CassazionesentenzaSezione 5Decisione del 10 gennaio 2024
Cassazione n. 01817/2024
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
are la seguente ORDINANZA INTERLOCUTORIA sul ricorso iscritto al n. 32735/2019 del ruolo generale, proposto DA N OVELLO I SABELLA (codice fiscale [OSCURATO:PERSONA] 47A62 H597 Y), [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] 22 gennaio 1947 ed ivi residente alla [OSCURATO:PERSONA] n. 18, rappresentata e difesa, in forza di procura speciale e nomina poste in calce al ricorso, dall’avv. [OSCURATO:PERSONA] (codice fiscale [OSCURATO:PERSONA] 46A18 E872 R). - RICORRENTE – CONTRO il C [OSCURATO:PERSONA] R OSSANO – ora C ORIGLIANO -R OSSANO - ([OSCURATO:CODICE_FISCALE_SOCIETA]), con sede alla [OSCURATO:PERSONA], n. 35, in persona del Sindaco pro tempore. - INTIMATO – per la cassazione della sentenza n. 912/3/2019 della Commissione tributaria regionale della Calabria, depositata il 25 marzo 2019, non notificata; ICI– [OSCURATO:PERSONA] U DITA la relazione svolta dal [OSCURATO:PERSONA] all’udienza camerale del 10 gennaio 2024. [OSCURATO:PERSONA] : 1. oggetto di controversia è la pretesa di cui all’avviso di accertamento n. 5353, con cui il Comune di Rossano liquidava l’ICI relativa all’anno d’imposta 2010 nella somma complessiva di 5.471,00 € (come rideterminata dall’ente dopo l’impugnazione, escludendo dei beni risultati non nella disponibilità della ricorrente) in relazione a vari terreni posseduti dalla contribuente, qualificati come aree fabbricabili; 2. la Commissione tributaria regionale della Calabria accoglieva l’appello proposto dal Comune di Rossano e riteneva, quindi, fondata la pretesa tributaria, assumendo che: a. ai fini del trattamento esonerativo rivendicato dalla ricorrente sul rilievo che i beni fossero destinati all’attività agricola professionale, rilevava l’oggettiva classificazione catastale e, quindi, l’iscrizione dell’immobile come rurale (in categoria A/6 o D/10) in presenza dei requisiti previsti dall’art. 9 d.l. 30 dicembre 1993, n. 557, mentre, qualora l’immobile risultasse iscritto in altra categoria, era onere del contribuente impugnare l’atto di classamento per la ritenuta ruralità del bene; b. una riduzione dell’imposta ai sensi dell’art. 9 d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 504 poteva essere riconosciuta solo a fronte della prova che il terreno era stato effettivamente utilizzato per scopi agricoli; c. la ricorrente aveva dimostrato di possedere la qualità di imprenditrice agricola, ma non aveva provato che «i terreni di quibus fossero o meno destinati a culture», né aveva dimostrato «l'utilizzazione dei terreni per esercizio dell'attività di impresa» (v. pagina n. 4 della sentenza); d. gli avvisi classamento dei beni ed il regolamento comunale non erano stato impugnati ed emergeva, sia dall'avviso di accertamento che dagli scritti difensivi della contribuente, che i «terreni non erano qualificati come agricoli risultando classificati in maniera diversa»,risultando, in particolare, che gli stessi « rientrano in categorie catastali diverse da quelle agricole e, quindi, sulle quali si applica l'imposta comunale, in base a quanto disposto dall'art. 1 del D.Lgs. n. 504/1992»(v. pagina n. 4 della sentenza impugnata); 3. [OSCURATO:PERSONA] proponeva ricorso per cassazione avverso detta pronuncia con ricorso notificato tramite raccomandata postale in data 25 ottobre 2019, formulando due motivi di impugnazione, successivamente depositando, in data 29 dicembre 2023, memoria ex art. 380-bis 1. cod. proc. civ.; 4.il Comune di Rossano è restato intimato; [OSCURATO:PERSONA] : 1. con il primo motivo di impugnazione la ricorrente ha lamentato, in relazione all’art. 360, primo comma, num. 3, cod. proc. civ., laviolazione degli artt. 2 d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, 115 cod. proc. civ. e 2697 cod. civ., sostenendo che l’iter logico della decisione non fosse condivisibile e si ponesse in contrasto con la previsione dell’art. 2 d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 546 nella parte in cui la Commissione regionale aveva valorizzato il fatto che la contribuente non avesse impugnato gli avvisi di classamento, il regolamento comunale e la classificazione potenzialmente edificatoria di terreni oggetto di imposta, opponendo a tale valutazione il rilievo che tali circostanze non precludevano l'esenzione dal pagamento per i terreni edificatori utilizzati a fini agricoli; 1.1. l’istante ha dedotto che, a prescindere dalla classificazione catastale rileva, ai fini dell’esenzione dal pagamento dell’ICI, il dato oggettivo della destinazione agricola del bene e che tale evidenza doveva considerarsi dimostrata per il principio di non contestazione, non avendo il Comune posto in discussione la diretta conduzione del fondo da parte della contribuente, avendo sviluppato difese che implicitamente riconoscevano l’attività di coltivazione del fondo, negando il beneficio per motivi formali e procedurali (mancata presentazione del documentazione concernente l’iscrizione negli elenchi ex SCAU, nonché della domanda di esonero dalla tassazione, omessa compilazione della domande ed iscrizione dei manovali coltivatori negli elenchi tenuti dall’INPS, inferiorità del reddito percepito dall’attività agricola rispetto alle altre fonti); 1.2. la ricorrente ha, poi, elencato altri elementi indiziari da cui poteva desumersi l’utilizzazione agricola dei terreni da parte della Noviello, costituito dal fatto di non aver mai richiesto il rilascio di concessioni edilizie sui beni in questione, che anche i figli dell’istante rivestivano la qualità di imprenditori agricoli a titolo principale e che avevano costituito una società semplice per svolgere l’attività agricola e che dalla dichiarazione IRAP del 2011 di detta società ([OSCURATO:PERSONA] eredi s.s.), rappresentata da [OSCURATO:PERSONA], era stato dichiarato un reddito netto di 568.036,00 €, da attribuire per un terzo (pari a 189.345,33 €) all’istante, titolare di una quota societaria pari appunto ad un terzo; 1.3. la contribuente ha, poi, lamentato la violazione dell’art. 115 cod. proc. civ. nella parte in cui ha affermato l’assenza di prova circa l’utilizzazione dei beni all’attività agricola, laddove erano stati prodotti la dichiarazione IRAP 2011 (per l’anno 2010), da cui era emerso il citato reddito derivante dall’attività agricola, nonchè il fascicolo aziendale, da cui risultavano le attività agricole, le colture praticate sui fondi, i mezzi agricoli impiegati, evidenze queste che in modo certo provavano la diretta conduzione del fondo da parte della Novello, quanto meno nell’attività di programmazione, organizzazione e coordinamento dei fattori produttivi; 2. con la seconda censura l’istante ha dedotto in relazione all’art. 360, primo comma, num. 4 cod. proc. civ., la violazione dell’art. 115 cod. proc. civ. nell’errore percettivo in cui sarebbe incorso il Giudice regionale nel non essere avveduto delle prove offerte ed aver deciso, ritenendo l’assenza di riscontri probatori, in realtà sussistenti; 3. le ordinanze interlocutorie di questa Corte n. 8896 del 2023, n. 11111 del 2023 e n. 15593 del 2023 hanno rimesso alle Sezioni Unite la questione (coin volta dai motivi di censura) volta ad accertare se la decisione fondata su informazione non riconducibile al mezzo istruttorio e, quindi, sul ritenuto travisamento della prova ed errore percettivo sia censurabile per cassazione tramite il qui richiamato canone censorio di cui all’art. 360, primo comma, num. 4, cod. proc. oppure debba essere diversamente impugnata attraverso il diverso rimedio revocatorio di cui all’art. 395, primo comma, num. 4, cod. proc. civ.; 4. l’imminente decisione delle Sezioni Unite avrà una evidente incidenza sulle valutazioni coinvolte dal tema decisorio della presente controversia, il che giustifica il rinvio della causa a nuovo