CassazionesentenzaSezione 2Decisione del 28 maggio 2025
Cassazione n. 19519/2025
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
a pronunciato la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n. 5738/2021 R.G. proposto da [OSCURATO:PERSONA], elettivamente domiciliato in [OSCURATO:PERSONA]- NICO N 101, presso lo studio dell’avvocato [OSCURATO:PERSONA], difeso dall'avvocato [OSCURATO:PERSONA] -ricorrente- contro [OSCURATO:PERSONA], difeso d agli avvocat i [OSCURATO:PERSONA]- VATOREe [OSCURATO:PERSONA] -controricorrente- nonchécontro [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA] -intimati- avverso SENTENZA di CORTE D'APPELLO PALERMO n. 1262/2020 depositata il 26/08/2020. Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 28/05/2025 dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] La controversia trae origine da una disputa tra proprietari di fon- di confinanti situati nel comune di Lampedusa. Il signor [OSCURATO:PERSONA]- resi, proprietario di un terreno con annesso fabbricato, lamenta che i signori Domenico, Francesco e [OSCURATO:PERSONA], proprietari di un fondo confinante, abbiano edificato il loro fabbricato in violazio- ne delle distanze legali previste dal regolamento urbanistico locale per la zona agricola «E». Tali norme impongono una distanza mi- nima di 7,50 metri dal confine e di 15 metri tra fabbricati. Teresi sostiene inoltre che i convenuti abbiano installato un cancello elet- trico appoggiandolo al muro di sua proprietà. Teresi conveniva in giudizio [OSCURATO:PERSONA] dinanzi al Tribunale di Agrigento, domandando la condanna all'arretramento della porzio- ne di fabbricato costruita a distanza illegale, alla rimozione del can- cello e al risarcimento dei danni. I convenutieccepivano il difetto di legittimazione passiva di Domenico e [OSCURATO:PERSONA], in quanto non proprietari dell'immobile, e la prescrizione del diritto azionato. In via riconvenzionale, domandavano il risarcimento dei danni che la costruzione del signor Teresi avrebbe causato al loro immobile. Il Tribunale di Agrigentoaccoglieva le domande dell'atto- re, condannando [OSCURATO:PERSONA] ad arretrare il proprio fab- bricato e a demolire il cancelloe tutti i convenuti in solido al risar- cimento dei danni. Avverso tale decisione, i signori [OSCURATO:PERSONA] proponevano appello. La Corte di appello di Palermoha parzialmente riformato la pronun- cia di primo grado. La Corte territoriale ha preliminarmente esami- [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA], con cui si contestava l'erroneo accertamento del confine tra i fondi. Secondo la Corte, il giudizio verteva unicamente sulla violazione delle distanze legali dal confi- ne, che entrambe le parti avrebbero pacificamente identificato nel muro in pietra esistente tra le due proprietà. L'attore, infatti, non aveva mai formulato una domanda di regolamento di confini, né aveva contestato che il muro rappresentasse la linea di demarca- zione. Pertanto, la Corte ha ritenuto che il Tribunale, nel determi- nare un confine diverso basandosi sulle risultanze della c.t.u. (fon- data su atti pubblici e sull'estensione delle proprietà), avesse pro- nunciato ultra petita. Sulla base del confine rappresentato dal muro, la Corte di appello ha rilevato che la stessa consulenza tecnica espletata in primo gra- do aveva confermato il rispetto della distanza legale di 7,50 metri da parte della costruzione dei [OSCURATO:PERSONA]. Di conseguenza, ha ri- gettato la domanda del signor Teresi di arretramento del fabbricato e la connessa domanda di risarcimento del danno per la violazione delle distanze. Ha invece confermato la condanna alla rimozione del cancello, poiché [OSCURATO:PERSONA] aveva ammesso di averlo appoggiato al muro di proprietà Teresi senza chiederne la comu- nione forzosa ai sensi dell'art. 874 c.c. Ricorre in cassazione l’attore con quattro motivi, illustrati da memoria. [OSCURATO:PERSONA] con controricorso e breve memoria.Rimangono intimati [OSCURATO:PERSONA] e [OSCURATO:PERSONA] . [OSCURATO:PERSONA] 1. –In via preliminare, si osserva che l a narrazione dei fatti con- tenuta nel ricorso diverge in modo sostanziale da quella posta a fondamento della sentenza impugnata. Mentre la Corte di appello ha ritenuto che il signor Teresi, attore in primo grado, avesse indi- cato il muro di pietra esistente tra le due proprietà come linea di confine e che su tale identificazione vi fosse l'accordo delle parti, il ricorrente nega decisamente tale circostanza. Sostiene di aver sempre distinto, sin dall'atto di citazione, tra il «muro» e il « confi- ne». A riprova di ciò, evidenzia come nel suo atto introduttivo fos- sero indicate due diverse misurazioni: una distanza di 7,38 metri del fabbricato dei resistenti dal «muro del signor Teresi» e una di- stanza di soli 4,50 metri delle finestre e della porta dal «confine con il lotto del signor Teresi». Tale distinzione, secondo il ricorren- te, era ulteriormente esplicitata nella relazione tecnica di parte, al- legata all'atto di citazione, nella quale si specificava che il muro era stato realizzato erroneamente e non costituiva il reale limite di con- fine del lotto. 2. - Il primo motivo denuncia violazione degli artt. 1362 ss. c.c . nell’interpretazione dell’atto introduttivo dell’attore. In particolare, si censura la sentenza nella parte in cui argomentache egli ha indi- cato come linea di confine il muro esistente dal 1992 ed ha quindi escluso che l’attore abbia domandato il regolamento di confini. In altri termini, la Corte di appello ha errato nell’interpretare la do- manda, trascurando che, tanto nell’atto introduttivo quanto nella relazione tecnica allegata,era chiaramente indicato che il muro non coincideva con il reale confine e che la distanza contestata era quella intercorrente tra il fabbricato dei convenuti e il confine effet- tivo, distante m 4,50 (e non m 7,38 che è la distanza – come alle- gata sempre dall’attore - del fabbricato dal muro). Si censura che non si sia ritenuta implicita la richiesta di accertamento del confine, in quanto funzionale alla tutela invocata. Nella parte censurata, la Corte di appello ha affermato che la domanda attorea era finalizzata all’accertamento della violazione delle distanze legali rispetto a un confine che, nella prospettazione dell’attore, era situato «a distanza di mt 7,38 dal muro del sig. Te- resi» e ha rilevato che, dopo la costituzione del convenuto, il quale non aveva contestato che il muro costituisse il confine tra i fondi, l’attore non aveva modificato le proprie domande nei termini previ- sti dal c.p.c. Ha quindi affermato che «il giudizio verte, dunque, sulla pretesa violazione delle distanze legali dal confine, che le parti pacificamente e concordemente hanno identificato con il suddetto muro» e che pertanto «l’accertamento del confine – stabilito dal Tribunale sulla base delle conclusioni rassegnate dal CTU –costitui- sce una pronuncia ultra petita». Ha aggiunto che «rispetto al confi- ne indicato dalle parti e rappresentato dal muro, l’accertamento tecnico espletato in primo grado ha confermato che la costruzione [OSCURATO:PERSONA] rispetta la distanza legale di mt 7,50». Il secondo motivo denuncia violazione dell’art. 112 c.p.c. [OSCURATO:PERSONA]- te di appello ha ritenuto che la sentenza del Tribunale fosse viziata per ultrapetizione, in quanto avrebbepronunciato sull’accertamento del confine, senza che l’attore avesse domandato espressamente il regolamento. Il ricorrente censura questa affermazione rilevando che, sulla base dell’oggetto della domanda e della prospettazione dell’attore, l’individuazione del confine era presupposto necessario per valutare la sussistenza della violazione delle distanze, e che pertanto la pronuncia del Tribunale rientrava nel perimetro della domanda proposta. Il terzo motivo denuncia violazione dell’art. 115 c.p.c. La Corte di appello ha ritenuto che le parti avessero concordemente individua- to nel muro la linea di confine, applicando il principio di non conte- stazione. Si censura tale conclusione, sostenendo che la posizione dell’attore è sempre stata nel senso di ritenere il muro non coinci- dente con il vero confine e che i convenuti non avevano mai conte- stato in modo specifico tale prospettazione. Si afferma quindi che il fatto dedotto dall’attore (esistenza di un confine distinto dal muro) doveva considerarsi non contestato ai sensi dell’art. 115 c.p.c. Il quarto motivo denuncia violazione dell’art. 345 c.p.c. La Corte di appello ha valorizzato, ai fini della propria decisione, l’asserita affermazione dell’attore circa il muro quale confine tra le proprietà, in accoglimento di una deduzione dei convenuti formulata per la prima volta in appello. Si censura tale statuizione sostenendo che si tratta di questione nuova, non dedotta in primo grado, e pertanto inammissibile. 3. – I quattro motivi possono essere esaminati congiuntamente poiché ruotano da diverse prospettive intorno alla stessa questio- ne: se la Corte territoriale abbia erroneamente interpretato la do- manda, attribuendo all’attore l’indicazione che il muro esistente fin dal 1992 individui la linea di confine tra i fondi e ritenendo perciò eccedente la pronuncia del Tribunale che aveva identificato, sulla base della c.t.u., una linea di confine diversa. Il ricorso è fondato e merita accoglimento, con particolare riferi- mento ai primi due motivi, il cui esame positivo determina l'assor- bimento dei restanti. Con il primo e il secondo motivo, strettamente connessi e da trattare congiuntamente, il ricorrente lamenta un vizio di nullità della sentenza e del procedimento, censurando l'operato della Cor- te di appello per aver travisato il contenuto della domanda intro- duttiva del giudizio, con conseguente violazione degli articoli 1362 e seguenti del codice civile e dell'articolo 112 del codice di procedu- ra civile. La doglienza è da accogliere sulla base della sola censura di vio- lazione dell’art. 112 c.p.c. Fuori luogo è infatti la censura di violazione dell’art. 1362 c.c. Come precisato dalla giurisprudenza di questa Corte (cfr. Cass.22681/2023), per interpretare la domanda giudiziale non sono im- piegabili i canoni di ermeneutica contrattuale ex art. 1362 ss. c.c. Ciò non tanto perché non vi è una comune intenzione delle parti da individuare: tale giustificazione da un lato proverebbe «troppo», perché implicherebbe logicamente che tali canoni non possano ap- plicarsi agli atti di volontà unilaterali; dall’altro lato «proverebbe poco» poiché non guarderebbe alle ipotesi di domande giudiziali congiunte, che pur esistono. Gli artt. 1362 ss. c.c. non si applicano all’interpretazione della domanda giudiziale, semplicemente perché nel processo civile non vi è una volontà negoziale degli effetti da indagare e ricostruire nel campo della multiforme varietà degli interessi meritevoli di tutela ex art. 1322 co. 2 c.c. (come accade appunto in diritto sostanzia- le). Vi è invece uno scopo dell’atto processuale ex art. 156 c.p.c. e vi sono, correlativamente, requisiti di forma-contenuto di quest’ultimo, legislativamente previsti per far conseguire tale sco- po. In relazione alla domanda giudiziale, tali scopi sono essenzial- mente due: consentire al convenuto di apprestare una difesa ade- guata all’iniziativa dell’attore; consentire al giudice di pronunciarsi sul diritto dedotto in giudizio. Non a caso, l’evoluzione giurisprudenziale degli ultimi decenni in materia è caratterizzata da due movimenti collegati e sintonici: da un lato, il progressivo abbandono dell’orientamento che riteneva applicabili alla domanda giudiziale le norme di ermeneutica contrat- tuale (cfr. Cass. 24480/2020, ove si rinvia a Cass. 20325/2006 per l’indirizzo recessivo); dall’altro lato la progressiva apertura ad un sindacato diretto da parte della Corte di cassazione, come giudice del fatto processuale, dell’interpretazione cui la domanda giudiziale è stata assoggettata dal giudice del merito, ove sia opportunamen- te censurata la violazione di norme processuali, in particolare dell’art. 112 c.p.c. (cfr. Cass. 11103/2020). Nel caso di specie, ammissibile è quindi solo la censura ex art.112 c.p.c. Come già anticipato, essa è accolta. La Corte di appello ha basato la propria decisione di riforma della sentenza di primo grado sull'assunto che il signor Teresi, attore originario, avesse pacificamente identificato il confine tra i due fon- di con il muro di pietra esistente tra le proprietà e che, di conse- guenza, il Tribunale, disponendo un accertamento tecnico per de- terminare un confine diverso, fosse incorso in una pronuncia ultra petita. Tale presupposto fattuale, tuttavia, risulta smentito dalla lettura diretta dell'atto di citazione introduttivo del giudizio, atto che que- sta Corte è legittimata a esaminare vertendosi in un'ipotesi di error in procedendocensurato in modo sufficientemente specifico. In tale atto, infatti, il signor Teresi, dopo aver affermato che «il fabbricato dei signori [OSCURATO:PERSONA] è stato edificato a distanza di metri 7,38 dal muro del signor Teresi», aveva immediatamente cura di precisare, nello stesso contesto espositivo, che «le finestre e la porta di ac- cesso, poi, sono state realizzate a distanza di soli metri 4,50 dal confine con il lotto del signor Teresi». L'utilizzo di due termini di- versi («muro»e «confine») e l'indicazione di due misurazioni diffe- renti rendevano palese, secondo un'interpretazione dell'atto con- dotta secondo buona fede e volta a ricostruire l'effettiva volontà della parte, l'intenzione di distinguere la linea di confine reale dalla posizione del muro. Tale volontà era peraltro corroborata dal ri- chiamo, nello stesso atto di citazione, alla relazione tecnica di parte prodotta come documento numero 1. L'erronea decifrazione del contenuto della domanda ha costituito un travisamento del fatto processuale che ha condotto la Corte ter- ritoriale a una falsa applicazione delle norme che regolano l'attività del giudice. Ritenendo, erroneamente, che la domanda riguardasse il rispetto delle distanze da un confine pacifico (il muro), la Corte di appello ha finito per omettere di pronunciarsi sulla domanda effet- tivamente proposta, che aveva ad oggetto il rispetto delle distanze dal confine reale, la cui effettiva posizione era implicitamente con- troversa. Si è così configurata la violazione dell'articolo 112 del co- dice di procedura civile. Infatti, come rilevato anche nella recente giurisprudenza di que- sta Corte (cfr. Cass. n. 1831 del 2025), l'incertezza sulla linea di demarcazione tra due fondi non costituisce un impedimento alla decisione sulla domanda di rispetto delle distanze legali. Al contra- rio, in simili controversie, il confine tra i fondi, ove posto in discus- sione, deve costituire oggetto di un accertamento in via incidentale da parte del giudice di merito ( così, anche Cass. n. 20691 del 2018). Questi, al fine di verificare la sussistenza della violazione lamentata, ha il potere e il dovere di determinare l'esatto confine, avvalendosi di ogni mezzo di prova, comprese le mappe catastali, il cui valore è meramente sussidiario rispetto alle altre risultanze probatorie. La Corte di appello, pertanto, ha errato nel ritenere che la mancata proposizione di una specifica azione di regolamento di confini ai sensi dell'articolo 950 del codice civile ostasse all'accer- tamento della violazione delle distanze. 4. -L'accoglimento dei primi due motivi di ricorso (elisa la censu- ra di violazione dell’art. 1362 c.c.) determina l'assorbimento del terzo e del quarto motivo, relativi alla violazione degli articoli 115 e 345 del codice di procedura civile, in quanto le relative censure presuppongono la medesima errata interpretazione della domanda iniziale. 5. - L a Corte accoglie il primo e il secondo motivo di ricorso, di- chiara assorbiti i restanti, cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia la causa alla Corte di appello di Palermo, in diversa composizione, la quale provvederà a un nuovo esame del merito attenendosi ai principi di diritto sopra enunciat