CassazionesentenzaSezione 1Decisione del 17 aprile 2023
Cassazione n. 43506/2023
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da: [OSCURATO:PERSONA] [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] il [OSCURATO:DATA_NASCITA] avverso l'ordinanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA] della CORTE APPELLO di REGGIO CALABRIAudita la relazione svolta dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]; lette le conclusioni del PG, [OSCURATO:PERSONA], che ha chiesto dichiararsi l'inammissibilità del ricorso; [OSCURATO:PERSONA] 1. Con l'ordinanza in preambolo, la Corte di appello di [OSCURATO:PERSONA], in funzione di giudice dell'esecuzione, ha rigettato la richiesta formulata nell'interesse di [OSCURATO:PERSONA] di riconoscimento del vincolo della continuazione ai sensi dell'art. 671 cod. proc. pen., in relazione a reati separatamente giudicati in sede di cognizione. A ragione della decisione il decidente ha verificato la fallacia della tesi esposta nell'istanza introduttiva dell'incidente di esecuzione, ovverosia il rilievo unificante da attribuirsi alla condanna per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso per il quale Coluccio è stato condannato con sentenza della Corte di appello della stessa città, in data 8 giugno 2020, irrevocabile in data 23 settembre 2021, riportando proprio a quel programma delinquenziale l'ideazione criminosa dei reati in materia di armi giudicati con la sentenza della stessa Corte di appello di [OSCURATO:PERSONA], in data 29 gennaio 2013, irrevocabile l'11 marzo 2014. Segnatamente, dopo aver richiamato i principi espressi in sede di legittimità in punto di continuazione tra reato associativo e reati fine, a ragione della propria decisione reiettiva ha valorizzato la circostanza che con la prima delle sentenze citate l'istante era stato ritenuto partecipe, con ruolo apicale, della locale di Marina di [OSCURATO:PERSONA], articolazione di 'ndragheta, a far data dal 2005 e reputato particolarmente attivo in attività illecite finalizzate al consolidamento dell'egemonia dell'omonimo gruppo, ben diverso essendo il contesto nell'ambito del quale [OSCURATO:PERSONA] aveva commesso i reati in materia di armi di cui alla seconda sentenza, trattandosi di vicende estorsive ai danni di alcuni pescatori, tant'è che in quest'ultima era stata espressamente esclusa, a quella data, l'esistenza del gruppo mafioso Coluccio e, conseguentemente, esclusa la pur contestata aggravante di cui all'art. 7 L. n. 203 del 1991. Ha, inoltre, evidenziato l'assenza di elementi unificatori dei due reati, non venendo in rilievo rapporti dell'istante con altri partecipi del sodalizio diversi dal fratello [OSCURATO:PERSONA] e rimarcato l'irrilevanza della conversazione richiamata a sostegno della tesi difensiva, captata in data 31 gennaio 2004, tra Coluccio e tale Verterano, avente a oggetto la co-detenzione di un kalashnikov, pur menzionata nella sentenza con cui il primo era condannato per il reato associativo, ma riguardante vicende estranee a contesti associativi, evidenziando la distanza di circa un anno tra i reati che si vorrebbero unificare. 2. Ricorre per cassazione, per mezzo del suo difensore e, con un unico articolato motivo, deduce violazione degli artt. 81 e 133 cod. pen., 671 cod.proc. pen. Lamenta l'illogicità della motivazione in punto di esclusione del vincolo della continuazione tra i reati giudicati con le due sentenze richiamate in premessa e ribadisce la tesi secondo la quale la detenzione delle armi nel 2004 - accertata con la sentenza della Corte di appello di [OSCURATO:PERSONA], in data 29 gennaio 2013, irrevocabile 1'11 marzo 2014 - costituisce l'estrinsecazione della volontà di Coluccio di porre in essere la condotta associativa ed affermare il predominio della cosca, della quale farà parte ne! 2005 e, dunque, a distanza dì un solo anno. 3. [OSCURATO:PERSONA] generale, [OSCURATO:PERSONA], intervenuto con requisitoria scritta depositata in data 17 aprile 2023, ha concluso per la declaratoria d'inammissibilità del ricorso. [OSCURATO:PERSONA] 1. Il ricorso non supera il vaglio di ammissibilità. 2. Questa Corte ha costantemente affermato che, il riconoscimento della continuazione necessita, anche in sede di esecuzione, non diversamente che nel processo di cognizione, di un'approfondita e rigorosa verifica, onde riscontrare se effettivamente, al momento della commissione del primo reato, i successivi fossero stati programmati, almeno nelle loro linee essenziali (Sez. U, n. 28659 del 18/05/2017, Gargiulo, Rv. 270074) e che l'omogeneità delle violazioni e del bene protetto, nonché la contiguità spazio-temporale degli illeciti, rappresentano solo alcuni degli indici in tal senso rivelatori, i quali, seppure indicativi di una determinata scelta delinquenziale, non consentono, di per sé soli, di ritenere che gli illeciti stessi siano frutto di determinazioni volitive risalenti ad un'unica deliberazione di fondo (Sez. 3, n. 3111 del 20/11/2013, dep. 2014, P., Rv. 259094-01). Si è, ancora, ricordato che il riscontro della serie di elementi rilevanti al fine di stabilire l'unicità di disegno criminoso - serie potenzialmente includente le singole causali, le modalità della condotta, la sistematicità delle azioni in rapporto alle abitudini di vita, e ogni altro aspetto in grado di riflettere l'unicità o pluralità delle originarie determinazioni - è rimesso all'apprezzamento del giudice di merito, insindacabile in sede di legittimità, quando il convincimento del giudice sia sorretto da una motivazione adeguata e congrua, senza vizi logici e travisamenti di fatto (Sez. 1, n. 354 del 28/01/1991, Livieri, Rv. 187740-01).Con specifico riguardo, poi, alla continuazione tra il reato di partecipazione ad associazione mafiosa e i reati fine, si è affermata la necessitàvil giudice (2, verifichi puntualmente che questi ultimi siano stati programmati al momento in cui il partecipe si è determinato a fare ingresso nel sodalizio (tra molte, Sez. 1 n. 23818 del 22/06/2020, Toscano, Rv. 279430). 3. Nel caso di specie, il giudice dell'esecuzione ha fatto buon governo degli anzidetti principi e ha dato articolato conto della loro applicazione. Ha difatti evidenziato, in maniera esente da illogicità e incongruenze, quali elementi decisivi per escludere l'unicità di disegno criminoso l'eterogeneità tra gli illeciti, la distanza temporale tra i reati in materia di armi, commessi tra il 31 gennaio e il 1° febbraio 2004, rispetto all'adesione dell'istante all'associazione mafiosa, databile al 2005, nonché l'esclusione da parte dei giudici dì merito dell'aggravante c.d. mafiosa per la detenzione ed il porto delle armi. Si tratta di motivazione che, dunque, resiste alle censure aspecifiche e contro-valutative contenute nel ricorso che, difatti, si limita a reiterare i medesimi argomenti posti a fondamento dell'originaria istanza, adeguatamente vagliati e superati dal giudice dell'esecuzione. 4. Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con vconseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e - per i profili di colpa connessi all'irritualità dell'impugnazione (Corte cost. n. 186 del 2000) - di una somma in favore della Cassa delle ammende che si stima equo determinare, in rapporto alle questioni dedotte, in euro tremila. P.Q.M. Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende