CassazionedecretoSezione 1Decisione del 17 giugno 2019
Cassazione n. 23237/2025
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
a pronunciato la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n.201/2020 R.G. proposto da [OSCURATO:PERSONA], [OSCURATO:PERSONA], elettivamente domiciliati in [OSCURATO:PERSONA] 4, presso lo studio dell'avvocato [OSCURATO:PERSONA]- [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:CODICE_FISCALE]) rappresentati e difesi dallo avvocato [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:CODICE_FISCALE]) -ricorrente- contro [OSCURATO:PERSONA], in persona del legale rappresentante elettivamente domiciliat a in [OSCURATO:PERSONA] 71, presso lo studio dell'avvocato [OSCURATO:PERSONA] (PGNNCL 62T21D086O) che lo rappresenta e difende unitamente agli avvo- cati [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:CODICE_FISCALE]), [OSCURATO:PERSONA]- NIO ([OSCURATO:CODICE_FISCALE]) -controricorrente- avverso l'ORDINANZA della CORTE D ' [OSCURATO:PERSONA] n. 3885/ 2019depositata il 17/06/2019. Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 15/05/2025 dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA] A.RUSSO. [OSCURATO:PERSONA] Gli odierni ricorrenti, dopo la notifica di un decreto di occupa- zione di urgenza dei terreni di loro proprietà, con determinazione della indennità provvisoria, seguito da due decreti di asservimento, hanno adito la Corte d ' appello per la determinazione dell ' indennità dovuta da TERNA per l ' occupazione, l ' espropriazione e l ' asservi- mento (elettrodotto)dei terreni de quo , facent i parte di un ' azienda agricola destinata a coltivazione associata all'allevamento di anima- La Corte d'appello ha respinto l'opposizione alla stima , rile- vando che non vi è stato un deprezzamento del fondo residuo, non potendosi configurare una espropriazione parziale, poiché non risul- ta provato che i fondi residui siano collegati con quelli asserviti o espropriati da un vincolo strumentale, tale da conferire all ' immobile unità economica funzionale, dal momento che l ' elettrodotto non li- mita né l'utilizzo del fondo come pascolo né lo svolgimento di attivi- tà lavorativa al di sotto di essa. I proprietarihanno proposto ricorso per cassazione affidando- si a tre motivi. Terna si è difesa con controricorso. [OSCURATO:PERSONA] 1.-Con il primo motivo del ricorso si lamenta ai sensi dell ' art . 360 n. 3 c.p.c. la violazione dell ' art. 54 del D.P.R. n. 327/2011 (te- sto unico espropri, TUE).I ricorrenti deducono di avere proposto ri- corso per ottenere la determinazione della indennità non determi- [OSCURATO:IDENTITA_RESIDUA] e che la Corte d'appello non poteva ri- gettare la domanda, ritenendo congrua l ' indennità provvisoria , ma doveva procedere autonomamente alla determinazione della sud- detta indennità. I proprietari,infatti, non avevano proposto opposi- zione alla stima, mai avvenuta, ma domanda di determinazione dell'indennità. Deducono che la opposizione alla stima e la doman- da di determinazione di indennità sono due azioni diverse e che in difetto di determinazione della indennità l'azione si configura non come opposizione alla stima, ma come domanda di determinazione della indennità. 2.-Con il secondo motivo del ricorso si lamenta ai sensi dello art. 360 n. 4 c.p.c. la mancata corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato. I ricorrenti deduconodi non aver proposto un giudizio di opposizione alla stima provvisoria ma un giudizio di determina- zione dell'indennità. Deducono che è stato notificato un decreto di occupazione di urgenza con determinazione l'indennità provvisoria e successivamente i decreti di asservimento, con avviso di deposito dell'indennità provvisoria, ed essi hanno chiesto che venisse de- terminata la indennità definitiva. 3.- I motivi possono esaminarsi congiuntamente e sono inammissibili. Le censure sono generiche enon si confrontano con la ragio- ne decisoria. 3.1.-E' stato instaurato innanzi alla Corte il procedimento in unico grado di opposizione alla stima, ex art. 54 TUE, ammissibile anche qualora sia stata effettuata solo la stima provvisoria, giudizio che ha per oggetto la determinazione della indennità (v. Cass. n. 13405/2022 e Cass.n. 3891/2021). 3.2.- La Corte ha ritenuto di non dover eseguire una consu- lenza tecnica per determinare una indennità diversa da quella già offerta,in quanto ha ritenuto congrua la valutazione dei terreni già effettuata in sede amministrativa sulla base dei documenti prodotti, in particolare sul listino dei valori immobiliari dei terreni agricoli, e haritenuto altresì non fondate le deduzioni della parte relativ e non alla non utilizzabilità dei terreni una volta realizzata la servitù di elettrodotto.La Corte d'appello ha quindi preso atto delle deduzioni del perito di parte e ha,con un proprio giudizio basato sugli atti ed i documenti di causa, ritenuto congrua un a indennità pari nel suo ammontare a quella già offerta, ritenendo non condivisibili i rilievi di parte (segnatamente quelli sulla inutilizzabilità del fondo residuo) sui quali si fondava la pretesa di una maggiore indennità. Non può dirsi quindi che la indennità non sia stata determinata né che vi sia stata una acritica adesione alla stima provvisoria, quanto piuttosto che siano state ritenute prive di fondamento le ragioni addotte per utilizzare altri parametri di calcolo. Con questaragione decisoria le censure non si confrontano adeguatamente. 3.3.-La Corte di merito si è attenuta al principio già enuncia- to da questa Corte di legittimità, secondo il quale in materia di im- posizione di servitù nel corso della procedura espropriativa, l'appli- cabilità del procedimento previsto dall'art. 21 del d.P.R. n. 327 del 2001 non dipende dalla circostanza che la realizzazione dell'opera pubblica comporti l'ablazione del diritto di proprietà sul fondo, anzi- ché l'imposizione di un vincolo suscettibile di menomare le facoltà di godimento e disposizione del proprietario, bensì dal coinvolgi- mento di quest'ultimo nel procedimento espropriativo, reso possibi- le dalla diretta incidenza del vincolo sul bene che, consentendo d'i- dentificare immediatamente l'avente diritto all'indennità, impone all'espropriante di procedere alla determinazione della stessa in via provvisoria, dando in tal modo l'avvio al subprocedimento discipli- nato dagli artt. 20 e ss. del d.P.R. n. 327 del 2001, ed è proprio la previsione di una precedente fase amministrativa di liquidazione a giustificare l'assoggettamento della domanda giudiziale di determi- nazione dell'indennità alla disciplina speciale dettata dall'art. 54 del d.P.R. n. 327 del 2001 e dall'art. 29 del d.lgs. n. 150 del 2011, im- perniata sull'attribuzione della competenza alla corte d'appello in unico grado e sull'applicabilità del rito sommario di cognizione (Cass. n. 3891 del 16/02/2021). 4.-Con il terzo motivo del ricorso si lamenta ai sensi dell ' art. 360 n.3 c.p.c. la violazione e falsa applicazione dell'art. 33 del te- sto unico espropri e dell'art. 2555 c.c. I ricorrenti deducono che la Corte d'appello,pur dando atto che terreni espropriati costituiscono porzione di un'azienda agricola e che rappresentano il 16% dell'in- tera superficie e pur richiamando le mappe catastali da cui risulta che la fascia asservita lo attraversa longitudinalmente, non abbia ravvisato un a ipotesi di espropriazione parziale; ciò è in contrasto con le disposizioni del testo unico, in quanto l ' azienda costituisce per definizione un complesso unitario e quindi ricorrono i presuppo- sti per l'applicazione dell'art.33 del TUE . 5.-Il motivo è inammissibile. La ragione per cui la Corte d ' appello ha ritenuto non sussi- stente espropriazione parziale è chiaramente esplicata nella moti- vazione dell'ordinanza, in quanto si è dato atto che l'elettrodotto attraverso il fondo in via aerea e quindi non limita l'utilizzo del fon- do. Si tratta di giudizio in punto di fatto, fondato sulla valutazione degli atti e dei documenti di causadi cui non si può sollecitare la ri- visitazione in sede di legittimità. Devequi ricordarsi che la valutazione delle prove è rimessa al prudente apprezzamento del giudice ed è inammissibile la diversa doglianza che egli, nel valutare le prove proposte dalle parti, abbia attribuito maggior forza di convincimento ad alcune piuttosto che ad altre, essendo tale attività valutativa consentita dall'art. 116 c.p.c.(Cass. S.U. n. 20867 del 30/09/2020; Cass. n. 27847 del 12/ 10/2021) Il giudice del merito non è peraltro tenuto a valutare sin- golarmente tutte le risultanze processuali ed a confutare tutte le argomentazioni prospettate dalle parti, essendo invece sufficiente che egli, dopo aver vagliato le une e le altre nel loro complesso, in- dichi gli elementi sui quali intende fondare il proprio convincimento, dovendosi ritenere disattesi, per implicito, tutti gli altri rilievi e cir- costanze che, sebbene non menzionati specificamente, sono logi- camente incompatibili con la decisione adottata(Cass. n. 12751 del 18/10/2001; Cass. n. 16056 del 02/08/2016 ; Cass. n. 29404 del 07/12/2017). Ne consegue la dichiarazione di inammissibilità del ricorso; le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo, in euro 2.500,00 per compensi oltre euro 200,00 per spese non do- cumentabilie accessori. P.Q.M Dichiara inammissibile il ricorso. Condanna i ricorrent i al pagamen- to, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legit- timità, che liquida in Euro2.500,00, euro 200,00 per spese non do- cumentabili, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cen- to, ed agli accessori di legge . Ai sensi dell ' art. 13 comma 1 - quater del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presuppo- sti per il versamento, da parte del r