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CassazionesentenzaSezione 2Decisione del 14 marzo 2025

Cassazione n. 08900/2025

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ciato la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n. 31997/2020 R.G. proposto da: [OSCURATO:PERSONA], elettivamente domiciliata inROMA,

V. [OSCURATO:PERSONA] n.11, presso lo studio dell’avvocato [OSCURATO:PERSONA] che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato [OSCURATO:PERSONA]; -ricorrente - contro [OSCURATO:PERSONA], elettivamente domiciliato in [OSCURATO:PERSONA] F. CONFALONIERI, n. 5, presso lo studio dell’avvocato [OSCURATO:PERSONA] che larappresenta e difende unitamente all'avvocato [OSCURATO:PERSONA]; -controricorrente - Ric. 2020n. 31997 sez.

S2 -ud. 14/03/2025 avverso la sentenza della CORTE D’APPELLOdi TRENTO, SEZ.DIST.[OSCURATO:PERSONA] n. 66/2020 depositata il 09/05/2020.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 14/03/2025 dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]; [OSCURATO:PERSONA]

1. L a società [OSCURATO:SOCIETA]. cita va [OSCURATO:PERSONA] davanti al Tribunale di Bolzano per l’accertamento della riscossione - non conforme ai terminidel contratto e/o illegittima - della fideiussione bancariae la successiva condanna del convenuto alla restituzione dell'importo di denaro di € 71.830,00.

L’attrice deduceva di aver concordato il 15.2.2011, mediante la stipula di due contratti separati, la consegna e il montaggio, nonché la manutenzione di un impianto fotovoltaico nella località montana di Fundres,laddove l'appaltatore avrebbe assicurato una produzione minima annua di 1000 kWh l kWpper un periodo di tre anni e garantito di tenere indenne il committente per l'eventuale mancato verificarsi del promesso risultato economico, con una garanzia bancaria aprima richiesta dell'ammontare di € 80.000,00.

Nei mesi invernali dei primi tre anni dalla messa in funzione dell'impianto fotovoltaico sarebbe risultata una produzione inferiore.

Di conseguenza il committente convenuto avrebbe riscosso, in data 28.01.2015, la fideiussione dell'importo di € 71.820,00.Secondo l'attrice, l'escussione della costituita garanzia bancaria sarebbe tuttavia dovuta avvenire nel rispetto delle clausole contrattuali contenute nell'accordo di manutenzione, che avrebbero obbligato il committente a liberare l'impianto, in particolare i moduli fotovoltaici, dalla neve nei mesi invernali.

Il convenuto non avrebbe adempiuto a quest'obbligo su di lui Ric. 2020n. 31997 sez.

S2 -ud. 14/03/2025 gravante ed avrebbe pertanto cagionato lui stesso le perdite di produzione subite.

2. Il convenuto si costituiva e chiedeva il rigetto della domanda. 3.Il Tribunale di Bolzano rigettava la domanda , interpreta ndo le disposizioni contrattuali convenute dalle parti nel senso che il servizio invernale non rientrava tra i compit i del convenuto.

Le perdite di produzione determinate dalla neve non valevano come motivo di esclusione dellaresponsabilità in favore dell'appaltatrice ed eranopertanto coperte dalla garanzia bancaria.

Il giudice di primo grado,infine, esclu deva anche un'eventuale colpa concorrente del convenuto per il danno subito; ciò nella convinzione che lo sgombero dei moduli fotovoltaici dalla neve sarebbe risultato un servizio specialistico che non pot eva essere preteso dal gestore dell'impianto.

4. Contro questa sentenza, [OSCURATO:SOCIETA]. proponevaappello .

5. [OSCURATO:PERSONA] si costitui va nel giudizio di impugnazione e proponeva appelloin via incidentale.

6. La Corte d’Appello rigettava l’appello.

La Corte d’Appello richiamava l’orientamento di legittimità (Cass. n. 18995/2016) secondo cui non spetta al committente della garanzia alcuna pretesa restitutoria nei confronti del beneficiario della garanzia in base al rapporto di valuta, fintanto che questi non abbia restituito l'importo di garanzia alla banca garante.

Le eccezioni relative all'escussione della garanzia bancaria a prima richiesta da parte del beneficiario devono quindi, secondo la giurisprudenza della Suprema Corte, essere fatte valere solo dopo che è stato effettuato il rimborso a seguito dell'azione di rivalsa Ric. 2020n. 31997 sez.

S2 -ud. 14/03/2025 intentata dalla banca di garanzia contro il committente della garanzia.

Il rimborso dell'importo di garanzia costituisce pertanto elemento costitutivo della pretesa restitutoria e il committente attore della garanzia ha il relativo onere di allegazione e della prova.

Nella specie l'attrice non aveva fornito alcuna allegazione di fatto in merito a l rimborso del relativo importo.

Né avev a mai dedotto espressamente l'abusiva escussione della garanzia bancaria. 6.1 In ogni caso, anche volendo considerare come eccezione di abuso la richiesta attorea di accertamento della riscossione asseritamente contraria ai termini del contratto e/o illegittima dell'importo di garanzia da parte del beneficiario di quest'ultima, doveva osservarsi che la prova della sussistenza di un abuso di dirittospettava all’attore.

L'attuale appellante non aveva fornito la prova di cui era onerata relativa all'illegittima escussione della garanzia bancaria nei confronti dall'appellato.

Dal risultato istruttorio si evince va invece l'inadempimento di qu est'ultima ai propri obblighi contrattuali.

Infatti, l'attrice non avev a fornito una prova concludente circa l'affidabilità del calcolo predisposto dalla stessa nella fase precontrattuale dellaredditività dell'opera da realizzare.

La promessa di produttività complessiva dell'impianto fotovoltaico da realizzare sarebbe stata calcolata –secondo la sua esposizione nel merito -con l'ausilio di programmi software.

La Corte evidenziava che anche in base alla dichiarazione di un teste era emerso che la garanzia di produzione comprendeva Ric. 2020n. 31997 sez.

S2 -ud. 14/03/2025 anche il periodo invernale e che secondo la stessa fornitrice era inutile correre il rischio dei graffi per spazzare via la neve visto che comunque si sarebbe raggiunta la suddetta quantità di produzione di energia.

Dunque, era anche incerto se la produzione di energia elettrica nei mesi invernali fosse stata effettivamente presa in considerazione ai fini del calcolo della capacità di rendimento dell'impianto fotovoltaico.

Non era stata fornita alcuna prova concludente del calcolo della capacità produttiva dell'opera realizzatae, di conseguenza, il promesso risultato del rendimento.

Da quanto sopra dedotto conseguivache l'appaltatrice, su cui grava l'onere della prova, non avev a provato il proprio regolare adempimento contrattuale.

7. La società [OSCURATO:SOCIETA]. ha proposto ricorso per cassazione avverso la suddetta sentenza sulla base di otto motivi di ricorso.

8. [OSCURATO:PERSONA] resistito con controricorso.

9. La ricorrente con memoria depositata in prossimità dell’udienza ha insistito nellarichiesta di accoglimento del ricorso. [OSCURATO:PERSONA]

1. Il primo motivo di ricorso è così rubricato: Violazione efalsa applicazione dell'articolo 24 Costituzione, degli articoli 99, 112, 115, 116 c.p.c., oltre che degli articoli 1176, 1175, 1218, 1322, 1375,1453, 1650 e s s. , 2033, 2697, 2907 c.c. in quanto la Corte d'Appello avrebbe erroneamente affermato che al centro della decisione vi era l'illegittima escussione della garanzia bancaria.

La Corte d'Appello avrebbe erroneamente interpretato la domanda ritenendo che il procedimento riguardasse il rapporto di garanzia mentre invece oggetto della domanda era l'inadempimento rispetto ai contratti per l'installazione e la Ric. 2020n. 31997 sez.

S2 -ud. 14/03/2025 costruzione dell'impianto fotovoltaico di cui l'illegittima escussione della garanzia da parte della committente era una conseguenza. 2.Il secondo motivo di ricorso è così rubricato: violazione e/o falsa applicazione degli articoli 1325, 1362, 1363, 1365 c.c . e dell'articolo 116 c.p.c., nella parte in cui il giudice d'Appello non avrebbe accertato la comune intenzione delle parti con riguardo all'obbligo di togliere la neve dai pannelli fotovoltaici, peraltro chiaramente evincibile dal testo dei contratti di installazione, montaggio e manutenzione dell'impianto fotovoltaico. 3.

Il terzo motivo di ricorso è così rubricato: violazione e/ o falsa applicazione dell'articolo 24 Cost. degli articoli 1176, 1218, 1227,1453, 1650 e s s. , 2033, 2697 c.c. nonché dell'art . 115 c.p.c. per avere il giudice d'Appello erroneamente ritenuto che l'odierna ricorrente non avesse dimostrato di aver adempiutoai contratti di fornitura, montaggio e manutenzione dell'impianto fotovoltaico stipulati il 15 febbraio 2011.

4. Il quarto motivo di ricorso è così rubricato:violazione e/o falsa applicazione per aver omesso di esaminare i fatti decisivi dati dal corretto funzionamento dell'impianto fotovoltaico e dalla relativa manutenzione da parte della appaltatrice secondo le c.d. legis artis.

5. I primi quattro motivi di ricorso, che stante la loro evidente connessione possono essere esaminati congiuntamente, sono in parte infondati e in parte inammissibili.

Deve premettersi che l'inserimento in un contratto di fideiussione di una clausola di pagamento "a prima richiesta e senza eccezioni" vale di per sé a qualificare il negozio come contratto autonomo di garanzia, essendo tale clausola Ric. 2020n. 31997 sez.

S2 -ud. 14/03/2025 incompatibile con il principio di accessorietà che caratterizza il contratto di fideiussione, salvo quando vi sia un'evidente discrasia rispetto all'intero contenuto della convenzione negoziale, non desumibile, peraltro, dalla semplice circostanza che il garante si sia costituito "fideiussore solidale", atteso che la menzionata rinuncia alle eccezioni contrasta con l'assunzione di un impegno solidale.

In particolare, la fideiussione tipica va distinta dalla polizza fideiussoria, quale contratto dalla naturaautonoma, anche perché, in quest'ultimo caso, il contraente si impegna ad una prestazione distinta da quella garantita, a nulla rilevando la previsione del diritto di surroga del garante, la quale è connaturale ad ogni garanzia, autonoma o accessoria (Sez. 6 - 3, Ord. n.27619 del 2020 , Rv. 660059) .

In tal caso, pertanto, la banca garante non può agire in regresso nei confronti del beneficiario né può opporgli le eccezioni opponibili dal creditore salvo la c.d. exceptio doli.Infatti, è del tutto consolidato l’orientamento secondo cui non possono essere addotte a fondamento della exceptio doli circostanze fattuali idonee a costituire oggetto di eccezione di merito opponibile nel rapporto principale dal debitore garantito al creditore e beneficiario della garanzia, in quanto elemento fondamentale di tale rapporto è la inopponibilità da parte del garante di eccezioni di merito proprie del rapporto principale( ex plurim i s Sez. 3, Sent. n. 30509 del 2009 - Rv.655839).

In tal caso,poiché come si è detto l’autonomia del contratto di garanzia rispetto al rapporto sottostante esclude la surrogazione del garante (che ha pagato adempiendo alla propria obbligazione) nei diritti che il creditore aveva neiconfronti del beneficiario questi, Ric. 2020n. 31997 sez.

S2 -ud. 14/03/2025 al fine di recuperare le somme versate al beneficiario, può agire in rivalsa nei confronti del debitore che potrà opporre al garante solo la suddetta exceptio doli.

Invece il debitore può chiedere la ripetizione del pagamento della somma garantita al beneficiario dovendo chiedere la restituzione delle somme a suo tempo versate dal garante e da lui rimborsate a titolo di risarcimento del danno o secondo altra ricostruzione per ripetizione dell’indebito.

In altri termini in caso di contratto autonomo di garanzia il garante che abbia effettuato il pagamentopuò ottenere l’immediata restituzione della somma erogata al beneficiario chiedendola al debitore garantito , con conseguente ricaduta su quest’ultimo dell’onere di recuperare dal beneficiario le somme che dovessero risultare indebitamente incassate.

Sulla base di questa ricostruzione trilatera si è evidenziato come il debitore sialegittimato a ripetere la somma dal beneficiario soltanto ove l’abbia effettivamente restituita al garante e sulla mancata allegazione e prova del regresso della banca nei confronti della ricorrente si è fondata la prima ratio decidendidella sentenza impugnata.

Pertanto, venendo al caso di specie,non vi è alcun dubbio circa il fatto che la ricorrente abbi a agito in giudizio per accertare l’illegittima escussione della garanzia fideiussoria da parte della controricorrente che aveva chiesto alla banca garante il pagamento a fronte del reiterato mancato raggiungimento del quantitativo di produzionedi energia elettrica che l’attrice aveva garantito.

Di conseguenza, il primo motivo è del tutto infondato in quanto la qualificazione della domanda operata dal Tribunale prima e dalla Ric. 2020n. 31997 sez.

S2 -ud. 14/03/2025 Corte d’Appello nel giudizio di secondo grado corrisponde alle stesse conclusioni della ricorrente.

Si legge nella sentenza impugnata infatti che parte ricorrente aveva così concluso: accertare e dichiarare che la riscossione della fideiussione bancaria presso la [OSCURATO:PERSONA] di [OSCURATO:PERSONA].

Coop.

A R.L. dell'importo di € 71.830,00 era non conforme ai termini del contratto e/oillegittima e disporre pertanto, a carico del convenuto Prof.

Dott. med. [OSCURATO:PERSONA], titolare della ditta individualeEkkehard Grunig, la restituzione dell'importo di denaro di Euro 71.830,00 o di quell'importo maggiore o minoreche verrà accertato.

L’inadempimento che la ricorrente imputa alla controparte per non avere provveduto a rimuovere la neve che si era depositata sull’impianto è diretto ad accertare l’illegittima escussione della garanzia.

Il giudice del gravame, pertanto, correttamente ha ritenuto che oggetto della domanda fosse la ripetizione fatta valere dall'appellante, a causa dell'escussione a prima richiesta che asseriva indebita della garanzia bancaria prestata.

Ciò premesso, l a censura che la ricorrente propone nei confronti della prima ratio decidendi cui sopra si è fatto cenno è infondata.

La Corte d’Appello, infatti, ha motivato il rigetto della domanda, in primo luogo, perché parte ricorrente non aveva in alcun modo allegato e provato di aver restituito alla Banca l’importo pagato alla controparte a seguito dell’escussione della fideiussione.

Il collegio d’Appello ha richiamato il seguente orientamento: In tema di contratto autonomo di garanzia, qualora il garantito Ric. 2020n. 31997 sez.

S2 -ud. 14/03/2025 abbia escusso dal garante un importo superiore al danno effettivamente subito, il debitore principale ha diritto di ripetere dal garantito l'eccedenza solo se il garante abbia proposto azione di rivalsa nei suoi confronti, non avendo altrimenti legittimazione sostanziale a richiedere al garantito quanto da questi indebitamente percepito non da lui ma da altro soggetto (Cass. Sez. 3, 27/09/2016, n. 18995, Rv. 642110 -01).

Si legge nella sentenza che:non spetta al committente della garanzia alcuna pretesa restitutoria nei confronti del beneficiario della garanzia in base al rapporto valuta, fintanto che questi non abbia restituito l'importo di garanzia alla bancagarante.

Il rimborso dell'importo di garanzia costituisce pertanto elemento costitutivo della pretesa restitutoria e il committenteattore della garanzia ha il relativo onere di allegazione eprova.

L 'attrice nel caso di specie non ha fornito alcuna allegazione di fatto inmerito ad un rimborso dell'importo di garanzia effettuatodalla stessa a favore della banca garante.

La ricorrente nel censurare tale statuizione richiama la c.d. allegazione implicita e la conseguente prova per mancata contestazione del fatto allegato implicitamente.

La tesi è priva di fondamento.

La ricorrente conferma di non aver mai dedotto allegato e provato che la banca garante abbia esercitato nei suoi confronti l’azione di regresso, elemento costitutivo della sua richiesta di restituzione nei confronti del beneficiario che asseritamente l’abbia illegittimamente escussa.

Tale circostanza, dunque, non essendo stata allegata non può ritenersi provata per la sua mancata contestazione, non potendosi porre in capo al convenuto l’onere di Ric. 2020n. 31997 sez.

S2 -ud. 14/03/2025 dover contestare fatti costitutivi non allegati, anche se presupposti della domanda e il cui onere della prova ricade sull’attore.

Deve darsi continuità al seguente orientamento: Il principio di non contestazione non opera in difetto di specifica allegazione dei fatti che dovrebbero essere contestati, né tale specificità può essere desunta dall'esame dei documenti prodotti dalla parte, atteso che l'onere di contestazione deve essere correlato alle affermazioni presenti negli atti destinati a contenere le allegazioni delle parti, onde consentire alle stesse e al giudice di verificare immediatamente, sulla base delle contrapposte allegazioni e deduzioni, quali siano i fatti non contestati e quelli ancora controversi (Cass. Sez. 3, 22/09/2017, n. 22055, Rv. 646016 -01).

Il rigetto del motivo di ricorso relativo alla prima ra t io decidendi, trattandosi di una statuizione idonea a sorreggere da solala decisione, rende inammissibili tutte le restanti censure volte ad affermare che la mancata produzione di energia come garantita nel contratto sia dovuta ad un asserito inadempimento della committente che avrebbe dovuto rimuovere la neve dall’impianto.

In altri termini, in caso di plurime rationes decidendi è sufficiente che uno solo dei motivi di ricorso sia infondato, perchéla sentenza non possa essere cassata.

Deve richiamarsi in proposito il seguente principio di diritto: Ove la sentenza sia sorretta da una pluralità di ragioni, distinte ed autonome, ciascuna delle quali giuridicamente e logicamente sufficiente a giustificare la decisione adottata, l'omessa impugnazione di una di esse rendeinammissibile, per difetto di interesse, la censura relativa alle altre, la quale, essendo divenuta definitiva l'autonoma motivazione non impugnata, in nessun caso potrebbe produrre l'annullamento della sentenza (ex Ric. 2020n. 31997 sez.

S2 -ud. 14/03/2025 plurimis Sez. 1 , Ord. n. 18119 del 2020; Sez. 6 - 5 , Ord. n.9752 del 2017).

Infine, per completezza deve osservarsi che anche le restanti censure sono inammissibili perché tendono a confutare l’interpretazione del contratto operata dalla corte territoriale che ha accertato che la garanzia della quantità di energia che l’impianto doveva produrre teneva conto anche del possibile deposito della neve nel periodo invernale e di conseguenza ha ritenuto legittimamente escussa la garanzia essendo la ricorrente inadempiente.

È sufficiente in proposito ribadire che l'interpretazione di un atto negoziale è un tipico accertamento in fatto riservato al giudice di merito, normalmente incensurabile in sede di legittimità, salvo che nelle ipotesi di omesso esame di un fatto decisivo e oggetto di discussione tra le parti, alla stregua del c.d.

"minimo costituzionale" del sindacato di legittimità sulla motivazione, ai sensi del n. 5 dell'art. 360 c.p.c., nella formulazione attualmente vigente, ovvero, ancora, ai sensi dell'art. 360 n. 3 c.p.c., per violazione dei canoni legali di ermeneutica contrattuale, previsti dall'art. 1362 ss. c.c. (Cass. n. 14355 del 2016, in motiv.).

Il sindacato di legittimità può avere, quindi, ad oggetto solamente l'individuazione dei criteri ermeneutici del processo logico del quale il giudice di merito si sia avvalso per assolvere i compiti a lui riservati, al fine di verificare se sia incorso in vizi del ragionamento o in errore di diritto (Cass. n. 23701 del 2016).

Pertanto, al fine di riscontrare l'esistenza dei denunciati errori di diritto o vizi di ragionamento, non basta che il ricorrente faccia, com'è accaduto nel caso di specie, un astratto richiamo alle regole di cui agli artt. 1362 e ss. c.c., occorrendo, Ric. 2020n. 31997 sez.

S2 -ud. 14/03/2025 invece, che specifichi, per un verso, i canoni in concreto inosservati e, per altro verso, il punto e il modo in cui il giudice di merito si sia da essi discostato (Cass. n. 7472 del 2011; più di recente, Cass. n. 27136 del 2017).

Ne consegue l'inammissibilità del motivo di ricorso che, come quelli in esame, pur denunciando la violazione delle norme ermeneutiche o il vizio di motivazione, si risolva, in realtà, nella mera proposta di una interpretazione diversa rispetto a quella adottata dal giudice di merito (Cass. n. 24539 del 2009), così come è inammissibile ogni critica della ricostruzione della volontà negoziale operata dal giudice di merito che si traduca nella sola prospettazione di una diversa valutazione ricostruttiva degli stessi elementi di fatto da quegli esaminati (Cass. n. 2465 del 2015, in motiv.).

7. Il ricorso è rigettato.

8. Le spese del giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

9. Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater D.P.R. n. 115/02, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte dellaricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13, se dovuto.

P.Q.M La Corte rigetta il ricorso e c ondanna l a ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità nei confronti della parte controricorrente, che liquida in euro 5 6 00 , più 200 per esborsi, oltre al rimborso forfettario al 15% IVA e CPA come per legge; Ric. 2020n. 31997 sez.

S2 -ud. 14/03/2025 ai sensi dell’art. 13, co. 1 quater, del d.P.R. n. 115/2002, inserito da

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
ciato la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n. 31997/2020 R.G. proposto da: [OSCURATO:PERSONA], elettivamente domiciliata inROMA, V. [OSCURATO:PERSONA] n.11, presso lo studio dell’avvocato [OSCURATO:PERSONA] che la rappresenta e difende unitamente all'avvocato [OSCURATO:PERSONA]; -ricorrente - contro [OSCURATO:PERSONA], elettivamente domiciliato in [OSCURATO:PERSONA] F. CONFALONIERI, n. 5, presso lo studio dell’avvocato [OSCURATO:PERSONA] che larappresenta e difende unitamente all'avvocato [OSCURATO:PERSONA]; -controricorrente - Ric. 2020n. 31997 sez. S2 -ud. 14/03/2025 avverso la sentenza della CORTE D’APPELLOdi TRENTO, SEZ.DIST.[OSCURATO:PERSONA] n. 66/2020 depositata il 09/05/2020. Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 14/03/2025 dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]; [OSCURATO:PERSONA] 1. L a società [OSCURATO:SOCIETA]. cita va [OSCURATO:PERSONA] davanti al Tribunale di Bolzano per l’accertamento della riscossione - non conforme ai terminidel contratto e/o illegittima - della fideiussione bancariae la successiva condanna del convenuto alla restituzione dell'importo di denaro di € 71.830,00. L’attrice deduceva di aver concordato il 15.2.2011, mediante la stipula di due contratti separati, la consegna e il montaggio, nonché la manutenzione di un impianto fotovoltaico nella località montana di Fundres,laddove l'appaltatore avrebbe assicurato una produzione minima annua di 1000 kWh l kWpper un periodo di tre anni e garantito di tenere indenne il committente per l'eventuale mancato verificarsi del promesso risultato economico, con una garanzia bancaria aprima richiesta dell'ammontare di € 80.000,00. Nei mesi invernali dei primi tre anni dalla messa in funzione dell'impianto fotovoltaico sarebbe risultata una produzione inferiore. Di conseguenza il committente convenuto avrebbe riscosso, in data 28.01.2015, la fideiussione dell'importo di € 71.820,00.Secondo l'attrice, l'escussione della costituita garanzia bancaria sarebbe tuttavia dovuta avvenire nel rispetto delle clausole contrattuali contenute nell'accordo di manutenzione, che avrebbero obbligato il committente a liberare l'impianto, in particolare i moduli fotovoltaici, dalla neve nei mesi invernali. Il convenuto non avrebbe adempiuto a quest'obbligo su di lui Ric. 2020n. 31997 sez. S2 -ud. 14/03/2025 gravante ed avrebbe pertanto cagionato lui stesso le perdite di produzione subite. 2. Il convenuto si costituiva e chiedeva il rigetto della domanda. 3.Il Tribunale di Bolzano rigettava la domanda , interpreta ndo le disposizioni contrattuali convenute dalle parti nel senso che il servizio invernale non rientrava tra i compit i del convenuto. Le perdite di produzione determinate dalla neve non valevano come motivo di esclusione dellaresponsabilità in favore dell'appaltatrice ed eranopertanto coperte dalla garanzia bancaria. Il giudice di primo grado,infine, esclu deva anche un'eventuale colpa concorrente del convenuto per il danno subito; ciò nella convinzione che lo sgombero dei moduli fotovoltaici dalla neve sarebbe risultato un servizio specialistico che non pot eva essere preteso dal gestore dell'impianto. 4. Contro questa sentenza, [OSCURATO:SOCIETA]. proponevaappello . 5. [OSCURATO:PERSONA] si costitui va nel giudizio di impugnazione e proponeva appelloin via incidentale. 6. La Corte d’Appello rigettava l’appello. La Corte d’Appello richiamava l’orientamento di legittimità (Cass. n. 18995/2016) secondo cui non spetta al committente della garanzia alcuna pretesa restitutoria nei confronti del beneficiario della garanzia in base al rapporto di valuta, fintanto che questi non abbia restituito l'importo di garanzia alla banca garante. Le eccezioni relative all'escussione della garanzia bancaria a prima richiesta da parte del beneficiario devono quindi, secondo la giurisprudenza della Suprema Corte, essere fatte valere solo dopo che è stato effettuato il rimborso a seguito dell'azione di rivalsa Ric. 2020n. 31997 sez. S2 -ud. 14/03/2025 intentata dalla banca di garanzia contro il committente della garanzia. Il rimborso dell'importo di garanzia costituisce pertanto elemento costitutivo della pretesa restitutoria e il committente attore della garanzia ha il relativo onere di allegazione e della prova. Nella specie l'attrice non aveva fornito alcuna allegazione di fatto in merito a l rimborso del relativo importo. Né avev a mai dedotto espressamente l'abusiva escussione della garanzia bancaria. 6.1 In ogni caso, anche volendo considerare come eccezione di abuso la richiesta attorea di accertamento della riscossione asseritamente contraria ai termini del contratto e/o illegittima dell'importo di garanzia da parte del beneficiario di quest'ultima, doveva osservarsi che la prova della sussistenza di un abuso di dirittospettava all’attore. L'attuale appellante non aveva fornito la prova di cui era onerata relativa all'illegittima escussione della garanzia bancaria nei confronti dall'appellato. Dal risultato istruttorio si evince va invece l'inadempimento di qu est'ultima ai propri obblighi contrattuali. Infatti, l'attrice non avev a fornito una prova concludente circa l'affidabilità del calcolo predisposto dalla stessa nella fase precontrattuale dellaredditività dell'opera da realizzare. La promessa di produttività complessiva dell'impianto fotovoltaico da realizzare sarebbe stata calcolata –secondo la sua esposizione nel merito -con l'ausilio di programmi software. La Corte evidenziava che anche in base alla dichiarazione di un teste era emerso che la garanzia di produzione comprendeva Ric. 2020n. 31997 sez. S2 -ud. 14/03/2025 anche il periodo invernale e che secondo la stessa fornitrice era inutile correre il rischio dei graffi per spazzare via la neve visto che comunque si sarebbe raggiunta la suddetta quantità di produzione di energia. Dunque, era anche incerto se la produzione di energia elettrica nei mesi invernali fosse stata effettivamente presa in considerazione ai fini del calcolo della capacità di rendimento dell'impianto fotovoltaico. Non era stata fornita alcuna prova concludente del calcolo della capacità produttiva dell'opera realizzatae, di conseguenza, il promesso risultato del rendimento. Da quanto sopra dedotto conseguivache l'appaltatrice, su cui grava l'onere della prova, non avev a provato il proprio regolare adempimento contrattuale. 7. La società [OSCURATO:SOCIETA]. ha proposto ricorso per cassazione avverso la suddetta sentenza sulla base di otto motivi di ricorso. 8. [OSCURATO:PERSONA] resistito con controricorso. 9. La ricorrente con memoria depositata in prossimità dell’udienza ha insistito nellarichiesta di accoglimento del ricorso. [OSCURATO:PERSONA] 1. Il primo motivo di ricorso è così rubricato: Violazione efalsa applicazione dell'articolo 24 Costituzione, degli articoli 99, 112, 115, 116 c.p.c., oltre che degli articoli 1176, 1175, 1218, 1322, 1375,1453, 1650 e s s. , 2033, 2697, 2907 c.c. in quanto la Corte d'Appello avrebbe erroneamente affermato che al centro della decisione vi era l'illegittima escussione della garanzia bancaria. La Corte d'Appello avrebbe erroneamente interpretato la domanda ritenendo che il procedimento riguardasse il rapporto di garanzia mentre invece oggetto della domanda era l'inadempimento rispetto ai contratti per l'installazione e la Ric. 2020n. 31997 sez. S2 -ud. 14/03/2025 costruzione dell'impianto fotovoltaico di cui l'illegittima escussione della garanzia da parte della committente era una conseguenza. 2.Il secondo motivo di ricorso è così rubricato: violazione e/o falsa applicazione degli articoli 1325, 1362, 1363, 1365 c.c . e dell'articolo 116 c.p.c., nella parte in cui il giudice d'Appello non avrebbe accertato la comune intenzione delle parti con riguardo all'obbligo di togliere la neve dai pannelli fotovoltaici, peraltro chiaramente evincibile dal testo dei contratti di installazione, montaggio e manutenzione dell'impianto fotovoltaico. 3. Il terzo motivo di ricorso è così rubricato: violazione e/ o falsa applicazione dell'articolo 24 Cost. degli articoli 1176, 1218, 1227,1453, 1650 e s s. , 2033, 2697 c.c. nonché dell'art . 115 c.p.c. per avere il giudice d'Appello erroneamente ritenuto che l'odierna ricorrente non avesse dimostrato di aver adempiutoai contratti di fornitura, montaggio e manutenzione dell'impianto fotovoltaico stipulati il 15 febbraio 2011. 4. Il quarto motivo di ricorso è così rubricato:violazione e/o falsa applicazione per aver omesso di esaminare i fatti decisivi dati dal corretto funzionamento dell'impianto fotovoltaico e dalla relativa manutenzione da parte della appaltatrice secondo le c.d. legis artis. 5. I primi quattro motivi di ricorso, che stante la loro evidente connessione possono essere esaminati congiuntamente, sono in parte infondati e in parte inammissibili. Deve premettersi che l'inserimento in un contratto di fideiussione di una clausola di pagamento "a prima richiesta e senza eccezioni" vale di per sé a qualificare il negozio come contratto autonomo di garanzia, essendo tale clausola Ric. 2020n. 31997 sez. S2 -ud. 14/03/2025 incompatibile con il principio di accessorietà che caratterizza il contratto di fideiussione, salvo quando vi sia un'evidente discrasia rispetto all'intero contenuto della convenzione negoziale, non desumibile, peraltro, dalla semplice circostanza che il garante si sia costituito "fideiussore solidale", atteso che la menzionata rinuncia alle eccezioni contrasta con l'assunzione di un impegno solidale. In particolare, la fideiussione tipica va distinta dalla polizza fideiussoria, quale contratto dalla naturaautonoma, anche perché, in quest'ultimo caso, il contraente si impegna ad una prestazione distinta da quella garantita, a nulla rilevando la previsione del diritto di surroga del garante, la quale è connaturale ad ogni garanzia, autonoma o accessoria (Sez. 6 - 3, Ord. n.27619 del 2020 , Rv. 660059) . In tal caso, pertanto, la banca garante non può agire in regresso nei confronti del beneficiario né può opporgli le eccezioni opponibili dal creditore salvo la c.d. exceptio doli.Infatti, è del tutto consolidato l’orientamento secondo cui non possono essere addotte a fondamento della exceptio doli circostanze fattuali idonee a costituire oggetto di eccezione di merito opponibile nel rapporto principale dal debitore garantito al creditore e beneficiario della garanzia, in quanto elemento fondamentale di tale rapporto è la inopponibilità da parte del garante di eccezioni di merito proprie del rapporto principale( ex plurim i s Sez. 3, Sent. n. 30509 del 2009 - Rv.655839). In tal caso,poiché come si è detto l’autonomia del contratto di garanzia rispetto al rapporto sottostante esclude la surrogazione del garante (che ha pagato adempiendo alla propria obbligazione) nei diritti che il creditore aveva neiconfronti del beneficiario questi, Ric. 2020n. 31997 sez. S2 -ud. 14/03/2025 al fine di recuperare le somme versate al beneficiario, può agire in rivalsa nei confronti del debitore che potrà opporre al garante solo la suddetta exceptio doli. Invece il debitore può chiedere la ripetizione del pagamento della somma garantita al beneficiario dovendo chiedere la restituzione delle somme a suo tempo versate dal garante e da lui rimborsate a titolo di risarcimento del danno o secondo altra ricostruzione per ripetizione dell’indebito. In altri termini in caso di contratto autonomo di garanzia il garante che abbia effettuato il pagamentopuò ottenere l’immediata restituzione della somma erogata al beneficiario chiedendola al debitore garantito , con conseguente ricaduta su quest’ultimo dell’onere di recuperare dal beneficiario le somme che dovessero risultare indebitamente incassate. Sulla base di questa ricostruzione trilatera si è evidenziato come il debitore sialegittimato a ripetere la somma dal beneficiario soltanto ove l’abbia effettivamente restituita al garante e sulla mancata allegazione e prova del regresso della banca nei confronti della ricorrente si è fondata la prima ratio decidendidella sentenza impugnata. Pertanto, venendo al caso di specie,non vi è alcun dubbio circa il fatto che la ricorrente abbi a agito in giudizio per accertare l’illegittima escussione della garanzia fideiussoria da parte della controricorrente che aveva chiesto alla banca garante il pagamento a fronte del reiterato mancato raggiungimento del quantitativo di produzionedi energia elettrica che l’attrice aveva garantito. Di conseguenza, il primo motivo è del tutto infondato in quanto la qualificazione della domanda operata dal Tribunale prima e dalla Ric. 2020n. 31997 sez. S2 -ud. 14/03/2025 Corte d’Appello nel giudizio di secondo grado corrisponde alle stesse conclusioni della ricorrente. Si legge nella sentenza impugnata infatti che parte ricorrente aveva così concluso: accertare e dichiarare che la riscossione della fideiussione bancaria presso la [OSCURATO:PERSONA] di [OSCURATO:PERSONA]. Coop. A R.L. dell'importo di € 71.830,00 era non conforme ai termini del contratto e/oillegittima e disporre pertanto, a carico del convenuto Prof. Dott. med. [OSCURATO:PERSONA], titolare della ditta individualeEkkehard Grunig, la restituzione dell'importo di denaro di Euro 71.830,00 o di quell'importo maggiore o minoreche verrà accertato. L’inadempimento che la ricorrente imputa alla controparte per non avere provveduto a rimuovere la neve che si era depositata sull’impianto è diretto ad accertare l’illegittima escussione della garanzia. Il giudice del gravame, pertanto, correttamente ha ritenuto che oggetto della domanda fosse la ripetizione fatta valere dall'appellante, a causa dell'escussione a prima richiesta che asseriva indebita della garanzia bancaria prestata. Ciò premesso, l a censura che la ricorrente propone nei confronti della prima ratio decidendi cui sopra si è fatto cenno è infondata. La Corte d’Appello, infatti, ha motivato il rigetto della domanda, in primo luogo, perché parte ricorrente non aveva in alcun modo allegato e provato di aver restituito alla Banca l’importo pagato alla controparte a seguito dell’escussione della fideiussione. Il collegio d’Appello ha richiamato il seguente orientamento: In tema di contratto autonomo di garanzia, qualora il garantito Ric. 2020n. 31997 sez. S2 -ud. 14/03/2025 abbia escusso dal garante un importo superiore al danno effettivamente subito, il debitore principale ha diritto di ripetere dal garantito l'eccedenza solo se il garante abbia proposto azione di rivalsa nei suoi confronti, non avendo altrimenti legittimazione sostanziale a richiedere al garantito quanto da questi indebitamente percepito non da lui ma da altro soggetto (Cass. Sez. 3, 27/09/2016, n. 18995, Rv. 642110 -01). Si legge nella sentenza che:non spetta al committente della garanzia alcuna pretesa restitutoria nei confronti del beneficiario della garanzia in base al rapporto valuta, fintanto che questi non abbia restituito l'importo di garanzia alla bancagarante. Il rimborso dell'importo di garanzia costituisce pertanto elemento costitutivo della pretesa restitutoria e il committenteattore della garanzia ha il relativo onere di allegazione eprova. L 'attrice nel caso di specie non ha fornito alcuna allegazione di fatto inmerito ad un rimborso dell'importo di garanzia effettuatodalla stessa a favore della banca garante. La ricorrente nel censurare tale statuizione richiama la c.d. allegazione implicita e la conseguente prova per mancata contestazione del fatto allegato implicitamente. La tesi è priva di fondamento. La ricorrente conferma di non aver mai dedotto allegato e provato che la banca garante abbia esercitato nei suoi confronti l’azione di regresso, elemento costitutivo della sua richiesta di restituzione nei confronti del beneficiario che asseritamente l’abbia illegittimamente escussa. Tale circostanza, dunque, non essendo stata allegata non può ritenersi provata per la sua mancata contestazione, non potendosi porre in capo al convenuto l’onere di Ric. 2020n. 31997 sez. S2 -ud. 14/03/2025 dover contestare fatti costitutivi non allegati, anche se presupposti della domanda e il cui onere della prova ricade sull’attore. Deve darsi continuità al seguente orientamento: Il principio di non contestazione non opera in difetto di specifica allegazione dei fatti che dovrebbero essere contestati, né tale specificità può essere desunta dall'esame dei documenti prodotti dalla parte, atteso che l'onere di contestazione deve essere correlato alle affermazioni presenti negli atti destinati a contenere le allegazioni delle parti, onde consentire alle stesse e al giudice di verificare immediatamente, sulla base delle contrapposte allegazioni e deduzioni, quali siano i fatti non contestati e quelli ancora controversi (Cass. Sez. 3, 22/09/2017, n. 22055, Rv. 646016 -01). Il rigetto del motivo di ricorso relativo alla prima ra t io decidendi, trattandosi di una statuizione idonea a sorreggere da solala decisione, rende inammissibili tutte le restanti censure volte ad affermare che la mancata produzione di energia come garantita nel contratto sia dovuta ad un asserito inadempimento della committente che avrebbe dovuto rimuovere la neve dall’impianto. In altri termini, in caso di plurime rationes decidendi è sufficiente che uno solo dei motivi di ricorso sia infondato, perchéla sentenza non possa essere cassata. Deve richiamarsi in proposito il seguente principio di diritto: Ove la sentenza sia sorretta da una pluralità di ragioni, distinte ed autonome, ciascuna delle quali giuridicamente e logicamente sufficiente a giustificare la decisione adottata, l'omessa impugnazione di una di esse rendeinammissibile, per difetto di interesse, la censura relativa alle altre, la quale, essendo divenuta definitiva l'autonoma motivazione non impugnata, in nessun caso potrebbe produrre l'annullamento della sentenza (ex Ric. 2020n. 31997 sez. S2 -ud. 14/03/2025 plurimis Sez. 1 , Ord. n. 18119 del 2020; Sez. 6 - 5 , Ord. n.9752 del 2017). Infine, per completezza deve osservarsi che anche le restanti censure sono inammissibili perché tendono a confutare l’interpretazione del contratto operata dalla corte territoriale che ha accertato che la garanzia della quantità di energia che l’impianto doveva produrre teneva conto anche del possibile deposito della neve nel periodo invernale e di conseguenza ha ritenuto legittimamente escussa la garanzia essendo la ricorrente inadempiente. È sufficiente in proposito ribadire che l'interpretazione di un atto negoziale è un tipico accertamento in fatto riservato al giudice di merito, normalmente incensurabile in sede di legittimità, salvo che nelle ipotesi di omesso esame di un fatto decisivo e oggetto di discussione tra le parti, alla stregua del c.d. "minimo costituzionale" del sindacato di legittimità sulla motivazione, ai sensi del n. 5 dell'art. 360 c.p.c., nella formulazione attualmente vigente, ovvero, ancora, ai sensi dell'art. 360 n. 3 c.p.c., per violazione dei canoni legali di ermeneutica contrattuale, previsti dall'art. 1362 ss. c.c. (Cass. n. 14355 del 2016, in motiv.). Il sindacato di legittimità può avere, quindi, ad oggetto solamente l'individuazione dei criteri ermeneutici del processo logico del quale il giudice di merito si sia avvalso per assolvere i compiti a lui riservati, al fine di verificare se sia incorso in vizi del ragionamento o in errore di diritto (Cass. n. 23701 del 2016). Pertanto, al fine di riscontrare l'esistenza dei denunciati errori di diritto o vizi di ragionamento, non basta che il ricorrente faccia, com'è accaduto nel caso di specie, un astratto richiamo alle regole di cui agli artt. 1362 e ss. c.c., occorrendo, Ric. 2020n. 31997 sez. S2 -ud. 14/03/2025 invece, che specifichi, per un verso, i canoni in concreto inosservati e, per altro verso, il punto e il modo in cui il giudice di merito si sia da essi discostato (Cass. n. 7472 del 2011; più di recente, Cass. n. 27136 del 2017). Ne consegue l'inammissibilità del motivo di ricorso che, come quelli in esame, pur denunciando la violazione delle norme ermeneutiche o il vizio di motivazione, si risolva, in realtà, nella mera proposta di una interpretazione diversa rispetto a quella adottata dal giudice di merito (Cass. n. 24539 del 2009), così come è inammissibile ogni critica della ricostruzione della volontà negoziale operata dal giudice di merito che si traduca nella sola prospettazione di una diversa valutazione ricostruttiva degli stessi elementi di fatto da quegli esaminati (Cass. n. 2465 del 2015, in motiv.). 7. Il ricorso è rigettato. 8. Le spese del giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo. 9. Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater D.P.R. n. 115/02, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte dellaricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13, se dovuto. P.Q.M La Corte rigetta il ricorso e c ondanna l a ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità nei confronti della parte controricorrente, che liquida in euro 5 6 00 , più 200 per esborsi, oltre al rimborso forfettario al 15% IVA e CPA come per legge; Ric. 2020n. 31997 sez. S2 -ud. 14/03/2025 ai sensi dell’art. 13, co. 1 quater, del d.P.R. n. 115/2002, inserito da
Sentenza Cassazione n. 08900/2025 — Fons Iuris — Fons Iuris