CassazionesentenzaSezione 1Decisione del 20 giugno 2012
Cassazione n. 23480/2025
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
ha pronunciato la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n° 16828del ruolo generale dell'anno 2022, proposto da [OSCURATO:PERSONA](C.F. [OSCURATO:PERSONA] 44C12 I480Z) [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] 13, ed elettivamente domiciliato, giusta sentenza della Corte di Cassazione SS.UU. n. 10143 del 20/06/2012, in Tori- no, [OSCURATO:PERSONA] n. 35, presso lo studio dell'Avv. [OSCURATO:PERSONA], C.F. C.F. [OSCURATO:PERSONA] 59P09 D205S, pec paoloavagnina@pec.ordineavvo- catitorino.it, [OSCURATO:TELEFONO], del Foro di Torino, per procura in calce al ricorso. Ricorrente contro Comune di Torino, c.f. 005514490010, in persona del sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. [OSCURATO:PERSONA] (c.f. [OSCURATO:PERSONA] 66P67 L219B) dell'Avvocatura comunale di Torino, come da procura speciale in atti del pct, elettivamente domiciliato in Roma, via [OSCURATO:PERSONA] n° 2, presso lo Studio dell'avv. [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:PERSONA] 54R64 H501O). Il difensore dichiara di voler riceve- re le comunicazioni ai seguenti numeri di fax: 011/011.31119 – 06/32.60.9846 o per p.e.c.: [OSCURATO:EMAIL].tori- no.it; [OSCURATO:EMAIL]. nonché Soris s.p.a. Intimata avverso la sentenza della Corte d'appello di Torino n° 1444 deposi- tata il 29 dicembre 2021. Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 27 giugno 2025 dal consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] 1.-Con la sentenza indicata in intestazione la Corte d'appello di Torino, in riforma della decisione del Tribunale, accoglieva l'im- pugnazione proposta dal Comune di quella città e dichiarava Lucia- no Franceri debitore del canone per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche (Cosap) relativo al 2017 per l'intercapedine e due bocche di lupo che insistono per mq 48,93 su via Bardonecchia n° 179/183 e per mq 1,46 su via Trecate n° 26. 2.-Per quello che qui ancora rileva, ed in estrema sintesi, os- servava la Corte preliminarmente che doveva confermarsi il rilievo del difetto di legittimazione passiva dell'Ente di riscossione, trat- tandosi di controversia che attiene al merito del canone reclamato e che del tutto correttamente il primo Giudice non aveva esteso la propria cognizione alla contestazione della legittimità di una secon- da intimazione di pagamento notificata al Franceri nel corso del giudizio di primo grado, stante la novità di tale domanda. Nel merito, osservava che la concessione rilasciata dal Co- mune su istanza dell'amministratore del Condominio di via Bardo- necchia n° 179-183, non volturata dopo lo scioglimento del predet- to Condominio (avvenuto nel 2014), non costituiva acquiescenza o riconoscimento delle ragioni dell'Ente territoriale. Dal rogito del 14 gennaio 1937, col quale il terreno di sedime era stato compravenduto tra privati, emergeva che l'area privata comprendeva anche quella destinata a sede stradale. Nondimeno, pur non essendo stato prodotto il successivo atto di alienazione delle aree stradali di via Bardonecchia e di via Treca- te al Comune, non era contestato in causa che all'Ente territoriale tali aree fossero state cedute in proprietà e che la parte cedente non si fosse riservata – né avesse ottenuto dal Comune – diritti reali o personali giustificativi dell'occupazione di suolo pubblico. La Corte dichiarava pertanto dovuto dal Franceri il canone di occupazione per l'anno 2017. 3.-Ricorre per cassazione quest'ultimo, affidando il gravame a quattro motivi illustrati da memoria. Resiste il Comune di Torino, che conclude per la reiezione dell'impugnazione con controricorso illustrato da memoria. [OSCURATO:PERSONA] s.p.a. è rimasta intimata, nonostante la regolare no- tificazione del ricorso. Dopo la reiezione dell'istanza di rimessione della causa alle Sezioni Unite, formulata dal ricorrente, essa è stata assegnata per la trattazione in adunanza camerale ai sensi dell'art. 380-bis cod. proc. civ. [OSCURATO:PERSONA] 4.- Preliminarmente osserva il Collegio che questa Corte, con ordinanza n° 25965/2024, ha già definito altra e parallela lite tra il Franceri ed il Comune di Torino avente ad oggetto la debenza del Canone di occupazione (Cosap) per gli anni 2014 e 2015 relati- vo al medesimo immobile condominiale. Nel prosieguo della presente decisione si farà, dunque, rife- rimento, per quello che qui rileva (si veda il successivo paragrafo n° 12), a quanto già statuito con tale precedente. 5.- Col primo motivo il ricorrente eccepisce la nullità del procedimento e della sentenza che lo ha concluso per mancanza di integrità nel contraddittorio, nonché per violazione o falsa applica- zione dell'art. 14 del Dlgs n° 546/1992. Al giudizio non avrebbero preso partegli altri comproprietari del basso fabbricato di via Bardonecchia n° 183, e cioè i signori [OSCURATO:PERSONA], proprietario del locale sito nel seminterra- to titolare della vetreria “[OSCURATO:PERSONA]”, [OSCURATO:PERSONA], proprietario dell'unità immobiliare sita nel seminterrato sede del lo- cale caldaie, titolare della ditta individuale Pasa, e Lineagrafica sas ora Ermete s.r.l. La richiesta di pagamento del Cosap 2017 coinvolgerebbe nella sua unicità costitutiva tutti i comproprietari, come pure l'op- posizione ad essa sarebbe diretta a negare i presupposti oggettivi del Canone e non a contestare aspetti soggettivi dell'obbligazione. 6.-Il mezzo è infondato. Si è già chiarito nell'ordinanza n° 25965/2024 che, secondo l'orientamento di questa Corte in tema di obbligazioni solidali – pur se di regola, ai sensi dell'art. 1306 cod. civ., la solidarietà passiva non determina una situazione di litisconsorzio necessario, nemme- no in sede di impugnazione, in quanto i rapporti giuridici restano distinti, anche se fra loro connessi, rimanendo perciò sempre pos- sibile la scissione del rapporto processuale –quando le controversie siano tra loro dipendenti, ovvero quando le distinte posizioni dei coobbligati presentino obiettiva interrelazione, viene a configurarsi una situazione di inscindibilità di cause e, quindi, di litisconsorzio processuale necessario (ex multis: Cass. 34899/2022, con menzio- ne di altri precedenti). Per ciò che concerne poi il processo tributario, si è anche chiarito (Cass., Sez. Un., 18 gennaio 2007, n° 1057) che l'inscindi- bilità cui si riferisce l'art. 14 del d.lgs. 31 dicembre 1992 n° 546 non deriva dall'obbligazione solidale che eventualmente lega i vari contribuenti, ma dalla titolarità di un diritto reale su porzioni di un cespite unitario,il cui valore è stato determinato dall ' Ufficio fiscale unitariamente, con la conseguenza che la decisione sul tributo va necessariamente a coinvolgere la tassazione della quota di diritto reale spettante agli altri contribuenti. Nulla di tutto ciò ricorre nella presente vicenda, nella quale, da un lato, si tratta della possibilità per l'Ente territoriale, nel caso di occupazione attribuibile a più soggetti (punto della decisione che non è stato impugnato), di recuperare il canone da uno solo degli occupanti, conformemente a quanto previsto dal [OSCURATO:PERSONA]- sap del Comune di Torino, che prevede la facoltà dell'Ente locale di agire contro un solo coobbligato, salvo il regresso di quest'ultimo verso gli altri (come statuito in Cass. n° 25965/2024); dall'altro, l'applicazione del Canone non dipende affatto dall'estensione del di- ritto reale dei singoli Condomini, ma dall'occupazione del suolo pubblico e cioè, da un fatto, con la conseguenza che l'obbligo appa- re commisurato a tale elemento, senza alcuna influenza sull'esten- sione del diritto dominicale di ciascun Condomino. 7.- Col secondo motivo il ricorrente deduce la violazione e/o falsa applicazione dell'art. 183, comma 1, n° 6 in relazione all'art. 360 c.p.c., 1° comma, n° 3, ovvero in via di estremo subor- dine in relazione all'art. 360 c.p.c., 1° comma n. 5. Egli aveva impugnato l ' intimazione di pagamento n° 6220170002340, avente ad oggetto il Canone per l'anno 2017, ma nel corso del giudizio gli sarebbe stata notificata una seconda in- giunzione portante il n° 8220170002340, anche questa per il Cosap 2017. Trattandosi di due intimazioni “indistinguibili”, il Franceri ave- va quindi correttamente chiesto al Tribunale di estendere la cogni- zione a questa seconda intimazione. Tuttavia, il primo Giudice aveva respinto tale richiesta e la Corte aveva confermato tale statuizione in ragione della novità del- la domanda. Tale conclusione sarebbe erronea, sia perché l'introduzione della domanda nuova sulla seconda ingiunzione sarebbe teleologi- camente “complanare” (nel senso di Cass. 18546/2020) alla prima domanda; sia perché la motivazione della Corte sulla novità della domanda sarebbe apodittica. 8.-Il mezzo è inammissibile, non avendo il Franceri interesse a proporlo. L'oggetto del presente giudizio non consiste nell'accertamen- to della legittimità dell'intimazione di pagamento, ma nello stabilire se sia dovuto il Canone di occupazione per l'anno 2017. Tanto premesso, è evidente che, avendo il ricorrente allega- to, a sostegno della domanda, una situazione di fatto non suscetti- bile di mutamento da un anno all'altro, l ' accertamento negativo dell'obbligo per l'anno 2017 è destinato a esplicare efficacia di giu- dicato in relazione ad entrambe le intimazioni, senza che la manca- ta inclusione della seconda nella presente causa sia di pregiudizio allo obbligato. Com'è noto, infatti, qualora due giudizi tra le stesse parti ab- biano riferimento al medesimo rapporto giuridico, ed uno di essi sia stato definito con sentenza passata in giudicato, l'accertamento co- sì compiuto in ordine alla situazione giuridica ovvero alla soluzione di questioni di fatto e di diritto relative ad un punto fondamentale comune ad entrambe le cause, formando la premessa logica indi- spensabile della statuizione contenuta nel dispositivo della senten- za, preclude il riesame dello stesso punto di diritto accertato e ri- solto, anche se il successivo giudizio abbia finalità diverse da quelle che hanno costituito lo scopo ed il petitumdel primo. Tale efficacia, riguardante anche i rapporti di durata, non trova ostacolo n ell'au- tonomia dei periodi in cui essi eventualmente si articolano, in quan- to l'indifferenza della fattispecie costitutiva dell'obbligazione relati- va ad un determinato periodo rispetto ai fatti che si siano verificati al di fuori dello stesso si giustifica soltanto in relazione ai fatti non aventi caratteristica di durata e comunque variabili da periodo a periodo, e non anche rispetto agli elementi costitutivi della fattispe- cie che, estendendosi ad una pluralità di periodi, assumono caratte- re tendenzialmente permanente (Cass. Sez. U, n. 13916/2006; Cass. sez. 5, n. 8291/2025). 9.- Col terzo mezzo il ricorrente si duole, ai sensi dell ' art. 360 n° 3 cod. proc. civ., della violazione dell'art. 100 dello stesso codice. La Corte avrebbe erroneamente ritenuto il difetto di legitti- mazione passiva della società incaricata della riscossione, poiché la società di riscossione, se non partecipa al giudizio, potrebbe oppor- re la propria estraneità al risultato giudiziale, con la conseguenza che il cittadino sarebbe costretto, onde evitare l'aggressione al pro- prio patrimonio da parte dell'Ente di riscossione, a dar inizio ad un secondo giudizio nei confronti di quest'ultimo. Inoltre, la società di riscossione avrebbe comunque un inte- resse a resistere alla lite, in ragione dell'aggio che essa percepisce sulle operazioni di riscossione. 10.- Il mezzo è inammissibile, in quanto il ricorrente non ha interesse a proporlo, ed è comunque infondato. Anzitutto, la sentenza gravata ha confermato la sussistenza dell'obbligo di pagamento del Canone per il 2017: pertanto della pronuncia declinatoria della legittimazione passiva potrebbe sem- mai dolersi la Soris e non il Franceri. Inoltre, come già chiarito, l'oggetto del presente giudizio con- siste nello stabilire se sia dovuto il Canone di occupazione per l'an- no 2017. [OSCURATO:PERSONA], pertanto, si pone, nella presente vicenda, come soggetto deputato al mero recupero del credito, in quanto la prete- sa impositiva proviene dal Comune e non dalla società di esazione. Volta che si accerti la non debenza del Canone, è chiaro che la Soris non potrebbe recuperare un credito del quale il Comune non è più titolare (sul che si veda Cass., sez. V, 2 dicembre 2024, n° 30792). 11.-Col quarto motivo il Franceri lamenta, ai sensi dell ' art. 360 n° 3 cod. proc. civ., la violazione dell'art. 2697 cod. civ. In estrema sintesi, il ricorrente deduce che era a carico del Comune di Torino provare non solo di aver acquisito la strada in questione, [OSCURATO:PERSONA], marciapiede compreso, ma di averla ricevuta libera da ogni peso, mentre la Corte lo avrebbe gravato di un onere non spettantegli, ossia di dimostrare che, nel trasferimen- to della proprietà della strada al Comune, i proprietari degli immo- bili si fossero riservati (o avessero ottenuto dal Comune) diritti di natura reale o personale. 12.-Questo mezzo è fondato. La premessa dalla quale è patita la Corte d'appello è che oc- corra “verificare, nello specifico, non tanto se l'intercapedine e le bocche di lupo siano state realizzate prima della cessione del terre- no poi divenuto sedime di via Bardonecchia e via Trecate, con i re- lativi marciapiedi, ma se emerga, dagli atti negoziali relativi alla cessione, il riconoscimento o l'attribuzione di diritti, reali o persona- li, al Condominio e/o ai singoli condomini da parte del Comune di Torino, contestuali o successivi all'acquisizione del diritto di pro- prietà in capo a sé”. A tale premessa la Corte ha poi aggiunto che non era stato nemmeno allegato (oltre a non emergere documentalmente) “che la proprietà degli immobili già costituenti il Condominio di via Bar- donecchia n. 179/183 si sia riservata o abbia ottenuto dal Comune sulle aree destinate ad essere sedime stradale diritti di natura reale o personale, giustificanti il mantenimento dell'occupazione di quello che diveniva con la cessione suolo pubblico con i manufatti di cui è causa” e che fin dall'introduzione del giudizio il Franceri aveva “ giu- stificato le proprie ragioni nei confronti del Comune sottolineando la preesistenza dell'occupazione rispetto all'edificazione della strada costituente la via Bardonecchia, circostanza che, per quanto sopra esposto, appare di per sé non significativa”. Tuttavia, come già deciso nel parallelo giudizio definito con Cass. n° 25965/2024, l'art. 1062 cod. civ. –regula iuris suscettibile di applicazione anche d'ufficio, a fronte della tempestiva allegazio- ne attorea di fatti rilevanti –prevede che la costituzione della servi- tù per destinazione del padre di famiglia ha luogo quando consti, mediante qualunque genere di prova, che due fondi, attualmente divisi erano stati posseduti dallo stesso proprietario e costui ha po- sto o lasciato le cose nello stato dal quale risulta la servitù, purché (art. 1061, comma 2, cod. civ.) vi siano opere permanenti e visibili destinate al suo esercizio. Il secondo comma dell'art. 1062 cod. civ. aggiunge che, se i due fondi cessano di appartenere allo stesso proprietario, senza al- cuna disposizione relativa alla servitù, questa si intende costituita attivamente e passivamente a favore e a carico dei fondi separati. Tanto premesso, è evidente che l'accertamento dell'eventuale preesistenza dei manufatti alla cessione al Comune delle aree, co- munque avvenuta (con atto di cessione non prodotto o mediante dicatio ad patriam, o ancora altrimenti), non è affatto una circo- stanza priva di rilievo. Posto, infatti, che le opere in questione sono evidentemente manufatti permanenti e visibili destinate all'esercizio della servitù in modo oggettivo, il silenzio del titolo di acquisto da parte del Comu- ne avrebbe dovuto, in caso di effettiva preesistenza dei manufatti, essere risolto favore dell'attuale ricorrente, e non contro di lui, per la presunzione sancita dalla norma citata. Il rogito del 1937 è stato poi menzionato dalla Corte solo per desumerne che in un momento immediatamente precedente l'edifi- cazione degli immobili e pure antecedente la cessione delle aree in- tegranti le vie Bardonecchia e Trecate era già prevista la destina- zione del sedime a sede stradale: si trattava però di mero impegno tra privati, a cui era estraneo il Comune, e non della cessione effet- tiva, secondo il contenuto dell'atto e quanto la stessa Corte di ap- pello espone. 13.- In conclusione, in accoglimento del quarto motivo, la sentenza va cassata e la causa va rimessa alla Corte d'appello di Torino per nuovo esame. Alla medesima Corte