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CassazionesentenzaSezione LDecisione del 2 gennaio 2024

Cassazione n. 05471/2025

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to la seguente ORDINANZA sul ricorso 5510-2024 proposto da: [OSCURATO:PERSONA], domiciliato in ROMA, [OSCURATO:PERSONA], presso la [OSCURATO:PERSONA], rappresentato e difeso dall'avvocato [OSCURATO:PERSONA]; -ricorrente - contro [OSCURATO:PERSONA] PUGLIA; -intimata - avverso la sentenza n. 2249/2023 della CORTE D'APPELLO di BARI, depositata il 02/01/2024 R.G.N. 763/2021; [OSCURATO:PERSONA] pubblico impiego R.G.N.5510/2024 Cron.

Rep.

Ud.09/01/2025 CC udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 09/01/2025 dal Consigliere Dott. [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA]:

1. [OSCURATO:PERSONA], professandosi dipendente ARIF – dapprima a tempo determinato e dal 2014 a tempo indeterminato - ha agito in giudizio per ottenere, ai sensi dell’art. 23 CIRL di categoria, come interpretato dagli accordi sindacali del 18 aprile 2011 e del 4 maggio 2011, l’indennità di percorrenza chilometrica: precisamente, il lavoratore ha chiesto la condanna di ARIF alla corresponsione della differenza economica tra l’indennità percepita e quella effettivamente spettante nel periodo dal 1.1.2015 al 3.12.2019, in quanto ragguagliata ai km realmente percorsi quotidianamente dal lavoratore dal “centro di raccolta”ai luoghi ove ha svolto l’attività lavorativa, e viceversa; il lavoratore ha lamentato la mancata applicazione da parte di ARIF dell’art. 23 comma 3 del CIRL, il quale sancisce che il centro di raccolta riferito ad ogni lavoratore debba essere quello presso il Comune di assunzione e residenza, anche alla luce del fatto che l’agenzia resistente si è impegnata ‒mediante verbali di intesa ‒ con le organizzazioni sindacali di categoria ad applicare la suddetta disposizione;

2. il Tribunale ha accolto il ricorso, accertando il diritto all’indennitàchilometrica in ragione di quanto disposto dall’art. 54 del CCNL 7.12.2010 e successivamente precisato dall’art. 23 del CIRL di categoria del 10.6.2014, come interpretato dal verbale di accordo sindacale del 16.10.2014;3.

ARIF ha proposto appello, lamentando che il lavoratore non aveva diritto all’indennità di percorrenza chilometrica perché non è dipendente ARIF ma della Regione Puglia, essendo stato solamente “ distaccato ” ai sensi dell’ art. 12 co mma 2 lett . c ) della L.R.

Puglia n. 3/2010 e non “transitato” nell’Agenzia; ciò emergerebbe dalla delibera della [OSCURATO:PERSONA] n. 863/2010, allegato B, prodotta dallo stesso lavoratore, nonchédalle buste paga in atti ;

4. la Corte barese ha accolto la doglianza dell’Ente e, in riforma della pronuncia di prime cure, ha rigettato il ricorso del lavoratore, rilevando che: i) tra gli atti versati nel fascicolo di parte ricorrente del giudizio di primo grado mancavaproprio l’allegato n. 8, ovverosia il documento che, stando alle asser zioni del lavoratore , avrebbe dovuto attestare il “contratto di lavoro a tempo indeterminato” stipulato con ARIF in data 6.12.2005; ii) la delibera della Giunta regionale n. 863/2010 si componevadi due allegati, l’allegato A contenente l’elenco del personale da trasferire in ARIF, ai sensi dell’art. 12 comma2 lett. b), e l’allegato B, contenenteinvece l’elenco del personale da “ distaccare ” in ARIF ai sensi dell’art. 12 comma 2 lett. c), e d il nominativo dell’appellato compariva nell’allegato B, ciò a dimostrazione del fatto che il lavoratore continuava ad essere dipendente dalla Regione Puglia e non era mai transitato in ARIF; iii) al lavoratore, essendo personale della Regione Puglia, ai sensi di quanto previsto dalla L.R. 3/2010 cit., non si applicava in alcun modo la disciplina privatistica, neppure per effetto dell’eventuale esercizio del c.d. diritto di opzione di cui al comma 5, poiché tale diritto riguarda va solo «gli operai di ruolo della Regione Puglia transitati alle dipendenze dell’Agenzia ai sensi del comma 2, lettera a)», e, giammai, il personale di cui alla lettera c);5. il lavoratore ha proposto ricorso per Cassazione affidato a quattro motivi illustrati da memoria, cui non si è opposta ARIF restando intimata. [OSCURATO:PERSONA]:

1. con il primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 30 del d. lgs. n. 276/2003 e dell’art. 12,comma 2 lettera c), della l.r.

Puglia n. 3/2010, in relazione all’art. 360 comma 3 cod. proc. civ., per aver la Corte d’appello erroneamente affermato: «Va da sé, allora, che non solo non risponde al vero che il [OSCURATO:PERSONA] sia un dipendente transitato dalla Regione Puglia all’ARIF, essendo invece un dipendente della Regione Puglia solo distaccato presso l’ARIF…»; secondo il ricorrente, non v’è qui un distacco del lavoratore, in quanto mancano tutti i requisiti richiesti dalla legge per l’esistenza di taleistituto: manca il requisito dell’utilizzazione del lavoratore presso un ufficio diverso rispetto a quello che costituisce la propria sede di servizio, manca il requisito della temporaneità ed il requisito dell’interesse del distaccante che deve essere «specifico, rilevante, concreto e persistente» (cfr. sentenza Corte costituzionale n. 227 del 2020 All. 13); il dipendente è, in realtà, transitato dalla Regione Puglia, all’Agenzia Regionale ARIF in virtù dell’art. 31 del d. lgs. n. 165/2001; 1.1 il motivo è inammissibile; esaminando il contratto di lavoro stipulato con la Regione in data 9/3/2001 –presente in atti sub allegato 8 del fascicolo del ricorrente –, in quanto necessario per determinare l’esatto contenuto della domanda giudiziale,operazione indispensabile al fine di apprezzare i motivi di ricorso, si desume che ilDi Cosmo risulta inquadrato come “impiegato dell’area informatica” e segnatamente come «addetto alla registrazione dei dati»; ciò determina per ciò solo la non applicabilità della disciplina collettiva richiamata(v. da ultimo Cass., n. 23894 del 2024), anche prescindendo dal profilo, pure accertato fattualmente dal giudice d’appello, in ordine alla configurabilità nella specie dell’ipotesi del «distacco»del [OSCURATO:PERSONA] in ARIF ai sensi dell’art. 12 comma 2 lett. c) della legge reg. n. 3/2010 e non del “transito” ex art. 12 comma 2 lettera a) della stessa legge; invero, la disciplina di cui alla l.r. n. 3 del 2010, istitutiva della «Agenzia regionale per le attività irrigue e forestali», e, in particolare, il suo art. 12, comma 3,stabilisce che : «Al personale operaio dell’Agenzia si applica il contratto collettivo nazionale per gli addetti ai lavori di sistemazione idraulico-forestale e idraulico-agraria con conseguente applicazione del relativo trattamento giuridico-economico e assicurativo- previdenziale ai sensi dell’articolo 1, comma 14, del decreto legge 1 ottobre 1996, n. 510 (Disposizioni urgenti in materia di lavori socialmente utili, di interventi a sostegno del reddito e nel settore previdenziale), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608.

Al restante personale dell’Agenzia, ivi inclusi gli operai già inquadrati nei ruoli regionali di cui alla lettera a) del comma 2 e salvo quanto disposto dal comma 5, si applica lo stato giuridico e la disciplina contrattuale per i dipendenti di regioni e autonomie locali e viene confermato il diritto al rientro in casi di mutamento della natura giuridica dell’Agenzia»; com’è agevole constatare, il chiaro e univoco riferimento al solo «personale operaio» osta all’applicazione della disciplina contrattuale privatistica invocata al [OSCURATO:PERSONA] , impiegato dell’area informatica ; ed anche l’esercizio del diritto di opzione, di cui comma 5 dell’art. 12 cit., riguarda soltanto «gli operai di ruolo della Regione Puglia “transitati”alle dipendenze dell’Agenzia ai sensi del comma 2, lettera a), dell’art. 12 cit., che sono inquadrati a domanda nel contratto collettivo nazionale per gli addetti ai lavori di sistemazione idraulico-forestale e idraulico- agraria con conseguente applicazione del relativo trattamento giuridico-economico e assicurativo-previdenziale; 1.2 tanto basta per la reiezione del motivo; peraltro, anche ove in ipotesi [OSCURATO:PERSONA] rientrasse a pieno titolo nel personale della dotazione organica di ARIF ‒ circostanza dedotta dalla difesa del ricorrente e pur tuttavia motivatamente esclusa dal giudice d’appello con accertamento di fatto non sindacabile in questa sede di legittimità‒, egli non avrebbe comunque titolo a r ivendicare l’indennità chilometrica in parola la quale, come si legge nell’art. 23 comma 6 del CIRL, non è prevista per gli impiegati , fatta eccezione per coloro che «prestano la loro attività lavorativa in uffici indicati dalla Regione Puglia come sedi disagiate»: aspetto, quello relativo alla natura c.d. disagiata della sede, non oggetto di alcuna allegazione attorea (e disamina) nelle fasi di merito;

2. con il secondo mezzo si deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 31 del d.lgs. n. 165/2001, dell’art. 2112 cod. civ. e dell’art. 12 comma 2 lett. a) e comma 5 della l.r. n. 3/2010, in relazione all’art.360 comma 3 cod. proc. civ., per aver la Corte d’appello erroneamente affermato: «… nemmeno è utile, al fine di ottenere il riconoscimento dell’applicabilità della disciplina privatistica, che il lavoratore sottolinei di aver inviato sia all’ARIF che alla Regione Puglia la missiva del 7.7.2011 concui manifestava la volontà di essere inquadrato nel CCNL addetti ai lavori di sistemazione idraulico forestale e idraulico agrario […] Alla luce delle argomentazioni svolte, mostra tutta la sua precarietà l’insistente richiamo di parte appellato all’art. 31 d.lgs. n. 165/2001»; in realtà, il ricorrente rientravanella platea dei dipendenti già assunti a tempo indeterminato dalla Regione Puglia con contratto di lavoro individuale del 9/3/2001, ed era «transitato»in ARIF ai sensi dell’art. 31 del d.lgs. n. 165/2001, come previsto dall’art. 12 comma 2 lett. a) l.r. n. 3/2010; tali dipendenti, ai sensi del comma 5 del medesimo articolo, avevano la possibilità di scegliere, a domanda, l’applicazione del CCNL “privatistico”, e il ricorrente aveva effettuato tale opzione con lettera raccomandata a/r del 07.07.2011; il [OSCURATO:PERSONA], alla luce del trasferimento o conferimento di attività svolte da pubbliche amministrazioni ai sensi dell’art. 31, d.lgs. n. 165 del 2001, ed ai sensi dell’art. 2112, comma 1, cod. civ., e dunque in virtù della continuazione del rapporto di lavoro con il cessionario ARIF, con la conseguente individuazione in capo ad esso dell’onere retributivo, aveva richiesto il riconoscimento dell’indennità di percorrenza chilometrica ex artt. 15 e 54 del CCNL per gli Addetti ai Lavori di [OSCURATO:PERSONA] ed [OSCURATO:PERSONA] ed ex art. 23 del relativo CIRL; 2.1 il motivo è inammissibile per le stesse considerazioni di cui al punto1.1 che precede ; peraltro, la Corte barese, con accertamento di fatto non suscettibile di riesame in sede di legittimità , ha escluso che il [OSCURATO:PERSONA] fosse “transitato” in ARIF edha ricondotto la vicenda, alla stregua del compiuto vaglio critico degli atti di causa ‒id est, buste paga rilasciate al ricorrente dalla stessa Regione, mancata sottoscrizione di contratto a tempo indeterminato con ARIF, inserimento del [OSCURATO:PERSONA] nell’elenco all’all.

B della delibera n. 863/2010 della Regione Puglia afferente al personale solo “distaccato” in ARIF ai sensi dell’art. 12 comma 2 lett. c) l.r. cit. ‒ , nell’ambito del fenomeno disciplinato dall’art. 12 co mma 2 lett. c) della l.r. n. 3/2010, con conseguente applicazione dello «stato giuridico e della disciplina contrattuale per i dipendenti di regioni e autonomie locali» (art. 12 comma3 l.r., cit.); 2.2 non coglie nel segno neppure l’ulteriorerichiamo del ricorrente alla direttiva UE n. 23 del 12.3.2001; essa, riguarda ndo il «mantenimento dei diritti dei lavoratori» in caso di trasferimento di un'entità economica che conserva la propria identità, da intendersi «come insieme di mezzi organizzati al fine di svolgere un'attività economica, sia essa essenziale o accessoria», non viene qui in considerazione, posto che il ricorrente non assume ex art.2112 cod. civ. di dover conservare i l trattamento goduto presso la Regione, ove di miglior favore (cfr. Cass. n. 29339/2023) , ma rivendica ai sensi dell’ art. 12 comma 5 legge reg. n. 3/2010 un trattamento previsto dalcontratto collettivo nazionale applicabile a gli addetti ai lavori di sistemazione idraulico-forestale e idraulico-agraria che è attribuito agli operai di ruolo della RegionePuglia transitati alle dipendenze dell’Agenzia; senonché,la legislazione regionale distingue a riguardo gli «operai di ruolo della Regione Puglia transitati alle dipendenze dell’Agenzia » ai sensi dell’art. 31 d.lgs. n. 165/2001 (così testualmente l’ art. 12 comma 2 lett. a) legge reg. n. 3/2010 ) e , per contro, tutti quei «dipendenti di ruolo della Regione, già addetti all’organizzazione e all’amministrazione delle attività forestali e irrigue svolte dalla Regione Puglia e trasferite all’Agenzia» (art. 12, co mma 2 lett era c), stessa legge) per i quali opera l’istituto del “distacco”; essi restano , come precisato nella sentenza impugnata, alle dipendenze della Regione e continuano a beneficiare (come il [OSCURATO:PERSONA]) del trattamento economico, fondamentale e accessorio, in godimento con oneri a carico del bilancio regionale; ciò comunque a prescindere dal fatto che la disciplina contrattuale rivendicata dal ricorrente non sarebbe comunque applicabile al personale impiegatizio al di fuori delle speciali condizioni (qui non ricorrenti) stabilitedall’art. 23 CIRL sopra richiamato;

3. con il terzo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 23 della l.r. puglia n. 36/2017, dell’art. 3 e 11 Cost. e degli artt. 6 e 13 CEDU, dell’art. 45 del d. lgs. n. 165/2001, in relazione all’art. 360 comma 3 cod. proc. civ., per avere la Corte erroneamente affermatocon riferimento all’art. 23 della l.r. puglia n. 36/2017cit.: «trattasi, mancando qualsiasi disposizione di natura transitoria, di una disposizione innovativa, come tale valida soltanto per le assunzioni nel vigore di tale nuova normativa»; secondo il ricorrente l’art. 23 della L.R. cit. , apporta una modifica chiarificatrice alla L.R. n. 3/2010, ed infatti aggiunge, all’articolo 12 di quest’ultima, dopo il comma 2 quater, il comma 2 quinquies, con cui definitivamente chiarisce, e impone, l’obbligo di applicazione del CCNL per gli Addetti ai Lavori di [OSCURATO:PERSONA] ed [OSCURATO:PERSONA] e a tutti gli operai ed impiegati di ARIF; la Corte barese, seguendo un consolidato orientamento che dura da tredici anni, aveva sempre ritenuto applicabile la L.R. n. 36/2017, intesa come legge interpretativa, che aggiunge all’art. 12 della L.R. n. 3/2010, il comma 2 quinquies; il repentino cambio di orientamento, senza che vi sia un mutamento di legislazione o di giurisprudenza di legittimità, viola il principio di certezza del diritto e del legittimo affidamento del lavoratore; 3.1 il motivo è inammissibile perché, prescindendo dalla natura innovativa o interpretativa della disposizione di cui all’art. 23 della L.R.

Puglia n. 36/2017 che ha inserito, nel testo dell’art. 12 della l.r. n. 3 del 2010, un comma (2-quinquies), il quale recita : «Al personale forestale/agricolo, impiegato, ovvero operaio, dell’agenzia si applica il contratto collettivo nazionale per gli addetti ai lavori di sistemazione idraulico-forestale e idraulico-agraria, con conseguente applicazione del relativo trattamento giuridico - economico e assicurativo - previdenziale», non tiene conto del fatto che la natura impiegatizia delle mansioni esercitate dal [OSCURATO:PERSONA], come indicate nel contratto di lavoro intercorso con la Regione, avrebbe in ogni caso impedito il riconoscimento dell’indennità in parola, (beninteso) al di fuori dei presupposti dell’art. 23 comma 6 del CIRL cit.sopra richiamati (i.e., natura di sede disagiata) e nella specie ‒si noti ‒ n eppure dedotti ;

4. con il quarto, ed ultimo, mezzo si lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 36 Cost., violazione dei criteri generali di correttezza e buona fede (art. 1175 e 1375 cod. civ.), violazione e falsa applicazione dei principi di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione di cui all’art. 97 Cost., violazione e falsa applicazione degli articoli 15 e 54 CCNL per gli addetti ai lavori di sistemazione idraulico forestale ed idraulico agraria, in relazione all’art. 360 comma 3 cod. proc. civ., per avere la Corte erroneamente affermato: «Infine, le liquidazioni operate in passato in favore dell’istante non sono affatto significative dell’adesione alla contrattazione integrativa privatistica […] ne consegue che anche un’eventuale consapevolee volontaria attribuzione del trattamento di miglior favore, resterebbe del tutto irrilevante a escludere l’indebito, a differenza di quanto accade nel lavoro privato. […] Non può dunque essere configurato un diritto quesito del dipendente a continuare a percepire un trattamento economico erogato dal datore di lavoro pubblico che non trova titolo nel contratto collettivo e l’ente pubblico è dunque tenuto ad interrompere le attribuzioni indebite, nel rispetto dei principi di imparzialità e di buon andamento di cui all’ articolo 97 Cost.»; 4.1 anche tale motivo è inammissibile, avendo la Corte barese ribadito un principio più volte espresso dalla giurisprudenza di legittimità in ordine all’impossibilità di attribuire trattamenti economici diversi da quelli previsti dalla contrattazione collettiva (ex multis, Cass.

SU 21744/2009, Cass. n. 31387/2019, Cass. n. 14672/2022) ed essendo in conferente il richiamo a Cass. n. 31881/2018, la quale concerne una fattispecie in cui l’indennità chilometrica era corrisposta dalla Regione Val d’Aosta nel rispetto dei vincoli normativi e contrattuali operanti per il rapporto di lavoro; 4.2 quanto poi al parametro dell’art. 36 Cost., esso viene invocato a sproposito, non potendo una situazione di frizione col dettato costituzionale essere dedotta non già a fronte de ll’inadeguatezza del trattamento retributivo stabilito dalla disciplina contrattuale applicabile ma in considerazione del diverso profilo afferente a lla mancata assegnazione di un emolumento (aggiuntivo) riconosciuto in favore di lavoratori adibiti a mansioni operaie e per i quali vige una differente disciplina collettiva;

5. conclusivamente, il ricorso va dichiarato inammissibile; nulla per le spese essendo ARIF rimasta intimata.

P.Q.M.

La Corte: dichiara inammissibile il ricorso; nulla per le spese di legittimità.

Ai sensi dell'art. 13 comma 1 quater del d.p.r. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente incidentale, dell'ulteriore importo

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
to la seguente ORDINANZA sul ricorso 5510-2024 proposto da: [OSCURATO:PERSONA], domiciliato in ROMA, [OSCURATO:PERSONA], presso la [OSCURATO:PERSONA], rappresentato e difeso dall'avvocato [OSCURATO:PERSONA]; -ricorrente - contro [OSCURATO:PERSONA] PUGLIA; -intimata - avverso la sentenza n. 2249/2023 della CORTE D'APPELLO di BARI, depositata il 02/01/2024 R.G.N. 763/2021; [OSCURATO:PERSONA] pubblico impiego R.G.N.5510/2024 Cron. Rep. Ud.09/01/2025 CC udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 09/01/2025 dal Consigliere Dott. [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA]: 1. [OSCURATO:PERSONA], professandosi dipendente ARIF – dapprima a tempo determinato e dal 2014 a tempo indeterminato - ha agito in giudizio per ottenere, ai sensi dell’art. 23 CIRL di categoria, come interpretato dagli accordi sindacali del 18 aprile 2011 e del 4 maggio 2011, l’indennità di percorrenza chilometrica: precisamente, il lavoratore ha chiesto la condanna di ARIF alla corresponsione della differenza economica tra l’indennità percepita e quella effettivamente spettante nel periodo dal 1.1.2015 al 3.12.2019, in quanto ragguagliata ai km realmente percorsi quotidianamente dal lavoratore dal “centro di raccolta”ai luoghi ove ha svolto l’attività lavorativa, e viceversa; il lavoratore ha lamentato la mancata applicazione da parte di ARIF dell’art. 23 comma 3 del CIRL, il quale sancisce che il centro di raccolta riferito ad ogni lavoratore debba essere quello presso il Comune di assunzione e residenza, anche alla luce del fatto che l’agenzia resistente si è impegnata ‒mediante verbali di intesa ‒ con le organizzazioni sindacali di categoria ad applicare la suddetta disposizione; 2. il Tribunale ha accolto il ricorso, accertando il diritto all’indennitàchilometrica in ragione di quanto disposto dall’art. 54 del CCNL 7.12.2010 e successivamente precisato dall’art. 23 del CIRL di categoria del 10.6.2014, come interpretato dal verbale di accordo sindacale del 16.10.2014;3. ARIF ha proposto appello, lamentando che il lavoratore non aveva diritto all’indennità di percorrenza chilometrica perché non è dipendente ARIF ma della Regione Puglia, essendo stato solamente “ distaccato ” ai sensi dell’ art. 12 co mma 2 lett . c ) della L.R. Puglia n. 3/2010 e non “transitato” nell’Agenzia; ciò emergerebbe dalla delibera della [OSCURATO:PERSONA] n. 863/2010, allegato B, prodotta dallo stesso lavoratore, nonchédalle buste paga in atti ; 4. la Corte barese ha accolto la doglianza dell’Ente e, in riforma della pronuncia di prime cure, ha rigettato il ricorso del lavoratore, rilevando che: i) tra gli atti versati nel fascicolo di parte ricorrente del giudizio di primo grado mancavaproprio l’allegato n. 8, ovverosia il documento che, stando alle asser zioni del lavoratore , avrebbe dovuto attestare il “contratto di lavoro a tempo indeterminato” stipulato con ARIF in data 6.12.2005; ii) la delibera della Giunta regionale n. 863/2010 si componevadi due allegati, l’allegato A contenente l’elenco del personale da trasferire in ARIF, ai sensi dell’art. 12 comma2 lett. b), e l’allegato B, contenenteinvece l’elenco del personale da “ distaccare ” in ARIF ai sensi dell’art. 12 comma 2 lett. c), e d il nominativo dell’appellato compariva nell’allegato B, ciò a dimostrazione del fatto che il lavoratore continuava ad essere dipendente dalla Regione Puglia e non era mai transitato in ARIF; iii) al lavoratore, essendo personale della Regione Puglia, ai sensi di quanto previsto dalla L.R. 3/2010 cit., non si applicava in alcun modo la disciplina privatistica, neppure per effetto dell’eventuale esercizio del c.d. diritto di opzione di cui al comma 5, poiché tale diritto riguarda va solo «gli operai di ruolo della Regione Puglia transitati alle dipendenze dell’Agenzia ai sensi del comma 2, lettera a)», e, giammai, il personale di cui alla lettera c);5. il lavoratore ha proposto ricorso per Cassazione affidato a quattro motivi illustrati da memoria, cui non si è opposta ARIF restando intimata. [OSCURATO:PERSONA]: 1. con il primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 30 del d. lgs. n. 276/2003 e dell’art. 12,comma 2 lettera c), della l.r. Puglia n. 3/2010, in relazione all’art. 360 comma 3 cod. proc. civ., per aver la Corte d’appello erroneamente affermato: «Va da sé, allora, che non solo non risponde al vero che il [OSCURATO:PERSONA] sia un dipendente transitato dalla Regione Puglia all’ARIF, essendo invece un dipendente della Regione Puglia solo distaccato presso l’ARIF…»; secondo il ricorrente, non v’è qui un distacco del lavoratore, in quanto mancano tutti i requisiti richiesti dalla legge per l’esistenza di taleistituto: manca il requisito dell’utilizzazione del lavoratore presso un ufficio diverso rispetto a quello che costituisce la propria sede di servizio, manca il requisito della temporaneità ed il requisito dell’interesse del distaccante che deve essere «specifico, rilevante, concreto e persistente» (cfr. sentenza Corte costituzionale n. 227 del 2020 All. 13); il dipendente è, in realtà, transitato dalla Regione Puglia, all’Agenzia Regionale ARIF in virtù dell’art. 31 del d. lgs. n. 165/2001; 1.1 il motivo è inammissibile; esaminando il contratto di lavoro stipulato con la Regione in data 9/3/2001 –presente in atti sub allegato 8 del fascicolo del ricorrente –, in quanto necessario per determinare l’esatto contenuto della domanda giudiziale,operazione indispensabile al fine di apprezzare i motivi di ricorso, si desume che ilDi Cosmo risulta inquadrato come “impiegato dell’area informatica” e segnatamente come «addetto alla registrazione dei dati»; ciò determina per ciò solo la non applicabilità della disciplina collettiva richiamata(v. da ultimo Cass., n. 23894 del 2024), anche prescindendo dal profilo, pure accertato fattualmente dal giudice d’appello, in ordine alla configurabilità nella specie dell’ipotesi del «distacco»del [OSCURATO:PERSONA] in ARIF ai sensi dell’art. 12 comma 2 lett. c) della legge reg. n. 3/2010 e non del “transito” ex art. 12 comma 2 lettera a) della stessa legge; invero, la disciplina di cui alla l.r. n. 3 del 2010, istitutiva della «Agenzia regionale per le attività irrigue e forestali», e, in particolare, il suo art. 12, comma 3,stabilisce che : «Al personale operaio dell’Agenzia si applica il contratto collettivo nazionale per gli addetti ai lavori di sistemazione idraulico-forestale e idraulico-agraria con conseguente applicazione del relativo trattamento giuridico-economico e assicurativo- previdenziale ai sensi dell’articolo 1, comma 14, del decreto legge 1 ottobre 1996, n. 510 (Disposizioni urgenti in materia di lavori socialmente utili, di interventi a sostegno del reddito e nel settore previdenziale), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608. Al restante personale dell’Agenzia, ivi inclusi gli operai già inquadrati nei ruoli regionali di cui alla lettera a) del comma 2 e salvo quanto disposto dal comma 5, si applica lo stato giuridico e la disciplina contrattuale per i dipendenti di regioni e autonomie locali e viene confermato il diritto al rientro in casi di mutamento della natura giuridica dell’Agenzia»; com’è agevole constatare, il chiaro e univoco riferimento al solo «personale operaio» osta all’applicazione della disciplina contrattuale privatistica invocata al [OSCURATO:PERSONA] , impiegato dell’area informatica ; ed anche l’esercizio del diritto di opzione, di cui comma 5 dell’art. 12 cit., riguarda soltanto «gli operai di ruolo della Regione Puglia “transitati”alle dipendenze dell’Agenzia ai sensi del comma 2, lettera a), dell’art. 12 cit., che sono inquadrati a domanda nel contratto collettivo nazionale per gli addetti ai lavori di sistemazione idraulico-forestale e idraulico- agraria con conseguente applicazione del relativo trattamento giuridico-economico e assicurativo-previdenziale; 1.2 tanto basta per la reiezione del motivo; peraltro, anche ove in ipotesi [OSCURATO:PERSONA] rientrasse a pieno titolo nel personale della dotazione organica di ARIF ‒ circostanza dedotta dalla difesa del ricorrente e pur tuttavia motivatamente esclusa dal giudice d’appello con accertamento di fatto non sindacabile in questa sede di legittimità‒, egli non avrebbe comunque titolo a r ivendicare l’indennità chilometrica in parola la quale, come si legge nell’art. 23 comma 6 del CIRL, non è prevista per gli impiegati , fatta eccezione per coloro che «prestano la loro attività lavorativa in uffici indicati dalla Regione Puglia come sedi disagiate»: aspetto, quello relativo alla natura c.d. disagiata della sede, non oggetto di alcuna allegazione attorea (e disamina) nelle fasi di merito; 2. con il secondo mezzo si deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 31 del d.lgs. n. 165/2001, dell’art. 2112 cod. civ. e dell’art. 12 comma 2 lett. a) e comma 5 della l.r. n. 3/2010, in relazione all’art.360 comma 3 cod. proc. civ., per aver la Corte d’appello erroneamente affermato: «… nemmeno è utile, al fine di ottenere il riconoscimento dell’applicabilità della disciplina privatistica, che il lavoratore sottolinei di aver inviato sia all’ARIF che alla Regione Puglia la missiva del 7.7.2011 concui manifestava la volontà di essere inquadrato nel CCNL addetti ai lavori di sistemazione idraulico forestale e idraulico agrario […] Alla luce delle argomentazioni svolte, mostra tutta la sua precarietà l’insistente richiamo di parte appellato all’art. 31 d.lgs. n. 165/2001»; in realtà, il ricorrente rientravanella platea dei dipendenti già assunti a tempo indeterminato dalla Regione Puglia con contratto di lavoro individuale del 9/3/2001, ed era «transitato»in ARIF ai sensi dell’art. 31 del d.lgs. n. 165/2001, come previsto dall’art. 12 comma 2 lett. a) l.r. n. 3/2010; tali dipendenti, ai sensi del comma 5 del medesimo articolo, avevano la possibilità di scegliere, a domanda, l’applicazione del CCNL “privatistico”, e il ricorrente aveva effettuato tale opzione con lettera raccomandata a/r del 07.07.2011; il [OSCURATO:PERSONA], alla luce del trasferimento o conferimento di attività svolte da pubbliche amministrazioni ai sensi dell’art. 31, d.lgs. n. 165 del 2001, ed ai sensi dell’art. 2112, comma 1, cod. civ., e dunque in virtù della continuazione del rapporto di lavoro con il cessionario ARIF, con la conseguente individuazione in capo ad esso dell’onere retributivo, aveva richiesto il riconoscimento dell’indennità di percorrenza chilometrica ex artt. 15 e 54 del CCNL per gli Addetti ai Lavori di [OSCURATO:PERSONA] ed [OSCURATO:PERSONA] ed ex art. 23 del relativo CIRL; 2.1 il motivo è inammissibile per le stesse considerazioni di cui al punto1.1 che precede ; peraltro, la Corte barese, con accertamento di fatto non suscettibile di riesame in sede di legittimità , ha escluso che il [OSCURATO:PERSONA] fosse “transitato” in ARIF edha ricondotto la vicenda, alla stregua del compiuto vaglio critico degli atti di causa ‒id est, buste paga rilasciate al ricorrente dalla stessa Regione, mancata sottoscrizione di contratto a tempo indeterminato con ARIF, inserimento del [OSCURATO:PERSONA] nell’elenco all’all. B della delibera n. 863/2010 della Regione Puglia afferente al personale solo “distaccato” in ARIF ai sensi dell’art. 12 comma 2 lett. c) l.r. cit. ‒ , nell’ambito del fenomeno disciplinato dall’art. 12 co mma 2 lett. c) della l.r. n. 3/2010, con conseguente applicazione dello «stato giuridico e della disciplina contrattuale per i dipendenti di regioni e autonomie locali» (art. 12 comma3 l.r., cit.); 2.2 non coglie nel segno neppure l’ulteriorerichiamo del ricorrente alla direttiva UE n. 23 del 12.3.2001; essa, riguarda ndo il «mantenimento dei diritti dei lavoratori» in caso di trasferimento di un'entità economica che conserva la propria identità, da intendersi «come insieme di mezzi organizzati al fine di svolgere un'attività economica, sia essa essenziale o accessoria», non viene qui in considerazione, posto che il ricorrente non assume ex art.2112 cod. civ. di dover conservare i l trattamento goduto presso la Regione, ove di miglior favore (cfr. Cass. n. 29339/2023) , ma rivendica ai sensi dell’ art. 12 comma 5 legge reg. n. 3/2010 un trattamento previsto dalcontratto collettivo nazionale applicabile a gli addetti ai lavori di sistemazione idraulico-forestale e idraulico-agraria che è attribuito agli operai di ruolo della RegionePuglia transitati alle dipendenze dell’Agenzia; senonché,la legislazione regionale distingue a riguardo gli «operai di ruolo della Regione Puglia transitati alle dipendenze dell’Agenzia » ai sensi dell’art. 31 d.lgs. n. 165/2001 (così testualmente l’ art. 12 comma 2 lett. a) legge reg. n. 3/2010 ) e , per contro, tutti quei «dipendenti di ruolo della Regione, già addetti all’organizzazione e all’amministrazione delle attività forestali e irrigue svolte dalla Regione Puglia e trasferite all’Agenzia» (art. 12, co mma 2 lett era c), stessa legge) per i quali opera l’istituto del “distacco”; essi restano , come precisato nella sentenza impugnata, alle dipendenze della Regione e continuano a beneficiare (come il [OSCURATO:PERSONA]) del trattamento economico, fondamentale e accessorio, in godimento con oneri a carico del bilancio regionale; ciò comunque a prescindere dal fatto che la disciplina contrattuale rivendicata dal ricorrente non sarebbe comunque applicabile al personale impiegatizio al di fuori delle speciali condizioni (qui non ricorrenti) stabilitedall’art. 23 CIRL sopra richiamato; 3. con il terzo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 23 della l.r. puglia n. 36/2017, dell’art. 3 e 11 Cost. e degli artt. 6 e 13 CEDU, dell’art. 45 del d. lgs. n. 165/2001, in relazione all’art. 360 comma 3 cod. proc. civ., per avere la Corte erroneamente affermatocon riferimento all’art. 23 della l.r. puglia n. 36/2017cit.: «trattasi, mancando qualsiasi disposizione di natura transitoria, di una disposizione innovativa, come tale valida soltanto per le assunzioni nel vigore di tale nuova normativa»; secondo il ricorrente l’art. 23 della L.R. cit. , apporta una modifica chiarificatrice alla L.R. n. 3/2010, ed infatti aggiunge, all’articolo 12 di quest’ultima, dopo il comma 2 quater, il comma 2 quinquies, con cui definitivamente chiarisce, e impone, l’obbligo di applicazione del CCNL per gli Addetti ai Lavori di [OSCURATO:PERSONA] ed [OSCURATO:PERSONA] e a tutti gli operai ed impiegati di ARIF; la Corte barese, seguendo un consolidato orientamento che dura da tredici anni, aveva sempre ritenuto applicabile la L.R. n. 36/2017, intesa come legge interpretativa, che aggiunge all’art. 12 della L.R. n. 3/2010, il comma 2 quinquies; il repentino cambio di orientamento, senza che vi sia un mutamento di legislazione o di giurisprudenza di legittimità, viola il principio di certezza del diritto e del legittimo affidamento del lavoratore; 3.1 il motivo è inammissibile perché, prescindendo dalla natura innovativa o interpretativa della disposizione di cui all’art. 23 della L.R. Puglia n. 36/2017 che ha inserito, nel testo dell’art. 12 della l.r. n. 3 del 2010, un comma (2-quinquies), il quale recita : «Al personale forestale/agricolo, impiegato, ovvero operaio, dell’agenzia si applica il contratto collettivo nazionale per gli addetti ai lavori di sistemazione idraulico-forestale e idraulico-agraria, con conseguente applicazione del relativo trattamento giuridico - economico e assicurativo - previdenziale», non tiene conto del fatto che la natura impiegatizia delle mansioni esercitate dal [OSCURATO:PERSONA], come indicate nel contratto di lavoro intercorso con la Regione, avrebbe in ogni caso impedito il riconoscimento dell’indennità in parola, (beninteso) al di fuori dei presupposti dell’art. 23 comma 6 del CIRL cit.sopra richiamati (i.e., natura di sede disagiata) e nella specie ‒si noti ‒ n eppure dedotti ; 4. con il quarto, ed ultimo, mezzo si lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 36 Cost., violazione dei criteri generali di correttezza e buona fede (art. 1175 e 1375 cod. civ.), violazione e falsa applicazione dei principi di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione di cui all’art. 97 Cost., violazione e falsa applicazione degli articoli 15 e 54 CCNL per gli addetti ai lavori di sistemazione idraulico forestale ed idraulico agraria, in relazione all’art. 360 comma 3 cod. proc. civ., per avere la Corte erroneamente affermato: «Infine, le liquidazioni operate in passato in favore dell’istante non sono affatto significative dell’adesione alla contrattazione integrativa privatistica […] ne consegue che anche un’eventuale consapevolee volontaria attribuzione del trattamento di miglior favore, resterebbe del tutto irrilevante a escludere l’indebito, a differenza di quanto accade nel lavoro privato. […] Non può dunque essere configurato un diritto quesito del dipendente a continuare a percepire un trattamento economico erogato dal datore di lavoro pubblico che non trova titolo nel contratto collettivo e l’ente pubblico è dunque tenuto ad interrompere le attribuzioni indebite, nel rispetto dei principi di imparzialità e di buon andamento di cui all’ articolo 97 Cost.»; 4.1 anche tale motivo è inammissibile, avendo la Corte barese ribadito un principio più volte espresso dalla giurisprudenza di legittimità in ordine all’impossibilità di attribuire trattamenti economici diversi da quelli previsti dalla contrattazione collettiva (ex multis, Cass. SU 21744/2009, Cass. n. 31387/2019, Cass. n. 14672/2022) ed essendo in conferente il richiamo a Cass. n. 31881/2018, la quale concerne una fattispecie in cui l’indennità chilometrica era corrisposta dalla Regione Val d’Aosta nel rispetto dei vincoli normativi e contrattuali operanti per il rapporto di lavoro; 4.2 quanto poi al parametro dell’art. 36 Cost., esso viene invocato a sproposito, non potendo una situazione di frizione col dettato costituzionale essere dedotta non già a fronte de ll’inadeguatezza del trattamento retributivo stabilito dalla disciplina contrattuale applicabile ma in considerazione del diverso profilo afferente a lla mancata assegnazione di un emolumento (aggiuntivo) riconosciuto in favore di lavoratori adibiti a mansioni operaie e per i quali vige una differente disciplina collettiva; 5. conclusivamente, il ricorso va dichiarato inammissibile; nulla per le spese essendo ARIF rimasta intimata. P.Q.M. La Corte: dichiara inammissibile il ricorso; nulla per le spese di legittimità. Ai sensi dell'art. 13 comma 1 quater del d.p.r. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente incidentale, dell'ulteriore importo
Sentenza Cassazione n. 05471/2025 — Fons Iuris — Fons Iuris