissato per la ricorrente.
176
In secondo luogo, anche a voler ritenere che la ricorrente possa far valere il fatto che l’importo dell’ammenda inflittale
sia tale da indebolire la sua competitività per dimostrare il suo carattere sproporzionato, è giocoforza rilevare che essa
non ha presentato elementi concreti al riguardo.
177
Quanto al resto, si deve rilevare che gli altri argomenti dedotti dalla ricorrente nel contesto del presente motivo sono intesi
a rimettere in questione indirettamente il sistema di calcolo degli importi delle ammende instaurato dagli orientamenti.
178
Infatti, dividendo gli importi finali delle ammende per il numero di mesi di partecipazione al cartello o per il numero di
riunioni alle quali i contravventori hanno partecipato, la ricorrente tenta, in realtà, di contestare, ancora una volta, la
fissazione dell’importo dell’ammenda in funzione della durata dell’infrazione.
179
In tale contesto, si deve rilevare che dall’impianto sistematico degli orientamenti emerge che alle imprese che partecipano
più lungamente a un’intesa saranno applicate le ammende più ridotte, se gli importi si dividono per il numero di mesi di partecipazione
al cartello, dato che la [OSCURATO:PERSONA] si è limitata, negli orientamenti, a prevedere che l’importo di partenza delle ammende
fosse maggiorato del 10% al massimo per anno di infrazione. La ricorrente non può avvalersi di tale autolimitazione per ottenere
una riduzione dell’importo dell’ammenda che le è stata inflitta.
180
Il ragionamento esposto al precedente punto 179 si applica del pari all’argomento della ricorrente attinente al rapporto tra
l’importo dell’ammenda che le è stata inflitta e il numero di riunioni alle quali ha partecipato, atteso che il numero di
riunioni alle quali essa ha partecipato è connesso alla durata della sua partecipazione al cartello.
181
Alla luce delle suesposte considerazioni, anche quest’ultimo motivo deve essere respinto.
7.
Sulla determinazione dell’importo finale dell’ammenda
182
Come risulta dai precedenti punti 90‑113, si deve riformare la decisione impugnata nella parte in cui la [OSCURATO:PERSONA], nel
fissare l’importo dell’ammenda, non ha tenuto conto del fatto che la ricorrente non ha partecipato agli accordi SANCO.
183
Quanto al resto, i rilievi della [OSCURATO:PERSONA] esposti nella decisione impugnata nonché il metodo di calcolo delle ammende applicato
nel caso di specie restano invariati. L’importo finale dell’ammenda è pertanto calcolato come segue.
184
L’importo di partenza dell’ammenda inflitta alla ricorrente è ridotto del 10% per tener conto della minore gravità della sua
partecipazione al cartello rispetto a quella dei «produttori SANCO». Il nuovo importo di partenza dell’ammenda inflitta alla
ricorrente è pertanto fissato in EUR 8,82 milioni.
185
L’applicazione della maggiorazione del 10% in ragione della durata si risolve in un importo di base di EUR 9,702 milioni.
In considerazione della riduzione del 15% concessa alla ricorrente dalla [OSCURATO:PERSONA] ai sensi del punto D della comunicazione
del 1996 sulla cooperazione, l’importo finale dell’ammenda inflitta alla ricorrente è pari, pertanto, a EUR 8,2467 milioni.
Sulle spese
186
Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta
domanda. Tuttavia, ai sensi dell’art. 87, n. 3, primo comma, di detto regolamento di procedura, se le parti soccombono rispettivamente
su uno o più capi, ovvero per motivi eccezionali, il Tribunale può ripartire le spese o decidere che ciascuna parte sopporti
le proprie spese.
187
In considerazione del fatto che ciascuna delle parti è rimasta parzialmente soccombente, ciascuna delle parti sopporterà le
proprie spese.
Per questi motivi,
IL TRIBUNALE (Ottava Sezione)
dichiara e statuisce:
1)
L’importo dell’ammenda inflitta alla [OSCURATO:PERSONA] AE [OSCURATO:PERSONA] all’art. 2, lett. d), della decisione della [OSCURATO:PERSONA]
3 settembre 2004, C (2004) 2826, relativa a un procedimento di cui all’articolo 81 [CE] e all’articolo 53 dell’accordo SEE
(Caso COMP/E‑1.38.069 – Tubi idrotermosanitari in rame), è fissato in EUR 8,2467 milioni.
2)
Il ricorso è respinto quanto al resto.
3)
[OSCURATO:PERSONA] e la [OSCURATO:PERSONA] europea sopporteranno ciascuna le proprie spese.
[OSCURATO:PERSONA] deciso e pronunciato a Lussemburgo il 19 maggio 2010.
[OSCURATO:PERSONA]
1. Fase amministrativa del procedimento
2. Decisione impugnata
Prodotti e mercati di cui trattasi
Componenti dell’infrazione di cui trattasi
Accordi tra «produttori SANCO»
Accordi tra «produttori WICU e Cuprotherm»
Accordi europei ampliati
Durata e carattere continuativo dell’infrazione di cui trattasi
Determinazione dell’importo delle ammende
Importo di partenza delle ammende
– Gravità
– Trattamento differenziato
Importo di base delle ammende
Circostanze aggravanti e attenuanti
Applicazione della comunicazione del 1996 sulla cooperazione
Importo definitivo delle ammende
Procedimento e conclusioni delle parti
In diritto
1. Sul motivo attinente alla mancata considerazione del carattere forzato della partecipazione della ricorrente al cartello
[OSCURATO:PERSONA] delle parti
Giudizio del Tribunale
2. Sul motivo attinente alla erronea fissazione dell’importo di partenza dell’ammenda
Sulla limitata partecipazione della ricorrente al cartello
[OSCURATO:PERSONA] delle parti
Giudizio del Tribunale
Sull’estensione del mercato geografico sul quale la ricorrente ha partecipato al cartello
[OSCURATO:PERSONA] delle parti
Giudizio del Tribunale
3. Sul motivo attinente all’erronea maggiorazione dell’importo di partenza dell’ammenda in ragione della durata del cartello
Sulla durata della partecipazione al cartello
[OSCURATO:PERSONA] delle parti
Giudizio del Tribunale
Sulla percentuale di maggiorazione
[OSCURATO:PERSONA] delle parti
Giudizio del Tribunale
4. Sul motivo attinente all’erronea omessa considerazione della cessazione volontaria della partecipazione al cartello della
ricorrente
[OSCURATO:PERSONA] delle parti
Giudizio del Tribunale
5. Sul motivo attinente alla insufficiente riduzione dell’importo dell’ammenda, alla luce della cooperazione della ricorrente
ai sensi della comunicazione del 1996 sulla cooperazione
[OSCURATO:PERSONA] delle parti
Giudizio del Tribunale
6. Sul motivo attinente alla fissazione di un’ammenda sproporzionata
[OSCURATO:PERSONA] delle parti
Giudizio del Tribunale
7. Sulla determinazione dell’importo finale dell’ammenda
Sulle spese
*
Lingua processuale: l’inglese.