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CassazionesentenzaSezione 5

Cassazione n. 19908/2025

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to la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n.2811/2024 R.G. proposto da : [OSCURATO:PERSONA], rappresentato e difeso dall'Avv. [OSCURATO:PERSONA]Amico, come da procura speciale in atti; ricorrente- contro AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore, domiciliatain ROMA, [OSCURATO:PERSONA] 12, presso l'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che larappresenta e difende ope legis; - - controricorrente – nonché AGENZIA DELLE ENTRATE-RISCOSSIONE - i ntimata - Visto conformità- Sanzioni-Competenza della Direzione regionale per la cassazione della sentenza n. 1923/2023 resa dalla Corte di Giustizia Tributaria di II grado della Calabria in data 23/03/2023 e depositata il successivo 4/07/2023,non notificata; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 20/06/2025dal relatore consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] 1.[OSCURATO:PERSONA], nella qualità di responsabile dell'assistenza fiscale, quale professionista abilitato a tale incombente, su incarico del Centro autorizzato di assistenza fiscale (CAAF)50 [OSCURATO:SOCIETA]., appose il proprio visto di conformità sui documenti allegati alle dichiarazioni Modello 730/2015 (relative all’annualità d'imposta 2014) di un contribuente avente domicilio fiscale nel territorio di competenza dell’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate di [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] provinciale di [OSCURATO:PERSONA] dell’Agenzia delle entrate sottopose a controllo formale, ex art. 36 - ter d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, la dichiarazione del contribuente assistito ed all’esito, ritenendo che il visto apposto fosse infedele, iscrisse a ruolo a carico di [OSCURATO:PERSONA], ai sensi dell’art. 39, comma 1, lett. a), secondo periodo, d.lgs. 9 luglio 1997, n. 241, l'imposta (Irpef), la sanzione (pari al 30 per cento dell’imposta) e gli interessi «che sarebbero stati richiesti al contribuente».

Notificata dall'Agenzia delle Entrate-Riscossione la relativa cartella di pagamento allo stesso dott. [OSCURATO:PERSONA], quest’ultimo l’ha impugnata innanzi alla Commissione tributaria provinciale di [OSCURATO:PERSONA], assumendo, tra l’altro, che a seguito della modifica dell’art. 39 d.lgs. n. 241 del 1997, operata dalla legge 28 marzo 2019, n. 26 (che ha convertito in legge, con modifiche, il d.l. 28 gennaio 2019, n. 4), la quale costituirebbe lex mitior, anche colui che ha apposto il visto infedele a dichiarazioni presentate per l'anno 2014 e fino all’entrata in vigore della legge n. 26 del 2019, non avrebbe dovuto comunque rispondere dell’imposta, della sanzione e degli interessi che, secondo le risultanze del controllo formale, sarebbero stati richiesti al contribuente, ma solo del 30 per cento della maggiore imposta riscontrata.

Infatti, il novellato art. 39, comma 1, lett. a), secondo periodo, d.lgs. n. 241 del 1997, prevede, con riferimento alla medesima fattispecie, che coloro che abbiano apposto il visto di conformità siano tenuti al «pagamento di una somma pari al 30 per cento della maggiore imposta riscontrata», e nonpiù «di una somma pari all'importo dell'imposta, della sanzione e degli interessi che sarebbero stati richiesti al contribuente», come nella versione previgente della medesima norma.

Inoltre, secondo il ricorrente, sulla base del dato letterale dell'art. 39, comma 2, d.lgs. n. 241 del 1997, in parte qua rimasto invariato, l’ufficio dell’Agenzia delle entrate competente ad azionare la pretesa delle somme in questione - e nel caso di specie a provvedere alla formazione del ruolo, presupposto della cartella di pagamento notificata dall’agente della riscossione ed impugnata-avrebbe dovuto essere la «direzione regionale dell'Agenzia delle entrate competente in ragione del domicilio fiscale del trasgressore anche sulla base delle segnalazioni inviate dagli uffici locali della medesima Agenzia» (ovvero la Direzione regionale di Roma), e non l'ufficio (la Direzione provinciale di [OSCURATO:PERSONA] ) competente in relazione al domicilio fiscale del contribuente assistito che si era rivolto al CAF. [OSCURATO:PERSONA] tributaria provinciale adita ha rigettato il ricorso.

2. La Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Calabria ha rigettato l’appello.

3. Contro tale decisione propone ricorso per cassazione [OSCURATO:PERSONA] con tre motivi, cui resiste l'Agenzia delle entrate mentre rimane intimata l’Agenzia delle entrate-Riscossione.

Il ricorso è stato fissatoper l’adunanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA], per la quale il ricorrente ha depositato memoria illustrativa. [OSCURATO:PERSONA]

1. Con il primo motivo si deduce violazione e/o falsa applicazione dell’art 39, primo comma, lettera a) , e secondo comma, d.lgs. n. 241/1997,in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3 c.p.c. ; assume il ricorrente che la CTR avrebbe errato nel negare che la cartella di pagamento, formata a seguito dell’iscrizione a ruolo effettuata dalla direzione provinciale di [OSCURATO:PERSONA] all’esito del controllo ex art . 36-ter d.P.R. n. 600 del 1973 della dichiarazione del contribuente assistito, fosse viziata dal dedotto difetto di incompetenza del soggetto che ha effettuato l'iscrizione a ruolo, atteso che il comma 2 del ridetto art.39, vigente ratione temporis, dispone invece che «Le violazioni dei commi 1 e 3 del presente articolo e dell'articolo 7-bis sono contestate e le relative sanzioni sono irrogate dalla direzione regionale dell'Agenzia delle entrate competente in ragione del domicilio fiscale del trasgressore anche sulla base delle segnalazioni inviate dagli uffici locali della medesima Agenzia», configurando così, anche rispetto alla fattispecie del rilascio di visto infedele relativo alla dichiarazione dei redditi presentata con le modalità di cui all'art. 13, del decreto ministeriale 31 maggio 1999, n. 164 (ovvero, nel caso di specie, ad un CAAF-dipendenti), la competenza funzionale e territoriale della Direzione regionale dell'Agenzia delle Entrate competente in ragione del domicilio fiscale del trasgressore, per tale dovendosi necessariamente intendere non il contribuente ma lo stesso professionista che ha apposto il visto.

Inoltre, secondo il ricorrente, l'ipotizzata incompetenza territoriale da parte di un ufficio dell’Amministrazione finanziaria integrerebbe una causa di annullabilità dell'atto impugnato, secondo la conclusione cui è già pervenuta la giurisprudenza di legittimità.

Con il secondo motivo si deduce la violazione e/o falsa applicazione del combinato disposto dall’art. 39, comma 1, lettera a) e a - bis ) del d.lgs. n. 241/1997 e dall’art. 3 d.lgs. n. 472/1997 nonchè dell’art . 7 CEDU e degli artt. 3, 23 e 53 Costituzione , in relazione all’art . 360, primo comma, n. 3 c . p . c ., per non aver i giudici del gravame riconosciuto, in applicazione del favor rei, la diversa quantificazione della sanzione nella misura più favorevole al ricorrente, come risultante dall’art. 39, comma 1, lett a), d.lgs. n. 241 del 1997, modificato dal d.l. n. 4 del 2019.

Con il terzo motivo si deduce la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 92, secondo comma, c . p . c . , in relazione all’art . 360, primo comma, n.3 c.p. c., censurando la condanna al pagamento delle spese non avendo la Corte minimamente considerato l’assoluta novità della questione trattata e neppure i mutamenti della giurisprudenza di merito sulle questioni dirimenti.

2. Il primo motivo è fondato con conseguente assorbimento degli altri due.

Infatti, con riferimento alla medesima fattispecie, pronunziando tra le stesse parti, questa Corte ha già chiarito che la responsabilità, prevista dall'art. 39, comma 1, lett. a), secondo periodo, del d.lgs. n. 241 del 1997 (ratione temporisapplicabile), dei soggetti che rilasciano il visto di conformità o l'asseverazione infedeli, relativamente alla dichiarazione dei redditi presentata con le modalità di cui all'art. 13 del d.m. n. 164 del 1999, ha una funzione anche punitiva; ne consegue che, ai sensi del comma 2 del citato art. 39, la competenza all'iscrizione a ruolo, nei confronti dei medesimi soggetti, di una somma pari all'importo dell'imposta, della sanzione e degli interessi che sarebbero stati richiesti al contribuente, appartiene alla Direzione regionale dell'Agenzia delle entrate, individuata in ragione del domicilio fiscale del trasgressore, e non può essere derogata, pena l'illegittimità dell'atto compiuto in violazione di tale attribuzione (Cass. n. 11660/2024; conformi, tra le stesse parti, ex multis , Cass. n. 14796/2024; Cass. n. 14792/2024; Cass. n. 14787/2024; Cass. n. 14785/2024; Cass. n. 14779/2024; Cass. n. 14750/2024; Cass. n. 14749/2024; Cass. n. 14745/2024; Cass. n. 14699/2024; Cass. n. 14578/2024; Cass. n. 11818/2024; Cass. n. 11806/2024; Cass. n. 11799/2024; Cass. n. 11790/2024; ancora, più recentemente, Cass.n. 5025/2025; Cass. n. 7761/2025; Cass. n. 13291/2025).

Si è in particolare ritenuto che il comma 2 dell’art. 39 d.lgs. n. 241 del 1997 risulta norma attributiva di una competenza funzionale alle direzioni regionali dell’Agenzia, individuate in relazione al domicilio fiscale del trasgressore, anche con riferimento alla fattispecie nella quale l’Amministrazione proceda direttamente all’iscrizione a ruolo dell’imposta, della sanzione e degli interessi che sarebbero stati richiesti al contribuente, segnalando, ad ulteriore conforto di tale soluzione, che essa è in linea con la ratiocomplessiva della norma, che è quella di accentrare, su base regionale, la competenza sui rapporti dell’Agenzia con i soggetti deputati a rilasciare visti di conformità.

Ratiocoerente, del resto, con quanto già disposto dal d.m.

Finanze 12 luglio 1999, intitolato «Individuazione degli uffici competenti per le attività e gli adempimenti di cui ai capi II e IV del regolamento recante norme per l'assistenza fiscale resa dai centri di assistenza fiscale per le imprese e per i dipendenti, dai sostituti di imposta e dai professionisti, adottato con decreto del Ministro delle finanze 31 maggio 1999, n. 164», che (visto l'art. 28 del regolamento recante norme per l'assistenza fiscale, adottato con decreto del Ministro delle finanze 31 maggio 1999, n. 164, che attribuisce al Dipartimento delle entrate la individuazione, con propri provvedimenti organizzativi, degli uffici competenti per le attività e gli adempimenti di cui ai capi II e IV del citato regolamento) ha attribuito tra l’altro alle direzioni regionali delle entrate la competenza all'autorizzazione all’attività di assistenza fiscale, la funzione di tramite con l’organo del Ministero obbligato alla tenuta degli albi dei C.A.A.F., alcune competenze procedurali in merito alla richiesta di autorizzazione all'esercizio della facoltà di rilasciare il visto di conformità o l'asseverazione, nonché l’esercizio della funzione di vigilanza di cui agli artt. 10 e

25. [OSCURATO:PERSONA], non ravvisando nelle difese delle parti argomenti per discostarsi da tale orientamento -cui intende dare ulteriore continuità, richiamando le motivazioni degli arresti precedenti ci tati - ritiene pertanto di accogliere il primo motivo di ricorso, poiché la decisione resa dal giudice d’appello non è conforme ai principi emergenti dai richiamatiprecedenti di legittimità.

Per l’effetto, va cassata la sentenza impugnata; non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa va decisa meritoe va accolto, nei termini sinora evidenziati (ovvero per la nullità, a causa dell’incompetenza dell’ufficio che ha provveduto, dell’atto impugnato in primo grado), il ricorso introduttivo di [OSCURATO:PERSONA].

3. Restano assorbiti, per effetto dell’accoglimento del primo motivo e dell’accertata invalidità, a monte, dell’iscrizione a ruolo e della conseguente cartella di pagamento, gli ulteriori motivi del ricorsopure proposti. 4.La recente formazione d el richiamato orientamento di legittimità in materia, rende necessariodisporre la compensazione delle spese dei giudizi di merito e di quello di legittimità.

P.Q.M accoglie il primomotivo di ricorso, dichiara assorbiti i restanti; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e, decidendo nel merito,

Anonimizzato ex art. 52 D.Lgs. 196/2003
to la seguente ORDINANZA sul ricorso iscritto al n.2811/2024 R.G. proposto da : [OSCURATO:PERSONA], rappresentato e difeso dall'Avv. [OSCURATO:PERSONA]Amico, come da procura speciale in atti; ricorrente- contro AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore, domiciliatain ROMA, [OSCURATO:PERSONA] 12, presso l'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che larappresenta e difende ope legis; - - controricorrente – nonché AGENZIA DELLE ENTRATE-RISCOSSIONE - i ntimata - Visto conformità- Sanzioni-Competenza della Direzione regionale per la cassazione della sentenza n. 1923/2023 resa dalla Corte di Giustizia Tributaria di II grado della Calabria in data 23/03/2023 e depositata il successivo 4/07/2023,non notificata; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 20/06/2025dal relatore consigliere [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] 1.[OSCURATO:PERSONA], nella qualità di responsabile dell'assistenza fiscale, quale professionista abilitato a tale incombente, su incarico del Centro autorizzato di assistenza fiscale (CAAF)50 [OSCURATO:SOCIETA]., appose il proprio visto di conformità sui documenti allegati alle dichiarazioni Modello 730/2015 (relative all’annualità d'imposta 2014) di un contribuente avente domicilio fiscale nel territorio di competenza dell’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate di [OSCURATO:PERSONA]. [OSCURATO:PERSONA] provinciale di [OSCURATO:PERSONA] dell’Agenzia delle entrate sottopose a controllo formale, ex art. 36 - ter d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, la dichiarazione del contribuente assistito ed all’esito, ritenendo che il visto apposto fosse infedele, iscrisse a ruolo a carico di [OSCURATO:PERSONA], ai sensi dell’art. 39, comma 1, lett. a), secondo periodo, d.lgs. 9 luglio 1997, n. 241, l'imposta (Irpef), la sanzione (pari al 30 per cento dell’imposta) e gli interessi «che sarebbero stati richiesti al contribuente». Notificata dall'Agenzia delle Entrate-Riscossione la relativa cartella di pagamento allo stesso dott. [OSCURATO:PERSONA], quest’ultimo l’ha impugnata innanzi alla Commissione tributaria provinciale di [OSCURATO:PERSONA], assumendo, tra l’altro, che a seguito della modifica dell’art. 39 d.lgs. n. 241 del 1997, operata dalla legge 28 marzo 2019, n. 26 (che ha convertito in legge, con modifiche, il d.l. 28 gennaio 2019, n. 4), la quale costituirebbe lex mitior, anche colui che ha apposto il visto infedele a dichiarazioni presentate per l'anno 2014 e fino all’entrata in vigore della legge n. 26 del 2019, non avrebbe dovuto comunque rispondere dell’imposta, della sanzione e degli interessi che, secondo le risultanze del controllo formale, sarebbero stati richiesti al contribuente, ma solo del 30 per cento della maggiore imposta riscontrata. Infatti, il novellato art. 39, comma 1, lett. a), secondo periodo, d.lgs. n. 241 del 1997, prevede, con riferimento alla medesima fattispecie, che coloro che abbiano apposto il visto di conformità siano tenuti al «pagamento di una somma pari al 30 per cento della maggiore imposta riscontrata», e nonpiù «di una somma pari all'importo dell'imposta, della sanzione e degli interessi che sarebbero stati richiesti al contribuente», come nella versione previgente della medesima norma. Inoltre, secondo il ricorrente, sulla base del dato letterale dell'art. 39, comma 2, d.lgs. n. 241 del 1997, in parte qua rimasto invariato, l’ufficio dell’Agenzia delle entrate competente ad azionare la pretesa delle somme in questione - e nel caso di specie a provvedere alla formazione del ruolo, presupposto della cartella di pagamento notificata dall’agente della riscossione ed impugnata-avrebbe dovuto essere la «direzione regionale dell'Agenzia delle entrate competente in ragione del domicilio fiscale del trasgressore anche sulla base delle segnalazioni inviate dagli uffici locali della medesima Agenzia» (ovvero la Direzione regionale di Roma), e non l'ufficio (la Direzione provinciale di [OSCURATO:PERSONA] ) competente in relazione al domicilio fiscale del contribuente assistito che si era rivolto al CAF. [OSCURATO:PERSONA] tributaria provinciale adita ha rigettato il ricorso. 2. La Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Calabria ha rigettato l’appello. 3. Contro tale decisione propone ricorso per cassazione [OSCURATO:PERSONA] con tre motivi, cui resiste l'Agenzia delle entrate mentre rimane intimata l’Agenzia delle entrate-Riscossione. Il ricorso è stato fissatoper l’adunanza del [OSCURATO:DATA_NASCITA], per la quale il ricorrente ha depositato memoria illustrativa. [OSCURATO:PERSONA] 1. Con il primo motivo si deduce violazione e/o falsa applicazione dell’art 39, primo comma, lettera a) , e secondo comma, d.lgs. n. 241/1997,in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3 c.p.c. ; assume il ricorrente che la CTR avrebbe errato nel negare che la cartella di pagamento, formata a seguito dell’iscrizione a ruolo effettuata dalla direzione provinciale di [OSCURATO:PERSONA] all’esito del controllo ex art . 36-ter d.P.R. n. 600 del 1973 della dichiarazione del contribuente assistito, fosse viziata dal dedotto difetto di incompetenza del soggetto che ha effettuato l'iscrizione a ruolo, atteso che il comma 2 del ridetto art.39, vigente ratione temporis, dispone invece che «Le violazioni dei commi 1 e 3 del presente articolo e dell'articolo 7-bis sono contestate e le relative sanzioni sono irrogate dalla direzione regionale dell'Agenzia delle entrate competente in ragione del domicilio fiscale del trasgressore anche sulla base delle segnalazioni inviate dagli uffici locali della medesima Agenzia», configurando così, anche rispetto alla fattispecie del rilascio di visto infedele relativo alla dichiarazione dei redditi presentata con le modalità di cui all'art. 13, del decreto ministeriale 31 maggio 1999, n. 164 (ovvero, nel caso di specie, ad un CAAF-dipendenti), la competenza funzionale e territoriale della Direzione regionale dell'Agenzia delle Entrate competente in ragione del domicilio fiscale del trasgressore, per tale dovendosi necessariamente intendere non il contribuente ma lo stesso professionista che ha apposto il visto. Inoltre, secondo il ricorrente, l'ipotizzata incompetenza territoriale da parte di un ufficio dell’Amministrazione finanziaria integrerebbe una causa di annullabilità dell'atto impugnato, secondo la conclusione cui è già pervenuta la giurisprudenza di legittimità. Con il secondo motivo si deduce la violazione e/o falsa applicazione del combinato disposto dall’art. 39, comma 1, lettera a) e a - bis ) del d.lgs. n. 241/1997 e dall’art. 3 d.lgs. n. 472/1997 nonchè dell’art . 7 CEDU e degli artt. 3, 23 e 53 Costituzione , in relazione all’art . 360, primo comma, n. 3 c . p . c ., per non aver i giudici del gravame riconosciuto, in applicazione del favor rei, la diversa quantificazione della sanzione nella misura più favorevole al ricorrente, come risultante dall’art. 39, comma 1, lett a), d.lgs. n. 241 del 1997, modificato dal d.l. n. 4 del 2019. Con il terzo motivo si deduce la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 92, secondo comma, c . p . c . , in relazione all’art . 360, primo comma, n.3 c.p. c., censurando la condanna al pagamento delle spese non avendo la Corte minimamente considerato l’assoluta novità della questione trattata e neppure i mutamenti della giurisprudenza di merito sulle questioni dirimenti. 2. Il primo motivo è fondato con conseguente assorbimento degli altri due. Infatti, con riferimento alla medesima fattispecie, pronunziando tra le stesse parti, questa Corte ha già chiarito che la responsabilità, prevista dall'art. 39, comma 1, lett. a), secondo periodo, del d.lgs. n. 241 del 1997 (ratione temporisapplicabile), dei soggetti che rilasciano il visto di conformità o l'asseverazione infedeli, relativamente alla dichiarazione dei redditi presentata con le modalità di cui all'art. 13 del d.m. n. 164 del 1999, ha una funzione anche punitiva; ne consegue che, ai sensi del comma 2 del citato art. 39, la competenza all'iscrizione a ruolo, nei confronti dei medesimi soggetti, di una somma pari all'importo dell'imposta, della sanzione e degli interessi che sarebbero stati richiesti al contribuente, appartiene alla Direzione regionale dell'Agenzia delle entrate, individuata in ragione del domicilio fiscale del trasgressore, e non può essere derogata, pena l'illegittimità dell'atto compiuto in violazione di tale attribuzione (Cass. n. 11660/2024; conformi, tra le stesse parti, ex multis , Cass. n. 14796/2024; Cass. n. 14792/2024; Cass. n. 14787/2024; Cass. n. 14785/2024; Cass. n. 14779/2024; Cass. n. 14750/2024; Cass. n. 14749/2024; Cass. n. 14745/2024; Cass. n. 14699/2024; Cass. n. 14578/2024; Cass. n. 11818/2024; Cass. n. 11806/2024; Cass. n. 11799/2024; Cass. n. 11790/2024; ancora, più recentemente, Cass.n. 5025/2025; Cass. n. 7761/2025; Cass. n. 13291/2025). Si è in particolare ritenuto che il comma 2 dell’art. 39 d.lgs. n. 241 del 1997 risulta norma attributiva di una competenza funzionale alle direzioni regionali dell’Agenzia, individuate in relazione al domicilio fiscale del trasgressore, anche con riferimento alla fattispecie nella quale l’Amministrazione proceda direttamente all’iscrizione a ruolo dell’imposta, della sanzione e degli interessi che sarebbero stati richiesti al contribuente, segnalando, ad ulteriore conforto di tale soluzione, che essa è in linea con la ratiocomplessiva della norma, che è quella di accentrare, su base regionale, la competenza sui rapporti dell’Agenzia con i soggetti deputati a rilasciare visti di conformità. Ratiocoerente, del resto, con quanto già disposto dal d.m. Finanze 12 luglio 1999, intitolato «Individuazione degli uffici competenti per le attività e gli adempimenti di cui ai capi II e IV del regolamento recante norme per l'assistenza fiscale resa dai centri di assistenza fiscale per le imprese e per i dipendenti, dai sostituti di imposta e dai professionisti, adottato con decreto del Ministro delle finanze 31 maggio 1999, n. 164», che (visto l'art. 28 del regolamento recante norme per l'assistenza fiscale, adottato con decreto del Ministro delle finanze 31 maggio 1999, n. 164, che attribuisce al Dipartimento delle entrate la individuazione, con propri provvedimenti organizzativi, degli uffici competenti per le attività e gli adempimenti di cui ai capi II e IV del citato regolamento) ha attribuito tra l’altro alle direzioni regionali delle entrate la competenza all'autorizzazione all’attività di assistenza fiscale, la funzione di tramite con l’organo del Ministero obbligato alla tenuta degli albi dei C.A.A.F., alcune competenze procedurali in merito alla richiesta di autorizzazione all'esercizio della facoltà di rilasciare il visto di conformità o l'asseverazione, nonché l’esercizio della funzione di vigilanza di cui agli artt. 10 e 25. [OSCURATO:PERSONA], non ravvisando nelle difese delle parti argomenti per discostarsi da tale orientamento -cui intende dare ulteriore continuità, richiamando le motivazioni degli arresti precedenti ci tati - ritiene pertanto di accogliere il primo motivo di ricorso, poiché la decisione resa dal giudice d’appello non è conforme ai principi emergenti dai richiamatiprecedenti di legittimità. Per l’effetto, va cassata la sentenza impugnata; non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa va decisa meritoe va accolto, nei termini sinora evidenziati (ovvero per la nullità, a causa dell’incompetenza dell’ufficio che ha provveduto, dell’atto impugnato in primo grado), il ricorso introduttivo di [OSCURATO:PERSONA]. 3. Restano assorbiti, per effetto dell’accoglimento del primo motivo e dell’accertata invalidità, a monte, dell’iscrizione a ruolo e della conseguente cartella di pagamento, gli ulteriori motivi del ricorsopure proposti. 4.La recente formazione d el richiamato orientamento di legittimità in materia, rende necessariodisporre la compensazione delle spese dei giudizi di merito e di quello di legittimità. P.Q.M accoglie il primomotivo di ricorso, dichiara assorbiti i restanti; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e, decidendo nel merito,