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CassazionesentenzaSezione 5Decisione del 24 gennaio 2025

Cassazione n. 18750/2025

Testo disponibile della fonte

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ha pronunciato la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n.1097/2022 R.G. proposto da [OSCURATO:PERSONA] S.P.A., rappresentata e difes a dagli avvocati [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:CODICE_FISCALE]) e [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:CODICE_FISCALE]) -ricorrente- contro [OSCURATO:PERSONA] -intimato- avverso SENTENZA diCOMM.TRIB.REG.

Puglia, SEZ.DIST.

TARANTOn.1819/2021 depositata i l 10/06/2021 .

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 24/01/2025dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA]

1. La CTR, con la sentenza in epigrafe indicata, ha rigettato l’appello della contribuente avverso la decisione di primo grado che aveva respinto il ricorso introduttivo relativo all’impugnazione dell’avviso di accertamento per ICI 2007 (insufficiente versamento, per terreni edificabili e d altri immobili);

2. ricorre in cassazione la società [OSCURATO:SOCIETA]. con tre motivi di ricorso;

3. il Comune è rimasto intimato. [OSCURATO:PERSONA]

1. Il ricorso risulta fondato relativamente al terzo motivo, infondato nel resto.

La sentenza deve essere cassata con rinvio per nuovo esame alla CGT di secondo grado della Puglia Sezione distaccata di Taranto, cui si demanda anche di provvedere sulle spese del giudizio di legittimità.

2. Con il primo motivo del ricorso la contribuente prospetta la violazione e falsa applicazione degli art. 7, primo comma, l. n. 212 del 2000, 1, comma 162, l. n. 296 del 2006 e dell’art. 24, costituzione, in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.

La decisione impugnata ha ritenuto motivato l’avviso di accertamento,in quanto lo stesso conteneva l’indicazione delle aree edificabili, oggetto dell’imposta, nonché i valori unitari attribuiti dalla delibera del Comune (della Giunta) n. 74 del 29 aprile 2010.

Conseguentemente, per la CTR la contribuente era stata messa in grado di comprendere le ragioni della pretesa e di difendersi nel merito.

La valutazione della congruità della motivazione dell’avviso di accertamento è una questione di merito: «In tema di avviso di accertamento tributario, lo stabilire se, in concreto, la sua motivazione risponda o no ai requisiti di validità - che, in generale, possono riferirsi anche ad elementi extratestuali che il contribuente sia in grado di conoscere - è compito del giudice tri butario e non è dato al contribuente, se la decisione è motivata, sollecitare alla Corte di cassazione una revisione critica, salvo che non vengano enunciati ed evidenziati, nel ricorso, specifici errori di diritto in cui il giudice di merito sia incorso. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto sufficiente, per un atto di accertamento concernente la vendita di un appezzamento di terreno, il riferimento, oltre che ai valori dichiarati nel triennio per terreni similari, altresì a quelli comunicati dall'Osservatorio prezzi dell'Agenzia del territorio, nonché al valore dichiarato dall'acquirente per l'atto di vendita dello stesso bene a meno di un mese dall'acquisto)» (Sez. 5, Sentenza n. 9582 del 19/04/2013, Rv. 626327 -01) .

La stessa ricorrente, del resto, evidenzia che ha proposto ricorso senza nessuna lesione al suo diritto di difesa.Infine, deve rilevarsi che l’avviso di accertamento riguardava l’imposta versata in meno da parte dellastessa contribuente (rettifica dei valori delle aree) e, conseguentemente, la ricorrente era a conoscenza dei presupposti dell’imposta, avendo adempiuto al versamento per l’anno di imposta (acconto e saldo).

Altra considerazione deve ricevere la valutazione della fondatezza della richiesta del fisco, la base imponibile, che deve ritenersi distinta dalla motivazione dell’avviso, investendo la fondatezza della pretesa, l’ammontare della tassazione (di cui al secondo motivo di ricorso).

I due piani non possono essere confusi, come prospettato nel ricorso in cassazione.

L’avviso, non deve contenere anche le prove della pretesa tributaria: «Nel processo tributario, ai fini della validità dell'avviso di accertamento non rilevano l'omessa allegazione di un documento o la mancata ostensione dello stesso al contribuente se la motivazione, anche se resa per relationem, è comunque sufficiente, dovendosi distinguere il piano della motivazione dell'avviso di accertamento da quello della prova della pretesa impositiva e, corrispondentemente, l'atto a cui l'avviso si riferisce dal documento che costituisce mezzo di prova» (Sez. 5- , Ordinanza n. 8016 del 25/03/2024, Rv. 670858 – 01 ; vedi anche ordinanza Sez. 5, n. 15881 del 6 giugno 2024).

3. Anche il secondo motivo risulta infondato (violazione e falsa applicazione degli art. 2697, 2729 cod. civ. e 116 cod. proc. civ., art. 5 d. lgs. 504 del 1992 e 59, l. n. 446 del 1997, in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.).

Per la ricorrente la CTR avrebbe invertito l’onere della prova che graverebbe sul Comune e non sulla contribuente.

Inoltre, la prova della pretesa del Comune sarebbe stata valutata solo in relazione alla delibera di Giunta del n. 74 del 29 aprile 2010, senza ulteriori prove da parte del Comune.

La sentenza rileva la determinazione del prezzo delle aree edificabili da parte del Comune, con la citata delibera di giunta e correttamente evidenzia che i valori possono essere contestati dai contribuenti che deve provare il valore diverso.

Invero, la sentenza, in conformità alle decisioni sul punto di questa Corte di Cassazione valuta i valori di cui alla delibera della Giunta quali indici di valutazione, presunzioni di correttezza del valore: «In tema di ICI, le delibere con le quali il Consiglio comunale, ex art. 52 del d.lgs. n. 446 del 1997, determina periodicamente e per zone omogenee i valori venali in comune commercio delle aree fabbricabili hanno la finalità di limitare il potere di accertamento dell'ente territoriale qualora l'imposta sia versatasulla base di un valore non inferiore a quello indicato in dette delibere che, pertanto, sono fonti di presunzione analoghe al cd. redditometro, sicché ammettono la prova contraria, con l'ulteriore conseguenza che, se il giudice ritiene dimostrato che ad un'area edificabile non può essere attribuito il valore individuato dal Comune, può disattenderlo e procedere ad un'autonoma stima utilizzando i parametri di legge» (Sez. 5 - , Sentenza n. 17248 del 27/06/2019, Rv. 654691 – 01 ; vedi anche Sez. 5-, Ordinanza n. 11643 del 03/05/2019, Rv. 653722 - 01) .

Inoltre, in ragionedella loro natura non imperativa, e funzione probatoria, dette delibere ben possono essere utilizzate anche con riferimento ad annualità anteriori a quella della loro adozione (tra varie, Cass. Sez. 5 - , n. 24297 del 4/08/2022; Cass., Sez. trib., n. 14559 del 30/05/2025).

La sentenza impugnata ha solo utilizzato la presunzione risultante dalla delibera di Giunta evidenziando l’assenza di prova contraria (per vincere la presunzione).

Conseguentemente, nessuna violazione di legge sussiste.

4. L’ultimo motivo risulta fondato (omesso esame di fatti decisivi, art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ.).

La ricorrente prospetta l’omesso esame dei fatti storici già allegati (la contribuente allega sul punto il ricorso introduttivo del giudizio) e documentati con la perizia di parte sul valore dei terreni, dell’Arch. [OSCURATO:PERSONA].

La sentenza motiva sulla consulenza di parte depositata in appello dalla contribuente (conseguentemente risulta ammissibile il motivo ex art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., essendo le due sentenze fondate su elementi diversi)e rileva come la stessa «ha un valore probatorio relativo […] dalla analisi della documentazione prodotta agli atti, la perizia giurata presentata non ha sufficientemente dimostrato ed avvalorato le tesi esposte dal ricorrente in quanto in essa, erroneamente considera esenti da ICI alcuni terreni soggetti ad eventuale esproprio da parte del Comune stesso e contestualmente riferisce che altri terreni non sono di proprietà del contribuente, pur risultando catastalmente in capo alla società».

La sentenza, quindi, analizza la consulenza di parte (perizia giurata dell’Arch. [OSCURATO:PERSONA]), ma con una motivazione apparente in ordine ai fatti storici rappresentati, senza valutare la proprietà sostanziale degli immobili specificamente indicata nella perizia giurata, anche con specifica documentazione allegata , nonché la sussistenza e la rilevanza dei vincoli, pure ivi documentata.

P.Q.M Accoglie il terzo motivo del ricorso, rigetta nel resto, e cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto con rinvio alla C.G.T. di secondo gr

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
ha pronunciato la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n.1097/2022 R.G. proposto da [OSCURATO:PERSONA] S.P.A., rappresentata e difes a dagli avvocati [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:CODICE_FISCALE]) e [OSCURATO:PERSONA] ([OSCURATO:CODICE_FISCALE]) -ricorrente- contro [OSCURATO:PERSONA] -intimato- avverso SENTENZA diCOMM.TRIB.REG. Puglia, SEZ.DIST. TARANTOn.1819/2021 depositata i l 10/06/2021 . Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 24/01/2025dal Consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] 1. La CTR, con la sentenza in epigrafe indicata, ha rigettato l’appello della contribuente avverso la decisione di primo grado che aveva respinto il ricorso introduttivo relativo all’impugnazione dell’avviso di accertamento per ICI 2007 (insufficiente versamento, per terreni edificabili e d altri immobili); 2. ricorre in cassazione la società [OSCURATO:SOCIETA]. con tre motivi di ricorso; 3. il Comune è rimasto intimato. [OSCURATO:PERSONA] 1. Il ricorso risulta fondato relativamente al terzo motivo, infondato nel resto. La sentenza deve essere cassata con rinvio per nuovo esame alla CGT di secondo grado della Puglia Sezione distaccata di Taranto, cui si demanda anche di provvedere sulle spese del giudizio di legittimità. 2. Con il primo motivo del ricorso la contribuente prospetta la violazione e falsa applicazione degli art. 7, primo comma, l. n. 212 del 2000, 1, comma 162, l. n. 296 del 2006 e dell’art. 24, costituzione, in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ. La decisione impugnata ha ritenuto motivato l’avviso di accertamento,in quanto lo stesso conteneva l’indicazione delle aree edificabili, oggetto dell’imposta, nonché i valori unitari attribuiti dalla delibera del Comune (della Giunta) n. 74 del 29 aprile 2010. Conseguentemente, per la CTR la contribuente era stata messa in grado di comprendere le ragioni della pretesa e di difendersi nel merito. La valutazione della congruità della motivazione dell’avviso di accertamento è una questione di merito: «In tema di avviso di accertamento tributario, lo stabilire se, in concreto, la sua motivazione risponda o no ai requisiti di validità - che, in generale, possono riferirsi anche ad elementi extratestuali che il contribuente sia in grado di conoscere - è compito del giudice tri butario e non è dato al contribuente, se la decisione è motivata, sollecitare alla Corte di cassazione una revisione critica, salvo che non vengano enunciati ed evidenziati, nel ricorso, specifici errori di diritto in cui il giudice di merito sia incorso. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto sufficiente, per un atto di accertamento concernente la vendita di un appezzamento di terreno, il riferimento, oltre che ai valori dichiarati nel triennio per terreni similari, altresì a quelli comunicati dall'Osservatorio prezzi dell'Agenzia del territorio, nonché al valore dichiarato dall'acquirente per l'atto di vendita dello stesso bene a meno di un mese dall'acquisto)» (Sez. 5, Sentenza n. 9582 del 19/04/2013, Rv. 626327 -01) . La stessa ricorrente, del resto, evidenzia che ha proposto ricorso senza nessuna lesione al suo diritto di difesa.Infine, deve rilevarsi che l’avviso di accertamento riguardava l’imposta versata in meno da parte dellastessa contribuente (rettifica dei valori delle aree) e, conseguentemente, la ricorrente era a conoscenza dei presupposti dell’imposta, avendo adempiuto al versamento per l’anno di imposta (acconto e saldo). Altra considerazione deve ricevere la valutazione della fondatezza della richiesta del fisco, la base imponibile, che deve ritenersi distinta dalla motivazione dell’avviso, investendo la fondatezza della pretesa, l’ammontare della tassazione (di cui al secondo motivo di ricorso). I due piani non possono essere confusi, come prospettato nel ricorso in cassazione. L’avviso, non deve contenere anche le prove della pretesa tributaria: «Nel processo tributario, ai fini della validità dell'avviso di accertamento non rilevano l'omessa allegazione di un documento o la mancata ostensione dello stesso al contribuente se la motivazione, anche se resa per relationem, è comunque sufficiente, dovendosi distinguere il piano della motivazione dell'avviso di accertamento da quello della prova della pretesa impositiva e, corrispondentemente, l'atto a cui l'avviso si riferisce dal documento che costituisce mezzo di prova» (Sez. 5- , Ordinanza n. 8016 del 25/03/2024, Rv. 670858 – 01 ; vedi anche ordinanza Sez. 5, n. 15881 del 6 giugno 2024). 3. Anche il secondo motivo risulta infondato (violazione e falsa applicazione degli art. 2697, 2729 cod. civ. e 116 cod. proc. civ., art. 5 d. lgs. 504 del 1992 e 59, l. n. 446 del 1997, in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.). Per la ricorrente la CTR avrebbe invertito l’onere della prova che graverebbe sul Comune e non sulla contribuente. Inoltre, la prova della pretesa del Comune sarebbe stata valutata solo in relazione alla delibera di Giunta del n. 74 del 29 aprile 2010, senza ulteriori prove da parte del Comune. La sentenza rileva la determinazione del prezzo delle aree edificabili da parte del Comune, con la citata delibera di giunta e correttamente evidenzia che i valori possono essere contestati dai contribuenti che deve provare il valore diverso. Invero, la sentenza, in conformità alle decisioni sul punto di questa Corte di Cassazione valuta i valori di cui alla delibera della Giunta quali indici di valutazione, presunzioni di correttezza del valore: «In tema di ICI, le delibere con le quali il Consiglio comunale, ex art. 52 del d.lgs. n. 446 del 1997, determina periodicamente e per zone omogenee i valori venali in comune commercio delle aree fabbricabili hanno la finalità di limitare il potere di accertamento dell'ente territoriale qualora l'imposta sia versatasulla base di un valore non inferiore a quello indicato in dette delibere che, pertanto, sono fonti di presunzione analoghe al cd. redditometro, sicché ammettono la prova contraria, con l'ulteriore conseguenza che, se il giudice ritiene dimostrato che ad un'area edificabile non può essere attribuito il valore individuato dal Comune, può disattenderlo e procedere ad un'autonoma stima utilizzando i parametri di legge» (Sez. 5 - , Sentenza n. 17248 del 27/06/2019, Rv. 654691 – 01 ; vedi anche Sez. 5-, Ordinanza n. 11643 del 03/05/2019, Rv. 653722 - 01) . Inoltre, in ragionedella loro natura non imperativa, e funzione probatoria, dette delibere ben possono essere utilizzate anche con riferimento ad annualità anteriori a quella della loro adozione (tra varie, Cass. Sez. 5 - , n. 24297 del 4/08/2022; Cass., Sez. trib., n. 14559 del 30/05/2025). La sentenza impugnata ha solo utilizzato la presunzione risultante dalla delibera di Giunta evidenziando l’assenza di prova contraria (per vincere la presunzione). Conseguentemente, nessuna violazione di legge sussiste. 4. L’ultimo motivo risulta fondato (omesso esame di fatti decisivi, art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ.). La ricorrente prospetta l’omesso esame dei fatti storici già allegati (la contribuente allega sul punto il ricorso introduttivo del giudizio) e documentati con la perizia di parte sul valore dei terreni, dell’Arch. [OSCURATO:PERSONA]. La sentenza motiva sulla consulenza di parte depositata in appello dalla contribuente (conseguentemente risulta ammissibile il motivo ex art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., essendo le due sentenze fondate su elementi diversi)e rileva come la stessa «ha un valore probatorio relativo […] dalla analisi della documentazione prodotta agli atti, la perizia giurata presentata non ha sufficientemente dimostrato ed avvalorato le tesi esposte dal ricorrente in quanto in essa, erroneamente considera esenti da ICI alcuni terreni soggetti ad eventuale esproprio da parte del Comune stesso e contestualmente riferisce che altri terreni non sono di proprietà del contribuente, pur risultando catastalmente in capo alla società». La sentenza, quindi, analizza la consulenza di parte (perizia giurata dell’Arch. [OSCURATO:PERSONA]), ma con una motivazione apparente in ordine ai fatti storici rappresentati, senza valutare la proprietà sostanziale degli immobili specificamente indicata nella perizia giurata, anche con specifica documentazione allegata , nonché la sussistenza e la rilevanza dei vincoli, pure ivi documentata. P.Q.M Accoglie il terzo motivo del ricorso, rigetta nel resto, e cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto con rinvio alla C.G.T. di secondo gr