CassazionedecretoSezione 2Decisione del 4 febbraio 2025
Cassazione n. 07354/2025
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Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
a pronunciato la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n.17251/2019 R.G. proposto da : [OSCURATO:PERSONA], rappresentato e difeso in proprio e dall’avv. [OSCURATO:PERSONA], con domicilio digitale in atti. -RICORRENTE- [OSCURATO:PERSONA], in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall'avvocato [OSCURATO:PERSONA], con domicilio digitale in atti. CONTRORICORRENTE\RICORRENTE [OSCURATO:PERSONA] avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di MONZA depositata i l 04/06/2019. Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 04/02/2025dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] 1. Con ordinanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA] , il Tribunale di Monza ha accolto parzialmente l’opposizione ex art. 702 bis c.p.c. e 14 d.lgs. n. 150/2011, proposta dalla Banca di [OSCURATO:PERSONA] di [OSCURATO:PERSONA], già B.C.C. di [OSCURATO:PERSONA], avverso il decreto ingiuntivo ottenuto dall’avv. [OSCURATO:PERSONA] per il pagamento dei compensi professionali per la difesa in 10controversie civili. [OSCURATO:PERSONA] opponente aveva allegato il perfezionamento, in data 11.4.2013 e in data 29.4.2015, di due convenzioni tariffarie che sostituivano ogni precedente accordo, disponendo, al punto 3.1, che “per le attività svolte in attuazione della Convenzione al legale” sarebbero stati “riconosciuti i compensi calcolati sulla base dei parametri riportati negli allegati”. Si è costituito l’avv. [OSCURATO:PERSONA], affermando di non aver sottoscritto alcun accordo sui compensi successivamente a quello concluso nel 1996 e che, in ogni caso, la clausola delle convenzion i allegat e da controparte violava l’art. 13 bis della legge professionale forense, derogando all’equo compenso e ai parametri fissati dal D.M. n. 55/2014. Esaurita la trattazione, il Collegio di merito ha ritenuto che le attività precedenti al 30.6.2014 fossero disciplinate dall’accordo concluso in data [OSCURATO:DATA_NASCITA], e quelle successive al 30.6.2014, tra cui anche alcune oggetto di causa, dalla convenzione del 29.4.2015, integrata con le modifiche richieste dal difensore con missiva del 12.6.2013, reputando che gli accordi contenessero clausole vessatorie, in contrasto con l’art. 13 bis della legge professionale forense, che dovevano essere disapplicate; ha rideterminato il compenso sulla base dei parametri di cui al D.M. n. 55/2014, con aggravio degli interessi moratori di cui all’art. 1284, comma 4, c.c. a decorrere dalla data di deposito del ricorso per decreto ingiuntivo sino al saldo effettivo. Ha negato che il difensore avesse frazionato il credito, avendo accorpato procedimenti connessi o collegati tra loro, evidenziando che la trattazione unitaria dei diversi procedimenti avrebbe richiesto l’esame di una notevolissima mole di documenti. L’avv. [OSCURATO:PERSONA] ha impugnato la decisione con ricorso in sette motivi. La cassazione dell’ordinanza è stata chiesta anche dalla Banca di credito cooperativo di Milano – società cooperativa con autonomo ricorso in cinque motivi, cui l’avv. [OSCURATO:PERSONA] ha replicato con controricorso ex art. 371, comma quarto, c.p.c. Le parti hanno depositato memorie illustrative. [OSCURATO:PERSONA] 1. Il ricorso dell’avv. [OSCURATO:PERSONA] , notificato per primo, ha natura principale; l’impugnazione dell’istituto bancario ha natura incidentale. 2. Con il primo motivo del ricorso principale è dedotta la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 28 della L. 794/1942, 3 e 14 del d.lgs. 150/2011, 641, 645 e 702 bis e ss. c.p.c. , 20 del D.M. 55/2014. Sostiene il ricorrente che l’opposizione doveva essere proposta con citazione, essendo azionati crediti per attività sia giudiziali che stragiudiziali non connesse all e prim e , mentre la BCC aveva introdotto la causa con ricorso notificato in data 22.10.2018, oltre il termine di quaranta giorni ex art. 645 c.p.c. dalla notifica dell’ingiunzione,avvenuta in data 19.6.2018. Il motivo è infondato. La pronuncia ha stabilito che il ricorso monitorio era teso ad ottenere il pagamento per attività di rappresentanza e assistenza giudiziale civile (cfr. ordinanza, pag. 1) , negando, quindi , che le attività stragiudiziali fossero scollegate e non funzionali rispetto a quelle giudiziali. D’altronde, come è evidenziato nel controricorso, era stato il difensore a richiamare l’art. 3 del contratto di incarico del 1996 che regolava i compensi per le attività giudiziali civili, potendo l’opponente confidare nell’applicabilità del rito speciale sulla base delle stesse deduzioni di controparte e della qualificazione del titolo della pretesa (Cass. 10206/2001; Cass. 15720/2006; Cass.8014/2009) e, per giunta, questa Corte ha già ritenuto ammissibile l’opposizione ex art. 645 c.p.c. (non rientrante nelle ipotesi regolate dal citato art. 14) proposta con ricorso quando, come nel caso in esame, l’opponente abbia richiamato l’art. 702 bis c.p.c. e, dunque, le regole del processo sommario disciplinato dal codice di rito (Cass.34501/2022; Cass. 25543/2023). L’opposizione era –quindi - tempestiva. 3. Il secondo motivo denuncia la violazione dell’art. 2909 c.c. e 112 c.p.c., sostenendo che con decreto ingiuntivo non opposto, e perciò passato in giudicato, il Tribunale di Monza aveva ritenuto ancora operante la convenzione tariffaria sottoscritta dalle parti nel 1996, di cui doveva farsi applicazione anche nella presente controversia. Il motivo è infondato. Il preteso giudicato esterno è insussistente. In forza della già menzionata convenzione tariffaria, le parti avevano predeterminato il contenuto dei successivi incarichi professionali, ognuno dei quali, pur avendo un comune contenuto economico, era distintamente conferito, venendo a radicarsi in un titolo autonomo (cfr., nel senso che le prestazioni professionali fondate su incarichi distinti, conferiti sulla base di una convenzione tariffaria, si inscrivono nell’ambito di un rapporto unitario in senso fattuale e storico/fenomenologico: Cass. 24657/2023; Cass. 24459/2023; Cass. 22094/2023). Questa Corte ha affermato che il principio secondo cui l'autorità delgiudicato spiega i suoi effetti non solo sulla pronuncia esplicita della decisione, ma anche sulle ragioni che ne costituiscono sia pure implicitamente il presupposto logico-giuridico, trova applicazione anche in riferimento aldecreto ingiuntivo di condanna al pagamento di una somma di denaro, il quale, in mancanza di opposizione o quando quest'ultimo giudizio sia stato dichiarato estinto, acquista efficacia digiudicato non solo in ordine al credito azionato, ma anche in relazione al titolo posto a fondamento dello stesso, precludendo ogni ulteriore esame delle ragioni addotte a giustificazione della relativa domanda in altro giudizio (Cass. 25180/2024; Cass.22465/2018; Cass. 281318/2017; Cass. 18725/2008; Cass. SU 4510/2006; Cass. 6628/2006; Cass. 18725/2007; Cass.18791/2009; Cass. 11360/2010). L’accertamento dell’operatività della convenzione tariffaria del 1996 rispetto a taluni incarichi di difesa (e che rendeva applicabili le tariffe professionali), non poteva ritenersi oggetto di un giudicato esterno anche rispetto ad ogni ulteriore mandato difensivo, costituente un diverso titolo giustificativo del diritto al compenso per le distinte attività(Cass. 32370/2023; Cass. 10430/2023; cfr., per i rapporti di durata, Cass. 17223/2020 , Cass. 10430/2023; Cass. 37/2019 secondo cui il vincolo di giu d ic ato , sia pur formato in relazione a periodi temporali diversi, opera solo a condizione che il fatto costitutivo sia lo stesso ed in relazione ai soli aspetti permanenti del rapporto, con esclusione di quelli variabili). 4. Il terzo motivo denuncia la violazione degli artt. 1326, 1362 e 2233 c.c., per aver il Tribunaleritenuto perfezionata e vincolante la Convenzione del 2013, limitatamente all’art. 3.1, per contrasto con la disciplina sull’equo compenso. Si assume in ricorso che, ravvisata detta nullità, il giudice avrebbe dovuto applicare la convenzione del 1994,che riconosceva i valori tariffari medi. La pronuncia avrebbe trascurato che la successiva convenzione del 2015 riguardava solo le cause contenute nell’elenco allegato all’accordo e che la missiva del 12.6.2013 integrava una nuova proposta del difensore che non era stata formalmente accettata, non essendosi perfezionato, fino al 2015, alcun accordo sulle condizioni economiche , come era confermato anche dal comportamento anteriore e successivo delle parti, non potendo aver rilievo che tale accordo non fosse stato contestato, avendo il ricorrente – peraltro - negato espressamente di aver firmato il contratto. Con il quarto motivo di ricorso, si lamenta la violazione e/o falsa applicazione, ai sensi dell’art. 360 n. 3 c.p.c., degli artt. 1326, 1362 e ss., 2233 c.c. e dell’art. 115 c.p.c., asserendo che, date le contestazioni del difensore, nessuna convenzione poteva dirsi stipulata tra l’avv. [OSCURATO:PERSONA] e BCCnel 2013, essendo in vigore quella del 1996, cui doveva far riferimento il giudice nel liquidare i corrispettivi. Il quinto motivo denuncia la violazione degli artt. 115, 116 c.p.c. e 1362 e ss. c.c., per aver il Tribunale ritenuto applicabile la convenzione tariffaria, dichiarata nulla, senza le integrazioni e le modifiche di cui alla missiva del 12.06.2013, in base alle quali il nuovo accordo riguardava le sole pratiche elencante nell’elenco allegato, tutte successive alla sottoscrizione, omettendo di pronunciare sulla presunta data di stipula della convenzione. Il terzo e quarto motivo sono fondati nei limiti che seguono; il quinto è assorbito. La Corte di merito ha ritenuto perfezionate due diverse convenzioni, stipulate nel 2013 e nel 2015, osservando che l’adesione alla prima di esse da parte del difensore era pacifica e non contestata, omettendo di accertare se e quando fosse stata sottoscritta. In tal modo, come correttamente dedotto dal difensore, non ha considerato che, ai sensi dell’art. 2233, ultima comma, c.c. i patti conclusi tra gliavvocati con i loro clienti che stabiliscono i compensi professionali vanno redatti per iscritto a pena di nullità (Cass.717/2023; Cass. 15563/2022; Cass. n. 24213/2021; Cass.11597/2015), non potendo valere un’ipotetica non contestazione, né potendo trarsi la prova della conclusione del primo accordo dal contenuto di quello successivo, concluso il 29.4.2015, che ne aveva esteso la regolazione economica alle pratiche espletate dopo il 30.6.2014. Come è spiegato in ricorso, dopo aver ricevuto lo schema di convenzione tariffaria, il difensore aveva richiesto modifiche ritenute irrinunciabili e non approvate se non che con la successiva convenzione del 2015; quindi, anziché sottoscrivere l’accordo senza riserve, il ricorrente aveva formulato una controproposta che la banca avrebbe dovuto accettare espressamente e per iscritto, accettazione della quale non dà conto la pronuncia, non potendo altrimenti giustificarsi l’applicazione delle previsioni tariffarie a tutte le pratiche curate dal ricorrente non ricadenti nell’ambito della successiva convenzione che concerneva le sole attività svolte dopo 30.6.2014. Le restanti questioni proposte con i motivisono rimesse al giudice di rinvio. 5. Con il sesto motivo di ricorso, si lamenta la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2233 c.c., del D.M. 55/2014, all’art. 13 bis della legge professionale forense, lamentando che il Tribunaleabbia dichiarato la nullità della convenzione tariffaria e disposto la liquidazione dei compensi secondo il D.M. 55/2014, disapplicando la convenzione d el 1994 che riconosceva al difensore importi corrispondenti ai valori tariffari medi, senza nulla riconoscere – o riconoscendo importi inferiori a quelli congrui - per talune delle attività svolte. Con il settimo motivo di ricorso si lamenta vizio di motivazione e violazione dell’art. 112 c.p.c. e del D.M. n. 238/1992 per aver la pronuncia riconosciuto gli interessi legali sul compenso , disattendendo immotivatamente la richiesta di applicare gli interessi moratori di cui al D.M. 238/1992 Il sesto motivo è assorbito per effetto dell’accoglimento dei motivi secondo e terzo del ricorso incidentale, per le ragioni cui si darà conto nel prosieguo, da cui discende l’inapplicabilità dell’art. 13 bis della legge professionale; anche il settimo motivo è assorbito, occorrendo procedere ad una nuova liquidazione per la ritenuta fondatezzadel ricorso incidentale. 6. Il primo motivo del ricorso incidentale denuncia la violazione dell’art. 111 Cost. e degli artt. 1175 e 1375c.c., per aver il Tribunale respinto l’eccezione di abusiv o frazionamento del credito , evidenziando che l’avv. [OSCURATO:PERSONA] aveva incardinato venticinque procedimenti monitori con un parziale accorpamento dei relativi crediti senza un criterio uniforme, essendo le diverse pretese fondate su un unico rapportoprofessionale a carattere continuativo. Il motivoè infondato. Non è consentito al creditore di una determinata somma di denaro, dovuta in forza di un "unico rapporto obbligatorio", proporre plurime richieste giudiziali di adempimento (Cass. s.u. 23726/2007; Cass.19898/2018; Cass. 15398/2019; Cass. 26089/2019; Cass.9398/2017; Cass. 17019/2018) e anche le domande aventi ad oggetto distinti diritti di credito, anche se relativi ad un medesimo rapporto di durata tra le parti, devono esser proposte nel medesimo giudizio se le pretese creditorie, oltre a far capo ad un medesimo rapporto tra le stesse parti, siano anche, in proiezione, inscrivibili nel medesimo ambito oggettivo di un possibile giudicato o, comunque, fondate sullo stesso fatto costitutivo, salvo che risulti in capo al creditore un interesse oggettivamente valutabile alla tutela processuale frazionata (Cass. s.u. 4090/2017; Cass. 31012/2017; Cass. 17893/2018; Cass. 6591/2019). È dunque ammissibile il frazionamento ove sia riscontrabile un interesse processuale del creditore a proporre separati giudizi, interesse la cui verifica compete al giu d ice di merito (Cass.24371/2021; Cass. 24721/2023; Cass. 24657/2023). Nel caso in esame, il Collegio d i merito n on si è limitato ad un’affermazione di principio circa la possibilità di azionare sempre separatamente i crediti relativi a ciascun incarico di difesa, ma ha precisato che la proposizione di azioni separate si giustificava per il fatto che ciascun ricorso monitorio era stato proposto per una pluralità di cause con connotazioni omogenee o comunque connesse e che un eventuale simultaneus processus delle decine di pratiche avrebbe richiesto l’esame di una notevolissima mole di documenti, rendendo particolarmente difficoltosa la difesa , con il prevedibile effetto di rendere meno celere la realizzazione del credito. Dato l’accertato interesse ad azionare più giudizi,non è configurabile un abuso del processo, né è necessario attendere la pronuncia delle sezioni unite di questa Corte sulla questionesollevata con ordinanza interlocutoria n. 3643/2024, riguardo all’incidenza del frazionamento sulla sola regolazione delle spese o sulla proponibilitàdella domanda. 8. Il secondo motivo denuncia la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 73 e 77 Cost., degli artt. 1, 10 e 11 disposizioni sulla legge in generale, dell’art. 113 c.p.c., dell’art. 1 della L. 172/2017 e dell’art. 15 della L. 400/1988, per aver il Tribunale erroneamente ritenuto che gli accordi tariffari violasse ro l’art. 13 bis della L. 247/2012, norma entrata in vigore il giorno 1.1.2018, dopo l’esaurimento del rapportoprofessionale per effetto d ella rinuncia ai mandati in data 16.11.2012. Il terzo motivo denuncia la violazione degli artt. 1, 10 e 11 dell e disposizioni sulla legge in generale, affermando che l’art. 13 bis della legge professionale non era norma retroattiva e non poteva applicarsi alle prestazioni già espletate prima della sua entrata in vigore o alla convenzione conclusa precedentemente dalle parti, in data 11.4.2013. I due motivi sono fondati. Il Tribunale è incorso nell’errore di ritenere applicabile l’art. 13 bis anche ai rapporti professionali ormai cessati a seguito di rinuncia al mandato in data 16.11.2012 e alle prestazioni già espletate, individuando la data di entrata in vigore dell’art. 13 bis nella data di adozione del D.L. 148/2017, individuata nel 16.10.2017. L’art. 13 bis non è compreso tra le disposizioni adottate con il decreto legge ma è stata introdotto dall’art. 19 quaterdecies della legge di conversione n. 148/2017, con effetti dall’[OSCURATO:DATA_NASCITA]. Di conseguenza, non avendo la norma valore interpretativo e retroattivo , non era applicabile alle prestazioni effettuate prima dell’[OSCURATO:DATA_NASCITA], non potendosi sindacare e disapplicare i contenuti economici delle sottostanti convenzioni(Cass. 15407/2024; Cass. 7904/2020). 4. Il quarto motivo denuncia la violazione dell’art. 112 c.p.c. per aver il Tribunale affermato che l ’ accordo tariffario stipulat o nel 2013 era divenuto vincolante solo con la sottoscrizione dell’accordo del [OSCURATO:DATA_NASCITA] e solo nella parte in cui conteneva la regolazionetariffaria, senza nulla replicare alle deduzion i della banca secondo cui l’originaria convenzione era stata stipulata dalla BCC Gestione crediti s.p.a. per contodell’istituto ricorrente. Il motivo è assorbito per l’accoglimento del terzo e quarto motivo del ricorso principale, avendo il Tribunale erroneamente affermato – contrariamente a quanto assume l’istituto ricorrente -che non vi era ragione per escludere che già la convenzione dell’[OSCURATO:DATA_NASCITA] fosse stata sottoscritta dalle parti, circostanza che dovrà essere rivalutata dal giudicedi rinvio. 5. Il quinto motivo denuncia la violazione degli artt. 1224 e 1284 c.c.,per aver la pronuncia fatto decorrere gli interessi dalla domanda monitoria, e non dalla pronuncia, pur essendo il credito ancora illiquido alla data del deposito del ricorso monitorio. Anchetale motivo è assorbito, dovendo il giudice di rinvio procedere ad una nuova liquidazione dei corrispettivi sia per il capitale che per gli interessi. In conclusione, sono accolti i motivi terzo e quarto del ricorso principale, sono respinti il primo e il secondo e sono assorbiti il quinto, il sesto e il settimo motivo. Sono inoltre accolti il secondo e il terzo motivo del ricorso incidentale, con rigetto del primo e assorbimento del quarto e del quinto. L’ordinanza è cassata in relazione ai motivi accolt i con rinvio della causa al Tribunale di Monza, in diversa compos i zione, che provvederà a regolare anche le spesedi cassazione. P.Q.M. accoglie il terzo e il quarto motivo del ricorso principale, rigetta il primo e il secondo e dichiara assorbite le restanti censure, accoglie il secondo e il terzo motivo del ricorso incidentale, respinge il primo e dichiara assorbiti il quarto e il quinto motivo , cassa l’ordinanza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia la causa al Tribunale